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APPROFONDIMENTI

Lazio, non solo senza Europa: è flop Mondiale dopo 40 anni

La Lazio guarderà da spettatrice totalmente disinteressata l’appuntamento più importante del quadriennio calcistico. Al Mondiale 2026 non parteciperà neanche un calciatore biancoceleste. Basterebbe questo per spiegare l’involuzione tecnica vissuta a Formello negli ultimi anni. Il tutto diventa più preoccupante se si pensa che quello americano sarà il primo Mondiale allargato a 48 squadre. Con il limite portato a 26 calciatori per nazionale, i calciatori che saranno protagonisti in estate saranno 1248. Tra questi ci saranno calciatori di 18 squadre della Serie A appena conclusa e la Lazio non figura in questa lista. Già 17 squadre sono sicure di avere almeno un calciatore al Mondiale, il Verona aspetta la lista dell’Algeria dell’ex biancoceleste Vladimir Petkovic per certificare la convocazione di Belghali. Solo il Lecce vivrà un’estate “tranquilla” come la Lazio senza calciatori protagonisti al Mondiale.

Per la Lazio non mandare un calciatore al Mondiale è un evento piuttosto raro, visto che non si verificava da Messico 1986. Allora però i biancocelesti erano impantanati nella Serie B e difficilmente, in un calcio Ad ben meno aperto agli stranieri, sipotevano avere calciatori convocabili per un Mondiale stando nella serie cadetta. Anche nel 1982 i biancocelesti non avevano un rappresentante in Spagna, ma anche lì la Lazio viveva in Serie B. Per tornare all’ultimo Mondiale senza un calciatore della Lazio convocato con i biancocelesti in Serie A bisogna risalire addirittura al 1970. L’anno successivo i capitolini retrocedettero in Serie B, l’augurio è che il destino non si ripeta quest’anno. Dal 1990 ad oggi la Lazio ha avuto 33 convocati al Mondiale in nove edizioni, con il record di sette protagonisti nel 2014 in Brasile. Nei giorni dell’approdo in biancoceleste di un campione del Mondo come Rino Gattuso, non vedere un “laziale” al Mondiale è l’ennesimo fallimento. Tuttomercatoweb

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, annata da dimenticare per Dia: addio al Mondiale

Era uno dei nomi in bilico, poi è stato escluso da Thiaw.

L’attaccante non è stato inserito tra i convocati per il Mondiale: escluso da Thiaw, che ha depennato il suo nome dalla lista. Era uno di quelli in bilico: già in Coppa d’Africa, con il Senegal arrivato fino alla finale con il Marocco, l’attaccante biancoceleste era stato schierato per soli 37 minuti (una presenza nel girone contro il Sudan). L’ultimo gol in nazionale, sottolinea il Corriere dello Sport, risale all’11 ottobre 2024. Dia ha pagato la pessima annata con la maglia del club: 2 reti in 29 partite totali, in campionato con il Verona ad agosto, in Coppa Italia con l’Atalanta a marzo. Troppo poco per convincere il ct del Senegal.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, Taylor si gioca il Mondiale: tra i papabili di Koeman per la sostituzione di Schouten

Le porte del Mondiale si possono spalancare per Taylor.

Koeman ha perso Schouten del PSV, sei mesi di stop, rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. E’ fuori. Il cittì dell’Olanda, riporta il Corriere dello Sport, ha messo la mezzala della Lazio nella lista dei papabili, ha aperto le consultazioni con i suoi collaboratori. Insieme a Taylor in corsa ci sono De Roon (Atalanta), Til (PSV), Veerman (PSV), Wieffer (Brighton), Burger (Hoffenheim). Taylor è l’unico mancino insieme a Burger. Ci sarebbe anche Koopmeiners, ma nell’amichevole con la Norvegia ha giocato ala destra ed è piaciuto. Un’opzione in meno a centrocampo secondo la stampa olandese. Koeman cerca equilibrio e gol. Taylor può spuntarla perché gioca in profondità e la scuola sarrista lo sta specializzando nelle due fasi, centrocampista bilanciato e letale. Lo score con la Lazio (3 gol e un assist) è un biglietto da visita in più.

«È sicuramente nella nostra lista», ha detto Koeman a marzo. Per le amichevoli con Norvegia ed Ecuador non aveva De Jong del Barcellona (infortunato), ha convocato Gravenberch, Reijnders, Koopmeiners, Smit, Timber, Valente e Schouten nei 26. Taylor era rimasto fuori, ci sperava. Schouten s’è fatto male in campionato,
alla ripresa, contro l’Utrecht. Nella prima amichevole hanno giocato Gravenberch e Smit. Nella seconda Schouten e Timber. Ai Mondiali De Jong ci sarà, manca una pedina diversa. Qui entra in gioco la candidatura di Taylor.

