Fuori è ancora buio. Così scuro in volto, Immobile, nessuno lo aveva mai visto all’uscita dall’Olimpico. Nonostante l’inno, il premio, i cori e gli striscioni di incitamento. Sabato spaesato in campo, impreciso sotto porta, anche nelle occasioni da gol più elementari contro il Sassuolo. Sarri ha sdrammatizzato, ma oggi tornerà a Formello in versione psicologo. Ci aveva parlato subito dopo il ritorno da Coverciano, era convinto che il bomber si potesse riprendere subito. Invece le critiche per la disfatta della Nazionale hanno colpito. Ciro è ancora sotto le macerie azzurre lasciate dalla Macedonia del Nord. Deve rialzarsi subito: «Sei la Scarpa d’oro, la leggenda della Lazio. Colpiscono te per colpire me», gli ha sussurrato Lotito all’orecchio sabato, alla cena di Pasqua all’Olimpico. Lì dove ha segnato di più (81 reti, l’ultima col Venezia su rigore), nelle ultime due gare è rimasto a digiuno. A fine derby, in particolare, era furioso e sconsolato. Vergognato, aveva riportato tutta la squadra dentro lo spogliatoio. Quel 20 marzo, la sera era partito da Roma tutto solo, sperando di consolarsi in azzurro. Invece, è sprofondato, è diventato Ciro espiatorio.
IL PRIMO STADIO
C’è un pensiero che continua a tormentarlo: dire addio all’Italia oppure no. Chi gli è più vicino, non ha nessun dubbio. Anche Immobile è orientato a tirarsi indietro, ma la verità è che ci tiene troppo all’azzurro. Ora però deve mettere da parte questo discorso, ci ripenserà a giugno. In primis, a 32 anni ha bisogno di ritrovare se stesso. Magari può servigli proprio un tuffo nel passato. Marassi e il Genoa rappresentano le origini, in trasferta il primo dei 176 gol nel campionato italiano. Tutti i laziali vogliono tornare a urlare “clamoroso in tutti gli stadi”, segna sempre lui, Ciro. Ha già colpito in 26 impianti italiani, tutti di serie A, da quel 26 agosto 2012 a oggi. Dicevamo, 81 centri all’Olimpico di Roma, 17 all’Olimpico di Torino. Seguono il Ferraris di Genova (15 gol), il Bentegodi di Verona (9), il Mazza di Ferrara (5), il Meazza di Milano (5), il Mapei di Reggio Emilia (4), la Dacia Arena di Udine (4), il Dall’Ara di Bologna (4), l’Allianz di Torino (3), il Maradona di Napoli (3), il Franchi di Firenze (3) e la Sardegna Arena (3) di Cagliari. Due timbri al Rigamonti di Brescia, all’Arechi di Salerno, al Castellani di Empoli, al Vigorito di Benevento, al Tardini di Parma, al Gewiss Stadium di Bergamo, allo Scida di Crotone e al Barbera di Palermo. Dove, brutto scherzo del destino, è ripiombato nell’incubo azzurro.
IL CAPOCANNONIERE
In Sicilia però Immobile ha colpito anche al Massimino di Catania, proprio nel vecchio Cibali, all’Adriatico di Pescara, al Sant’Elia (quando il Cagliari giocava lì), al Manuzzi di Cesena e al Picchi di Livorno. C’è un solo giocatore in attività che ha segnato in più stadi di Ciro, è Quagliarella, in gol su 28. Ma c’è un altro record su cui Ciro può battere subito il conterraneo: gli mancano 4 reti in A per eguagliarlo e diventare il bomber più prolifico in attività del campionato. Immobile è ancora il capocannoniere di questa Serie A a quota 21 timbri perché anche Vlahovic è fermo. Domenica si gioca all’ora di pranzo. Fuori sarà giorno. Il Messaggero