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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Abbate: “Lazio conferma, Dia ad un passo. Avanti per Noslin e su Castellanos…” (AUDIO)

ALBERTO ABBATE (Il Messaggero) in collegamento a ‘NMM’

Alberto Abbate a Radiosei: “ La doppia pista Noslin-Dia dipende dalla cessione di Cstellanos? Da Formello questo non risulta. Si va avanti per tutti e due. Nelle ultime 48 ore c’è stata un’accelerata dopo un giorno di riflessione dalla proposta degli agenti; ieri pomeriggio è stato travato l’accordo con Dia. La cifra che verrà versata al club campano si aggira attorno ai 10-12 milioni, trattativa praticamente fatta. Improvvisamente quello più vicino è proprio l’attaccante senegalese. Ieri, Lotito ha parlato anche con Noslin. Il Presidente vorrebbe abbassare il prezzo con l’inserimento di Akpa Akpro e Cancellieri ( l’ultimo non interessa).

I nomi sono 4: Noslin, Dia, Dele Bashiru e Stengs. Ieri Lotito avendo chiuso praticamente Dia e, portato avanti Noslin, ha fatto filtrare che Castellanos rimarrà. C’è da dire che nel caso in cui il Girona alzasse il prezzo, attorno ai 17/18 milioni, l’attaccante potrebbe partire. Noslin potrebbe essere preso per sopperire il mancato acquisto di Stengs. La trattativa per l’esterno olandese è comunque avanzatissima: l’agenzia che si occupa del giocatore fra filtrare che l’operazione sia quasi chiusa attorno ai 12 milioni. Da Formello, sembra che la situazione non sia questa, sembra che il club olandese chieda un prezzo più alto, vicino ai 20 milioni. La trattativa è comunque molto avanzata. La società biancoceleste è anche vicina a Dele Bashiru, l’ok del giocatore c’è da tempo, ha una clausola rescissoria per l’estero d 7 milioni e 2.5 per la Turchia. Credo la Lazio non abbia ancora chiuso è perché vorrebbe abbassare il prezzo.

La Lazio non vede un problema rispetto il carattere di Dia. Accordo con Stengs e Raiola e non con il Feyenoord. La Lazio sta trattando la risoluzione di Pedro, quindi potrebbero arrivare tutti e 4. Ad oggi dei quattro, quello più avanti è Dia, la trattativa è praticamente conclusa.

Rispetto ad un terzino sinistro, si sta tergiversando, questa operazione, in riferimento ai vari Cabal, Doig è stata un pò accantonata per ora.

Baroni non è ancora arrivato a Roma per problemi personali, sta comunque seguendo tutte le trattative con la società”.

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Tifosi Lazio contro la società: ecco dove potrebbe svolgersi la protesta

La stagione della Lazio, finita con un deludente settimo posto che vale comunque una qualificazione in Europa League, prosegue a temperatura intensa con i tifosi in ebollizione.

Non bastasse il caldo, la dimissioni firmate da Igor Tudor non hanno contribuito a rasserenare l’ambiente, tutt’altro. I tifosi della Lazio non hanno infatti accolto con entusiasmo (eufemismo) l’annuncio dell’arrivo in panchina di Marco Baroni. L’ex tecnico dell’Hellas, autore di una miracolosa salvezza con gli scaligeri, infatti entro il weekend firmerà un contratto biennale.

Proprio in ragione a tutti questi eventi, la Voce della Nord sulla propria pagina facebook ha annunciato una forte manifestazione di dissenso, pacifica. Il Messaggero oggi rivela dove e quando potrebbe tenersi la manifestazione.

La protesta dei tifosi della Lazio avrebbe luogo venerdì prossimo alle 18 allo Stadio Flaminio. Sempre Via del Tritone precisa però che al momento parliamo di ipotesi, perché ancora vanno richieste e ottenute tutte le autorizzazione in termini di ordine pubblico.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Abbate: “Anderson, la sorella smentisce la firma per la Juventus. Ancora possibile il rinnovo con la Lazio, ma…” (AUDIO)

ALBERTO ABBATE (Il Messaggero) in collegamento a ‘NMM’!

Non c’è nessuna novità rispetto al futuro di Felipe Anderson, poi magari andrà alla Juventus come sosteniamo da Novembre, ma in questo momento non è cambiato nulla. Non ha firmato nessun contratto preliminare, ho avuto modo di parlare con la sorella-agente che ha sottolineato che prima vuole parlare con la Lazio per capire se ci sono i presupposti di rinnovo. Sono liberi di firmare da febbraio, non avrebbero motivi per nascondere tutto ora.

