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Lazio-Atalanta, formazioni ufficiali: Taty e Guendouzi dal 1′. Tornano Rovella e Casale

Lazio, 4-3-3: Provedel; Marusic, Casale, Romagnoli, Hysaj; Gouendouzi, Rovella, Luis Alberto; Felipe Anderson; Castellanos, Zaccagni.

A disp.: Sepe, Mandas, Lazzari, Gila, Patric, Pellegrini, Cataldi, Kamada, Guendouzi, Pedro, Isaksen. 

All.: Sarri.

Atalanta 3-4-1-2: Musso; Scalvini, Djimsiti, Kolasinac; Zappacosta, De Roon, Ederson, Ruggeri; Pasalic; De Ketelaere, Scamacca.

A disp.: Carnesecchi, Rossi, Holm, Palomino, Bonfanti, Zortea, Hateboer, Koopmeiners, Bakker, Adopo, Miranchuk, Muriel, Lookman.

All.: Gasperini.

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Laziostory – Hernanes: il Profeta

Anderson Hernanes de Carvalho Viana Lima, per tutti Hernanes, ‘il Profeta’.

In un mondo dove spesso vale più il contenitore del contenuto, Hernanes veste perfettamente, con orgoglio e fierezza il ruolo di anti-divo. Il suo soprannome è tutto un programma: fu un giornalista brasiliano a chiamarlo per la prima volta così, visto che praticamente in ogni intervista citava versi della Bibbia. Questo suo essere affine alla spiritualità, con un’educazione meravigliosa fornitagli dai genitori, lo rendono un personaggio atipico e speciale. Amante degli scacchi, della lettura e del vino e lontano dalle logiche social di tanti suoi colleghi. Nato nel 1985 a Recife, nello stato brasiliano del Pernambuco e cresciuto calcisticamente nel San Paolo.

Sbarca alla lazio il 6 agosto 2010, dopo un lungo e spietato corteggiamento di Tare, al San Paolo vanno quasi 14 milioni. Hernanes infatti è un calciatore affermato, già nel giro della Nazionale, vincitore del titolo ‘Miglior giocatore brasiliano, nel 2008 e di due brasilerao con il tricolor paulista.
Ricordo perfettamente la sua prima partita con la maglia della Lazio. a Roma c’è un caldo asfissiante e all’Olimpico un’amichevole con il deportivo La Coruna. Una boccata d’aria fresca, in tutti i sensi. Serpentine, passaggi illuminanti e quella facilità di calcio che subito strappano applausi ai pochi presenti. Centrocampista versatile, dall’andatura compassata, ma con grande visione di gioco e un tiro fulminante. Hernanes non ha un piede veramente debole, calcia perfettamente con entrambi, pur avendo una predilezione per il sinistro. Tatticamente viene considerato un enigma: con il Brasile gioca da regista, con l’Inter e la Juventus da mezzala, ma non c’è dubbio che la sua dimensione ideale l’abbia trovata a Roma. Reja infatti, gli affida le chiavi della trequarti, mossa che si rivela preziosa per una Lazio a caccia di qualità della metà campo in su. In 3 anni e mezzo, 156 presenze e 41 gol complessivi, quasi in doppia cifra ogni stagione. Un grande feeling con il derby: 4 gol alla Roma, fra cui il capolavoro nel 2013, con una bordata da fuori di sinistro da togliere il fiato. Partner perfetto per Klose, un tandem straordinariamente assortito che trascina i biancocelesti per intere stagioni. Hernanes è probabilmente uno degli ultimi numero 10 di una generazione passata, senza il genio calcistico di Riquelme o Aimar, ma con un senso della porta superiore.

Le ultime pagine raccontato un finale controverso, in pieno stile Lazio. Un lungo tira e molla con l’Inter, nel gennaio 2014 in una stagione che stava andando a rotoli. “Vado via per migliorarmi professionalmente” diceva, ma non fu così. Le lacrime fuori Formello prima di raggiungere Milano e un gol pesante da ‘ex’ festeggiato con la sua iconica capriola hanno probabilmente scalfito l’amore del laziali per lui. Era un ciclo giunto al termine, anche quello di Hernanes, dopo la vittoria della Coppa Italia contro la roma la stagione precedente. Come già sottolineato però, il meglio in Italia il brasiliano l’ha dato alla Lazio: Inter e Juve si sono accontentate di pochi lampi, senza parlare della sua esperienza in Cina. Resta e resterà per sempre il ricordo di un giocatore che ha fatto la differenza, scrivendo pagine importanti della storia della Lazio.

