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Felipe, Pedro e l’idea Milinkovic: senza Ciro è partito il tormentone “falso nueve”

[…] Forse il pensiero fisso sul brasiliano va rivisto, lì non è un sostituto meravigliao. Sarri sinora si è basato sui numeri delle tre gare di campionato (Genoa, Venezia, Udinese) e una di Europa League ( Porto) dello scorso anno, con un totale di 8 gol segnati dalla Lazio. In realtà, Maurizio preferisce schierare Felipe Anderson centravanti anche per un discorso tattico, ma Pedro conosce meglio quel ruolo, in carriera lo ha già fatto. Ecco perché lo spagnolo torna la prima alternativa per la trasferta di Bergamo, dove almeno ci sarà la spinta di 700 laziali al seguito. Qui però le valutazioni si proiettano più ad ampio raggio. Immobile rischia di saltare 7 gare (comprese le due di Europa League contro Midtjylland e Feyenoord, con la qualificazione ancora in bilico) e Pedrito deve essere gestito: ha 35 anni, non può giocare tutti questi match di seguito, da inizio anno le caviglie gli danno il tormento. La gioventù ha un altro respiro. Peccato che l’opzione Cancellieri, coltivata nel precampionato e in allenamento, non stia proprio decollando. Anzi, Sarri sembra già pentito delle parole pronunciate ad Auronzo insieme al vice Martuscello: «Può fare anche la prima punta, ma il percorso è lungo». Si è rallentato, così l’altro baby Luka Romero fiuta il sorpasso: la formica atomica ha preso sei chili di muscoli rispetto al ritiro di luglio, può sostituire Ciro sul primo scatto, ma non ha certo la stessa gamba in allungo, e oltretutto c’è di mezzo un rinnovo complicato. Con tutti questi “piccoletti” davanti, Sarri punterebbe a ricreare una sorta di “Mertens-bis”, il piano partenopeo riuscito ai tempi di Higuain ko. È il modo di non dare nessun punto di riferimento all’avversario. 

UNA BOA PER I “PICCOLETTI”

C’è già chi se la prende con l’ultimo mercato e con Tare, che ha ricevuto una proposta dalla Premier e attende l’offerta di rinnovo da Lotito. C’è chi invoca subito un vice-Immobile a gennaio, ma prima bisogna arrivare al 13 novembre, facendo di necessità-virtù per restare lì in alto. Una pazza idea sta balenando nella testa di Sarri, ci penserà ancora nella giornata odierna di riposo: a Bergamo o nel derby oppure in qualunque altra gara in corso, lanciare Milinkovic al centro dell’attacco e inserire uno fra Basic e Luis Alberto, con Vecino e Cataldi a centrocampo. Il Sergente farebbe da boa per gli inserimenti degli esterni, pronti poi a convergere e a fare centro. Sergej oltretutto può sfruttare una tecnica di un altro livello, sotto porta ha il senso del gol. Insomma, tanti ci sperano: aspettando Ciro, lancio di Provedel, palla a Milinkovic e c’abbracciamo. Il Messaggero

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Terreno Olimpico, no di Sarri al sintetico. Milinkovic: “Abbiamo rinunciato alla costruzione dal basso”

L’erba di Formello è sempre più verde. Quella dell’Olimpico può e deve migliorare. Purché ci si continui a confrontare e a lavorare insieme in un clima disteso e di massima collaborazione. È questo l’esito della riunione di quasi un’ora, tenutasi ieri mattina con i vertici di Sport e Salute. Basta toni accesi e minacce di spostarsi altrove. Anzi, immediate prove di pace. Particolarmente apprezzato dalla Lazio (che si doveva allenare ieri alle 11) il gesto tempestivo e la disponibilità del dg Diego Nepi di presentarsi nel centro sportivo biancoceleste, subito dopo le dure parole di Sarri sul terreno dell’Olimpico al termine del match contro l’Udinese. Incontro costruttivo, anche alla presenza di Milinkovic e del ds Tare. Cambia idea, l’allenatore: «Non andremo a giocare da nessun’altra parte. Risolveremo insieme questo problema capitale». Al vertice di ieri alle 10.15 c’erano anche l’agronomo della Lazio e Valeriano Bernardini di Sport e Salute, insieme ad Andrea Santini, responsabile dello stadio e del Parco del Foro Italico. Un vero tavolo tecnico: approfondimenti sulla lunghezza dell’erba, sull’umidità, su come e quanto scorre il pallone sul terreno, ovvero sui requisiti del “Pitch Quality Program” della Uefa, sui quali è già in piena regola l’Olimpico. È chiaro però che esistono ampi margini per migliorare il terreno, già dal prossimo incontro. Si provvederà a un’irrigazione diversa, durante la sosta mondiale verrà realizzata un’operazione accurata sul manto, ma bisognerà fare i conti con l’inverno. È stata tracciata una road map di step e interventi, iniziati già ieri per sfruttare questa settimana di riposo; proseguiranno a novembre e guardano anche al prossimo anno. Ci si scontra tuttavia sempre con un campo che ospita concerti, il rugby e due squadre – Roma e Lazio – che lo calcano di continuo perché impegnate nelle competizioni europee, oltre che in campionato: «Infatti il problema è anche il doppio impegno – ha sottolineato Sarri nella riunione – perché a Verona, guarda caso oggi che non gioca più il Chievo, il terreno è incredibilmente migliorato»


