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RASSEGNA STAMPA

Promesse non mantenute e la marcatura di Tudor: Romagnoli e la Lazio è un amore a rischio

Ora sono scosse di assestamento, ma il terremoto annunciato per giugno può far crollare il muro anche dietro. Persino il tifosissimo Romagnoli non è più sicuro di restare alla Lazio, dopo aver fatto di tutto per tornare a “casa”, acclamato da un popolo intero. Ormai quasi due anni fa, il difensore aveva rinunciato alle ricche offerte dalla Premier per firmare un quinquennale a 3,4 milioni a parametro zero. C’era però la promessa di Lotito per un successivo adeguamento, mai rispettata fino adesso. Alessio ha atteso, non ha mai bussato, è sempre rimasto in silenzio, salvo farne cenno solo nel confronto con il patron (che minacciava il ritiro a Cascia) dopo il ko con l’Udinese nella pancia dell’Olimpico. Quello che ha portato alle dimissioni di Sarri il giorno successivo. Ed è questo ora un altro nodo: Romagnoli era il centrale giusto nel 4-3-3 di Mau, rischia di non esserlo con Tudor nella passaggio dalla marcatura a zona a quella a uomo. Lo si è visto nel derby di sabato: dopo un ottimo primo tempo su Lukaku, lo svarione su Mancini in occasione del calcio d’angolo. È uscito all’intervallo per un lieve affaticamento al polpaccio (a rischio solo per la Salernitana, si valuterà il suo impiego) come gli esami di ieri hanno confermato. La testa sta peggio. Il 3-4-2-1, vedi le reti subite allo Stadium, espone la retroguardia a buchi in campo aperto, ma anche all’uno contro uno. In questo nuovo modulo, Alessio non si sente a suo agio e la stessa Lazio non è più al sicuro. Ecco perché entrambe le parti valuteranno tutte le proposte a giugno. Io Messaggero

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Giordano: “Non era una questione di modulo, il derby l’ha confermato. Squadra scombussolata dal cambio? Calciatori, basta alibi!” (AUDIO)

BRUNO GIORDANO in collegamento a ‘NMM’!

Il derby ha confermato che non è mai stato un problema di moduli ma di forma dei calciatori. Rare eccezioni le abbiamo viste in Champions in cui l’ambiente era talmente trainante da esser in grado di sopperire. Ora bisogna essere calmi, finire nel modo migliore questa stagione per programmare al meglio la prossima. Inutile, adesso, dare sentenze affrettate su Tudor che ora deve solo fare in modo che con gli ultimi risultati si possa ritrovare serenità ed i presupposti giusti. Poi un tecnico può sbagliare, come ha fatto Inzaghi prima e Sarri poi, ma è necessario che nei momenti di difficoltà si resti lucidi ed equilibrati. Se i migliori calciatori della rosa avessero ripetuto il rendimento della scorsa stagione ora la Lazio non sarebbe in questa situazione. La non forma del calciatore ti porta a pensare che l’aspetto negativo è dettato dai tecnici, ma non è così.

Squadra scombussolata dall’addio di Sarri? E allora cosa dovrebbero dire i giocatori del Verona o della Roma? Siamo anche noi che non dobbiamo continuare a fornire alibi. Il giocatore se ha questo possibilità ci sguazza. E’ giusto che il tifoso si aspetti sempre grandi prestazione, anche in questo finale di stagione. Se non riusciranno a fornirle, sarà un loro problema. Tudor ora sta cercando di trasmettere le proprie type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idee, spetta a loro in campo recepirle. Non ci sono riusciti con Sarri e forse ancora non ci stanno riuscendo con il nuovo tecnico. Tre partite sono nulla e purtroppo gli sono capitate tre partite toste.

Io non credo che il calcio di Tudor sia rischioso. Magari posso non essere d’accordo sull’esclusione all’intervallo di Isaksen che a me è sembrato il più ispirato nel primo tempo. Oppure posso avere dei dubbi sulla posizione in cui viene impiegato Anderson. Mi sembra un po’ emarginato in quella zona di campo. Detto questo non ho particolari dubbi sul sistema. Certo che i calciatori devono essere messi nelle loro zone di competenza per potersi esprime al massimo. Gli esperimenti non devi farli nei momenti di difficoltà, forse da questo punto di vista un minimo di forzatura da parte sua c’è stata. Magari la vittoria in campionato con la Juventus gli ha dato quelle certezze che lo hanno portato ad entrare un po’ a gamba tesa”.

