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Lazio, senti Mandas: “Io o Provedel, sceglie il club. Io vorrei restare. Con Sarri…”

In bilico tra la consacrazione ed un passo indietro nelle gerarchie: Christos Mandas è ad un bivio della sia carriera, sullo sfondo un mercato aperto a tutto ed il ritorno di Sarri che ha giá annunciato la volontà di metterlo in concorrenza per una maglia con Provedel. Il portiere greco si è espresso in patria sul suo presente e su un destino ancora da scrivere: “Ivan Provedel e io siamo entrambi sotto contratto. Alla fine sarà il club a decidere cosa è meglio. La Lazio viene sempre prima e lo sappiamo entrambi. L’anno prossimo spero di essere ancora qui”.

Mercato? L’anno scorso il Wolverhampton ha contattato la Lazio per me, ma il club non ha voluto prendere in considerazione una mia partenza. Hanno detto che sarebbero tornati l’anno prossimo. La Premier League mi interessa, ma non mi muoverò solo per il gusto di farlo. Venendo da Creta, non mi aspettavo che Maurizio Sarri e l’allenatore dei portieri sapessero molto di me. Ma mi sbagliavo di grosso, conoscevano il mio stile e le mie caratteristiche, e ci siamo adattati in circa 20 minuti”.

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‘NMM’ – Oddi: “Sarri onesto, credo al suo sentimento per la Lazio. Ora responsabilità anche per il club…” (AUDIO)

GIANCARLO ODDI in collegamento a ‘NMM’

“La scelta della Lazio di riprendere Sarri è giusta, serviva un tecnico che conta. Io credo al tecnico quando ha fatto riferimento alla sua scelta di legame e sentimento. Penso sia stato onesto, tra l’altro parliamo di un tecnico che ai tempi si è anche dimesso per fare la cosa giusta. Non è una colpa esprime un legame con un ambiente e per una società e non è un tentativo di essere ruffiano. Lui, tornando, si prende delle responsabilità, cosa che deve fare nei suoi confronti anche la società. Non è venuto per accettare tutto, ma per fare bene ed avere anche dei giocatori importanti. Sicuramente ci sarà un accordo tra di loro anche sul mercato. Non arriveranno fenomeni, ma dei giocatori arriveranno. Non serve fare nessuna rivoluzione.

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Lotito: “Riconoscimento facciale per chi va allo stadio. Pezzotto reato grave”

“Contro la pirateria si sta facendo molto e le norme che abbiamo fatto sono molto stringenti. Il fenomeno prima era tollerato e ora invece è un reato grave”. Così il presidente della Lazio, Claudio Lotito, senatore e relatore della norma antipirateria, durante l’evento “Stati Generali della lotta alla pirateria tra legalità, sicurezza e intelligenza artificiale. Industrie dei contenuti, consumi culturali e comportamenti illeciti”, in corso nell’aula magna ‘Carlo Mosca’ della scuola di perfezionamento per le forze di Polizia di Roma.

“Abbiamo lavorato a una piattaforma di concerto con l’Agcom per impedire tutte le attività illecite che creano solo nel calcio 300 milioni in meno di ricavi, tutti soldi che sarebbero reinvestiti nel sistema -aggiunge Lotito-. Oggi non sottovalutiamo più il fenomeno e la mia norma impone ai detentori di una piattaforma di diffondere alle autorità giudiziarie chi veicola contenuti nei loro siti. La criminalità organizzata non può più guadagnare dal pezzotto e non glielo permetteremo. Dobbiamo in tutti i modi impedire l’uso del pezzotto e far sapere a tutti, anche i più giovani, che ora è un reato. Chi farà uso di servizi streaming piratati verrà individuato dalle autorità e convocato. Non si scherza più e tutti devono saperlo. Alla repressione però deve essere accostata anche la formazione, soprattutto verso i più giovani. Abbiamo già identificato 5 mila persone e quando la legge entrerà a pieno regime vi lascio immaginare. Il processo è avviato e sarà irreversibile”. Adnkronos

“Chi va allo stadio con uno striscione discriminatorio, con armi improprie o con petardi non è una persona che va a vedere la partita, è una persona che vuole creare disordini. Il riconoscimento facciale può essere uno strumento tecnologico utile per fare una differenza sostanziale tra il tifoso e il delinquente, distinguendo tra l’appassionato e chi viola le norme e va trattato con il codice penale”. Lo ha detto Claudio Lotito (FI), capogruppo FI nella Commissione contro intolleranza e razzismo, nel corso dell’audizione dei rappresentanti della FIGC Giancarlo Viglione e della Lega Nazionale Professionisti Serie A Andrea Butti.

