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Infortunio Immobile, come sono andate le competitor quando è successo a loro?

È successo a tutti. Con i calendari così fitti, d’altronde, è difficile immaginare che i calciatori non incappino in qualche problema fisico. Atalanta, Inter, Roma, Napoli: fra le big del campionato italiano non soltanto la Lazio ha perso l’attaccante principe. In tal senso ieri la società biancoceleste ha pubblicato un comunicato relativo alle condizioni di Ciro Immobile: “Lo staff medico comunica che il capitano è stato sottoposto in data odierna ad esami clinici e strumentali presso Paideia International Hospital – si legge -. Gli esami hanno evidenziato una lesione di medio grado a carico del bicipite femorale sinistro. Il calciatore ha già iniziato le cure specifiche del caso e verrà sottoposto a monitoraggio clinico quotidiano. Ulteriori esami strumentali verranno ripetuti nei prossimi giorni per quantificare i tempi di recupero”. Tradotto, la lesione è di secondo grado e il numero 17 biancoceleste avrà bisogno di non meno di 40 giorni per recuperare. Non riuscirà quindi a essere disponibile prima della sosta per i Mondiali, e tornerà in campo solo nel 2023. Salterà dunque le partite con Atalanta, Salernitana, Roma, Monza e Juve in campionato, più quelle con Midtjylland e Feyenoord in Europa League. Si tratta di sette gare di cui tre scontri diretti in campionato, e le ultime due (entrambe decisive) del girone nella competizione internazionale. Un problema, che anche diverse competitor hanno però dovuto affrontare. L’Atalanta, senza Zapata per 6 giornate, ha dato spazio a Höjlund e Lookman (arrivati in estate da Sturm Graz e Lipsia). I due hanno totalizzato 4 gol e 4 assist dall’infortunio del colombiano, e i bergamaschi hanno continuato a marciare. È invece calata l’Inter senza Lukaku (3 sconfitte in 7 gare), benché Inzaghi abbia a disposizione diverse alternative. Il Napoli senza Osimhen ha sempre vinto (6 su 6), e con Simeone e Raspadori, ha anche retto come media gol (ne ha fatti 19 in 6 partite, Champions compresa). Se la Lazio nelle scorse stagioni ha sofferto tanto la sua assenza (14 sconfitte su 33 incontri) è soprattutto perché priva di un’alternativa. Quest’anno, per sopperire all’infortunio del capitano, Sarri può fare affidamento anche sulla difesa, finalmente solida. E quindi ogni gol fatto pesa di più, perché può essere decisivo. Restare competitivi anche senza Immobile è l’ultimo tassello che manca alla Lazio per dimostrare di essere definitivamente cresciuta.

Corriere della Sera

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Lazio, Sabatini: “Sarri ha già la soluzione…”

Il calcio secondo Walter Sabatini. Oggi in un’intervista al Corriere dello Sport l’ex ds di Roma e Lazio analizza la Serie A e dice la sua sul tecnico laziale. Sarri è matto, nel senso buono, e poi ha calcio in testa.  – Spiega Sabatini – Mentre i tifosi si stanno dilaniando per l’infortunio di Immobile, e li capisco, lui starà studiando. Ti pare che uno del genere possa lasciarsi impressionare da un accidente del genere? A Napoli perse Milik, non ne aveva altri, era nel pieno della stagione, se ne era andato il Pipita da poco. Ora non so cosa gli passi per il cervello, ma mi aspetto un colpo di teatro. Maurizio è fighissimo, io gli dico che è suonato, ma si applica e ti fa divertire. Facci caso, vengono tutti da lì, Granducato di Toscana”. Parole e musica di Walter Sabatini, che siano di buon auspicio per la Lazio e le soluzioni da ‘vice-Immobile’.

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Club indebitati, Stendardo: “Vi dico come è andata con Tare…”

Ai tempi della Lazio, lo chiamavano l’avvocato difensore. Guglielmo Stendardo, laureato in legge dal 2010, è docente di diritto sportivo alla Luiss e conduce un corso di management dello sport. Titolo: «Il giurista entra in campo». Primo appuntamento venerdì scorso. Si parlava dei “profili giuridici ed economici di una società di calcio“. Ospite, nel ruolo di relatore, Igli Tare. L’intervento del ds della Lazio ha fatto rumore. «La lezione è partita dalle origini del diritto sportivo – racconta Stendardo – Ho fatto una panoramica, poi è iniziato il dibattito con le domande degli studenti. Io affrontavo la parte relativa alla giustizia sportiva. Igli portava la sua esperienza dal punto di vista economico e manageriale parlando del sistema calcio e devo dire che è stato bravissimo».

