Il centrocampista della Lazio Gonzalo Escalante è ad un passo dal prestito alla Cremonese. Niente da fare, dunque, per il Real Valladolid, del quale si parlava negli ultimi giorni. Lo riporta Sky.
Il centrocampista della Lazio Gonzalo Escalante è ad un passo dal prestito alla Cremonese. Niente da fare, dunque, per il Real Valladolid, del quale si parlava negli ultimi giorni. Lo riporta Sky.
Il portiere biancoceleste Luis Maximiano è intervenuto in occasione della sua presentazione ufficiale con la Lazio presso il Centro Sportivo di Formello:
“Per me è un onore essere qui, so che ci sono stati tanti grandi portoghesi che hanno giocato nella Lazio. Sono inoltre il primo portiere lusitano del club, questo è motivo di orgoglio e voglio fare bene. Quando il mio agente mi ha chiamato per dirmi dell’interesse della Lazio, ho subito detto di sì. Ho scelto l’Italia anche perché si lavora molto sulla tecnica. Sto imparando, ci vorrà tempo ma per come stiamo lavorando non ci metterò molto.
Le parate per me sono tutte importanti, rispecchiano il lavoro durante la settimana. Per quanto riguarda il derby ci penserò quando arriverà, preferisco vivere giorno per giorno. Non esiste un posto garantito nel calcio, per questo è fondamentale lavorare duramente ogni giorno. Sono appena diventato padre, sto vivendo un momento molto bello.
L’Italia ha sempre avuto una grande tradizione di portieri, Buffon è sicuramente un punto di riferimento. Per quanto riguarda i portieri delle altre nazioni, cerco di prendere il meglio da ognuno di loro. Sarri mi chiede molto di giocare con la palla, la circolazione veloce della sfera è importante”.
Il centrocampista biancoceleste Marcos Antonio è intervenuto in occasione della sua presentazione ufficiale con la Lazio presso il Centro Sportivo di Formello:
“Sono molto felice di essere qui, mi sento bene fisicamente. Ho passato un momento difficile in Ucraina, tornare a pensare solo al calcio dopo tanti mesi mi aiuta molto. De Zerbi è stato molto importante per me, ho imparato tanto da lui. Ora sono pronto a lavorare con Sarri. Leiva ed Hernanes sono stati due calciatori che hanno fatto la storia della Lazio, forse mi ispiro più a Lucas per come aiuta la squadra in fase di non possesso. Ho preso il suo stesso numero di maglia, abbiamo parlato prima che venissi qui ed è stato felice della mia scelta.
Il livello della Serie A è buono e mi aiuterà a crescere, in questa rosa ci sono tanti calciatori forti. Sarà poi il mister a scegliere chi schierare, io sono a disposizione. L’obiettivo è entrare in Champions League, questa squadra lo merita. La Lazio è un grande club, quando mi ha chiamato ho subito accettato. Il mio ruolo in campo qui sarà simile a quello che avevo allo Shakhtar Donetsk. Posso trovarmi bene con ogni compagno in campo, sono tutti grandi calciatori”.
Il difensore biancoceleste Mario Gila è intervenuto in occasione della sua presentazione ufficiale con la Lazio presso il Centro Sportivo di Formello:
“Quella con il Real Madrid è stata un’esperienza bella, formativa. Sono qui alla Lazio con ambizione per dimostrare il mio valore e ripagare la fiducia che mi è stata concessa. Con Ancelotti non ho parlato del mio passaggio in biancoceleste, venire qui è stata una mia decisione. Volevo anche lavorare con Sarri, sono sicuro che crescerò con questa maglia così importante.
La tattica mi ha convinto a scegliere la Serie A, in Spagna forse manca un po’ questo aspetto. Nesta è uno dei miei modelli: in più ha fatto la storia di questo club, è un riferimento per tutti noi centrali. Da fuori ho sempre visto un bell’ambiente qui, sono stato accolto benissimo, non ho sentito gli spagnoli in rosa prima di venire qui ma sono stati importanti anche loro per la mia scelta.
Sono qui per crescere, imparare e maturare: questo mi motiva molto. Passare dal Castilla alla Lazio è un grande salto che mi motiva. Allenarsi con la prima squadra del Real Madrid non è da tutti, ti insegna la cultura del lavoro e della vittoria. Sono un difensore fisico e veloce, che con Sarri può crescere, soprattutto sotto l’aspetto tattico”.