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Sarri a 360: “La Lazio mi ha preso, spero mi torni indietro amore. Il secondo posto un miracolo, in Arabia potevo guadagnare…”

Ritorna sulla panchina della Lazio, con una nuova avventura carica d’entusiasmo. L’ha fatto per amore, perché Maurizio Sarri mette sempre l’aspetto emotivo in prima posizione. Per lui le sensazioni e l’amore antico per il calcio sovrastano molto spesso i tasselli razionali. Dai cambiamenti nel mondo del calcio alla difficoltà della Nazionale, passando per i percorsi di Juventus, Milan, Inter, Atalanta e non solo. Alfredo Pedullà l’ha intervistato in esclusiva per SportItalua

La metodologia di Maurizio Sarri com’è cambiata?
“Uno parte da alcune idee, le sviluppa, poi fa alcuni passi indietro su altri aspetti. Nell’evoluzione di una persona è normale sviluppare delle idee e procedere in quel modo. Nel calcio attuale pensare di poter avere 25 giocatori adatti al proprio calcio sta diventando impossibile. Cambiare le rose sta diventando sempre più dispendioso, quindi bisogna aumentare la capacità di adattamento ai giocatori che si hanno a disposizione. Mi scappa da sorridere quando mi dicono: ‘Certe squadre che hai allenato dopo non giocano come il tuo Napoli’. Sarebbe controproducente, perché non ci sono più squadre con quelle caratteristiche di gioco. Mi sarebbe piaciuto ri-avere un altro Napoli, è il calcio che mi dà più soddisfazione e gusto. Ma se alleno Immobile non posso farlo giocare come Mertens, sono profili diversi. La mia esperienza alla Lazio non posso racchiuderla negli ultimi tre mesi che non sono andati bene. Ho fatto un secondo posto che è il risultato più importante degli ultimi 25 anni della storia del club”.

Se fosse entrato quel colpo di testa di Immobile, la partita contro il Bayern sarebbe cambiata?
“Il Bayern dopo quell’episodio si è rinfrancato. Ci avrebbe dato più speranze, loro erano un po’ nervosi e giocavano sotto un contesto polemico. Sicuramente avrebbe creato un presupposto, ma il Bayern era più forte di noi”.

De Ligt, che tu conosci molto bene, cosa ti ha detto?
“Mi disse che secondo lui, se fossimo andati in vantaggio, avremmo potuto portarla fino in fondo. Lo spirito della squadra bavarese era veramente basso”.

Di solito non si torna. Ma questa è l’estate dei ritorni. Perché hai deciso di tornare alla Lazio?
“Principalmente per amore, perché da un punto di vista razionale forse non è la scelta più logica. La Lazio mi ha preso, ho amore verso società e tifosi. La scelta è stata d’amore. Se ci ho pensato molto? Quest’anno ho avuto diversi interessamenti e diverse trattative, questo è motivo di soddisfazione. Ma ci ho pensato un giorno o due, non di più”.

Qual è stata la molla?
“Mi aspetto un adeguamento della rosa per renderla più idonea alle mie caratteristiche, ma conosco la situazione e so benissimo che ci sarà qualche innesto, ma senza stravolgimenti”.

E’ stata fatta molta filosofia sul tuo addio dalla Lazio.
“Quando hai dei problemi familiari e di salute, non sei nelle condizioni mentali di sopportare normali problemi di lavoro. Che in quel momento non avevo basi di sopportare. Si trattava di normali problemi di lavoro, nulla di eclatante”.

