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PRIMAVERA

Dutu regala 3 punti preziosi: la Lazio rialza la testa contro il Pisa

Una boccata d’ossigeno in un momento complicato. La Primavera di Sanderra ritrova la vittoria a Pisa, grazie al gol di Matteo Dutu (classe 2005) poco prima del quarto d’ora. 10 punti nel girone B, a meno sei dalla vetta.

Il tabellino:

PISA-LAZIO 0-1

Marcatore: 13′ Dutu

PISA: Colucci, Biagini (85′ Bandolo), Ceccanti, Nannetti, Tomijenovic, Signorini, Nordstrom (46′ Salazaku), Trdan, Panicucci, Andreano (85′ Faye), Fischer (65′ Cecilia).

A disp.: Baglini, Sebastiano, Coppola, Bersnjak, Milli, Matteoli, Ferrari, Campani.

All.: Marco Masi

LAZIO: Magro, Floriani Mussolini, Milani, Dutu, Ruggeri, Bedini, Di Tommaso, Marino, Crespi (87′ Rossi), Colistra, Brasili (73′ Sana Fernandes).

A disp.: Morsa, Martinelli, Kane, Cannatelli, Akwasingi, Coulibaly, Napolitano, Troise.

All.: Stefano Sanderra

Arbitro: Valerio Vogliacco (sez. di Bari)

Assistenti: Ferrari – Dell’Orco

NOTE: Ammoniti: 34′ Colistra (L), 49′ Marino (L), 51′ Andreanu (P), 90’+2′ Di Tommaso (L)

Recupero: 1′ pt, 5′ st

Campionato Primavera 2 | 8ª giornata

Sabato 5 novembre 2022, ore 13:00

Stadio “Stadio Comunale Alfredo Pagni”, Peccioli (PI)

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APPROFONDIMENTI

Sarri contro Roma e Mourinho: i precedenti

Maurizio Sarri ha affrontato la Roma 13 volte. 5 vittorie, 2 pareggi e 6 sconfitte. Da allenatore della Lazio è al suo terzo derby. Sarà il quarto confronto con Mourinho. Contro il tecnico portoghese, Sarr ha pareggiato una volta (Chelsea-Man. United) vinto il primo derby della scorsa stagione, perso il secondo.

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RASSEGNA STAMPA

Rebus Luis Alberto-Sarri: spartiacque derby

Il dubbio di Sarri è amletico: Luis Alberto titolare nel derby, sì o no? Il Mago è sparito in tre panchine delle ultime quattro partite della Lazio, è riapparso solo per il 49esimo assist (per Zaccagni), come solo il Papu Gomez aveva saputo fare dal suo sbarco nel campionato italiano. Maurizio non discute il suo talento, ma la sua utilità nel gioco e la sua influenza nello spogliatoio, addirittura intravista nel gesto scomposto del baby Luka Romero. A Rotterdam lo spagnolo non è entrato di nuovo, dopo essere stato sostituito sul pareggio contro la Salernitana per i troppi palloni persi a centrocampo. Sarri denuncia uno stato fisico precario, ma in realtà non crede sino in fondo ai dolori all’anca del Mago e non gli vanno giù i suoi allenamenti con il freno a mano tirato. Oltretutto l’ultimo cambio gli è costato quel maledetto giallo per cui domani Milinkovic salterà il derby insieme a Ciro. Capitano e vice mancheranno per la seconda volta (la prima, ko ininfluente con il Sassuolo) su 240 gare in A, il romano Caltadi sarà emozionato nel derby con la fascia al braccio. Ma Sarri, senza i due big, può davvero permettersi di rinunciare pure a Luis Alberto? Il rebus resta aperto, innanzitutto per una questione tattica e di equilibrio: inizialmente Maurizio potrebbe preferire la corsa di Basic e Vecino per sfinire la Roma, abbassare il ritmo e poi sfoderare i colpi del Mago a campo aperto. Poi c’è un altro discorso più ampio: da ottobre lo spagnolo non ha più accettato il suo ruolo part-time (nonostante i 3 gol su 4 da subentrato) e ormai sembra davvero aver mollato il tecnico, che a sua volta spera venga ceduto definitivamente a gennaio.

