[…] Intanto il ritiro durante la pausa diventa una certezza: partenza il 13 o il 14 dicembre fino a Natale. Ora andrà solo scelta la destinazione. Le favorite restano Lagos e Valencia. Il Messaggero
[…] Intanto il ritiro durante la pausa diventa una certezza: partenza il 13 o il 14 dicembre fino a Natale. Ora andrà solo scelta la destinazione. Le favorite restano Lagos e Valencia. Il Messaggero
“Il protocollo terapeutico è tosto, dimostra la voglia di tornare prima del mondiale”. Così Sarri in sala stampa parlando del desiderio di Ciro Immobile di non lasciare nulla di intentato. Un recupero record è quello che sperano tutti in casa Lazio. Secondo Repubblica, sarà fondamentale l’ecografia che svolgerà martedì: al momento rimane impossibile vederlo al derby, più plausibile la Juventus.
Maurizio Sarri ha sfidato in carriera Gian Piero Gasperini per ben 17 volte. É l’allenatore che più ha affrontato da quando siede in panchina. Atalanta-Lazio è pure un incontro tra i due allenatori: innovativi, schietti, tra i più quotati per avere un posto in Champions e, chissà, essere outsider per lo scudetto. Da quel Crotone-Pescara del 2005 finito 0-0 a Lazio-Atalanta sempre 0-0 del 22 gennaio scorso. Sono pronti a sfidarsi di nuovo.
In totale, su 17 incontri, Sarri ha raccolto contro Gasperini 5 vittorie, 8 pareggi e 4 sconfitte. Media punti di 1,35 a match. Un bilancio in equilibrio. Da quanto è allenatore della Lazio ha collezionato due pareggi risalenti alla passata stagione. 2-2 a Bergamo, 0-0 all’Olimpico. Nella partita d’andata gol di Pedro e pareggio di Zapata a fine primo tempo. Poi rete di Immobile e destro-beffa di De Roon a tempo quasi scaduto. Domenica si incontreranno di nuovo ricordando, chissà, pure il passato. A 17 anni di distanza da quel 29 ottobre del 2005 di tempo ne è passato. Ora sono al top. Corriere dello Sport
Telecamere fisse sul regista. Sempre in primo piano, titolare ogni volta che è stato a disposizione. Danilo Cataldi si gode il presente, la Lazio comincia a riflettere sul futuro: il suo contratto scade nel 2024, non manca poi troppo. Al pourparler preliminare dovrebbero seguire a breve i colloqui ufficiali per il prolungamento. La sosta per il Mondiale in Qatar può essere la finestra giusta da sfruttare per sedersi a tavolino e allungare l’accordo. Ora meglio pensare solo al campo, nel pieno del tour de force che precederà la lunga pausa della Serie A. Cresciuto nel vivaio biancoceleste, ha stretto i denti in prestito (Crotone in primis, poi Genoa e Benevento), è riuscito a imporsi col tempo grazie al carattere e alla specializzazione in un ruolo diverso da quello sempre sentito maggiormente suo. La nuova collocazione, grazie al “master” svolto agli ordini di Sarri, ha schiarito l’orizzonte dandogli la possibilità di esprimersi con continuità.
Protagonista in un centrocampo dove regnano l’abbondanza e calciatori con caratteristiche differenti. Il classe 1994 si è trasformato nell’equilibratore in grado di far convivere le mezzali, in attesa che anche Marcos Antonio – acquistato in estate dallo Shakhtar Donetsk – migliori dal punto di vista tattico. Le premesse ci sono, ma il campionato italiano è tutto un’altra storia. Cataldi è diventato il punto di riferimento, la garanzia in regia: ha totalizzato 897 minuti (590 in campionato e 307 in Europa League), scelto 12 volte su 12 dall’inizio, le uniche esclusioni sono arrivate contro il Verona (squalificato) e la Fiorentina (a causa di problemi gastrointestinali). Per il resto non ci sono mai stati dubbi sul suo impiego e sulle gerarchie in quella posizione di campo, una delle più delicate in assoluto. Corriere dello Sport
In vista di Atalanta – Lazio, il centrocampista della Dea Koopmeiners ha parlato a La Gazzetta dello Sport dichiarando cosa si aspetta dalla sfida in programma domenica 23 ottobre alle 18.00: “Lazio avversario tosto, che come noi si sta rivelando molto tosto. L’ultima volta è finita 0-0, stavolta basta un nostro gol. Ciro è fortissimo ma la Lazio ha gli uomini per restare competitiva. Milinkovic? Non serve aggiungere molto rispetto ai suoi numeri in stagione”.
