Ci sono uomini che hanno la guerra in testa. Uomini che non sono a loro agio in tempo di pace, che hanno bisogno della sommossa per tirare fuori la loro indole più pura. In questo lato della fila figura certamente Matteo Guendouzi. Calciatore, facica sveglia e occhi nocciola sotto una straripante matassa di ricci castani. E fin dal primo momento, da quando l’aereo privato ha aperto il portellone nell’aereoporto di Ciampino, è scattata la scintilla con il popolo laziale.
Gli inizi
Sarebbe stato l’acquisto perfetto di Arsene Wenger, quando all’Arsenal arrivavano acerbi francesi tutti da costruire. Quando è arrivato Guendouzi, però, Wenger era già andato via e in panchina c’era Emery. Cresciuto nella periferia parigina da genitori emigrati dal Marocco, da bambino guardava con suo padre le partite dell’Arsenal degli invincibili: la classe di Thierry Henry, soprattutto il carisma di Patrick Vieira. C0era già la maglia rossa nel suo destino, solo che lui, ancora non lo sapeva. Emery ci crede tanto, e Guendouzi, in quell’Arsenal un po’ scalcagnato, è una delle note più positive. Ha proprietà tecniche intriganti, una buona condizione di palla e una visione di gioco discreta, anche se acerba. Ma quella guerra in testa, puoi silenziarla per una settimana, non per mesi. Così, ecco il primo un cartellino rosso in Carabao Cup, contro il Blackpool. Si ha la sensazione che riesca con esilarante facilità ad oltrepassare il confine tra tensione agonistica e vera rabbia. I tifosi lo amano: Guendouzi, dopo una bella vittoria nel derby del nord di Londra contro il Tottenham, festeggia per le strade di Londra insieme ai tifosi dell’Arsenal, stringendo i pugni e digrignando i denti. Video che diventano virali. Non lo stesso amore che sembra provare la dirigenza. All’Arsenal cambiano allenatori, ma le cose non girano nel verso giusto. Nel caos, prolifera l’agonismo sfrenato di Matteo, anche un filo infantile a volte. Come nell’occasione in cui commette fallo su Dan Gosling e poi si porta via il pallone, come un bambino che fa finta di non ascoltare i genitori che gli dicono di tornare a casa. Mentre tutti stanno fermi a chiedersi che cosa stia facendo, Gosling lo rincorre a muso duro, lui si gira e lo butta per terra. Preambolo per la chiusura della sua esperienza a Londra.
Il nuovo tecnico Mikel Arteta, lo mette fuori rosa e così, nell’estate del 2020, finisce in prestito all’Hertha Berlino. In Germania gioca e non gioca, il rapporto con la piazza è freddo, le sue dichiarazioni diventano istituzionali. Una maschera che getta via concedendosi alcune scaramucce non degne di nota, come non degna di nota è quella stagione tedesca. A Matteo serve una svolta, una versa svolta per la sua carriera. L’occasione arriva il 6 luglio 2021, quando firma con il Marsiglia e torna a casa. L’OM in quel momento è nelle mani di Jorge Sampaoli, che a sua volta somatizza molto l’indole della piazza. Lì non cercano di arginarlo: giocatori con pulsioni agonistiche come le sue, sono più che ben accetti. Nel biennio marsigliese gioca tanto, anche con Tudor che subentra proprio al tecnico argentino. Le storie tese non mancano, ma non riescono a mettere in ombra le prestazioni. Il bottino dice: 73 presenze e sei gol, oltre ad una gran quantità di assist. Ora è una mezzala d’inserimento; ha affinato le doti nel pressing e gli piace da morire la sensazione di avere campo da attaccare. Anarchia, fantasia.
Con la Lazio si ‘sfiora’ nella stagione 21-22, nella fase a girone dell’Europa League. Il suo sbarco a Roma l’estate successiva, proprio sul gong (31 agosto 2023) del calciomercato. Una trattativa estenuante, il colpo che Sarri chiedeva per aggiungere al suo centrocampo dinamismo e imprevedibilità, a margine della cessione eccellente di Milinkovic-Savic.
Dario Cadeddu
16/09/2023