IL CONFRONTO


Il discorso per Inter e Milan non vale? Anche l’erba di San Siro sembra sempre più verde. L’altra proposta di Sport e Salute su quella linea semi-artificiale: un 60% sintetico potrebbe essere una soluzione, ma Sarri dice no, sarebbe folle rinunciare a un prato naturale con il clima mite della capitale. Ma serve comunque un campo più duro e veloce per far scorrere il pallone: «Altrimenti non riusciamo a proporre le nostre soluzioni tattiche. Domenica, alla fine del primo tempo negli spogliatoi ci siamo detti basta, rinunciamo alla costruzione dal basso perché, dopo un paio di tentativi palla a terra, rischiavamo di fare il patatrac contro l’Udinese», ha raccontato il vice-capitano Milinkovic, presente alla riunione al posto di Immobile. Nessuna connessione fra il campo e la sua lesione al flessore: «Ma come vedete, anche con un manto più morbido come quello attuale, gli infortuni ci sono comunque – la chiosa di Sarri – e quindi l’importante è provare a metterci il massimo impegno sempre. In Premier danno un premio di un milione di sterline al campo inglese giudicato il migliore». La prossima settimana Sport e Salute dovrà passare anche da Mourinho, non certo più british nelle sue critiche. Il Messaggero

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Mai presi meno di 5 gol nelle prime 10. Ma il record resta in condivisione

Il record continua, ma resta in condivisione. Mai la Lazio dopo 10 giornate aveva incassato meno di 5 gol. Già dopo 9 partite di campionato, con le 5 reti subite, la squadra di Sarri aveva pareggiato il primato stabilito nel 1972-73, e ripetuto l’anno dopo, nel 1976-77 e nel 2001-02. Solo nel 1972 e nel 1973 però i biancocelesti sono riusciti a mantenere la porta inviolata anche alla decima giornata. In entrambi i casi giocò poi contro il Milan all’undicesima, subendo un gol nel 1972, e mantenendo la porta inviolata nel 1973. Solo se la Lazio riuscisse a terminare a zero anche le partite contro Atalanta e Salernitana stabilirebbe un nuovo record assoluto. Soddisfatto della prestazione Casale. “Sono contento, per un difensore quando non si subisce gol è sempre una grande gioia. Abbiamo dimostrato di essere una squadra tosta, non abbiamo sfigurato con l’Udinese che è molto fisica e bravissima nei duelli aerei. È un passo in avanti, ci prendiamo questo punto”.

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Sarri punta il dito contro il terreno dell’Olimpico. Sport e Salute non ci sta

