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Lotito, presenza costante a Formello: Sarri gradisce

Presenza costante. Sarri chiama, Lotito risponde.. Neanche il tempo di dire che il patron è molto impegnato in Senato che anche ieri è tornato a Formello. Non sono bastati i complimenti post gara di sabato. Rieccolo nel centro sportivo a parlare con lo staff, Sarri su tutti, stavolta con nessuna garanzia in più rispetto a quelle date pre-Monza. Il tecnico sa di avere il progetto Lazio ben saldo tra le proprie mani, ma allo stesso tempo apprezza questo interesse del presidente. Qualche parola pure con alcuni giocatori, non Milinkovic e Pedro, entrambi in permesso. Col serbo difficilmente ci saranno avvicinamenti in tempi brevi, mentre il futuro dello spagnolo (in scadenza a giugno) richiede un’accelerazione. Ci sarà la presenza di tutti e due però contro lo Spezia, come Luis Alberto, ieri presente solo nel pomeriggio nella doppia seduta di squadra. La preparazione per la gara del Picco proseguirà oggi, mentre il dato del settore ospiti sale a quasi 1200 biglietti. Pericolo scampato intanto per la Nord. Il Giudice Sportivo ha multato il club (2mila euro) per l’utilizzo di un petardo e ha confermato le ammonizioni per Milinkovic e Provedel. L’unico diffidato resta Cataldi, ma spunta un’espulsione – sfuggita a tutti – che fa sorridere. Tra i dirigenti squalificati per una giornata c’è Marco Gabriele, l’addetto agli arbitri della Lazio. Il motivo? Un’espressione irrispettosa al quarto ufficiale a fine primo tempo. Il Messaggero

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Il Corriere della sera nell’edizione odierna si è messo a fare i conti alla Lazio. Con la penalizzazione della Juventus infatti, ai biancocelesti servono 16 punti per la matematica certezza della Champions

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RASSEGNA STAMPA

Muro Provedel torna a La Spezia

Chi pensava arrivasse a Roma per fare il secondo si sbagliava di grosso. La scelta di puntare su Provedel è stata ponderata da tecnico e società. Dopo aver tentato i colpi Carnesecchi e Vicario, la decisione è ricaduta sull’ex portiere dello Spezia. Sin dal suo approdo nella Capitale, il classe 1994 ha fatto capire di poter essere un valore aggiunto per la rosa. Non è un caso che l’esperienza di Maximiano sia durata appena 6 minuti nella prima giornata contro il BolognaProvedel è entrato e non è più uscito, è diventato un muro. Ha lasciato al compagno di reparto le briciole tra Conference League e Coppa Italia (appena 450′). Fino a questo momento è stato il miglior numero uno del campionato avendo disputato tutte e 29 le partite in programma e subendo 20 reti. Meglio anche di Meret, che con il Napoli ne ha incassati 21. Quella della Lazio infatti è la seconda miglior difesa d’Europa, dietro solo al Barcellona (9 gol presi) e a pari merito con l’Atletico Madrid di Simeone. «Se non si prende gol il portiere si prende il merito, ma devo dividerlo con tutta la squadra. Devo ringraziare i miei compagni», le parole di Provedel in una recente intervista. Nessun segreto, solo tanto lavoro da parte dell’estremo difensore, arrivato ad alti livelli non più giovanissimo. Colpa di un infortunio che ne ha compromesso la rapida ascesa. Ma non per questo il ragazzo di Pordenone si è dato per vinto. Anzi. Ha lottato per arrivare in Serie A e per restarci. C’è la sua firma a chiare lettere sulla doppia salvezza dello Spezia. Poi quella chiamata alla quale è stato impossibile dire di no. La Lazio ha fatto subito sul serio, chiudendo il colpo a un prezzo low cost. Appena 2,5 milioni per portarsi a Formello un futuro elemento della nazionale italiana, un muro biancoceleste. Nelle ultime due occasioni infatti Mancini ha inserito anche il nome di Provedel tra i convocati azzurri, anche se dopo il derby di campionato il portiere ha dovuto alzare bandiera bianca per gli strascichi dell’influenza: «Ho avuto la soddisfazione di essere convocato da Mancini, non sono andato perché non stavo bene, ma sotto antibiotici».

