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APPROFONDIMENTI

Patric-Sarri: amore a seconda vista. E Casale rischia…

Amore a seconda vista. Fra Maurizio Sarri e Patric è improvvisamente scoccata la scintilla. Lo spagnolo, nel gennaio del 2022, era a un passo dal Valencia ma il tecnico biancoceleste si oppose alla sua cessione. In difesa c’erano ancora Acerbi e Luiz Felipe che, per motivi diversi, erano destinati a lasciare la Lazio da lì a poco. Patric accettò di restare e da quel momento qualcosa è improvvisamente cambiato. Rinnovo fino al 2027, poi l’esplosione definitiva. “Se Patric avesse qualche centimetro in più e fosse alto 190 centimetri, potrebbe giocare da difensore centrale in qualunque club europeo di altissimo livello – ha detto Sarri -. Da quando sono arrivato è maturato tantissimo. Avere un difensore che imposta come fa lui non è scontato”. Al punto che al derby, pur avendo recuperato Casale, il tecnico ha deciso di puntare sullo spagnolo anche contro Lukaku, fisicamente molto più possente di lui. Ed è andata bene. Patric non gli ha concesso occasioni, gli è rimasto sempre addosso, con le buone e con le cattive. Ormai si è trasformato in centrale, è riuscito a guadagnarsi la fiducia di società, compagni, allenatore e tifosi. Si contenderà stabilmente il posto con Casale. Giocò da titolare il derby perso nel 2016 per 4-1 (quello che costò la panchina a Pioli), per poi non essere più schierato dal primo minuto contro i giallorossi fino a domenica scorsa. Nel 2018 Inzaghi lo escluse perfino dalla lista Uefa. Non sembrava essere all’altezza. Ma si è rimboccato le maniche ed ha gradualmente scalato le gerarchie. “Sono arrivato che ero un bambino e ora sono un uomo – ha detto ieri Patric intervenuto in una trasmissione radiofonica romana -. Con Sarri non è stato semplice, ma credo di aver faticato meno rispetto ad altri ad adattarmi al suo gioco. Ora sta crescendo tutta la squadra dopo un inizio difficile, i risultati arriveranno”. Lui si fida del tecnico e Sarri ora si fida di lui. Fra i due è esploso l’amore, anche se non a prima vista. Non arrivano intanto buone notizie dal ritiro del Giappone: Kamada (in gol contro la Birmania) ha un fastidio alla schiena, tornerà a Formello prima del previsto. Ancora terapie per Marusic e Zaccagni, recuperato Luis Alberto che però alla ripresa sarà squalificato.

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DICHIARAZIONI

Mister Europa Pedro: “Messi il migliore, la Lazio mi ha fatto rinascere, Mou fa ridere…”

Mister Europa collezionista di trofei. Ne ha vinti tanti Pedro, per la precisione 25 in bacheca. La sua carriera è la mappa del giocatore vincente: 3 Champions League, una Europa League, 3 Supercoppe Uefa e un viaggio infinito tra fantasia e serpentine che sono la carta d’identità di una delle pedine più medagliate in attività. Un giocatore di lusso, punto chiave da utilizzare sulla trequarti per scardinare le difese avversarie. Alfredo Pedullà l’ha intervistato in esclusiva, partendo da ‘Pedro’, il brano di Raffaella Carrà, diventato una sorta di tratto distintivo della sua esperienza alla Lazio: “È una canzone molto speciale per me, mi piace tantissimo e con la quale ho vissuto tanti momenti felici. Un ricordo per il mio percorso in Italia che rimarrà per tutta la vita”, esordisce lo spagnolo.

Ti abbiamo visto tante volte inquadrato dopo i gol e dopo l’esultanza. Eri partecipe, insomma è una sorta di amuleto, una spinta adrenalinica, una carica che hai e trasmetti.

“Sì, penso sia stato un amuleto qui in Italia. Dopo le partite, quando andiamo sotto la Curva Nord, c’è questa canzone. Ripeto, per me è speciale. Un’esperienza che mi terrò per tutta la vita”.

Per tenere tutti i tuoi numeri non basterebbe un blocknote intero perché hai dei record e dei primati che dal mio punto di vista, a parte i 25 titoli, sono difficilmente eguagliabili. Balza all’occhio la famosa storia del 2009 quando sei stato il signore ad aver segnato in sei manifestazioni europee. Un record che Messi ha eguagliato due anni dopo.

“È stato incredibile fare quel record. Credo che all’epoca fossi il primo ad averlo fatto nella storia, poi è vero che Messi l’ha eguagliato. Eppure posso dire di averlo fatto prima di lui, immaginando quello che significa Messi nel mondo del calcio. È stato straordinario, incredibile, un’emozione molto grande. Sempre con la mano di Guardiola al Barcellona, resta speciale”.