RISCATTO 

In estate doveva già entrare Ilic al suo posto. Solo con l’uscita di Luis Alberto, la Lazio potrà intervenire sul mercato d’inverno. Lotito lo ha già detto sabato scorso a Sarri, che invocava uno fra Parisi e Valeri in difesa e il sogno Rafa Silva del Benfica in attacco. Solo Pedro ora può far dimenticare tutto: «Sogno un altro gol da ex nel derby, cercherò di non far rimpiangere Ciro». E forse, almeno dal primo minuto, anche l’amico Mago. Il Messaggero

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RASSEGNA STAMPA

Immobile versione motivatore: il derby come terapia d’urto per presagi e nervosismo (arbitrale)

Aggrappati a Immobile motivatore. Sì, in campo non ci sarà domani, il bomber: la rincorsa col pallone si è esaurita già ieri mattina insieme alle ultime speranze residue. Appuntamento con la risonanza di dopodomani per capire solo se il rientro dell’attaccante potrà essere anticipato contro Monza e Juve, ma prima c’è un derby in cui si rischia di affogare. Negli occhi della Lazio restano lacrime, ansie e paure, due sconfitte consecutive, non era mai successo in questa stagione. Il giorno dopo l’ultima batosta, a Formello le facce sono spaesate, nella testa della Lazio è tornato il male. E, dopo un anno di ricadute, Sarri non sa più cosa fare. Immobile potrebbe andare in panchina comunque, ma già da giorni fa lo psicologo e il mental coach, sta cercando di trasmettere il suo veleno e di rialzare il morale. Mica semplice, l’ha spiegato il tecnico il motivo, dopo la brusca eliminazione dall’Europa League: «Anche nel cervello ci sono cilindrate. Col tempo qualche giocatore le assimila, ma non è facile». Tradotto: nel complesso, questa squadra è debole di carattere, di fronte alle avversità non sa reagire e si abbatte. È più frustante di un gioco mancante, la mancanza di convinzione. Dopo due ko, cresce la sfiducia e c’è davvero il pericolo di affondare. Eppure bisogna scongiurare che la settimana nera possa chiudersi con una disfatta nella sfida della sfide. Calma, o il dolore diventerà lancinante. Bisogna scrollarsi di dosso in poche ore questa depressione per non gettare al vento un avvio di campionato esaltante. Banditi sconforto e vittimismo. Eppure, dopo quanto successo contro la Salernitana con Manganiello, Sarri non è particolarmente felice nemmeno della designazione di Orsato, soprattutto perché teme le provocazioni giallorosse in agguato. In Italia gli ultimi errori hanno compromesso in parte il cammino, ma non può esserci certo un “complotto” internazionale contro la Lazio. 

IL PROBLEMA DEGLI ARBITRI

Tuttavia, anche in Europa gli arbitri hanno sbagliato tanto: dall’espulsione di Lazzari sino al fallo di Hartman su Cancellieri non ravvisato – in occasione del gol del Feyenoord – e poi ammesso dal bosniaco Peljto a fine incontro. In un discorso più ampio, Sarri si è convinto che il club capitolino non goda di troppa considerazione in giro, ma le sue denunce pubbliche (alla vigilia: «La Uefa è una vergogna») rischiano non solo di aver dato un alibi al gruppo, ma soprattutto di aver contribuito a creare un clima ostile intorno. Oggi l’allenatore resterà in silenzio, ma anche nell’ultima conferenza di Rotterdam ci è andato giù duro, dopo aver subito un arbitraggio condizionato dall’inferno degli spalti da cui piovevano cateteri e oggetti di ogni tipo: «Fossi Lotito non farei partecipare la Lazio alla Conference per come ci trattano, ma guai a snobbare questo torneo». Già, purtroppo ci aveva pensato Tare («La Coppa dei perdenti»), caduto nella legge del contrappasso e nella scontata frecciata di Mourinho. Lunedì la Lazio conoscerà il suo prossimo avversario del 16 e 23 febbraio (da evitare Basilea e Anderlecht nel sorteggio), ma domani c’è il primo crocevia dell’anno.

