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SERIE A

Pedro piega il Cagliari, ma che brividi nel finale: la Lazio torna a vincere in campionato

Sul colpo di testa di Pavoletti in pieno recupero, la Lazio vede le streghe. Stavolta però non paga dazio e porta a casa tre punti per ripartire, dopo la figuraccia di Salerno. Decide Pedro con il primo tiro della partita. Patrita, che vede i biancocelesti in superiorità numerica per più di un’ora ma non riesce a trovare il raddoppio. Tre occasioni importanti per chiuderla, non sfruttate. Alla fine vince la voglia di rischiare poco (al netto dell’azione sopra citata) su due lati del campo. Tre punti per tentare di rimettersi in corsa per il quarto posto, al netto di una prestazione certamente non esaltante e mettersi in attesa delle altre. Prossimo impegno in Coppa Italia, martedì sera col Genoa.

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CHAMPIONS LEAGUE

Lazio-Celtic, Pedro: “Non è Sarri il problema. Dobbiamo fare autocritica e tornare alle origini” (AUDIO)

L’attaccante spagnolo Pedro in conferenza stampa alla vigilia di Lazio-Celtic:

Quali insidie ci saranno domani?
“Sarà difficile, come tutte le partita in Champions. Sono una buona squadra, fisica, forte, giocano bene anche con la palla. Per noi è anche una bella opportunità per riprenderci davanti ai nostri tifosi, speriamo di fare una grande prestazione e ottenere una vittoria”.

Come ti spieghi i motivi di questo calo?
“Non lo so, stiamo lavorando bene ma qualcosa non funziona. Con le squadre meno blasonate non riusciamo a fare una bella partita, non parlo di vittoria, ma di prestazione. Dobbiamo fare autocritica e tornare all’origine, alle cose basiche: correre di più e mettere la voglia. Quando poi non arrivano i risultati, aumenta la pressione e non riesci a stare tranquillo. Non dobbiamo guardare la classifica, anche se ora il margine di errore in campionato ora è basso”.

I tifosi possono essere il dodicesimo uomo in campo?
“Lo sono sempre stati. Sono sempre con noi e ci aiutano ogni partita. Abbiamo parlato con loro anche dopo Salerno. Se stanno al massimo, per noi è come se avessimo un giocatore in più. Mi aspetto questo domani”.

Come ti sei trovato nella tua carriera contro squadre scozzesi?
“Sono molto fisiche e tattiche. Domani non sarà diversamente, sarà lunga e tosta. Il mio gol all’andata è stato speciale, in quello stadio così bello e sotto il settore dei tifosi della Lazio. In Champions è sempre bello fare gol, soprattutto all’ultimo minuto”.

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DICHIARAZIONI

Mister Europa Pedro: “Messi il migliore, la Lazio mi ha fatto rinascere, Mou fa ridere…”

Mister Europa collezionista di trofei. Ne ha vinti tanti Pedro, per la precisione 25 in bacheca. La sua carriera è la mappa del giocatore vincente: 3 Champions League, una Europa League, 3 Supercoppe Uefa e un viaggio infinito tra fantasia e serpentine che sono la carta d’identità di una delle pedine più medagliate in attività. Un giocatore di lusso, punto chiave da utilizzare sulla trequarti per scardinare le difese avversarie. Alfredo Pedullà l’ha intervistato in esclusiva, partendo da ‘Pedro’, il brano di Raffaella Carrà, diventato una sorta di tratto distintivo della sua esperienza alla Lazio: “È una canzone molto speciale per me, mi piace tantissimo e con la quale ho vissuto tanti momenti felici. Un ricordo per il mio percorso in Italia che rimarrà per tutta la vita”, esordisce lo spagnolo.

Ti abbiamo visto tante volte inquadrato dopo i gol e dopo l’esultanza. Eri partecipe, insomma è una sorta di amuleto, una spinta adrenalinica, una carica che hai e trasmetti.

“Sì, penso sia stato un amuleto qui in Italia. Dopo le partite, quando andiamo sotto la Curva Nord, c’è questa canzone. Ripeto, per me è speciale. Un’esperienza che mi terrò per tutta la vita”.