«Ne fumo settanta, ottanta ‘l giorno, tre pacchetti mi vanno tutti». Maurizio Sarri in una smorfia complice: capisce di avermi turbato. Poi mi sorride. «Ho fatto gli esami un paio di mesi fa, con tanto di liquido di contrasto, è tutto a posto».
In effetti sembra in gran forma. Eccoci uno di fronte all’altro in un’insolita one to one. Mi godo il gioco di riflessi fra ieri e oggi, contagiato dalla sua affabilità e da una serenità quasi complice. Perde qualche minuto per elencare le bellezze del nuovo centro sportivo, Formelloland: il Lazio Lab, l’enorme palestra, i cinque campi al piano superiore. «Di sotto è un po’ claustrofobico, ma ugualmente fantastico, se ripassi ti porto in giro e te lo mostro. Questa è la sala dei video, alle cinque e mezza s’analizza insieme il Valladolid, giochiamo sabato. Loro alzano immediatamente gli esterni difensivi, i centrali si allargano e i due centrocampisti fanno questo movimento (lo illustra con le dita), uno si abbassa e l’altro si mette dietro, si scambiano spesso la posizione. Non sarà semplice attaccarli con il nostro 4-3-3».
Partiamo bene. Maurizio, quale la squadra che ha espresso il calcio più vicino alle tue idee?
«L’ultimo Napoli, quello dell’ultimo anno intendo. Giocava il calcio che avevo in mente, un calcio di coinvolgimento totale. Ma anche nelle stagioni di Empoli avevo ricevuto dai ragazzi quello che volevo. Al Chelsea e alla Juve sono stato troppo poco per poter incidere in maniera pesante. E poi oggi è più difficile, più il tempo passa e più si afferma l’individualismo, e non solo nel calcio. È un cambiamento generazionale, non mi piace e impone degli adattamenti. Anch’io sono cambiato, in parte mi sono adeguato».
Oggi non puoi non soddisfare alcune mie curiosità, chiarire alcuni passaggi della tua carriera. Partiamo dai contrasti con Chiellini nelle prime settimane alla Juve.
«Nella fase iniziale non ce ne furono. Se ricordo bene, nella prima partita Chiellini giocò e segnò pure. E due giorni prima della seconda, col Napoli, si ruppe i crociati. Era una Juve giunta a fine ciclo e io me ne accorsi subito».
Aveva Ronaldo.
«Ho il rimpianto di non averlo potuto allenare da giovane. Ho trovato un giocatore che si era affermato attraverso un certo calcio ed era diventato un’icona mondiale. La squadra doveva adattarsi a lui, non il contrario. Con me segnò 33 gol in campionato e quattro in coppa e insomma non è mai semplice convincere un campione con fatturati del genere a cambiare percorso».
Il tuo percorso.
«A me piace un calcio in cui tutti si mettono al servizio del collettivo per sviluppare un gioco in cui i movimenti, tanto quelli difensivi quanto quelli offensivi, non prevedono esenzioni di alcun tipo».
Ti dobbiamo alcuni termini che sono diventati di uso comune. Prima di Sarri la difesa non “scappava” all’indietro.
Sorride stringendo gli occhi. «Anche l’introduzione del drone in allenamento mi dovete».
Giusto, a Empoli.
«Fu davvero casuale. Da due mesi si girava sul tetto della tribuna per inquadrare la linea difensiva e verificare gli allineamenti dei quattro. Ma a un certo punto l’osservazione risultava in diagonale e quindi imperfetta, imprecisa, inutile. Un amico di Accardi, che possedeva la licenza per l’impiego dei droni, ci disse che sarebbe stato facile per lui fornire il servizio ideale… ed era esattamente quello che volevo. Oggi i droni li usano tutti: ai ragazzi puoi mostrare le immagini dall’alto e intervenire per correggere chi ha fatto il movimento sbagliato, ritardato o anticipato».
Sei considerato tra i pochi allenatori in grado di migliorare i calciatori, un altro è Conte.
«Abbiamo filosofie diverse però, al di là della bravura di Antonio, quello che fa la differenza è sempre la disponibilità dei ragazzi, la fame, la voglia di perfezionarsi. Con i “non arrivati” è più facile. In carriera il più veloce a comprendere quello che chiedevo è stato Albiol, difensore di livello superiore. In pochissimo tempo capì tutto, al punto che io potevo anche starmene a casa, l’allenamento avrebbe potuto dirigerlo lui».