Dario Cadeddu

03/10/2023

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DICHIARAZIONI NEWS

Luis Alberto: “Meritavamo di più, dobbiamo essere più cattivi in area. Io al centro del progetto. Che personalità Rovella” (AUDIO)

Luis Aberto a fine gara è intervenuto ai microfoni di Dazn:

“Meritavamo di più, sul primo gol abbiamo sofferto perché non abbiamo iniziato benissimo. Dobbiamo essere più cattivi in area, stavamo facendo bene”. 

RINNOVO

“Mi sento al centro del progetto, devo continuare ad aiutare i compagni. Voglio che la Lazio stia dove merita”.

LEADER

“Da otto anni sono qui, oggi sono il Capitano. Devo aiutare i compagni e fare il meglio possibile, se restiamo con questo atteggiamento i risultati arrivano”.

ROVELLA

“Mi piace, è forte. Ha personalità”.

CHAMPIONS

“Sappiamo che giocare subito ti dà l’opportunità di tornare ad avere subito fiducia, dobbiamo solo essere più cattivi e capire cosa stiamo sbagliando. La Champions è bellissimo giocarla, entrare in campo e sentire la musica è emozionante”.

https://podcasters.spotify.com/pod/show/radiosei98100/embed/episodes/Milan-Lazio-2-0-le-parole-di-Luis-Alberto-nel-postpartita-DAZN-30092023-e2a06p7
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Laziostory – Il Pedro-Derby

26 settembre 2021. Sesta giornata di campionato, è subito derby. La Lazio con 8 punti in classifica, reduce da due deludenti pareggi contro il Cagliari in casa e quello raggiunto in extremis a Torino contro i granata. Primi scricchiolii dopo un inizio quasi impeccabile, con due vittorie nelle prime due giornate. La Gara contro il Milan – persa 2-0 – sembra però aver incrinato le poche certezze acquisite dalla squadra. La Roma invece – con 12 punti in classifica – da l’idea di esser più solida, al netto della sconfitta del bentegodi contro l’hellas. Roma reduce dalla vittoria di misura in casa, contro l’Udinese per 1-0. Si arriva quindi al derby in condizioni diverse, ma non diametralmente opposte. Entrambe le squadre hanno cambiato guida in estate, entrambe sono a caccia di punti nello scontro diretto. Sarri contro Mourinho, il titolo sembra quasi scontato: i toni della vigilia sono però  – quasi sorprendentemente – calmi, all’insegna della sportività. Sarri sceglie  Reina; Marusic, Luiz Felipe, Acerbi, Hysaj; Milinkovic-Savic, Leiva, Luis Alberto; Pedro, Immobile, Felipe Anderson. Mourinho con: Rui Patricio; Karsdrop, Mancini, Ibanez, Vina; Cristante, Veretout; Zaniolo, Mkhitaryan, El Shaarawy; Abraham. E’ un derby e – come tale – conferma fin dalle prime battute la sua rinomata imprevedibilità. Ed è proprio la Lazio, la squadra che – sulla carta – potrebbe aver più timori di perderla, a cominciare forte. Veloce, pratica, lucida: la prima mezz’ora di gara è uno spettacolo. Il vantaggio arriva già al 10′: Felipe Anderson pennella un cross in area di rigore, Milinkovic si inserisce e supera Rui Patricio con un terzo tempo perfetto. Duro scontro tra i due, ma è 1-0.


Sarri chiede di insistere, di non speculare: detto fatto, al 19′ arriva il raddoppio. Un gol che manda in estasi il pubblico laziale, in una sorta di psicodramma quello giallorosso. Segna proprio Pedro, il giocatore scaricato da Mourihno e – di fatto – regalato alla Lazio. Contropiede perfetto, Immobile si traveste da assist-man e piatto destro chirurgico del canario dal limite dell’area di rigore.


La Roma sbanda, la Lazio – però – non la chiude. Quasi come fosse scritto, come se la sadica legge del derby preveda imprevedibilità. Ibanez la riapre da corner, di testa, con un piazzamento della difesa rivedibile. Distanze accorciate, si va al riposo sul 2-1.
Nella ripresa la Lazio non replica la grande prestazione del primo tempo. I biancocelesti speculano sul minimo vantaggio, assumendosi i rischi del caso. Rischi che vengono ridimensionati dal gol di Felipe Anderson. Il brasiliano sembra mettere in cassaforte il risultato al 18′ del secondo tempo. Ancora contropiede, ancora Immobile che lascia gloria ai compagni. Fuga sulla destra, poi converge al centro e mette Felipe da solo davanti a Rui Patricio. 3-1.


