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Romagnoli, derby dalla parte giusta: con la Roma soffriva da laziale…

È un derby solo suo. Suo è il batticuore, sua è la coperrtina. E’ impossibile immaginare l’immaginabile, quello che proverà oggi Alessio Romagnoli. Che se lo goda, che non si faccia fregare dal pathos. E’ l’appuntamento di una vita, questo derby. Lo accompagna da quando è bambino, è stato costretto a viverlo ai due estremi opposti, in un’inconciliabile esistenza parallela: da fuggente giocatore della Roma e da tifoso fervente della Lazio. Dentro il derby di oggi c’è tutto quello che è stato e ha sempre voluto essere Alessio Romagnoli. Lo giocherà con la divisa da difensore, dentro al corpo di un tifoso. Finalmente è libero di dichiarare la sua fede, non è più intrappolato in quella felpa che fungeva da bavaglio: «Ogni volta che giocavo contro la Lazio, quando entravo in campo, mettevo la felpa sopra alla bocca e al naso per cantare l’inno biancoceleste. L’ho sempre fatto ogni volta che giocavo all’Olimpico». Quel frenetico aprirsi e chiudersi della zip è uno dei ricordi che simboleggiano l’amore che Romagnoli ha sempre provato per la Lazio. Ha vissuto tutta la vita da laziale, anche quando giocava con la Roma. Alessio ha coronato il suo grande sogno: «Indossare questa maglia per me vuol dire esaudire il desiderio che avevo da bambino». Giocare il derby di oggi, con la maglia della squadra della sua vita, è il compimento della sua esistenza calcistica. Anche il più ferrigno e corazzato dei difensori proverebbe brividi nelle ore che precedono un derby simile e chissà quanti giocandolo. Romagnoli lo farà con la maglia 13 sulle spalle che rievoca Nesta. Lo farà da difensore del popolo biancoceleste. Lo farà da tifoso in campo. 

La storia

Alessio ha raccontato più volte la sua storia: «Avevo quattro anni. Mio fratello insieme ai miei genitori mi ha portato in giro per una vita da casa agli allenamenti. I miei avevano un negozio di alimentari. All’inizio, quando ero un ragazzino, facevano a turno per accompagnarmi a Roma: 50 km ad andare e 50 a tornare. A un certo punto non sono più riusciti a tenere insieme tutto e hanno venduto il negozio. Hanno scommesso su di me e hanno vinto». E’ cresciuto nella Roma, non ha mai cambiato fede. La Lazio provò a prenderlo, ad offrirgli un provino, era già blindato. Fu Zeman a fare esordire Romagnoli con la maglia giallorossa. Era l’11 dicembre 2012, il debutto avvenne in Coppa Italia (Roma-Atalanta 3-0). E il 22 dicembre della stessa stagione, a 17 anni, Romagnoli esordì in Serie A, in Roma-Milan 4-2. 


Corriere dello Sport

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Cataldi-Pellegrini, derby tra capitani romani

Sarà di nuovo un derby tra capitani romani. Con le assenze di Immobile e Milinkovic, la fascia della Lazio andrà sul braccio di Cataldi, classe 1994. Dall’altra parte del campo Pellegrini, classe 1996, alla sua terza stracittadina da guida della squadra giallorossa. Destino simile per i ragazzi cresciuti nei rispettivi settori giovanili. Entrambi, dopo le esperienze in Primavera, sono dovuti andare lontani da Roma per poi tornare e diventare protagonisti. Lorenzo sin da subito, Danilo invece ha scalato con pazienza le gerarchie del centrocampo. Dopo l’addio di Leiva ha lavorato a fondo sulla crescita di Cataldi, fino a trasformarlo nel regista «stile Jorginho». Il suo contratto scade nel 2024 e durante la sosta per il Mondiale ci sarà l’occasione per parlare di rinnovo. Per lui sarà il secondo derby da titolare, il primo da capitano. Nella memoria ancora il gol del 3-0 nel derby del 2 marzo 2019. Due invece le marcature di Pellegrini: lo scorso anno su punizione, ma più importante fu il colpo di tacco del 29 settembre 2018. Entrato al posto di Florenzi, quella rete cambiò la carriera di Lorenzo alla Roma.

