Categorie
CALCIOMERCATO RASSEGNA STAMPA

Lazio, estate nuova ma indice di liquidità vecchio: senza cessioni non si acquista

Non sarà un mercato rapido. Anzi. Quello della Lazio sarà una sessione lenta che dipenderà dalle uscite. Come riportato dal Corriere dello Sport, questa mattina in edicola, nella giornata di ieri c’è stato il vertice a Castel Franco di Sopra tra il diesse Fabiani e Sarri. Senza cessioni sarà dura fare acquisti. Per il ruolo di mezzala piace Giovanni Fabbian del Bologna. Sarri gradirebbe la mezzala sinistra anche se il tecnico ha promesso alla società di valutare Dele a Bashiru durante il ritiro. La Lazio ha promesso a Sarri determinate cose, io mister spera di averle ma senza cessioni sarà un mercato molto duro.

Sessione di mercato nuova, indice di liquidità vecchio. La Lazio, come riportato da La Repubblica, ha il problema con il solito paletto che da anni accompagna i tifosi della Lazio per quasi tutta l’estate. La Lazio prima di fare delle entrate è costretta a vendere e questo Sarri lo sa.

Maurizio Sarri è stato chiaro su quali siano le necessità. Serve un centrocampista per completare il reparto vista la volontà di giocare a tre e se deve arrivare un difensore dovrà farlo entro l’inizio del ritiro. Da qui a un mese arriverà almeno un difensore, da capire se si tratterà del riscatto di Gigot o un investimento diverso. Potrebbe arrivare un secondo difensore, un terzino destro visto che Lazzari e Hysaj sono fuori dal progetto tecnico e la Lazio proverà a cederli. Questi 2-3 elementi servono a Sarri per poter lavorare subito su un’ossatura importante della squadra, prima poi di eventuali cessioni importanti che per Sarri potranno arrivare anche nella seconda parte del mercato, basta che poi la società sappia sostituire adeguatamente i partenti.

Categorie
ESCLUSIVE

‘SVB’ – Rambaudi: “Sarri deve essere il trascinatore. E su Fazzini e Fabbian…” (AUDIO)

ROBERTO RAMBAUDI in collegamento a ‘SVB’

“Fazzini o Fabbian? Il primo mi piace, gioca tra le linee, ma per la Lazio di Sarri Fabbian penso sia più utile, potrebbe portare 6-7 gol.

Scordiamoci un mercato in cui si prendono tanti giocatori. Lo scorso anno ero molto fiducioso, credevo nel progetto, ora sono più cinico e voglio i fatti: non mi interessa il mercato, il tecnico deve decidere i profili utili.

A mio avviso sarebbe meglio intervenire ora per far sì che Sarri possa avere la rosa al completo in ritiro, se poi dovessero mancare uno o due giocatori non sarebbe un problema, ma di base dovrà avere il gruppo pronto.

Il tecnico deve essere trascinante e rassicurante, magari scegliendo un giocatore funzionale ma con leadership; anche a fine carriera, ma che vuole mettersi in mostra, stile Pedro”.

Categorie
ESCLUSIVE

‘NMM’ – D. Rossi: “Lazio, se pensi solo a mantenere arrivi al massimo sesta. Portieri? Bisogna scegliere adesso. Man ci sta” (AUDIO)

DELIO ROSSI in collegamento a ‘NMM’

Mandas o Porvedel? Avendo solo una competizione, non credo sia corretto avere due portieri più o meno dello stesso livello che non abbiano margine per giocare entrambi. E’ una scelta, quella del titolare, che farei prima dell’inizio del campionato, a calciomercato aperto. Sarri, Gasperini, Zeman… sono allenatori che caratterizzano. Nel momento in cui ne metti sotto contratto uno, non puoi fare le cose a metà. Bisogna seguirli in toto, sui nomi e sui profili. Bisogna accettare le sue decisioni per evitare di andare incontro a situazioni poco chiare. All’inizio va tutto bene, ma poi le cose possono prendere una piega diversa. Faccio un esempio: se Sarri vuole il Parisi della situazione, anche a discapito del Tavares di turno, tu società devi accettarlo, sena se e senza ma”.

