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Campagna abbonamenti: si chiude sfiorando i 24.000

Si ricomincia, domenica c’è Lazio-Bologna dopo un’estate al contrario. La sera dell’ultima partita del campionato contro il Verona, era il 21 maggio, nessuno dei 55.000 tifosi presenti, neppure il più ottimista, avrebbe scommesso sugli otto rinforzi, arrivati peraltro in tempi ragionevoli, sulla conferma di Luis Alberto e Milinkovic, su un «nuovo» Lotito che spende 50 milioni incassandone solo una quindicina. I quasi ventiquattromila abbonati (23.600, il dato ufficioso, ma ci sarà una riapertura), la prima fase della campagna si è chiusa ieri alle 19, costituiscono una buona base di partenza per una stagione da cuori forti con un campionato di «apertura», ventuno partite tutte d’un fiato fino a novembre, poi due mesi di stop per i mondiali, infine il torneo di «chiusura» con l’ultima giornata fissata il 4 giugno. I laziali hanno gradito il lavoro fatto e la quota di tessere piazzate conferma il ritrovato amore grazie alla strategia societaria ma anche alla presenza rassicurante di Sarri. Il comandante è soddisfatto, ha avuto quasi tutti i rinforzi richiesti e ora deve dare alla squadra il suo valore aggiunto. Da oggi alle 12 comincia la vendita libera per l’esordio del 14 agosto, data infelice, ma la nuova Lazio merita una cornice importante, abbonati a parte. Serve cominciare bene per allontanare i cattivi pensieri di un mercato che fino all’1 settembre può dare più dolori che gioie: la rosa ormai è definita, sarebbe fondamentale non toccare nulla.

Il Tempo

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Lazio-Verona, contatto per Ilic. Incastro con Luis Alberto entra nel vivo

Come Riporta l’edizione odierna de il Corriere dello Sport, la situazione Luis Alberto si sta definendo, il giocatore va verso Siviglia ed il sostituto naturale già si conosce.
Lotito da un mese ha bloccato Ivan Ilic, 21 anni, serbo, altro gioiello del Verona. Solida l’intesa con Setti da cui ha prelevato Cancellieri alla fine di giugno e Casale una decina di giorni dopo per un totale di 18,5 milioni di euro, comprensivi di bonus. Ilic è stato valutato 15, dodici nella parte fissa e altri tre di premi. Il Verona aveva posto una sola condizione. Chiudere l’operazione entro l’inizio del campionato. Cioffi, il nuovo allenatore, ha provato a mettere il veto sulla cessione di Ilic. Lotito e Setti, ecco la novità, si sono sentiti tre o quattro giorni fa. Il presidente della Lazio ha rinnovato il proprio interesse e avrebbe promesso di chiuderlo entro una settimana. Le stesse indiscrezioni raccontano della volontà di formalizzare l’acquisto del serbo anche in anticipo rispetto alla possibile, non ancora sicura, cessione di Luis Alberto.

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Sarri: “Piacere e divertimento, ma ora diventiamo squadra vera. Luis vuole il Siviglia, Acerbi essere ceduto. Con Tare normale dialettica”

«Ne fumo settanta, ottanta ‘l giorno, tre pacchetti mi vanno tutti». Maurizio Sarri in una smorfia complice: capisce di avermi turbato. Poi mi sorride. «Ho fatto gli esami un paio di mesi fa, con tanto di liquido di contrasto, è tutto a posto».
In effetti sembra in gran forma. Eccoci uno di fronte all’altro in un’insolita one to one. Mi godo il gioco di riflessi fra ieri e oggi, contagiato dalla sua affabilità e da una serenità quasi complice. Perde qualche minuto per elencare le bellezze del nuovo centro sportivo, Formelloland: il Lazio Lab, l’enorme palestra, i cinque campi al piano superiore. «Di sotto è un po’ claustrofobico, ma ugualmente fantastico, se ripassi ti porto in giro e te lo mostro. Questa è la sala dei video, alle cinque e mezza s’analizza insieme il Valladolid, giochiamo sabato. Loro alzano immediatamente gli esterni difensivi, i centrali si allargano e i due centrocampisti fanno questo movimento (lo illustra con le dita), uno si abbassa e l’altro si mette dietro, si scambiano spesso la posizione. Non sarà semplice attaccarli con il nostro 4-3-3». 

