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Lazio attenta, per Pedro c’è il pericolo blaugrana

La questione rinnovi di contratto è un tema salito alla ribalta in questi giorni. Fra i calciatori più di spessore in questa Lazio spicca senza dubbio Pedro. Il suo contratto scadrà al termine della stagione, lo stesso numero 9 ha rivelato di dover ancora decidere se prolungare o svincolarsi per tornare dalla sua famiglia in SpagnaLa Lazio, dal canto suo, sta provando a convincerlo a restare, almeno un’altra stagione. Esperienza, grinta e spessore assolutamente indispensabili per Sarri, che vede nel suo pupillo un giocatore fondamentale tra campo e spogliatoio.

A mettere ancora più in discussione le cose, secondo quanto riporta La Gazzetta dello Sport, sarebbe, però, l’interesse mostrato dal Barcellona per riportarlo a casa. Nel club blaugrana Pedro è esploso, ha mostrato per la prima volta al mondo del calcio le sue straordinarie qualità ed è lì che ha vissuto per anni con la famiglia. Xavi Hernandez, allenatore del Barça, è cresciuto con lui da calciatore e ora lo rivorrebbe come uomo fidato, oltre che garanzia di talento. Davanti a un’offerta del genere dire “no” sarebbe complicato ed ecco perché la Lazio, se vuole trattenere Pedro, ha l’obbligo di anticipare i tempi e convincerlo rapidamente. 

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Terzini: Lazzari ha prolungato, idea Doig del Verona

La priorità rimane la fascia sinistra. Sarri è stato chiaro, Lotito è pronto ad accontentarlo. Sempre tenendo a mente l’indice di liquidità in negativo. A gennaio si punta a piazzare Fares, potrebbe bastare per andare a prendere un terzino mancino in prestito. Spunta l’ipotesi Josh Doig del Verona: classe 2002, in questa Serie A ha collezionato 9 presenze (2 gol e 2 assist all’attivo). Occhi puntati ancora su Milos Kerkez, ungherese ma nato in Serbia. È giovanissimo, classe 2003, ma nell’AZ Alkmaar è titolare fisso. Nonostante la sua età il cartellino vale già più di 7 milioni di euro. Nel febbraio 2021 viene acquistato dal Milan, che lo aggrega alla formazione Primavera, prendendo parte anche alla UEFA Youth League. Intanto ieri è stato prolungato l’accordo con Lazzari. L’ex esterno della Spal ha rinnovato fino al 2027, con tanto di adeguamento dell’ingaggio: passerà dagli 1,3 attuali a 1,7 milioni netti a stagione più bonus. È uno degli imprescindibili del progetto Sarri, quando è mancato la sua assenza si è fatta sentire, soprattutto per quanto riguarda la fase offensiva. Il Tempo

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Pedullà su Milinkovic: “Accordo con la Juve, ora si discute con la Lazio per l’inserimento della clausola. C’è distanza…”

Milinkovic-Savic resta al centro del mercato. L’interesse della Juventus è concreto, ma Lotito è stato chiaro: non si scende sotto i 100 milioni. La società biancoceleste lavora per il rinnovo e ha messo sul piatto 5 milioni a stagione. L’esperto di mercato Alfredo Pedullà ha fatto il punto della situazione a Sportitalia: “Non è un discorso per gennaio ma c’è una base di accordo tra Milinkovic e la Juventus: 6 milioni più bonus. Ci sono stati due/tre incontri tra Kezman, Milinkovic e Lotito, il presidente ha proposto l’inserimento di una clausola da 80-100 milioni, rifiutata. La controproposta è una clausola da 40-50 milioni, Lotito è sceso a 70 ma con una clausola alta il giocatore non rinnova”.

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Da Muriqi a Caputo: qual è l’identikit giusto del vice-Immobile?

