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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Lazio, Agostinelli: “Tifosi-Lotito, Ko definitivo. Squadra senza attributi? No, senza qualità” (AUDIO)

ANDREA AGOSTINELLI in collegamento a ‘NMM’

“Mi aspettavo che prima o poi Lotito si riprendesse la scena con dichiarazioni non concilianti. Ma certo, non che gettasse tutta questa benzina sul fuoco. Ho avuto l’impressione che la sua reazione rabbiosa sia da addebitare a quanto ha sofferto tutta questa situazione. Così, è chiaro, dissenso e malumore aumentano ulteriormente. Questo è un braccio di ferro senza fine, questo è il colpo del Ko definitivo. Possibile mai che un passo indietro debba essere considerato un segno di debolezza? E di passi indietro, nel tempo, i tifosi ne hanno fatto diversi. Non vedo una via d’uscita, ormai la partita da vincere non sono più le partite.

Squadra senza carattere? Purtroppo manca la qualità. Se avesse parlato di mancanza di reazione sarebbe stato diverso, ma messa così ci sono due errori. Non si attacca mai il giocatore nello specifico e le difficoltà vanno attribuite alla mancanza di qualità della squadra”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Casinelli: “Lazio, tifosi insultati e mortificati. Se potessi tornare a 22 anni fa preferirei…” (AUDIO)

FABRIZIO CASINELLI (Dir. Comunicazione Rai) in collegamento a ‘NMM’

“Sono tanto disperato perchè nella Lazio non vedo luce, ma solo un tunnel che si protae. Mi sento mortificato, rassegnato e preso in giro, in un momento di grossa difficoltà calcistica rispetto al mio stato d’animo nei confronti di questa società.

Parole Lotito? Manca educazione e rispetto. Il calcio muore quando viene meno il rapporto tra il tifoso e le propria società. Non è solo un modo di dire, concettualmente è quello che sta avvenendo alla Lazio. Senza questo fondamento tutto è finito. Se non si comprano giocatori all’altezza di Roma poi alla fine queste sono le conseguenze sportive. Il mio sogno è che domani mattina arrivi un fondo o un signore con tanti soldi. Il problema è che Lotito non vuole neanche farsi aiutare. Vista la situazione devo trovare il modo per restituire un sorriso ai tifosi.

Lo dico, pur sapendo di farmi tanti nemici: se potessi tornare indietro a 22 anni fa sceglierei di ripartire dalla serie C pur di non vivere questa situazione. Lo dico dopo, ovviamente, ma arrivo a dire che sarebbe stato meglio un percorso azzerato come quello del Napoli. Sono mortificato ed insultato sistematicamente”.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, una squadra sempre più smontata. E Lotito incentiva la smobilitazione

Il puzzle attuale, con tutti i tasselli completi e sistemati, non è che abbia ottenuto risultati eccezionali. Il problema, in ottica estiva, è che rischiano di cadere tanti altri pezzi, alcuni fondamentali per la rosa. Una Lazio smontata, ancora di più. Scadenze vicine e pericolose. La difesa è il reparto che ha dato risposte migliori e il primo che preoccupa per i nomi in ballo. Gila e Romagnoli con il contratto che termina nel 2027, la loro coppia ha rappresentato il punto di forza della squadra e adesso simboleggia quello debole in vista del prossimo mercato. Senza pensare che Romagnoli, uomo-guida della linea di Sarri, ormai prossimo all’addio, aveva in realtà già salutato a gennaio, non fosse stato per la diatriba con la società legata alle ultime mensilità a cui si è rifiutato di rinunciare. Affare fatto con l’Al-Sadd, poi saltato l’ultimo giorno della sessione invernale dopo smentite e comunicati, confronti accesi a Formello e nuove tensioni tra le parti. 