Partiamo bene. Maurizio, quale la squadra che ha espresso il calcio più vicino alle tue idee? 
«L’ultimo Napoli, quello dell’ultimo anno intendo. Giocava il calcio che avevo in mente, un calcio di coinvolgimento totale. Ma anche nelle stagioni di Empoli avevo ricevuto dai ragazzi quello che volevo. Al Chelsea e alla Juve sono stato troppo poco per poter incidere in maniera pesante. E poi oggi è più difficile, più il tempo passa e più si afferma l’individualismo, e non solo nel calcio. È un cambiamento generazionale, non mi piace e impone degli adattamenti. Anch’io sono cambiato, in parte mi sono adeguato». 
 
Oggi non puoi non soddisfare alcune mie curiosità, chiarire alcuni passaggi della tua carriera. Partiamo dai contrasti con Chiellini nelle prime settimane alla Juve. 
«Nella fase iniziale non ce ne furono. Se ricordo bene, nella prima partita Chiellini giocò e segnò pure. E due giorni prima della seconda, col Napoli, si ruppe i crociati. Era una Juve giunta a fine ciclo e io me ne accorsi subito». 
 
Aveva Ronaldo. 
«Ho il rimpianto di non averlo potuto allenare da giovane. Ho trovato un giocatore che si era affermato attraverso un certo calcio ed era diventato un’icona mondiale. La squadra doveva adattarsi a lui, non il contrario. Con me segnò 33 gol in campionato e quattro in coppa e insomma non è mai semplice convincere un campione con fatturati del genere a cambiare percorso».
 
Il tuo percorso. 
«A me piace un calcio in cui tutti si mettono al servizio del collettivo per sviluppare un gioco in cui i movimenti, tanto quelli difensivi quanto quelli offensivi, non prevedono esenzioni di alcun tipo». 
 
Ti dobbiamo alcuni termini che sono diventati di uso comune. Prima di Sarri la difesa non “scappava” all’indietro. 
Sorride stringendo gli occhi. «Anche l’introduzione del drone in allenamento mi dovete». 
 
Giusto, a Empoli. 
«Fu davvero casuale. Da due mesi si girava sul tetto della tribuna per inquadrare la linea difensiva e verificare gli allineamenti dei quattro. Ma a un certo punto l’osservazione risultava in diagonale e quindi imperfetta, imprecisa, inutile. Un amico di Accardi, che possedeva la licenza per l’impiego dei droni, ci disse che sarebbe stato facile per lui fornire il servizio ideale… ed era esattamente quello che volevo. Oggi i droni li usano tutti: ai ragazzi puoi mostrare le immagini dall’alto e intervenire per correggere chi ha fatto il movimento sbagliato, ritardato o anticipato». 
 
Sei considerato tra i pochi allenatori in grado di migliorare i calciatori, un altro è Conte. 
«Abbiamo filosofie diverse però, al di là della bravura di Antonio, quello che fa la differenza è sempre la disponibilità dei ragazzi, la fame, la voglia di perfezionarsi. Con i “non arrivati” è più facile. In carriera il più veloce a comprendere quello che chiedevo è stato Albiol, difensore di livello superiore. In pochissimo tempo capì tutto, al punto che io potevo anche starmene a casa, l’allenamento avrebbe potuto dirigerlo lui». 
 