Programmare. Questa la parola chiave a Formello. La scorsa estate la Lazio ha ringiovanito la rosa con gli acquisti di giocatori quali Cancellieri, Casale, Marcos Antonio e Gila, ma il lavoro non è ancora terminato. Nel campionato in corso solo Inter e Sampdoria hanno complessivamente utilizzato calciatori con un’età media più alta di quelli schierati da Sarri nelle prime 15 del torneo. Normale, considerando la strategia della Lazio negli ultimi anni: sono stati comprati giocatori sui quali si è puntato per anni, dando loro fiducia. Nella stagione 2016-17 la Lazio, in campionato, è stata la terza squadra (dopo Milan e Atalanta) a utilizzare calciatori con l’età media più bassa. Poi i vari Immobile, Luis Alberto, Milinkovic, Patric, Felipe Anderson (tutti giocatori già presenti all’epoca) sono inevitabilmente invecchiati e l’età media si è alzata. Con l’inserimento delle nuove leve (compreso Luka Romero, arrivato 18 mesi fa), si cerca proprio di creare una nuova colonna vertebrale. Eppure bisogna pensare anche ad affiancare i veterani. In rosa, per esempio, manca un vero sostituto di Immobile. “Se sei in un grande club devi dimostrarti all’altezza anche a livello mentale”, ha detto Muriqi in un’intervista pubblicata ieri sul Corriere dello Sport, commentando la sua esperienza negativa in biancoceleste. “Non lasciavo il segno, la colpa è solo mia. Ciro gioca sempre perché segna sempre, è difficile fare il suo vice. Non ho mai visto un giocatore così, forse solo Lewandowski è come lui”. Acquistare, nell’anno in cui la Lazio torna in Champions League, per 20 milioni un giocatore che al massimo in carriera è arrivato settimo in Turchia (e che quindi non ha esperienza europea) caricandolo di aspettative immediate forse però non è il modo giusto per affiancare Immobile. Il paragone penderà a favore del capitano e il nuovo arrivato rischia di andare in difficoltà mentale. Si torna ora anche a parlare di Caputo (35 anni), in uscita dalla Sampdoria. La Lazio potrebbe prenderlo spendendo circa un milione di euro. Un affare? Nì… Con Immobile l’attaccante blucerchiato ha un ottimo rapporto, e, a differenza di quanto accaduto con Muriqi, arriverebbe con aspettative e responsabilità limitate. Al tempo stesso però la Lazio non seminerebbe come invece fatto in passato. Si ritroverebbe, in un futuro prossimo, dovendo sostituire Caputo e con Immobile (33 anni a febbraio) ormai al tramonto. Non avendo la filosofia e le possibilità economiche di club come Barcellona (in grado di prendere Lewandowski) e Bayern (è arrivato Mané, si parla di Kane), cioè club che anche ogni 2-3 anni possono tornare a investire in uno stesso ruolo, la Lazio dovrebbe già cominciare a strutturarsi per il futuro. Magari con un giovane. Che quindi non avrebbe pressioni nell’immediato, ma il tempo per crescere. D’altronde la parola d’ordine a Formello deve essere quella: programmare.

Corriere della Sera

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Lazio, cessioni per il terzino sinistro (giovane): c’è il patto con Sarri

Non è un accordo variabile, è un patto di mercato compartecipato, a prova di parola, regolerà il mercato invernale e anche le convivenze interne. Il vertice Lotito-Tare-Sarri che ha aperto e chiuso l’ultimo week-end di lavoro ha prodotto questa decisione: a gennaio, salvo intoppi, arriverà un terzino sinistro come da esigenza di Mau. Ma sarà un giovane, un’alternativa a Marusic. Non un titolare. Luis Alberto sarà ceduto solo se arriverà una proposta economica allettante. Lo ha annunciato Lotito con i suoi canali ed è stato ribadito anche a Sarri. L’ipotesi è remota, finora non sono mai state ricevute offerte simili. Se Luis resterà (come s’immagina a Formello) dovrà essere Sarri a reintegrarlo e a gestirlo. Durante il vertice si è sfiorato l’argomento “vice Immobile”. Il tecnico non ha mai indicato il nome di Rafa Silva del Benfica, spuntato nei giorni scorsi. Sarebbe favorevole ad accogliere un rinforzo nel caso in cui capitasse un’occasione. «Ho un paio di idee», aveva detto Mau a Torino. Ma da vice Ciro, almeno fino a giugno, sperando che serva il meno possibile, si andrà avanti con Felipe Anderson. In estate era stato concordato l’acquisto di Cancellieri, fresco di exploit con l’under 21: alla doppietta rifilata alla Germania dovranno far seguito i primi gol laziali.