In quell’estate hai avuto proposte non dall’Italia. Pausa di riflessione voluta e meditata?
“A livello familiare ho avuto delle cose che mi hanno un po’ segnato, dunque era meglio ritornare in una lucidità totale per riuscire ad assorbire certi lutti. Anche quest’anno avevo una trattativa con una squadra saudita, nella quale avrei guadagnato in un mese quanto alla Lazio in un anno. Fin dall’anno scorso dissi che sarei andato dove mi avrebbe condotto il cuore, non i soldi”.

Quindi cifre altissime…
“Non m’interessa. Ho sempre fatto il calcio per passione, non vorrei iniziare ora a farlo per soldi”.

A Spalletti hanno fatto una proposta di 18 milioni a stagione, precisamente dall’Al Nassr. Cosa faresti al posto suo?
“Quello che ho fatto. Non andrei”.

Perché? Non è calcio?
“Non lo so, è un qualcosa che, se ci penso, non mi provoca reazioni emotive e non mi dà stimoli. Mi riuscirebbe difficile allenare là”.

Però stanno riuscendo a convincere tanti campioni in Arabia Saudita…
“Se portano i campioni là, io allenerò gli scarsi qui”.

Ti sei fatto un’idea della situazione del movimento calcistico italiano?
“Qui stiamo parlando di Nazionale, che può essere un riflesso del movimento, perché al livello di club anche in campo internazionale abbiamo fatto bene. L’anno scorso secondi nel ranking europeo, quest’anno terzi. A livello di club il movimento sembra in crescita, poi in Nazionale ci sono altre problematiche. Sarebbe inaudito non andare al Mondiale, non è possibile mancare il terzo di fila. Sono tre gli allenatori andati in difficoltà nelle qualificazioni ai Mondiali, è difficile pensare che le colpe siano solo dei tecnici. C’è qualcosa, probabilmente, di più grande dell’allenatore. Tutte le componenti hanno le loro responsabilità, dagli allenatori delle giovanili sino a noi”.

Un consiglio a Gattuso?
“Di continuare a essere Rino Gattuso, sempre e comunque. Penso che un allenatore debba essere se stesso. Se sei te stesso e sei coerente, alla fine qualcosa trasmetti. Conosciamo il carattere di Rino, che a me piace e sta molto simpatico, spero continui a essere lo stesso, sia nei risultati positivi sia in quelli negativi. Spero faccia il Ringhio”.

Cosa resta, in eterno, nella metodologia dell’allenatore?
“Penso che le mie squadre, a livello di ordine, organizzazione e compattezza, siano abbastanza inquadrabili. Se si vede la mia squadra in campo, è facile identificarla in una mia squadra. La capacità di caratterizzazione penso sia una mia caratteristica. Poi si può discutere sul livello di spettacolarità, ma quello dipende dai tratti identitari di certi giocatori, soprattutto gli attaccanti, che vanno messi nelle condizioni di fare la cosa in cui sono più bravi. Ordine, compattezza e squadra corta sono i segni distintivi”.

Ci eravamo lasciati l’altra volta con una valutazione generale del nuovo ciclo Juventus con Giuntoli e Motta. Non è andato bene, hai una spiegazione? L’ultimo Scudetto alla Juve l’hai vinto tu.
“Vorresti dire che gli ho fatto una maledizione (ride, ndr). Me n’ero accorto quando l’abbiamo vinto che era stata una vittoria importante. Al direttore dissi che secondo me quella era una squadra a fine ciclo, quindi c’era la necessità di intervenire. Su quest’anno: è strano che non siano riusciti a fare bene. Il Giuntoli che ho conosciuto io è un direttore sportivo d’altissimo livello. Motta l’anno scorso ha allenato un Bologna difficile da affrontare e che giocava anche con qualità. L’ambiente Juve è difficile, non so dire da fuori quello che può essere successo. Ma un po’, questo rendimento negativo, mi ha sorpreso”.