Per te non c’è mai stata partita. Quando ti hanno chiesto chi fosse il migliore al mondo, hai risposto: “Messi. Non c’è un paragone con Maradona. Per te resta il numero uno della storia? 

“Per me sì, però sicuramente perché l’ho visto. I suoi numeri sono incredibili, in tutte le epoche del calcio ci sono stati tanti giocatori incredibili, come Pelé, Maradona, Cruijff, e tanti giocatori che possiamo nominare e sicuramente hanno fatto la storia di un’epoca. Come Messi ha fatto la storia di questa e come altri giocatori la faranno nel futuro. Però, per me, se devo sceglierne uno, è sicuramente Messi. Per altri saranno altri giocatori, è sempre difficile trovare opinioni univoche sul migliore perché la storia del calcio conta di tanti giocatori”.

Ti sei trattato molto bene (in riferimento ai compagni avuti al Barcellona, ndr): Henry, Ronaldinho. Si può fare una classifica? Hai un ricordo particolare? Ronaldinho è sempre stato visto come un giocoliere, quello che trasmetteva allegria. Praticamente il meglio di Santa Fé. L’allegria che trasmetteva Ronaldinho e quella che trasmetti tu a quasi 37 anni.

“Paragonarsi a Ronaldinho è difficile nel mondo del calcio”.

Ma hai vinto più trofei tu. Forse è più difficile per Ronaldinho paragonarsi a te.

“Ho avuto la fortuna d’aver vinto tantissimi trofei giocando in una grandissima squadra. Però penso che lui sia stato un giocatore spettacolare in ogni sfaccettatura. Ha cambiato la storia del Barcellona quando è arrivato. Era molto difficile: da spettatore era il giocatore che volevo osservare. Ho avuto la fortuna d’aver giocato con questi grandissimi giocatori, del calibro di Ronaldinho, Henry, Ibra, Xavi e Iniesta”.

Xavi e Iniesta li ho lasciati fuori perché fanno parte di un’altra categoria, avendo un altro ruolo. Mi è venuto in mente Ronaldinho ed Henry perché appartengono al catalogo rappresentato da Pedro. Campione del mondo nel 2010, campione d’Europa nel 2012. Possiamo dire che sono le tue medaglie indimenticabili?

“Sicuramente sì, ho sempre detto che vincere il Mondiale è il massimo per la carriera di un calciatore, è l’aspetto più elevato. È difficile e la Spagna ne ha vinto solo uno, speriamo di poterne vincere di più. Sicuramente quel trofeo è valso tantissimo”.

Quando pensi a Pedro pensi al Barcellona a quell’epoca incredibile, quella squadra imbattibile con il timbro e il marchio di Pep Guardiola. Cosa ha rappresentato Guardiola per te?

“Per me è come un padre nel calcio, ha fatto tutto per me. Mi ha fatto crescere come giocatore, dandomi l’opportunità di arrivare in prima squadra al Barcellona permettendomi di fare quello che faccio oggi. Ho imparato tantissimo a livello tecnico e tattico. L’ho sempre detto: un maestro come lui lo incontri una volta nella vita. Ha avuto questa fiducia in me quando il Barcellona si trovava in un momento delicato e difficile. Ha fatto questa scommessa con me, con Busquets e con altri giocatori della Cantera. Era difficile fare questa carriera senza di lui”.

Nel 2015 fai un gol straordinario contro la Real Sociedad e, nel 2023, recentemente, il Barcellona lo utilizza sul suo sito per presentare una partita contro il club basco. Ti ricordi quel gol com’è stato? 

“Sì, lo ricordo molto bene perché è uno dei più belli che abbia fatto nella mia carriera. Mi è arrivata la palla con una traiettoria veloce, la palla si è alzata e ho potuto fare questa sforbiciata che è entrata in porta”.

Per come la racconti sembra sia stato un colpo semplicissimo.

“No no (ride, ndr), non è mai semplice fare un gol così. Ma è stato molto speciale e lo ricordo molto bene perché è l’unico che ho fatto così nella mia carriera”.

In una recente intervista hai detto: “Se mi chiamasse il Barcellona prenderei il primo aereo. Sarebbe un grande sogno da realizzare”. È soltanto un sogno?

“Sì, è vero. Alla fine è una squadra che ho a cuore, ma è difficile tornare. Ho cercato di farlo tante volte in passato, ma in questo momento è complicato. Io sto bene qua, non è una cosa che mi preme. Qui alla Lazio sto molto bene con i compagni, i tifosi e tutti quelli che mi hanno accolto nel miglior modo possibile. Sono molto tranquillo”.

Nel 2015 Pedro lascia il Barcellona per andare al Chelsea, noi siamo un po’ malati di mercato. 27 milioni più 3 di bonus. Forse pochi, considerando quello che avevi fatto in blaugrana

“Secondo me sì (sorride, ndr)”.

