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RASSEGNA STAMPA

Felipe papà: “Helena, la Lazio, sono grato alla vita. Rinnovo? Presto l’incontro decisivo con Lotito”

Ha dormito poco in questi giorni. Prendere sonno nell’ultima settimana non sarà stato semplice in casa Anderson, tra l’ansia da derby e l’arrivo della piccola Helena. Attraversa le porte dello Stadio Fersini subito dopo pranzo, Felipe ci concede mezz’ora del suo tempo prima di tuffarsi in palestra. A 31 anni ancora da compiere, la sua vita è cambiata completamente: «Diventare padre è sempre stato uno dei miei sogni, anche quando ero più giovane. I bambini mi sono sempre piaciuti. È un’emozione che non si può spiegare».

Com’è andata la prima notte?

«Grazie a Dio sta andando tutto bene. Dorme, anche se c’è qualche momento in cui piange. La madre da mezzanotte alle otto non mi sveglia, vuole che mi riposi, poi durante il giorno ci sono di più».

Le mancano nove presenze per tagliare il traguardo delle 300 partite: che cosa rappresenta la Lazio per Felipe Anderson?

«Da quando sono tornato mi sono sposato, ho avuto la bambina, è l’ottavo anno qui. La Lazio come ho sempre detto non è più una squadra o un club, è molto di più. Soprattutto adesso che è arrivata questa fantastica novità nella nostra vita, sono sempre grato di essere qui. Non so ancora spiegare a parole quanto sia importante la Lazio per me».

Ci sono speranze che sua figlia Helena farà l’asilo nido qui a Roma?

«Con il presidente abbiamo un rapporto ottimo, stiamo parlando. Secondo me siamo sulla buona strada, per me e per la Lazio. Presto ci saranno delle novità, avremo un incontro i prossimi giorni e vediamo gli ultimi dettagli. Credo che manchi poco per prendere una decisione. Ho sempre detto a tutti di voler dare priorità alla Lazio e trovare un accordo che faccia felici tutti quanti. Anche il presidente ci ha dimostrato la voglia di voler continuare insieme. Vediamo nei prossimi giorni quello che succederà».

Cosa è successo in estate con le offerte che le sono arrivate dall’Arabia Saudita e non solo?

«A fine giugno ci hanno chiamato per capire come fosse la situazione, se avevo voglia di andare via dalla Lazio. Sapendo che ero in scadenza, tante squadre mi hanno contattato, ma si è trattato di sondaggi, mai di trattative vere e proprie».

Ci racconta qualcosa sul suo ritorno alla Lazio?

«Dopo l’esperienza al Porto, dove ho giocato poco, sono tornato a Londra e ho chiesto a mia sorella, che era già la mia agente, di capire se ci fosse la possibilità di tornare alla Lazio, magari anche solo in prestito. Appena ho capito che si poteva fare, ho preso la palla al balzo. Ho parlato sia col presidente che con il mister, ma quando ormai era tutto definito».

Quando pensa a casa tua, le viene in mente il Brasile o Roma?

«Quando vado in Brasile è perché vado da mia madre, lì non ho ancora casa mia. Io penso di restare ancora tanto tempo in Europa, casa mia è qui a Roma».

Sulla dichiarazione d’amore di Sarri per lei e sul vostro rapporto…

«Quando lo sento che dice cose così belle su di me, mi viene ancora più voglia di ripagarlo sul campo per questa fiducia. Non è facile trovare un allenatore che punti su di te, che dice queste cose. Io con lui devo solo dare tutto sul campo e migliorare. Lui ci sta chiedendo più movimenti, più giocate veloci e più gol».

Felipe Anderson come sta vivendo questo inizio di stagione difficile con la Lazio?

«Secondo me tutto il gruppo pensa al bene della squadra, i singoli però devono migliorare. Stiamo iniziando ad avere solidità, questo ovviamente sul lungo periodo ci porterà i punti che ci mancano. Serve ancora qualcosa in più dal punto di vista degli spunti individuali. Soprattutto quando non arrivano le prestazioni e non posso incidere come vorrei mi resta un po’ di amaro in bocca perché non siamo nella posizione di classifica dove dovremmo essere. Nelle ultime partite però abbiamo visto che la squadra sta tornando».

Si sente così al di sotto rispetto all’anno scorso?

«Noi mettiamo sempre al primo posto la squadra e se la squadra non è nella posizione che noi vorremmo ognuno si guarda dentro per cercare di fare meglio. Ci dispiace non riuscire a fare il massimo per la Lazio».