Il Tempo.

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Il silenzio prima di un Olimpico da record: Sarri-Mou, la sfida degli opposti

Ieri il silenzio assordante, vista la scelta dei due allenatori di non pronunciarsi sulla tanto attesa sfida, oggi il ruggito dell’Olimpico pronto a infuocare un derby che si prevede ad alta tensione. Mourinho contro Sarri, la sfida degli opposti, Zaniolo e Zaccagni, il duello più caldo in campo. Ma i confronti tra Roma e Lazio possono essere decise da un episodio, da una giocata, per questo il silenzio che ha avvolto Trigoria negli ultimi giorni è stato contaminato solo dalle urla che arrivano dai campi di allenamento. Mourinho ha isolato la squadra, ha chiesto massima concentrazione e sfruttato ogni secondo per preparare al meglio la gara, dividendo il lavoro tra pallone e sala video. Le scelte sono fatte, i dubbi fugati: lo Special One ha scelto gli uomini che oggi alle 18 guarderanno dritti negli occhi i loro avversari biancocelesti. Davanti a Rui Patricio il blocco difensivo titolare, composto da Mancini, Smalling e Ibanez. La mediana sarà a cinque, con Cristante, Matic e Pellegrini in mezzo, Karsdorp e El Shaarawy sulle fasce. Davanti Zaniolo e Abraham, la coppia di Tirana, del trionfo in Conference League, delle notti magiche europee ma non dell’ultimo derby. Nella roboante vittoria per 3-0 del 20 marzo fu l’inglese il vero mattatore di giornata, con una doppietta e una prestazione stratosferica, mentre Zaniolo rimase in panchina per tutti i 90 minuti. Oggi lo scenario si è capovolto: la stagione di Abraham non riesce a decollare, quella di Nicolò sembra essersi sbloccata a Verona e incendiata all’Olimpico con il Ludogorets. Ora cerca lo sgarbo perfetto ai tifosi della Lazio, un gol nel derby per entrare nella storia della stracittadina.

Sarri invece deve fa re i conti con le assenze, pesantissime, di Immobile e Milinkovic. Il capitano biancoceleste ha provato il recupero lampo ma le speranze di vederlo in campo erano davvero minime: ieri mattina si è allenato da solo, l’obiettivo più concreto ora è il Monza. Primo derby invece per Provedel, Casale, Romagnoli, Basic, Vecino e Zaccagni: un vero e proprio ballo dei debuttanti in casa Lazio, ma tutta la voglia del mondo di spezzare l’entusiasmo giallorosso. Il genio creativo di Luis Alberto rischia di rimanere ancora una volta fuori, visto che Sarri, preoccupato dalla fisicità degli uomini di Mourinho, sembra intenzionato a scegliere Basic. Il tecnico toscano punta sulla lazialità di Cataldi e Romagnoli, sulla voglia di rivincita di Pedro, che ha già fatto male alla Roma, e sull’imprevedibilità di Felipe Anderson, altro uomo derby.

Il tutto in una cornice da oltre 62mila spettatori. Un derby che entra di diritto nella storia della stracittadina, per l’incasso più alto di sempre, con ben 113 Paesi rappresentati nell’impianto capitolino. Sarà infatti stracolma la tribuna stampa: si sono accreditati media da mezza Europa, dagli Stati Uniti, da Abu Dhabi e persino dall’Australia. Il cuore pulsante di Roma verrà raccontato in tutto il mondo, alle 18 la Capitale si ferma: Roma e Lazio, ora tocca a voi. Lo riporta La Repubblica.