La Roma sembra al tappeto. Ma proprio nel momento in cui tutto sembra definito, l’arbitro Guida di Torre Annunziata prende un abbaglio. Zaniolo si calcia addosso, nei paraggi passa Akpa Akrpo e lui fischia rigore. Veretout lo segna e tutto torna in bilico. Minuti di apnea finale in cui la Lazio – però – mantiene la calma e la porta chiusa. Fondamentale Reina, con una parata – sempre su Zaniolo – che di fatto chiude il match. Derby a Sarri, che porta Olimpia sotto la Curva Nord e si gode la vittoria.

Dario Cadeddu

26/09/2023

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Provedel l’ha fatto di nuovo: “Non mi rendo conto, ho sentito solo un casino. E quanti schiaffi ho preso” (AUDIO)

Ivan ProVedel è senza dubbio il ‘man of the match’ per la Lazio nella notte del ritorno in Champions League per il gol al 95′ messo a segno contro l’Atletico Madrid. Per il portiere di Pordenone il gol dell’Olimpico, però, non è una novità. C’è un precedente. Ancora una volta al 95′.

Era il 7 febbraio 2020 e Provedel giocava nella Juve Stabia in Serie B. In quell’occasione le Vespe erano di scena al ‘Del Duca’ di Ascoli per il 23° turno del torneo cadetto. Scamacca per i bianconeri al 10′ e Forte al 61′ per i campani avevano smosso il tabellino fino all’81’ quando il serbo Ninkovic sembrava aver messo a segno il gol vittoria per i padroni di casa. Fino al 95′ quando il portiere, eroe quest’oggi di Champions League, mise dentro di testa una splendida punizione in area battuta da Giacomo Calò.

Ivan Provedel, autore del gol che ha permesso alla Lazio di pareggiare al 95′ la sfida contro l’Atletico, ha parlato così ai microfoni di Mediaset: “E’ una grandissima emozione e ancora non me ne sto rendendo conto. La cosa più difficile è stata schivare gli schiaffi alla fine, per fortuna che Luis Alberto l’ha calciata lì. Cosa si sente a segnare? Casino. Io sento di più quando faccio una parata, non sono abituato. Però me ne renderò conto, sono felice per il punto e mi dispiace che il gol sia arrivato all’ultimo minuto, lo meritavamo prima. Adesso pensiamo al campionato, dove abbiamo fatto troppi pochi punti”.

https://podcasters.spotify.com/pod/show/radiosei98100/embed/episodes/Lazio—Atletico-Madrid-1-1-le-parole-di-Ivan-Provedel-nel-postpartita-di-SKY-19092023-e29hcbk
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Laziostory – Guendouzi, il riccio ribelle che fa impazzire l’Olimpico

Ci sono uomini che hanno la guerra in testa. Uomini che non sono a loro agio in tempo di pace, che hanno bisogno della sommossa per tirare fuori la loro indole più pura. In questo lato della fila figura certamente Matteo Guendouzi. Calciatore, facica sveglia e occhi nocciola sotto una straripante matassa di ricci castani. E fin dal primo momento, da quando l’aereo privato ha aperto il portellone nell’aereoporto di Ciampino, è scattata la scintilla con il popolo laziale.

Gli inizi

Sarebbe stato l’acquisto perfetto di Arsene Wenger, quando all’Arsenal arrivavano acerbi francesi tutti da costruire. Quando è arrivato Guendouzi, però, Wenger era già andato via e in panchina c’era Emery. Cresciuto nella periferia parigina da genitori emigrati dal Marocco, da bambino guardava con suo padre le partite dell’Arsenal degli invincibili: la classe di Thierry Henry, soprattutto il carisma di Patrick Vieira. C0era già la maglia rossa nel suo destino, solo che lui, ancora non lo sapeva. Emery ci crede tanto, e Guendouzi, in quell’Arsenal un po’ scalcagnato, è una delle note più positive. Ha proprietà tecniche intriganti, una buona condizione di palla e una visione di gioco discreta, anche se acerba. Ma quella guerra in testa, puoi silenziarla per una settimana, non per mesi. Così, ecco il primo un cartellino rosso in Carabao Cup, contro il Blackpool. Si ha la sensazione che riesca con esilarante facilità ad oltrepassare il confine tra tensione agonistica e vera rabbia. I tifosi lo amano: Guendouzi, dopo una bella vittoria nel derby del nord di Londra contro il Tottenham, festeggia per le strade di Londra insieme ai tifosi dell’Arsenal, stringendo i pugni e digrignando i denti. Video che diventano virali. Non lo stesso amore che sembra provare la dirigenza. All’Arsenal cambiano allenatori, ma le cose non girano nel verso giusto. Nel caos, prolifera l’agonismo sfrenato di Matteo, anche un filo infantile a volte. Come nell’occasione in cui commette fallo su Dan Gosling e poi si porta via il pallone, come un bambino che fa finta di non ascoltare i genitori che gli dicono di tornare a casa. Mentre tutti stanno fermi a chiedersi che cosa stia facendo, Gosling lo rincorre a muso duro, lui si gira e lo butta per terra. Preambolo per la chiusura della sua esperienza a Londra.