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RASSEGNA STAMPA

Lotito paga il conto delle sue scelte: quale futuro per la Lazio?

Un collasso inevitabile

Pagamento anticipato, per Lotito. Paga il conto di scelte sciagurate e della disfatta stagionale, un collasso inevitabile, probabilisticamente scontato dopo ogni vittoria. Deve anche iniziare a pensare al mercato che s’aspetta Tudor, smaniava dopo il derby pensando ai giocatori adatti al suo calcio «Cambieremo». Ha poco da dire e molto da fare, il presidente della Lazio. L’ultimo mese e mezzo è diventato un precampionato fuori stagione, utile al tecnico per fare la conta di promossi e bocciati […].

Tante domande incalzano il presente e il presidente. Cosa c’è nel futuro della Lazio? Cosa ha in mente per rilanciare il suo piano al traguardo dei vent’anni di presidenza? Perché questo indietreggiare costante dopo le stagioni vincenti? Quanto dei soldi incassati tra Champions, Supercoppa e botteghini saranno investiti in estate per trasformare la Lazio da sarriana a tudoriana? Si può ricompattare lo spogliatoio? Si può limitare l’inquietudine di Immobile il cui smarrimento è l’immagine stessa della Lazio? Si rinnoveranno i contratti di Felipe e Zaccagni? Quali dei big sfiduciati saranno sacrificati per la rifondazione azzeratutto? Perché diventa sempre difficile pensare al domani?

In poco tempo, neppure un anno, s’è rovinata una bellissima storia Champions, ora c’è il rischio di disperdere anche il capitale di passione che aveva generato. Archiviata la rivoluzione (a metà) di Sarri, sta a Lotito riuscire a garantire a Tudor una Lazio su misura. Nel contempo dovrà garantire alla società nuova sostenibilità. Il rapporto tra costo del personale e ricavi dovrà scendere dal 90% dell’anno in corso al 70% per il 2025-26. Scelte che, in base all’Europa raggiunta, inizieranno a pesare in estate. Ma il presidente ripete che «da quando ho preso la squadra ad ora siamo nella situazione di poter solo crescere. Prima era una società di partenza, ora è una società di arrivo». Il punto è di domanda. Corriere dello Sport

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, Tudor ed il sottile limite tra coraggio e presunzione. Già sotto processo anche per le dichiarazioni

Storia di un ko annunciato. Non solo per la legge delle statistiche e dei grandi numeri, che difficilmente avrebbero potuto regalare la quinta vittoria negli ultimi sette derby, ma anche e soprattutto per il doppio cambio tecnico a Trigoria e a Formello. Dopo una sconfitta nel 2021, Sarri aveva eguagliato il record di Eriksson senza sbagliare mai la strategia né un colpo contro Mourinho. Sabato Mau si è lasciato scappare solo un commento sul divano, davanti alla tv a Castelfranco: «Purtroppo stavolta la Roma ha fatto la Lazio». Tudor non ha ancora capito la stracittadina, non è uscito dal centro sportivo, è passato troppo poco tempo. Preoccupa invece il presente ormai andato e il futurok in arrivo. Sia pure senza il suo curriculum, Igor si sta mostrando ben più integralista del suo predecessore toscano, che si era invece adattato alle caratteristiche dei giocatori della Lazio. Lo dimostra l’immediata intransigenza sul 3-4-2-1, ma anche la formazione ardita schierata sabato, senza Zaccagni, con Luis Alberto in panchina, e Casale, Vecino e Immobile in campo. Il calcio di Tudor è intenso, verticale, veloce e atletico, ancora più incompatibile di quello di Sarri con questo organico. È chiaro, bisognerà attendere il prossimo mercato per esprimere un giudizio definitivo, ma il tecnico croato non ha aspettato: è sbarcato e ha deciso di fare subito gli esperimenti, gettando così al vento le prime due partite su tre (manca la semifinale di ritorno in Coppa Italia contro la Juve) che avrebbero potuto ancora dare un senso alla stagione in corso e mantenere più viva la speranza di una qualificazione in Europa, fondamentale per avere un tesoretto in più e la certezza di una vera rivoluzione della rosa a giugno.