Non si direbbe. Un conto è parlare di fondi stranieri e proprietà. Un altro definire tecnicamente falliti club in perdita di gestione.

«Tare non si esprimeva dal punto di vista tecnico, non avrebbe potuto criticare il Milan campione d’Italia o la Roma che ha vinto la Conference. Si parlava di economia, anche di plusvalenze e di ammortamenti. Includeva la Lazio, non solo le società di cui si è parlato. Lotito, rilevando il club biancoceleste, ha ripianato una situazione pesantissima. Altre società, come Fiorentina e Napoli, sono passate dal fallimento. Oggi diversi club hanno bisogno costante di essere ricapitalizzati attraverso l’intervento dei soci. Senza risanamento da parte degli azionisti rischierebbero il fallimento. E’ stata estrapolata e distorta una frase che ha fatto rumore». 

Il sistema protegge certi club, ha aggiunto.

«La domanda era: “Direttore, come mai nel calcio ci sono società che hanno tutti questi debiti e in un altro sistema sa rebbero fallite?”. Tare ha risposto che il sistema calcio non ha sostenibilità, perché i ricavi sono spesso inferiori ai costi, gli stipendi salgono, in Premier i diritti tv sono tre volte superiori. Viviamo dentro la difficoltà. E poi ha detto quella frase. Ma il sistema permette di gestire le perdite. Mi sembra di aver letto, anche sul vostro giornale, che le normative a volte consentono di aggirare l’indebitamento».  

Roma, Inter, Juve e Milan si sono lamentate? Sono arrivate segnalazioni?

«No, assolutamente. Solo polemiche mediatiche. Ho ricevuto complimenti da parte dell’università per aver messo in risalto la parte economica nel corso . Non fanno piacere le frasi travisate. Avere dietro la cattedra uno come Igli lo considero un motivo d’orgoglio e un valore aggiunto per il mio corso». 
 
Gli studenti hanno eccepito durante il dibattito? Magari ci sarà stato qualche romanista.

«Certo, ma si rideva. Qualche ragazzo , ad esempio, ha detto che Pellegrini è più forte di Milinkovic. Igli gli ha risposto “però parlate sempre di Milinkovic”. Erano battute. Invece mi sembra sia uscito sul web solo quella parte polemica . Non ci sono state ulteriori considerazioni, gli studenti avevano capito che si riferiva anche all’indebitamento della Lazio». 

Caro Tare, il fallimento tecnico è un’altra cosa

Tare cosa ha detto dopo?

«Era contento della lezione, constatando l’interesse degli studenti. E’ rimasto dispiaciuto che da una conversazione così bella siano andati a estrapolare una frase per fare polemica». 
 
Definire la Conference come il torneo dei perdenti non è parsa un’uscita felice.

«Gli è uscita una battuta da tifoso. L’hanno presa a ridere gli stessi studenti. Tare stava parlando della Conference e dell’Europa League, stava ricordando la differenza, in termini di ricavi, rispetto alla Champions. Rimarcava quel divario per la stessa Lazio. Non voleva sminuire il percorso della Roma. Sottolineava quanto pesi piazzarsi tra le prime quattro della Serie A».

Alla fine l’avvocato difensore Stendardo ha difeso Tare e Lotito, che lo avevano messo fuori rosa con la Lazio.