Hai cambiato anche la sostanza tattica di Mertens. 
«Avevamo tre esterni d’attacco per due posti, la grande qualità di Lorenzo e l’equilibrio che garantiva Callejòn erano imprescindibili, così Mertens trovava poco spazio. A Bergamo, in dieci contro undici, tolsi Higuaìn e misi Dries centrale. Venti minuti mostruosi, prese due rigori, insomma li fece impazzire. L’anno dopo, quando persi Milik durante la sosta della nazionale – si ruppe i crociati – decisi di riproporlo in quella posizione». 
 
Maurizio, cosa rappresenta la Lazio per te, oggi? 
«Qui sto bene, mi piace l’ambiente, ho la possibilità di esprimermi e soprattutto di divertirmi. Anch’io sono cambiato, ora il lavoro mi deve procurare divertimento, è cambiato il mio sentimento nei confronti del calcio. Mi piace anche la gente laziale, da fuori mi ero fatto un’idea completamente diversa, sbagliata. Il 99 per cento del popolo laziale è formato da famiglie, da giovani. E lavorare in un club che non appartiene a un fondo ma a una famiglia, mi dà gusto. Allo stesso tempo mi rendo conto delle difficoltà economiche che si possono incontrare, minori risorse, certo». 
 
Il capofamiglia non è popolarissimo tra la sua gente. L’hanno ribattezzato il “gestore”.
«Non riesco a capire fino in fondo i motivi della sua impopolarità, come l’hai definita. Comunicazione? Possibile. Ma Lotito ha preso la Lazio che era un disastro e bene o male la tiene costantemente tra le prime 5, 6 e in Europa. Pensa, io lo trovo piacevole, è un uomo di spirito ed è uno che ti ascolta». 
 
Il mondo si è fatto un’idea diversa. 
«Lotito avrà mille altri difetti, ma è di rara intelligenza, ha una cura ossessiva dei dettagli e soprattutto sul piano sportivo lascia piena autonomia». 

Allora è Tare che non digerisci. 
«Non ho mai avuto problemi con lui. Possiamo non concordare sulla valutazione di un giocatore o su alcune scelte, ma questo rientra nella normale dialettica di un gruppo di lavoro». 
 
Sul mercato quanto incidi? 
«Se non mi viene chiesto un nome non lo faccio. Illustro le caratteristiche tecniche, i parametri caratteriali della figura che mi serve, e pongo molta attenzione sul dato anagrafico. La stagione scorsa eravamo una delle squadre più vecchie d’Europa, il ricambio era necessario». 
 
Perderai Luis Alberto? 
«Per il secondo anno di seguito ha espresso la volontà di finire la carriera in Spagna. Più che in Spagna in generale, proprio a Siviglia. Non so dirti se l’avrò ancora a inizio settembre. Ragazzo intelligente, gran bel giocatore e carattere, se vuoi, particolare». 
 
E Milinkovic, negli ultimi mesi è cresciuto tanto? 
«Sergej è di livello altissimo, piccoli difetti e potenzialità ancora inesplorate. In alcuni momenti della partita privilegiava l’estetica, la giocata che definisco effimera, a scapito dell’efficacia. Però è vero, nell’ultima parte del campionato ha cercato la funzionalità e ha fatto la differenza». 
 
Ricordo che pochi mesi prima dell’arrivo a Roma, quando ancora ti si immaginava altrove, mi sorprendesti dicendo che secondo te la Lazio aveva vinto meno di quanto avrebbe potuto. Ricordo ancora le tue parole: ha un centravanti che garantisce 30 gol all’anno e il centrocampo più forte d’Italia, il più completo. 
«Il perché l’ho capito dopo». Sorride di nuovo. 

Chiarisci. 
«Le manca l’equilibrio della grande squadra. Tanto quello mentale quanto quello tattico. Nella partita secca poteva e può battere chiunque, il guaio che è molto spesso si fa mancare, si perde. Quello che desidero quest’anno è mostrare una squadra vera e dai primi allenamenti ho ricevuto sensazioni molto positive». 
 