LA DIPLOMAZIA

Sabato pomeriggio c’era Martusciello (ancora sotto contratto sino al 2025) all’Olimpico. Forse si poteva puntare sull’ex vice-Sarri o su un traghettatore votato al 4-3-3 rodato quasi un triennio, invece di ritrovarsi in corsa con un ibrido. Forse si sarebbe dovuto scegliere con calma a fine maggio, quando sarebbero tornati in ballo anche Palladino e Italiano. A marzo era disponibile solo Tudor. E ora determinate sue scelte non convincono nemmeno la società, contrariata anche dal cambio Isaksen-Pedro all’intervallo. Nessuno adesso può pubblicamente ammetterlo, farlo sarebbe deleterio. Lotito non può certo tornare indietro, anzi è pronto a tornare a Formello per stargli più vicino: «Sono le prime partite, il nuovo allenatore sta studiando per capire qual è l’assetto giusto della squadra, che è nelle condizioni di poter fare bene ha commentato ieri il patron alla presentazione della nuova segreteria di Forza Italia nella Capitale ma, dal punto di vista del gioco nel derby, avremmo meritato un pareggio». Impossibile senza tirare in porta, anzi beccando una sola volta lo specchio con un tiro sterile da lontano di Castellanos. In tre partite, la nuova Lazio di Tudor ha trovato una sola rete al 93′. Quella rondine al debutto non ha cambiato questa Primavera, né l’antico mal di gol. Anzi, col cambio tecnico, alla sterilità offensiva si è aggiunta pura un’ulteriore fragilità dietro, legata al caos tattico, alla marcatura a uomo (vedi Romagnoli su Mancini sul calcio d’angolo) e ai giocatori fuori ruolo (vedi Felipe Anderson terzino).

IL PROCESSO

È sottile il limite fra presunzione e coraggio. E infatti i tifosi già mettono Tudor sotto processo: «All’esordio ha detto che doveva arrivare lui per capire che Marusic era un’ala, una frase già da fenomeno. Deve fare le cose semplici, perché chi lo ha preceduto non era una stupido. Pure Inzaghi aveva sempre fatto il 4-3-3 con la Primavera e, appena subentrato a Pioli, ha capito di avere i giocatori da 3-5-2 ed è passato a quello», si legge fra i commenti social del giorno dopo. Ecco perché la stracittadina non è «una partita come un’altra» e può cambiare subito un destino. Non sono piaciute nemmeno alcune dichiarazioni di Igor: «Dire che la Roma era troppo per la Lazio non è una frase di uno che ha una mentalità vincente, specie dopo aver regalato il primo tempo». È cambiato l’allenatore, mica la squadra di Sarri o il vento dopo un derby perso. Il Messaggero

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RASSEGNA STAMPA

Sarri, il derby dalla Toscana: “Purtroppo questa volta la Roma ha fatto la Lazio”

Maurizio Sarri ha assistito al primo derby della Capitale da spettatore. L’ex tecnico della Lazio non era allo stadio, ma ha visto la partita dal divano di casa sua a Castelfranco. Lui che era diventato quasi un talismano con 4 successi, un pari e un ko in 6 partite, ha visto i suoi ex ragazzi cedere alla Roma di De Rossi. Una stracittadina complicata decisa dal colpo di testa di Mancini. Il tecnico ha mandato solo un commento che è stato riportato dall’edizione odierna de Il Messaggero: «Purtroppo stavolta la Roma ha fatto la Lazio». In effetti la vittoria giallorossa di sabato ha ricordato quelle dello scorso anno delle aquile.

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DICHIARAZIONI

Immobile su passato e futuro: “L’addio di Sarri ci ha scombussolato. Finchè potrò dare qualcosa alla Lazio…” (AUDIO)

Un Ciro Immobile visibilmente amareggiato quello che al termine del derby si è presentato ai microfoni di Dazn per commentare la sconfitta contro la Roma: “E’ una stagione negativa anche dal punto di vista personale, e ci si è messo anche l’infortunio di oggi ma sappiamo che le cose negative non arrivano mai una alla volta, bisogna stringere i denti. Non riusciamo a esprimere al meglio la fase offensiva e siamo poco pericolosi ma è successo anche a Torino contro la Juve. Cambiare in corsa e l’addio di Sarri ci ha scombussolato, non siamo riusciti a capovolgere la situazione dal punto di vista emotivo e poi portiamo queste sensazioni in campo”.