L’identikit è chiaro: serve qualcuno con le spalle larghe, capace di reggere la pressione. Qualcuno che abbia non soltanto la voglia, ma anche il coraggio di essere decisivo. Ciro Immobile è il giocatore nella storia della Lazio ad aver realizzato più volte di tutti il gol dell’1-0 (l’ultima volta con lo Sturm Graz). Non solo segna tanto, le sue reti sono spesso decisive. In questa stagione, per esempio, i biancocelesti hanno disputato 14 partite, tre delle quali sono terminate 0-0 (l’andata a Graz e le sfide con Torino e Udinese in A). Nelle restanti 11 Immobile ha segnato il primo gol della partita in quattro occasioni, Zaccagni in due, poi una volta a testa Vecino, Felipe Anderson e Luis Alberto (nelle restanti due gare hanno invece sbloccato la partita gli avversari). Spesso, molto spesso, la Lazio si affida quindi a Immobile per portarsi in vantaggio. Al punto che nelle 33 partite che il capitano ha saltato da quando è a Roma, i biancocelesti sono andati in grandissima difficoltà proprio nel realizzare la prima rete della partita: ben 19 volte su 33 sono stati gli avversari a portarsi avanti per primi, e in tal senso il miglior giocatore della Lazio è Correa, che ha segnato l’1-0 in tre gare. Al secondo posto, insieme a Pedro, ci sono le autoreti che Nizza e Udinese si fecero rispettivamente nel 2017 e nel 2018. Per il resto, senza Immobile, i biancocelesti, in assenza del loro numero 17, hanno sbloccato il risultato una volta con Parolo, Bastos, Caicedo, Lulic, Marusic, Keita e Zaccagni (una volta ciascuno). Poco, troppo poco, specie perché non c’è un giocatore che riesca effettivamente a sostituire Immobile in questo. Per segnare i gol decisivi, quelli pesanti, serve personalità, e in assenza di Ciro la Lazio sembra costretta ad affidarsi più al caso che non all’individualità di un calciatore in particolare. Non un caso che l’anno scorso, nelle otto gare nelle quali Sarri era privo del capitano, Pedro sia riuscito due volte a realizzare l’1-0. L’uomo di maggiore esperienza e con lo status di più spessore. Lo spagnolo è però andato in gol contro Venezia e Genoa (entrambe retrocesse), ora dovrà confermarsi anche negli scontri diretti con Atalanta, Roma e Juventus. E i compagni dovranno dargli una mano. Dovrà lavorare anche su questo Sarri, perché la capacità di trovare gol pesanti è anche e soprattutto mentale. La Lazio (la società non cercando un’alternativa e i compagni in campo) si sono affidati troppo a Immobile. Tanto le castagne dal fuoco le ha quasi sempre tolte lui.