Nella stessa città lavorano gli opposti, tu e Mourinho. 
«A me Mourinho sta anche simpatico. Le differenze dipendono in prevalenza dal punto di partenza, dalle origini. Io sono cresciuto tra i Dilettanti, gente di un altro livello, dove per vincere dovevo incidere tanto, e in modo feroce, per compensare i limiti dei singoli. Mourinho è partito dal Barcellona e ha investito molto sulla qualità dei giocatori. Tra Stia e Barcellona c’è un bel cazzo di differenza… E poi io sono toscano di monte. Come Luciano (Spalletti, nda)». 
 
E Allegri di scoglio, Lippi di sabbia… 
«Anche Mazzarri è di sabbia, siamo brutta gente». 
 
Non ti ho ancora chiesto di Acerbi. 
«Nulla di tecnico, a fine stagione ha espresso il desiderio di cambiare aria e la società cercherà di accontentarlo, per questo sono stati fatti altri programmi». 
 
Sta per cominciare… 
(Mi anticipa) «Una stagione folle, cinquanta giorni di sosta non si erano mai visti, mi aspetto risultati imprevedibili». 
 
Quindi l’Inter e la Juve potrebbero anche non partire favorite. 
«La Juve era forte anche l’anno scorso, l’Inter la consideravo la principale candidata allo scudetto, però il mercato della Roma le fa cambiare gli obiettivi. Wijnaldum, Belotti, Dybala. Il Wijnaldum di Liverpool un giocatore fortissimo e Dybala con me è stato eccezionale. Il Milan può rivincere se conserva lo spirito della stagione passata, aveva una voglia feroce di imporsi e due tre giocatori che quando ripartono…». 
 
Hernandez e Leao, immagino. 
«Quelli fanno male sul serio». 
 
Cosa ti è rimasto dell’esperienza con De Laurentiis? 
«Una forma di affetto e gratitudine, mi ha concesso l’opportunità di misurarmi con il grande calcio ed era quello che volevo provare. Poi, certo, lavorarci insieme non è semplice». 
 
Ti aspettavi la partenza di Koulibaly? 
«Koulibaly ha un potenziale mostruoso, alla fine va in un calcio di altissimo livello». 
 
Ti riconosci nell’immagine che ti hanno cucito addosso? 
«Per niente, ma m’importa ’na sega. Sono molto diverso da come vengo descritto, per anni ho svolto un altro lavoro e non ho assorbito la superficialità del calcio. Sognavo di allenare una grande squadra e ci sono riuscito non una, ma più volte. A 63 anni non penso più alla carriera e i soldi sono meno importanti, mi sono evoluto: voglio il piacere, il divertimento e la Lazio può darmeli. Lavoro per creare una squadra vera, 25 giocatori che pensano allo stesso modo, per certi versi antistorica: il gioco del calcio per sua natura è collettivo e invece anche voi della stampa l’avete trasformato nel paradiso dell’individualità. Quand’ero ragazzo, leggendo i giornali la presentazione della partita era Milan-Inter o Juve-Roma, non Lukaku-Leao o Vlahovic-Abraham… Paradossalmente è stato uno sport individuale come il ciclismo a trasformarsi in collettivo. Io ho una passione immensa per il ciclismo, l’altra sera all’una e mezza di notte mi sono guardato la classica di San Sebastian, me l’ero persa. Nasco moseriano e sai perché? Da under 21 lui correva in Toscana con la Bottegone Pistoia. L’ho subito eletto a idolo e ho avuto la soddisfazione di vederlo campione».  Corriere dello Sport

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Il Mago è sparito ancora: vuole il Siviglia, assenza per abbassare il prezzo?