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RASSEGNA STAMPA

Fallimento Italia, il giorno del passo indietro di Gravina ed il peso dei club: avanza Malagò

Il nuovo salto nel vuoto del nostro pallone, il più fragoroso, scuote i palazzi e apre la crisi: il tempo del dentro o fuori federale è in campo. Come è stato il risveglio dopo la ritirata di Zenica nelle stanze dei nostri club? L’opposizione permanente all’attuale governance della Lega Serie A parla dell’Italia come di “un giocattolo in mano ai bambini…” (Aurelio De Laurentiis dixit), la stragrande maggioranza riflette, si interroga, aspetta una mossa, di fatto, annunciata: le dimissioni di Gabriele Gravina. Niente strappi, niente stracci, ma ciò che appartiene ad una logica conseguenza: il passo indietro del presidente della Figc davanti all’opinione pubblica e in ossequio ad un’assunzione di responsabilità inevitabile davanti a quanto accaduto in Bosnia.

Il mandato dei club al presidente Ezio Maria Simonelli è nei fatti: ascoltare, all’ora di pranzo, le parole di chi ha in mano la Figc con il 98,7 per cento dei voti dall’urna del 3 febbraio dell’anno scorso e accettarne la decisione di farsi da parte. La Serie A, sul punto, si trova tutta sullo stesso fronte e sul fronte della politica con il governo in pressing sull’inquilino di via Allegri da tempi non sospetti: Gravina lasci, ha più volte sottolineato il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi. Una comune posizione nata, però, dalla notte di Zenica, non certo da una strategia condivisa: a tenere unite la Serie A e il mondo delle istituzioni è solo il terzo Mondiale saltato per aria. Tradotto: i club hanno intenzione di rivendicare ancora con più forza tutta quella serie di richieste a chi ha in mano il governo del Paese per dare un senso ai loro sacrifici economici e, quindi, ai conti. Oltre Gravina c’è la necessità di una “rivoluzione”. E oltre Gravina c’è l’intenzione della Lega di indicare il nome del prossimo numero uno della Figc: il peso elettorale passato dal 12 al 18 per cento non può, per le società, costituire una semplice svolta numerica, ma deve trasformarsi in una reale occasione perché i club diventino la forza motrice dell’intero sistema.

La Serie A si è data appuntamento nel tardo pomeriggio per ciò che il suo presidente Simonelli riferirà sul vertice convocato tra i numeri uno delle varie componenti federali. L’Italia del pallone si prepara, così, ad una nuova tornata elettorale e, stavolta, la tornata elettorale dovrà avere un punto di partenza diverso: i club, sul tema, giocheranno la loro partita perché se la tradizione vuole che il nome del candidato forte sia espressione della Lega Dilettanti o della Lega Pro in base al già citato “peso”, la tradizione va spezzata. Un primo nome è già sulla scena: Giovanni Malagò. Si tratterebbe di un profilo che unisca conoscenze e managerialità, di un personaggio che ha vissuto molte, moltissime stagioni in questo mondo. Per qualcuno, però, puntare su un protagonista, recente, di un rapporto non proprio idilliaco con Abodi (vedi il caso della non rieleggibilità al vertice del Coni) possa rivelarsi un boomerang nel momento in cui con i palazzi della politica romana va, comunque, instaurato un dialogo per ottenere quello che i club chiedono. Di sicuro, la volontà di affidarsi a chi ha una visione lungimirante è ben presente all’interno della Lega. Gazzetta.it

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NAZIONALI

Fallimento Italia, Abodi ‘sfiducia’ Gravina: “Calcio va rifondato a partire dai vertici Figc”

“Il calcio italiano va rifondato e questo processo deve ripartire da un rinnovamento dei vertici della Figc”. Andrea Abodi, ministro dello Sport, invoca una svolta totale dopo il fallimento dell’Italia, con la mancata qualificazione ai Mondiali 2026 dopo la clamorosa sconfitta nei playoff con la Bosnia. “Il calcio è uno sport e, in un tempo di crisi militari ed economiche come questo, non va caricato di significati eccessivi. D’altra parte è innegabile che non sia solo uno sport. Particolarmente in Italia, dove il calcio si fa cultura popolare, rito comunitario, prestigio internazionale. Mi dispiace pensare che ci sia un’intera generazione di bambini e ragazzi che non abbia ancora provato l’emozione di veder giocare la Nazionale in un mondiale di calcio”, dice il ministro.