“Fabbian mi sembra la mezzala ideale per le caratteristiche del centrocampo della Lazio. Dele-Bashiru? Mi intriga nel ruolo di mezzala, pur con meno tecnica di Fabbian, ma compensa con grande potenza. E’ anarchico, ma ha caratteristiche idonee per quel ruolo. Se si pensa che cambiando solo il tecnico, senza cambiare un po’ la rosa, invece di settimo magari arrivi sesto, ma non cambia la sostanza. E’ come dire che la colpa fosse solo di Baroni, non lo trovo corretto anche tecnicamente. Non si può pensare di parlare solo del tecnico e non di chi allena”.

“Qualsiasi giocatore che verrà preso, deve avere l’avallo di Maurizio Sarri. Man? Secondo me ci può stare, come alternativa a Isaksen. E’ un prospetto da Lazio, non mi preoccupa il fatto che abbia già 27 anni. Devi valutare le potenzialità, la cilindrata per poter essere un giocatore da Lazio”.

Categorie
CALCIOMERCATO

‘NMM’ – ‘Cardomercato’: “Tchaouna aspetta il PSV, la Lazio offerte congrue. Man piace, su Gila invece…” (AUDIO)

Cardomercato: la rubrica di Giulio Cardone in collegamento a ‘NMM’

Man piace, mi è stato confermato. Ora la precedenza va alle uscite. Cataldi non verrà riscattato, tornerà alla Lazio. E’ un regista in più per Sarri. Tchaouna vuole il PSV, ha la testa ad Eindhoven già da gennaio. Vero l’interesse del Burnley, anche se fino a questo momento si è parlato solo di prestiti con diritto di riscatto. Mann-Cancellieri potrebbe essere un incastro di mercato, anche se lì a Parma ancora devono definire il prossimo tecnico. Dipende molto da questo”.

“Il 14 luglio si partirà con questa rosa qui. Non credo che Sarri nutra particolare fiducia sull’ adattamento o adeguamento di Tavares. Gila? Da un lato la Lazio vuole fare di tutto per parlare con i procuratori e rinnovare, ma dall’altro parte questa volontà non la registro. Gila però non punterà i piedi per andare via a tutti i costi, è disposto a restare, meno certezze sulla volontà di rinnovare il contratto (scadenza 2027, ndr). Fabbian? Bisogna vedere se l’Inter eserciterà un diritto di recompra che ha con il Bologna. Qualora non dovesse farlo, la Lazio potrebbe parlare con i felsinei. Se la Lazio dovesse superare i vincoli dell’indice di liquidità, credo che sia fra gli obiettivi meno complicati da raggiungere”.

Categorie
PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Bezzi: “Sarri operazione di facciata. Lazio senza progetto e non considerata” (AUDIO)

GIANNI BEZZI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

Sarri ha detto che la sua non è stata una scelta furba ma sentimentale. Proviamo anche a credere a quanto detto, per carità, ma a me resta il dubbio che sia stata una scelta anche dettata dalle poche proposte che gli sono arrivate. Dalle parole di Sarri e da quelle di Fabiani non ho raccolto nulla di importante. Resta una squadra che partirà con molti punti interrogativi. E’ il minimo pensare di non smantellare, ma un progetto al momento non lo vedo. Noto che la Lazio non è considerata a livello mediatico, nella Gazzetta dello Sport questa mattina non si parlava di Lazio neanche in una sola pagina interna. In tutti gli articoli ci sono situazioni di mercato molto interessanti, ma senza menzione della Lazio. A parte la questione di Rovella, anche se ho molti dubbi sul fatto che l’Inter possa pagare quella clausola così pensate. Così come ho dei dubbi sul fatto che Frattesi possa avere la volotà di giocare nella Lazio. Rappresenta uno dei punti di chiave per Inter e Nazionale, verrebbe qui per fare cosa? Sarri per quanto mi riguarda è un’operazione di facciata“.

Categorie
CALCIOMERCATO PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Cardone: “Clausola di 50 milioni per Rovella? Difficile, ma possibile. Poi dipenderebbe dalla volontà del giocatore…” (AUDIO)

GIULIO CARDONE (La Repubblica) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Ieri Fabiani ha ribadito quello che tutti i giorni diciamo, vogliono trattenere i giocatori più importanti. Ha ribadito il timore che qualcuno possa esercitare la clausola attraverso la quale Rovella potrebbe andare via. La situazione Inter è aperta, anche le parole del direttore sportivo sottintendono che la possibilità c’è. Va detto che tutto dipende da Calhanoglu che ha deciso di tornare in Turchia al Galatasaray e dalla difficoltà di esercitare la clausola di 50 milioni di euro in un’unica soluzione. Ovviamente se l’Inter decidesse di pagare la clausola e Rovella non volesse andare, l’affare non si farebbe. E’ diventato laziale, intende rimanere, ma parliamo dell’Inter. Lui viene da Segrate, da una famiglia interista, non credo che se ci fosse questo assalto farebbe una scelta che vada oltre dal tempo. Vediamo le intenzioni del club nerazzurro prima di tutto.