Due esclusioni dal blocco dei titolari con Genoa e Qatar. Nuovo anno, vecchie storie. Riesplode il caso Luis Alberto. Deve sudare per il posto da titolare. Dimostra insofferenza. E ieri, ecco la novità, non si è presentato a Formello per la ripresa degli allenamenti. La Lazio ha minimizzato. «Tutto ok» ha fatto sapere la società biancoceleste. Tornerà presto lo spagnolo, forse oggi. Avrebbe giustificato il ritardo con un attacco febbrile. Versione da verificare e scabrosa, considerando la materia legata ai controlli Covid. Di sicuro, dopo il mini ritiro a Grassau e il break concesso da Sarri, ne ha approfittato per tornare a Siviglia. Gli agenti della scuderia You First, a cui appartiene, ieri tacevano. Da Formello trapelava, con una punta di ironia e il tentativo di proteggere lo spagnolo, un riposo supplementare. Stesso discorso per Hysaj, altra pedina non considerata più strategica e indiscutibile, assente al pari del Mago, specialista in sparizioni (l’anno scorso arrivò ad Auronzo con una settimana di ritardo). Si cerca una squadra per l’albanese. Lotito lavora per accontentare Sarri e prendere Emerson dal Chelsea in prestito con riscatto. Possibili novità a breve.

Lazio, gli scenari

La Lazio, tutti lo sanno, sarebbe disponibile a cedere Luis Alberto, ma offerte reali sul tavolo non sono state recapitate a Villa San Sebastiano e Lotito chiede minimo 30 milioni. Il Siviglia era e resta il sogno del centrocampista andaluso. Il ds Monchi, suo estimatore da tempi non sospetti, nega e smentisce l’interesse. A giugno, attraverso i procuratori del Mago, aveva fatto pervenire una proposta nell’ordine dei 13-14 milioni di euro più Oliver Torres (mai entrato nei pensieri di Sarri). C’è un precedente e risale all’estate 2016, quando lo presero Tare e la Lazio, aspettando il 31 agosto affinché il prezzo scendesse a 4 milioni. Il Liverpool ha conservato il 30 per cento dei diritti sulla rivendita. Anche sei anni fa, Luis Alberto (dopo il prestito al Deportivo La Coruna) bramava per tornare al Siviglia, a casa sua e nel club di origine. Legittime ambizioni. Vedremo da qui alla fine di agosto se matureranno le condizioni favorevoli al trasferimento. Altre pretendenti al momento non esistono. Corriere dello Sport

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Ora Sarri spinge a sinistra: vuole Emerson

Eppure invece potrebbe essere un assist per convincere Lotito a spingere sul fronte terzino sinistro: ci può essere la stessa partecipazione “british” sull’ingaggio di Emerson Palmieri, oltre alla disponibilità a cederlo in prestito con diritto di riscatto. Le alternative low cost sono l’ex Valeri e Luca Pellegrini, quella costosissima Udogie, per cui l’Udinese pretende almeno 20 milioni sul piatto. Una cifra da trattare soltanto nel caso in cui Milinkovic dovesse dire addio. Nella carta privata di giugno c’era Zielinski al posto del serbo, Tare propone Sucic del Salisburgo, ma potrebbe rientrare anche Ilic (già bloccato per 13 milioni più bonus), alla luce della difficoltà di cedere al Siviglia Luis Alberto. Il Messaggero

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Provedel sbotta: “Voglio la Lazio, lo Spezia ha promesso di liberarmi”

