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Lazio, ultimo sprint: mese decisivo (anche) per il futuro

Ad aprile una serie di importanti appuntamenti per Sarri e i suoi: in ballo c’è anche il futuro.

Il mese dell’anno, quello che decide. Quello che ci dirà se questa squadra può sognare ancora oppure può pensare con largo anticipo alla prossima stagione. Parma stasera, poi tripla trasferta a Firenze, Napoli e Bergamo (la partita più importante, la semifinale di ritorno di Coppa Italia) e infine Udinese all’Olimpico. La Lazio, evidenzia Il Messaggero, si gioca tutto in poco più di tre settimane: il settimo posto nel mirino (sette sono anche i punti dietro alla Dea) che spesso regala una qualificazione europea e la finale della manifestazione nazionale che dopo un’annata del genere sarebbe clamorosa. Pensare partita dopo partita il diktat di Maurizio Sarri, alla ricerca della quarta vittoria di fila cosa che non gli è mai riuscita quest’anno.

Per ritrovare una Lazio così vincente con il Comandante in panca, si legge, bisogna tornare al 22 dicembre del 2023: una serie di quattro affermazioni chiusa il 14 gennaio. Baroni invece era riuscito a vincerne cinque di fila dal 27 ottobre del 2024 al 24 novembre, un filotto in questo caso interrotto proprio dal Parma nel primo giorno di dicembre. Evitare un altro scherzetto sarebbe il massimo. Ed è l’obiettivo.

Al Tardini a dicembre era arrivata la più grossa soddisfazione degli ultimi mesi: due espulsi, un finale che sembrava solamente di contenimento e di sofferenza vera, e invece la zampata di Noslin che regalò tre punti pesantissimi che tutti speravano potessero stravolgere in positivo la stagione biancoceleste. Da quel momento in poi la Lazio ha dovuto aspettare quattro partite per tornare a prendersi il bottino pieno (a Verona in trasferta) e ha inanellato una serie di prestazioni che sono sì il passato, ma che sarebbe meglio non dimenticare per riuscire a rimanere a galla: non si può tornare a quello. Poi il mercato aperto – con gli addii eccellenti – la protesta dei tifosi, le frecciate in conferenza stampa tra tecnico e società, il restyling del Flaminio e le tante telefonate a Lotito. È successo di tutto nel frattempo. Ma prima della sosta Sarri sembra abbia trovato il giusto binario e nonostante l’emergenza vuole continuare a vincere. Solamente così si possono continuare a preparare le partite con la giusta serenità e con la giusta voglia, quella che tutti devono avere, per forza, il 22 aprile quando davvero conta fare risultato.

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Lazio, nelle difficoltà la squadra si esalta. E ora doppio sprint finale

Testa alla Coppa Italia… ma anche al campionato.

La terza vittoria di fila apre degli scenari interessanti, impensabili fino a poco tempo fa. A Torino, conto i granata, il punto più basso, poi la risalita. Sarri, sottolinea Il Messaggero, ha evidentemente toccato le corde giuste: non si poteva continuare in quel modo. E la risposta c’è stata, ottima, nonostante la continua emergenza, con un portiere debuttante in Serie A, con una coppia difensiva che non è mai sicura né di iniziare né di finire la partita e con un capitano che si è rotto di nuovo e che rischia di saltare la semifinale di ritorno di
Coppa Italia. Questa Lazio però non si è mai pianta addosso, ha affrontato tutto a testa alta e adesso raccoglie quello che ha seminato.


Evidente che il modo più veloce per arrivare in Europa sia vincere la Coppa Italia. Solamente due partite per alzare un trofeo e conquistare il pass per una manifestazione che la Lazio ha giocato lo scorso anno. Non è semplice, ma nemmeno impossibile se il Comandante riuscisse intanto a non prendere gol – con quello di domenica sono quindici in tutte le competizioni i clean-sheet, secondo record per Mau con i biancocelesti – e soprattutto a far girare la squadra come s’è visto al Dall’Ara. Quasi una macchina perfetta, con alcune sbavature dei soliti noti (Dele-Bashiru e Tavares) ma che ne commettono meno di prima. Ma se il campionato secondo gli intenditori è aperto con l’Inter in vantaggio di sei punti rispetto al Milan e sette nei confronti del Napoli, perché non sarebbe possibile pensare al settimo posto, adesso occupato dall’Atalanta, che ha sette lunghezze sulla Lazio?

Quella posizione, conclude il quotidiano, di solito significa prendersi la possibilità di una qualificazione alla Conference. Non è ben vista dalle parti di Formello questa manifestazione e lo sappiamo, però dà sempre l’opportunità alle italiane (visto il livello generale) di arrivare in fondo o almeno provarci fino alla fine. Pensarci non nuoce.

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Lazio, mancano le partenze sprint di Pedro: Sarri punta a ritrovare i numeri dello spagnolo

Pedina fondamentale per i biancocelesti, lo spagnolo non incide come lo scorso anno.

Qualità da vendere, talento infinito: Pedro spesso e volentieri si è preso la Lazio sulle spalle ma in questo avvio di stagione non sta incidendo come sempre. Oggi Pedrito non è più un’arma, scrive Il Messaggero: il cannoniere più anziano d’Europa aveva chiuso il 2024/25 da protagonista con 2 doppiette, togliendo regolarmente le castagne dal fuoco a una Lazio involuta. Sempre risolutivo, Baroni si vantava d’avergli allungato la carriera. «È un calciatore infinito, farei pagare il biglietto solo per i suoi allenamenti». Sei mesi dopo, il numero 9 resta riferimento dello spogliatoio e modello per i giovani, ma s’è intristito per il rendimento deludente e ha annunciato l’addio a giugno.

Noto per le partenze-sprint, di questi tempi con Sarri era a quota 4 reti sia al Chelsea (2018/19) che nel 2022/23; al 1° anno di Lazio aveva marchiato 3 gare e nel 2023/24 aveva firmato a Glasgow lo storico ritorno alla vittoria esterna del club in Champions. Un anno fa aveva già segnato 6 reti condite da 2 assist, portando ai suoi 2 punti in A e 4 in Europa; oggi, si legge, vanta un solo passaggio vincente e mai in carriera era rimasto a bocca asciutta nel 1° trimestre. Il cambio più prolifico della scorsa A è subentrato 9 volte su 11, senza incidere. A sua discolpa c’è una Lazio meno propositiva e più votata a difendere, privata dall’infermeria di soluzioni in corsa.

Conosce Sarri a menadito, conclude il quotidiano, Mau l’ha fatto giocare persino più volte (186) di Guardiola (167) ma un solo tiro in porta a metà novembre è il suo peggior dato di sempre. Ora il tecnico punta a ritrovarlo.