Scambio con Frattesi? Sono due situazioni diverse. La Lazio pretende 50 milioni della clausola, poi con quei soldi, visto l’apprezzamento di Sarri, si potrebbe fare un tentativo per la mezzala dell’Inter. La società milanese, va detto, è assolutamente intenzionata a trattenerlo. Impossibile pensare di tenere Rovella e prendere anche Frattesi. La Lazio cercherà di incassare dalle cessioni, ma non avrà un tesoretto tale da permettergli una cosa simile. La soluzione ideale sarebbe quella di sbloccare l’indice di liquidità con risorse della proprietà per poi fare player-trading per aggiungere soldi al budget”.

LEGGI ANCHE:

Rovella-Inter, i dettagli della clausola che fa ‘tremare’ la Lazio

Lazio, Fabiani: “Migliori incedibili, per noi Rovella resta ma c’è una clausola. Tchaouna ha richieste…”

Categorie
DICHIARAZIONI

Sarri a 360: “La Lazio mi ha preso, spero mi torni indietro amore. Il secondo posto un miracolo, in Arabia potevo guadagnare…”

Ritorna sulla panchina della Lazio, con una nuova avventura carica d’entusiasmo. L’ha fatto per amore, perché Maurizio Sarri mette sempre l’aspetto emotivo in prima posizione. Per lui le sensazioni e l’amore antico per il calcio sovrastano molto spesso i tasselli razionali. Dai cambiamenti nel mondo del calcio alla difficoltà della Nazionale, passando per i percorsi di Juventus, Milan, Inter, Atalanta e non solo. Alfredo Pedullà l’ha intervistato in esclusiva per SportItalua

La metodologia di Maurizio Sarri com’è cambiata?
“Uno parte da alcune idee, le sviluppa, poi fa alcuni passi indietro su altri aspetti. Nell’evoluzione di una persona è normale sviluppare delle idee e procedere in quel modo. Nel calcio attuale pensare di poter avere 25 giocatori adatti al proprio calcio sta diventando impossibile. Cambiare le rose sta diventando sempre più dispendioso, quindi bisogna aumentare la capacità di adattamento ai giocatori che si hanno a disposizione. Mi scappa da sorridere quando mi dicono: ‘Certe squadre che hai allenato dopo non giocano come il tuo Napoli’. Sarebbe controproducente, perché non ci sono più squadre con quelle caratteristiche di gioco. Mi sarebbe piaciuto ri-avere un altro Napoli, è il calcio che mi dà più soddisfazione e gusto. Ma se alleno Immobile non posso farlo giocare come Mertens, sono profili diversi. La mia esperienza alla Lazio non posso racchiuderla negli ultimi tre mesi che non sono andati bene. Ho fatto un secondo posto che è il risultato più importante degli ultimi 25 anni della storia del club”.

Se fosse entrato quel colpo di testa di Immobile, la partita contro il Bayern sarebbe cambiata?
“Il Bayern dopo quell’episodio si è rinfrancato. Ci avrebbe dato più speranze, loro erano un po’ nervosi e giocavano sotto un contesto polemico. Sicuramente avrebbe creato un presupposto, ma il Bayern era più forte di noi”.

De Ligt, che tu conosci molto bene, cosa ti ha detto?
“Mi disse che secondo lui, se fossimo andati in vantaggio, avremmo potuto portarla fino in fondo. Lo spirito della squadra bavarese era veramente basso”.

Di solito non si torna. Ma questa è l’estate dei ritorni. Perché hai deciso di tornare alla Lazio?
“Principalmente per amore, perché da un punto di vista razionale forse non è la scelta più logica. La Lazio mi ha preso, ho amore verso società e tifosi. La scelta è stata d’amore. Se ci ho pensato molto? Quest’anno ho avuto diversi interessamenti e diverse trattative, questo è motivo di soddisfazione. Ma ci ho pensato un giorno o due, non di più”.