Non alza i guantoni, para i tiri mancini, Provedel lotta già per Sarri: «Voglio andare via, da un mese mi dicono domani», ci risponde al telefono, il portiere friulano, avvilito in serata perché ancora non riesce a liberarsi. È tornato in pressing sullo Spezia, che aveva dato l’ok alla Lazio a 2,5 milioni e ora smentisce pure quei patti. Sembrano tutte scuse, anche se da allora è passata una settimana per trovare l’intesa fra l’agente Rava e Lotito sulle commissioni, sbloccate solo l’altro ieri. Ivan era felice, pronto a prendere il primo volo per la capitale per fare gli esami, ma qui ecco un nuovo colpo di scena con i liguri. In Riviera i telefonini dei dirigenti sono tutti staccati, nessuno risponde più al club capitolino perché la verità è che manca un sostituto di Provedel, non c’è l’intesa per Dragowkski: l’estremo difensore polacco chiede lo stesso ingaggio della Fiorentina, che a sua volta pretende almeno due milioni. Sarà poco più della metà, il tesoretto che lo Spezia incasserà realmente dalla Lazio per Provedel, dal momento che il 50% spetterà all’Empoli. Insomma, si complicano i piani, ma non possono sconvolgere le ambizioni di un portiere – comunque in scadenza nel 2023 – che aveva ricevuto la promessa di essere “svincolato”, entro il primo agosto, per vestire i colori biancocelesti. I tempi sono più che maturi, per questo Ivan ieri pomeriggio è tornato a parlare con il ds Pecini: «L’ho chiamato al telefono perché non c’era al campo di allenamento e gli ho ribadito la mia volontà di andare via. La Lazio è la mia grande occasione a 28 anni». Ora il portiere usa la diplomazia, ma vuole essere accontentato, lo ha ribadito ieri a pranzo a Porto Mirabello anche ai compagni: «Non so quando, spero presto, ma voglio raggiungere Sarri». Pure Maurizio aspetta Provedel, non vuole fare a meno delle sui guantoni e della sua abilità coi piedi, ma ora questa telenovela sta diventando estenuante per tutti. Per questo Ivan teme che la Lazio possa virare definitamente su Terracciano, Sportiello o persino su Silvestri. I nomi rimasti sono sempre quelli, inutile puntare su altri profili esteri.

Già Luis Maximiano è un punto interrogativo. In ritiro Sarri e il suo staff hanno capito che avrà bisogno di un maggior adattamento, bisogna lavorarci tanto. È fondamentale Provedel come ottavo colpo, lo Spezia non può mettersi di traverso, sapendo di perderlo a gennaio. Lotito è furioso per il comportamento del club ligure, che in passato aveva aiutato: ieri lo ha ribadito alla mostra con Cozzoli e Nepi all’Olimpico. Il patron avrebbe già mollato se non avesse voluto accontentare Sarri, che lo ha invocato a ogni costo per sviluppare da dietro il suo gioco. Provedel non sarà un semplice “secondo”, anzi sarà il primo in Serie A, forse con Luis Maximiano portiere di coppa, perché un investimento da oltre 10 milioni non può essere certo accantonato in un angolo. Ecco perché, sfumato Carnesecchi, Maurizio avrebbe preferito il più costoso (13 milioni) Vicario, già rodato nel campionato italiano. Oppure sarebbe tornato sul preferito Kepa, con cui aveva lavorato al Chelsea, in prestito. Il nodo dello spagnolo sembrava lo stipendio, ora l’allenatore è arrabbiato dopo aver saputo che i blues ne pagheranno al Napoli il 75%. Il Messaggero

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Milinkovic, telefonata Juve-agente: Lotito vuole 60 milioni

Ora c’è anche una sorpresa su cui si sta tornando a ragionare la Juventus: il ritorno di fiamma per Milinkovic. Il gioiello della Lazio è stata l’unica reale alternativa allo stesso Pogba, nel frattempo non ha ancora ricevuto un’offerta dalla Premier tale da convincere Lotito, date le circostanze più di una chiacchierata è stata di nuovo fatta con Mateja Kezman. Un sondaggio con l’agente che ha confermato come ci siano
ancora margini per trasformare in possibile una missione impossibile, per quanto la richiesta da 60 milioni solo cash
del presidente laziale rappresenti un ostacolo tutt’altro che semplice da superare. Però l’idea non è tramontata: difficile, difficilissimo, forse non impossibile. Sempre che il mercato in uscita possa sbloccarsi. Corriere dello Sport

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Anche Vecino spinge Luis Alberto al Siviglia: nuovo contatto. Ilic in attesa