Il Mister X

Un terzino in più. Stando all’identikit (una giovane alternativa a Marusic) cade la candidatura di Parisi (Empoli), 22 anni, da tempo nella lista dell’allenatore. Prenderlo a gennaio, tra l’altro, non sarebbe facile. Corsi vuole cederlo a giugno, è valutato 15 milioni e la Juve è sulle sue tracce. Lo stesso forse può dirsi per Valeri della Cremonese (23 anni), anche se ha una valutazione inferiore perché è in scadenza nel 2024 e con la Cremonese c’è in ballo il prestito di Escalante. La perlustrazione di mercato è iniziata da giorni, la sensazione è che possa arrivare un Mister X dall’estero. Già in estate era stata vagliata la candidatura di un esterno straniero poco più che ventenne, rimasto top secret. L’arrivo di un giovane in più porterà alla cessione in prestito di Kamenovic, già in lista di uscita per antico volere di Sarri. Lotito spera di piazzare anche Fares, reduce da un lungo infortunio. In estate era stato offerto a vari club, nessuno s’è sentito di rischiare. L’algerino ha sfruttato gli ultimi mesi per recuperare dallo stop e rigenerarsi atleticamente. Nei primi giorni di pausa si è allenato agli ordini di Sarri, ma solo per carburare in vista di gennaio. La premessa non cambia: serviranno cessioni per chiudere acquisti o quantomeno uscite in prestito e acquisizioni con la stessa formula e gli stessi parametri economici o inferiori. E’ d’obbligo per rispettare i vincoli dell’indice di liquidità, ancora negativo. Salvo sorprese non ci sarà il terzo esborso personale di Lotito (nel giro di un anno ha versato circa 5,9 milioni per sbloccare due finestre di mercato). Le uscite possono riferirsi a Luis Alberto o ai giocatori in esubero. Corriere dello Sport

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Lazio, riprende quota il ritiro invernale. Ecco dove…

Fari spenti su Formello. I calciatori della Lazio proseguono il periodo di riposo. La ripresa è fissata per il 29 novembre nel nel quartier generale biancoceleste. La società invece è al lavoro per definire il programma del mese di dicembre. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport sono in risalita le quotazioni del ritiro estero in Turchia. Il periodo considerato è quello tra il 12 e il 23 dicembre e la sede non sarebbe più Antalya (come pensato in precedenza), bensì Belek, località sulla costa mediterranea della Turchia. A differenza dell’Argentina, in questo caso ci sarebbe l’assenso di Sarri. Durante il ritiro verrebbero organizzate 2 o 3 amichevoli. C’è anche l’ipotesi che la Lazio rimanga a Formello e che a metà dicembre possa spostarsi per giocare due o tre amichevoli. Insomma non un ritiro estero vero e proprio, ma semplici viaggi per affrontare club stranieri in zone con un clima mite. 

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Muriqi: “Lazio, la colpa è mia. Sarri mi disse chiaramente che non ero adatto al suo gioco”

Vedat Muriqi, dopo un passato complicato alla Lazio, è tornato a parlare proprio della sua esperienza in biancoceleste in un’intervista rilasciata al Corriere dello Sport. Ora sta facendo bene al Maiorca da un po’ di tempo, e sembra un giocatore rinato.

“ALLA LAZIO LE COLPE FURONO SOLO MIE. SARRI MI DISSE…”

SULL’ESPERIENZA AL MAIORCA: “Al Maiorca mi sento molto bene. Loro credono in me e questo mi ha permesso di ambientarmi bene e di debuttare nel modo migliore. Spero di continuare così. Avevo ricevuto tante offerte ma quando ho parlato con Tare e il mio manager ho realizzato che il Maiorca sarebbe stata l’opzione migliore per me”.