I PRESAGI POST-EUROPA 

Si ritorna a pezzi a casa, dopo la decima sconfitta in trasferta in Coppa. Peggio di così non si poteva arrivare al derby d’andata, ma guai ora a farsi dare il colpo di grazia dalla Roma. È il momento di tirar fuori una vera prova d’orgoglio e di maturità. La invocano, Lotito e l’intera tifoseria. Anche se tutto sembra avverso, persino le statistiche contro i giallorossi subito dopo l’Europa. Solo dal 2009, ovvero dopo la nuova denominazione dell’ex Coppa Uefa, si è giocata ben 5 volte la stracittadina con tre sconfitte biancocelesti, un pareggio e appena una vittoria. Ciro si è arreso alla risonanza, non alla cabala: ha ricominciato ieri a Formello le sedute di psicoterapia con la squadra. Domani non ci sarà, sia fatta almeno la sua volontà. Il Messaggero

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Milinkovic, che succede in Europa? Fuori dall’Italia incide pochissimo

Manca qualcosa. Manca l’acuto. La crescita di Milinkovic da quando, nel 2015, è arrivato a Roma, è sotto gli occhi di tutti. Arrivato da sconosciuto, è diventato non solo uno dei leader tecnici dello spogliatoio ma anche uno dei giocatori più ambiti del campionato italiano. La Lazio, negli anni, ha rifiutato diverse proposte di alcuni top club europei per lui. Contro i top club del nostro campionato ha segnato contro Napoli, Juventus, Roma e Inter (ai nerazzurri ben 5 volte). Eppure, in campo internazionale, troppo spesso ha lasciato a desiderare. Nell’unico anno in cui con i biancocelesti ha partecipato alla Champions League non è riuscito a segnare nemmeno un gol, rimanendo a secco in tutte e sette le partite disputate. Anche in Europa League, dove ha invece collezionato 38 presenze, ha inciso meno di quanto si possa pensare. Ha realizzato 7 gol (doppietta al Nizza), andando in rete in appena 6 partite. Non solo però, perché arrivati a un certo punto della competizione Milinkovic si blocca: ben 6 gol li ha infatti realizzati nella fase a gironi. Fra i sedicesimi (dalla scorsa stagione diventati play off), gli ottavi e i quarti di finale il numero 21 biancoceleste ha totalizzato undici presenze, segnando solo al Galatasaray nel primo turno successivo ai gironi (era il 2015-16). Con il Feyenoord, in una gara da dentro o fuori, ci si aspettava di più da lui. Al derby il serbo mancherà per squalifica, e resta in forte dubbio anche Immobile che ieri, come già successo per tutta la settimana, ha alternato il lavoro in palestra e piscina aggiungendo anche una corsa blanda in campo. Entrambi dovranno, a partire dagli spareggi del 16 e del 23 febbraio, prendere per mano la Lazio anche in Conference League. A tal proposito, il direttore sportivo Tare, ha voluto precisare le note affermazioni di qualche settimana fa relative alla competizione (definita, durante una lezione alla Luiss, “la coppa dei perdenti” perché permette ai club incassi nettamente inferiori rispetto alla Champions League). “Per la crescita della società sarebbe importante che la Lazio giocasse ogni anno nella massima competizione europea – ha spiegato -, ma ora che siamo in Conference voglio che la Lazio la onori fino in fondo. Dobbiamo fare il massimo per vincere. Un trofeo infatti è sempre importante e resta in bacheca per l’eternità”. In questo modo si darebbe anche un senso alla brutta figura fatta in Europa League in un girone che, al momento del sorteggio, sembrava essere ampiamente alla portata della squadra.