Per me era una cessione da 40-45 milioni in su, con i prezzi e le tariffe che girano oggi.

“Per questo dico, con i prezzi che girano oggi sembrava un po’ poco, non che in realtà lo fosse perché alla fine sono cifre sempre alte. Ma per le cifre che vediamo oggi, forse, mi sono reso conto che per il Chelsea è stato un buon affare”.

Buon prezzo per il Chelsea, condivido. Viaggeremmo dai 45 milioni in su, ma sono passati un po’ di anni. In una recente intervista Sarri mi dice che alla vigilia di Chelsea-Arsenal, finale di Europa League a Baku, che avete vinto 4-1, Zola gli chiese: “Che formazione facciamo”. Io (Sarri, ndr) gli rispondo: “Giroud, Pedro e gli altri nove li scegli tu”.

“Sì, l’ha riportato in un’intervista che ho visto. Mi ha fatto ridere perché è stata una cosa interessante e bella da dire. Io ero molto contento”.

Come nasce il rapporto con lui? 

“È sempre stato bello, una persona sincera che dice sempre le cose in faccia. Questa è la caratteristica che mi piace tanto di lui. Poi ha molto carattere e punta sempre a vincere e migliorare la sua squadra, facendola progredire con passi avanti. Anche la sua type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idea di gioco, con il fine di mantenere il possesso e creando occasioni da gol, mi è sempre piaciuta”.

Tipica del Barcellona…

“Diciamo che è molto simile, per questo ho sempre avuto un bel rapporto con Maurizio. Mi ha sorpreso quella frase che ha detto prima della finale”.

Eh beh, mica potevi restare fuori. Ha detto anche una cosa abbastanza scontata.

“Per me è stato incredibile, dandomi un’altra possibilità di giocare un’altra finale e di vincere un altro trofeo molto importante. L’Europa League è una competizione europea molto bella da giocare, ovviamente la Champions è un’altra cosa, però penso sia un trofeo bello e quando lo vinci ti senti molto bene”.

L’editoriale che Sarri ha fatto di Pedro è il seguente: “Tecnico, rapido, disponibile. Ho un debole per questo tipo di giocatore. Ha vinto tutto, è stato sottovalutato nella sua carriera”. Che significa sottovalutato? Hai vinto 25 trofei…

“Sottovalutato no, magari sul piano mediatico non si parla tanto di me come di altri giocatori. Ma non sottovalutato, penso che la mia carriera sia stata bella. A livello mediatico, magari, si parla di più di giocatori che hanno vinto meno. Credo intendesse questo il mister”.

Al Chelsea incontri Mourinho. Come ti sei trovato con lui? 

“Bene, bene. Un allenatore che ho sempre rispettato. È un tecnico forte che ha vinto tantissimi trofei in carriera. Poi l’ho trovato al Chelsea, mi ha dato l’opportunità di giocare in una bellissima squadra, pure di vincere tanti trofei al Chelsea e per questo lo ringrazio”.

Dopo il derby, finito 0-0, Mourinho dice: “Un grande giocatore, però potrebbe anche fare il nuotatore”. È la tua prossima carriera? 

“Sì, sì. Quello mi fa ridere. Perché sappiamo tutti com’è Mou, l’ha fatto anche in passato. Dice una cosa, ne dice un’altra. Mi ricordo quando abbiamo vinto contro il suo Real Madrid disse altre cose, quando abbiamo battuto il suo United 4-0 (ero al Chelsea), ne ha dette altre ancora. L’anno scorso, nei derby di Roma, ne ha dette altre ancora. È sempre così, quando non parla dell’arbitro parla del calendario, di un giocatore che si butta a terra. Lo conosco molto bene, è un uomo molto divertente. L’ho presa con molto fair play perché so che utilizza le parole per stemperare la grande tensione del derby. Lo conosco molto bene, avendolo avuto da allenatore”.

Nel 2020 lasci il Chelsea per trasferirti alla Roma a parametro zero. Cosa non funziona in quell’anno? Pedro fa gol in un derby tra virgolette inutile, hai avuto qualche contrattempo fisico, non ti sei ambientato benissimo. Perché non funziona la storia d’amore tra Pedro e la Roma?

“Eh non lo so, è una sensazione strana che non avevo mai avuto in carriera. E’ chiaro che quando vai a giocare in un nuovo Paese e in un nuovo campionato, può succedere che inizialmente l’adattamento a spogliatoio, compagni, città e squadra sia difficile. L’allenatore voleva giocare con il 4-3-3, invece giocavamo con il 5-3-2 o con il 5-2-3 con Fonseca. Mi chiedeva tante cose non nelle mie caratteristiche, come arretrare il raggio d’azione per prendere il pallone. Non era nelle mie corde, ma non è una scusa perché, lo dico sempre, i giocatori importanti devono fare tutto. Sicuramente non è andata bene, ma non so per quale motivo poi sono stato mandato via. Sono cose che succedono”.