Il futuro di Romagnoli e Gila

Tra poco si capirà se i qatarioti si rifaranno sotto con convinzione centrando un acquisto a quel punto soltanto rinviato di 6 mesi. La Lazio deve decidere cosa fare a un anno dallo svincolo a parametro zero. Il discorso si complica nel caso di Gila: nessuna possibilità di rinnovo, cartellino dal valore più alto, ma anche il 50% dell’eventuale cessione da riconoscere al Real Madrid come pattuito del 2022. Sullo spagnolo c’è l’interesse di diversi top club, in Italia ci hanno pensato soprattutto Inter e Milan, Lotito e Fabiani sperano in un’asta che possa portare nelle casse una cifra importante da reinvestire per il sostituto. Nei ragionamenti, così non fosse, non va esclusa l’idea di una permanenza fino a scadenza. Vanno tenuti in considerazione gli aspetti tecnici ed economici. Lazio

I giocatori che potrebbero salutare

Gila e Romagnoli in uscita, non finisce qui. In difesa Marusic è l’unico ad aver rinnovato e certo di rimanere (prolungamento fino al 2028, con opzione 2029). Hysaj si libererà dal 1° luglio, come lui Basic a centrocampo e Pedro in attacco, dove non sarà riscattato Maldini dall’Atalanta (ci sarebbe stato l’obbligo a 14 milioni in caso di qualificazione europea). In bilico, per ovvi motivi, ci sono tutti gli altri in scadenza nel 2027: Patric, Cataldi, Gigot, Lazzari, Pellegrini, Cancellieri e Provedel, che potrebbe finire all’Inter come nuovo dodicesimo di Chivu. Uno smantellamento progressivo già iniziato a stagione in corso con la partenza di Castellanos e Guendouzi. Mezza rosa medita l’addio, volutamente o forzatamente. Anche Tavares e Isaksen erano nella lunga lista dei calciatori finiti in discussione a gennaio. Le nuove valutazioni dipenderanno dalle offerte che verranno recapitate, in parte dal tecnico che prenderà il posto del Comandante. Le possibili modifiche della rosa, in attesa di conoscere i margini di manovra sul mercato, destano apprensione e inquietudine. Le parole di ieri di Lotito possono accentuare la frattura con lo spogliatoio e incentivare la smobilitazione. Pochissime certezze, interrogativi a non finire. La Lazio è un puzzle che si sta smontando un pezzo alla volta senza che ci sia la forza di ricostruirlo. Corriere dello Sport

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DICHIARAZIONI

Lazio, Lotito senza freni: “Se i tifosi non vogliono non vengano, stronzi che si sfogano su di me. Squadra senza attributi. Su Sarri…”

“Sti c…i.” Claudio Lotito liquida così Tommaso Paradiso, ex voce dei Thegiornalisti e tifoso biancoceleste, che gli aveva scritto una lettera aperta accusandolo di aver “desertificato un popolo” e allontanato i laziali dall’Olimpico. Lo show del presidente della Lazio è alla buvette di Montecitorio. Il senatore forzista non le manda a dire a nessuno: sui tifosi, sulle critiche interne alla società, sul suo futuro da patron. Un sfogo a ruota libera.La lettera del cantante romano aveva fatto rumore nelle ultime ore tra i tifosi biancocelesti. Lotito la smonta in poche parole: “Io non ascolto la musica, non ballo, non ho tempo. Dormo tre ore a notte, poi lavoro. Non so chi sia questo Tommaso Paradiso”. Poi aggiunge, con tono più distaccato: “Ognuno può scrivere quello che vuole, ma sempre nel rispetto della legge”.

Sulle curve semivuote dell’Olimpico, Lotito scarica la responsabilità sui tifosi stessi: “Lo dovete chiedere a quelli che non vengono, mica li posso inchiodare. Non vogliono venire? Non vengano”. Poi la stoccata che farà discutere: “Forse a Roma i tifosi non ci stanno, ma in tutto il mondo ce ne sono tantissimi, anche in Cina”. Ai cronisti che gli chiedono di ricucire il rapporto con la tifoseria, Lotito risponde secco: “Non lo dovete chiedere a me, io non ho mai fatto la guerra a nessuno”, aggiungendo però che qualcuno “l’ha alimentata anche dentro la società” — una frecciata verso l’interno che non specifica ulteriormente. Sul suo ruolo da presidente è netto: “Il tifoso deve tifare, io faccio il presidente. Voglio rendere la Lazio immortale, indipendente anche da Claudio Lotito. Devo tutelare la storia della Lazio, non posso farla fallire”. Infine il passaggio su Maurizio Sarri, allenatore biancoceleste dato in uscita da Formello e conteso da Napoli e Atalanta: “Ha un contratto con la Lazio, punto”