«Tare non ha bisogno che lo difenda e non deve difendersi da nulla. Il concetto era chiaro, la polemica andava chiarita. Con Igli ho un rapporto di amicizia e di stima reciproca, in futuro spero di avere ospite anche Lotito. Il resto appartiene al passato. Nella vita e nel lavoro bisogna avere la capacità di guardare avanti. Sono cambiati i ruoli, con la Lazio conservo un rapporto professionale e umano profondo». Corriere dello Sport

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Ritiro invernale in Argentina, imminente il sopralluogo

Un sopralluogo biancoceleste imminente in Argentina per un mini- ritiro d’inverno, durante la sosta per il Mondiale dal 14 novembre al 3 gennaio. Lotito non molla l’idea di partecipare al torneo voluto da Papa Francesco con Boca, River e San Lorenzo, nonostante Sarri non voglia andare così lontano, né effettuare il rischiamo di preparazione in un paese in cui a dicembre sarà estate piena e il clima torrido. Questa settimana il patron manderà comunque emissari sul posto, ma assicura che diverse ispezioni verranno fatte anche in altre mete, già indicate per la tournée all’estero: «Prima di qualunque scelta, vaglieremo ogni soluzione dal vivo». L’allenatore ha già detto che preferirebbe restare a Formello, al massimo si sposterebbe in Spagna o in Portogallo. Eppure l’Argentina prende corpo. Il Messaggero

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Lazio, che bei numeri: biancocelesti migliorati anche rispetto ad Inzaghi

Non solo rispetto all’anno scorso. Il lavoro di società e Sarri sta portando frutti evidenti. Si sono spesso sottolineati i miglioramenti della difesa, con la Lazio che mai aveva incassato meno di 5 gol nelle prime 10 giornate e che solo nel 1958 aveva registrato un incremento migliore nei numeri della retroguardia rispetto all’anno precedente. In realtà i biancocelesti sono migliorati (anche grazie alla difesa…) pure complessivamente. E non di poco. Rispetto all’ultimo campionato di Serie A la squadra di Sarri ha conquistato 4 punti in più in classifica. Solo Udinese (+11) e Atalanta (+6) hanno fatto meglio. Per arrivare al giro di boa (19esima giornata) nelle stesse condizioni dell’anno scorso la Lazio dovrebbe raccogliere appena 10 punti nelle prossime 9 giornate. Considerando che ha per il momento una media di poco superiore ai due punti a partita, più che un calo o una frenata sarebbe un’inchiodata. La Lazio, fra l’altro, infatti è migliorata non solo rispetto alla passata stagione. Pure nel 2020-21, l’ultima annata con Inzaghi in panchina, i biancocelesti avevano conquistato 17 punti nelle prime 10 giornate (quindi anche rispetto a quel campionato la squadra di Sarri è a +4), mentre nel 2019-20 e nel 2018-19 era arrivata a quota 18. Negli ultimi dieci anni, in realtà, solo nel 2017-18 era partita meglio (con ben 25 punti), per il resto ha sempre fatto peggio.

Corriere della Sera

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Nostalgia Caicedo: “Lazio, tornerei di corsa. Pedro cambio naturale di Ciro”

Quanto è attuale oggi quel coro: «Amami o faccio un Caicedo». C’è il derby all’orizzonte, Immobile rischia di essere ai box, non c’è più Felipao. Nessuno ha dimenticato quel gol, un meraviglioso lampo all’improvviso. Due marzo 2019, fischio d’inizio, la Lazio passa in vantaggio con la rete al 12’ del “Panterone” in una stracittadina finita poi 3-0 con l’esonero Di Francesco. Apoteosi di un eroe, quasi per caso: «È stata la notte più bella della mia carriera nel calcio». Caicedo ora risponde dall’Arabia Saudita, gioca all’Abha, ha da poco compiuto 34 anni, ma è sempre nostalgico: «Qui va tutto bene, soprattutto adesso che ho iniziato a vincere (ride, ndr), ma io sarei rimasto a vita alla Lazio. Non so chi ha deciso che dovevo andare via, ho un grande rimpianto, purtroppo le cose non sono andate come volevo. Eppure il mio cuore è rimasto lì, ho tanti bei ricordi, seguo sempre la squadra e tifo. Sarei tornato e tornerei di corsa a gennaio, se mi richiamassero». I laziali oggi lo invocano: «Lo so, lo so, mi scrivono e io ancora mi emoziono per tutto questo affetto. In particolare, in questa settimana mi sono reso conto che si sta parlando tanto di me perché il bomber si è fatto male. Sarà difficile rinunciare a un fenomeno come Ciro, è un leader assoluto, basta guardarlo». Sarebbe stato tutto più semplice se ci fosse stato un Caicedo a dargli il cambio. Quando c’era l’ecuadoregno, tutti ormai si sentivano in una botte di ferro. Adesso, non c’è più nemmeno Muriqi, che aveva preso il suo posto senza però mai entrare nelle grazie della Nord: «Anche il mio primo anno è stato tosto, ma dopo tutto è andato alla grande. Mi sono ambientato e la storia poi la conosciamo tutti. La Lazio e i suoi tifosi sono una piazza difficile da conquistare, perché sono ambiziosi e guardano sempre in alto. Io ero la riserva di uno degli attaccanti più forti d’Italia, ma con il duro lavoro e l’aiuto di staff e compagni mi sono ritagliato il mio spazio prezioso».