Rabbia più delusione uguale polemica. L’infortunio di Immobile preoccupa. Probabilmente però lascia spazio anche a (parecchio) rammarico. Già, perché Ciro è stato spremuto anche a causa di una mancanza di una vera punta di ruolo alle sue spalle. Il capitano biancoceleste gioca da tempo con qualche problemino muscolare, e contro l’Udinese ha dovuto alzare bandiera bianca. Colpa, forse, anche di un terreno di gioco sul quale correre non è semplice. Non un caso che Sarri, al termine della partita fra Lazio e Udinese, fosse particolarmente seccato: “Il condizionamento del campo è enorme. Non so cosa farà Lotito, se il terreno è questo deve prendere un altro allenatore. Qui non si può giocare, andremo altrove. Io faccio giocare le squadre con 700 passaggi a terra. Così le condizioni non sono adatte a me”. Non si è fatta attendere la risposta di Sport e Salute che ha fatto sapere di essere pronta a organizzare riunioni tecniche con Lazio e Roma, per discutere proprio delle condizioni del campo dell’Olimpico. L’azienda che si occupa del terreno di gioco potrebbe incontrarsi con la società biancoceleste già lunedì mattina a Formello.POLEMICHE Sarri in realtà ha parlato anche in altre occasioni delle condizioni del campo, lamentandosene. Era successo anche in estate, quando, alla fine del ritiro ad Auronzo, aveva fatto sapere che “il terreno che abbiamo trovato in preparazione non ci ha agevolato”. All’inizio dello scorso campionato aveva invece affermato che “ho visto qualche minuto di partita della Roma contro il Trabzonspor in Conference League, e devo dire che giocheremo su un campo indegno per la città di Roma. Raramente ho visto un campo in queste condizioni. Ci sono tantissimi motivi di preoccupazione da parte mia per questa partita”. Ora addirittura l’estremizzazione, con la chiamata in causa di Lotito (“non so cosa farà, ma se il terreno è questo deve prendere un altro allenatore”). Comprensibile, considerando la rabbia per aver perso Immobile. D’altronde rabbia più delusione è uguale a polemica. In attesa di capire se dopo l’incontro con Sport e Salute qualcosa. Le condizioni del terreno di gioco o il livello di tolleranza di Sarri.

Gazzetta dello Sport

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Ansia Immobile, possibile stop fino al 2023: ora in avanti sono guai

Una lacrima su Ciro: «Mi sono rotto tutto». Non solo il derby, sul 2022 di Immobile può calare il sipario. Si teme uno stiramento alla coscia sinistra fra il primo e il secondo grado. E pure il “vecchio” bicipite femorale destro è di nuovo malconcio. Rischia almeno un mese di stop e di saltare quindi 7 partite, fra cui Atalanta, Roma e l’ultima del 13 novembre contro la Juve a Torino. Senza considerare quella Coppa in bilico (mancano gli scontri con Midtjylland e Feyenoord), in cui Ciro si è appena sbloccato col 21esimo gol, diventando il biancoceleste più prolifico di ogni tempo. Gli esami di dopodomani mattina daranno un primo responso, ma addirittura il bomber deve scongiurare uno strappo del muscolo, il peggio. Dal 29’ di Lazio-Udinese l’Olimpico è muto. Immobile segue uno stacco di Milinkovic con uno scatto: inizia a zoppicare, ad alzarsi il pantaloncino, a piegarsi e a mettersi le mani sul volto. Piange, gelo. Il bomber mima il gesto del crac al flessore sinistro. Chiede il cambio, ma non ce la fa nemmeno a uscire, viene accompagnato nello spogliatoio. Ciro è sconfortato, lui stesso teme che stavolta l’infortunio sia davvero serio. Assiste comunque in panchina al secondo tempo, borse del ghiaccio su entrambe le coscie sotto la tuta, una smorfia infinita sul viso. Dagli spalti tutti continuano ad acclamarlo, c’è uno striscione per i suoi 188 gol. Nessuno pensa più nemmeno al pareggio, solo al futuro.


LE ALTERNATIVE


Dopodomani Immobile si sottoporrà agli accertamenti della verità. Prima sarà impossibile vedere cosa c’è sotto l’edema, lo spiega il professor Rodia: «Saranno necessarie 48/72 ore, ma almeno ai flessori sinistri non aveva mai avuto sofferenza». In realtà, Ciro si era fermato per un dolorino nella rifinitura della vigilia. Era ormai evidente la sua stanchezza. Il centravanti partenopeo era l’unico biancoceleste (escluso Provedel in porta) ad aver superato i 1000’, ad aver giocato quattro gare su quattro, compresa l’ Europa dopo la sosta. Immobile aveva saltato solo le sfide di Nations con l’Italia per una contrattura al bicipite femorale della coscia destra: anche quella è di nuovo indolenzita. E ora dove lo trova Sarri un sostituto in rosa? «Non ce l’abbiamo, ma la vedo dura avere 11 Immobile in panchina. Ha dei numeri come pochi in Europa, chiunque lo farebbe rimpiangere alla lunga. L’anno scorso Felipe Anderson lo ha sostituito per 2-3 partite e abbiamo avuto una buona vena realizzativa». Ieri il brasiliano non ha convinto da falso nueve, Pedro tornerà ad essere una prima alternativa. Da mesi a Sarri balena l’idea Luka Romero prima punta, la carriera di Cancellieri lì non decolla. Forse in estate il tecnico avrebbe dovuto insistere con la società: «Avevamo un budget, bisognava scegliere e dare delle priorità. Fosse per me, spenderei un miliardo sul mercato, ma poi bisogna fare i conti con la realtà». Il Messaggero