Qual è stata la molla?
“Mi aspetto un adeguamento della rosa per renderla più idonea alle mie caratteristiche, ma conosco la situazione e so benissimo che ci sarà qualche innesto, ma senza stravolgimenti”.

E’ stata fatta molta filosofia sul tuo addio dalla Lazio.
“Quando hai dei problemi familiari e di salute, non sei nelle condizioni mentali di sopportare normali problemi di lavoro. Che in quel momento non avevo basi di sopportare. Si trattava di normali problemi di lavoro, nulla di eclatante”.

In quell’estate hai avuto proposte non dall’Italia. Pausa di riflessione voluta e meditata?
“A livello familiare ho avuto delle cose che mi hanno un po’ segnato, dunque era meglio ritornare in una lucidità totale per riuscire ad assorbire certi lutti. Anche quest’anno avevo una trattativa con una squadra saudita, nella quale avrei guadagnato in un mese quanto alla Lazio in un anno. Fin dall’anno scorso dissi che sarei andato dove mi avrebbe condotto il cuore, non i soldi”.

Quindi cifre altissime…
“Non m’interessa. Ho sempre fatto il calcio per passione, non vorrei iniziare ora a farlo per soldi”.

A Spalletti hanno fatto una proposta di 18 milioni a stagione, precisamente dall’Al Nassr. Cosa faresti al posto suo?
“Quello che ho fatto. Non andrei”.

Perché? Non è calcio?
“Non lo so, è un qualcosa che, se ci penso, non mi provoca reazioni emotive e non mi dà stimoli. Mi riuscirebbe difficile allenare là”.

Però stanno riuscendo a convincere tanti campioni in Arabia Saudita…
“Se portano i campioni là, io allenerò gli scarsi qui”.

Ti sei fatto un’idea della situazione del movimento calcistico italiano?
“Qui stiamo parlando di Nazionale, che può essere un riflesso del movimento, perché al livello di club anche in campo internazionale abbiamo fatto bene. L’anno scorso secondi nel ranking europeo, quest’anno terzi. A livello di club il movimento sembra in crescita, poi in Nazionale ci sono altre problematiche. Sarebbe inaudito non andare al Mondiale, non è possibile mancare il terzo di fila. Sono tre gli allenatori andati in difficoltà nelle qualificazioni ai Mondiali, è difficile pensare che le colpe siano solo dei tecnici. C’è qualcosa, probabilmente, di più grande dell’allenatore. Tutte le componenti hanno le loro responsabilità, dagli allenatori delle giovanili sino a noi”.

Un consiglio a Gattuso?
“Di continuare a essere Rino Gattuso, sempre e comunque. Penso che un allenatore debba essere se stesso. Se sei te stesso e sei coerente, alla fine qualcosa trasmetti. Conosciamo il carattere di Rino, che a me piace e sta molto simpatico, spero continui a essere lo stesso, sia nei risultati positivi sia in quelli negativi. Spero faccia il Ringhio”.

Cosa resta, in eterno, nella metodologia dell’allenatore?
“Penso che le mie squadre, a livello di ordine, organizzazione e compattezza, siano abbastanza inquadrabili. Se si vede la mia squadra in campo, è facile identificarla in una mia squadra. La capacità di caratterizzazione penso sia una mia caratteristica. Poi si può discutere sul livello di spettacolarità, ma quello dipende dai tratti identitari di certi giocatori, soprattutto gli attaccanti, che vanno messi nelle condizioni di fare la cosa in cui sono più bravi. Ordine, compattezza e squadra corta sono i segni distintivi”.

Ci eravamo lasciati l’altra volta con una valutazione generale del nuovo ciclo Juventus con Giuntoli e Motta. Non è andato bene, hai una spiegazione? L’ultimo Scudetto alla Juve l’hai vinto tu.
“Vorresti dire che gli ho fatto una maledizione (ride, ndr). Me n’ero accorto quando l’abbiamo vinto che era stata una vittoria importante. Al direttore dissi che secondo me quella era una squadra a fine ciclo, quindi c’era la necessità di intervenire. Su quest’anno: è strano che non siano riusciti a fare bene. Il Giuntoli che ho conosciuto io è un direttore sportivo d’altissimo livello. Motta l’anno scorso ha allenato un Bologna difficile da affrontare e che giocava anche con qualità. L’ambiente Juve è difficile, non so dire da fuori quello che può essere successo. Ma un po’, questo rendimento negativo, mi ha sorpreso”.