«VINCE IL COLLETTIVO»


In estate non è arrivato un vice-Immobile vero. Cancellieri nasce esterno, da centravanti non ha convinto, è già partito da giorni il toto-sostituto. Ecco il consiglio di Caicedo: «Immobile ha una forza mentale che non ha nessun altro e trascina tutto il gruppo. Secondo me il cambio naturale è Pedro, ha fatto la prima punta in passato. Vedo senz’altro più lui che Milinkovic in attacco. È chiaro che è complicato rimpiazzare Ciro, ma adesso tutta la Lazio ha una precisa identità, gioca con l’intero collettivo e sono comunque convinto possa arrivare fra le prime quattro. Complimenti a Sarri e alla società per il lavoro fatto. Non è scontato lottare contro club con capitali enormi e riuscire sempre ad arrivare in alto». La sua Lazio avrebbe potuto addirittura strappare alla Juve del Comandante lo scudetto: «Maledetto Covid, eravamo forti, solidi in campo e nello spirito. Tutto andava perfettamente. La stagione 2019/2020 era stupenda perché noi tutti credevamo al tricolore, io lo urlavo più degli altri, con coraggio. Per questo, oltre alla gioia del derby, forse il gol più importante che ho fatto è stato quello contro il Cagliari. Ero in estasi, ci diede la stoccata per arrivare in vetta, e poi la rete contro la Juve, prima di quel terribile stop». Dopo la pandemia, non possono e non devono essere poche partite senza Ciro a fermare un altro sogno. Il Messaggero

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Tutta la verità su Immobile, Lotito: “In bocca al lupo Ciro!”

Tutta la verità su Ciro. Ci siamo, è il giorno del giudizio. A nulla son serviti i primi esami di lunedì a Formello, l’edema era ancora troppo vasto. Solo la risonanza di stamattina svelerà la reale entità dell’infortunio al flessore sinistro. Le sensazioni restano negative, nonostante siano passate quasi 72 ore dal ko di domenica pomeriggio. Immobile non si è fatto male in quello scatto al 29’ che tutti hanno visto e rivisto, bensì in uno stacco di testa nell’azione precedente, che lo ha messo subito dopo al tappeto. Alla vigilia in allenamento si era fermato per un dolorino, ma era al “vecchio” bicipite femorale destro. In carriera la coscia sinistra non gli aveva mai dato alcun fastidio, questo è l’ultimo appiglio a cui si aggrappa Ciro, nella speranza che la lesione sia meno grave del previsto. Immobile prega si tratti solo di uno stiramento di primo grado, che lo terrebbe appena – si fa per dire – due settimane ai box, con un conto alla rovescia per il derby del 6 novembre nel calendario. L’ipotesi più concreta resta però quella di un secondo grado con 40-45 stop e l’arrivederci al nuovo anno. Con questo verdetto, diventerebbe infatti praticamente impossibile recuperarlo prima della pausa per il Mondiale ovvero entro il 13 novembre contro la Juve a Torino.

