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RITIRO ESTIVO

AURONZO, DAY 8 – Casale: “Milikovic perdita importante, chi arriverà colmerà la mancanza. C’è un solo modo per migliorare…” (AUDIO)

Seconda conferenza stampa ad Auronzo di Cadore. Parla Nicolò Casale, arrivato alla Lazio nella passata stagione e diventato un titolare inamovibile della difesa di Sarri: “É stato un anno sopra ogni aspettativa, c’è poco da dire. Abbiamo già parlato tra di noi, vogliamo migliorare quanto fatto. Vogliamo superare il record di clean-sheet”.

Record di clean-sheet nell’ultimo campionato, la difesa in cosa può crescere ancora?

“Abbiamo parlato di questo, vogliamo superare il record di clean-sheet”.

Quanto conta il blocco degli italiani in vista del prossimo anno?

“E’ molto importante, ma i giocatori che ci sono e che arriveranno ci faranno comodo a prescindere della nazionalità. Vogliamo lavorare forte, lavoriamo senza pensare a nient’altro”. 

Senti più responsabilità rispetto a 12 mesi fa?

“L’anno scorso sono arrivato da una squadra tra virgolette inferiore, ho dovuto dimostrare molto, però ho sentito subito la fiducia. Comunque ogni giorno bisogna lottare per conquistarsi il posto”. 

C’è solo un modo per migliorare il secondo posto, ne parlate?

“C’è solo un modo, è vero. Ne abbiamo parlato, però non ci siamo pensando ogni giorno. Non deve diventare un’ossessione, poi vedremo cosa riusciremo a fare”. 

Come sta la squadra?

“C’è molto entusiasmo, veniamo da un’annata importante. Dobbiamo fare il nostro dovere, siamo dei professionisti, dobbiamo lavorare forte. Noi dobbiamo pensare soltanto ad allenarci due volte al giorno e continuare a spingere”. 

I nuovi rinforzi fanno crescere le ambizioni?

“Non ci possiamo esporre, ma in ogni squadra dove c’è più competizione si alza sempre il livello. Vedremo cosa farà la società sul mercato, quelli che sono qui lavorano forte. Se arriverà qualcuno per aumentare la competizione sarà meglio ancora”. 

Come vivete i primi giorni senza Milinkovic?

“Una perdita importante, sono sicuro che i ragazzi che ci sono e arriveranno daranno il massimo per colmare questa mancanza. Ne abbiamo parlato, siamo tranquilli. Vediamo cosa succederà, ma siamo sereni”.  

Nazionale un obiettivo a breve termine?

“Sicuramente è un obiettivo di qualsiasi calciatore, ma sono tranquillo, anche perché è stata la prima annata in una squadra forte. È andata bene, se arriverà la convocazione meglio, sennò continuerò a dare il mio massimo per la Lazio”.

Sarri ha cambiato le richieste rispetto all’anno scorso?

“Che il mister sia differente è difficile, bisogna lavorare solo più forte per migliorare. Il blocco difensivo è lo stesso dell’anno scorso, così è molto più facile, conosciamo le posizioni, viene tutto più facile e veloce. Ma dobbiamo continuare a dare tutto per superare il record, sarà molto difficile”.

Uno che ti piacerebbe marcare in Champions?

“Già giocare in Champions è una grandissima emozione, ci saranno tante squadre forti, non ho ancora pensato a chi voglio affrontare, ce ne sono talmente tanti da marcare che ho l’imbarazzo della scelta. Dopo il ritiro comincerò a pensarci”. 