Corriere della Sera

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Tare specifica: “Mai voluto sminuire la Conference. Spero la Lazio la vinca”

Una precisazione, perché a volte è doverosa. Il direttore sportivo della Lazio torna a esprimersi sulla Conference League. Lo ha fatto qualche settimana fa, durante una lezione alla Luiss, e, rispondendo a una domanda provocatoria di un tifoso della Roma, l’ha definita “la competizione dei perdenti”. Estrapolata così una frase equivocabile, che può quasi sembrare una frecciata ai giallorossi che, nella passata stagione, l’hanno vinta. In realtà l’intento (percepito dai presenti alla lezione) era quello di spiegare che si tratta di una competizione che non è paragonabile alla Champions League a livello di introiti. Un club deve avere l’ambizione di arrivare a disputare stabilmente la massima competizione europea per crescere economicamente e, di conseguenza, strutturalmente. La crescita, con i premi che assicura la Conference, non può che essere limitata. Questo il senso del discorso.
POLEMICHE – Con la retrocessione della Lazio in Conference, sui social, molti tifosi (soprattutto romanisti), si sono divertiti a riproporre le considerazioni del direttore sportivo biancoceleste, estrapolando la frase “la coppa dei perdenti”. Per questo ora il diretto interessato ha voluto fare una precisazione. Quella frase, decontestualizzata, è stata ripresa perfino da Mourinho che giovedì, in conferenza stampa, ha voluto lanciare una frecciata, affermando di considerare la Lazio la favorita per la vittoria finale del torneo “anche se a Tare quella competizione non piace”. Schermaglie da derby, normali a Roma. Ma il direttore sportivo biancoceleste, pur accettando gli sfottò tipici della città, vuole che un concetto sia chiaro. Non voleva provocare i giallorossi con quella considerazione e, soprattutto, non ha intenzione di sminuire il valore della coppa in sé. A questo tiene particolarmente. Al punto di ammettere candidamente di sperare che la sua squadra arrivi fino alla finale in programma a Praga il 7 giugno prossimo. “Per la crescita della società sarebbe importante che la Lazio giocasse ogni anno nella massima competizione europea – ha spiegato -, ma ora che siamo in Conference voglio che la Lazio la onori fino in fondo. Dobbiamo fare il massimo per vincere. Un trofeo infatti è sempre importante e resta in bacheca per l’eternità”. Il lavoro svolto dalla società in questi anni, d’altronde, dimostra che la Lazio non snobba nessuna competizione. Dal 2009 in poi, per esempio, i biancocelesti sono arrivati in finale di Coppa Italia in cinque circostanze, in media più di una volta ogni tre anni. Più di tutte le grandi, esclusa la Juventus. Per questo trasmettere il messaggio che la Lazio snobbi una competizione, o che addirittura la derida, non sta bene al direttore sportivo Tare. Non si tratta di un ripensamento dunque, ma solo di un altro punto di vista. Perché che siano altre le competizioni che permettano alle varie società di crescere è oggettivo, ma né la società biancoceleste né il suo direttore sportivo vogliono sminuire la Conference League o qualsiasi altra competizione. E, pur accettando l’inevitabile sfottò tipico di una città nella quale convivono diverse squadre, pretendono che le affermazioni vengano spiegate e contestualizzate. Per non creare fraintendimenti ed equivoci che possono essere sgradevoli. Al punto che Tare ribadisce a gran voce che spera che, a fine stagione, la Lazio arricchisca la propria bacheca, magari anche con la vittoria della Conference League. Un trofeo che non vuole sminuire ma che anzi ha l’ambizione di conquistare. Rimediando alla brutta figura fatta nel girone di Europa League.

Gazzetta dello Sport

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DICHIARAZIONI

Derby, Pedro: “Il gol alla Roma molto importante per me. Mi sento in forma”

Pedro è uno dei giocatori più vincenti di sempre, l’unico nella storia ad aver vinto tutti i maggiori trofei internazionali nei club e con la Nazionale. E anche in Italia non poteva non lasciare il segno: lo spagnolo è diventato il terzo calciatore dopo Arne Selmosson (negli anni 50) e Aleksandar Kolarov a segnare nel derby con entrambe le maglie. E l’idea è quella di ripetersi per regalare un`altra vittoria ai biancocelesti.