Incalzato dai cronisti, aggiusta un po’ il tiro: “Sul risultato” i tifosi “hanno ragione: abbiamo perso con le squadre piccole e abbiamo vinto con le grandi. Qualcosa non ha funzionato, è andata male- ammette Lotito- una stagione maledetta con migliaia di infortuni. Io non mi devo scusare di niente, se non dei risultati che non sono venuti. Forse all’inizio dell’anno ho delegato troppo, poi ho ripreso la società in mano e i risultati sono venuti”. Rivendica, però, di essere sempre presente: “Io faccio pure l’ammortizzatore sociale, ‘sti stronzi sennò con chi si sfogano? Faccio pure il pungiball, Friedkin invece è un fantasma…”. L’anno è finito con le sconfitte in finale di coppa Italia e nel derby: “Prendi un gol da calcio d’angolo e poi il secondo uguale, ma vuoi mettere qualcuno che marca? In campo mica ci vado io…”.

Lo sciopero degli abbonati ha inciso sul rendimento della squadra? “Giocare senza il tifo non è la stessa cosa- osserva Lotito- ma anche con i tifosi non è cambiato nulla: con l’Inter abbiamo perso 2 a 0, un autogol e una palla che gli abbiamo dato noi, poi ci siamo mangiati tre gol davanti alla porta. Che cosa ha fatto l’Inter per vincere? Abbiamo fatto tutto noi. Se i giocatori avessero gli attributi che c’ho io sarebbe già finita la partita, non c’è storia per nessuno. Il problema è che quando vanno in campo si cacano sotto…”. Per Lotito “il tifoso deve avere pazienza: al 30 di novembre del 2027 finiscono tutti i debiti fatti dagli altri, dagli scienziati esperti di calcio prima di me”. A quel punto “recupererò 30 milioni di euro l’anno di cassa. Poi sto facendo lo stadio e sto quotando la Lazio al Nasdaq di New York, capitalizzerà un miliardo e mezzo, tre con lo stadio: do you understand?”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Agostinelli: “Mi chiedo se la Lazio può e vuole rilanciare. Il nuovo tecnico sarà…” (AUDIO)

ANDREA AGOSTINELLI in collegamento a ‘NMM’

“Come non mai, da tifoso laziale, mi sento nel punto più basso. Al di là di un aspetto tecnico peggiorato, era difficile pensare di poter andare in crisi di risorse e di conti. Il progetto tecnico negli anni ha gradualmente perso quota in termini di importanza, ma ci si affidava ad una società solida. Questa stagione è iniziata con una bugia detta al tecnico ed è proseguito con la sessione invernale in cui sono stati ceduti giocatori. Ora ho paura di quello che potrà essere il futuro di questa squadra ed il suo livello di competitività. Il mio dubbio è se questa società ha possibilità e volontà di evitare questo rischio.

Il tecnico che verrà alla Lazio non deciderà nulla sul mercato. L’identikit del nuovo tecnico, vista la situazione, dipenderà da quello che vogliono dalla squadra. Se vuoi una squadra che non molli mai scegli Gattuso, altrimenti puoi andare su un giovane emergente in rampa di lancio. Oppure puoi andare all’estero di medio calibro che viene qui e si accontenta di quello che propone il club. Uno come Italiano, per essere chiari, oggi non accetta la Lazio”.