Sei diplomatico come quando giochi. Una serpentina e un dribbling e mi hai spiegato perché non è andata bene. Nell’estate 2021 tirammo fuori la notizia incredibile: “Pedro dalla Roma alla Lazio”. Quanto tempo prima l’hai saputo?

“La storia è nata in conferenza stampa, perché ha detto che io ero fuori rosa. Così tante squadre hanno iniziato a chiamare, una di queste era la Lazio. Sarri in persona mi chiese: “Che succede? Ho visto che stai fuori rosa e che hai un problema con il club”. Io gli risposi che non sapevo il motivo di questa decisione del club e che mi stavo allenando con la Primavera. Mai ne avevamo parlato. Voleva capire cosa fosse successo perché, conoscendomi molto bene, sa che mi alleno sempre al massimo. Sono un professionista in questo. Per me è stato difficile affrontarlo. Quando ho visto la realtà ho iniziato a pensare a come comportarmi, parlando diverse volte con il club. Con Mourinho non ho parlato. Volevo parlare con la società, ma mi hanno detto che non era possibile”.

Quando ti chiama la Lazio decidi in 10 minuti.

“Dopo tre settimane, il mercato stava chiudendo, parlai con Sarri che mi disse: ‘Vieni qua che c’è posto per te’. Io avevo già lavorato con lui e ho colto l’opportunità di giocare in una squadra storica”.

Dopo 4 giorni giochi subito titolare a Empoli. Un nastro che riparte con una nuova storia.

“Sì, lui mi conosce molto bene e sapeva che fossi pronto per giocare e per dare una dimostrazione nella nuova avventura della mia carriera. Per questo sapeva che ero pronto a iniziare. Appena arrivato giocai titolare a Empoli, non era facile perché non avevo ancora giocato nella pre-season. Ma ho messo tanta voglia”.

Che ambiente hai trovato alla Lazio? Qual è il tuo rapporto con Lotito? 

“Ho trovato una squadra che mi ha fatto rinascere, prendere molta energia e forza come giocatore. Mi sono sentito subito a casa in tutto e per tutto sin dall’accoglienza dei giocatori al primo allenamento. Anche i tifosi e lo staff mi hanno accolto molto bene. Per me è stato speciale e mi ha dato la giusta energia per dare il massimo. È andato tutto benissimo, non posso dire il contrario. Questa squadra è una famiglia, mi fa stare bene. Sono rinato, l’ho sempre detto, come giocatore e anche come persona. Nella storia della mia carriera mi ha fatto essere più forte”.

Che type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idea ti sei fatto di questo momento? Partite male, perdete due partite che sulla carta non avreste dovuto perdere. Poi la tendenza è: “Cerchiamo di recuperare questo gap facendo un filotto”. Ora siamo nella sosta e ripartirete con un calendario, sulla carta, più morbido. Siete ancora in tempo per recuperare questo campionato? 

“Penso di sì, noi vogliamo recuperare in classifica, essere attaccati alle prime. E’ vero che abbiamo iniziato male, poi quelle due partite che sulla carta avremmo dovuto vincere, ma ogni gara è complicata e ogni partita a una storia a sé. Non conta il nome delle squadre. Vogliamo continuare su questa strada intrapresa nelle ultime partite complicate, cercando di trovare la continuità che penso stia mancando in questo momento. Abbiamo tutto per farlo, con i nuovi che sono molto forti e si stanno adattando molto bene alle richieste di Sarri. Manca questa continuità di gioco e risultati per essere lì in classifica”.

Compirai 37 anni il prossimo luglio. A Tenerife ci sono manifesti ogni giorno: “Vogliamo Pedro”. Sembra una petizione popolare, manca soltanto un dibattito no-stop ogni giorno. Hai deciso il tuo futuro?

“No, non ancora, è difficile. L’età è molto importante, è l’ora di prendere una decisione per il mio futuro, ma per ora penso alla Lazio. Mancano ancora tante partite in questa stagione, dopo vedrò cosa potrò fare. Al termine di questa stagione sicuramente parlerò con il presidente, voglio parlare anche con Sarri, che spero possa continuare qui; poi vediamo cosa possiamo fare”.

Pedro a 40 anni cosa farà?