Queste le sue parole al sito ufficiale della Lega Serie A:

Pedro, seconda stagione alla Lazio, dopo quella trascorsa in giallorosso. Come ti trovi in biancoceleste?

Qui mi sento a casa: i tifosi e i compagni mi hanno accolto subito bene appena sono arrivato e quindi è stato facilissimo ambientarsi. Mi piacciono molto i valori che trasmette il club, siamo una grande famiglia. Dal primo giorno mi sono sentito a mio agio e mi è sembrato di giocare alla Lazio da anni, quindi sono molto felice di essere qui e di poter cercare di dare sempre il massimo per questi colori.

Diciamo che segnare subito nel derby dello scorso anno ti ha aiutato, quanto è stato importante quel gol?

Quel gol è stato molto importante per me dopo il mio passaggio dalla Roma alla Lazio: è stato bellissimo poter segnare con questa maglia nel derby, sappiamo tutti che significato ha questa partita in città, la passione e le emozioni che genera tra i tifosi, quindi quel gol è stato importantissimo perché mi ha permesso di legare subito con l`ambiente, con i tifosi e la società.

Come stai dopo l`infortunio?

Avevo fatto un buon precampionato, poi mi sono fatto male alla caviglia. Ho saltato partite e allenamenti ed è stato difficile ritrovare il ritmo giusto, ma ora mi sento di nuovo in forma, ho ritrovato continuità nelle ultime partite e spero di continuare su questa strada per dare il mio contributo alla causa: posso aiutare la squadra sia quando gioco dall`inizio che partendo dalla panchina.

Che tipo di squadra è la Lazio?

Giochiamo bene: pressiamo alto, comandiamo il possesso e creiamo tanto davanti. Mantenendo questo tipo di mentalità e dando sempre il massimo potremo arrivare lontano!

Grazie anche a Maurizio Sarri, con cui sei tornato a lavorare dopo l`esperienza al Chelsea…

Abbiamo lavorato sodo l’anno scorso per assimilare le idee del mister e per capire esattamente cosa si aspettava da noi. Penso che che tutti i nuovi arrivati che si sono uniti alla squadra quest’anno si siano adattati bene alla filosofia del mister e al sistema di gioco. Lo stiamo dimostrando sul campo.

Che tipo è il mister?

Sarri vive per il calcio. Cura molto la parte tattica, gli piace fare possesso, creare occasioni e giocare all’attacco. Questo mi piace molto di lui ed è quello che ho sempre cercato nella mia carriera. E poi è una figura carismatica, ci motiva molto e ci aiuta a plasmare la mentalità vincente della squadra. E quello che serve per fare il salto di qualità.

Questa estate avevi detto che la Lazio è pronta per raggiungere grandi traguardi. Dopo queste prime 12 giornate ne sei ancora convinto?

Certo, ma dobbiamo giocare ogni partita al massimo pensando di poter vincere. Abbiamo giocatori e mentalità per poter puntare a vincere sempre. L`anno scorso il Milan lo ha dimostrato, tutto è possibile con il lavoro e la mentalità. Dobbiamo essere consapevoli che possiamo fare qualcosa di grande attraverso il lavoro, senza dimenticare però che la Serie A TIM è molto difficile e ci sono tante squadre forti.

Domenica probabilmente mancherà ancora Immobile, quanto state soffrendo la sua assenza?

L’infortunio di Ciro è un duro colpo per noi, specialmente in un momento delicato della stagione con molte partite importanti, però ogni singolo giocatore darà tutto per cercare di sopperire all’assenza del capitano. Cercheremo di segnare proprio come fa Ciro in ogni partita. Se non giocherà, per noi sarà un’assenza importante.

Sarri ai tempi di Napoli si inventò Dries Mertens come falso 9, tu ti ci vedresti?

Posso farlo e l’ho già fatto sia col Barcellona che in Nazionale. Ma è diverso rispetto a quando gioco in fascia. Per me l’importante è aiutare la squadra, ci sono tanti giocatori che possono sostituire Ciro in quella posizione come ad esempio Felipe Anderson o Zaccagni.