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RASSEGNA STAMPA

Lotito su Milinkovic: “Ancora non ho visto i soldi”. Zielinski complicato

Firma e maglia dell’Al-Hilal sono già un colpo al cuore, l’ultimo saluto di Milikovic provoca quasi un lutto: «Oggi è un giorno particolare per me. Sono passati 8 anni dal mio arrivo – scrive in un post su instagram, allegato a un video di ricordi biancocelesti – e non posso mai dimenticare tutto quello che abbiamo vissuto insieme. La Coppa Italia, le due Supercoppe, tutti gli assist, i gol. Mi avete supportato e dato la forza di un vero Sergente, lo porterò sempre nel mio cuore. La Lazio e il nostro popolo, gli allenatori insieme a tutti i compagni, sono stati una famiglia. Qui ho imparato tanto e sono diventato uomo. L’ultima gioia è stata la qualificazione in Champions e vi auguro ancora grandi cose. Questa sarà per sempre la mia seconda casa, forza Lazio». È ufficiale l’addio per l’Al-Hilal, anzi no senza il doppio annuncio: «Io non ho ancora ricevuto i soldi (la prima rata dei 40 milioni netti, ndr) e non concedo il transfer finché non li vedo», risponde a tarda sera Lotito, impegnato in un vertice con Fabiani per lavorare anche sul sostituto

Sarri vuole a tutti i costi Zielinski, ma si è complicato: per rifiutare il triennale da 12 milioni a stagione dall’Al-Ahli, il 29enne del Napoli pretenderebbe comunque un ingaggio altissimo. Più di quanto chiesto da Berardi, nonostante la Fifa abbia bloccato le mire dell’Al Nassr sull’esterno del Sassuolo. Oltretutto Lotito continua a non voler spendere 25 milioni per il loro cartellino. L’investimento va fatto sui giovani, ma costano tanto – forse di più – anche le alternative a Zielinski (Gedson Fernandes e Samirdzic) sul tavolo. Sergi Darder dell’Esplayol è un’occasione a 10 milioni per sostituire Basic, sondato da Salernitana e Celta Vigo: «Ma io ho scelto la maglia 26 di Radu – assicura il croato – e voglio restare alla Lazio».  Il Messaggero

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CALCIOMERCATO

Il saluto di Milinkovic: “Lazio per sempre la mia seconda casa. Con voi sono diventato uomo e Sergente vero”

Dopo l’ufficialità del suo addio, Milinkovic saluta la Lazio ed i suoi tifosi: Oggi è un giorno particolare per me, è difficile trovare parole giuste per salutarvi…Sono passati 8 anni da mio arrivo e non posso mai dimenticare tutto quello che abbiamo vissuto insieme. La Coppa Italia, le due Supercoppe, e tutti i gol e assist. Mi avete supportato sempre e dato la forza di un vero SERGENTE. Tutto questo non verrà scordato mai e lo porteró sempre in mio cuore. La Lazio e il nostro popolo insieme a tutti i compagni che ho trovato negli anni, è stata una vera Famiglia. Qui ho imparato tanto e sono diventato uomo che sono oggi. Grazie anche ad allenatori e tutto lo staff che ha lavorato con noi, e tifosi che con loro passione hanno aiutato a farci raggiungere risultati che sembravano impossibili. Ultima gioia con Sergente è stata la qualificazione Champions e vi auguro a tutti voi, di fare ancora tante grandi cose. Forza Lazio! Sarà per sempre la mia seconda casa”

Sergente

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RASSEGNA STAMPA

Klose: “Amo la Lazio, desidero allenarla e Lotito sa tutto. Tare non parla in faccia. Sergej, il deserto no!”