“Non lo so. Ho già parlato con tanti giocatori che si sono ritirati e mi dicono che alla fine vogliono tornare nel mondo del calcio. Sicuramente immagino che questa sarà la mia strada. Non è una questione a cui penso al momento, ma sicuramente credo di continuare in questo ambiente”. SportItalia

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RASSEGNA STAMPA

Immobile non ha mai segnato così poco: ma l’Italia mancata è un’opportunità di svolta

Immobile non ha mai segnato così poco: ma ora c’è un piano per la svolta

Niente Italia per lui, solo la Lazio, Lazio è basta. Periodo particolare per Ciro Immobile, convocato da Luciano Spalletti e eletto capitano quando le cose in campo faticavano a decollare, lasciato a Formello nelle due sfide decisive contro Macedonia del Nord e Ucraina.

Il rapporto della punta con l’Italia è sempre stato controverso, nel frattempo con o senza di lui, abbiamo mancato due Mondiali consecutivi e per sapere se parteciperemo a Euro 2024, bisognerà almeno pareggiare in casa dell’Ucraina. “Mi sembrava che in questo momento gli altri fossero più in condizione. In Champions ha segnato un gran gol, gliel’ho anche detto e gli ho fatto i complimenti quando l’ho chiamato e ci ho parlato al telefono”, ha rivelato il tecnico di Certaldo, quasi a ribadire un rapporto confidenziale con il capitano della Lazio.

Non lo dirà mai pubblicamente, ma Immobile non è certo soddisfatto della situazione creatasi a Coverciano. Sarri è contento di tenerselo a Formello, così l’erede di Inzaghi ha commentato la scelta di Spalletti. “Tutto sommato, Ciro mi ha detto che è meglio così, visto che ha appena ripreso ad allenarsi e ha bisogno di continuità di lavoro”, ha affermato a fine derby, come ricorda Il Corriere dello Sport.

Immobile vuole ripartire dal sigillo numero 200 con l’Aquila sul petto, su 312 segnate, media di 0,64 per match. L’inizio in stagione dell’ex Siviglia è stato condizionato dalla mancata continuità negli allenamenti, oltre che dal solito stop al flessore. Al momento il tabellino recita 3 reti gol nelle prime 12 giornate di serie A di campionato, record negativo in questo segmento con la Lazio. Nelle altre due peggiori performance, lo scorso anno e nel 2018-2019, nello stesso segmento ci campionato, i timbri erano stati rispettivamente 6 e 8, terminando a quota 12 e 15 reti.

Ciro che non ha mai segnato così poco ha bisogno di riprendersi la Lazio, è pur sempre l’ottavo marcatore di tutti i tempi del campionato italiano con 197 gol. Per farlo deve avere l’assistenza dei compagni, Luis Alberto in primis, oltre ad avere una condizione fisica che lo sostenga. Il lampo col Feyenoord e la buona prestazione al derby sono segnali incoraggianti. Il dogma resta uno però: giocare solo quando il fisico risponde. Le cicatrici sui due flessori testimonino la fatica e i 34 anni che arriveranno a febbraio. Un bomber come Ciro per segnare non ha bisogno di partire sempre titolare.

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NAZIONALI

Uomini contati a centrocampo: Sarri spera, Kamada può rientrare prima

Come riportato dal Corriere dello Sport, Daichi Kamada potrebbe far ritorno anticipato a causa di un fastidio alla schiena accusato durante la partita contro la Birmania. Sarri spera di riaverlo disponibile prima del previsto. Luis Alberto è squalificato, Vecino è alle prese con una lieve lesione al gluteo, quindi il ritorno anticipato del giapponese sarebbe un vantaggio nella preparazione contro la Salernitana. Con le opzioni a centrocampo ridotte a causa di squalifiche e infortuni, il tecnico biancoceleste spera di poter contare su Kamada in anticipo rispetto alle previsioni iniziali. La decisione sulla sua partecipazione alla prossima partita sarà presa dopo la valutazione dello staff medico del Giappone.

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ESCLUSIVE

ESCLUSIVA – Radiosei incontra Cataldi: “L’odio del derby finisce al 90′. Sarri unico e ci siamo chiariti”. Poi su Immobile ed i nuovi: “Guendo matto, Rovella promette, Kamada di ghiaccio…” (AUDIO)

Mister 300 presenze Cataldi ai microfoni di Radiosei

Mister 300 presenze (superate) con l’Aquila sul petto ai microfoni di Radiosei. Porte aperte a Formello alla radio dei tifosi della Lazio e chi se non Danilo Cataldi poteva essere il prescelto per ribadire il proprio amore per questi colori, riflettere su quello che è stato, analizzare il presente, svelare retroscena e proiettarsi ad un futuro ancora tutto da scrivere. Ecco nel dettaglio il botta e risposta andato in scena con il nostro Alessio Buzzanca tre giorni dopo il derby pareggiato con la Roma: “Siamo entrati in campo per vincere la partita. Loro sono partiti forti i primi dieci minuti, ci aspettavamo una Roma aggressiva visto che comunque veniva da una sconfitta e da due due derby persi in un solo anno. Poi, piano piano, abbiamo preso in mano la partita, il rammarico è stato quello di aver finito il primo tempo 0-0. Nel secondo tempo abbiamo iniziato così così, sbagliando qualche pallone di troppo. La gara era indirizzata verso il pari, non ci andava bene, ma a volte in campo capita che ti senti di poter fare qualcosa di più ma non riesci. Non credo che ci siamo accontentati, ma siamo stati intelligenti a gestire la partita ed il momento. Se avessimo sfruttato anche una sola occasione nel momento buono la gara sarebbe cambiata. Poi è anche giusto ragionare e non allungarti inutilmente se capisci di non farcela“.

