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AVVERSARIO

Juve, Allegri recupera quattro big: out Milik e Bonucci

Sotto con la Coppa Italia. Dopo il pari interno con la Fiorentina in campionato, la Lazio fa visita alla Juventus per i quarti di finale di coppa. Allegri dovrà fare a meno privo di Milik, ko alla coscia contro il Monza non rientrerà prima di 45 giorni, e di Bonucci, out da dicembre e che dovrebbe saltare anche le sfida con la Salernitana del weekend. Rientrano, invece, Chiesa e Cuadrado. Il tecnico bianconero tornerà ad affidarsi di nuovo a Vlahovic e a Pogba, pronto a giocare i suoi primi minuti stagionali. 

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CURIOSITA'

Juventus, Vlahovic rischia di non partire per Firenze: Immobile osserva interessato

A breve Massimiliano Allegri scioglierà le riserve e comunicherà la sua scelta ai giocatori. Parliamo della lista dei convocati per Fiorentina-Juventus, ultimo atto della stagione. I bianconeri non hanno più niente da chiedere alla stagione, ma rischiano di perdere Vlahovic per la prima giornata del prossimo campionato. L’attaccante serbo infatti, è in diffida. Finora ha realizzato 24 gol in Serie A ed è l’unico a poter insidiare Ciro Immobile (27). L’attaccante della Lazio monitora la situazione, anche perché -pure lui- è in forte dubbio per l’ultima di campionato. Morale della favola: se Vlahovic dovesse rimanere a Torino, Immobile sarebbe il nuovo capocannoniere per la stagione 2021/22.

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Milinkovic, Ct Serbia: “Gli consiglierei la Juventus”

Il Ct della Nazionale serba, Dragan Stojkovic, si è concesso ai microfoni di Tuttosport, parlando di due suoi giocatori come Milinkovic e Vlahovic: “Se Sergej mi chiedesse un consiglio? Gli direi di andare alla Juventus. E’ un’istituzione e ci gioca già Dusan. E sarebbe un giocatore perfetto per Allegri, gli manca un centrocampista come Milinkovic-Savic. Ha fisico, assist, gol e conosce il campionato italiano”. Poi sull’attaccante della Juventus: “Perché dovrei essere preoccupato? Mi fido molto di lui, sta giocando molto bene. Non è possibile segnare ogni domenica. Deve solo rimanere calmo e non pensare al gol, che sicuramente arriverà presto”.

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Unico Ciro, il quarto titolo è vicino

Il poker è sempre più vicino. Immobile ormai corre contro sé stesso, anche quest’anno gli avversari possono solo rincorrere e sperare. Ciro è a quota 27in campionato, ha messo un altro mattoncino di distanza tra lui e Vlahovic. L’attaccante della Juventus è l’unico che può togliergli la possibilità di vincere la classifica marcatori per la quarta volta in carriera. In quel caso il centravanti della Laziostaccherebbe in questa speciale classifica gente del calibro di MeazzaPlatini e Riva (oltre a BoffiPruzzoPulici e Signori).

Nessuno ha fatto meglio, ad eccezione di Nordahlche si è laureato capocannoniere per cinque volte. Intanto con la rete del Picco di sabato scorso, Immobile ha raggiunto Hamrin (Fiorentina) a quota 150 gol in Serie A, tutti segnati con lo stesso club. Attualmente 182 marcature nel campionato italiano, gliene basterà un’altra per agguantare Batistuta al 12° posto della classifica marcatori all time del torneo. Il Tempo

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Immobile, Marassi per tornare a sorridere. E Lotito gli sussurra: “Criticano te per colpire me”

Fuori è ancora buio. Così scuro in volto, Immobile, nessuno lo aveva mai visto all’uscita dall’Olimpico. Nonostante l’inno, il premio, i cori e gli striscioni di incitamento. Sabato spaesato in campo, impreciso sotto porta, anche nelle occasioni da gol più elementari contro il Sassuolo. Sarri ha sdrammatizzato, ma oggi tornerà a Formello in versione psicologo. Ci aveva parlato subito dopo il ritorno da Coverciano, era convinto che il bomber si potesse riprendere subito. Invece le critiche per la disfatta della Nazionale hanno colpito. Ciro è ancora sotto le macerie azzurre lasciate dalla Macedonia del Nord. Deve rialzarsi subito: «Sei la Scarpa d’oro, la leggenda della Lazio. Colpiscono te per colpire me», gli ha sussurrato Lotito all’orecchio sabato, alla cena di Pasqua all’Olimpico. Lì dove ha segnato di più (81 reti, l’ultima col Venezia su rigore), nelle ultime due gare è rimasto a digiuno. A fine derby, in particolare, era furioso e sconsolato. Vergognato, aveva riportato tutta la squadra dentro lo spogliatoio. Quel 20 marzo, la sera era partito da Roma tutto solo, sperando di consolarsi in azzurro. Invece, è sprofondato, è diventato Ciro espiatorio. 