Semplicemente “Mito”. Lo scorso 9 giugno ha compiuto 45 anni, i tifosi biancocelesti lo hanno riabbracciato pochi giorni prima all’Olimpico per festeggiare il derby eterno del 26 maggio 2013, dopo 5 stagioni, 63 gol e 171 presenze – in tutte le competizioni – con la maglia della Lazio. Ha segnato ovunque, fuori dal Raccordo ottenuto il massimo: campione del mondo e capocannoniere della Germania di ogni tempo. Klose, la leggenda, si è ritirato, ora è pronto a tornare in Italia per una nuova avventura da opinionista di Prime Video per le partite di Champions, e ieri lo abbiamo incontrato nella redazione del Messaggero: «Non so ancora come vivrò questa nuova esperienza ma non vedo l’ora di cominciare. Ormai pesco soltanto e gioco a padel. Finalmente rivedrò tante persone che lavorano nel mondo del calcio, riassaporerò l’odore dell’erba del campo, questo mi fa sentire vivo come se il tempo si fermasse di nuovo».
Dunque, si è preso un periodo di pausa in panchina, dopo la parentesi all’Altach in Austria. Tornerà ad allenare?
«Certo, è il mio futuro. Io voglio allenare e sono sempre alla ricerca di una nuova sfida».
Aveva bisbigliato che le sarebbe piaciuto tornare alla Lazio, magari proprio come tecnico. O anche in un altro ruolo?
«Non mi vedo come dirigente, sarebbe fantastico invece rivedere Formello da allenatore. Lotito già sa tutto».
In che senso? È già arrivata una telefonata?
«No, ma ho parlato col presidente in occasione del decennale dalle Coppa Italia e sa bene cosa voglio fare da grande. Io sento dentro di voler guidare i giovani, per permettergli di arrivare in Serie A o in Bundesliga ai massimi livelli. Mi piace tantissimo insegnare quello che ho imparato e farlo a Roma sarebbe un sogno. Io ho casa, la mia famiglia ama la capitale e io la Lazio».
Anche i sostenitori biancocelesti la adorano e lo hanno dimostrato da poco.
«Non riesco a spiegare in una parola il calore che ho sentito dal primo giorno del mio sbarco né l’affetto che mi mostrano ogni volta che torno in città o allo stadio ricordandomi i derby vinti, il mio gol nel 2011 all’ultimo secondo. Comunque andrà, loro saranno nel mio cuore in eterno».
Tare ha detto che dietro il grande campione Miro non c’è però un grande uomo. Cosa è successo davvero nel 2016 al momento del divorzio?
«Non voglio fare polemica, ho solo detto che se un club decide di interrompere un rapporto con un giocatore bisogna dirglielo in anticipo e non aspettare l’ultimo giorno come successo con me, Lulic, Mauri, Bizzarri, l’elenco è lungo. Quando a me non è stato comunicato nulla, ho preso io la decisione di smettere di giocare e di togliere il disturbo. Ma ho raccontato la mia storia affinché queste incomprensioni non si ripetano in futuro, affinché cambi il modus operandi della Lazio».
Non c’è più il ds adesso.
«Ci siamo lasciati male perché non è una persona che dice le cose in faccia, ma io sono obiettivo. Igli ha fatto un grande lavoro, ha portato me e tanti talenti come Felipe Anderson e Milinkovic».
A proposito di Sergej, come giudica la sua scelta di andare all’Al-Hilal?
«Mi ha un po’ sconvolto. Io ho giocato con lui, lo conosco come giocatore e professionista, era perfetto per la Liga o la Premier, campionati veri che gli avrebbero permesso di disputare la Champions. In carriera è un passo che va compiuto, altrimenti ti rimane il rimorso. Rispetto la sua decisione, ma non la condivido. Era meglio andare ovunque piuttosto che finire nel deserto».
Eppure in tanti, non solo quelli al tramonto (vedi l’obiettivo Zielinski), stanno seguendo la sua strada.
«Perché ormai conta solo il denaro. Io non ho mai giocato per soldi. Se tu sei un calciatore, già guadagni tantissimo e dovresti pensare ad altro. Per come concepisco io lo sport, si dovrebbe puntare a vincere trofei con la propria squadra, ed è in Europa il calcio che conta. Io decisi di lasciare la Germania per imparare la lingua, per la mia famiglia e i miei bambini, e la Lazio era la soluzione migliore per competere ad alti livelli in un altro torneo importante come la Serie A».
Ora servono un sostituto del serbo e altri rinforzi alla Lazio per fare il salto?
«Certo, io credo che la Lazio possa fare addirittura meglio del secondo posto e dell’ultima esperienza in Champions, anche se sarà più dura quest’anno. Ora i biancocelesti devono conservare l’ossatura e centrare almeno tre innesti di livello per far crescere l’organico. Non sono però io a dover spiegare alla società come fare il mercato».
Si parla di un colpo in attacco da affiancare a Immobile, che possa prenderne poi l’eredità come fece il bomber partenopeo con lei.
«E perché? Ciro ha trentatré anni, la stessa età in cui io sono arrivato alla Lazio. Ha ancora 5 anni davanti, anzi Lotito dovrà prolungargli il contratto (ride, ndr). Sento parlare di Amdouni, dicono sia un grande prospetto, ma non c’è ancora uno forte come Ciro. Dunque, non esiste oggi un dopo-Immobile».
E pensare che Sarri non ha avuto il capitano per lunghi tratti della scorsa stagione ed è comunque arrivato così in alto.
«E infatti ha parlato di “miracolo”. È uno dei migliori allenatori della Serie A, mi piace la sua filosofia e il suo gioco, fatto di passaggi corti e spettacolo. L’ho studiato, mi piacerebbe seguirlo da vicino».
Il Napoli ha cambiato allenatore (Garcia), è sempre il favorito per lo scudetto?
«I partenopei hanno perso anche Kim oltre Spalletti, e non so cos’altro accadrà. Inter e Milan sono arrivate in fondo in Europa e con merito. Ho seguito tutte, sono stato anche ospite di Pioli, il mio ex mister, che può fare la differenza anche senza Tonali, con Theo e Leao. È presto per fare pronostici. Gli italiani tendono sempre a farli molto prima. A Roma poi quelli dell’altra sponda parlano sempre tanto… ma poi decide sempre il campo. Vedremo, ma la Lazio la vedo ancora ai vertici e spero possa arrivare almeno in semifinale di Champions».