Da centrocampista, ti senti di dire che Sarri è un tecnico che bada soprattutto alla fase difensiva?
“Non credo si possa etichettare la sua filosofia, le due fasi di gioco richieste sono veramente connesse. Chiede una pressione alta, quindi in automatico se riesci a rubare palla nelle zone di campo pericolose sei già in area avversaria. Lui richiede molto in fase difensiva, con questo pressing alto devi cercare di di coprire palla il più possibile per i difensori che lavorano in una certa maniera. Forse esagero però credo sia l’unico al mondo che lavora con i quattro difensori in totale simbiosi. Anche lavorare con lui a livello offensivo è difficile. E’ un tecnico che vuole sempre la giocata a due tocchi, la palla deve viaggiare veloce e devi sempre sempre stare messo bene per chiudere le linee di passaggio. C’è tutta una lettura sulla palla che è complicata, ma non lo definirei un allenatore difensivista”.

Vi siete chiesti il perché dal punto di vista offensivo le cose non girano come la scorsa stagione?
“Ogni stagione ha la sua storia, ma penso che dipenda anche un po’ da quello che dicevo prima. Forse abbiamo anche un po’ di difficoltà a cercare di recuperare palla in zone del campo dove puoi fare subito male. L’anno scorso tanti gol sono arrivati da questo, da una pressione alta e con due passaggi eravamo già dentro la porta. Magari i giocatori che potenzialmente possono saltare l’uomo stanno avendo delle difficoltà, ma la realtà è che ci sono tanti fattori che influiscono”

Il calendario con sei big-match nelle prime dodici ha pesato…
“E’ fuori discussione che magari possa avere un peso, ma non so quanto ci abbia potuto destabilizzare. Un minimo peso ce l’ha avuto, quando inizi male con due squadre più abbordabili e poi devi recuperare contro Napoli, Milan e Juventus non è semplice. Oggi in Italia ed in Europa, fai fatica con tutte le squadre. Tutte sono organizzate, tutte ti studiano, non c’è nulla di scontato neanche contro l’ultima in classifica”.

Passiamo a te, perché Sarri ha detto che hai trovato meno spazio a causa del fatto che hai reso meno in allenamento ed in partita?

“Per quanto riguarda l’allenamento, ne ho parlato anche con lui, sono sicuro di poter dire che non esista questo problema. Anche il mister mi ha confermato che il suo riferimento era solo alle partite, a a quelle che ho giocato. Ci tengo a sottolinearlo perché è un aspetto che riguarda la mia etica. Magari in quelle cinque, sei gare che ho giocato all’inizio certamente non sono stato brillante come nella scorsa stagione. I risultati non positivi hanno fatto il resto, ci sta provare a cambiare qualcosa. Nell’ultimo mese, Rotterdam a parte, la Lazio è cresciuta per atteggiamento e rendimento. Così i risultati arriveranno”.

Dei nuovi che ci dici?

“Castellanos mi piace, è affamato, farà molto bene. Tecnicamente sa giocare con la squadra, può darci una grande mano. Nico (Rovella, ndr) è un ragazzo promettente che farà tanta strada, è uno che si impegna nel quotidiano, ha già una testa salda. Guendouzi è un ragazzo incredibile in senso positivo, è un personaggio che ti fa stare bene, è divertente ed un ottimo giocatore. E’ mezzo matto, ma è una persona positiva. Isaksen ha grosse qualità, nella scorsa stagione ci ha rovinato. Farà bene, deve solo abituarsi ad un mondo diverso, ha solo bisogno di tempo. Kamada a livello culturale è di un altro mondo. E’ particolare, molto intelligente, capisce ogni cosa subito. Averlo nello spogliatoio, è quasi un ragazzo di ghiaccio. Sembra non si faccia prendere dalle emozioni. Prima del derby aveva una calma incredibile, credo sia anche un bene in questo tipo di ambiente“.

Immobile in poche parole

“E’ intoccabile. Sento tante cose, tanti pareri soggettivi, ma i numeri dicono tanto. Quando un giocatore ha questi numeri non può essere attaccato. Poi anche come persone e capitano non è discutibile. Ciro è Ciro”.