Per tenere tutti i tuoi numeri non basterebbe un blocknote intero perché hai dei record e dei primati che dal mio punto di vista, a parte i 25 titoli, sono difficilmente eguagliabili. Balza all’occhio la famosa storia del 2009 quando sei stato il signore ad aver segnato in sei manifestazioni europee. Un record che Messi ha eguagliato due anni dopo.

“È stato incredibile fare quel record. Credo che all’epoca fossi il primo ad averlo fatto nella storia, poi è vero che Messi l’ha eguagliato. Eppure posso dire di averlo fatto prima di lui, immaginando quello che significa Messi nel mondo del calcio. È stato straordinario, incredibile, un’emozione molto grande. Sempre con la mano di Guardiola al Barcellona, resta speciale”.

Per te non c’è mai stata partita. Quando ti hanno chiesto chi fosse il migliore al mondo, hai risposto: “Messi. Non c’è un paragone con Maradona. Per te resta il numero uno della storia? 

“Per me sì, però sicuramente perché l’ho visto. I suoi numeri sono incredibili, in tutte le epoche del calcio ci sono stati tanti giocatori incredibili, come Pelé, Maradona, Cruijff, e tanti giocatori che possiamo nominare e sicuramente hanno fatto la storia di un’epoca. Come Messi ha fatto la storia di questa e come altri giocatori la faranno nel futuro. Però, per me, se devo sceglierne uno, è sicuramente Messi. Per altri saranno altri giocatori, è sempre difficile trovare opinioni univoche sul migliore perché la storia del calcio conta di tanti giocatori”.

Ti sei trattato molto bene (in riferimento ai compagni avuti al Barcellona, ndr): Henry, Ronaldinho. Si può fare una classifica? Hai un ricordo particolare? Ronaldinho è sempre stato visto come un giocoliere, quello che trasmetteva allegria. Praticamente il meglio di Santa Fé. L’allegria che trasmetteva Ronaldinho e quella che trasmetti tu a quasi 37 anni.

“Paragonarsi a Ronaldinho è difficile nel mondo del calcio”.

Ma hai vinto più trofei tu. Forse è più difficile per Ronaldinho paragonarsi a te.

“Ho avuto la fortuna d’aver vinto tantissimi trofei giocando in una grandissima squadra. Però penso che lui sia stato un giocatore spettacolare in ogni sfaccettatura. Ha cambiato la storia del Barcellona quando è arrivato. Era molto difficile: da spettatore era il giocatore che volevo osservare. Ho avuto la fortuna d’aver giocato con questi grandissimi giocatori, del calibro di Ronaldinho, Henry, Ibra, Xavi e Iniesta”.

Xavi e Iniesta li ho lasciati fuori perché fanno parte di un’altra categoria, avendo un altro ruolo. Mi è venuto in mente Ronaldinho ed Henry perché appartengono al catalogo rappresentato da Pedro. Campione del mondo nel 2010, campione d’Europa nel 2012. Possiamo dire che sono le tue medaglie indimenticabili?

“Sicuramente sì, ho sempre detto che vincere il Mondiale è il massimo per la carriera di un calciatore, è l’aspetto più elevato. È difficile e la Spagna ne ha vinto solo uno, speriamo di poterne vincere di più. Sicuramente quel trofeo è valso tantissimo”.

Quando pensi a Pedro pensi al Barcellona a quell’epoca incredibile, quella squadra imbattibile con il timbro e il marchio di Pep Guardiola. Cosa ha rappresentato Guardiola per te?

“Per me è come un padre nel calcio, ha fatto tutto per me. Mi ha fatto crescere come giocatore, dandomi l’opportunità di arrivare in prima squadra al Barcellona permettendomi di fare quello che faccio oggi. Ho imparato tantissimo a livello tecnico e tattico. L’ho sempre detto: un maestro come lui lo incontri una volta nella vita. Ha avuto questa fiducia in me quando il Barcellona si trovava in un momento delicato e difficile. Ha fatto questa scommessa con me, con Busquets e con altri giocatori della Cantera. Era difficile fare questa carriera senza di lui”.