Tutta la Lazio attende il primo responso: «Gli ho già fatto l’in bocca al lupo», assicura Lotito. Sarri sta pensando a ogni possibile soluzione per sostituirlo, ma non vuole fasciarsi in anticipo la testa per l’intero ciclo delle sette gare (comprese le due di Europa League contro Midtjylland e Feyenoord, con la qualificazione ancora in bilico). Sono infinite le vie del gol: in questa stagione, senza le sette reti di Immobile, fra campionato ed Europa League, i biancocelesti hanno trovato altri 20 centri con sette giocatori diversi (Milinkovic e Luis Alberto 4, Vecino, Pedro e Zaccagni 3, Felipe Anderson 2 e Romagnoli 1). Adesso è giusto concentrarsi soltanto sulla trasferta di Bergamo, con oltre mille tifosi al seguito. Difficilmente Maurizio farà chissà quale stravolgimento rispetto al passato, al momento avanti con uno fra Felipe Anderson e Pedro al suo posto, nelle gerarchie i baby Cancellieri e Luka Romero restano dietro. Proprio in un Atalanta-Napoli esplose Mertens centravanti e la rivoluzione partenopea di Sarri con i “piccoletti” in attacco. Peccato che alla Lazio il gioco sia completamente diverso. Inserito ieri da FourFourTwo fra i 50 migliori allenatori al mondo, il Comandante ha plasmato una squadra votata verticalmente alla profondità di Ciro, ecco perché Milinkovic boa rimane più di una pazza idea per il futuro o a gara in corso. Guai a perdere proprio adesso quell’equilibrio-segreto del successo biancoceleste in questo avvio. Il Messaggero

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Lazio, in Europa solo 8 club comprano giocatori più vecchi. E che flop (tecnico ed economico) i giovani

Strutturarsi meglio, per essere più solidi come azienda. Una ricerca del Cies (il centro internazionale di studi sportivi) evidenzia una brutta tendenza del calcio italiano, che la Lazio segue fedelmente. Considerando i maggiori 5 campionati d’Europa, ben quattro club italiani (Inter, Milan, Fiorentina oltre a quello di Formello) sono fra i primi dieci fra quelli che, negli ultimi 10 anni, hanno comprato giocatori con l’età media più alta. La società biancoceleste, dal 2013, ha acquistato calciatori vicini ai 26 anni (25,95). Solo otto società hanno acquistato giocatori più adulti (al primo posto il Chelsea con 26,71 di media). Questo perché la Lazio non ha osservatori diretti, ma si affida agli agenti. Affari come quello che portò a Roma Felice Pulici, su segnalazione di Silvio Piola, inevitabilmente legato alla società biancoceleste, sono impensabili, con un organigramma così scarno. Gli agenti segnalano giocatori a più club contemporaneamente, ma non essendo particolarmente ricchi i biancocelesti dovrebbero strutturarsi per arrivare prima degli altri. Per questo molti giovani acquistati hanno fatto male (Morrison, Kishna, Raul Moro, Pedro Neto, Bruno Jordao, Luka Moreno, Adekanye…). La Lazio raramente individua talenti (come Milinkovic nel 2015) e ricorre quindi a giocatori più esperti. Gli scarsi risultati del settore giovanile e le difficoltà a trovare gioiellini, fanno sì che i biancocelesti fatichino a rivendere calciatori dai 24 anni in giù: dal 2013 solo Kozak, Keita, Hoedt, Pedro Neto e Bruno Jordao hanno fruttato più di 5 milioni (compresi i ragazzi della Primavera). Servono professionisti che individuino i giocatori prima degli altri (estremo il caso del Salisburgo la cui ultima formazione aveva 21 anni e 109 giorni di media) e facciano crescere i ragazzi delle giovanili. Per essere più forti come azienda.

Corriere della Sera

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Con o senza Immobile quanto cambia la Lazio…

L’attesa per il responso sull’entità dell’infortunio di Immobile tiene la Lazio con il fiato sospeso. Ciro non è solo il capitano o il bomber più peolifico della squadra, Immobile è il cuore della Lazio stessa. Con lui o senza di lui le cose cambiano totalmente.

I NUMERI CON O SENZA CIRO


A testimoniarlo è il confronto tra la media punti. Dal 2016 ad oggi con Immobile in campo la Lazio ha collezionato 122 vittorie, 50 pareggi e 56 sconfitte con una media di 1,86 punti a partita. Il quadro cambia drasticamente nelle 20 partite in cui il numero 17 non è sceso in campo negli ultimi 7 anni. Appena 6 vittorie, seguite da 7 pareggi e 7 sconfitte con una media punti di 0,8 a partita.