Quanto tempo può servire, a una squadra come la Juve, per tornare a essere protagonista?
“Non lo so, la potenzialità per tornare protagonisti c’è. Non significa necessariamente vincere uno scudetto o una coppa, ma per essere competitivi ci sono già le carte”.

C’è un continuo rimescolamento nelle panchine. Ormai non si dura più di un anno. Ti sorprende questo andamento?
“Klopp un paio d’anni fa disse che chi giudica un allenatore dopo una sola stagione non capisce nulla di calcio. Penso che una bella fetta di ragione ce l’aveva”.

Ti incuriosisce più Allegri che torna al Milan o il Napoli che fa fuoco e fiamme sul mercato, confermando di essere padrone del campo?
“Dopo la mia esperienza al Napoli, i partenopei hanno iniziato a capire che gli investimenti erano importanti e che potevano fruttare anche con ritorni economici importanti. Quando allenavo il Napoli, sembrava un problema insormontabile anche acquistare un giocatore per 18 milioni, adesso le cose sono cambiate. La società è forte, la squadra è fortissima. Penso che sarà nettamente la squadra favorita per lo Scudetto. Era forte già prima, il decimo posto è un’assurdità. L’anomalia è stata quella stagione: la sensazione, vedendoli dall’esterno, è che il dominio continuerà per due o tre anni. E possono far bene anche in Champions. Hanno le caratteristiche e la forza per essere protagonisti”.

Tu hai sempre considerato il Milan una squadra forte con un organico di livello.
“Giudicare da fuori è sempre difficile. La sensazione che hanno dato quest’anno era quella di giocatori forti, ma senza una squadra forte. Se li guardi uno per uno, sono forti. Ma la squadra lasciava a desiderare”.

Contrario o favorevole a chi dice che giocatori a fine corsa come Modric non vanno mai presi?
“Penso che il PSG quest’anno abbia dato una lezione a tutti. Ha smesso di fare la squadra con le figurine, inserendo giovani di grande motivazione e talento. E, con una formazione che sembrava ridimensionata, sono andati a vincere dove avevano sempre fallito”.

Luis Enrique il miglior allenatore al mondo?
“In questo momento sì. Se la gioca con Guardiola, che non ha fatto un anno eccezionale. Il PSG gioca molto bene e ho ammirato con grande piacere le scelte che ha fatto”.

Sulla finale di Champions…
“Quando arrivi corto mentalmente, contro quelle squadre, se non sei mentalmente in partita, la puoi pagare caramente”.

Si è parlato molto di Fabregas come ‘nuovo che avanza’. E’ un allenatore manager.
“Ha un’intelligenza di grandissimo livello, ha avuto tanti allenatori nella scuola calcio. L’ho trovato a Coverciano quando era terzultimo in classifica. Gli dissi di non preoccuparsi perché si sarebbe salvato senza problemi. Secondo me diventerà un allenatore di grande livello, da top club. Ha un background che glielo consentirà. Deve ancora finire un percorso: ha margini di miglioramento nella fase difensiva. Non ho dubbi che nel giro di due-tre anni lo vedremo allenare un top club europeo”.

Nella tua filosofia partirai sempre a giocare nei primi trenta metri della manovra?
“In Italia in questo momento si sta sventolando la bandiera del calcio diretto come calcio vincente. Poi vai a vedere i top d’Europa a livello di nazionali, e noti che le migliori sono Portogallo, Spagna, il PSG. Sono tutte squadre di palleggio. Cosa guardano i commentatori?”.

L’indirizzo, quindi, è un altro?
“Se ci guardiamo intorno mi sembra di sì”.

Spesso ci si dimentica della tua cura nei dettagli difensivi.
“A Napoli mi sono diverito, anche se non abbiamo vinto. Anche giocatori e pubblico si sono divertiti. I due miracoli della mia carriera sono stati: la vittoria dello Scudetto con la Juve, con una squadra a fine corsa, e il secondo posto con la Lazio. Europa League con il Chelsea? Era una squadra forte e poteva vincere quel trofeo. Il secondo posto al Napoli? Era una squadra forte. Arrivare secondi a 91 punti non era mai successo nella storia della Serie A. Ogni tanto ci penso (ride, ndr), il tricolore sarebbe stato il giusto coronamento di un percorso triennale. Dunque questo senso d’insoddisfazione per il risultato mi rimarrà per tutta la vita”.