Hai cambiato anche la sostanza tattica di Mertens.
«Avevamo tre esterni d’attacco per due posti, la grande qualità di Lorenzo e l’equilibrio che garantiva Callejòn erano imprescindibili, così Mertens trovava poco spazio. A Bergamo, in dieci contro undici, tolsi Higuaìn e misi Dries centrale. Venti minuti mostruosi, prese due rigori, insomma li fece impazzire. L’anno dopo, quando persi Milik durante la sosta della nazionale – si ruppe i crociati – decisi di riproporlo in quella posizione».
Maurizio, cosa rappresenta la Lazio per te, oggi?
«Qui sto bene, mi piace l’ambiente, ho la possibilità di esprimermi e soprattutto di divertirmi. Anch’io sono cambiato, ora il lavoro mi deve procurare divertimento, è cambiato il mio sentimento nei confronti del calcio. Mi piace anche la gente laziale, da fuori mi ero fatto un’idea completamente diversa, sbagliata. Il 99 per cento del popolo laziale è formato da famiglie, da giovani. E lavorare in un club che non appartiene a un fondo ma a una famiglia, mi dà gusto. Allo stesso tempo mi rendo conto delle difficoltà economiche che si possono incontrare, minori risorse, certo».
Il capofamiglia non è popolarissimo tra la sua gente. L’hanno ribattezzato il “gestore”.
«Non riesco a capire fino in fondo i motivi della sua impopolarità, come l’hai definita. Comunicazione? Possibile. Ma Lotito ha preso la Lazio che era un disastro e bene o male la tiene costantemente tra le prime 5, 6 e in Europa. Pensa, io lo trovo piacevole, è un uomo di spirito ed è uno che ti ascolta».
Il mondo si è fatto un’idea diversa.
«Lotito avrà mille altri difetti, ma è di rara intelligenza, ha una cura ossessiva dei dettagli e soprattutto sul piano sportivo lascia piena autonomia».
Allora è Tare che non digerisci.
«Non ho mai avuto problemi con lui. Possiamo non concordare sulla valutazione di un giocatore o su alcune scelte, ma questo rientra nella normale dialettica di un gruppo di lavoro».
Sul mercato quanto incidi?
«Se non mi viene chiesto un nome non lo faccio. Illustro le caratteristiche tecniche, i parametri caratteriali della figura che mi serve, e pongo molta attenzione sul dato anagrafico. La stagione scorsa eravamo una delle squadre più vecchie d’Europa, il ricambio era necessario».
Perderai Luis Alberto?
«Per il secondo anno di seguito ha espresso la volontà di finire la carriera in Spagna. Più che in Spagna in generale, proprio a Siviglia. Non so dirti se l’avrò ancora a inizio settembre. Ragazzo intelligente, gran bel giocatore e carattere, se vuoi, particolare».
E Milinkovic, negli ultimi mesi è cresciuto tanto?
«Sergej è di livello altissimo, piccoli difetti e potenzialità ancora inesplorate. In alcuni momenti della partita privilegiava l’estetica, la giocata che definisco effimera, a scapito dell’efficacia. Però è vero, nell’ultima parte del campionato ha cercato la funzionalità e ha fatto la differenza».
Ricordo che pochi mesi prima dell’arrivo a Roma, quando ancora ti si immaginava altrove, mi sorprendesti dicendo che secondo te la Lazio aveva vinto meno di quanto avrebbe potuto. Ricordo ancora le tue parole: ha un centravanti che garantisce 30 gol all’anno e il centrocampo più forte d’Italia, il più completo.
«Il perché l’ho capito dopo». Sorride di nuovo.
Chiarisci.
«Le manca l’equilibrio della grande squadra. Tanto quello mentale quanto quello tattico. Nella partita secca poteva e può battere chiunque, il guaio che è molto spesso si fa mancare, si perde. Quello che desidero quest’anno è mostrare una squadra vera e dai primi allenamenti ho ricevuto sensazioni molto positive».
Nella stessa città lavorano gli opposti, tu e Mourinho.