IL PRIMO STADIO

C’è un pensiero che continua a tormentarlo: dire addio all’Italia oppure no. Chi gli è più vicino, non ha nessun dubbio. Anche Immobile è orientato a tirarsi indietro, ma la verità è che ci tiene troppo all’azzurro. Ora però deve mettere da parte questo discorso, ci ripenserà a giugno. In primis, a 32 anni ha bisogno di ritrovare se stesso. Magari può servigli proprio un tuffo nel passato. Marassi e il Genoa rappresentano le origini, in trasferta il primo dei 176 gol nel campionato italiano. Tutti i laziali vogliono tornare a urlare “clamoroso in tutti gli stadi”, segna sempre lui, Ciro. Ha già colpito in 26 impianti italiani, tutti di serie A, da quel 26 agosto 2012 a oggi. Dicevamo, 81 centri all’Olimpico di Roma, 17 all’Olimpico di Torino. Seguono il Ferraris di Genova (15 gol), il Bentegodi di Verona (9), il Mazza di Ferrara (5), il Meazza di Milano (5), il Mapei di Reggio Emilia (4), la Dacia Arena di Udine (4), il Dall’Ara di Bologna (4), l’Allianz di Torino (3), il Maradona di Napoli (3), il Franchi di Firenze (3) e la Sardegna Arena (3) di Cagliari. Due timbri al Rigamonti di Brescia, all’Arechi di Salerno, al Castellani di Empoli, al Vigorito di Benevento, al Tardini di Parma, al Gewiss Stadium di Bergamo, allo Scida di Crotone e al Barbera di Palermo. Dove, brutto scherzo del destino, è ripiombato nell’incubo azzurro. 

IL CAPOCANNONIERE

In Sicilia però Immobile ha colpito anche al Massimino di Catania, proprio nel vecchio Cibali, all’Adriatico di Pescara, al Sant’Elia (quando il Cagliari giocava lì), al Manuzzi di Cesena e al Picchi di Livorno. C’è un solo giocatore in attività che ha segnato in più stadi di Ciro, è Quagliarella, in gol su 28. Ma c’è un altro record su cui Ciro può battere subito il conterraneo: gli mancano 4 reti in A per eguagliarlo e diventare il bomber più prolifico in attività del campionato. Immobile è ancora il capocannoniere di questa Serie A a quota 21 timbri perché anche Vlahovic è fermo. Domenica si gioca all’ora di pranzo. Fuori sarà giorno. Il Messaggero

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Immobile, ora la tua Lazio: la sfida con Scamacca e due missioni in agenda

 Ventuno gol in campionato, 176 reti in Serie A, 253 partite con la sua Lazio. Ciro Immobile riparte da qui. Per mettere da parte la delusione azzurra, il mancato Mondiale e le critiche, si rimette l’aquila sul petto e scrive in agenda due obiettivi da qui sino alla fine del campionato. Il primo: portare la squadra in Europa. Il secondo: diventare per la quarta volta capocannoniere del campionato. Nella storia della Serie A sarebbe il primo attaccante italiano a riuscire nell’impresa. Tre titoli in carriera come Meazza (Inter), Boffi (Milan), Riva (Cagliari), Pulici (Torino), Platini (Juventus), Pruzzo (Roma) e Signori (Lazio).

La sfida con Scamacca

Ora il Sassuolo, Immobile ha già il mirino puntato. Sfiderà Scamacca, il nuovo che avanza, pure in azzurro. Il giovane è a quota 13 gol in campionato. Ciro a 21 e con tutta l’intenzione di provare a prendere il largo su Vlahovic, diretto concorrente per la classifica marcatori. Il bomber biancoceleste, coccolato da famiglia, tifosi e da Sarri stesso, vuole mettere alle spalle l’Italia. All’Olimpico, nel suo regno, è pronto a segnare ancora. Solo così scivolano via amarezze e delusioni. Corriere dello Sport

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Immobile: doppio sorpasso a Piola e Vlahovic e altro messaggio a Mancini