Il muro è una questione soprattutto di mentalità. «All’inizio si faceva più fatica – ha spiegato – non è ancora una mentalità perfetta, cerchiamo sempre più sintonia. Ora davanti ho Casale e Romagnoli, ma tutti stanno facendo il massimo». Anche venerdì sera ci sarà lui a difesa dei pali biancocelesti. Tornerà al Picco da grande ex del match. Lo scorso anno la partita fu caratterizzata dalle polemiche per il gol in fuorigioco di Acerbi, che con un pallonetto scavalcò proprio Provedel. Intanto ieri la squadra è tornata ad allenarsi dopo due giorni di riposo concessi da Sarri: non sono previsti grossi cambi di formazione, con Immobile che dovrebbe essere riproposto al centro dell’attacco. Il Tempo

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Milinkovic ha deciso, Champions senza rinnovo

Come riferito da Il Messaggero, Milinkovic-Savic ha deciso in maniera definitiva di non rinnovare il contratto con la Lazio attualmente in scadenza nel 2024. Nessuno sbilanciamento, diktat chiaro dato da Kezman, alla ricerca di offerte importanti per il proprio assistito, che intanto, anticipando eventuali tentativi di Lotito, in privato al club ha reso noto di non aver intenzione di rinnovare. Ecco perché i prossimi mesi estivi saranno ancora più bollenti di quelli degli anni precedenti, già molto caldi di per sé. La Juventus è la squadra italiana che più si è avvicinata a Sergej, ma considerate le problematiche extra campo è la Premier League ad attirare sul serio il centrocampista, con Arsenal e Newcastle che hanno già sondato il terreno e il West Ham che potrebbe entrare in corsa cedendo Rice.

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Sarri ed il ritorno alle origini: è dove può incidere e decidere che fioriscono le sue idee

Maurizio Sarri a Napoli è passato alla storia soprattutto per la stagione dei 91 punti ma quel campionato esaltante e doloroso, culminato nel tragico pomeriggio di Firenze, fu il frutto di due anni di lavoro. Soprattutto della stagione precedente, la prima senza Gonzalo Higuain.
Serie A 2016/17: quel Napoli conquistò 48 punti dal giro di boa in poi, la miglior squadra del girone di ritorno di un campionato che concluse al terzo posto con 86 punti. Mertens centravanti fu la ciliegina sulla torta, l’upgrade definitivo per un successivo campionato che ancora oggi viene ricordato anche se non ha portato ad alcuna vittoria.
Vi ricorda qualcosa? La Lazio oggi sembra stia vivendo proprio quel secondo anno lì. Ci sono delle differenze, evidentemente, ma è fuor di dubbio che in questo girone di ritorno stia emergendo in tutta la sua forza il lavoro meticoloso di Sarri. Sei vittorie e un pareggio nelle ultime sette partite di campionato, nessuno come la Lazio negli ultimi due mesi. Una squadra che non sa ancora gestire (o forse non ha la forza per farlo) un impegno ogni tre giorni, ma che quando può concentrarsi su un solo obiettivo può battere chiunque. Si stanno ponendo le basi per una stagione straordinaria, anche se qualcosa andrà sistemato. Anche se in estate Lotito dovrà prendere una decisione già troppe volte rinviata.

Sarri è tornato alle origini dopo aver toccato con mano ciò che non gli piace
A 64 anni Maurizio Sarri si ritrova ad allenare soprattutto per il gusto di allenare. Se il Napoli fu il trampolino di lancio per riscattare, anche economicamente, 20 e passa anni di gavetta tra Promozione e Serie B, la Lazio è il ritorno alle origini. Maurizio Sarri è un allenatore, un insegnante di calcio, un ruolo molto diverso da quello di gestore ricoperto al Chelsea prima e alla Juventus poi. Soprattutto l’anno bianconero fece emergere ciò che Sarri non è, con quali compromessi ha dovuto fare i conti pur di alzare al cielo prima un’Europa League e poi uno Scudetto nemmeno festeggiato.
È passata alla storia questa sua ammissione a capitolo bianconero ormai concluso: “A metà ottobre feci una riunione con lo staff, chiedendo di fare una scelta. Andiamo dritto per la nostra strada e andiamo a casa tra 20-30 giorni o scendiamo a qualche compromesso, vinciamo il campionato sapendo che andiamo a casa lo stesso? Abbiamo scelto la seconda”.
Quel capitolo della sua vita è ormai chiuso. Dopo aver visto cosa c’è dall’altro lato della Luna, Sarri oggi non ha più quella smania che agitava le sue giornate partenopee e sa che questo tipo di ambiente, dove può decidere e incidere, rappresenta l’humus ideale per far fiorire le sue idee. Che hanno bisogno di pazienza e duro lavoro, che hanno bisogno di tempo e applicazione per sedimentarsi, ma che poi sanno apparire in tutta la loro magnificenza. Perché per Sarri i risultati sono sempre una conseguenza. L’effetto e non la causa.
Claudio Lotito l’ha capito. Ha dimostrato di saperlo assecondare e di saper aspettare. Ha creato un rapporto talmente solido che ha spinto Sarri, dopo la vittoria col Monza, a rilasciare una dichiarazione non banale: “Se non succede qualcosa di clamoroso, mi vedo in un progetto a lunga scadenza. Voglio smettere alla Lazio”. C’è però ancora qualcosa di irrisolto e tra qualche settimana, a bocce ferme, su questo irrisolto toccherà tornarci.