Corriere della Sera
Un passo dopo l’altro. Guardando la vetta, tenendo i piedi saldi a terra. Il destino ha voluto che Alessio Maestrelli, figlio di Maurizio e nipote di Tommaso, segnasse un gol nel campionato Primavera a pochi giorni dalla ricorrenza di quello che sarebbe stato il centesimo compleanno del nonno. Eppure Alessio, classe 2003, di mestiere fa il difensore. Ed è anche grazie a lui se il suo Frosinone è sorprendentemente in testa al campionato Primavera. E lo è da neopromossa. Come era successo nel 1972-73 alla Lazio allenata dal Maestro. Categorie diverse, ma la coincidenza colpisce. Alessio ha segnato la rete decisiva nell’ultimo turno di campionato (vinto 1-0), ma aveva colpito pure il Milan. Ha anche consentito ai ciociari di mantenere la porta inviolata già in 4 partite di campionato. Arrivato a Frosinone a 15 anni, vive con altri giocatori del settore giovanile accanto a un convento col quale il club ha un accordo. A Frosinone sta facendo bene, tanto che la società punta davvero su di lui: forte fisicamente, bravo nell’uno contro uno e di testa, viene schierato o sul centrosinistra della difesa (benché sia destro) o come terzino. Ha gamba, resistenza, ma soprattutto umiltà. L’anno scorso ha esordito in B a Lecce, ma per lui il passato non conta. Lavora per guadagnarsi un futuro da calciatore, sogna di farlo in biancoceleste. Fino al 2019-20 andava spesso in curva con gli amici, il suo idolo è Nesta, ma apprezza pure Romagnoli. Poi Puyol, del quale sogna di avere la leadership. Cerca il confronto con i compagni, li sprona, ma sempre con educazione. Perché si è squadra sempre. Prima delle partite ascolta l’inno che parla del nonno, ma lui si sofferma sulla strofa “me batte il cuore, cominciano a gioca’”. Sono le ultime parole che sente prima di entrare in campo. Ogni volta. Dopo il gol al Cesena ha baciato il tatuaggio che raffigura il padre che ha perso a 8 anni. Gli dedica ogni partita. E lo sente accanto a ogni passo che fa nel mondo del calcio.
Corriere della Sera
Il Mago deve ripetere l’esibizione. Ovviamente senza rivelare il trucco. Contro l’Atalanta Luis Alberto ha segnato una sola volta: è successo a Bergamo, e mancava Ciro Immobile. Tolto il motivo dell’assenza del capitano (era squalificato nella gara del 2017, è infortunato questa volta), il contesto è molto simile a quello di domenica. La Lazio va a Bergamo e ha bisogno di lui. In questa stagione l’ex Liverpool ha cambiato status in rosa. Dopo che per una buona parte di estate era con le valigie pronte (la famiglia ha anche lanciato qualche appello al direttore sportivo Monchi per far sì che potesse andare al Siviglia), ha dovuto accettare un ruolo di semi-titolarità. Restando però protagonista assoluto. Già, perché Luis Alberto gioca meno (Sarri lo ha impiegato per circa 50 minuti in più rispetto a Vecino), ma segna e incide di più. In questa stagione è già a quota quattro gol (contro Inter, Verona, Fiorentina e Feyenoord) e un assist. L’anno scorso, in 44 presenze, aveva segnato una sola rete in più (e mai era partito così forte). Sarri è riuscito a pungolarlo nel modo giusto. Luis Alberto dà meno equilibrio di altri (su tutti Vecino, suo vero antagonista per la maglia da titolare), e allora per trovare spazio deve incidere di più.
Fin dal 2017-18, dopo il primo anno in cui ha avuto bisogno di tempo per ambientarsi, Luis Alberto è stato uno dei leader tecnici della squadra. Inzaghi non lo toglieva mai dal campo, al punto che ne ha fece le spese Felipe Anderson, che il tecnico provò a trasformare in quinto di centrocampo, spingendo il brasiliano a chiedere la cessione e a trasferirsi al West Ham. Il gioco è spesso passato per i piedi e la genialità di Luis Alberto, che ha permesso alla Lazio anche di vincere titoli importanti (suo il primo gol nella Supercoppa vinta nel 2019 contro la Juve). Ora deve prendere per mano la squadra anche con Sarri, che verosimilmente lo farà giocare di più. In assenza di Immobile lo spagnolo è il calciatore che più di tutti può aiutare i biancocelesti a cambiare modo di giocare. Con lui si può tenere di più il pallone, con lui ci si può aggrappare di più al colpo del campione. Serve la sua classe per sopperire ai gol del capitano. Si deve responsabilizzare e deve riuscire a tornare a essere il direttore d’orchestra a tempo pieno che era in passato. Basta con il part time. Anche perché la Lazio fino alla pausa per il Mondiale dovrà affrontare Atalanta, Roma e Juventus. Tre scontri diretti che, alla lunga, possono diventare decisivi per la corsa alla Champions League. A Bergamo era riuscito a colpire già nel 2017. Finì 3-3 con doppietta di Milinkovic. Fu lui a segnare l’ultimo gol. Mancava Immobile. Sembra quasi un déjà vu. Può essere da stimolo per far sì che il Mago ripeta l’esibizione. E segni anche questa volta.