L’ultima partita era stanchissimo…

«Siamo calati un po’ fisicamente, anche su questo lavoreremo in vista delle prossime partite».

Lo scorso anno ha giocato tanto da falso nove, ma qual è il suo ruolo preferito?

«Il mio posto preferito in campo è dove posso giocare più palloni. In quel momento da attaccante mi sono divertito tanto perché ero al centro del gioco. Sull’esterno ho giocato la maggior parte della mia carriera e devo crescere ancora con il movimento senza palla».

Cosa successe quella sera contro il Genoa? Non le andava di giocare esterno del centrocampo a cinque e lo ha detto a Inzaghi…

«Mi dispiaceva perché non potevo fare ancora bene quel ruolo. In quella posizione stavo tanto tempo senza giocare la palla. Sarà stato per l’età, mancanza di maturità, sicuramente non ripeterei certi atteggiamenti. Però mi ha fatto crescere giocare in quella posizione: non è che non volessi farlo, provavo a dare tutto. Quel periodo però è stato quello che mi ha fatto crescere di più perché ho imparato a fare la fase difensiva».

Quanto pesa a Felipe Anderson l’assenza di Milinkovic?

«È una questione di sintonia tra i giocatori che giocano da quella parte. Dobbiamo parlare di più, conoscerci maggiormente. Anche perché nel calcio di oggi non c’è tempo, bisogna fare tutto in modo automatico. Ma nelle ultime partite siamo cresciuti molto, anche per le cose che ci chiede il mister».

Rimpianti per quanto riguarda il derby?

«Se avessimo avuto una posizione migliore di classifica avremmo rischiato un po’ di più, anche se eravamo un po’ calati fisicamente perché avevamo speso tanto. Se avessimo avuto più punti sarebbe stato più facile anche a livello mentale. Ora la Lazio ha solo bisogno di punti, è questa la priorità».

Arrivare agli ottavi di Champions è uno dei vostri obiettivi?

«Se vogliamo cambiare mentalità, non solo noi ma tutto l’ambiente, dobbiamo puntare a passare il turno. Ma non solo in Champions, lo stesso discorso va fatto in Coppa Italia e in campionato. Sempre alzare l’asticella. Tutti devono capire che la Lazio vuole lottare sempre per tutti gli obiettivi. Non sarà facile perché ci sono tante squadre che al di là della qualità hanno anche l’esperienza di giocare questo tipo di partite, lo abbiamo visto molto bene in Champions».

Parla con Isaksen, gli dà dei consigli? Pensa che sia un calciatore forte?

«Secondo me in Italia serve sempre un po’ di tempo, anche io ne ho avuto bisogno. Per me lui farà cose grandiose perché ha tanta voglia, lo dimostra in ogni allenamento, è umile. Io ho una bellissima amicizia con lui. Gli dico sempre: “quando entri devi segnare, hai un dribbling incredibile”. Ha tantissima voglia di lavorare e di prendersi il posto».

Sulla possibilità del suo amico Neymar di vincere ancora il Pallone d’Oro…

«Ci dispiace per gli infortuni degli ultimi anni che lo hanno allontanato dai vertici e dall’élite del calcio mondiale. Però lui ha tanta voglia, c’è gente che lo cura ogni ora del giorno per farlo tornare al top anche per il Brasile. E penso che il suo obiettivo è il prossimo Mondiale: se lo vince può ancora pensare di conquistare il Pallone d’Oro perché uno come lui se lo merita». Il Tempo

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Cardone: “Kamada, problema alla schiena da monitorare. Vecino forse col Celtic” (AUDIO)

Scenografie nei derby e Kamada, GIULIO CARDONE in diretta a ‘QUELLI CHE…’

“Le scenografie della curva nord dei derby mi rimangono tutte nel cuore. Difficile dire quale sia la più bella. Sono tante e tutte di livello.

Il Giudizio universale e l’aquila stilizzata sono quelle che mi rimangono più impresse, ma difficile fare classifiche.

Vanno valutate le dichiarazioni di Kamada fatte dopo il match contro la Birmania. Lui ha lamentato un problema alla schiena dicendo che non sa se rimarrà o no in ritiro con la Nazionale giapponese. E’ una situazione che va monitorata.

Vecino ha un problema muscolare al gluteo. Nulla di particolarmente grave, ma difficilmente lo vedremo in campo contro la Salernitana. Più probabile contro il Celtic. A questo si aggiunge Zaccagni che è out per la distorsione al ginocchio, oltre a Luis Alberto che è stato squalificato.

