Lazio, è una qualificazione che porta prestigio e soldi. Il sogno continua, anche se stavolta la Lazio non ha saputo esprimere il suo calcio ambizioso e intrigante, dove non esistono compromessi e calcoli. Quattro partite dividono la squadra di Baroni dalla finale di Bilbao allo stadio San Mames. Nessuno mette i manifesti, a Formello, ma c’è il desiderio di ripetere le imprese di Eriksson e Cragnotti in Coppa delle Coppe contro il Maiorca e in Supercoppa Europea, quando Salas decise a Montecarlo la sfida con il Manchester United di Ferguson e Beckham, Giggs e Keane, Scholes e Cole. Magnifica la coreografia dell’Olimpico. Un murales da selfie, una medaglia al rendimento di un gruppo che all’estero ha svolto un percorso impressionante: sette vittorie, due pareggi, una sconfitta, venti gol realizzati e sette subiti.
Non è stata la solita Lazio, elegante e divertente. È sembrata preoccupata e pensierosa. Con poca benzina, stessa sensazione che era emersa lunedì nella gara con l’Udinese, quando aveva sofferto la fantasia di Thauvin e la forza atletica di Lucca. Ieri, nel momento più difficile, dopo il gol di Sulc, ha cercato di restare sul binario. Si è spaventata, ha reagito, si è tenuta in equilibrio. Fondamentale il recupero di Castellanos, centravanti atipico, altruista e geometrico, capace di fare la differenza con le sue intuizioni e le sue sponde. Taty non ha brillato, era assente dal 15 febbraio per un problema muscolare, ma è un faro nel 4-2-3-1: un rientro prezioso in vista della sfida di domenica al Dall’Ara contro il Bologna, un appuntamento che è diventato quasi uno spareggio per la Champions.
La Lazio ha investito tempo e passione in questo viaggio europeo. Non l’ha mai considerato un problema a livello di calendario, una complicazione, un alibi. Nonostante un budget limitato e la rivoluzione della scorsa estate, la squadra di Baroni rappresenta un modello per costi e risultati: dalla metà di agosto ha ottenuto ventitré successi in quaranta partite, tra campionato e coppe. La media è di 1,93 punti. I gol segnati sono stati settantatré. La Lazio si è costruita un finale di stagione che ha superato ogni pronostico. In Europa, adesso, affronterà il Bodø/Glimt, che occupa il 46° posto nel ranking Uefa. I norvegesi hanno un organico che vale 42 milioni. Dal 2018 sono allenati da Kjetil Knutsen, che ha vinto quattro titoli. Il centravanti è Kasper Høgh, classe 2000, danese, ventuno gol nell’ultimo anno. L’insidia è legata all’Aspmyra Stadion: il campo è in erba sintetica e i rimbalzi del pallone sono un’incognita. Da giugno il Bodø/Glimt ha perso solo tre gare in casa: con il Rosenborg, il Lillestrøm e il Qarabag. La Lazio appartiene a un’altra dimensione. Corriere dello Sport