Sarri nel frattempo ha concesso un giorno di riposo, domani si ritroverà intanto Vecino, un titolare in più a Formello. Trema Luis Alberto, che vuole tornare a Siviglia e non lo ha mai nascosto. Adesso, a maggior ragione, perché sa benissimo di poter definitivamente perdere il posto. Non è un caso che sia entrato mogio e al trotto, nell’amichevole contro il Qatar, a Salisburgo. Nelle idee di Sarri, la mezz’ala sarà Vecino, un equilibratore del centrocampo. L’allenatore e il suo staff ne hanno parlato a lungo nel ritiro tedesco: non c’è nessuna intenzione di alternare Matias in regia con Cataldi e Marcos Antonio. Al massimo in quelle rotazioni potrebbe rientrare Ilic, già bloccato con il Verona per 13 milioni più 2 di bonus. Il croato però arriverà soltanto se si riuscirà a piazzare proprio Luis Alberto: nuovi contatti con il ds Monchi, adesso la Lazio sarebbe disposta a cederlo persino in prestito oneroso con obbligo di riscatto e a lavorare sui bonus su cui non può gravare il 30% del Liverpool. Occhio anche alla battaglia per de Jong fra Chelsea e United, c’è sempre Milinkovic di mezzo. La Juve smentisce un nuovo assalto, ma proseguono persino i rumors da Torino. I tempi lunghi e incerti sul futuro del serbo rischiano tuttavia di far tramontare l’eventuale sostituto Zielinski, in trattativa con il West Ham già da qualche giorno. Solo altro denaro fresco permetterebbe di non chiudere qui il mercato della Lazio e puntare anche su un terzino sinistro: Emerson Palmieri è il primo obiettivo, Udogie l’alternativa a caro prezzo. Il Messaggero

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Provedel, commissioni ok, ma lo Spezia non lo libera senza il sostituto. Oggi faccia a faccia con il portiere…

Non più solo Vecino. L’uruguaiano è proprio sbarcato ieri nella capitale, stamattina alle 8 si sottoporrà alle visite mediche in Paideia e firmerà il triennale da quasi 2 milioni più bonus. Anche Provedel si sarebbe aggregato già oggi agli esami, se solo Dragowski non avesse detto un “primo” no (nodo stipendio) allo Spezia, ancora senza un sostituto in mano. Non finisce più l’incubo del portiere friulano. Un colpo di scena dietro l’altro in una telenovela, che dura ormai dallo scorso 8 luglio. Per l’estremo difensore 28enne c’era da una settimana l’accordo fra la Lazio e il club ligure a 2,5 milioni sul cartellino, ma solo ieri pomeriggio è stato trovato quello fra l’agente Rava e Lotito, dopo l’incontro con il segretario Calveri a Formello: ridotte le commissioni a 400mila euro, rimane il 5% della procura sul quinquennale da 1,2 milioni di euro. Telefonata allo Spezia, che invece adesso tergiversa di nuovo. Lotito è furioso. Così oggi Provedel andrà al faccia a faccia col presidente Peccini per farsi “liberare” subito, come gli era stato promesso entro il primo agosto.

[…] Intanto è atteso questo benedetto ottavo colpo. Provedel vuole la Lazio e ora lo Spezia non può mettersi di traverso con un portiere in scadenza fra un anno. Persino l’agente Rava è andato incontro a Lotito per non far tramontare il sogno del suo assistito. Sarri lo aspetta, lo ha invocato a ogni costo per sviluppare da dietro il suo gioco. Provedel non sarà un semplice “secondo”, anzi sarà il primo in campionato, forse con Luis Maximiano portiere di coppa, in attesa del miglior ambientamento al calcio italiano. D’altronde un investimento da oltre 10 milioni non può essere certo accantonato in un angolo. 