Nel 2015 fai un gol straordinario contro la Real Sociedad e, nel 2023, recentemente, il Barcellona lo utilizza sul suo sito per presentare una partita contro il club basco. Ti ricordi quel gol com’è stato? 

“Sì, lo ricordo molto bene perché è uno dei più belli che abbia fatto nella mia carriera. Mi è arrivata la palla con una traiettoria veloce, la palla si è alzata e ho potuto fare questa sforbiciata che è entrata in porta”.

Per come la racconti sembra sia stato un colpo semplicissimo.

“No no (ride, ndr), non è mai semplice fare un gol così. Ma è stato molto speciale e lo ricordo molto bene perché è l’unico che ho fatto così nella mia carriera”.

In una recente intervista hai detto: “Se mi chiamasse il Barcellona prenderei il primo aereo. Sarebbe un grande sogno da realizzare”. È soltanto un sogno?

“Sì, è vero. Alla fine è una squadra che ho a cuore, ma è difficile tornare. Ho cercato di farlo tante volte in passato, ma in questo momento è complicato. Io sto bene qua, non è una cosa che mi preme. Qui alla Lazio sto molto bene con i compagni, i tifosi e tutti quelli che mi hanno accolto nel miglior modo possibile. Sono molto tranquillo”.

Nel 2015 Pedro lascia il Barcellona per andare al Chelsea, noi siamo un po’ malati di mercato. 27 milioni più 3 di bonus. Forse pochi, considerando quello che avevi fatto in blaugrana

“Secondo me sì (sorride, ndr)”.

Per me era una cessione da 40-45 milioni in su, con i prezzi e le tariffe che girano oggi.

“Per questo dico, con i prezzi che girano oggi sembrava un po’ poco, non che in realtà lo fosse perché alla fine sono cifre sempre alte. Ma per le cifre che vediamo oggi, forse, mi sono reso conto che per il Chelsea è stato un buon affare”.

Buon prezzo per il Chelsea, condivido. Viaggeremmo dai 45 milioni in su, ma sono passati un po’ di anni. In una recente intervista Sarri mi dice che alla vigilia di Chelsea-Arsenal, finale di Europa League a Baku, che avete vinto 4-1, Zola gli chiese: “Che formazione facciamo”. Io (Sarri, ndr) gli rispondo: “Giroud, Pedro e gli altri nove li scegli tu”.

“Sì, l’ha riportato in un’intervista che ho visto. Mi ha fatto ridere perché è stata una cosa interessante e bella da dire. Io ero molto contento”.

Come nasce il rapporto con lui? 

“È sempre stato bello, una persona sincera che dice sempre le cose in faccia. Questa è la caratteristica che mi piace tanto di lui. Poi ha molto carattere e punta sempre a vincere e migliorare la sua squadra, facendola progredire con passi avanti. Anche la sua type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idea di gioco, con il fine di mantenere il possesso e creando occasioni da gol, mi è sempre piaciuta”.

Tipica del Barcellona…

“Diciamo che è molto simile, per questo ho sempre avuto un bel rapporto con Maurizio. Mi ha sorpreso quella frase che ha detto prima della finale”.

Eh beh, mica potevi restare fuori. Ha detto anche una cosa abbastanza scontata.

“Per me è stato incredibile, dandomi un’altra possibilità di giocare un’altra finale e di vincere un altro trofeo molto importante. L’Europa League è una competizione europea molto bella da giocare, ovviamente la Champions è un’altra cosa, però penso sia un trofeo bello e quando lo vinci ti senti molto bene”.

L’editoriale che Sarri ha fatto di Pedro è il seguente: “Tecnico, rapido, disponibile. Ho un debole per questo tipo di giocatore. Ha vinto tutto, è stato sottovalutato nella sua carriera”. Che significa sottovalutato? Hai vinto 25 trofei…

“Sottovalutato no, magari sul piano mediatico non si parla tanto di me come di altri giocatori. Ma non sottovalutato, penso che la mia carriera sia stata bella. A livello mediatico, magari, si parla di più di giocatori che hanno vinto meno. Credo intendesse questo il mister”.

Al Chelsea incontri Mourinho. Come ti sei trovato con lui? 