Il nuovo tecnico Mikel Arteta, lo mette fuori rosa e così, nell’estate del 2020, finisce in prestito all’Hertha Berlino. In Germania gioca e non gioca, il rapporto con la piazza è freddo, le sue dichiarazioni diventano istituzionali. Una maschera che getta via concedendosi alcune scaramucce non degne di nota, come non degna di nota è quella stagione tedesca. A Matteo serve una svolta, una versa svolta per la sua carriera. L’occasione arriva il 6 luglio 2021, quando firma con il Marsiglia e torna a casa. L’OM in quel momento è nelle mani di Jorge Sampaoli, che a sua volta somatizza molto l’indole della piazza. Lì non cercano di arginarlo: giocatori con pulsioni agonistiche come le sue, sono più che ben accetti. Nel biennio marsigliese gioca tanto, anche con Tudor che subentra proprio al tecnico argentino. Le storie tese non mancano, ma non riescono a mettere in ombra le prestazioni. Il bottino dice: 73 presenze e sei gol, oltre ad una gran quantità di assist. Ora è una mezzala d’inserimento; ha affinato le doti nel pressing e gli piace da morire la sensazione di avere campo da attaccare. Anarchia, fantasia.

Con la Lazio si ‘sfiora’ nella stagione 21-22, nella fase a girone dell’Europa League. Il suo sbarco a Roma l’estate successiva, proprio sul gong (31 agosto 2023) del calciomercato. Una trattativa estenuante, il colpo che Sarri chiedeva per aggiungere al suo centrocampo dinamismo e imprevedibilità, a margine della cessione eccellente di Milinkovic-Savic.

Dario Cadeddu

16/09/2023

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Laziostory – Tata Gonzalez: dove non arriva il talento, arriva la volontà

Nel calcio, come nella vita, ci sono tante persone che non hanno la vetrina che meriterebbero. In questo ciclo di storie racconteremo momenti esaltanti, grandi sofferenze, attimi che hanno cambiato per sempre la storia della Lazio, ma non solo. Oggi infatti, il nostro viaggio fa tappa da un ‘guerriero’ silenzioso: Alvaro Gonzalez. Perdonate la digressione, ma ho sempre avuto un debole per questo giocatore e lo ritengo fra i gregari più sottostimati della storia recente. Vi ricordate del suo arrivo a Roma? Ecco, tanto per cominciare non era previsto. La Lazio infatti, aveva messo gli occhi su un certo Pablo Pintos, ma prima di procedere all’acquisto preferì metterlo alla prova ad Auronzo, nell’estate del 2010.

Benedetto provino allora, visto che di Pintos si sono presto perse le tracce in Turchia, mentre la storia del Tata stava per cominciare. Gonzalez era finito nel radar dei club europei dopo due stagioni al Boca Juniors, ma a metà estate non aveva siglato ancora alcun contratto. Il periodo di prova con la Lazio andò decisamente meglio rispetto a quello di Pintos e Reja scelse di arruolarlo nella sua banda. Ah, fra parentesi, ma perché il ‘Tata’? In sudamerica dare nomignoli ai giocatori è la prassi, come per noi il cornetto e il cappuccino a colazione. Il Tata sta per ‘il saggio’, anche se, per il suo modo di giocare da lottatore, intenso e aggressivo, probabilmente non è il primo appellativo che ti verrebbe in mente. Furono i suoi amici, in adolescenza, a ribattezzarlo così: Alvaro infatti, aveva sviluppato la voce prima dei suoi coetanei e parlava già da uomo navigato, da saggio per l’appunto. 146 presenze e 7 gol con la maglia biancoceleste, ma mai come questa volta, i numeri non raccontano il valore reale del suo apporto.