Gazzetta dello Sport
La lista degli infortunati viene aggiornata con frequenza superiore a quella delle stagioni normali. Perché questa è la stagione anomala per eccellenza, con il Mondiale piazzato in pieno autunno: una scadenza sempre presente nella mente dei giocatori, che condiziona il calendario pigiato all’inverosimile per fare posto al torneo nel deserto del Qatar. I preparatori atletici individuano qualche parallelo di eccezionalità solo con l’annata 2020-21, quella successiva al lockdown che ha quasi cancellato la pausa estiva, ma intanto sono già 95 gli infortuni muscolari in Serie A. (…) Il caso più emblematico è stato quello di Pogba che ha preferito evitare l’operazione al ginocchio, dovendo poi farla comunque perché la terapia conservativa non aveva prodotto gli esiti sperati. Sono tante le stelle che non sanno ancora se potranno partire per il Qatar, come Dybala. La paura di farsi male paradossalmente aumenta il rischio di infortunarsi. Chi è in attesa della convocazione più ambita può essere tentato dall’idea di frenare in allenamento, evitando uno scatto o un contrasto duro. Questa prudenza può presentare il conto in partita quando l’adrenalina impedisce ogni ragionamento al ribasso e il risparmio in fase di preparazione diventa un boomerang. (…)
La Stampa
Lui. Sergente e capitano, doppio “titolo” per Milinkovic. Il ko di Immobile costringe anche al cambio di fascia al braccio. Sergej è il vice capitano, gli toccherà il titolo di caposquadra finché non rientrerà Immobile. Muscoli e fiato, colpi di suola e d’alta scuola. Perso il fenomeno del gol, la Lazio si affida al gigante Sergej, che di Ciro è uno dei suggeritori principali. Sarri chiederà ai suoi assi di centrocampo un lavoro ancora più minuzioso e prezioso. Dovranno scortare il tridente leggero e proiettarsi al tiro quando sarà possibile. Nel contempo non dovranno creare vuoti in fase di non possesso, il segreto della nuova tenuta difensiva passa anche per i mediani. Milinkovic sente la responsabilità, le difficoltà del momento, sa che molti dei destini della Lazio dipenderanno da lui, ancora di più: «Immobile è il capitano, io sono il vice e sono contento di questo», disse ad inizio stagione. Il ruolo di vice capitano l’ha assunto con coscienziosità e trepidazione.
Oggi Milinkovic è una stella multitasking. E’ primo in A per assist (7), è primo per chilometri percorsi (11.811 di media a partita), ha segnato 4 gol (3 in campionato e uno in Europa). Non è una stella che sta a guardare, che si limita al suo compitino. Ed è la stella ideale per affrontare le prossime 7 partite (5 di campionato, 2 d’Europa), indirizzeranno il cammino Champions della Lazio e il futuro in Coppa. Milinkovic è l’uomo ideale per tentare un nuovo blitz a Bergamo. Ha segnato 5 gol all’Atalanta, è l’incubo di Gasperini. Quattro colpi li ha rifilati in campionato, uno nella finale di Coppa Italia del 2019, sono quei prodigi che non si dimenticano. L’Atalanta è una delle squadre che ha bersagliato di più, 5 gol li ha segnati anche all’Inter, quando vede nerazzurro… Corriere dello Sport