“Bene, bene. Un allenatore che ho sempre rispettato. È un tecnico forte che ha vinto tantissimi trofei in carriera. Poi l’ho trovato al Chelsea, mi ha dato l’opportunità di giocare in una bellissima squadra, pure di vincere tanti trofei al Chelsea e per questo lo ringrazio”.

Dopo il derby, finito 0-0, Mourinho dice: “Un grande giocatore, però potrebbe anche fare il nuotatore”. È la tua prossima carriera? 

“Sì, sì. Quello mi fa ridere. Perché sappiamo tutti com’è Mou, l’ha fatto anche in passato. Dice una cosa, ne dice un’altra. Mi ricordo quando abbiamo vinto contro il suo Real Madrid disse altre cose, quando abbiamo battuto il suo United 4-0 (ero al Chelsea), ne ha dette altre ancora. L’anno scorso, nei derby di Roma, ne ha dette altre ancora. È sempre così, quando non parla dell’arbitro parla del calendario, di un giocatore che si butta a terra. Lo conosco molto bene, è un uomo molto divertente. L’ho presa con molto fair play perché so che utilizza le parole per stemperare la grande tensione del derby. Lo conosco molto bene, avendolo avuto da allenatore”.

Nel 2020 lasci il Chelsea per trasferirti alla Roma a parametro zero. Cosa non funziona in quell’anno? Pedro fa gol in un derby tra virgolette inutile, hai avuto qualche contrattempo fisico, non ti sei ambientato benissimo. Perché non funziona la storia d’amore tra Pedro e la Roma?

“Eh non lo so, è una sensazione strana che non avevo mai avuto in carriera. E’ chiaro che quando vai a giocare in un nuovo Paese e in un nuovo campionato, può succedere che inizialmente l’adattamento a spogliatoio, compagni, città e squadra sia difficile. L’allenatore voleva giocare con il 4-3-3, invece giocavamo con il 5-3-2 o con il 5-2-3 con Fonseca. Mi chiedeva tante cose non nelle mie caratteristiche, come arretrare il raggio d’azione per prendere il pallone. Non era nelle mie corde, ma non è una scusa perché, lo dico sempre, i giocatori importanti devono fare tutto. Sicuramente non è andata bene, ma non so per quale motivo poi sono stato mandato via. Sono cose che succedono”.

Sei diplomatico come quando giochi. Una serpentina e un dribbling e mi hai spiegato perché non è andata bene. Nell’estate 2021 tirammo fuori la notizia incredibile: “Pedro dalla Roma alla Lazio”. Quanto tempo prima l’hai saputo?

“La storia è nata in conferenza stampa, perché ha detto che io ero fuori rosa. Così tante squadre hanno iniziato a chiamare, una di queste era la Lazio. Sarri in persona mi chiese: “Che succede? Ho visto che stai fuori rosa e che hai un problema con il club”. Io gli risposi che non sapevo il motivo di questa decisione del club e che mi stavo allenando con la Primavera. Mai ne avevamo parlato. Voleva capire cosa fosse successo perché, conoscendomi molto bene, sa che mi alleno sempre al massimo. Sono un professionista in questo. Per me è stato difficile affrontarlo. Quando ho visto la realtà ho iniziato a pensare a come comportarmi, parlando diverse volte con il club. Con Mourinho non ho parlato. Volevo parlare con la società, ma mi hanno detto che non era possibile”.

Quando ti chiama la Lazio decidi in 10 minuti.

“Dopo tre settimane, il mercato stava chiudendo, parlai con Sarri che mi disse: ‘Vieni qua che c’è posto per te’. Io avevo già lavorato con lui e ho colto l’opportunità di giocare in una squadra storica”.

Dopo 4 giorni giochi subito titolare a Empoli. Un nastro che riparte con una nuova storia.

“Sì, lui mi conosce molto bene e sapeva che fossi pronto per giocare e per dare una dimostrazione nella nuova avventura della mia carriera. Per questo sapeva che ero pronto a iniziare. Appena arrivato giocai titolare a Empoli, non era facile perché non avevo ancora giocato nella pre-season. Ma ho messo tanta voglia”.