Nella Lazio dei Candreva, Mauri Hernanes e Klose, ha garantito solidità al centrocampo, equilibrio fra i reparti e disponibilità al sacrificio, sempre. Uno di questi 7 gol però, va ricordato, ha permesso alla Lazio di presentarsi all’Olimpico il 26 maggio 2013. Il tuffo di testa sul cross di Ledesma contro la Juventus in semifinale di Coppa Italia, nel match deciso da Floccari all’ultimo respiro. Protagonista con le gestioni Reja e Petkovic e con l’Uruguay di Tabarez, 72 presenze con la maglia celeste e una Copa America vinta da protagonista, nel 2011. Mediano di sostanza, mezzala di corsa e copertura e all’occorrenza, specialmente con la sua Nazionale, anche esterno in una linea a 4. Nel 2017 lascia definitivamente la Lazio, dopo due prestiti poco fruttuosi. Con Pioli la scintilla non scattò mai, il Tata scelse di tornare in Uruguay, nel Nacional di Montevideo, prima del rientro al Defensor Sporting, dove nacque calcisticamente. Vale la pena a volte, soffermarsi su i comprimari. Ci fa capire che nel calcio, come nella vita, dietro al successo di grandi solisti c’è sempre il lavoro, nell’ombra, dei Tata Gonzalez.

Dario Cadeddu

03/09/2023

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‘LS’ – Schwoch: “Stravedo per Sarri, ma ha un punto debole” (AUDIO)

Stefan Schwoch, ex attaccante del Napoli, ai microfoni di Radiosei

Vigilia di Napoli-Lazio: da ex giocatore dei campani, come presenta la sfida di domani?

“Difficile capire perché la Lazio sia così in difficoltà. Di solito per Sarri il terzo anno è il migliore. La partenza falsa con Lecce e Genoa ha penalizzato molto, ora è tutta una rincorsa. La partenza sprint del Napoli invece, è figlia del grande entusiasmo per lo Scudetto vinto e delle condizioni straripanti di Osimhen. Paradossalmente l’entusiasmo per il secondo posto sembra aver portato la Lazio a sedersi un po’”.

Garcia e Sarri

“Il modulo è sempre lo stesso. Vedo però Lobotka meno coinvolto, gioca meno palloni. Con Spalletti aveva in mano la manovra. Difensivamente la linea è più stretta, il baricento più basso. Siamo alle prime giornate, ovviamente. Per la Lazio vedo un pizzico di rilassamento, domani certamente non potrà permetterselo. La caratura dell’avversario lo impone. Nessuno può permettersi di sentirsi arrivato nel calcio, questo vale veramente per tutti. Sarri deve incidere di più, anche se non è facile. Puoi fare qualsiasi schema, ma dentro la testa dei giocatori è difficile entrare. Spalletti la scorsa stagione riuscì a farlo, era un gruppo solido e cementato. Io per Sarri stravero, per le sue idee, ma sulla gestione del gruppo fa fatica a volte. E’ capitato che non leghi con tutto il gruppo e forse, questo porta la squadra a non sacrificarsi totalmente per lui”.

Dario Cadeddu

02/09/2023

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Luis Alberto-Lazio, avanti insieme: c’è la firma sul nuovo contratto

Promessa mantenuta, Luis Alberto ha firmato il rinnovo fino al 2027 (con opzione per il 2028) con adeguamento contrattuale (4 milioni con bonus) impostato da mesi e rinviato dopo i mal di pancia estivi con tanto di “diserzione” del test estivo con l’Aston Villa. Sostanza impostata dopo aver condiviso con la Lazio il rifiuto alle offerte arabe. Mancava solo la sigla, è arrivata. A riportalo è Skysport.

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Bonucci, l’ultimo nodo da sciogliere

Guendouzi in arrivo, ma il mercato della Lazio non è finito. O almeno non fino alle 20 di venerdì. Lotito si è messo in testa di chiudere un’altra operazione. Nella giornata di ieri ci sono stati nuovi contatti tra la società e Bonucci: il calciatore ha chiesto alla società di pazientare, a breve ci sarà un incontro tra il difensore e il club bianconero per decidere i termini della buonuscita. «Siamo stati chiari da febbraio – ha detto Allegri spiegando la situazione relativa al difensore – Gli fu detto o il ritiro a fine stagione o la ces-sione. Quando hai 35-36 anni e hai fatto la storia della Juve, Leo ha fatto 500 partite e anche zoppo andava in campo. Ha dato tanto alla Juve e la Juve ha dato tanto a lui. Deve prendere una decisione importante e non guardare ad un anno, ma a quel che è il futuro perché è giovane».

Non è una pista tramontata, anzi. Il classe 1987 continua a dare precedenza assoluta alla Lazio, anche se avrebbe altre richieste. Congelata quella dell’Union Berlino, ancora viva invece la proposta del Genoa. Il Grifone ha assoluto bisogno di rinforzare la linea difensiva e sta  pressando Bonucci per una risposta definitiva. Le prossime ore saranno comunque decisive per una sciogliere questo ultimo nodo.