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Udinese, che numeri nel 2022. Conquistati appena 2 punti in meno della Juve

I risultati non sono casuali. L’Udinese è partita da lontano, crescendo gradualmente. I bianconeri che oggi scenderanno in campo all’Olimpico sono fra le prime della classe anche considerando l’anno solare. I friulani, dallo scorso gennaio, hanno conquistato 47 punti in 29 giornate, appena due in meno della Juve, tre della Roma e sei di Inter e Lazio (ma tutte hanno giocato una partita in meno). Con l’arrivo di Sottil l’Udinese è migliorata ulteriormente, ma sta semplicemente proseguendo un percorso. In particolare è riuscita a diventare più cinica. Come riportato da Opta, fino a questo momento Lazio e Udinese sono le due formazioni della Serie A attuale che hanno registrato le migliori percentuali realizzative (rispettivamente 21% e 15%). I biancocelesti, fra l’altro, guidano il campionato per percentuale di conclusioni terminate nello specchio della porta (59%). Le due statistiche, sommate, fanno sì che la squadra di Sarri vanti il secondo miglior attacco con 21 gol segnati (solo il Napoli ha fatto meglio con 22). L’Udinese non può però esser sottovalutata per quel che riguarda la capacità offensiva: nel 2022 i bianconeri hanno segnato in cinque occasioni 4 o più gol (esattamente come la squadra di Sarri). L’anno scorso (era ancora il 2021) calarono il poker anche contro la Lazio all’Olimpico. In Serie A gli ultimi a farne 4 ai biancocelesti sono proprio stati i friulani. Come stile di gioco, inoltre, i ragazzi di Sottil ricordano molto formazioni europee per ritmo e intensità. Caratteristiche che Sarri ha ammesso che i suoi calciatori soffrono particolarmente. La sfida con l’Udinese però mette di fronte anche due mentalità completamente opposte. In estate la Lazio ha cercato di italianizzare la rosa, prendendo Romagnoli, Provedel, Cancellieri e Casale. Giocatori di età diverse, con status differenti, uniti solo dalla nazionalità. Il club di Formello, d’altronde, negli ultimi anni ha dimostrato di fare fatica a individuare giocatori adatti se presi dall’estero (da Muriqi a Vavro, fino ad arrivare a Basic, chi non veniva dalla Serie A spesso ha inciso poco), mentre già un anno fa, con gli acquisti di Pedro, Zaccagni, Felipe Anderson e Hysaj, Lotito ha cercato di invertire la tendenza (riuscendoci). La rosa dell’Udinese, al contrario, è quella con più stranieri dell’intera Serie A: sono 22 su 26, vale a dire l’84%. Italiani sono solo i tre portieri e Udogie, nato a Verona da genitori nigeriani. L’organico della Lazio di stranieri ne ha invece 17 su 26, cioè il 65,4%, ma appunto ormai molti fra questi sono stati acquistati da altre società nostrane. Filosofie diverse, che per il momento stanno però portando a risultati simili: 20 punti in 9 giornate. Due pareggi nei precedenti della passata stagione (più lo 0-0 al 90′ in Coppa Italia, poi risolto ai supplementari da Immobile). Attenzione quindi a pensare che i risultati dell’Udinese siano casuali…

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Zaccheroni avverte la Lazio. “La classifica dell’Udinese non è casuale. Sarri fenomenale con Luis Alberto”

Un miglioramento continuo. Per molti sorprendente, ma in realtà voluto e cercato. L’Udinese arriva all’Olimpico da terza della classe, avendo conquistato gli stessi punti di Lazio e Milan. Sono ben 20 in 9 giornate, vale a dire più di due di media a partita. La squadra di Sottil ricorda quella che fu di Zaccheroni, che con i bianconeri arrivò, fra il 1996 e il 1998, undicesimo, quinto e terzo. “Solo chi valutava l’Udinese basandosi sui posizionamenti delle stagioni scorse può essere sorpreso dal campionato che sta facendo – ha spiegato il tecnico al Corriere della Sera -. L’organico però è da alta classifica. La squadra doveva solo essere più ambiziosa. Negli ultimi anni sembrava accontentarsi, in campo era troppo bassa”. Zaccheroni ha allenato anche la Lazio (2001-2002): le cose per lui non andarono bene come in Friuli, ma ciononostante si sente legato al club biancoceleste. “Ma non mi fate parlare di quel campionato, meglio sorvolare”.