Che ambiente hai trovato alla Lazio? Qual è il tuo rapporto con Lotito? 

“Ho trovato una squadra che mi ha fatto rinascere, prendere molta energia e forza come giocatore. Mi sono sentito subito a casa in tutto e per tutto sin dall’accoglienza dei giocatori al primo allenamento. Anche i tifosi e lo staff mi hanno accolto molto bene. Per me è stato speciale e mi ha dato la giusta energia per dare il massimo. È andato tutto benissimo, non posso dire il contrario. Questa squadra è una famiglia, mi fa stare bene. Sono rinato, l’ho sempre detto, come giocatore e anche come persona. Nella storia della mia carriera mi ha fatto essere più forte”.

Che type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idea ti sei fatto di questo momento? Partite male, perdete due partite che sulla carta non avreste dovuto perdere. Poi la tendenza è: “Cerchiamo di recuperare questo gap facendo un filotto”. Ora siamo nella sosta e ripartirete con un calendario, sulla carta, più morbido. Siete ancora in tempo per recuperare questo campionato? 

“Penso di sì, noi vogliamo recuperare in classifica, essere attaccati alle prime. E’ vero che abbiamo iniziato male, poi quelle due partite che sulla carta avremmo dovuto vincere, ma ogni gara è complicata e ogni partita a una storia a sé. Non conta il nome delle squadre. Vogliamo continuare su questa strada intrapresa nelle ultime partite complicate, cercando di trovare la continuità che penso stia mancando in questo momento. Abbiamo tutto per farlo, con i nuovi che sono molto forti e si stanno adattando molto bene alle richieste di Sarri. Manca questa continuità di gioco e risultati per essere lì in classifica”.

Compirai 37 anni il prossimo luglio. A Tenerife ci sono manifesti ogni giorno: “Vogliamo Pedro”. Sembra una petizione popolare, manca soltanto un dibattito no-stop ogni giorno. Hai deciso il tuo futuro?

“No, non ancora, è difficile. L’età è molto importante, è l’ora di prendere una decisione per il mio futuro, ma per ora penso alla Lazio. Mancano ancora tante partite in questa stagione, dopo vedrò cosa potrò fare. Al termine di questa stagione sicuramente parlerò con il presidente, voglio parlare anche con Sarri, che spero possa continuare qui; poi vediamo cosa possiamo fare”.

Pedro a 40 anni cosa farà?

“Non lo so. Ho già parlato con tanti giocatori che si sono ritirati e mi dicono che alla fine vogliono tornare nel mondo del calcio. Sicuramente immagino che questa sarà la mia strada. Non è una questione a cui penso al momento, ma sicuramente credo di continuare in questo ambiente”. SportItalia

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DICHIARAZIONI

Mourinho accusa Pedro, la replica di Cataldi

Il derby non finisce mai. Neppure in sala stampa. Dopo che Mourinho aveva parlato di Pedro come di un tuffatore, è arrivata la risposta di Danilo Cataldi: “Lui parla sempre di titoli… Penso che Pedro ne abbia vinti di più”. Lo spagnolo è a quota 25, Mourinho 26. A fare la differenza la Conference Leaguen vinta con la Roma, appunto. Il derby non finisce proprio mai.