Anche se di solito si dice: “Se non vinci, non si ricorderanno del tuo calcio”.
“Non è così. Se ti parlo di anni 70 chi ti viene in mente? L’Olanda, che non ha vinto niente. Quando ero al Napoli si parlava di Maradona, ma soprattutto del Napoli di Vinicio”.

Gasperini alla Roma dopo nove anni irripetibili. Lascia un macigno o pensi si possa continuare?
“La sensazione da fuori è che l’Atalanta sia una società strutturata e solida. La mancanza sarà pesante, ma penso che ci possa stare un cambiamento dopo nove anni, un periodo temporale incredibile in Italia. La sensazione era la fine di un percorso con un’esperienza diversa”.

Ti chiederanno di mantenere il rendimento top nei derby, visto che ne hai perso solo uno…
“Sì, speriamo di poterlo fare. Ho giocato partite di grande importanza, ma il senso di spossatezza che si prova dopo un derby non l’avevo mai provato. Pesa tutta la settimana, ma il vero peso (la botta) ti arriva quando l’arbitro fischia la fine. Solamente lì ti rendi conto della settimana appena trascorsa”.

Il derby più bello vissuto a Roma?
“Ne ho vinti 4, poi un pari e una sconfitta. Il primo fu bellissimo per l’evoluzione. Fu combattutissimo, poi l’emozione che ti lascia il primo derby vinto è stata tanta. Il derby perso per 0-3 fu pesante, mi vergognavo andare a Formello. Fu una settimana durissima: due gol di Abraham e uno di Pellegrini”.

Ancelotti ha fatto bene? Il Brasile può essere il compendio della sua carriera?
“Dipende da quello che sente lui. Se avesse aspettato dieci giorni, per me sarebbe diventato il ct dell’Italia. Non so se prevarrà il rammarico per questa situazione”.

Quest’anno ripristini la settimana tipo senza coppe.
“Ora tutti parlano del calendario. Perché mi attaccavano? Non so, l’hanno detto Klopp e Guardiola che si stava esagerando. La settimana tipo aiuta molto, ma la competizione europea ti manca. Far mancare una coppa europea a una squadra della capitale non mi piace tanto. Si può seminare per tornare, ma non sarà facile”.

Cosa ti verrà in mente la prima volta che tornerai all’Olimpico, rimettendoci piede?
“A Formello mi mancherà Olympia, era nel giardino davanti alla mia stanza. Olimpico? Spero di essere accettato bene da tutti, dunque spero che quest’amore mi torni”.

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Lazio, Fabiani: “Migliori incedibili, per noi Rovella resta ma c’è una clausola. Tchaouna ha richieste…”

Ospite ai microfoni di Rai 2 il direttore sportivo della Lazio Angelo Fabiani si è espresso su molti temi tra cui anche quello relativo al mercato con il passaggio di Tchaouna al Burnley: “Tchaouna al Burnely? C’è qualche richiesta per il ragazzo ma noi stiamo facendo valutazioni a 360°. Vogliamo ripartire con i migliori, non vogliamo smantellare. Valuteremo le diverse proposte”.

Rovella-Inter: “Noi non ci priveremo di nessun calciatore sul quale stiamo costruendo un percorso triennale. Nessuno dei “big” che quest’anno hanno fatto ottime cose è sul mercato. Rovella ha una clausola rescissoria di tot milioni e lì non ci posiamo fare nulla. Dipendesse dalla Lazio Rovella non andrebbe via mai, così come altri giocatori”.