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ESCLUSIVE

‘NMM’ – Paglia: “Per Lotito la Lazio è un mezzo, non può esserci intesa. Futuro preoccupante e presto si scoprirà il bluff Flaminio” (AUDIO)

GUIDO PAGLIA in collegamento a ‘NMM’

“Fino a quando a Lotito non prenderà in considerazione l’ipotesi di trovare un’alternativa alla propria presidenza è tutto inutile. Sono molto preoccupato per il futuro della Lazio, l’uscita di scena di Sarri è già una cosa che mi crea il panico. Sento già dei nomi improbabili, ma il vero problema è quello dei giocatori. Perderemo i due centrali di difesa, il cuore della squadra, a meno che non si voglia perdere a zero Gila. Potrei continuare parlando del problema dei terzini e di tanto altro. C’è da rifare completamente la squadra, mi pongo domande anche sul futuro di Rovella. La mia preoccupazione è legata alla squadra che inizierà il prossimo campionato. Oltre a chi gestisce questi giocatori.

Il futuro può essere concepito solo in modo pessimistico, può davvero accadere qualsiasi cosa, anche se si sfasci tutti. Noi siamo tifosi, per noi la Lazio è un fine, per Lotito è un mezzo. Non c’è possibilità di trovare un punto d’intesa. Sul tema della ‘lazialità’ casca l’asino. Non c’è possibilità di accordo.

Sono assolutamente allineato con chi contesta nella maniera più dura questa società. Il Flaminio? Non c’è nessuna possibilità che diventi lo stadio della Lazio. Chi continua a pensare che questo possa accadere è in malafede. Ci sono troppe situazioni irrisolvibili, non ci saranno mai le autorizzazioni necessarie per la realizzazione. Servino investimenti pazzeschi, ma soprattutto in quella zona di Roma come scavi trovi reperti. A breve anche quel bluff sarà scoperto, poi lui se la prenderà con burocrazia e politica”.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, Paradiso a Lotito: “Ha desertificato un mondo. Siamo stanchi e soli, non nati per galleggiare”

La lettera di Tommaso Paradiso sul Corriere dello Sport:

“Non più caro Presidente, perché una lettera a un presidente dovrebbe iniziare così. Con rispetto, con riconoscenza, magari perfino con affetto. Ma con lei no. E forse non è mai stato possibile. Lei, Presidente, ha desertificato un mondo. Ha desertificato un popolo nato nel 1900, una delle tifoserie più viscerali d’Italia, forse del mondo. Ma attenzione: il popolo laziale non è sparito. È ancora vivo, enorme, compatto. Semplicemente ha scelto di allontanarsi da lei. E forse questa è la sua sconfitta più grande. Essere riuscito a unire i laziali contro di lei più di quanto sia mai riuscito a unirli intorno alla sua Lazio. Ha trasformato una fede in una sopravvivenza. E la cosa più dolorosa è che non se n’è neanche accorto. Oppure sì, e allora è ancora peggio. Lei, negli anni, non ha perso occasione per attaccare i tifosi della Lazio. Interviste, telefonate, battute, risposte sprezzanti a numeri sconosciuti. Ogni occasione è diventata buona per colpire chi, invece, avrebbe dovuto proteggere. Noi. Recentemente ha detto una cosa che, secondo me, resterà una delle frasi più tragiche mai pronunciate da un presidente di calcio: che il tifoso laziale deve ringraziare di essere vivo. Come se la Lazio fosse una concessione. Come se dovessimo essere riconoscenti non per un sogno, ma per una semplice esistenza biologica. 

Lei si è identificato completamente con la Lazio. Nelle sue parole, ormai, la Lazio coincide con Claudio Lotito. Ma nessun club può diventare proprietà spirituale di un uomo. Nessuno. Se un cantante insultasse il suo pubblico, perderebbe il pubblico. Se un regista disprezzasse gli spettatori, le sale dei suoi film si svuoterebbero. Se un imprenditore offendesse continuamente i suoi clienti, il marchio crollerebbe. Nel calcio, invece, lei continua da anni a colpire i suoi tifosisenza mai fare un passo indietro. E il paradosso più grande è che la gente laziale continua ad amare la Lazio nonostante lei. Più di trentamila abbonati l’anno scorso. Più di trentamila anime dentro uno stadio con il mercato bloccato, con una squadra ferma, con un futuro opaco. Un miracolo d’amore che lei non ha mai veramente riconosciuto. 