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CALCIOMERCATO

La Lazio resta vigile sul mercato degli attaccanti esterni: spunta anche Gnonto

L’asso nell’oltremanica. Un jolly per l’attacco, più che altro. L’idea suggestiva è stata ipotizzata ieri in InghilterraLazio su Wilfried Gnonto, esterno offensivo del Leeds United. Sta cercando di liberarsi dal club di proprietà, con cui è retrocesso in Championship nell’ultima stagione, chiusa al penultimo posto in campionato. Il classe 2003 ad agosto era stato vicinissimo alla cessione all’Everton, poi il trasferimento è stato bloccato a un passo dalla definizione. La sua volontà non è cambiata, punta a cambiare squadra, a tornare in Premier League oppure in Serie A. Lo aiuterebbe a confermarsi nel giro della NazionaleSpalletti non l’ha convocato per gli impegni di ottobre, a settembre invece era stato inserito nella lista azzurra per le sfide contro Macedonia del Nord e Ucraina. L’ex ct Mancini l’aveva fatto esordire il 4 giugno 2022 a 18 anni e 7 mesi: 10 giorni dopo, contro la Germania in Nations League, è diventato il più giovane marcatore della storia dell’Italia. Al momento solo voci, le valutazioni estive si aggiravano intorno ai 20 milioni di euroCifre considerate eccessive dalla Lazio. La dirigenza biancoceleste potrebbe comunque pensare all’aggiunta di un esterno alla rosa: i discorsi sono validi per giugno, le riflessioni future potrebbero dipendere direttamente dalle situazioni di Felipe Anderson e Zaccagni, in scadenza nel 2024 e nel 2025. Per Pedro il rinnovo scatterà automaticamente in caso di determinate condizioni (alla soglia delle 25 presenze), l’accordo può essere messo in “dubbio” soltanto da un ripensamento personale dello spagnolo.

Lazio, gli altri profili oltre Gnonto

In estate, all’ultimo minuto, si era discusso del possibile innesto di Mason Greenwood del Manchester United, poi finito in prestito al GetafeGnonto, 1 gol in 9 partite complessive tra Championship e Carabao Cup, non è l’unico attaccante accostato nell’ultimo periodo. È stato scritto di Artur del Palmeiras, 13 reti in 54 gare nel 2023. È un classe 1998, un mancino che si muove a destra: tecnico e veloce, 168 centimetri, grande dribbling. Un altro nome è quello di Savinho, gioiellino 2004 che gioca nel Girona, cartellino in mano dei francesi del Troyes. Nel giro del Brasile Under 20, finora 4 gol e 4 assist tra Liga e Coppa del Re. Prezzo già alto, ci vogliono circa 20 milioni. Il mercato della Lazio non prevede movimenti offensivi a gennaio. Un’eventuale operazione, al massimo, riguarderà la difesa dove Casale ora è infortunato e Gila non ha ancora trovato spazio. Corriere dello Sport

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DICHIARAZIONI

Pedro e la mentalità ad intermittenza: “Dobbiamo cambiarla se vogliamo vincere” (AUDIO)

Pedro ai microfoni di Sky Sport ha commentato la disfatta della Lazio contro il Feyenoord, dopo il suo gol, vano per il risultato finale: “Avevamo iniziato bene, abbiamo regalato un tempo, in Champions non si può regalare neanche un minuto. Dobbiamo cambiare questa mentalità di iniziare la partita, così è difficile entrare e fare il risultato che vogliamo noi. Alla fine sono arrabbiato di questo risultato, dobbiamo pensare ore al campionato e preparare le prossime di Champions. Sapevamo che loro sono una squadra molte forte con giocatori che ti prendono in contropiede, è una squadra difficile da battere, ma in Champions è difficile. Dobbiamo entrare con un’altra mentalità e voglia se vogliamo vincere. Non penso che stiamo giocando male, in campionato abbiamo trovato una certa continuità, in Champions vanno a un altro ritmo ed è difficile. Dobbiamo entrare meglio perché così è difficile far risultato”.

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CHAMPIONS LEAGUE

La Lazio soccombe al De Kuip: incubo Gimenez, Pedro salva la faccia. Il girone si complica

La Lazio scompare al De Kuip. Il Feyenoord si porta a casa l’andata di un doppio confronto chiave per le sotri del Gruppo E e supera la Lazio in classifica, di due punti. Una prestazione disastrosa delgi uomini di Sarri, che rischiano il cappotto, ma alla fine – grazie al rigore di Pedro – riescono a tenere la differenza reti in pazriale equilibrio. Male fin dai primi minuti la Lazio. Gli olandesi aggrediscono alti, coprono bene il campo e l’opposizione dei biancocelesti è troppo morbida, a tratti assente. Si registra solo un banale colpo di testa di Luis Alberto nel primo tempo. Torna anche l’incubo Santiago Gimenez. Il messicano firma la doppietta, come a Roma la scorsa stagione. Il gol che chiude virtualmente la gara arriva allo scadere del primo tempo. I primi cenni di Lazio si vedono sul 3-0. Castellanos rileva un evanescente Immobile e si guadagna dal nulla il penalty che segna il canario. Romagnoli sfiora il 3-2 a pochi istanti dalla fine. Troppo, troppo poco per espugnare il De Kuip. A Roma, fra due settimane, servirà una Lazio completamente diversa per tentare il sorpasso ai danni di Slot.