A cosa deve stare attenta la Lazio?

“L’Udinese ha fisicità, gamba, mantiene le distanze, ha personalità e qualità ed è quindi difficile da affrontare. I giocatori a disposizione di Sottil meritano tutti di arrivare a top club europei. L’Udinese mi piace veramente tanto”.

C’è qualcosa che le ricorda la sua Udinese?

“Sono giocatori che non sono famosissimi a livello internazionale, ma hanno capito che l’Udinese per loro è una vetrina da sfruttare. Mi aspetto trasferimenti importanti per tutti, tranne magari per uno come Deulofeu che a Udine può fare il leader e aiutare i più giovani a crescere. Ma restare sarebbe una sua decisione perché per come sta giocando adesso può far comodo a chiunque”.

Qual è il punto di forza dell’Udinese?

“La capacità di tenere bene il campo, tatticamente è molto preparata. Se Sottil riesce a trasmettere ambizione, la squadra può competere per le coppe”.

Della Lazio cosa le piace?

“Sarri. Il suo lavoro è sotto gli occhi di tutti. Riesce a far coesistere qualità e quantità, ha rinforzato la difesa dandole solidità. La squadra ha qualità e si esprime in velocità. E la gestione di Luis Alberto è strepitosa”.

Si spieghi…

“Gli ha fatto capire che nel calcio moderno partire dalla panchina non è meno importante. Spesso anche si è decisivi. E infatti Luis Alberto sta segnando tanto e spesso fa anche gol pesanti. E pur non conoscendolo credo che lo spagnolo non sia un calciatore facile da gestire”.

Però in Europa la Lazio fatica…

“Credo sia un problema di approccio alle due competizioni. Probabilmente per il momento la priorità dei biancocelesti è il campionato”.

In che modo sta cambiando il calcio negli anni?

“Si cerca molto più il gol rispetto a prima. Oggi c’è più coraggio. Prima si giocava per non perdere. Il lavoro più difficile all’Udinese fu quello di convincere i giocatori ad attaccare prima che difendere. Le squadre così crescono in autostima e il pubblico si diverte di più. Anche se la qualità è inferiore. Prima lo 0-0 era visto come un risultato positivo, oggi lo accettano in pochi”.

Corriere della Sera

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Lazio-Udinese, sfida della qualità per la Champions

“Alta qualità”. Questa è l’apertura delle pagine sportive de Il Messaggero di oggi, in riferimento alla sfida fra la Lazio e l’Udinese. Da una parte c’è Immobile, dall’altra Beto. Poi Deulofeu sfida Sergej Milinkovic-Savic. “Guai a farsi ingannare dal nome. Lazio-Udinese stavolta è una sfida da alta classifica e lo show sarà assicurato: dopo Napoli e Atalanta ci sono loro, a pari punti, venti, con il Milan. A dirla tutta, lo spettacolo, non sarebbe nemmeno una novità visto che lo scorso anno nella Capitale finì 4-4 con il gol di Arslan al 99′” si legge. 

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Lotito gongola: “Roma come hai fatto a scaricare un campione come Pedro?!”

Il presidente della Lazio, Claudio Lotito, intervistato dal quotidiano romano, ha parlato anche di Pedro pungendo la Roma: “Io non capisco come la Roma lo abbia scaricato. E’ un mostro, un campione vero“.

(Il Messaggero)

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L’Europa stanca anche Provedel. Ed anche Maximiano non è al meglio

Giovedì sera Provedel non sembrava lui. Meno reattivo rispetto a ciò a cui ci ha abituati, specialmente sui due gol dello Sturm. Anche Maximiano non sta bene, si sta portando dietro una pesante borsite all’anca e non potrebbe dargli il cambio. Oggi ultima rifinitura prima dell’Udinese, Provedel potrebbe essere gestito. Domani tornerà Milinkovic dal primo minuto, forse insieme a Vecino. Per quanto riguarda Luis Alberto, lo spagnolo rischia di accomodarsi di nuovo in panchina. Inoltre, il suo entourage è sbarcato a Roma per parlare con Lotito.

Il Messaggero