Claudio Ranieri, tecnico dei sardi in conferenza stampa, presenta la sfida di sabato alle 18.00.
Ranieri, il ritorno a Roma: “La Lazio gioca a memoria, stanno facendo bene e si sono qualificati agli ottavi di Champions. Dobbiamo rispettarli ma giocare come sappiamo. Ci sono grandi campioni, sanno fare gol e hanno azioni studiate. Venivano da giorni di pressione dopo la Salernitana ma abbiamo visto come hanno reagito. Per fortuna conta l’ultima nel nostro mondo. La Lazio avrà grandi stimoli. Sarri sa che è in ritardo in campionato e punta molto sull’Olimpico. Il pubblico sarà caloroso, sappiamo che affronteremo una squadra che dicono non sia in piena forma ma io ho visto cose diverse. Tutti i giocatori fanno la loro parte. Ci sarà da soffrire ma vogliamo sfruttare le nostre possibilità. Aria di Derby? No, non conta quando affronto la Lazio con un’altra squadra. Ho sempre rispettato i biancocelesti, il trasporto quando ho allenato la Roma era diverso”.
“Immobile è un goleador nato, puoi stare attento con 1000 occhi ma può sempre trovare il pertugio giusto. Sa prima dove arriverà la palla, sui calci d’angolo tutti sanno che va sul secondo palo ma poi fa gol sempre. Lo avevo da ragazzino alla Juventus, è migliorato tanto”.
Il volto di Sky, Stefano De Grandis, è intervenuto stamattina in “Quelli che hanno portato il calcio a Roma”, per parlare del momento vissuto dai biancocelesti.
“Applausi per il passaggio del turno in Champions perché non è mai facile. Penso però che il campionato rappresenti la fotografia delle squadra, lì ti serve continuità. Non voglio raffreddare l’entusiasmo sulla Lazio perché la Lazio col Celtic non mi ha convinto al 100%. Sono contento e spero che da questa iniezione di energia si ritrovino contenuti”.
La Lazio priva di gioco? “Non credo che la Lazio non sappia più palleggiare e che non mantenga buoni contenuti tecnici. Manca la capacità di giocate decisive. Inutile parlare di Milinkovic ormai. Mi riferisco ad esempio della doppietta di Immobile con il Celtic. Ciro ha fatto due gol decisivi. Penso invece alle difficoltà realizzative di Zaccagni e Anderson. Alla Lazio ora mancano i colpi”, risponde il giornalista della piattaforma satellitare.
La Lazio ogni domenica sceglie un centrocampo diverso. “Mi spiace anche a livello affettivo per Cataldi che lo scorso anno ha disputato un’ottima stagione. In attesa che Rovella cresca, puoi alternare Danilo e Vecino perché l’uruguaiano può darti in parte i cm che ti dava Milinkovic. Gli interni devono essere Luis Alberto e Guendouzi. Il francese ti dà energia e personalità, Luis Alberto è imprescindibile perché è lui il regista di Sarri in campo”, risponde deciso De Grandis.
De Grandis: “Fatto mercato delle occasioni”
Le ultime riflessioni sullo scarso utilizzo di Kamada e sul mercato, anche per incrementare le reti fatte. “Mi ha deluso, ma non vorrei che lui, come Lindstrom che col Napoli sta faticando, arrivando dalla Bundesliga, abbiano mandato segnali non corrispondenti alla realtà. Inoltre il numero 6 mi sembra un po’ timido. La rosa della Lazio? Anche in questa caso, è stato fatto il mercato delle occasioni e non delle scelte: questo a livello tecnico si paga”.