La Juventus non ha il dovere di informare la Lazio in caso di offerta ufficiale fatta al giocatore, diverso il caso in cui si trattasse di firma sul contratto che non è arrivata. Poi che la strategia della Lazio sia sbagliata non c’è dubbio, così come lo è stata quella di rinnovare a quelle cifre il contratto a Luis Alberto. Ora la Lazio, che ha intenzione di svecchiare la rosa, non è disposta a fare follie per trattenerlo, la cifra offerta resta quella di 3 milioni di euro. Se accetta resta oppure va alla Juventus. Ci sta che il club non vada oltre a quanto proposto già da tempo. Si è venuta a creare una situazione paradossale, il brasiliano meriterebbe di restare ma la società si pone il problema perché ha sul groppone contratti pesanti che riguardano giocatori che meriterebbero meno di lui di restare ma ai quali il contratto in passato è stato rinnovato. Alla fine c’è l’80 per cento di possibilità che vada alla Juventus, ma con Felipe mai dire mai…”.

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Lazio nella trappola Juve: eccesso di foga, svarioni ed i soliti difetti offensivi

Esistono le vie di mezzo oppure è tutto bianconero? L’eccesso di foga biancoceleste diventa infatti un suicidio, il 58% di possesso non vale per il primo round a Torino. La Lazio si consegna alla trappola di Allegri, dopo un primo tempo dominato solo col pressing forsennato, senza mai trovare una volta lo specchio. I vecchi problemi di Sarri in attacco ri- tornano. Immobile vaga spaesato alla ricerca del fiuto del gol perduto, Chiesa e Vlahovic scovano due buchi e la mettono dentro. L’imprevedibilità di Tudor stavolta non va a segno, i suoi cambi arrivano in colpe- vole ritardo. Oltretutto il disordine tattico a volte può essere produttivo, altre – come in questo caso – deleterio. La Juve fa sfogare i biancocelesti e poi mette due sigilli pesanti sulla Coppa Italia, in vista della semifinale di ritorno.

Cinque cambi a testa rispetto a sabato. Perin è il portiere di coppa. Gatti, Mckennie, Kostic e Vla- hovic tornano titolari nella formazione tipo. Tudor rilancia invece i nazionali Guendouzi e Vecino a centrocampo, in difesa Patric dopo oltre un mese di stop, e i big Luis Alberto e Immobile nel 3-4-2-1. Molto più 4-2-3-1 o 4-4-1-1, stavolta, per- ché il baricentro della Juve è più alto e i biancocelesti si schiacciano all’indietro. I bianconeri partono aggressivi, cattivi, infuocati da uno Stadium stracolmo. Al 10’ Gatti entra duro su Zaccagni, la caviglia dell’esterno rimane sotto: c’è subito il cambio fra le lacrime, che rendono la sua presenza al derby un miraggio. Oltretutto sembra piovere subito sul bagnato: Cambiaso ruba il tempo a Vecino, gli passa alle spalle e viene scalciato. Massa indica il dischetto, ma il Var Di Paolo revoca il rigore per un fuorigioco, nonostante il tocco di Patric per l’uruguagio. L’episodio produce quasi un contraccolpo e cambia l’inerzia dell’incontro. Isaksen entra pimpan- te, ha iniziativa e il tiro da lon- tano. Gatti prova a falciare anche lui, ma stavolta si becca il giallo, che gli farà saltare la semifinale di ritorno. Si passa quasi a un 3-3-3-1: Marusic resta più avanzato, Luis Alberto inventa a tutto campo col suo palleggio fatato. Così però Immobile è poco servito, rimane isolato e sembra a disagio in ogni stop. La Lazio avanza con personalità, ma ha il solito proboema del gol. Su un cross di Patric, solo il Mago colpisce l’incrocio con un improvviso pallonetto. La Juve si rivede solo in una ripartenza con Cam- biaso e in un tiro al volo mogio di Rabiot, bloccato da Mandas sul finale del primo tempo.

Il Messaggero
 

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‘QUELLI CHE…’ – Abbate: “Kamada, quasi impossibile la cessione a gennaio. Mercato? Non basta la cessione di Basic…” (AUDIO)

Kamada fuori dalla Coppa d’Asia, ALBERTO ABBATE (Il Messaggero) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!