Sarri: “Ci si era lasciati non per questioni attinenti al calcio giocato ma perché in quel periodo Maurizio stava vivendo un periodo molto particolare a livello familiare e ci chiese di fare un passo indietro. Quando sono andato, siamo sempre rimasti in contatto, devo dire che lui per amore della Lazio e dell’ambiente mi ha dato una stretta di mano e mi ha detto ‘Vengo alla Lazio’. Vuole finire un percorso che aveva iniziato e che aveva dovuto bruscamete interrompere. Questo significa che quando andò via non c’erano screzi con la società, nulla di quello che si è detto”.po

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Lazio, Sarri sul mercato: “Conosco la situazione, mi aspetto innesti senza stravolgimenti” (VD)

Ancora Maurizio Sarri. Dopo il punto fatto nella giornata di domenica a Castiglione della Pescaia sul proprio ritorno alla Lazio e non solo, il tecnico biancoceleste ha incontrato in un’intervista esclusiva i microfoni di Sport Italia. Di seguito i temi trattatati:

Posted @withregram • @sportitalia_official 𝐄𝐒𝐂𝐋𝐔𝐒𝐈𝐕𝐀 – 𝐒𝐚𝐫𝐫𝐢: “𝐈𝐥 𝐜𝐮𝐨𝐫𝐞 𝐦𝐢 𝐡𝐚 𝐝𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐋𝐚𝐳𝐢𝐨‼️” “Mi aspetto un adeguamento della rosa per renderla più idonea alle mie caratteristiche, ma conosco la situazione e so benissimo che ci sarà qualche innesto, ma senza stravolgimenti”

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Lazio, parla Sarri: “Come tornare a casa e stesse pretese. Tavares anarchico, i portieri se la giocano, corti a centrocampo. Rovella e Guendo…” (FT)

Clinic Maurizio Sarri, l’incontro con i cronisti al seguito: “Il mio ritorno alla Lazio è un discorso di affetto, a livello materiale è difficile pensare di poter fare meglio di un secondo posto. Mercato? Avrò le stesse pretese e le stesse incazzature di sempre, sarebbe grave non fosse così. Obiettivo? Tornare in Europa, fa comodo avere la settimana tipo per allenarsi, ma fa piacere anche giocare in Europa. Vediamo se riusciamo un po’ a ringiovanire”.

Maurizio Sarri sul mercato: “La prossima settimana rivedró il direttore Fabiani, lui mi proporrà dei nomi ed io degli altri. A centrocampo siamo corti…” Poi su Tavares, Isaksen e Dele-Bashiru: “Molti addetti ai lavori non della Lazio me ne parlano bene, vediamo di riportarlo nei tre di centrocampo”.

ORE 14,00 – Maurizio Sarri sui portieri e derby: “Prematuro fare una scelta ora. Sono due portieri forti e se la giocano, poi se a gennaio uno dei due è scontento si valuta sul mercato. Se inizio a pensare al derby ora svengo. Partita bella e devastante”


Mister Maurizio Sarri, intervistato in esclusiva da TMW a Castiglione della Pescaia presso la Valletta Beach Club per tenere un “clinic” di specializzazione dedicato ad allenatori (professionisti e non), addetti ai lavori del mondo del pallone e appassionati, ha spiegato il suo ritorno alla Lazio, ripercorso la sua carriera in panchina e commentato l’attualità del calcio italiano. 

Di seguito le sue dichiarazioni, a partire dai rumors sulla Fiorentina dopo l’addio di Palladino: “Un contatto molto blando c’è stato, ma solo quando io avevo già firmato con la Lazio. Ho attraversato un momento molto difficile quest’anno dal punto di vista di problemi familiari, personali e anche calcistici per certi versi, ma ho avuto un sostegno straordinario, incredibile e commovente dalla tifoseria della Fiorentina. Questo me lo porterò sempre nel cuore. Sapere che hanno addirittura attaccato delle mie foto in giro per la città è una cosa bellissima. Sarò sempre riconoscente ai tifosi della Fiorentina, devo ringraziare il popolo viola”.

Sul ritorno alla Lazio: “Tornare alla Lazio è come tornare a casa, ritrovo un popolo che mi ha voluto bene. Non è stata una scelta furba, perché torno in un posto dove sono arrivato secondo, ma è stata una scelta da un punto di vista di sentimenti estremamente facile”.