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Rebus Luis Alberto-Sarri: spartiacque derby

Il dubbio di Sarri è amletico: Luis Alberto titolare nel derby, sì o no? Il Mago è sparito in tre panchine delle ultime quattro partite della Lazio, è riapparso solo per il 49esimo assist (per Zaccagni), come solo il Papu Gomez aveva saputo fare dal suo sbarco nel campionato italiano. Maurizio non discute il suo talento, ma la sua utilità nel gioco e la sua influenza nello spogliatoio, addirittura intravista nel gesto scomposto del baby Luka Romero. A Rotterdam lo spagnolo non è entrato di nuovo, dopo essere stato sostituito sul pareggio contro la Salernitana per i troppi palloni persi a centrocampo. Sarri denuncia uno stato fisico precario, ma in realtà non crede sino in fondo ai dolori all’anca del Mago e non gli vanno giù i suoi allenamenti con il freno a mano tirato. Oltretutto l’ultimo cambio gli è costato quel maledetto giallo per cui domani Milinkovic salterà il derby insieme a Ciro. Capitano e vice mancheranno per la seconda volta (la prima, ko ininfluente con il Sassuolo) su 240 gare in A, il romano Caltadi sarà emozionato nel derby con la fascia al braccio. Ma Sarri, senza i due big, può davvero permettersi di rinunciare pure a Luis Alberto? Il rebus resta aperto, innanzitutto per una questione tattica e di equilibrio: inizialmente Maurizio potrebbe preferire la corsa di Basic e Vecino per sfinire la Roma, abbassare il ritmo e poi sfoderare i colpi del Mago a campo aperto. Poi c’è un altro discorso più ampio: da ottobre lo spagnolo non ha più accettato il suo ruolo part-time (nonostante i 3 gol su 4 da subentrato) e ormai sembra davvero aver mollato il tecnico, che a sua volta spera venga ceduto definitivamente a gennaio.

RISCATTO 

In estate doveva già entrare Ilic al suo posto. Solo con l’uscita di Luis Alberto, la Lazio potrà intervenire sul mercato d’inverno. Lotito lo ha già detto sabato scorso a Sarri, che invocava uno fra Parisi e Valeri in difesa e il sogno Rafa Silva del Benfica in attacco. Solo Pedro ora può far dimenticare tutto: «Sogno un altro gol da ex nel derby, cercherò di non far rimpiangere Ciro». E forse, almeno dal primo minuto, anche l’amico Mago. Il Messaggero

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Immobile versione motivatore: il derby come terapia d’urto per presagi e nervosismo (arbitrale)

Aggrappati a Immobile motivatore. Sì, in campo non ci sarà domani, il bomber: la rincorsa col pallone si è esaurita già ieri mattina insieme alle ultime speranze residue. Appuntamento con la risonanza di dopodomani per capire solo se il rientro dell’attaccante potrà essere anticipato contro Monza e Juve, ma prima c’è un derby in cui si rischia di affogare. Negli occhi della Lazio restano lacrime, ansie e paure, due sconfitte consecutive, non era mai successo in questa stagione. Il giorno dopo l’ultima batosta, a Formello le facce sono spaesate, nella testa della Lazio è tornato il male. E, dopo un anno di ricadute, Sarri non sa più cosa fare. Immobile potrebbe andare in panchina comunque, ma già da giorni fa lo psicologo e il mental coach, sta cercando di trasmettere il suo veleno e di rialzare il morale. Mica semplice, l’ha spiegato il tecnico il motivo, dopo la brusca eliminazione dall’Europa League: «Anche nel cervello ci sono cilindrate. Col tempo qualche giocatore le assimila, ma non è facile». Tradotto: nel complesso, questa squadra è debole di carattere, di fronte alle avversità non sa reagire e si abbatte. È più frustante di un gioco mancante, la mancanza di convinzione. Dopo due ko, cresce la sfiducia e c’è davvero il pericolo di affondare. Eppure bisogna scongiurare che la settimana nera possa chiudersi con una disfatta nella sfida della sfide. Calma, o il dolore diventerà lancinante. Bisogna scrollarsi di dosso in poche ore questa depressione per non gettare al vento un avvio di campionato esaltante. Banditi sconforto e vittimismo. Eppure, dopo quanto successo contro la Salernitana con Manganiello, Sarri non è particolarmente felice nemmeno della designazione di Orsato, soprattutto perché teme le provocazioni giallorosse in agguato. In Italia gli ultimi errori hanno compromesso in parte il cammino, ma non può esserci certo un “complotto” internazionale contro la Lazio. 