Cosa vuol dire giocare un derby a Roma?

Il derby è una partita importante, probabilmente uno dei derby con maggior passione nel mondo. Io ne ho giocati tanti, ma questo è diverso, si sente durante tutta la settimana. Significa tanto per i tifosi e per la città quindi faremo di tutto per vincere!

Che partita ti aspetti?

Sarà una partita intensa con ritmi molto alti e tanto agonismo. Noi dovremo giocare il nostro calcio, come facciamo sempre, e dare il massimo per portare a casa i tre punti. Sappiamo che loro hanno giocatori forti e che ci renderanno la vita difficile, ma è il derby. Proveremo a sfruttare tutte le occasioni che avremo per portare casa il risultato perché è una partita fondamentale.

Alessio Buzzanca

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Giordano: “Presupposti peggiori per un derby perfetto. Luis Alberto? Mi auguro che dimostri di volerla giocare davvero…” (AUDIO)

BRUNO GIORDANO in collegamento a ‘NMM’!

La Conference è un problema ulteriore che dovrai affrontare. Questa è una squadra che ha difficoltà a trovare motivazioni in Europa League, figuriamoci in questa competizione. Inoltre c’è il problema del calendario che ora si complica. Ora devi finire questo mini-ciclo nel modo migliore, l’obiettivo è mantenere almeno questa posizione. Poi avrai tutto il tempo di riordinare le idee, sperando che si possa fare qualcosa sul mercato almeno in attacco”.

Il Derby

Ci dobbiamo aggrappare alla storia di questa gara che dice che non conta come ci arrivi. Ma temo che posa pesare molto il momento negativo che si sta vivendo, da questo punto di vista devi sperare che venga fuori la prestazione perfetta, fatta di determinazione e capacità di adeguarsi agli eventi. Sinceramente preferirei approcciare al derby con i presupposti della Roma. Luis Alberto? Credo che ci sia qualche problema con il tecnico, mi auguro che in questi due giorni il ragazzo dimostri di volerla davvero questa partita. Temo che non giocherà dall’inizio, ma lo spero”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Abbate: “No reazione alla prima difficoltà, è tornato il difetto. Sarri sa che non ci saranno interventi a gennaio, a meno che…” (AUDIO)

ALBERTO ABBATE (Il Messaggero) in collegamento a ‘NMM’!

“Sono preoccupato dal post partita e dall’ultima mezzora di Rotterdam. L’approccio è stato giusto, poi nuovamente alla prima difficoltà reagisce con poca lucidità e con nervosismo. E’ un difetto che pensavamo che la squadra di Sarri avesse superato. Poi c’è un altro tema che sta condizionando anche lo stato psicologico della Lazio, ossia il trattamento arbitrale che certamente non sta favorendo i biancocelesti. Le parole di Sarri prima della gara con il Feyenoord sono state molto forti, mentre il club continua a non pronunciarsi pubblicamente sull’argomento. Sarri ha fatto riferimento anche ai difetti di organico, ma sa benissimo che non ci sono possibilità che la Lazio a gennaio intervenga sul mercato, a meno che non ci fossero delle uscite. Da questo punto di vista, la questione Luis Alberto è sempre da tenere in conto. Lo spagnolo è tornato ad essere un corpo estraneo alla squadra”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Oddi: “Pagata seriamente l’assenza di Immobile. Ora reazione, il derby è una battaglia” (AUDIO)

GIANCARLO ODDI in collegamento ‘NMM’

“Abbiamo regalato anche questa partita. Ieri contro il Feyenoord, la Lazio ha avuto le occasioni migliori e non è stata in grado di andare in vantaggio. Ieri abbiamo pagato seriamente l’assenza di Immobile. Non ho nulla da rimproverare alla prestazione di Felipe Anderson, ma quelle occasioni così limpide se hai la predisposizione a fare male le segni. Purtroppo lo sapevamo che una assenza così importante alla lunga si sarebbe fatta sentire. Ora c’è il derby, serve la reazione, sarà una battaglia sportiva. Non voglio pensare che queste due sconfitte tolgano certezze”