“Io sono sempre abituato a pensare positivo ma una stagione così abbatte anche quelli come me, tra infortuni gol sbagliati e prestazioni deludenti è stata ed è davvero una stagione devastante dal punto di vista mentale. Bisogna anche essere lucidi mettere a fuoco come sto fisicamente, cosa posso ancora dare con questa maglia. Tutte queste voci che sento nei miei confronti ci stanno perché è ovvio che vengono fuori, bisogna essere molto equilibrati in questo sport e avere sempre la massima fiducia, ho ancora due anni di contrato, abbiamo appena cambiato allenatore, non è facile neanche per lui entrare in corsa. Abbiamo un mese e mezzo per finire bene e poi ripartire. Ultimo derby? Io ho sempre detto che fino a quando potrò dare qualcosa per la Lazio rimarrò vista la mia storia qui che non si cancella. Non è facile come lo era in passato ma lo faremo diventare di nuovo facile non appena le cose andranno meglio”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Giordano: “Da Sarri a Tudor, il problema sono I giocatori. Le parole del tecnico non mi trovano d’accordo. Immobile? Dallo spunto si capisce tutto…” (AUDIO)

BRUNO GIORDANO in collegamento a ‘NMM’!

“Inutile fare confronti tra Sarri e Tudor, è una questione di caratteristiche di giocatori e del loro rendimento. Ieri con la Juventus l’inizio è sembrato buono, di personalità, poi quando c’è stata una flessione di tenuta è diventato tutto complicato, soprattutto quando giochi uno contro uno. Con questo stile di gioco devi essere più attento, non c’è più la zona che compensa. I due gol subiti ieri sono ibridi, c’è l’interpretazione di marcatura a uomo ma poi subentra l’abitudine di metterti in linea. Bisogna prendersi dei rischi, andare a duellare. Giusto che Tudor insista con i suoi concetti, anche perché tutto quello che sta facendo ora servirà per la prossima stagione. La stessa cosa è accaduta a Sarri quando è arrivato dopo tanti anni di Inzaghi. Ora tornare indietro e sperimentare tutto a giugno mi sembrerebbe assurdo. La stagione è questa, altalenante. Immobile? Bremer è un grande marcatore, ma le difficoltà che si vedono sullo spunto sono evidente. Era la sua forza, ora fa fatica ad arrivare dove arriva il suo avversario”

Le dichiarazioni di Tudor

“Non mi piaciuta l’interpretazione delle sue parole, ma non credo si riferisse alla società, lui non ha responsabilità sulla stagione. Forse è stato un po’ ingenuo, piano piano prenderà confidenza con le dinamiche di Roma, ma non stiamo parlando di una Juventus stellare”.

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Lazio nella trappola Juve: eccesso di foga, svarioni ed i soliti difetti offensivi

Esistono le vie di mezzo oppure è tutto bianconero? L’eccesso di foga biancoceleste diventa infatti un suicidio, il 58% di possesso non vale per il primo round a Torino. La Lazio si consegna alla trappola di Allegri, dopo un primo tempo dominato solo col pressing forsennato, senza mai trovare una volta lo specchio. I vecchi problemi di Sarri in attacco ri- tornano. Immobile vaga spaesato alla ricerca del fiuto del gol perduto, Chiesa e Vlahovic scovano due buchi e la mettono dentro. L’imprevedibilità di Tudor stavolta non va a segno, i suoi cambi arrivano in colpe- vole ritardo. Oltretutto il disordine tattico a volte può essere produttivo, altre – come in questo caso – deleterio. La Juve fa sfogare i biancocelesti e poi mette due sigilli pesanti sulla Coppa Italia, in vista della semifinale di ritorno.