Ma a giugno ci sarà la resa dei conti
È evidente però che qualcosa negli ultimi anni sia cambiato. È cambiato lo scenario col cambio di allenatore. A differenza di Inzaghi, Sarri di Tare non condivide idee e scelte. Il suo modo di far mercato, le sue strategie e i suoi orientamenti. A Lotito questo quadro è apparso chiaro quasi subito e per questo motivo, un anno dopo l’arrivo di Sarri, ha inserito nell’organigramma societario la figura di Angelo Fabiani: ufficialmente Direttore Sportivo della Primavera, ufficiosamente molto di più. Fabiani ormai dalla scorsa estate è il trait d’union tra le richieste di Sarri e le decisioni di Lotito, è colui che insieme a Enrico Lotito gli ultimi giorni di agosto era a Milano per risolvere le ultime operazioni di mercato della Lazio e che ha operato come e più di Tare. Che qualche operazione l’ha pur definita, ma molte più volte è rimasto a guardare.
Più che un Direttore Sportivo, Tare nell’ultima stagione è stato il pungiball di Sarri, da colpire tutte le volte che le cose non hanno funzionato. L’ultima dopo l’eliminazione dall’Europa League: “Non siamo strutturati per tre competizioni. Dobbiamo crescere sotto tutti i punti di vista”. Tare paga alcuni grossolani errori di mercato, ma più di tutto una vision molto diversa da quella del suo allenatore. Di quel Sarri che oggi è figura attorno a cui si avvinghiano i sogni di gloria biancocelesti. Di quel Sarri che chiede sempre più persone allineate al suo credo per portare a compimento il suo lavoro.
La bilancia alle porte di un terzo anno che si preannuncia ricco di speranze e possibilità pende tutta in un’unica direzione e per questo motivo, mai come ora, la storia tra Lotito e Tare sembra giunta ai titoli di coda.

Tuttomercatoweb.com

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GIUDICE SPORTIVO

Squalifiche, Bastoni salta Spezia-Lazio

Il Giudice Sportivo Gerardo Mastrandrea ha reso note le decisioni circa le squalifiche derivanti dall’ultimo turno di campionato, giocato tutto lo scorso sabato: Simone Bastoni dello Spezia, Matteo Bianchettidella Cremonese, Lassana Coulibaly della Salernitana, Alex Sandro della Juventus, Giangiacomo Magnani dell’Hellas Verona, Tanguy Ndombele del Napoli, Riccardo Orsolini del Bologna, Miguel Veloso dell’Hellas Verona e Perr Schuurs del Torino.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Abbate: “Lazio evoluta, non temo cadute. A 75 punti c’è la Champions” (AUDIO)

Lazio evoluta, Alberto Abbate a ‘QUELLI CHE…’

“Ormai la Lazio dà l’idea di essere talmente evoluta che onestamente non temo cadute inaspettate. La continuità che sta dando la Lazio come prestazioni non l’ho mai vista da quando seguo la Lazio.

A Spezia poi ci stanno tormentando da un anno per il gol di Acerbi in offside ed è il momento di farglielo dimenticare.

Secondo me la spinta di Milinkovic c’era, ma tutto l’arbitraggio di Di Bello è stato indecente: Alex Sandro, Locatelli, Cuadrado… nessuno di questi avrebbe dovuto finire la partita. E il pestone col piede a martello di Vlahovic su Anderson non punito nemmeno col giallo?

Negli ultimi 5 anni a 75 punti è stata Champions matematica. Per carità ogni campionato fa storia a sé, ma la storia dice questo e la Lazio è a 58 punti.

Per me è inconcepibile che Milan e Inter stiano facendo questo campionato. Magari la Lazio avesse le punte di riserva delle milanesi. Inzaghi ha fatto un campionato disastroso, da cacciare a metà stagione. Aveva a disposizione un organico mostruoso rispetto alla Lazio: ha tre rose.