Lei non invita il suo popolo allo stadio. Non gli tende la mano. Non dice mai: «Ho sbagliato». No. Lei alza muri. E ogni muro che alza allontana qualcuno dalla Lazio. 
Ma la frase più grave, quella che forse segna davvero il punto di non ritorno, è un’altra. Lei ha detto pubblicamente che i tifosi della Lazio non devono sognare. E allora mi chiedo: che cos’è il calcio senza sogni? Che cos’è una domenica senza l’illusione di poter diventare grandi? Che cos’è una curva senza la speranza? Il calcio è competizione, desiderio, ambizione, follia. È il bambino che pensa di poter vincere tutto anche quando sa che probabilmente non succederà. Lei invece ci ha chiesto di tifare per la stabilità. Per il bilancio. Per i conti in ordine. Per il galleggiamento. Come se la Lazio fosse una piccola azienda di provincia da mantenere in vita. Come se il massimo orizzonte possibile fosse non fallire.  Ma siamo nel 2026, e lei continua a fare il mezzadro mentre intorno passano astronavi.  Noi non siamo nati per galleggiare. 

Lei all’inizio doveva essere un traghettatore. Doveva prendere la Lazio in un momento drammatico e accompagnarla verso una rinascita. Ma la Lazio, Presidente, non l’ha salvata lei da solo. L’ha salvata soprattutto il suo popolo. I tifosi. Con gli abbonamenti, con i biglietti, con le televisioni a pagamento, con sacrifici economici fatti per amore. Lei non ha ricostruito un popolo: quel popolo esisteva già, e si è salvato da solo. Invece, col tempo, se n’è impossessato. Lentamente. Fino a farla diventare una cosa sua. E quando un presidente smette di considerarsi custode e inizia a sentirsi proprietario dell’anima di un club, lì comincia la rovina. Sono tre anni che questa squadra scivola verso il basso. Non solo nei risultati. Nello spirito. Nell’ambizione. Nell’identità.  
Oggi non si parla più di vincere. Nemmeno di lottare davvero per qualificarsi a una competizione europea. Oggi il tifoso laziale viene educato ad accontentarsi. A essere prudente. A non pretendere. A non sognare. Questo non è sport. Questo è l’antisport. Perché il calcio non nasce per far quadrare i bilanci. Nasce per far battere il cuore. E mentre tutto questo accade, lei continua ad attaccarci. Sempre. Ogni volta che parla sembra volerci ricordare che dobbiamo solo ringraziarla. Ma una tifoseria non può vivere di gratitudine obbligata. Una tifoseria vive di emozione, di appartenenza, di futuro. 

L’ultima immagine è quella che fa più male di tutte. Il derby con lo stadio vuoto.  Una tifoseria che rinuncia al derby è una cosa che non dovrebbe esistere. Eppure è successo. Per la prima volta il popolo laziale ha scelto il silenzio. Ha scelto il vuoto. Ha scelto di lasciare sola la propria squadra pur di mandare un messaggio più grande del calcio stesso. 
Questa è la desertificazione. Lei non ha svuotato solo uno stadio. Ha svuotato l’anima di una parte di città. Perché il laziale vive per quelle partite. Ci costruisce amicizie, amori, ricordi, infanzie. Eppure oggi preferisce soffrire fuori, pur di non sentirsi più complice.  Perché senza tifosi il calcio non esiste. Che cos’è una squadra senza il suo popolo? Niente. Solo un’azienda che corre dietro a un pallone. Lei ha diviso il mondo Lazio in mille frammenti. Ancora oggi il mondo laziale litiga ovunque. Nelle radio, nei bar, sui social, nelle chat, per strada, dentro le famiglie. Fratelli laziali che si vogliono bene da una vita finiscono per scontrarsi, discutere, allontanarsi per colpa sua. E questa, forse, è la sconfitta peggiore. Aver trasformato un popolo in una guerra fratricida. Quando dice che resterà per sempre, che lascerà la Lazio alla sua famiglia, noi ci sentiamo morire dentro. Perché significa condannarci all’idea che non esista più un domani diverso. Che il tempo si sia fermato. Che questa agonia debba diventare normalità. Ma noi vogliamo ancora vivere. Lei grazie alla Lazio è diventato potente. È diventato senatore. Ha costruito un sistema. Ma un presidente dovrebbe ascoltare il suo popolo. Sempre. Soprattutto quando quel popolo soffre. Che senso ha guidare un club così importante se nessuno la vuole più? 

