L’ultima volta non era stato così bello. Milinkovic non segnava una doppietta in Serie A dallo scorso 6 gennaio. Anche quel giorno la Lazio giocava all’Olimpico, ma non bastarono i suoi acuti per vincere: con l’Empoli finì 3-3. I biancocelesti erano settimi in classifica, il sarrismo non si vedeva, la squadra subiva troppo e faticava a ingranare. Ora tutto è cambiato. Perché questa voltai due gol del sergente portano solo sorrisi e serenità. La Lazio vola, è a tre punti dalla vetta e in piena zona Champions League. Finalmente subisce poco e segna tanto (solo il Napoli di più). Il centrocampista serbo si è divertito, come spesso fa, non soltanto in campo (giochi di suola e veroniche a liberarsi degli avversari, morbido tocco sotto con cui ha realizzato il 4-0), ma anche con i tifosi: ha risposto divertito ai tifosi che, in Distinti Sud, subito dopo la sua rete del 3-0, gli hanno dedicato il coro “alé Sergio”, a sottolineare il legame che ormai si è creato con pubblico e città. Arrivato a Roma nel 2015, ad appena 20 anni, sembra quasi aver assorbito il modo di fare della gente laziale: “Sergente doppietta, tifosi birretta”, ha scritto sui social. L’ultima volta che aveva segnato due reti in una partita di Serie A poi vinta dalla Lazio era il 2017-2018. Al termine dell’ultimo campionato Milinkovic (che ieri ha dedicato i gol alla figlia che nascerà nei prossimi mesi) aveva detto chiaramente che per puntare alla Champions servivano giocatori di livello. Alcuni sono arrivati, a rendere la Lazio competitiva ci deve pensare pure lui: mai, da quando è a Roma, era rimasto a secco nelle prime 7 partite stagionali, come è accaduto quest’anno. Poi però si è sbloccato e nelle ultime tre gare ha realizzato quattro reti, più di chiunque altro. Un contributo non indifferente, per ripartire dopo la figuraccia rimediata in Danimarca. “Con Sarri ho imparato tanto, specie le cose che mi mancavano prima dal punto di vista tattico”, ha detto alla vigilia della gara col Feyenoord. Crescendo lui, non può che migliorare anche la squadra che spesso si aggrappa alla sua classe. Con la convinzione di poter cambiare insieme il finale della corsa alla Champions. Perché le ultime due volte non è stato così bello…