«A me Mourinho sta anche simpatico. Le differenze dipendono in prevalenza dal punto di partenza, dalle origini. Io sono cresciuto tra i Dilettanti, gente di un altro livello, dove per vincere dovevo incidere tanto, e in modo feroce, per compensare i limiti dei singoli. Mourinho è partito dal Barcellona e ha investito molto sulla qualità dei giocatori. Tra Stia e Barcellona c’è un bel cazzo di differenza… E poi io sono toscano di monte. Come Luciano (Spalletti, nda)».
E Allegri di scoglio, Lippi di sabbia…
«Anche Mazzarri è di sabbia, siamo brutta gente».
Non ti ho ancora chiesto di Acerbi.
«Nulla di tecnico, a fine stagione ha espresso il desiderio di cambiare aria e la società cercherà di accontentarlo, per questo sono stati fatti altri programmi».
Sta per cominciare…
(Mi anticipa) «Una stagione folle, cinquanta giorni di sosta non si erano mai visti, mi aspetto risultati imprevedibili».
Quindi l’Inter e la Juve potrebbero anche non partire favorite.
«La Juve era forte anche l’anno scorso, l’Inter la consideravo la principale candidata allo scudetto, però il mercato della Roma le fa cambiare gli obiettivi. Wijnaldum, Belotti, Dybala. Il Wijnaldum di Liverpool un giocatore fortissimo e Dybala con me è stato eccezionale. Il Milan può rivincere se conserva lo spirito della stagione passata, aveva una voglia feroce di imporsi e due tre giocatori che quando ripartono…».
Hernandez e Leao, immagino.
«Quelli fanno male sul serio».
Cosa ti è rimasto dell’esperienza con De Laurentiis?
«Una forma di affetto e gratitudine, mi ha concesso l’opportunità di misurarmi con il grande calcio ed era quello che volevo provare. Poi, certo, lavorarci insieme non è semplice».
Ti aspettavi la partenza di Koulibaly?
«Koulibaly ha un potenziale mostruoso, alla fine va in un calcio di altissimo livello».
Ti riconosci nell’immagine che ti hanno cucito addosso?
«Per niente, ma m’importa ’na sega. Sono molto diverso da come vengo descritto, per anni ho svolto un altro lavoro e non ho assorbito la superficialità del calcio. Sognavo di allenare una grande squadra e ci sono riuscito non una, ma più volte. A 63 anni non penso più alla carriera e i soldi sono meno importanti, mi sono evoluto: voglio il piacere, il divertimento e la Lazio può darmeli. Lavoro per creare una squadra vera, 25 giocatori che pensano allo stesso modo, per certi versi antistorica: il gioco del calcio per sua natura è collettivo e invece anche voi della stampa l’avete trasformato nel paradiso dell’individualità. Quand’ero ragazzo, leggendo i giornali la presentazione della partita era Milan-Inter o Juve-Roma, non Lukaku-Leao o Vlahovic-Abraham… Paradossalmente è stato uno sport individuale come il ciclismo a trasformarsi in collettivo. Io ho una passione immensa per il ciclismo, l’altra sera all’una e mezza di notte mi sono guardato la classica di San Sebastian, me l’ero persa. Nasco moseriano e sai perché? Da under 21 lui correva in Toscana con la Bottegone Pistoia. L’ho subito eletto a idolo e ho avuto la soddisfazione di vederlo campione». Corriere dello Sport
“È un mese che mi dicono domani”, tuonava due giorni fa Provedel. Il domani giusto per abbracciare la Lazio e la porta di Sarri sta per arrivare, così come il via libera dello Spezia. Il club ligure ha trovato il sostituto, secondo quanto riferisce Skysport sarà Meret in prestito dal Napoli. Era l’ultimo tassello mancante dopo aver trovato l’accordo per il cartellino del portiere (2,5 milioni) e risolto il nodo commissioni tra Lotito e l’agente Rava. Maximiano non è più solo, tra poco si giocherà la maglia da titolare con Provedel.
Claudio Lotito ha parlato quest’oggi in conferenza stampa, ai margini della presentazione di Alessio Romagnoli e Matias Vecino: “La genesi degli acquisti? Tare ha tenuto sempre vivo il rapporto con Romagnoli, gli diceva ‘vedrai verrai da noi’. Noi siamo partiti con un certo allestimento, poi abbiamo ritenuto di dover inserire elementi di grande spessore, esperienza e peso passionale. Romagnoli ha nel cuore la Lazio e riteneva di poter essere un valore aggiunto. Altrettanto è stato con Vecino, con il quale abbiamo creato un buon rapporto, sono andato anche a casa del suo procuratore perché ci tenevamo venisse alla Lazio. Quello che è mancato alla Lazio è che, in determinati momenti, la squadra soprattutto contro le più deboli non riusciva a tenere alta la tensione. Con loro, che hanno sempre giocato in determinati ambienti, non succederà più. Ritengo che la squadra con questi innesti possa competere in modo tale da regalare soddisfazioni”, ha detto.