Sulla Nazionale: “C’è chiaramente qualcosa che non funziona tra il valore della calcio italiano e il rendimento della Nazionale, perché due anni fa siamo arrivati secondi nel ranking UEFA e quest’anno terzi, eppure con la Nazionale abbiamo dei problemi incredibili. C’è qualcosa che non torna, c’è una disconnessione tra il valore delle squadre di club e il rendimento dell’Italia, anche se questa è una cosa che succede anche da altre parti”.

Su Gattuso: “Sono affezionatissimo a Gattuso e gli do solo un consiglio: Gattuso sia Gattuso, anche da commissario tecnico della Nazionale, senza cedere a nessun tipo di compromesso su quello che è il suo modo di fare calcio”.

Ed è proprio in questa cornice che Maurizio Sarri – rispondendo alle domande dei presenti – si sofferma su alcuni dei calciatori che tra pochi giorni andrà direttamente ad allenare: “Nuno Tavares è l’unica incognita della difesa che troverò, è forte ma anarchico, se riusciamo a inquadrarlo diventa fortissimo. Rovella? Avevo detto che dopo 50 partite da vertice basso, sarebbe diventato un top. Gli manca un po’ di palleggio ma è molto forte. Guendouzi è un animale contagioso per chi gli gioca accanto, ha bisogno del guinzaglio perché non riesce a fermarsi al 100%, deve andare oltre”.

Per Sarri è anche l’occasione per tornare brevemente sulla vittoria del Paris Saint-Germainin finale di Champions League contro l’Inter: “Il PSG ha dato una lezione al mondo, ha mandato via i top player, ha abbassato il monte ingaggi comprando dei giovanissimi con cui ha avuto coraggio e ha vinto dove Messi e Neymar non avevano vinto”.

Sullo scudetto del Napoli: “Il mio Napoli non poteva permettersi acquisti di determinati costi, non aveva la possibilità economica di prendere certi giocatori, ora invece può comprare qualsiasi tipo di calciatore. Oggi il Napoli ha creato un meccanismo di crescita nella vittoria che gli può permettere non solo di vincere, ma di creare un ciclo vincente”.

Sul derby con la Roma di Gasperini: “Lo stimo molto, perché ha creato un modello di calcio ed è un allenatore che mi piace. Sarà un bel derby tra persone che si conoscono e si apprezzano”.

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Lazio, Lotito sullo striscione di contestazione in Piazza Montecitorio: “Gesto strumentale”


“Un gesto strumentale, utile solo a spostare l’attenzione da evidenti difficoltà gestionali e istituzionali che altri stanno affrontando in questo momento”. Così fonti vicine al Presidente della Lazio, Claudio Lotito, hanno commentato lo striscione apparso oggi in Piazza Montecitorio con la scritta: “Lotito libera la Lazio”.

L’episodio è stato interpretato come “un maldestro tentativo di dissimulare fallimenti in settori che nulla hanno a che vedere con la S.S. Lazio, ma che oggi si trovano in un momento critico sotto gli occhi di tutti. Nel mondo dello sport – proseguono le fonti – non sembra più esserci spazio per un confronto trasparente e rispettoso. A pagare è sempre chi si assume responsabilità vere, chi mette la faccia, chi lavora ogni giorno per garantire solidità, rispetto delle regole e una prospettiva concreta di crescita”.

“Il tentativo di sovrapporre ambiti differenti, istituzionali e sportivi, è il sintomo di un vuoto di contenuti. La Lazio, invece, è una realtà concreta, con una struttura societaria trasparente e con una visione chiara del futuro. La passione biancoceleste merita rispetto, non strumentalizzazioni di facciata. Il Presidente Lotito continuerà a lavorare con impegno e determinazione, come ha sempre fatto, assumendosi l’onere e l’onore di ogni scelta. In prima linea, senza nascondersi mai”.

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Lotito su Gravina: “Se un progetto fallisce giusto farsi le domande”. Sugli obiettivi Lazio: “Quelli dello scorso anno”

‘Gravina? Ha un ruolo, e non si mette mai in discussione’. Claudio Lotito, a Rieti per presentare una collaborazione in merito al progetto Academy Lazio, è tornato sulla storica diatriba con Gabriele Gravina.