 Il Messaggero

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Luis Alberto, dentro o fuori: il Siviglia non affonda, Ilic resta bloccato

Dentro o fuori, con o senza Luis Alberto? Mai come adesso il caso può chiudersi o aprirsi. Il Siviglia ha ceduto Koundé al Barcellona dopo una trattativa-telenovela e il diesse Monchi in Spagna ha svelato le strategie d’assalto pianificate con il tecnico Lopetegui: «La cosa più urgente è rafforzare i ruoli di difensore centrale e terzino sinistro. Stiamo cercando di essere il più efficaci possibile. Finanziariamente non abbiamo soldi in avanzo. Spero che la prossima settimana si possano ricoprire le due posizioni scoperte in modo che l’allenatore possa lavorare con loro. Una volta chiusi, vedremo cosa ci resta del limite salariale e del nostro conto economico e decideremo come muoverci. Ho fiducia nel mio lavoro e nella rosa». Monchi non ha fatto riferimenti al Mago della Lazio, ha annunciato che una parte dei 50 milioni incassati per Koundé saranno spessi per rimpiazzare il francese e per comprare un terzino sinistro, in base ai soldi che rimarranno in cassa deciderà se centrare altri colpi o meno e qui può entrare in gioco Luis Alberto. Lopetegui nel 2017 era cittì, l’aveva convocato nella Spagna, è stato lui a farlo esordire l’11 novembre 2017 in Spagna-Costa Rica 5-0, entrò al posto di Iniesta. E’ rimasta l’unica presenza con le Furie Rosse.


LA RICOSTRUZIONE

E’ da giugno che è ripartita la soap opera Luis Alberto-Siviglia. Il Mago, a maggio, ha chiarito alla società che avrebbe lasciato la Lazio solo per tornare a casa. Di settimana in settimana si sono moltiplicati i rumors sull’interesse degli spagnoli. Monchi e la scuderia di Luis, la You First, non hanno mai confermato la pista eppure il quotidiano Marca il 18 luglio ha scritto «che il Siviglia ha intenzione di prendere Luis Alberto, ma prima deve cedere Koundé». Siamo arrivati al dunque. Il dilemma, dentro o fuori, non allevia i pensieri del Mago. L’estate non è mai il momento in cui esplode il suo talento, in cui brilla. Si è visto anche quest’anno, prima ad Auronzo e adesso in Germania. Non ha mai chiesto la cessione, assicura la società. E Sarri non vuole che passi che è lui a volerlo fuori. Le verità stanno sempre a metà strada. Che tra Mau e Luis ci siano stati problemi è riconosciuto, che abbiano imparato a convivere è un altro dato di fatto. Nessuno dei due si opporrebbe all’operazione col Siviglia. 

L’alternativa

Se Monchi busserà alla porta di Lotito si dovrà valutare la portata dell’offerta. Sempre tra giugno e luglio era circolata una voce secondo cui il Siviglia avrebbe proposto alla Lazio una cifra poco sotto i 15 milioni più il cartellino di Oliver Torres per comprare Luis Alberto. Torres ha 27 anni, è un trequartista-ala in cerca di riscossa. Se la formula venisse confermata spetterebbe alla Lazio decidere se accettarla o meno. E’ diventata una cantilena: Lotito, partendo da 45 milioni, punta a incassarne 30 per lo spagnolo. Fa i conti con la percentuale (30%) che deve riconoscere al Liverpool, ecco perché vuole incassare più soldi possibili. Deve far quadrare i conti e avere in tasca la somma necessaria per sostituire il Mago. Sarri ha strappato a Lotito tante promesse, una di questa è l’acquisto di Ilic del Verona se sarà ceduto Luis Alberto. Con Setti c’era un accordo verbale a giugno, le operazioni Cancellieri e Casale sono state le basi per impostare un terzo affare, condizionato dal mercato in uscita. Ilic è ancora a Verona, c’è stato un sondaggio del Torino. A Sarri nel frattempo è stato regalato Vecino per dare fisicità al centrocampo. Ad oggi il reparto è completo, salvo chiamate da Siviglia per Luis o dalla Premier per Milinkovic. Corriere dello Sport