IL PROBLEMA DEGLI ARBITRI

Tuttavia, anche in Europa gli arbitri hanno sbagliato tanto: dall’espulsione di Lazzari sino al fallo di Hartman su Cancellieri non ravvisato – in occasione del gol del Feyenoord – e poi ammesso dal bosniaco Peljto a fine incontro. In un discorso più ampio, Sarri si è convinto che il club capitolino non goda di troppa considerazione in giro, ma le sue denunce pubbliche (alla vigilia: «La Uefa è una vergogna») rischiano non solo di aver dato un alibi al gruppo, ma soprattutto di aver contribuito a creare un clima ostile intorno. Oggi l’allenatore resterà in silenzio, ma anche nell’ultima conferenza di Rotterdam ci è andato giù duro, dopo aver subito un arbitraggio condizionato dall’inferno degli spalti da cui piovevano cateteri e oggetti di ogni tipo: «Fossi Lotito non farei partecipare la Lazio alla Conference per come ci trattano, ma guai a snobbare questo torneo». Già, purtroppo ci aveva pensato Tare («La Coppa dei perdenti»), caduto nella legge del contrappasso e nella scontata frecciata di Mourinho. Lunedì la Lazio conoscerà il suo prossimo avversario del 16 e 23 febbraio (da evitare Basilea e Anderlecht nel sorteggio), ma domani c’è il primo crocevia dell’anno.

I PRESAGI POST-EUROPA 

Si ritorna a pezzi a casa, dopo la decima sconfitta in trasferta in Coppa. Peggio di così non si poteva arrivare al derby d’andata, ma guai ora a farsi dare il colpo di grazia dalla Roma. È il momento di tirar fuori una vera prova d’orgoglio e di maturità. La invocano, Lotito e l’intera tifoseria. Anche se tutto sembra avverso, persino le statistiche contro i giallorossi subito dopo l’Europa. Solo dal 2009, ovvero dopo la nuova denominazione dell’ex Coppa Uefa, si è giocata ben 5 volte la stracittadina con tre sconfitte biancocelesti, un pareggio e appena una vittoria. Ciro si è arreso alla risonanza, non alla cabala: ha ricominciato ieri a Formello le sedute di psicoterapia con la squadra. Domani non ci sarà, sia fatta almeno la sua volontà. Il Messaggero

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Milinkovic, che succede in Europa? Fuori dall’Italia incide pochissimo

Manca qualcosa. Manca l’acuto. La crescita di Milinkovic da quando, nel 2015, è arrivato a Roma, è sotto gli occhi di tutti. Arrivato da sconosciuto, è diventato non solo uno dei leader tecnici dello spogliatoio ma anche uno dei giocatori più ambiti del campionato italiano. La Lazio, negli anni, ha rifiutato diverse proposte di alcuni top club europei per lui. Contro i top club del nostro campionato ha segnato contro Napoli, Juventus, Roma e Inter (ai nerazzurri ben 5 volte). Eppure, in campo internazionale, troppo spesso ha lasciato a desiderare. Nell’unico anno in cui con i biancocelesti ha partecipato alla Champions League non è riuscito a segnare nemmeno un gol, rimanendo a secco in tutte e sette le partite disputate. Anche in Europa League, dove ha invece collezionato 38 presenze, ha inciso meno di quanto si possa pensare. Ha realizzato 7 gol (doppietta al Nizza), andando in rete in appena 6 partite. Non solo però, perché arrivati a un certo punto della competizione Milinkovic si blocca: ben 6 gol li ha infatti realizzati nella fase a gironi. Fra i sedicesimi (dalla scorsa stagione diventati play off), gli ottavi e i quarti di finale il numero 21 biancoceleste ha totalizzato undici presenze, segnando solo al Galatasaray nel primo turno successivo ai gironi (era il 2015-16). Con il Feyenoord, in una gara da dentro o fuori, ci si aspettava di più da lui. Al derby il serbo mancherà per squalifica, e resta in forte dubbio anche Immobile che ieri, come già successo per tutta la settimana, ha alternato il lavoro in palestra e piscina aggiungendo anche una corsa blanda in campo. Entrambi dovranno, a partire dagli spareggi del 16 e del 23 febbraio, prendere per mano la Lazio anche in Conference League. A tal proposito, il direttore sportivo Tare, ha voluto precisare le note affermazioni di qualche settimana fa relative alla competizione (definita, durante una lezione alla Luiss, “la coppa dei perdenti” perché permette ai club incassi nettamente inferiori rispetto alla Champions League). “Per la crescita della società sarebbe importante che la Lazio giocasse ogni anno nella massima competizione europea – ha spiegato -, ma ora che siamo in Conference voglio che la Lazio la onori fino in fondo. Dobbiamo fare il massimo per vincere. Un trofeo infatti è sempre importante e resta in bacheca per l’eternità”. In questo modo si darebbe anche un senso alla brutta figura fatta in Europa League in un girone che, al momento del sorteggio, sembrava essere ampiamente alla portata della squadra.