A volte questa situazione mi ricorda certe corti medievali. I sovrani continuavano a banchettare mentre fuori il popolo moriva lentamente. E più la distanza aumentava, più diventava impossibile capirsi.  Noi siamo stanchi.  Stanchi di sentirci dire che dobbiamo aspettare. Stanchi di ascoltare sempre le stesse frasi dal 2004. Con una differenza enorme, però: prima almeno ci vendevate un sogno. Adesso neanche più quello. Adesso ci dite apertamente di non averne. Siamo rimasti soli, Presidente. Come naufraghi che scrivono HELP sulla sabbia aspettando una nave che non passa mai. E forse, ormai, il vero grido del laziale è diventato questo: qualcuno ci venga a salvare. Una volta i Beatles cantavano: “And in the end, the love you take is equal to the love you make”. Alla fine ricevi sempre quello che semini. Vale per l’amore, certo”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE …’ – Lazio, Cardone: “Lotito inconsapevole della situazione. Dovrebbe fare tre mosse…” (AUDIO)

GIULIO CARDONE in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Le parole di Lotito fanno arrabbiare perché sono la dimostrazione, forse definitiva, della sua inconsapevolezza della situazione. Il fatto che i tifosi non c’erano al derby segna il punto di non ritorno, quindi dalle dichiarazioni successive ci si aspettava una presa di coscienza. La risposta è stata disarmante, allarmante; torno serafico, tranquillo, come se non fosse successo nulla. Non ha compreso la situazione, cosa è successo.

In questa situazione Lotito non si può permettere di sbagliare anche la scelta dell’allenatore.

Lotito dovrebbe fare tre mosse: mettere un presidente di garanzia, che sia empatico, rispettato e crei un clima positivo con la gente; chiamare Conceicao, allenatore di spessore e amato dalla piazza e allestire una squadra forte. Sappiamo che tutto questo è di difficile realizzazione, anche perché i passaggi due e tre sono legati: senza una rosa competitiva, il grande allenatore non arriva”.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, Zazzaroni: “Per Lotito resistere equivale ad avere ragione ed il valore assoluto è la sua permanenza anche senza tifosi e consenso”

L’editoriale del direttore del Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni:

“L’intervento del presidente della Lazio sembra un trattato involontario di metafisica applicata al calcio italiano: il tempo, per Lotito, diventa categoria morale. Ventidue anni non sono presentati come una durata, ma come una prova ontologica di legittimazione: resistere equivale ad avere ragione. Una concezione che avrebbe affascinato tanto Hegel quanto certi imperatori bizantini convinti che la sola permanenza sul trono costituisse una forma di verità storica. 

Eppure il passaggio più raffinato, quasi proustiano nella sua inconsapevole ironia, è quell'”alla lunga“. Perchéalla lunga‘ è l’espressione perfetta di ogni potere che trasforma il futuro in una perpetua promessa escatologica: il compimento è sempre rinviato di qualche stagione, di qualche mercato, di qualche piano più o meno industriale. Non è più il tifoso a dover giudicare il presente: è il presente che deve eternamente pazientare davanti al futuro. 

C’è qualcosa di barocco nella retorica lotitiana: la società “forte, autonoma e indipendente” evocata come un Regno dei Cieli calcistico intravisto ma mai pienamente rivelato. E il tifoso, nel frattempo, assume quasi il ruolo del fedele chiamato ad avere fiducia nell’opera invisibile della Provvidenza gestionale. 

