È guerra fredda fra la Lazio e Igor Tudor. Servono a poco le parole del presidente Claudio Lotito, che continua a ribadire la totale fiducia nel tecnico. C’è una divergenza di vedute sul mercato che sta minando in partenza il rapporto. Il club vuole mettere al centro del progetto i calciatori arrivati la scorsa estate perché crede nel loro talento e, soprattutto, non vuole disperdere gli investimenti. Di fronte ci sta il tecnico croato che reclama l’assoluta centralità nelle scelte anche a costo di sacrifici importanti. L’addio di Kamada e il rifiuto di cedere Guendouzi sono alla base della frizione con il croato che sta riflettendo sulla sua posizione. Presentare le dimissioni lo renderebbe un eroe della piazza, ma significa anche lasciare 2,5 milioni di euro di contratto sul tavolo. Il domino degli allenatori non aiuta a sbrogliare la matassa visto che è prossimo alla chiusura, con il Bologna orientato verso Vincenzo Italiano e la Fiorentina che sta chiudendo con Raffaele Palladino. Due profili che piacevano anche a Formello ma non ci sono stati contatti di recente. La sensazione è che si raggiungerà un compromesso per proseguire il matrimonio con Tudor più per assenza di alternative che per comunione di intenti. La Lazio lo accontenterà su alcuni nomi in entrata e il tecnico dovrà concedere maggiore spazio a Rovella, Guendouzi e Isaksen. Sullo sfondo rimane la suggestione Maurizio Sarri, mai completamente dimenticato dal patron biancoceleste. Richiamare il toscano però significa consegnargli il destino della Lazio senza ripercorrere gli errori del passato. Un gesto estremo da non escludere che appare più come un sogno di una notte di mezza estate.leggo