Corriere della Sera

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Tare specifica: “Mai voluto sminuire la Conference. Spero la Lazio la vinca”

Una precisazione, perché a volte è doverosa. Il direttore sportivo della Lazio torna a esprimersi sulla Conference League. Lo ha fatto qualche settimana fa, durante una lezione alla Luiss, e, rispondendo a una domanda provocatoria di un tifoso della Roma, l’ha definita “la competizione dei perdenti”. Estrapolata così una frase equivocabile, che può quasi sembrare una frecciata ai giallorossi che, nella passata stagione, l’hanno vinta. In realtà l’intento (percepito dai presenti alla lezione) era quello di spiegare che si tratta di una competizione che non è paragonabile alla Champions League a livello di introiti. Un club deve avere l’ambizione di arrivare a disputare stabilmente la massima competizione europea per crescere economicamente e, di conseguenza, strutturalmente. La crescita, con i premi che assicura la Conference, non può che essere limitata. Questo il senso del discorso.
POLEMICHE – Con la retrocessione della Lazio in Conference, sui social, molti tifosi (soprattutto romanisti), si sono divertiti a riproporre le considerazioni del direttore sportivo biancoceleste, estrapolando la frase “la coppa dei perdenti”. Per questo ora il diretto interessato ha voluto fare una precisazione. Quella frase, decontestualizzata, è stata ripresa perfino da Mourinho che giovedì, in conferenza stampa, ha voluto lanciare una frecciata, affermando di considerare la Lazio la favorita per la vittoria finale del torneo “anche se a Tare quella competizione non piace”. Schermaglie da derby, normali a Roma. Ma il direttore sportivo biancoceleste, pur accettando gli sfottò tipici della città, vuole che un concetto sia chiaro. Non voleva provocare i giallorossi con quella considerazione e, soprattutto, non ha intenzione di sminuire il valore della coppa in sé. A questo tiene particolarmente. Al punto di ammettere candidamente di sperare che la sua squadra arrivi fino alla finale in programma a Praga il 7 giugno prossimo. “Per la crescita della società sarebbe importante che la Lazio giocasse ogni anno nella massima competizione europea – ha spiegato -, ma ora che siamo in Conference voglio che la Lazio la onori fino in fondo. Dobbiamo fare il massimo per vincere. Un trofeo infatti è sempre importante e resta in bacheca per l’eternità”. Il lavoro svolto dalla società in questi anni, d’altronde, dimostra che la Lazio non snobba nessuna competizione. Dal 2009 in poi, per esempio, i biancocelesti sono arrivati in finale di Coppa Italia in cinque circostanze, in media più di una volta ogni tre anni. Più di tutte le grandi, esclusa la Juventus. Per questo trasmettere il messaggio che la Lazio snobbi una competizione, o che addirittura la derida, non sta bene al direttore sportivo Tare. Non si tratta di un ripensamento dunque, ma solo di un altro punto di vista. Perché che siano altre le competizioni che permettano alle varie società di crescere è oggettivo, ma né la società biancoceleste né il suo direttore sportivo vogliono sminuire la Conference League o qualsiasi altra competizione. E, pur accettando l’inevitabile sfottò tipico di una città nella quale convivono diverse squadre, pretendono che le affermazioni vengano spiegate e contestualizzate. Per non creare fraintendimenti ed equivoci che possono essere sgradevoli. Al punto che Tare ribadisce a gran voce che spera che, a fine stagione, la Lazio arricchisca la propria bacheca, magari anche con la vittoria della Conference League. Un trofeo che non vuole sminuire ma che anzi ha l’ambizione di conquistare. Rimediando alla brutta figura fatta nel girone di Europa League.