A me nella partita contro la Juve ha impressionato la consapevolezza della Lazio e la superiorità netta contro la squadra più in forma del campionato. Mi ha esaltato il collettivo e finalmente ha fatto una grande partita anche Milinkovic”.

Alessio Buzzanca

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CALCIOMERCATO

L’attacco che sarà: ritorno di fiamma per Pinamonti

Tempo di guardare avanti. Si pensa già al mercato estivo, con diverse piste che in casa Lazio potrebbero diventare caldissime a fine campionato. Soprattutto per quanto riguarda il reparto offensivoSarri vorrebbe giocatori italiani o che comunque abbiano una conoscenza diretta della Serie A. Per questo motivo attenzione al possibile ritorno di fiamma per Andrea Pinamonti del Sassuolo. Era già stato cercato nella scorsa stagione, diventerebbe un’opzione percorribile solo in caso di arrivo in Champions League. Il suo agente, Enzo Raiola, è lo stesso di Luca Pellegrini. I due discorsi potrebbero incrociarsi proprio in estate.

Non solo l’idea Pinamonti. Nel frattempo il ds Tare ha bloccato Roland Sallai del Friburgo, ha mosso passi per Philip Billing del Bournemouth e per Ferran Jutglà del Bruges. Quest’ultimo è gestito dalla You First Sport, stessa agenzia di Luis Alberto, Escalante e Raul Moro, con cui il direttore sportivo ha rapporti solidi. Catalano, classe ’99, in stagione ha segnato 11 gol e fornito otto assist in 38 presenze. Ha 24 anni, l’ha compiuti il primo febbraio. Tare è stato in Belgio due settimane fa, ha approfondito i discorsi, Jutglà costa circa 15 milioni di euro. Sallai o Jutglà? Il primo diventerebbe l’esterno destro con Felipe pronto a diventare la prima alternativa a Immobile. Se arrivasse Jutglà, invece, Felipe rimarrebbe «solo» un esterno, a quel punto la casella di vice Ciro sarebbe occupata da un giocatore di ruolo. Bisognerà capire chi sarà a condurre il mercato. Tare sta portando avanti le sue piste, Sarri ha idee diverse e l’ha spiegato chiaramente. Lotito è chiamato al solito lavoro di mediazione. Il Tempo

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Cardone: “Lazio completa, padrona del proprio destino Champions. Immobile può giocare con meno responsabilità” (AUDIO)

GIULIO CARDONE (La Repubblica) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!

Ora in chiave Champions, è assolutamente vero che il destino è nelle mani della Lazio. Il bottino, il vantaggio dei biancocelesti sulla quinta è importante. Sarebbe così anche nel caso in cui alla Juventus venissero restituiti i 15 punti. Mancano nove gare da qui alla fine e già la gara con lo Spezia è insidiosa. Sarà una partita vera contro una squadra motivata ed in lotta per la salvezza. Rispetto al calendario, temevo molto il Torino di Juric, poi vedendola giocare contro la Roma ho avuto molti dubbi. Hanno giocato molto male dal punto di vista tecnico, sono rimasto perplesso da alcuni particolari. Detto questo, sappiamo benissimo che quello che arriverà a Roma sarà un altro Torino dal punto di vista agonistico. La Lazio deve ragionare gara dopo gara per essere completa.

Lazio completa

Con la Juventus è stata una Lazio completa nella sua prestazione. Abbiamo visto un grande dominio nel primo tempo. In tal senso, avrete letto le parole di Rabiot che ha parlato di vergognosa prestazione della propria squadra, ma è stata brava quella di Sarri a costringere quella bianconera a soffrire. Poi c’è stata anche la sofferenza finale, era naturale, anche la capacità di saper soffrire fa parte delle doti della grande squadra.

Immobile ha avuto buone sensazioni, è stato parte integrante della prestazione di tutta la squadra. Dopo tutto questo tempo di inattività era importante tornare a giocare dall’inizio. Se avesse fatto quel gol al volo con il destro sarebbe venuto giù l’Olimpico. Il fatto che la Lazio si stia un po’ affrancando dalla dipendenza dai suoi gol deve permettergli di giocare anche con più spensieratezza, meno responsabilizzato. Immobile è all’interno di un meccanismo che funziona”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Giordano: “Il coraggio della Lazio e la tecnica dei singoli. Così abbiamo battuto la Juve” (AUDIO)

Il coraggio della Lazio, con Bruno Giordano a ‘QUELLI CHE…’

“Partita bellissima quella di sabato, giocata per un’ora con coraggio, aggressività e voglia di attaccare. Tutti gli interpreti hanno fatto una partita importante e quando gli interpreti fanno la prestazione, di solito queste partite le vinci.