Nello spogliatoio parlate anche di argomenti che possono colpirvi come essere umani? Penso all’invasione dell’Ucraina o a quanto sta accadendo in Israele

“Sicuramente, se ne è parlato. Poi io personalmente non sono attento ai particolari, ma ci aggiorniamo. Sono argomenti delicati, siamo una squadra, magari all’interno ci sono persone che hanno fedi diverse, culture diverse. Noi siamo privilegiati, ma non viviamo in una bolla, ma non siamo estranei dal contesto. Finisce il derby e torno a casa dove c’è mio figlio, mia moglie. Il calcio è stupendo, la Lazio è la mia vita, ma c’è tanto altro. In campo durante il derby ci odiano con gli avversari per 90′, poi però basta, finisce lì, affrontiamo anche noi i problemi di tutti i giorni”

Il più simpatico ed il più introverso nello spogliatoio?

“Ce ne sono tre o quattro, faccio il nome di un insospettabile, Lazzari. Sembra serioso, ma dentro lo spogliatoio si fa sentire positivamente. Per quanto riguarda la seconda, per ora dico Daichi (Kamada, ndr). Lo conosciamo ancora poco, ma piano piano lo porterò a cambiare (ride, ndr)”.

Sarri che tipo è?

“Si vede poco nel nostro spogliatoio. Arriva, fuma (ride, ndr), parla poco ma quello che dice fa cassazione. Malgrado sia di poche parole arriva, è simpatico ed incisivo”.

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(Pubblicato alle 08,30 del giorno Venerdì 17 Novembre)


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CALCIOMERCATO

Fascia sinistra: la Lazio insiste per Savinho. Ma serve il passaporto per gennaio

Il mercato estivo è terminato, quello invernale si avvicina e la Lazio pensa a come rendere la rosa più competitiva. Maurizio Sarri non ha fatto richieste particolari, ma se dovesse presentarsi una buona occasione, il ds Angelo Fabiani non si tirerebbe indietro.

Al momento, l’unico calciatore che potrebbe lasciare Formello sembra essere Mario Gila. Per il centrale spagnolo zero minuti in tutte le competizioni, se la situazione non cambiasse, l’ex Castilla (società di terza divisione afferente al Real Madrid che detiene il cartellino del centrale) a gennaio potrebbe chiedere la cessione. Al suo posto, potrebbe arrivare dall’Empoli il 19-enne Gabriele Guarino, anche lui mai a referto ma con il gradimento di Sarri.

Cambiando reparto, secondo la Gazzetta dello Sport, la Lazio ha mantenuto viva l’attenzione su Savio Moreira de Oliveira, per tutti Savinho. L’esterno brasiliano col Girona sta esplodendo, 4 gol e 4 assist in 13 match di Liga. Il mancino brasiliano – 6 presenze con l’Under 20 verdeoro – è di proprietà del Troyes, contratto fino al 2027, società della stesso gruppo che gestisce il New York City, club che in estata per 19 milioni ha ceduto Castellanos alla Lazio.

Savinho agisce sulla sinistra, il suo approdo a gennaio sarebbe legato ad una condizione: acquisire il passaporto comunitario. Nella Lazio i due slot sono occupati da Kamada e Catellanos appunto. Diversamente, si tenterà l’assalto a giugno, soprattutto se a sinistra Zaccagni non trovasse l’accordo per il rinnovo del contratto in scadenza 2025.

Foto: profilo Instagram savinho

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ESCLUSIVE

‘SVB’ – Pino Capua: “In Italia Gomez sarebbe stato subito sospeso” (AUDIO)

Pino Capua è intervenuto stamattina nella trasmissione “Sei Volte Buongiorno”. Il chirurgo ha parlato del momento vissuto dall’Italia, soffermandosi poi sulle vicende relative a Paul Pogba e Papu Gomez, entrambi squalificati a causa del doping.

“La vittoria di ieri sera con l’Italia è stata bellissima e importante, Spalletti ha fatto un ottimo lavoro. Mi sono emozionato nell’assistere ad un match con uno stadio Olimpico quasi sold-out che ha aiutato la squadra”, ha detto il presidente della Commissione Antidoping della Figc.

Capua ha fatto il punto sulla situazione del centrocampista della Juventus, positivo al testosterone il 20 agosto dopo il match di Udine, risultato confermato il 5 ottobre dalle controanalisi. “Noi abbiamo finito il nostro lavoro, ora spetta al Tribunale fissare la pena. Io ai ragazzi dico sempre di dire la verità, senza inventarsi storie strane tipo shampoo adulterati o altro. Non serve a niente. Noi pensiamo soprattutto alla salute dei giocatori – spiega ancora – anche per questo stiamo facendo un grosso lavoro sulla prevenzione e sull’informazione”.