“Io ho fatto una considerazione non facendo nomi o cognomi, ma dicendo che quando un progetto fallisce più di una volta bisognerebbe farsi delle domande e darsi delle risposte”, ha ribadito all’ANSA l’imprenditore romano.

“Io ho detto che se la Lazio non funziona i tifosi se la prendono con il presidente. Ma con la differenza che il sottoscritto mette i soldi e fa il presidente decidendo le scelte. Lì qualcuno ricopre un ruolo e percepisce emolumenti, quindi deve rispondere alla collettività. Non sta lì perché c’è stato messo da Nostro Signore ma ne percepisce dei vantaggi di ruolo e di funzione”, ha continuato Lotito, da quest’anno non più eletto come consigliere federale.

“Il fatto è di non porsi nella condizione di poter essere messo in discussione”, ha aggiunto ancora Lotito, rispondendo al presidente FIGC che aveva definito le precedenti affermazione del senatore di FI, “discorsi di basso livello.

Fino a quando, Catilina, abuserai della nostra pazienza?”, ha chiuso Lotito citando una famosa locuzione in latino di Cicerone. Il presidente della Lazio si è così espresso sul ritorno in panchina di Sarri. “La prima persona a cui ho pensato di dare il timone per far salpare questa nave che ha bisogno di un timoniere esperto e di qualità – ha specificato – Gli obiettivi di questa Lazio saranno gli stessi che avevamo anche l’anno scorso. E che nella prima parte di campionato aveva dimostrato di poterli perseguire e raggiungere e poi s’è persa, immeritatamente per quelle che erano le potenzialità e poi ha perso tutto”.

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Lazio, Lotito: “Sarri sa cosa possiamo fare sul mercato. Rovella non è in vendita, Baroni si è dimesso”

Dal ritorno di Sarri alla Lazio al momento della Nazionale. Claudio Lotito ha parlato a Sky Sport a margine del Festival della Serie A, analizzando gli ultimi avvenimenti: “Non siamo certo stati noi ad esonerare l’allenatore – ha detto a proposito di Baroni -. Lui ha dato le dimissioni, io ho traccheggiato e poi quando ho capito che le dimissioni erano irrevocabili ho dovuto trovare una soluzione alternativa e il primo a cui ho pensato è stato Sarri. Per un semplice motivo: all’epoca Sarri andò via non perché esonerato, ma perché si rese conto che non c’erano più le condizioni con la squadra di proseguire nel percorso e lui dette le dimissioni. Abbiamo un rapporto ottimo, sul piano personale e familiare, quindi ho fatto una telefonata per riportare il comandante come timoniere della nostra nave. Io penso che chi è proposto a prendere le decisioni deve prenderle immediatamente, anche perché c’era da programmare tutta la stagione, in particolare modo il ritiro, l’organizzazione, la squadra. Chi ben comincia è a metà dell’opera, abbiamo dato una risposta immediata a una situazione non prevista. Mercato? Lui sa quello che possiamo fare e la società sa quello che lui vuole. Troveremo le condizioni per raggiungere gli obiettivi”.

“Italia? Bisogna avere il coraggio chi ha il potere di prendersi le responsabilità”

E sulla sconfitta dell’Italia ha spiegato: “Nel caso di un presidente di una società, nel momento in cui viene meno il raggiungimento di obiettivi che si erano prefissati, deve assumere una posizione chiara negli avvicendamenti; nel momento in cui questi episodi si ripetono in modo ricorrente dovrebbe anche avere il coraggio di assumersi le responsabilità, di trovare soluzioni affinché questi errori non si ripetano, se ha la dignità e la consapevolezza che questi ruoli non sono a vita. Mi riferisco a chi ha il potere di fare le scelte, Spalletti è solo uno strumento, un dipendente. Il calcio è anche un punto di riferimento della società civile, è un volano economico, pensate che danni sono stati fatti ieri con quella sconfitta”.