Gazzetta dello Sport

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Verso il derby: Luis e Ciro, i dubbi di Sarri

Sarri ha preferito fermarsi nella città olandese e rinviare la partenza nella tarda mattinata di oggi. Un allenamento a ranghi incompleti – perché gli undici titolari del De Kuip si riposeranno – è previsto a Formello nel pomeriggio, subito dopo il rientro a Fiumicino; invece, per sabato ha programmato una doppia seduta di lavoro, dal punto di vista tattico. Un dubbio per il tecnico è legato a Luis Alberto, ieri neanche entrato, che potrebbe dare il cambio a Milinkovic, squalificato dal giudice sportivo.

Immobile. La lesione media – così definita dal bollettino medico – è stata riassorbita. Manca la condizione al centravanti della Lazio, ma Sarri attende la risposta dei medici per portarlo in panchina.

Corriere dello Sport

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Lazio, nelle ultime 5 partecipazioni europee troppe delusioni: mai una vittoria nelle gare da dentro o fuori

L’obiettivo era tornare a vincere il girone europeo, cosa che alla Lazio non riesce dal 2017-18 (con Nizza, Zulte Waregem e Vitesse), in realtà arriva la retrocessione in Conference League. Nelle ultime cinque stagioni i biancocelesti in Europa hanno fatto troppa fatica. In tre occasioni sono arrivati secondi nel girone (nel 2018-19, conquistando la metà dei punti dell’Eintracht, nel 2020-21 in Champions venendo poi eliminati dal Bayern Monaco nel turno successivo e l’anno scorso, arrivando dietro al Galatasaray, perdendo poi con il Porto), con il terzo posto del 2019-20 (con Celtic e Cluj che arrivano davanti) e di ieri. Di fatto da Salisburgo in poi (quando nel 2017-18 arrivò fino ai quarti, perdendo poi con gli austriaci), la Lazio non è mai riuscita, in Europa, a vincere una partita da dentro o fuori come quella di ieri in Olanda. In tale lasso di tempo ha raggiunto solo tre volte la fase a eliminazione, perdendo due gare su due con Siviglia (in Europa League nel 2018-19) e Bayern Monaco (in Champions nel 2020-21), e ottenendo solo un pareggio con il Porto nella passata stagione. I biancocelesti, di fatto, in Europa soffrono con qualsiasi avversario, e vengono eliminati nettamente se superano il girone. Questi i (pessimi) risultati europei nelle ultime cinque stagioni.

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Immobile: miraggio derby, Juve possibile

Non vuole lasciare niente di intentato Ciro. Fisioterapia e palestra, palestra e fisioterapia. Come riporta l’edizione odierne de Il Tempo, sta provando a bruciare tutte le tappe, ieri è addirittura tornato a correre sul prato di Formello. Dal tunnel degli spogliatoi è apparsa anche la sagoma di Immobile. Il capitano non ha perso il sorriso, come se sapesse qualcosa che gli altri non sanno. Chiamatela speranza, chiamatela voglia di tornare. Lui non si arrende e continua a lavorare. Gli esami svolti lunedìin Paideia hanno confermato la presenza dell’edema e la cicatrizzazione incompleta della lesione. Ma questo non gli impedisce di lottare per la convocazione in vista del derby. A oggi sembra un miraggio, ma il centravanti della Lazio verrà monitorato quotidianamente per valutare i progressi. È attesa un’altra risonanza tra domani e dopodomanidopodiché si prenderà una decisione definitiva. Al momento lo scenario più probabile è un ritorno per la sfida con la Juventusdel 13 novembre, l’ultima del 2022 prima della sosta per i Mondiali. Eppure Ciro non si arrende, corre verso il rientro.