Quanto tempo può servire, a una squadra come la Juve, per tornare a essere protagonista?
“Non lo so, la potenzialità per tornare protagonisti c’è. Non significa necessariamente vincere uno scudetto o una coppa, ma per essere competitivi ci sono già le carte”.

C’è un continuo rimescolamento nelle panchine. Ormai non si dura più di un anno. Ti sorprende questo andamento?
“Klopp un paio d’anni fa disse che chi giudica un allenatore dopo una sola stagione non capisce nulla di calcio. Penso che una bella fetta di ragione ce l’aveva”.

Ti incuriosisce più Allegri che torna al Milan o il Napoli che fa fuoco e fiamme sul mercato, confermando di essere padrone del campo?
“Dopo la mia esperienza al Napoli, i partenopei hanno iniziato a capire che gli investimenti erano importanti e che potevano fruttare anche con ritorni economici importanti. Quando allenavo il Napoli, sembrava un problema insormontabile anche acquistare un giocatore per 18 milioni, adesso le cose sono cambiate. La società è forte, la squadra è fortissima. Penso che sarà nettamente la squadra favorita per lo Scudetto. Era forte già prima, il decimo posto è un’assurdità. L’anomalia è stata quella stagione: la sensazione, vedendoli dall’esterno, è che il dominio continuerà per due o tre anni. E possono far bene anche in Champions. Hanno le caratteristiche e la forza per essere protagonisti”.

Tu hai sempre considerato il Milan una squadra forte con un organico di livello.
“Giudicare da fuori è sempre difficile. La sensazione che hanno dato quest’anno era quella di giocatori forti, ma senza una squadra forte. Se li guardi uno per uno, sono forti. Ma la squadra lasciava a desiderare”.

Contrario o favorevole a chi dice che giocatori a fine corsa come Modric non vanno mai presi?
“Penso che il PSG quest’anno abbia dato una lezione a tutti. Ha smesso di fare la squadra con le figurine, inserendo giovani di grande motivazione e talento. E, con una formazione che sembrava ridimensionata, sono andati a vincere dove avevano sempre fallito”.

Luis Enrique il miglior allenatore al mondo?
“In questo momento sì. Se la gioca con Guardiola, che non ha fatto un anno eccezionale. Il PSG gioca molto bene e ho ammirato con grande piacere le scelte che ha fatto”.

Sulla finale di Champions…
“Quando arrivi corto mentalmente, contro quelle squadre, se non sei mentalmente in partita, la puoi pagare caramente”.

Si è parlato molto di Fabregas come ‘nuovo che avanza’. E’ un allenatore manager.
“Ha un’intelligenza di grandissimo livello, ha avuto tanti allenatori nella scuola calcio. L’ho trovato a Coverciano quando era terzultimo in classifica. Gli dissi di non preoccuparsi perché si sarebbe salvato senza problemi. Secondo me diventerà un allenatore di grande livello, da top club. Ha un background che glielo consentirà. Deve ancora finire un percorso: ha margini di miglioramento nella fase difensiva. Non ho dubbi che nel giro di due-tre anni lo vedremo allenare un top club europeo”.

Nella tua filosofia partirai sempre a giocare nei primi trenta metri della manovra?
“In Italia in questo momento si sta sventolando la bandiera del calcio diretto come calcio vincente. Poi vai a vedere i top d’Europa a livello di nazionali, e noti che le migliori sono Portogallo, Spagna, il PSG. Sono tutte squadre di palleggio. Cosa guardano i commentatori?”.

L’indirizzo, quindi, è un altro?
“Se ci guardiamo intorno mi sembra di sì”.

Spesso ci si dimentica della tua cura nei dettagli difensivi.
“A Napoli mi sono diverito, anche se non abbiamo vinto. Anche giocatori e pubblico si sono divertiti. I due miracoli della mia carriera sono stati: la vittoria dello Scudetto con la Juve, con una squadra a fine corsa, e il secondo posto con la Lazio. Europa League con il Chelsea? Era una squadra forte e poteva vincere quel trofeo. Il secondo posto al Napoli? Era una squadra forte. Arrivare secondi a 91 punti non era mai successo nella storia della Serie A. Ogni tanto ci penso (ride, ndr), il tricolore sarebbe stato il giusto coronamento di un percorso triennale. Dunque questo senso d’insoddisfazione per il risultato mi rimarrà per tutta la vita”.