SULL’AVVENTURA ALLA LAZIO: “Prima di tutto c’era Immobile, un attaccante straordinario che inanellava nuovi record e questa cosa ovviamente mi ha reso complicato trovare spazio. Arrivai infortunato, ebbi il Covid, e passare dal campionato turco alla Serie A è stato un impatto molto duro. In Italia il livello è molto più alto. Non ero pronto fisicamente e il primo anno andai in difficoltà nonostante avessi avuto parecchio minutaggio e occasioni per mettermi in mostra. Quindi è stato un mio errore e di nessun altro. Nel secondo anno con Sarri feci un’ottima preparazione ma non ero il tipo di giocatore adatto al suo gioco e me lo disse chiaramente. Primo anno? Caicedo segnò tanti gol, spesso decisivi negli ultimi minuti. Ricordo quelli con il Torino, quando vincemmo nel finale, e la Juve. Furono scelte dell’allenatore. Inzaghi mi diede anche troppe occasioni, mi inseriva per mezzora, venti minuti, spesso di più. Il problema era che entravo e non lasciavo il segno, non riuscivo a segnare. La colpa è solo mia. Se sei un grande giocatore che gioca in un grande club devi dimostrarti all’altezza anche a livello di mentalità”.

SU SARRI E INZAGHI: “Quando ho segnato all’Atalanta in Coppa e ho giocato bene anche in campionato successivamente non sono partito nell’undici titolare. Una botta molto forte. So di aver fatto degli errori anche io, non lo nego, ma in quel momento mi sentivo bene e forse meritavo di giocare. Sarri? Con lui andai a parlare, non mi schierò più dopo la sconfitta contro il Bologna fuori casa. Visto che non mi dava più chance gli andai a chiedere spiegazioni, provando a capire i motivi che lo portarono a non darmi più chance visto che si stava anche avvicinando il mercato. Gli dissi “Mister, dimmi se non ti convinco più, se magari mi alleno male o se non sei contento di me”. E lui mi disse che non ero adatto al suo tipo di gioco nonostante mi allenassi bene e dimostrassi di essere un professionista. Così lo ringraziai e capii che dovevo andare via.Con Inzaghi invece non ebbi grosse conversazioni perchè non conoscevo bene l’italiano. Quindi non andavo oltre il buongiorno e buonasera. Però, ripeto, Inzaghi mi diede tante opportunità. Anche troppe. Il sistema della Lazio era un 3-5-2 che male si adattava alle mie caratteristiche. Non è cucito per me, ma quando hai davanti un bomber come Immobile non è facile. Ho pensato che ero giovane e dovevo correre di più per andare a cercarmi la palla indietro ma non ha funzionato”.

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Cancellieri, due gol con la U21: uno per se stesso, l’altro per mandare un messaggio…

Un gol per sbloccarsi, un altro per mandare un segnale. Matteo Cancellieri vuole rilanciarsi. Il suo inizio di stagione alla Lazio ha avuto anche qualche intoppo. Sta infatti giocando con continuità (19 presenze), ma comunque non tantissimo (in media 21 minuti a gettone). E soprattutto non è ancora riuscito a segnare. Almeno fino a ieri, quando, con la nazionale italiana U21, ha realizzato una doppietta. La prima in carriera fra i professionisti. Uno gol per sé, per ritrovare fiducia, l’altro per chiedere spazio. A Sarri e anche al ct Nicolato.