“Ringrazio la squadra e il suo allenatore per l’impegno che hanno dimostrato anche ieri sera, ma è evidente a tutti che il calcio italiano va rifondato e che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici della Figc”, aggiunge evidenziando ruolo e posizioni diverse: da un lato il ct Rino Gattuso e la squadra, dall’altro la federazione guidata dal presidente Gabriele Gravina.

Gravina, ieri sera, ha puntato il dito contro la politica invocando provvedimenti a favore del sistema calcio. Per il presidente federale, mancherebbe il sostegno. La risposta di Abodi è perentoria: “Il Governo ha dimostrato concretamente, in questi anni, l’impegno a favore di tutto il movimento sportivo italiano. I nostri atleti ci hanno regalato enormi soddisfazioni in tante discipline, e io reputo obiettivamente scorretto tentare di negare le proprie responsabilità sulla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali di calcio, accusando le Istituzioni di una presunta inadempienza e sminuendo l’importanza e il livello professionistico di altri sport”, dice Abodi stigmatizzando le frasi con cui Gravina ha definito il calcio sport professionistico rispetto ad altre discipline ‘dilettantistiche’. “Noi continueremo, come abbiamo fatto finora, a fare ciò che compete alle Istituzioni ma serve responsabilità, umiltà e rispetto da parte di tutti. L’Italia deve tornare ad essere l’Italia, anche nel calcio mondiale”, aggiunge Abodi.

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MONDIALI

Norvegia 32^ qualificata, Italia ai playoff: le possibili avversarie degli azzurri

Con i posti già assegnati a 32 nazionali, ne mancano ancora 16 per completare il quadro delle partecipanti al prossimo mondiale. L’elenco attuale comprende i tre paesi ospitanti (Canada, Messico, USA), nove africane (Marocco, Tunisia, Egitto, Ghana, Algeria, Capo Verde, Sudafrica, Costa d’Avorio e Senegal), otto asiatiche (Giappone, Iran, Uzbekistan, Corea del Sud, Giordania, Australia, Qatar e Arabia Saudita), cinque europee (Francia, Inghilterra, Croazia, Norvegia e Portogallo), la Nuova Zelanda per l’Oceania e sei sudamericane (Argentina, Brasile, Ecuador, Uruguay, Colombia e Paraguay). Per l’Italia ci sarà ancora l’incubo playoff per la terza volta consecutiva.

Come funzionano i playoff europei:
Le 16 squadre coinvolte saranno le 12 seconde classificate dei gironi europei e le 4 migliori vincitrici della Nations League non qualificate direttamente.

Verranno suddivise in quattro fasce:
1ª fascia (teste di serie): al momento Italia (sicura), Turchia, Ucraina (sicura) e Polonia.
2ª e 3ª fasce: le altre seconde, in base al ranking (al momento Scozia , Repubblica Ceca, Slovacchia, Albania, Macedonia del Nord, Irlanda, Bosnia e Kosovo)
4ª fascia: le ripescate dalla Nations League (al momento Galles o Macedonia del Nord, Romania, Svezia, Irlanda del Nord, Romania, Svezia, Irlanda del Nord).

Semifinali:
1ª fascia vs 4ª fascia
2ª fascia vs 3ª fascia
Le vincenti si affronteranno in finale, sempre in gara secca.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, Noslin e la doppia chance Mondiale: il motivo

L’attaccante laziale ha una doppia chance per giocare i Mondiali.

Poco minutaggio con la Lazio, ma comunque preso in considerazione dalla Nazionale. Come spiega il Corriere dello Sport infatti, Noslin ha comunque l’opportunità di partecipare alla
rassegna iridata della prossima estate in Canada, Stati Uniti e Messico.

La prima ipotesi, si legge, comporterebbe un exploit sensazionale con la Lazio (o in un’altra squadra in caso di cessione a gennaio) e la chiamata dell’Olanda (attualmente in testa al Gruppo G e con buone possibilità di accedere direttamente alla Coppa del Mondo nella prossima sosta). Uno scenario al momento utopistico, motivo per il
quale salgono le quotazioni del piano B, quello che porta direttamente in Suriname.