Anche se di solito si dice: “Se non vinci, non si ricorderanno del tuo calcio”.
“Non è così. Se ti parlo di anni 70 chi ti viene in mente? L’Olanda, che non ha vinto niente. Quando ero al Napoli si parlava di Maradona, ma soprattutto del Napoli di Vinicio”.

Gasperini alla Roma dopo nove anni irripetibili. Lascia un macigno o pensi si possa continuare?
“La sensazione da fuori è che l’Atalanta sia una società strutturata e solida. La mancanza sarà pesante, ma penso che ci possa stare un cambiamento dopo nove anni, un periodo temporale incredibile in Italia. La sensazione era la fine di un percorso con un’esperienza diversa”.

Ti chiederanno di mantenere il rendimento top nei derby, visto che ne hai perso solo uno…
“Sì, speriamo di poterlo fare. Ho giocato partite di grande importanza, ma il senso di spossatezza che si prova dopo un derby non l’avevo mai provato. Pesa tutta la settimana, ma il vero peso (la botta) ti arriva quando l’arbitro fischia la fine. Solamente lì ti rendi conto della settimana appena trascorsa”.

Il derby più bello vissuto a Roma?
“Ne ho vinti 4, poi un pari e una sconfitta. Il primo fu bellissimo per l’evoluzione. Fu combattutissimo, poi l’emozione che ti lascia il primo derby vinto è stata tanta. Il derby perso per 0-3 fu pesante, mi vergognavo andare a Formello. Fu una settimana durissima: due gol di Abraham e uno di Pellegrini”.

Ancelotti ha fatto bene? Il Brasile può essere il compendio della sua carriera?
“Dipende da quello che sente lui. Se avesse aspettato dieci giorni, per me sarebbe diventato il ct dell’Italia. Non so se prevarrà il rammarico per questa situazione”.

Quest’anno ripristini la settimana tipo senza coppe.
“Ora tutti parlano del calendario. Perché mi attaccavano? Non so, l’hanno detto Klopp e Guardiola che si stava esagerando. La settimana tipo aiuta molto, ma la competizione europea ti manca. Far mancare una coppa europea a una squadra della capitale non mi piace tanto. Si può seminare per tornare, ma non sarà facile”.

Cosa ti verrà in mente la prima volta che tornerai all’Olimpico, rimettendoci piede?
“A Formello mi mancherà Olympia, era nel giardino davanti alla mia stanza. Olimpico? Spero di essere accettato bene da tutti, dunque spero che quest’amore mi torni”.

Categorie
CALCIOMERCATO DICHIARAZIONI

Lazio, Fabiani: “Migliori incedibili, per noi Rovella resta ma c’è una clausola. Tchaouna ha richieste…”

Ospite ai microfoni di Rai 2 il direttore sportivo della Lazio Angelo Fabiani si è espresso su molti temi tra cui anche quello relativo al mercato con il passaggio di Tchaouna al Burnley: “Tchaouna al Burnely? C’è qualche richiesta per il ragazzo ma noi stiamo facendo valutazioni a 360°. Vogliamo ripartire con i migliori, non vogliamo smantellare. Valuteremo le diverse proposte”.

Rovella-Inter: “Noi non ci priveremo di nessun calciatore sul quale stiamo costruendo un percorso triennale. Nessuno dei “big” che quest’anno hanno fatto ottime cose è sul mercato. Rovella ha una clausola rescissoria di tot milioni e lì non ci posiamo fare nulla. Dipendesse dalla Lazio Rovella non andrebbe via mai, così come altri giocatori”.

Sarri: “Ci si era lasciati non per questioni attinenti al calcio giocato ma perché in quel periodo Maurizio stava vivendo un periodo molto particolare a livello familiare e ci chiese di fare un passo indietro. Quando sono andato, siamo sempre rimasti in contatto, devo dire che lui per amore della Lazio e dell’ambiente mi ha dato una stretta di mano e mi ha detto ‘Vengo alla Lazio’. Vuole finire un percorso che aveva iniziato e che aveva dovuto bruscamete interrompere. Questo significa che quando andò via non c’erano screzi con la società, nulla di quello che si è detto”.po

Categorie
CALCIOMERCATO

Lazio, Sarri fa la lista: Fabbian nome condiviso, prima le cessioni per il terzino. Intanto torna Cataldi