Con la fascia rossa al braccio, nella notte del ricordo di Pino Wilson, Immobile timbra un altro record che entra nella storia della Lazio. Il rigore trasformato con il Venezia è il gol numero 144 in serie A con la maglia biancoceleste: dopo aver affiancato il mitico Piola a Cagliari, Ciro ha firmato il sorpasso scrivendo un altro capitolo della sua leggenda Capitale. Qualche minuto prima, per qualche centimetro di troppo, l’arbitro gli aveva annullato un gol splendido, di destro al volo con la palla che era entrata a fil di palo sorprendendo il portiere e forse anche tutti i suoi compagni: sarebbe stata una delle reti più belle della sua carriera, ma alla fine è andata bene anche così. Il Venezia è la squadra numero 32 a cui l’attaccante biancoceleste ha segnato almeno una volta in serie A: un’altra perla da celebrare non solo prima del derby ma anche in attesa delle convocazioni di Roberto Mancini in vista degli spareggi per i Mondiali del Qatar. Nessun dubbio sulla titolarità di Ciro, che per un’altra settimana è tornato in testa da solo alla classifica dei cannonieri a quota 21, un passo davanti a Vlahovic, ma intanto il segnale al ct è stato ancora una volta molto forte. Scamacca e Belotti, più di Joao Pedro, saranno le sue alternative, ma soltanto a partita in corsa e nel caso in cui si rendesse necessario qualche cambio.
Immobile ha firmato il suo sorpasso personale su Piola; la Lazio, invece, ne ha piazzati due in un colpo solo: grazie all’1-0, tanto di moda da quando Allegri ha inaugurato i successi di corto muso della Juve, la squadra di Sarri è salita al quinto posto scavalcando l’Atalanta, che ha una partita in meno, e la Roma, con cui si confronterà domenica nel tardo pomeriggio in un derby che potrebbe essere decisivo per un posto in Europa. Un successo piuttosto sofferto, perché gli uomini di Sarri non riuscivano a trovare un varco nel fortino del Venezia: e a furia di far girare il pallone senza mai andare in profondità, si stava innervosendo proprio Immobile, quasi sempre fuori dalla manovra. In avvio di ripresa la Lazio ha alzato il ritmo e ha iniziato a colpire con tutta la sua qualità: dopo il gol annullato a Ciro, il vantaggio decisivo su rigore, calciato senza esitazione. La brutta notizia, per Sarri, era già arrivata in precedenza: l’ammonizione di Zaccagni, per una presunta simulazione assolutamente non provata (quando si cade in area e non è rigore, mica può essere sempre considerata una truffa), costerà la squalifica all’esterno biancoceleste, uno dei giocatori più in forma della Lazio. Sarri si consolerà subito con Pedro, già devastante nel derby dell’andata: la sfida tra Mau e Mou è già iniziata. Alberto Dalla Palma – Corriere dello Sport

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NEWS

Striscioni razzisti a Firenze: indignazione a due velocità

“Le tue guardie non ti salveranno la vita. Zingaro per te è finita” e ancora:”Vlahovic zingaro di merda”. Sono due dei numerosi striscioni comparsi a Firenze all’esterno del Franchi la scorsa notte. L’obiettivo è il giocatore serbo ex Fiorentina, reo di aver accettato il trasferimento agli odiati nemici della Juventus.

L’argomento non è il disgusto provocato da questi striscioni razzisti e pericolosi. L’argomento è l’indignazione a doppia velocità della stampa. Per molto meno il tifo laziale è stato sbattuto in prima pagina con tanto di indignados di contorno a fare a gara a chi si dissociava con più forza.

Persino normali striscioni di scherno appesi al Ponte degli Annibaldi dopo l’ennesimo derby perso dalla Roma sono stati trasformati dalla stampa romana (ormai feudo giallorosso) in atti di eversione sui quali indaga la Digos. Salvo poi scoprire che nessuno ha indagato perché non c’era nulla da indagare. Semmai da rosicare.

Gazzetta, Corriere dello sport, Messaggero, Repubblica, nessuno fa eccezione. Tutti pronti a urlare al mostro quando si tratta di Lazio nascondendosi dietro alla presunta gravità dell’atto che giustificherebbe il risalto.

Tutto giusto. Peccato che quando si tratti di altre squadre, l’ineluttabilità, la gravità, la necessità, cedono il passo all’opportunità.

Questa volta è il caso degli striscioni contro Vlahovic che minacciano a morte il calciatore e in piena estasi razzista gli danno dello “zingaro”. Si legge sulla stampa: “Striscioni offensivi”, “Insulti a Vlahovic”, “La rabbia dei tifosi viola”, ma di razzismo e di minacce di morte nemmeno a parlarne.

Non ci si rende conto che questo doppiopesismo, questo benaltrismo opportunistico, serve solo a dar ragione a chi razzista o fascista lo è davvero e perseverando in comportamenti scorretti ancorché illeciti, ha la comoda foglia di fico della stampa di parte dietro cui nascondersi.

Pronto ad ergersi a vestale dell’antirazzismo (ma ad usum delphini) e a nascondere la testa sotto la sabbia quando non conviene, questo modo di fare giornalismo finisce per favorire la parte peggiore del tifo che col benaltrismo dettato da questa stampa riesce a giustificare qualsiasi nefandezza.

Alessio Buzzanca