Due perle di saggezza. A 33 anni Immobile scrive ancora la leggenda. I suoi gol fanno sempre la differenza. Contro il Celtic Sarri l’ha utilizzato part-time lo fa ripartire dalla panchina, nel primo tempo la Lazio tira finalmente 12 volte in porta, eppure la partita non si sblocca. Finché non entra Ciro al 61′ e nel finale, in tre minuti, ribalta i campioni di Scozia. Doppietta flash, meglio di lui in Champions solo il suo ex allenatore Simone Inzaghi (2 reti in 85 secondi) con il poker nel famoso 5-1 contro il Marsiglia. Non capita spesso che il bomber non sia al primo posto di una statistica, ma i suoi ganci mancini segnano il passaggio anticipato agli ottavi, nell’era Lotito è appena la seconda volta. Ora si andrà a Madrid per giocarsi il primo posto con l’Atletico, ma a Ciro il qualificatore va fatta una statua. Adesso è facile, adesso tornano tutti sul carro, come testimonia una storia del fratello Luigi su Instagram. Perché Immobile ha sofferto e martedì sera non si è voluto nemmeno togliere un sassolino dalla scarpa: «Le critiche mi hanno fatto male, non ho pensato all’esclusione, ma i gol mi danno fiducia». Immobile non è il problema, ma la cura. La Lazio segna poco, nell’ultimo mese 5 centri in 6 partite, guarda caso tutti realizzati dalla punta partenopea. E anche le ultime tre vittorie biancocelesti (Fiorentina, Feyenoord e Celtic) portano la sua firma, due però partendo dalla panchina.
LA SIMILITUDINE, IMMOBILE PART-TIME
Una riflessione su questo dato va fatta. Immobile rigetta un ruolo alla “Altafini” a fine corsa, eppure può essere la sua salvezza, un elisir di lunga vita. Certo, è difficile accettarlo alla sua età, ma Ciro è un generoso, in questi anni ha messo il suo fisico a dura prova. Adesso c’è un alternativa, Castellanos può fare il lavoro sporco nel primo tempo, sfiancare ogni difesa, e lui prendersi la gloria nella ripresa. Sarri ha cercato di persuaderlo più di una volta su questa mossa, adesso vuole fare di testa sua e della società, proseguire sulla scia dell’alternanza continua. Sperando di non fare la fine di Spalletti a Trigoria. Non conta su quale sponda, sembrano infatti avere gli stessi destini i re di Roma. Il paragone può far storcere il muso vista l’accesa rivalità, ma tanti rivedono una certa somiglianza. Immobile come Totti a fine carriera, quando entrava dalla panchina e risorgeva, mettendo in imbarazzo ogni scelta. Ciro però dimostra di avere ancora un’altra marcia e un’altra carta d’identità. Martedì ha aggiornato il suo score sminuendo quello della bandiera romanista nella massima competizione europea. Dodici reti in 20 gare (una ogni 1,6 gare) con le maglie di Lazio, Juventus, Borussia Dortmund e Siviglia. Il capitano giallorosso aveva collezionato 17 timbri in 57 presenze (uno ogni 3,3 match) in Champions nella sua lunga militanza.
L’EUROPEO E IL FUTURO
La doppietta e il destro contro il Feyenoord lo portano a quota 3 in 5 partite a cui va aggiunto il bottino della stagione 2020-21: con la maglia biancoceleste Immobile ha segnato 8 gol, uno ogni 91′ in Champions. «Quest’estate sono rimasto per questa competizione e per l’Italia», aveva detto un mese fa Ciro. E adesso, in azzurro, Spalletti tornerà indietro in vista dell’Europeo? Immobile ha ingoiato il boccone amaro della bocciatura contro Macedonia del Nord e Ucraina all’ultimo giro, l’avviso in anticipo del ct al telefono non lo ha certo confortato. Per fortuna il bomber è uno che risponde solo e soltanto sul campo, al momento con 203 gol con la maglia della Lazio, comunque sette quest’anno con i soliti infortuni di mezzo. Alla faccia di chi vuole rottamarlo. Nonostante le parole di facciata, pure con Lotito il rapporto non è più lo stesso, dopo la sua richiesta di adeguamento del contratto ad Auronzo. Per questo Ciro teme ci sia pure lo zampino del patron, ogni volta che viene accantonato per favorire l’ascesa di Castellanos. Ma alla fine lui fa i gol. E per la Lazio sembra una missione quasi impossibile (ce n’è stata una dello scouting Picchioni in Argentina) trovare un degno sostituto, l’erede di un mito. Ciro si sente ancora tradito. Chissà se il divorzio è solo rimandato a giugno perché l’Arabia (l’Al-Ahli pensa a lui al posto di Firmino) potrebbe ribussare già a gennaio. Di sicuro, se qualcuno intravede un ciclo biancoceleste finito, Immobile rimane infinito. Il Messaggero
Un fiore strappato lungo i fiordi è sbocciato nella Capitale in autunno. Per uno nato nel 2001 a Hjerk (Danimarca) era scritto nel destino, questo è il clima giusto. Finalmente Isaksen è caldo ed esplode a maniche corte all’Olimpico, alla seconda da titolare contro il Celtic Glasgow. Il tiro da cui nasce il gol di Immobile più l’assist in pallonetto per il raddoppio: «Devo crescere, ma spero di giocare sempre di più ed essere ancora decisivo». Come con la maglia del Midtjylland l’anno scorso: capocannoniere dell’ultima Superligaen, in totale 45 partite, 9 assist e 22 gol. Gustav aveva già dimostrato di saperci fare nelle due partite che probabilmente gli hanno spalancato le porte di Formello. Cinque gol in Europa League nel doppio confronto con la Lazio, costati a Lotito 12 milioni più 4 di bonus ad agosto. Il 22enne ha firmato un quinquennale da 1,5 milioni, è stato portato dall’ex Seric, intermediario e agente anche di mister Tudor, un nome rimbombato ultimamente molto spesso.