La grandezza comica della frase risiede proprio nel verbo iniziale: “resisto“. Non ‘guido’, non ‘costruisco’, non ‘vinco’. Resisto. È il lessico di Stalingrado trasferito in un consiglio di amministrazione. Come se il rapporto con una parte della tifoseria non fosse più quello tra il presidente e il popolo sportivo, ma tra una guarnigione assediata e il mondo esterno. 

E forse è proprio qui il capolavoro involontario dell’intervista: trasformare la gestione di una squadra di calcio in un’epopea esistenziale dove il consenso diventa superfluo perché la permanenza stessa viene elevata a valore assoluto.

Una forma di gattopardismo manageriale in cui il tempo non serve a cambiare le cose, ma a convincere tutti che il semplice trascorrere degli anni coincida con il progresso. Lotito resiste e i Paradiso non possono più attendere”. 

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, prima la rescissione con Sarri poi il nuovo tecnico con una squadra da ricostruire. Motta e le alternative…

Maurizio Sarri e la Lazio sono sempre più vicini alla separazione. Secondo quanto riportato dal quotidiano, l’ultimo incontro tra l’allenatore toscano e il club servirà soltanto a formalizzare l’uscita: manca l’accordo sulla rescissione, poi il tecnico saluterà di nuovo Formello dopo il ritorno in biancoceleste. Il clima è quello di una fine annunciata. Sarri aveva accettato la Lazio con la speranza di aprire un nuovo ciclo, ma il progetto non è decollato come immaginato. Alla base della rottura ci sarebbero le solite distanze: mercato, ambizioni, programmi futuri e margini di intervento sulla rosa.

Il nodo della rescissione

Il punto da risolvere resta economico. Sarri ha un contratto importante e la società dovrà trovare l’intesa per chiudere il rapporto senza strappi. Solo dopo la fumata bianca, Lotito potrà accelerare in modo definitivo sul nuovo allenatore. Il tecnico, intanto, guarda già al futuro. In prima fila ci sono Napoli e Atalanta, due scenari possibili per ripartire subito. A Napoli, in particolare, De Laurentiis osserva da vicino la situazione, mentre l’Atalanta resta un’ipotesi da monitorare in base agli sviluppi interni.

Il nome che emerge con forza è quello di Thiago Motta. Lotito lo avrebbe già contattato per sondarne la disponibilità. L’ex allenatore della Juventus è considerato un profilo moderno, capace di lavorare su un’idea precisa di calcio e di dare alla Lazio una nuova identità tecnica. Il titolo de Il Messaggero è chiaro: “Sarri, l’addio è deciso. Spunta Thiago Motta”. Una frase che fotografa il doppio binario del momento: da una parte la chiusura dell’era Sarri, dall’altra la ricerca di un successore in grado di aprire una fase diversa.

Palladino, Conceição e Pisacane: tutte le alternative

Thiago Motta non è l’unico nome sul tavolo. Nella lista della Lazio resta anche Raffaele Palladino, profilo giovane e già seguito in passato. C’è poi Sergio Conceição, allenatore di carattere e personalità, mentre vengono citati anche Fabio Pisacane e altri candidati come possibili soluzioni alternative.

Lotito vuole evitare scelte affrettate. La società valuta esperienza, costi, compatibilità tecnica e capacità di reggere una piazza scossa da contestazioni e delusioni. Il prossimo allenatore dovrà non solo guidare la squadra, ma anche contribuire a ricostruire un rapporto con l’ambiente.

Una Lazio da ricostruire

Il dopo Sarri non sarà soltanto una questione di panchina. La Lazio dovrà intervenire sul mercato, chiarire il futuro di diversi giocatori e restituire entusiasmo a una tifoseria che vive una fase di forte distacco. La scelta del tecnico sarà quindi il primo vero segnale della nuova stagione.

Lotito sa che il margine d’errore è minimo. Dopo una stagione complicata e un rapporto sempre più teso con il popolo biancoceleste, servirà una decisione forte. Thiago Motta rappresenta oggi l’idea più suggestiva, ma il casting resta aperto.