Cinque cambi a testa rispetto a sabato. Perin è il portiere di coppa. Gatti, Mckennie, Kostic e Vla- hovic tornano titolari nella formazione tipo. Tudor rilancia invece i nazionali Guendouzi e Vecino a centrocampo, in difesa Patric dopo oltre un mese di stop, e i big Luis Alberto e Immobile nel 3-4-2-1. Molto più 4-2-3-1 o 4-4-1-1, stavolta, per- ché il baricentro della Juve è più alto e i biancocelesti si schiacciano all’indietro. I bianconeri partono aggressivi, cattivi, infuocati da uno Stadium stracolmo. Al 10’ Gatti entra duro su Zaccagni, la caviglia dell’esterno rimane sotto: c’è subito il cambio fra le lacrime, che rendono la sua presenza al derby un miraggio. Oltretutto sembra piovere subito sul bagnato: Cambiaso ruba il tempo a Vecino, gli passa alle spalle e viene scalciato. Massa indica il dischetto, ma il Var Di Paolo revoca il rigore per un fuorigioco, nonostante il tocco di Patric per l’uruguagio. L’episodio produce quasi un contraccolpo e cambia l’inerzia dell’incontro. Isaksen entra pimpan- te, ha iniziativa e il tiro da lon- tano. Gatti prova a falciare anche lui, ma stavolta si becca il giallo, che gli farà saltare la semifinale di ritorno. Si passa quasi a un 3-3-3-1: Marusic resta più avanzato, Luis Alberto inventa a tutto campo col suo palleggio fatato. Così però Immobile è poco servito, rimane isolato e sembra a disagio in ogni stop. La Lazio avanza con personalità, ma ha il solito proboema del gol. Su un cross di Patric, solo il Mago colpisce l’incrocio con un improvviso pallonetto. La Juve si rivede solo in una ripartenza con Cam- biaso e in un tiro al volo mogio di Rabiot, bloccato da Mandas sul finale del primo tempo.

Il Messaggero
 

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DICHIARAZIONI

Zola e le dimissioni di Sarri: “Deluso dalla Lazio. Se vendi Milinkovic…”

Gianfranco Zola, ‘The Magic Box’ ha rilasciato un’intervista alla ‘Gazzetta dello Sport’ nell’edizione odierna. Zola, vice di Maurizio Sarri ai tempi del Chelsea, ha detto la sua riguardo l’addio del tecnico toscano al club biancoceleste: “Sono abbastanza deluso dalla Lazio. Mi aspettavo di più dopo l’exploit dell’anno scorso. Il problema è che se vendi uno come Milinkovic-Savic e non lo rimpiazzi è inevitabile andare incontro a qualche delusione. Il serbo garantiva gioco e gol. Adesso vediamo con Tudor in panchina: ci vorrà tempo e i tifosi dovranno avere pazienza, sarà un cambio radicale”. Tudor intanto, oggi ha presentato la sfida contro la Juventus in conferenza stampa.

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Lazio, da Mago a trasformista, inizia la nuova vita di Luis Alberto

Da Mago a trasformista il passo è breve. Luis Alberto stavolta dovrà tirare fuori dal cilindro un gioco di prestigio differente dal solito. Non un assist al bacio, non un calcio di punizione telecomandato o un gol da vedere e rivedere. Queste cose, nel caso, saranno una conseguenza del primo obiettivo da raggiungere adesso, quello di modificare le sue “sembianze tattiche” per adattarle al credo calcistico del nuovo allenatore. Niente più mezzala sarriana (o inzaghiana), con Tudor occorre una versione per forza di cose diversa del numero 10 della Lazio. E questo a prescindere dalla posizione definitiva in cui sarà utilizzato, che sia quella da interno di centrocampo di una linea a quattro oppure da trequartista di destra (sul lato opposto di Zaccagni) alle spalle della punta. 

Si è messo subito a disposizione della nuova guida tecnica. Dopo aver manifestato qualche insofferenza di troppo nel periodo conclusivo dell’esperienza Sarri, è ripartito con stimoli e motivazioni supplementari. Un’ottima notizia per Tudor, che in questo finale di stagione punterà a riaccendere le qualità tecniche e caratteriali degli uomini più forti a sua disposizione. Luis Alberto è decisamente uno di questi, uno dei leader dello spogliatoio e, soprattutto, uno dei pochi capaci di fare la differenza. E di farla in qualsiasi momento e da qualunque posizione.  

Poter contare su di lui al massimo livello sarebbe una buona base di partenza per avere un impatto importante sin dall’inizio. Spostarlo qualche metro più avanti, tra l’altro, riporterebbe lo spagnolo al suo ruolo originale, quello di fantasista, di supporto all’attaccante centrale. Ciò non significa comunque meno responsabilità dal punto di vista difensivo, perché nel gioco dell’allenatore croato (a prescindere dal modulo) ogni centrocampista deve saper lavorare su entrambe le fasi. Corriere dello Sport