Il Messaggero

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CALCIOMERCATO

UFFICIALE – Addio Sergente: l’annuncio dell’Al-Hilal

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Erede Milinkovic, c’è anche Darder. Due piste per Basic: Fazzini e Fabbian per sostituirlo

Le notti d’Oriente sono sempre più calde. Il sì del 28enne Milinkovic al triennale da 60 milioni (sino a 90 coi bonus) dell’Al-Hilal rischia di scatenare un nuovo effetto domino in Serie A e di complicare i piani – su rinnovi e rinforzi – persino in casa biancoceleste. A tuffarsi su un tappeto volante stavolta non è più un calciatore a fine carriera, ma nel pieno della consacrazione: altri sono pronti a seguirne l’esempio e a prendere la sua stessa direzione. Mancano solo alcuni dettagli e l’ufficialità, ieri è stato completato l’intero scambio della documentazione, con tanto di fideiussioni bancarie: Sergej è atteso nelle prossime ore per le visite mediche, le firme sono subordinate. Ma l’Arabia dà e toglie: se la Lazio festeggia con 40 milioni netti (in due o tre tranche) il 4° affare più remunerativo della sua storia (dopo Vieri, Nedved e Veron) con un gioiello in scadenza nel 2024, ora Sarri trema per gli assalti dagli Emirati a Zielinski e Berardi, due obiettivi in cima alla sua lista personale. In particolare, l’Al-Hilal fa su serio per il candidato principe a sostituire il Sergente: Piotr sembra intenzionato ad accettare un triennale da 12 milioni a stagione. Al Napoli andrebbero quei 25 milioni richiesti a Lotito lunedì pomeriggio da De Laurentiis per il 29enne. Proprio la scheda anagrafica del polacco non convince del tutto il presidente biancoceleste sulla bontà dell’operazione. Va svecchiata la rosa, discorso valido anche per Berardi, su cui ora l’Al Nassr avrebbe posato le proprie mire. Incredibile come il destino si stia accanendo insieme alle difficoltà economiche, anche se è stato intanto stanziato un budget di poco più di 60 milioni per almeno 4 colpi, mica briciole. Sarri si sta battendo con Lotito sui suoi nomi, ma ieri pomeriggio è partito per Auronzo nervoso e con il magone. 