“Il 19 dicembre scrissi che per Kamada la Coppa d’Asia era a rischio perché mi erano arrivati segnali negativi dal Giappone. Per quanto riguarda il mercato c’è la possibilità che Kamada vada via a gennaio, ma è molto molto difficile. A oggi quasi impossibile. Do per certo che a giugno saluterà e la sua speranza è di andare in Liga. Questo è uno dei motivi per cui difficilmente accetterà la cessione ora: a parametro zero potrebbe avere molte più chance di scelta e di stipendio maggiore. Aggiungo che il destino di Kamada è nelle mani del solo Kamada: se lui non vuole rinnovare, va via a zero.

Non so se la Lazio farà mercato a gennaio: è una incognita. Comunque rimane il concetto che se esce uno, deve entrare uno. E non basta che vada via Basic che è già fuori dal progetto. Certo, se capita l’occasione conveniente, sicuramente Fabiani non se la farà scappare.

Kamada sicuramente si è demoralizzato anche per il poco utilizzo e magari nel prossimo mese in cui mancherà Luis Alberto, potrebbe giocarsi le sue chance per mettersi in mostra.

Kamada ha un carattere molto particolare: non è solo un discorso culturale perché è giapponese. Ha proprio un carattere particolare: è molto chiuso, parla poco e lo dicono anche in Giappone. Sicuramente c’è l’ambientamento, sicuramente c’è il carattere del giocatore, ma ciò che ha influito di più è la scelta di Sarri di puntare tutto su Luis Alberto relegando Kamada in panca. Spero che ora il giapponese si renda conto che possono cambiare le gerarchie e che dipende solo da lui e dalle sue prossime prestazioni”.

Alessio Buzzanca

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Kamada vuole convincere anche se stesso: l’Arechi il primo banco di prova

La Lazio e Maurizio Sarri aspettano Daichi Kamada. Il centrocampista giapponese, dopo un inizio tribolato, oggi deve prendersi la scena all’Arechi di Salerno. Come ricorda Il Messaggero, l’interno dopo cinque match da titolare, nelle successive 11 solo due volte è partito dall’inizio: con Celtic e Feyenoord al ritorno.

L’ex Eintracht Francoforte ha giocato 568’, tolto Basic, solo Cataldi, con 546’ ha giocato meno di tutti gli altri colleghi di reparto. Proprio con il centrocampista cresciuto a Formello e con Guendouzi, Kamada comporrà la mediana biancoceleste contro la Salernitana. Trav i convocati di Sarri ci sono sia Vecino sia Rovella, entrambi non al massimo, in tal senso anche l’”esubero” Toma Basic potrebbe giocare uno spezzone di gara.

Kamada deve convincere soprattutto sé stesso che la Lazio possa restare la sua casa anche l’anno prossimo. Il nipponico ha detto di voler giocare con più continuità. “Il mio futuro è una questione da definire”, ha spiegato la mezzala, ricordando il contratto in scadenza 2024, con opzione per altri tre anni da ambo le parti per rinnovarlo. Ovvio che se club o giocatore la penseranno diversamente, le strade si divideranno. Sul calciatore si registra l’interesse di Valencia e Marsiglia.      

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Lazio, flessione attacco e vice-Immobile: numeri e parole non tornano

Sbagliare è umano, perseverare è diabolico. E ora non aver preso un vice-Immobile né in estate né a gennaio rischia di rivelarsi un autentico autogol per la Conference e la Champions. Perché si può anche vincere e fare risultato di corto muso grazie a cinque clean sheet di seguito (vedi SalernitanaClujSampClujNapoli), ma non può bastare sempre una difesa di ferro (Casale rischia Bologna per l’indurimento al polpaccio, solo contusione al ginocchio per Cataldi) – in porta Provedel e non Maximiano – e un colpo ad effetto di Luis Alberto o Vecino. Figuriamoci per una Lazio che, a cicli alterni, ricade nei soliti maledetti blackout da circa un decennio. Così contro l’Az Alkmaar stavolta non basta solo Pedro a evitare il ko. Perché i biancocelesti costruiscono tantissime altre palle gol, ma poi sprecano tutto: «Potevamo vincere 4-2 – spiega Sarri – ma le nostre analisi evidenziano che siamo poco lucidi e cattivi rispetto al passato». Non a caso, Zaccagni e Felipe Anderson non segnano dallo scorso 24 gennaio, ma i loro precedenti dati record (8 centri ciascuno) erano un’eccezione di cui tenere conto. Dopo il Milan, nelle ultime 10 partite, compresa la sconfitta in Coppa Italia allo Stadium, la Lazio ha collezionato appena 8 gol, tre firmati da un Immobile mai al 100%. Ed è semplice il motivo: è l’unico ad avere la rete nel Dna, è un cecchino.