Cancellieri a Roma è nato e cresciuto, prima di trasferirsi, a 18 anni, al Verona. Da piccolo era tifoso romanista, ma a portarlo a Formello è stato comunque il cuore: amico stretto di Daniel Guerini (ragazzo come lui del 2002, morto in un incidente stradale nel marzo del 2021) che giocava nel settore giovanile della Lazio, appena arrivato a Roma Cancellieri ha ammesso che “se sono qui è anche per lui. Conosco la sua famiglia da tanti anni, ci sono molto legato”. Dall’ex Verona in realtà però ci si aspetta qualche gol in più: l’attaccante classe 2002 per ora con la Lazio ha giocato più da esterno che non da prima punta, ma muovendosi centralmente, ai tempi del Verona, diventò capocannoniere del campionato di Primavera 2 segnando 15 gol in 18 partite (stagione 2020-21). Con Immobile, titolare inamovibile, e con Sarri che in alternativa gli preferisce Felipe Anderson, però, Cancellieri centralmente sta trovando poco spazio. Proprio Sarri, circa un mese fa, aveva spiegato che “abbiamo bisogno di lui in due posizioni, sia come attaccante centrale sia come esterno, e questo forse ne rallenta un po’ la crescita”. Nelle ultime uscite Cancellieri non ha convinto (perde palla, anche se probabilmente con un fallo non ravvisato, in occasione del gol del Feyenoord che elimina la Lazio dall’Europa League e in alcune occasioni non ha inseguito l’avversario come avrebbe dovuto fare), e non a caso nelle gerarchie Romero lo sta sorpassando (con la Juventus, all’ultima di campionato, è partito titolare l’argentino). Per questo ora Cancellieri deve spingere sull’acceleratore. Ieri, nella gara fra l’Italia U21 e la Germania U21, è entrato a gara in corso. Poi ha segnato due gol. Ha talmente voglia di giocare che si è arrabbiato con Nicolato che lo ha sostituito nel recupero quando gli Azzurrini sono rimasti in 9. Cancellieri è una stellina del calcio italiano e della Lazio (brava a investire in estate su di lui), ma ha bisogno di spazio per rendere. Sta anche a lui riuscire a guadagnarsi la fiducia necessaria per giocare con continuità sempre maggiore. Per questo i due gol di ieri sono serviti entrambi. Uno per sbloccarsi, l’altro per mandare un segnale.

Gazzetta dello Sport

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Orsi su Provedel: “Fondamentale per la solidità difensiva della Lazio”. E sugli errori con la Juve…

Il reparto migliorato di più. In questa prima parte di stagione la Lazio ha fatto registrare la crescita maggiore nel reparto difensivo. Nelle ultime dieci partite di campionato i biancocelesti hanno subito gol solamente in due partite (contro Salernitana e Juventus), arrivando alla pausa per il Mondiale con la seconda miglior difesa del torneo: solo la Juve ha preso meno gol della squadra di Sarri (7 i bianconeri, 11 i laziali), con l’Inter che ha incassato esattamente il doppio delle reti. Merito anche di Ivan Provedel, arrivato a meno di una settimana dall’inizio del campionato e subito catapultato in campo vista l’espulsione rimediata da Maximiano all’esordio col Bologna. “Per me lui, fra i nuovi acquisti, è il giocatore che sta rendendo di più – spiega Fernando Orsi, che con la Lazio ha giocato dal 1982 al 1985 e dal 1989 al 1998 -. Ha avuto un ottimo impatto”.

In cosa eccelle?

“Parla bene con i compagni. Riesce a richiamare l’attenzione dei compagni aiutandoli a sistemarsi nel modo migliore, cosa che consente alla squadra di concedere meno. Poi è freddo, determinato. Mi piace. Sarri ha lavorato molto sulla fase difensiva e sugli equilibri. Questa solidità ha determinato i risultati della Lazio, che è quarta proprio perché prende pochi gol. Secondo me il reparto che sta rendendo di più è quello arretrato, e il merito è anche il suo. Non ha grandi sbavature, è completo”.

Però con l’Inter e soprattutto con la Juventus qualche errore lo ha commesso…

“Un calo, di tanto in tanto, può essere fisiologico, anche perché giocando sempre, sia in campionato che in coppa, è normale avere anche qualche uscita a vuoto. Più si gioca, più è facile commettere errori: è proprio la legge dei grandi numeri. Ma non gli si può fare un processo viste tutte le altre ottime prestazioni. Gli errori sono un caso isolato, sono l’eccezione”.

Quali portieri gli sono superiori in Italia?

“In realtà nessuno in maniera netta e oggettiva. Potrei dire Maignan, ma non ne sono certo e ultimamente ha giocato meno, ora dovrà riconfermarsi. Meret, Vicario e altri non sono più forti in maniera costante. Dipende anche dal momento. E attualmente Provedel è veramente un gran portiere”.

Degli altri portieri in rampa di lancio che pensa?