In realtà, già nel vertice della sera prima a Formello sino a tarda notte, Lotito, Fabiani e l’uomo mercato Picchioni hanno provato a convincere l’allenatore su alternative note e altre top secret, assumendosi poi la responsabilità delle scelte. In alternativa a Zielinski, allo stesso prezzo piace il 21enne Samardzic dell’agenzia Pimenta e dell’Udinese, ma è agguerrita la concorrenza di Napoli e Juve. Da tempo resiste il nome di Gedson Fernandes, ma anche il Besiktas ha pretese altissime. Occhio alla pista a sorpresa: c’è Sergi Darder, ha una clausola da appena 10 milioni e l’Espanyol preferirebbe darlo alla Lazio piuttosto che ai nemici del Barcellona sulla sue tracce. L’uscita di Basic (improvvise richieste da Salernitana e Celta Vigo) implica tra l’altro l’acquisto di un’altra mezzala (occhio ai baby Fazzini e Fabbian) e bisogna completare il centrocampo con il giusto playmaker: nuovi contatti per Torreira (brutta distorsione al ginocchio) in pole, costano troppo Hjulmand e Maxime Lopez, Sarri tentenna su Fausto Vera e Paredes. Il Messaggero

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CALCIOMERCATO

Milinkovic, l’ultimo passo prima dell’addio: fissate le visite mediche con l’Al-Hilal

Sergej Milinkovic-Savic è ormai a un passo dal lasciare la Lazio e la Serie A: sono state infatti fissate le visite mediche con l’Al-Hilal, club della Saudi Pro League pronto ad accoglierlo. In Arabia Saudita il centrocampista troverà altri ex giocatori importanti di squadre europee: Ruben Neves, Matheus Pereira, Moussa Marega, ma soprattutto Kalidou Koulibaly. Tra la giornata di domani, mercoledì 12 luglio, e dopodomani, giovedì 13, Sergej Milinkovic-Savic si sottoporrà ai controlli medici in Europa: poi arriverà il momento della firma sul contratto e dell’ufficialità del suo trasferimento in Arabia Saudita. Gianlucadimarzio.com

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Cardone: “Tsunami arabo, rischio effetto domino. Milinkovic voleva guadagnare di più” (AUDIO)

Offerte arabe per tutti, GIULIO CARDONE in diretta a ‘QUELLI CHE…’

“Il ragionamento sul mercato inquinato da queste offerte arabe è oggettivo e va fatto. Prima del rinnovo, anche Luis Alberto era stato sondato dagli arabi e lo stesso Ciro Immobile ha ricevuto offerta importante dagli stessi lidi. Speriamo ovviamente non la accetti e rimanga alla Lazio.

Le strutture, il progetto arabo, i benefit, il tenore di vita che propongono, sono di livello altissimo, ma il campionato arabo è ovviamente poco accattivante. Ecco perché devono offrire tutti questi soldi.

Il problema è che per far fronte a queste richieste, le società adeguano gli stipendi ai potenziali partenti per farli stare buoni, generando però un grosso rischio di effetto domino. Ad esempio, speriamo arrivi presto il rinnovo di Zaccagni perché – e lo dico come opinione – anche lui potrebbe pensare di valere quanto o più di Luis Alberto e battere i pugni sul tavolo della trattativa per il rinnovo.

Su Milinkovic si stanno limando dettagli amministrativi per un’operazione complessa. E’ tutto in mano a commercialisti e avvocati e la Lazio vuole garanzie fideiussorie dell’affare.

Se la Lazio ha offerto un rinnovo da 6 milioni di euro al serbo, evidentemente Lotito pensava ancora a un progetto tecnico nel quale lui era centrale.

Abbiamo parlato troppo a lungo di Milinkovic che volesse giocare la Champions e che avesse ambizioni di alta classifica. In realtà il serbo voleva un maggiore riconoscimento economico ed è cosa legittima. Quella con gli arabi è stata una trattativa lampo: quando si parlava di offerte per Sergej, si aveva sempre in mente la Juventus. Poi è arrivata un’accelerazione clamorosa lo scorso weekend.

La decisione di Milinkovic di lasciare la Lazio – ribadisco – non era di ambizione sportiva, ma di natura meramente e legittimamente economica. Ecco perché poi l’affare si sta chiudendo con particolare celerità”.