LA STORIA – Sarri guida l’unica squadra in Europa con un solo attaccante di ruolo, per giunta infortunato per le prossime 3 gare (16 out con BolognaAz e derby, al momento non fissati nuovi esami al flessore sinistro) sino al rientro dalla sosta del campionato. Dentro Maurizio è furioso, ma pubblicamente preferisce essere diplomatico: «Come tutti gli allenatori, comprerei 50 giocatori, ma in estate mancavano le condizioni per prendere un altro bomber e così abbiamo deciso di tirar su le alternative, il giovane Cancellieri e Felipe Anderson. Al posto di Immobile serve un giocatore di grande valore, altrimenti non ha senso». A giugno il tecnico invocava uno alla Raspadori, a Lotito è stato proposto Simeone a buon prezzo, ma alla fine si è deciso di puntare su un baby esterno adattato da far crescere senza mettere troppa pressione a Ciro, che non voleva il Cholito e aveva indicato l’amico Caputo. La società lo ha bocciato per l’età, Sarri lo avrebbe accettato.

A GIUGNO – È vero, in passato Immobile ha sempre reso come un fenomeno perché dietro non aveva nessuno col fiato sul collo. Ma dall’estate si vedeva che questa strategia non stava funzionando. Una follia aver ripetuto l’errore in inverno, dopo i ko continui di Immobile in tutta la prima parte dell’anno. Adesso chi ne paga il conto? Lotito non vuol sentir parlare di “miracolo” Champions, dopo aver deciso di non correre ai ripari nemmeno a gennaio: «Non si può turbare la serenità dello spogliatoio – aveva spiegato – e faremo il grande investimento a giugno». Sarri da novembre sognava Rafa Silva, gli sarebbe bastato persino Federico Bonazzoli, altro che scelta condivisa con la Lazio: «Abbiamo Cancellieri e Felipe Anderson, fra 2-3 settimane tornerà Ciro – la chiosa di Tare – e una rosa più che sufficiente per finire la stagione al meglio. Sull’attaccante se ne riparlerà a fine anno». E allora perché il ds ha bloccato Roland Sallai e voleva portarlo subito a Formello? Conti e parole non tornano. Il Messaggero

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‘NMM’ – Vice Immobile, Abbate: “Dall’arrivo di Cancellieri all’idea Milinkovic, poi il favorito è sempre Felipe…” (AUDIO)

ALBERTO ABBATE (Il Messaggero) in collegamento a ‘NMM’

“Il discorso del mancato arrivo di un vice Immobile è tornato di grande attualità. Le responsabilità per molti sono esclusivamente della società, ma anche Sarri ha giocato il suo ruolo. L’arrivo di Cancellieri è stato deciso da tutte le componenti, poi è chiaro che la speranza di poterlo trasformare in un attaccante centrale nasce dalla necessità imposta dal budget di mercato. C’erano delle proprietà da rispettare che riguardavano i titolari da acquistare. Quando sono state soddisfatte non c’era più disponibilità economica per completare l’opera e prendere l’attaccante ed il terzino sinistro”.

Ed ora?

“Ora in pole c’è sempre Felipe Anderson. E’ la soluzione sempre scelta da Sarri che gli permettere di avere Pedro esternamente che a differenza del brasiliano attacca quella profondità orfana di Immobile. Sarri, inoltre, sta davvero pensando di mettere Milinkovic centravanti. Non so come e quando, non credo con l’Atalanta, ma questa soluzione è più verosimile del passato”.