Lo specialista ha spiegato cosa sarebbe accaduto in Italia circa il caso Papu Gomez, il giocatore dell’Atalanta che lo scorso 20 ottobre è stato squalificato per due anni dall’Agenzia antidoping federale spagnola. Il Campione del Mondo era stato trovato positivo a inizio novembre, senza essere sospeso ha potuto giocare. L’ex Atalanta ha vinto Mondiale ed Europa League col Siviglia.

“La prima cosa che voglio dire che in Italia il giocatore sarebbe stato sospeso immediatamente, così agiamo se un calciatore risulta positivo ad uno dei farmaci vietati presenti nel codice della Wada – sottolinea ancora – Fatico a comprendere cosa sia accaduto in Spagna. Noi siamo stati avvisati dal Monza, ma né la Figc né il club spagnolo erano a conoscenza del controllo che Gomez aveva subìto in Spagna a novembre scorso”

Foto: Instagram papugomez_official

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APPROFONDIMENTI NEWS

Zaccagni, Provedel e Guendouzi: gli ultimi acquisti diventano primi

Gli ultimi, ma si son trasformati nei primi. O poco ci manca. Nelle ultime sessioni di mercato la Lazio spesso, in maniera più o meno consapevole, ha piazzato i colpi migliori sul gong: nel 2021 arrivò, nelle ultime ore di mercato, Zaccagni, diventato titolare inamovibile. Un anno fa, a ridosso della prima di A, arrivò Provedel: doveva fare il secondo a Maximiano, si prese subito il posto. Simile la storia di Guendouzi, che ha già conquistato i tifosi. Sono gli ultimi arrivati, ma fra i primi nelle gerarchie. Ieri intanto la squadra è tornata in campo: assenti i nazionali e gli infortunati Marusic, Vecino e Zaccagni.

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PRIMAVERA

Primavera, finalmente tanti talenti: c’è fiducia nel futuro

Fiducia nel futuro. Dopo anni di difficoltà, con la Primavera sorprendentemente costretta per più stagioni a disputare il campionato di seconda divisione, la Lazio sta vedendo fiorire la squadra Primavera. Nella Youth League i ragazzi allenati da Sanderra sono stati eliminati, ma se la sono sempre giocata alla pari con Atletico Madrid, Celtic e Feyenoord, società che sono solite tirare fuori ragazzi interessanti. In campionato i biancocelesti, benché siano neopromossi, si ritrovano al terzo posto, a -3 dall’Inter capolista. Una buona stagione, con qualche giocatore che sta lasciando intravedere qualità interessanti.

In porta non stanno sfigurando né Federico Magro (classe 2005, impegnato in campionato) né Davide Renzetti (nato nel 2006, utilizzato nelle coppe). Davanti a loro convince il capitano Fabio Ruggeri, ma stanno facendo bene anche Bordon e Dutu. Sono però soprattutto gli attaccanti che a Formello si stanno facendo notare: Diego Gonzalez, Sanà Fernandes e Lorenzo D’Agostini. Il primo è un classe 2003 paraguaiano. Ha giocato dieci partite con la nazionale sudamericana U20: è un sinistro naturale, sa giocare su entrambe le fasce. La Lazio lo ha preso a gennaio, lui si è fatto tutto il ritiro con la prima squadra in attesa di avere l’occasione di dare un contributo anche a Sarri. In Paraguay parlano benissimo di lui. Tecnico e veloce (è alto 177 centimetri), punta spesso gli avversari per provare a creare superiorità numerica. In questa stagione ha segnato due gol e servito un assist. Non tantissimo per le sue qualità. Chi invece impressiona sistematicamente è Saná Fernandes. Nato nel 2006, compirà 18 anni a marzo. La Lazio lo ha preso nel 2022 quando si è svincolato dallo Sporting Lisbona. In possesso di un doppio passaporto (bissau-guineano e portoghese), gioca prevalentemente come esterno sinistro d’attacco pur essendo destro. Gli piace accentrarsi e calciare, ma anche cercare le imbucate per i compagni. Particolarmente mingherlino (alto 165 centimetri), quando accelera è difficile stargli dietro. Vanta già 4 gol e 5 assist fra campionato e Youth League. Il suo procuratore, Federico Pastorello, si è detto sicuro che avrà una grande carriera, ma a Formello in realtà ne sono convinti in molti.

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FORMELLO NEWS

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Due allenamenti, poche buone notizie. Nemmeno alla ripresa dei lavori il tecnico Maurizio Sarri ha potuto fare affidamento su Marusic e Zaccagni, alle prese con le terapie per recuperare dai rispettivi problemi. Si è rivisto in campo Luis Alberto, che però alla ripresa del campionato, contro la Salernitana, sarà squalificato. Non arrivano buone notizie dal Giappone: Kamada, in gol contro la Birmania, sente dolore alla schiena e dovrebbe rientrare in anticipo.