QUATTRO CAMBI
Martedì sera Isaksen ha festeggiato con una lattina di birra in mano fuori dallo spogliatoio. Poi c’era anche la fidanzata Olivia e tutte le altre mogli nella cena “spagnola” di squadra, andata in scena dopo la partita al ristorante El Porteño. Se l’erano promessa, i giocatori nel confronto di domenica, in caso di vittoria in Champions. Un modo per cementare ancora di più il gruppo, la vecchia e la nuova guardia della Lazio. Non devono esserci gelosie, adesso avanti tutti insieme per risollevarsi in campionato. Anche perché, per la prima volta, Sarri martedì ha schierato quattro rinforzi estivi dall’inizio per mandare un segnale chiaro: le gerarchie sono azzerate o quasi, ora gioca solo chi sta meglio. Mau proseguirà su questa strada, con un forte impulso societario, come confermato da Lotito.
PROMOSSI E RIMANDATI
Castellanos si alternerà con Immobile, Guendouzi ormai è diventato un punto fermo. Rovella invece sta forse pagando i dolori all’inguine e la sua crescita ha subito un rallentamento. Non a caso a Formello si è ricominciato a parlare con Fabiani di Samuele Ricci, vecchio pallino di Sarri, a cui Lotito ha rinunciato dopo la richiesta estiva di 25 milioni da parte di Cairo. Forse il prezzo potrebbe essere sceso, sarà diverso a gennaio: il regista sta facendo una stagione sotto tono col Torino e Mau lo abbraccerebbe ancora volentieri alla Lazio. Chissà se servirà anche un terzino perché riecheggiano dallo spogliatoio i mugugni di Luca Pellegrini, che non sta trovando mai spazio, neanche nella nuova Lazio. Il Messaggero
BRUNO GIORDANO in collegamento a ‘NMM’! “Giusto che Sarri non faccia più sconti”
“Siamo più sereni dopo la vittoria sul Celtic ed il passaggio agli ottavi di finale di Champions. Quello che dobbiamo fare noi in questo momento è non pensare più all’estetica del gioco, ma pretendere una squadra con il giusto atteggiamento, solida che sa soffrire ed abbia furore e che poi possa beneficiare dell’ingresso in campo di un campione come Immobile. Il primo passaggio era e resta questo, ritrovare la normalità, poi una volta ritrovata la base di può tornare ad ambire anche ad un’espressione di gioco migliore. Ora questo la Lazio non può garantirlo. Ieri con il Celtic c’è la conferma di questo concetto. Non è stata brillante, ma dal punto di vista delle motivazioni e della predisposizione al saper soffrire c’è stata.
Le scelte di formazione sono corrispondenti a quanto Sarri ha dichiarato prima della gara circa la volontà di non far più sconti a nessuno. Ieri ha scelto Isaksen e Gila che sono stati tra i migliori. Si è chiuso un ciclo di calciatori che conosciamo a memoria e ce ne sono altri nuovi che devono avere la possibilità di meritare il posto per aprire un altro ciclo. Nulla è eterno, è giusto che ci sia un ricambio generazionale, non bisogna aver paura di cambiare. Non ci sono più titolarissimi, lo diventi quando lo meriti sul campo. Giusto che Sarri ragioni così. Mi auguro che questo venga messo in atto, in campo deve andare chi lo merita durante la settimana. La risposta ieri c’è stata dal punto di vista dell’atteggiamento, malgrado le difficoltà confermate. Se non fosse entrato Immobile sarebbe stata un’altra storia, ma il calcio vive di questi episodi.