“La scuola italiana, dopo un periodo di flessione, sta tornando a sfornare qualche talento interessante. Vicario e Carnesecchi hanno un futuro radioso ad aspettarli. Vicario sta bruciando un po’ le tappe, ma per me sarebbe effettivamente pronto anche ad andare alla Juve se veramente i bianconeri dovessero decidere di cambiare. Lui mi sembra il più promettente. Sono convinto che gli italiani siano ancora i migliori, ma negli ultimi anni si sono cercate caratteristiche diverse da quelle tipiche dei nostri portieri. Ora stiamo tornando sul classico, e finalmente si dà maggiore fiducia ai portieri italiani che dimostrano di meritarla”.

Corriere della Sera

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Via ai Mondiali, mai meno laziali presenti. Ma dal 1990 sempre almeno uno ai quarti

Ancora la Serbia, ancora l’Uruguay. E anche stavolta si è orfani dell’Italia. I Mondiali in Qatar sono notoriamente un unicum, perché mai si sono disputati in inverno e a stagione in corso. Eppure i tifosi della Lazio vivono un déjà vu. Con qualche piccola differenza, ma sembra di immergersi in quella che fu l’esperienza del 2018. Già, perché, anche a causa della mancata qualificazione dell’Italia, sono solamente due i biancocelesti presenti al torneo. Mai, da quando la fase finale mette di fronte 32 squadre (è dal 1998 che la formula è questa, quindi è la settima edizione) ci sono stati meno laziali. Viene così pareggiato il record negativo stabilito quattro anni fa in Russia. Anche in quella circostanza uno dei due giocatori presenti era Milinkovic, e, curiosamente, pure quattro anni fa l’altro giocatore era uruguaiano (all’epoca Caceres, ora Vecino). La Serbia esordirà ai Mondiali (che cominciano oggi) giovedì, sfidando il Brasile alle 20. Lo stesso giorno, ma alle 14, ci sarà anche il debutto dell’Uruguay di Vecino. Poi entrambi i giocatori biancocelesti torneranno in campo lunedì 28 (Milinkovic contro il Camerun, Vecino sfiderà il Portogallo) e infine lunedì 2 dicembre (Uruguay-Gana e Serbia-Svizzera). Da quel momento cominceranno gli ottavi, ai quali la Lazio potrebbe perfino non portare alcun giocatore. Quattro anni fa Milinkovic uscì già alla fase a gironi, mentre Caceres arrivò fino ai quarti. Nel 2014, anche dopo l’eliminazione dell’Italia al primo turno, agli ottavi c’erano ben quattro laziali: Klose (Germania) e Biglia (Argentina) arrivarono fino alla finale (poi vinta dai tedeschi), mentre Onazi (Nigeria) e Alvaro Gonzalez (Uruguay) vennero invece eliminati prima di arrivare ai quarti. Nel 2010 Muslera (ancora una volta con l’Uruguay) arrivò fino alla semifinale, nel 2006 Oddo e Peruzzi vinsero il torneo, mentre nel 2002 gli unici due laziali in grado di superare la fase a gironi (Nesta e Mendieta) vennero eliminati dalla Corea del Sud: l’italiano agli ottavi, lo spagnolo il turno successivo. Nel 1998 l’Italia di Nesta e l’Argentina di Chamot e Almeyda si fermarono ai quarti. Insomma, negli anni i giocatori biancocelesti si sono tolti diverse soddisfazioni. Perfino nell’ultima edizione, quando Caceres arrivò fra le prime otto. Milinkovic e Vecino dovranno provare a portare avanti la tradizione, perché l’ultima volta che la Lazio non ha portato giocatori almeno fino ai quarti di finale era il 1986. In quell’anno i biancocelesti erano in Serie B, e non venne convocato nemmeno un giocatore per la coppa iridata. Da quel momento il ritorno in A e i grandi successi prima con Cragnotti e poi con Lotito e, di conseguenza, anche sempre qualche giocatore impegnato fino alla fase finale della competizione. Eppure per i tifosi laziali, almeno inizialmente, non saranno Mondiali esaltanti. Perché non c’è l’Italia, perché ci sono solo due biancocelesti. E anche se il torneo in Qatar per il momento è un unicum, sembra di vivere un déjà vu.

Corriere della Sera