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RASSEGNA STAMPA

Zaccagni ancora ai box: Pedro scalpita, Isaksen spera

Esami a Formello e in Nazionale per Mattia Zaccagni ancora acciaccato

Prima gli esami a Formello, poi quelli in Nazionale e il nuovo rientro in casa Lazio. Non è al meglio Mattia Zaccagni. Uscito acciaccato dalla sfida di due domeniche fa con l’Atalanta, l’esterno biancoceleste ha provato a vestire l’azzurro ma alla fine ha dovuto rinunciarvi per infortunio.

Ora la Lazio è attesa da un tour de force e dovrà dosare le energie. Motivo per cui, viste le non perfette condizioni fisiche, il 20 potrebbe riposare a Reggio Emilia. Una chance, come riportato dal Corriere dello Sport, per Pedro e Isaksen. Lo spagnolo finora è sempre subentrato. Ha collezionato 128 minuti in 8 presenze, segnato un gol decisivo al Celtic Park. Scalpita, vuole convincere Sarri a schierarlo titolare con il Sassuolo. Ma la concorrenza non manca. Anche Isaksen, infatti, sta dimostrando pian piano il suo valore. Fece ammattire la compagine capitolina in Europa League e sta iniziando a mostrare le stimmate di quel tipo di giocatore. Qualora Zaccagni dovesse alzare bandiera bianca, Sarri avrà l’imbarazzo della scelta. Esperienza o freschezza, o magari entrambe. Tre giorni dopo, comunque, si rigiocherà, a Rotterdam in casa del Feyenoord. Lo spazio ci sarà per tutti.

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RASSEGNA STAMPA

Immobile e Zaccagni a rischio: Taty e Pedro scalpitano

Comincia la settimana della ripresa del campionato con la Lazio che sabato sarà impegnata in casa del Sassuolo. “Pedro e Taty, caccia al posto”, scrive Il Messaggero, che sottolinea come Zaccagni e Immobile non siano al meglio: nelle prossime ore faranno ulteriori controlli rispettivamente alla caviglia e ai flessori.

Per questo scalpitano Pedro e Castellanos, entrambi fondamentali domenica scorsa contro l’Atalanta. Sono in un momento positivo, lo spagnolo ha anche segnato il gol vittoria a Glasgow, e sperano di mettere molto minutaggio a Reggio Emilia. Insomma, Sarri può stare tranquillo: in vista del tour de force di ottobre, la panchina è lunga e le alternative non mancano.

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DICHIARAZIONI

Felipe: “Il gol di Pedro ci deve dare una spinta. Con l’Atalanta serve gara da squadra” (AUDIO)

Felipe Anderson ai microfoni del club nella vigilia di Lazio-Atalanta: “Giocare in Champions League e vincere nel finale è un’emozione che non si può descrivere. Sono stati tre punti fondamentali che ci davano anche una carica per continuare il nostro percorso in questa stagione. Vincere una gara così difficile, soprattutto in quel modo, ci sarà una spinta in più. Dobbiamo farci trovare pronti in ogni partita, soprattutto contro squadre come l’Atalanta. Servirà la massima concentrazione per tutti i 90’. Atalanta? Loro sono molto aggressivi, giocano a tutto campo, uomo contro uomo. Li conosciamo bene. Sono sicuro che il mister ci aiuterà a fare una grande partita. Quella dello scorso anno fu una gara da squadra, muovemmo la palla velocemente, come ci chiede sempre il mister. A fine partita ero felice. Sul ruolo ho avuto la fortuna di imparare da Immobile i movimenti giusti per aiutare la squadra. Questi dieci anni hanno cambiato la mia vita. Oggi sono cresciuto tanto, mi sono sposato e sto per diventare papà. Le 300 presenze con la Lazio poi sono n traguardo molto vicino, farò di tutto per raggiungerle e dare sempre il massimo”.

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