Sfida all’ultimo nome di mercato. Sarri tirerà fuori i suoi, Fabiani farà altrettanto. Si rivedranno in 48 ore e i nomi li metteranno tutti sul tavolo. Il diesse è atteso a Castelfranco di Sopra, fortino del Comandante. Sarà il primo banco di prova del rapporto di fiducia su cui si fonda la ripartenza. Sarri è consapevole delle difficoltà, la Lazio è senza incassi europei dopo otto anni, ha accettato di valutare Tavares e Dele-Bashiru (su tutti), aprirebbe ad una cessione pur di finanziare acquisti adeguati al suo calcio. Lotito e Fabiani puntano tutto sulla conferma dei big, sul rilancio dei giovani acquistati un anno fa, devono prima cedere gli esuberi, sanno di non poter deludere il tecnico disattendendo i patti concordati a inizio giugno. Gli hanno concesso l’ultima parola sulle scelte. «Torno con lo spirito di prima e sul mercato si litigherà sicuramente. Non vengo per accontentarmi. Prenderò le stesse incazzarture di prima», il pungolo di Mau domenica a Castiglione della Pescaia, nel giorno conclusivo del clinic che l’ha visto protagonista.

La Toscana di Sarri resta teatro delle operazioni. Il tecnico chiede di adeguare la rosa, non si aspetta rivoluzioni, chiede qualche innesto, punterebbe sui giovani «ma quelli di 18-20 anni forti hanno cifre esorbitanti», ha ammesso. «Se deve arrivare un difensore meglio che arrivi subito», l’avvertimento. La Lazio ha cinque centrali e cinque terzini, i posti sono occupati. Solo una cessione aprirebbe ad un innesto. Al di là del ruolo da migliorare, il pensiero di Sarri si conosce: coi difensori vuole lavorare dal primo giorno. Vuole provare a specializzare Tavares: «Se riusciamo ad inquadrarlo diventerà fortissimo». In caso contrario aggiungerebbe un terzino: nella sua lista possono esserci Parisi della Fiorentina, Emerson Palmieri del West Ham, Ben Chilwell del Crystal Palace. La mezzala sinistra non ha mai smesso di chiederla, ancora di più oggi che nel ruolo ci sono Dele-Bashiru (altro da inquadrare) e Vecino (34 anni ad agosto). In Italia piacciono Fabbian del Bologna (su cui c’è anche la Fiorentina), Fazzini (richiesto da Bologna e Torino). Loftus-Cheek del Milan è uno dei suoi preferiti da sempre, ma i costi sono alti. Su Fabbian ci può essere convergenza con i nomi della Lazio. Sarri ha studiato il calcio europeo nell’ultimo anno, ha visto giocatori in Olanda, Belgio e in Premier, campionato che non ha mai dimenticato. Ci sono profili che tiene top secret e che svelerà a Fabiani. Lo stesso vale per il diesse. Terzino sinistro e mezzala sinistra sono le priorità del tecnico.

Prima le cessioni, poi gli acquisti. Questa la parola chiave in casa Lazio. Fabiani e Sarri stanno progettando la squadra insieme ma prima di eventuali arrivi vanno piazzati, come riportato da La Repubblica, tutti gli esuberi. Danilo Cataldi tornerà a Roma: il centrocampista non verrà riscattato dalla Fiorentina.

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Lazio, Sarri oltre le etichette: non solo palleggio, suo un record…

Carico e pronto a tornare: così appare Maurizio Sarri in questi giorni mentre parla del suo rientro nella Capitale.

Si è intrattenuto con i cronisti in più di un’occasione in questi giorni e il messaggio che arriva forte, in maniera chiara, è che Maurizio Sarri voleva chiudere bene alla Lazio e, spinto dall’amore verso tutto l’ambiente, non poteva lasciare il suo capitolo a metà.

In attesa di capire quali saranno le mosse di mercato del club, il toscano intanto si prepara a ripartire dai calciatore che già conosce e proporrà sicuramente i suoi dettami, che nel tempo ha saputo anche in parte modificare.

Proprio in questi giorni ha parlato di verticalizzazioni: “Nell’immaginario collettivo le squadre di Sarri sono squadre di palleggio”, ha evidenziato il tecnico smentendo poi in parte il concetto.

A tal proposito, riporta il Corriere dello Sport, dal 2021 al 2024 è stato della Lazio di Sarri il record di verticalizzazioni in A: da agosto del ’21 a marzo del ’24, in 104 gare totali, la Lazio ha totalizzato 18.167 verticalizzazioni, con una media di 175 a partita.