La qualificazione agli ottavi certifica la crescita del club, ora mi auguro che la Lazio incontri squadre importanti, è il confronto con i calciatori più fortiche ti fa crescere anche in campionato. Quello che è successo anche lo scorso anno all’Inter dopo aver affrontato il Manchester City. Sono quello ti fa capire quanto sei lontano o vicino ad un certo tipo di calcio”.
“Ma quando mai. Sarri non è mai stato in discussione”, afferma il presidente del club biancoceleste Claudio Lotito, rispondendo ai cronisti alla Camera dopo la vittoria di ieri della squadra in Champions League. “È chiaro che per raggiungere gli obiettivi si deve lavorare all’unisono: la struttura tecnica, la società, fino ai magazzinieri e ai medici, chiunque è fondamentale per creare quel clima di sinergia e l’ambiente sereno e determinato a raggiungere di comune accordo gli obiettivi previsti. Al di là del risultato che certamente fa piacere, abbiamo visto una squadra viva, compatta, determinata, dotata di ferocia agonistica: è quello che volevo che accadesse. Anche il risultato non è altro che l’espressione dell’atteggiamento con il quale è scesa in campo l’intera squadra. Spero che ieri sia stato il segnale per far capire all’intero club che ci sono le condizioni per far bene”, conclude Lotito.
MASSIMO BARCHIESI (RAI) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!
“I boati dell’Olimpico ai gol di Ciro Immobile sono diversi dagli altri. E’ un’altra storia, c’è un’altra esultanza, c’è poco da fare. In occasione del primo gol ho temuto che potesse essere annullato, anche la postura del guardalinee era sospetta. In una frazione di secondo ho pensato alla beffa del Var, poi per fortuna è arrivato subito il primo replay che ha evidenziato la bontà della posizione. Il pareggio non avrebbe avuto senso, durante la partita mi auguravo che la Lazio rischiasse un po’ di più. Volevo vedere una Lazio più convinta in attacco, rischiando di più anche a costo di rischiare di perderla. Va detto che ha concesso un pochino al Celtic in apertura di secondo tempo e basta. La squadra ha chiuso in crescendo, dal 75′ in poi la sensazione era cambiata. La migliore partita di Isaksen da quando veste biancoceleleste e forse non è un caso che sia avvenuta giocando da titolare. Una bella partita l’ha fatta anche Lazzari“.
GIULIO CARDONE (La Repubblica) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’
“La Lazio non ha fatto una grande partita, è andata un po’ a folate, ma l’atteggiamento mi è piaciuto. E’ una partita che ha vinto Immobile, lui ha questo talento di trovarsi al punto giusto al momento giusto, è il talento del fuoriclasse del gol. La giocata della seconda rete l’ho definita un’azione alla Chinaglia. Ha fatto prima a spallate, si è liberato del difensore ed ha piazzato prendendo in controtempo il portiere. Sullo 0-0 era preoccupato, la Lazio voleva assolutamente vincere e con la tensione che c’era poteva correre il rischio di concedere contropiedi pericolosi. Da questo punto di vista ho apprezzato molto il sacrificio di Rovella e della coppia centrale difensiva Patric-Gila. Il regista non ha fatto bene tecnicamente, ma nel secondo tempo è migliorato. Molto bene Isaksen, per vivacità e scossa che è riuscito a dare. E’ un dribblomane vecchio stampo, uno di quelli che scompagina lo spartito. Rende la manovra offensiva imprevedibile e non scordiamoci che i due gol nascono da sue due iniziative personali. Dal tiro in porta, qualcosa nasce sempre. Bisogna provarci di più e lui lo fa. Vedo un Lazzari sempre più determinato e determinante, ecco cosa significa dare di continuità di impiego ad un giocatore”.