La Juventus ha avuto un buon ritorno l’ultima mezz’ora e la Lazio ha saputo anche soffrire e difendersi bene. Anche dal punto di vista del carattere è stata una prova importante.

Se manteniamo questa determinazione, non so se secondi o quarti, ma la Champions non ci può scappare.

Quando parliamo di tattica, dimentichiamo che l’essenza del calcio è l’azione Anderson-Alberto-Zaccagni che pur non essendo un’azione studiata, è quella che fa la differenza. Quello che conta è la tecnica dei giocatori perché puoi insegnargli quello che vuoi, ma senza la giocata tecnica, non fai grandi partite. La bellezza del calcio è la tecnica, non sono gli schemi. Poi ci deve essere l’organizzazione, il gioco, ma senza la tecnica non c’è il grande calcio.

Capitolo Ciro Immobile, l’ho visto concentrato e in buone condizioni, ma gli manca brillantezza. Il tifoso laziale non deve mettere minimamente in discussione il momento attuale di Ciro perché ha almeno altri due anni di carriera alla Lazio”.

Alessio Buzzanca

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Solo il Napoli come la Lazio nel ritorno: la crescita dei big per compensare l’assenza di Immobile

Seconda non per caso. La Lazio è così in alto perché nel 2023 ha avuto il miglior rendimento tra le big del campionato (al pari della Juve, che senza il -15 sarebbe un punto sopra i biancocelesti). La brillantezza di tutto il gruppo negli ultimi due mesi ha fatto la differenza. Nelle ultime sette partite sono arrivate sei vittorie e un pareggio. I punti in tutto il girone di ritorno sono 21. Solo il Napoli ha fatto meglio, con 24. Gli uomini di Sarri però non meritano elogi solo per i risultati, ma anche per la qualità del gioco, grazie alle prestazioni dei suoi interpreti. Alla continuità di rendimento di Felipe Anderson (a La Spezia, venerdì, sarà la sua novantesima presenza consecutiva in due anni in tutte le competizioni) e di Zaccagni, mai così prolifico prima di questa stagione (10 gol e 9 assist tra campionato e coppe), si sono aggiunti un Milinkovic ritrovato, dopo mesi non ai suoi livelli, e un Luis Alberto definitivamente consacrato al Sarrismo. I Fab Four biancocelesti sono riusciti così a compensare le assenze di Immobile.

Sì, è una Lazio guarita dalla Ciro- dipendenza nel ritorno. I gol totali sono 10 meno dell’ anno scorso, quando alla 29a giornata erano 56, ma 21 dei quali firmati dal capitano-goleador. Segno che la crescita della Lazio quest’anno sta passando da un miglioramento generale di tutto il reparto offensivo. Basti pensare che Luis Alberto ha realizzato 5 gol fin qui: tanti quanti ne aveva fatti in tutta la scorsa Serie A. Stesso discorso per Felipe Anderson, arrivato a 6 gol come un anno fa, ma oggi con ancora 9 giornate da giocare. Zaccagni ha invece quasi triplicato il proprio bottino: nel 2021-22 aveva messo a segno 4 reti. Con quello alla Juve sabato scorso è arrivato a 10 in campionato. Ha punito almeno una volta tutte le grandi, tranne l’Inter. «Mancano 9 partite, spero di segnare e migliorare ancora», ha detto l’ala sinistra biancoceleste dopo la vittoria contro i bianconeri. Se poi ci saranno altri assist del Toque, come il tacco dell’altra sera, sarà ancora più facile: «L’avevamo provato in allenamento», ha confessato lo spagnolo. E poi: «Meno male che ha segnato, sennò lo ammazzavo!». I due autori della giocata decisiva concordano su un fatto: «La Lazio è maturata e lo dimostriamo, ne siamo molto contenti. La squadra è in un buon momento e ci piace giocare così».I l gol di Zaccagni è poi un ennesimo segnale per Mancini. Nessun attaccante italiano ha fatto meglio in A quest’anno, non solo nel ritorno. Impossibile per il ct azzurro continuare a ignorarlo per la Nazionale. A giugno la convocazione sembra scontata, archiviando le ruggini del passato. La Repubblica