IDEE IN ATTACCO


Diverse le alternative che Maurizio Saarri sarà costretto a prendere in esame per sopperire all’assenza del bomberissimo. Valide le candidature di Pedro e Felipe Anderson, che modificano comunque l’assetto del tridente offensivo. Più audace sarebbe la scelta di consegnare le chiavi dell’attacco al giovane Cancellieri, che studia ancora da centravanti. Assolutamente suggestiva invece l’idea di un Milinkovic boa offensiva con Zaccagni e Felipe ai suoi lati. Tutte opzioni, tutte idee, che nelle prossime ore dovranno trovare le loro applicazioni in campo.

POSSIBILI RIGORISTI

La mancanza di Immobile lascia in dote anche un altro problema, ovvero quello relativo al rigorista. Allo stato attuale a contendersi i tiri dal dischetto sembrano esserci Felipe Anderson e all’occorrenza Luis Alberto. Più defilati Zaccagni e Milinkovic-Savic.

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Immobile, si doveva stare più attenti. Negli anni la Lazio non ha mai fatto nulla per prevenire

Si doveva stare più attenti. Si doveva evitare il ponderabile. Ciro Immobile resterà fermo per settimane. Si attende l’esito degli esami, ma rischia di tornare a disposizione nel 2023. La cosa che sorprende è che quello relativo a Immobile è un problema che la società ha da tempo, ma non lo ha mai risolto. Nella stagione 2018-19, per esempio, al termine della 31esima giornata, la squadra, all’epoca allenata da Inzaghi, era a -3 dal quarto posto in quel momento occupato dal Milan, avendo però disputato una partita in meno. Arrivò così allo scontro diretto di San Siro coi rossoneri con la possibilità di agganciarli e perfino di scavalcarli col recupero. In quella stagione la Lazio (tolto il giovane Pedro Neto), aveva in rosa Immobile, Correa e Caicedo. Appena tre attaccanti benché si giocasse con il 3-5-2. Bastava l’indisponibilità di un giocatore per impedire al tecnico di avere cambi. Quel giorno si infortunò Correa, entrò Caicedo, e quando il Milan segnò l’1-0 con Kessie (su rigore), il calciatore più offensivo a disposizione di Inzaghi era Parolo (che infatti entrò immediatamente). La Lazio non pareggiò e fallì la rincorsa al quarto posto. Quell’estate in attacco arrivò solo Adekanye. Nel 2020 si decise di investire su Muriqi, nel 2021 e nel 2022 non sono invece arrivate vere alternative a Immobile (benché nel 2021 sia stato venduto Caicedo). Eppure il campo dice che senza Immobile la Lazio soffre. Da quando nel 2016 è arrivato a Roma, ha saltato 33 partite: 14 sconfitte, 10 pareggi e 9 vittorie. La media punti è bassissima (1,12 in totale e 1,25 in A). La scarsa lungimiranza della società è aggravata dal fatto che, fino all’improvvisa solidità difensiva ora trovata, il reparto arretrato faceva acqua. Nelle 33 partite saltate da Immobile (il club gli ha dedicato un video sui social al quale ha risposto “così però mi fate piangere”) solo in 4 occasioni la squadra ha mantenuto la porta inviolata, l’ultima volta nel 2019. Considerando la fatica che, in assenza di una sua alternativa, si fa a segnare e avendo subito in 29 occasioni almeno una rete, la media punti bassa è solo una conseguenza. Avrebbe però probabilmente dovuto gestire meglio la situazione pure Sarri: già dopo 7 giornate di campionato solo Immobile e Nzola dello Spezia (che però non ha le coppe…) avevano giocato tutti e 630 i minuti. Tutti gli altri calciatori offensivi del torneo (compresi esterni o seconde punte) avevano potuto riposare. Cancellieri o Romero (l’argentino mai utilizzato in questo campionato), spostando Felipe Anderson o Pedro al centro avrebbero aiutato a non appesantire i muscoli del capitano. Lo scarso minutaggio concesso ai due descrive però una evidente mancanza di fiducia da parte del tecnico, almeno per il momento. La Lazio in questa stagione potrebbe arrivare a giocare un totale di 58 partite (comprese le coppe): affrontarle senza un’alternativa a Immobile era un rischio. Per questo si doveva stare più attenti.

Corriere della Sera