Alessio Buzzanca

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Apriti sesamo. Milinkocrazia finita, ma Lotito ha ottenuto il massimo: “Gli avevo offerto il rinnovo a sei milioni”

Apriti sesamo. Un triennale da quasi 20 milioni a stagione (sino a 30 coi bonus) rompe gli ultimi indugi di Milinkovic allo sbarco nel deserto; poco più di 40 milioni per il cartellino spalancano agli arabi le porte della Lazio. In una notte di domenica di metà luglio si consuma il clamoroso divorzio. Non c’è più tempo: Sergej non aspetta più la Juve e dice sì all’Al-Hilal in un batter d’occhio. Tramite il segretario Calveri, Lotito risponde con una mail (poco dopo la mezzanotte) in cui accetta le condizioni, ma esclude le elevate commissioni dell’agente Kezman sul proprio conto: «Ci penseranno gli arabi a quelle, hanno già vinto col denaro. Io non lo avrei venduto, gli ho offerto il prolungamento a quasi 6 milioni (con i bonus, ndr), ha scelto Sergej il suo futuro». Ieri c’è già stato lo scambio di documenti, i legali sono al lavoro per chiudere l’affare il prima possibile ed evitare a Milinkovic (che mostra già i muscoli e i suoi allenamenti a bordo piscina) di presentarsi dopodomani alle visite mediche previste – per lui e gli altri nazionali – nella capitale, prima della partenza per Auronzo: «Se non verrà firmato il contratto e fatto il pagamento, andrà in ritiro. Pagare moneta, vedere cammello», chiosa col solito motto, Lotito, che non si fida mai di nessuno, pretende le fideiussioni bancarie per firmare l’uscita e dare l’ok definitivo. È il motivo per cui l’Inter e altre big si erano defilate da tempo. Per gli arabi queste garanzie dovrebbero essere uno scherzo, la banca è il governo. 

GLI ATTRITI

L’addio di Milinkovic può rappresentare finalmente la svolta del mercato. C’era il rischio di trascinarsi il tormentone sino a fine agosto, se non addirittura per tutto il prossimo anno. C’era soprattutto il rischio di rimanere col cerino in mano, di perderlo poi a parametro zero. Invece c’è comunque una plusvalenza monstre sul serbo, pagato appena 5,2 milioni al Genk nel 2015 e poi altri 10 per riscattarne il restante 50%. Oltretutto Sarri continuava ad avere dubbi sulla sua permanenza in questo stato: già a gennaio scorso ne aveva paventato la cessione per il bene societario, attirandosi l’antipatia del serbo, che a sua volta ha sempre mal digerito il 4-3-3 in cui doveva correre a perdifiato insieme a Luis Alberto. È il miglior epilogo. I tifosi oggi sono tristi, impauriti, ma alla fine per la Lazio è un autentico trionfo, un capolavoro economico e strategico: ottenuto il massimo per il gioiello snobbato dalla Premier e in scadenza nel 2024, dribblato il gioco della Juve al ribasso ed evitata quindi anche la beffa di rinforzare una diretta concorrente in campionato. Al massimo è una sconfitta per il centrocampista e per il calcio. Nel pieno della carriera, a 28 anni, Milinkovic decide di raggiungere Koulibaly e Ruben Neves all’Al-Hilal, rinunciando al salto sportivo e al palcoscenico Champions: «Sono scelte di vita, io questa non l’avrei fatta – assicura Lotito – ma evidentemente i 18 milioni a stagione sono il suo stimolo. Mi ha telefonato pregandomi di lasciarlo andare. Io ho provato più volte a convincerlo a restare, sino all’ultimo ho cercato di trattenerlo, ero disponibile a rinnovare il suo contratto e ad incrementarlo, ma Sergej mi diceva che voleva cambiare aria dopo 8 anni di Lazio». 

LA PROMESSA, OTTENUTO IL MASSIMO

Persino il presidente sembra sorpreso dalla decisione del serbo: «I rapporti con lui sono sempre stati ottimi. Inizialmente pensavo fosse un problema di testa, ma se uno vuole andare in Arabia, le motivazioni sono solo i soldi, non può esserci altro». Va bene così perché comunque va bene alla Lazio, anche se il patron non vuole ammetterlo: «L’offerta dell’Al-Hilal è più bassa di 50 milioni. Se avessi aspettato quella giusta, non lo avrei mai ceduto, ma io mantengo sempre le promesse e avevo preso un impegno con il ragazzo che avrei accettato la proposta minima per il suo cartellino». E pensare che Lotito avrebbe potuto cederlo al massimo, al Milan a tutt’altre cifre nel 2018: «È vero, decisi di rifiutare un’offerta di Galliani da 140 milioni. Erano 60 subito e altri 80, pagabili in 5 anni con la Champions. Non me ne sono pentito». Perché Milinkovic comunque ha dato tantissimo: 341 presenze, 69 gol, 53 assist e 3 trofei, addio allo straniero biancoceleste che ha collezionato più gol (55) in Serie A e al centrocampista più prolifico della storia della Lazio. È finita la Milinkocrazia, si chiude un ciclo, avanti il prossimo. Ilmessaggero