Come riportato dai media olandesi l’attaccante della Lazio è uno dei tanti giocatori “orange” con doppio passaporto che sono sotto la lente d’ingrandimento della federcalcio surinamese, vicina alla prima storica qualificazione ai Mondiali. Si tratterebbe di un incentivo più unico che raro, che la nazionale sudamericana vuole sfruttare.

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RASSEGNA STAMPA

Qualificazioni Mondiali: Argentina vince in Brasile 1-0, ma prima del match violenza e caos

Brasile-Argentina nel caos

In una serata in cui il Brasile per la prima volta nella storia perde in casa una partita di qualificazione per il Mondiale, la scena viene rubata dalle immagini di violenza e caos scoppiate dentro il Maracana. La Seleçao ora è a rischio qualificazione poiché si trova al sesto posto in classifica (ultimo utile) per andare al Mondiale. Ne parla la Gazzetta dello sport: “Finisce 1-0, con un gol del difensore Otamendi nella ripresa. La gara inizia con quasi mezz’ora di ritardo a causa di scontri tra le due tifoserie e tra agenti di sicurezza e gli ultra argentini. Messi, da capitano albiceleste, ritira la squadra dal campo e torna negli spogliatoi fino al ritorno della calma: “Non si può giocare in queste condizioni”. Il caos è scoppiato al momento degli inni nazionali. Quello degli ospiti è fischiatissimo dal pubblico brasiliano. E le due tifoserie non sono isolate come accade di solito in partite di club al Maracanã. Le risse scoppiano nel settore sud dello stadio in cui si trovano circa tremila argentini (in totale c’erano 68.138 spettatori). L’Argentina lascia il terreno di gioco, i giocatori si avvicinano alle tribune per vedere ciò che succede: si corre, ci si picchia, volano i seggiolini dello stadio. Le forze dell’ordine prendono i tifosi a manganellate”.

Alessio Buzzanca

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DICHIARAZIONI

Kamada: “Ho bisogno di giocare. Obiettivo Mondiale, insieme al club troveremo la soluzione per la mia permanenza”

Daichi Kamada ha rilasciato un’intervista al portale ‘Sports Hochi”.

Kamada: “Sinceramente non pensavo di giocare così poco nella Lazio. Luis è una Leggenda e capisco che sia importante aiutarlo inserendo un giocatore di maggiore fisicità come possono essere Vecino e Guendouzi. La questione del contratto è ancora tutta da definire. Naturalmente il mio obiettivo principale è quello di giocare il Mondiale e insieme al club troveremo la migliore soluzione possibile per la mia permanenza. Mi piace l’ambiente che si respira alla Lazio. Ho un buon rapporto sia con i compagni e sia con i tifosi, che fanno sempre sentire il loro sostegno caloroso. Ma non basta, un professionista ha bisogno di giocare con più continuità”.

“Non riusciamo ancora a esprimere il nostro gioco al meglio, ma una partita sofferta come questa si può vincere anche solo 1-0. Non sento una pressione particolare perché finora ho fatto pochi gol. Il mio ruolo è cambiato, faccio la mezzala: nonostante le difficoltà tattiche mi impegno a fare il meglio che posso. Non ho nessun problema da questo punto di vista. Il mio unico problema è adattarmi tatticamente in questa squadra”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Piscedda alla lavagna: “Sarri non è integralista, ha trovato soluzioni coerenti alle caratteristiche dei calciatori” (AUDIO)

MASSIMO PISCEDDA in collegamento a ‘QUELLI CHE..’!

“La nuova modernità è difesa e contropiede? Ho letto l’intervista ad Ancellotti, mi è piaciuta molto. Ha detto una cosa sostanziale, l’allenatore bravo è quello che trova soluzioni durante la gara. Le soluzioni non dipendono dai dogmi, ma dalla qualità dei calciatori in funzione agli avversari.

Sarri bravo a costruire la Lazio sulle caratteristiche di Immobile?

E’ una cosa normale, inutile discuterne. Se tu hai giocatori veloci devi fare in modo di dargli campo e questo lo ottieni abbassandosi. Il possesso palla è un’esercitazione che fai durante la settimana senza le porte. Non è quella la chiave del calcio, alla fine devi finalizzare. Quando superi la metà campo non puoi fare più di tre passaggi, altrimenti gli spazi si chiudono. Se Sarri fa dichiarazioni che la mia squadra fa 700 passaggi, la gente ride. Sarri non è un’integralista, le caratteristiche dei giocatori che ha a disposizione lo hanno portato a trovare soluzioni diverse“.