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Liquidità ed intransigenza, la ferita si è riaperta

La ferita si è riaperta. Lotito ha salvato la Lazio, ma non ha mai conquistato i laziali e la lazialità. “Serve di più”. Lo invocano a gran voce, tanti semplici tifosi fra radio e social, non solo gli ultrà. Il presidente ha spiegato le sue ragioni sul caro biglietti (a quota 20mila, la vendita) di dopodomani sera col Milan: «Solo un pretesto per fare baccano da parte di chi non sarebbe comunque venuto allo stadio o di chi sinora è venuto soltanto per fare cori contro il sottoscritto, perché i prezzi sono quelli delle partite di cartello previsti da inizio annata. Sul costo dei tagliandi, la Lazio è la terzultima società d’Italia». Eppure le sue parole, come sempre, dividono la tifoseria: «La contestazione dei gruppi organizzati può essere sacrosanta, ma ha ragione il presidente che fra i contestatori c’è chi è sempre rimasto a casa e ora approfitta della protesta», assicura Margherita. E ancora: «C’è gente che rivendica la diserzione dell’Olimpico per non dare soldi a Lotito sia che si paghino 10 o 40 euro – scrive Paolo su Facebook – e difficilmente può instillare nei figli la giusta vena di lazialità». Questo però è un problema. La Roma ha portato avanti un’operazione simpatia – per dirla alla Lotito «pubblicità» – per fare sempre più proseliti di fede giallorossa. Così la Lazio invece rischia di disperdere il futuro in città: «A differenza di noi anziani che gioivamo anche solo per vedere i gol in serie B, la passione delle nuove generazioni va alimentata – spiega Francesco su un forum – e quindi devi andarti a prendere i ragazzini come sta facendo l’americano, altrimenti tutto questo presto si pagherà».


LA LIQUIDITÀ


L’asticella da tempo si è alzata, ora è complicato sostenere le ambizioni crescenti della piazza: «A meno che non sia un modo per non far ombra a Trigoria», maligna Stefano in un commento su una pagina Instagram. C’è chi invoca un «aiuto esterno in stile Atalanta» perché vede «dopo 18 anni il massimo raggiunto da questa proprietà». Emanuele su Twitter considera «Lotito al capolinea» nella sua denuncia di dover coprire col botteghino l’Agenzia delle Entrate e le spese dell’Olimpico: «Allora, visto che siamo noi tifosi a pagare la Lazio perché fare col Milan questo autogol?». Soprattutto in un momento così delicato: «Perché il peggio potrebbe venire – sottolinea Alessandro – se non entrassimo in Europa League o in Conference, senza addirittura quei 10-15 milioni per ossigenare il bilancio». Anche perché martedì prossimo la Figc fisserà a 0,6 la percentuale dell’indice di liquidità, parametro imprescindibile per la prossima iscrizione al campionato e per fare mercato. E la Lazio al momento sta sotto: «A quel punto la cessione di Milinkovic diventerà un obbligo». In realtà, bisogna fare i conti anche con la volontà d’addio del serbo.


L’INTRANSIGENZA


È culturale la distanza dalla società. E per Lotito ormai è un’impresa far quadrare le richieste, la passione e i soldi in tasca. E allora lui, il presidente biancoceleste più longevo della storia, quello che ha scritto il 26 maggio a Roma, si rinchiude ancora di più dietro la sua intransigenza. È ferito perché vive ogni critica come irriconoscenza. C’è rimasto male, per esempio, per i cori contro di lui in occasione del tributo a Wilson (scomparso) e alla sua famiglia. Lotito è convinto di essere contestato a priori, qualunque cosa faccia, e quindi contrattacca. Eppure può e deve provarci ancora, seguire i consigli, avere più cura dei simboli («Dopo Peruzzi, il nulla»), delle bandiere e la storia. «Chiami il sindaco Gualtieri per riprendersi il Flaminio, la nostra casa», l’appello di tanti tifosi da qualche settimana. Il patron era con Immobile all’inaugurazione di un ristorante all’Olimpico mercoledì sera. C’era anche l’assessore allo Sport, Alessandro Onorato, sempre in attesa di una sua parola. Eppure, se non verranno abbattuti i vincoli, Lotito non ricucirà mai nemmeno quella ferita.
Il Messaggero

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Piperno: “La mia Lazio malinconica che non fa sperare in qualcosa…”

Alessandro Piperno, scrittore, critico letterario e accademico di fede laziale, ha commentato a Il Messaggero il momento dei biancocelesti: “La mia Lazio malinconica, com’è faticoso volerle bene. I giocatori sono tutti bravi ragazzi, non lo metto in dubbio, ma non propongono sogni, non ci fanno sperare in qualcosa. Sarri era la nostra unica garanzia, ma non si è rivelato una certezza. A me piace molto umanamente, con quel modo di parlare scambio, privo di retorica. Ci ha anche fatto vedere sprazzi di bel gioco. Ma abbiamo collezionato una serie di figure orribili: Verona, Bologna, Napoli e non voglio parlare del derby”.