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DICHIARAZIONI

Milinkovic, Lotito: “Sarà fatto quanto ci sarà il pagamento. Mi ha chiesto di cambiare aria, se vai in Arabia lo fai per soldi”

Lotito sul passo d’addio su Sergej Milinkovic-Savic. Dall’Arabia spingono per acquistare il forte centrocampista serbo, un’offerta di 40 milioni per la Lazio e ben 20 milioni di euro a stagione per il giocatore, una proposta irrinunciabile. La redazione di Tag24 ha raggiunto il presidente della Lazio, nonché senatore di Forza Italia, proprio per capirne di più. Disponibile e fin troppo sincero, con la telefonata che parte con un “Milinkovic e offerta araba? Io non so nulla“, dice subito il patron laziale che poi aggiunge: “Tutto fatto? No no, non mi risulta sia fatto niente, ne sapete più voi che io. Qualcuno vi racconta le cose, non so se sono frottole o verità. Allo stato non ho firmato nulla”.

Lotito su Milinkovic. “Se vai in Arabia lo fai solo per soldi, per nient’altro”

E fin qui, tutto normale, quando si va nello specifico, il presidente del club biancoceleste si apre e quasi si sfoga, anche perché per lui Sergej Milinkovic-Savic è come se fosse un figlio, e non è una frase buttata tanto lì a caso. “Non so se c’è l’offerta dall’Arabia – prosegue nel suo essere misterioso e mischiare le carte ma poi rivela -, mi hanno detto che c’è e vale molto per il giocatore e meno per la società. Il giocatore ha chiesto di andare via dato che sono 8 anni che è alla Lazio. Non è un problema di rapporti con la società, è un problema di testa. Non era un problema di soldi con noi, voleva cambiare aria”.

Lotito, come al solito, risponde ad altre persone mentre è al telefono, ma l’argomento Milinkovic lo appassiona e prosegue nel suo racconto: “Perché va via? Non so se sia un problema di stimoli, se uno vuole andare in Arabia lo stimolo sono solo i soldi. Ma dovete chiederlo a lui“.

Il presidente della Lazio conferma anche che ha cercato pure di far rinnovare il contratto al suo pupillo: “Ho cercato fino all’ultimo di tenerlo, ma quando uno mi chiede per un fatto suo e personale di andare via che posso fare? Noi eravamo disponibili a rinnovare il contratto ed incrementarlo. Ho un bel rapporto con lui, ma alla fine il giocatore decide quello che vuole fare nella vita. Lui mi ha telefonato pregandomi di lasciarlo andare“.

“Per ora Sergej andrà in ritiro, fino al pagamento è così…”

Sull’offerta pochi dubbi, anche sulla spiegazione: “Questa offerta non è concretamente arrivata, quando sarà firmato il contratto e sarà fatto il pagamento sarà fatta”. E ancora, ma senza essere perentorio: “Fin quando sarà un tesserato della Lazio andrà in ritiro, quando non lo sarà più andrà dove avrà deciso“.

Infine il presidente Claudio Lotito si lascia andare ad una massima, quasi una verità assoluta, svelando anche l’entità della cifra: “Io non ho parlato di un’offerta giusta, perché se aspettassimo quella giusta non lo cederemmo a quelle cifre. Ho preso un impegno con il ragazzo, che se fosse arrivata un’offerta normale minima per la Lazio poteva andare. L’offerta è più bassa di 50 milioni, un po’ di meno. Questo è un atto di fede che sto facendo nei confronti del calciatore per un impegno che ho assunto”. Tag24.it