Continuano le conferenze a Formello di presentazione dei nuovi acquisti della Lazio. Oggi sarà il turno di Alessio Romagnoli, che alle 16.30 prenderà parola in sala stampa.
Qual è stato il momento in cui hai capito di essere un giocatore della Lazio?
“L’ho sempre sperato, come il direttore ha detto. La volontà di entrambi c’è sempre stata, ringrazio il Presidente e il Direttore di questa opportunità”
Come stai? La pubalgia?
“Molto meglio rispetto a prima, mi manca ancora qualcosina ma sto lavorando bene”.
Com’è il gioco di Sarri rispetto a quello di Pioli?
“Un gioco più tattico. Con Pioli c’era più uno contro uno a tutto campo, qui c’è un gioco diverso, più adatto a me e che mi piace di più”.
Gli obiettivi?
“Secondo me questa squadra è forte, credo che dobbiamo puntare alla Champions, anche l’anno scorso avrebbe potuto fare di più. E adesso siamo ancora più forte. Per me sarà importante giocare di più rispetto all’anno scorso. Voglio fare qualcosa di importante qui”.
Hai il 13 di Nesta, le emozioni?
“Il paragone con Nesta non si deve fare, è sbagliato. È stato il mio idolo, l’emozione è tanta però. L’ho conosciuto ma ultimamente non ho parlato con lui”.
Inizierai la tua avventura alla Lazio contro Mihajlovic, che ti ha lanciato alla Sampdoria.
“Per me è stato importantissimo, sia alla Samp che al Milan. Lo ringrazierò sempre per questo”.
Dopo i primi allenamenti con la Lazio, questo pomeriggio Matias Vecino si presenterà ufficialmente al mondo biancoceleste. Alle 16.30 è prevista la conferenza in sala stampa a Formello del 30enne centrocampista, arrivato da svincolato dall’Inter.
Come ti hanno accolto i compagni? Hai parlato con Sarri?
“L’impatto è stato molto buono. Non avevo giocato con nessuno di loro ma li conoscevo. È stato bello. Sarri mi conosce bene, abbiamo lavorato anni fa, sa quali sono le mie caratteristiche. Vengo a dare un mano, mi metto a disposizione, poi sarà il mister a scegliere il momento e le partite in cui giocare”.
Credi che hai la Lazio nel destino? Nel 2018 hai segnato un gol pesante contro la Lazio…
“I compagni sono fortissimi, so bene dove sono arrivato e sì, credo sia nel destino. Altre volte ci siamo avvicinati, ma non si è mai concretizzato nulla”.
Hai trovato un Sarri diverso?
“No, ne parlavo con un amico. Ho trovato lo stesso allenatore e la stessa persona, anche nel modo di spiegare. E con il suo vice Marusciello ci ho lavorato due anni all’Inter”.
Qual è l’obiettivo di questa Lazio?
“Tornare a essere un giocatore utile, ho fame e voglia. Questo è l’ambiente ideale con un allenatore che mi stima. L’obiettivo è ritornare in Champions, penso sia alla nostra portata”.
Come stai fisicamente?
“Mi stavo allenando con la nazionale, insieme ad altri due compagni, Caceres e Cavani. Penso che sono in una buona condizione. Sono pronto a dare una mano”.
Sarri aspetta un altro portiere da affiancare a Maximiano. Lotito conta nelle prossime ore di chiudere l’acquisto di Provedel, gli accordi ci sono e il giocatore sogna solo la Lazio, come sanno benissimo Gotti e Pecini. Per liberarlo si attende l’accordo tra Spezia e Fiorentina per Dragowski. Ieri sera, sottolinea il Corriere dello Sport, la proprietà americana del club ligure incontrava l’agente del polacco, orientato al trasferimento. Lo Spezia è pronto a offrire 800 mila per il cartellino. Servirà l’ok dei viola. Una maratona infinita.