Da Immobile a Simeone, eroi laziali di epoche diverse che stanotte si sono congiunte in un unico sorriso: dalla doppietta di Ciro contro il Celtic al tris del Cholo a Rotterdam, con la vittoria dell’Atletico Madrid al de Kuip la missione è compiuta. La Lazio di Sarri entra nella storia e festeggia con un turno di anticipo il passaggio agli ottavi di finale della Champions (a Madrid serve un successo nell’ultimo turno per farlo da prima in classifica). Tra le migliori sedici d’Europa da seconda nel gruppo E con dieci punti, ormai irraggiungibile per il Feyenoord. Tre anni dopo la Lazio di Simone Inzaghi e oltre 20 anni dopo quella di Eriksson: per la terza volta nella propria storia europea, i biancocelesti superano la fase a gironi e continuano a sognare… oltre che ad incassare!
Quanta soddisfazione c’è in questo risultato? Lazio sempre dai due volti, Champions e campionato… “Come mi sono spiegato l’anno scorso la differenza tra campionato ed Europa League. Quest’anno stiamo facendo il contrario. L’atmosfera della Champions ci dà motivazioni che in campionato ci mancano, questo è un grosso limite. Oggi abbiamo fatto una bella partita, attenta e concentrata”.
La squadra ha dimostrato di essere con te. “Non avevo grandi dubbi su questo. Ho dubbi sulla mentalità della squadra, che ha delle mancanze in certe partite che vengono considerate facili. E poi in campo siamo senza determinazione, applicazione feroce, senza aggressività. L’unica preoccupazione che ho è in questo senso, non dell’aspetto personale dei giocatori. Se avessimo avuto la stessa applicazione di questa sera in campionato avremmo avuto molti punti in più. Il pubblico è stato spettacolare, fa piacere renderlo felice. Le somme però tiriamole con il Cagliari”.
L’idea di mettere Immobile dopo un’ora era programmata? “È nata stamattina, anche valutando il calendario. Poi volevamo avere 2-3 cambi importanti in panchina, Pedro e Immobile lo sono. Non vogliamo dissanguare i giocatori. Ciro veniva dallo spezzone lungo contro la Salernitana, abbiamo deciso di farglielo fare oggi a Castellanos”.
Come sta Luis Alberto? “È uscito per crampi, non per problemi muscolari”.
Su Isaksen: “Andava solo aspettato, ha fatto una buona partita. Non parla italiano anche se le brutte parole le ha già imparate, è giovane e viene da un altro campionato. Bisognava dargli tempo. Ha dovuto cambiare anche alimentazione in maniera netta, ci sono differenza tra quella danese e quella italiana. Sono assestamenti che un 30enne magari può assorbire con un tempo minore, mentre un ventenne come lui ha bisogno di più tempo. Ma si vede in allenamento che ha doti. Come Gila, è veloce e con le squadre meno fisiche può essere molto adatto”.
Con Marusic a sinistra non si perde un tempo di gioco? “È una soluzione che spesso si è rivelata giusta, penso a Maldini che spesso giocava a sinistra. Un po’ di imbarazzo sì Marusic lo può trovare con il piede debole, ma giocando con Lazzari e due centrali altissimi non me la sono sentita di fare a meno della fisicità di Marusic. Lo sviluppo era molto buono nel primo tempo. A differenza di altre volte abbiamo provato il tifo da fuori, con esiti più buoni. Ma dentro l’area possiamo essere più velenosi”.
A Salerno era deluso e arrabbiato, oggi anche in panchina sembrava più calmo… “La prestazione mi soddisfaceva, non sapevo il risultato ma la prova della squadra era buona. Eravamo bene in partita. Io sarò molto più nervoso contro il Cagliari, è questo che voglio. In Europa ci sono tante squadre più forti di noi ma ce la lottiamo. Ma ci sono 2-3 sconfitte in campionato che ce l’ho ancora qui. Il segnale della mentalità ce la dà il Cagliari, questa di oggi mentalmente era facile”.
Prima della partita Lotito ha dichiarato di averle detto di mettere i giocatori migliori. “Me lo dice da tre anni (ride, ndr). Il mio futuro? Io ho detto di voler chiudere qui ma il calcio lo sai com’è. Perdi due partite e vai casa, ne vinci due e rinnovi per cinque stagioni. Questa dimensione è adatta a me, la società non è di fondi ma di una persona con cui parli, quindi ci sto bene. A fine anno dovrei sicuramente rimanere un’altra stagione, poi se ci sono i presupposti rimango volentieri”.