Felipe Anderson non ha problemi particolari, il suo cambio al derby era solo per stanchezza.

Tra l’altro a Salerno troveremo sempre il solito clima ostile legato alle diatribe contro il presidente Lotito. Diatribe he continuo a non capire: Lotito prese la Salernitana praticamente al fallimento e dalla serie C l’ha portata in serie A. Fatico a comprendere le ragioni delle contestazioni a Lotito rispetto a ciò che ha dato alla Salernitana”.

Alessio Buzzanca

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RASSEGNA STAMPA

Lotito: “Con Felipe troveremo l’accordo e Sarri resta”. Poi la replica a Mourinho

La vittoria con il Feyenoord una svolta?

La vittoria con il Feyenoord il 7 novembre e il pareggio nell’ultimo derby, hanno dato un nuovo volto all’annata della Lazio. In piena corsa per accedere agli ottavi di Champions League, il 28 novembre bisogna battere il Celtic all’Olimpico, Immobile&Co dopo 12 turni di campionato si trovano a soli quattro punti dalla zona Champions, occupata dal Napoli a 21 punti.

Una serenità ostentata anche da Claudio Lotito, intervistato dal Corriere della Sera. «Noi facciamo investimenti, i frutti del nostro lavoro si sarebbero potuti valutare solo con il tempo. Per questo forse, a caldo, in molti spesso sbagliano il pronostico su di noi”, afferma il presidente biancoceleste. I capitolini infatti non sempre vengono indicati tra i team più attrezzati, ma la Lazio lo scorso anno è arrivata seconda, mantenendo un bilancio equilibrato.

Come ricorda Via Solferino, la Lazio negli ultimi 10 derby ne ha persi solo due, cinque i successi. «La squadra contro la Roma è entrata in campo in maniera molto determinata, abbiamo anche preso quel palo con Luis Alberto, è davvero un peccato… Alcuni episodi l’arbitro li avrebbe potuti interpretare anche in modo diverso, a nostro favore”, spiega il consigliere della Lega calcio.

Lotito rimarca la volontà del mondo Lazio di essere più vicina ai propri sostenitori. “Abbiamo creato una App con la quale il tifoso può interagire con il nostro mondo a 360 gradi. Stiamo ristrutturando i due studi televisivi con le migliori tecnologie, questo vale anche per la radio. Ci piace sia tutto di dominio pubblico, che sia tutto trasparente”, afferma il presidente più longevo nella storia del club fondato a Piazza della Libertà.

Lotito su Sarri: “Voci d’addio solo per disgregare”

Gli ultimi due pensieri sono rivolti ad Anderson e all’inquilino di Formello. “La nostra ferma intenzione è trattenerlo. Felipe, del resto, non ha espresso il desiderio di andare via dalla Lazio. Troveremo sicuramente un punto di incontro”, afferma Lotito. Anche sul Comandante nessun dubbio. “Maurizio Sarri ha detto chiaramente di voler restare, smentendo voci che sono state messe in giro solo per disgregare. Ma alla Lazio c’è grande orgoglio di appartenenza”, conclude.

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INFERMERIA

Zaccagni spinge, ma Sarri lo vuole in campo col Celtic

Mattia Zaccagni si è già stancato di fare la comparsa. L’esterno della Lazio vuole tornare ad essere protagonista dopo i 10 gol e i 7 assist realizzati in 35 gare dell’ultima serie A. In quella attuale, dopo 11 turni, a referto solo 1 gol e 1 assist.

Ieri il cesenate ha diffuso un video sui Instagram mentre si allena con il brano di Drake, “Don’t disturb”, quale colonna sonora. Momento particolare per il calciatore: ieri suo figlio Thiago ha spento la prima candelina della sua vita. La freccia destra nella vittoria interna col Feyenoord, il 7 novembre scorso ha accusato un problema al ginocchio destro, una distorsione la cui entità non è mai stata chiarita. Il contrattempo gli è costato anche la convocazione per i due match per l’Italia. La testa quindi ora è tutta rivolta alla sfida dell’Arechi, in programma sabato 25 novembre alle 15.

La sensazione è che l’ex Hellas Verona, al massimo, contro la Salernitana possa essere convocato. La Lazio ha bisogno dei gol e della superiorità numerica che Zaccagni ha garantito a Sarri. Il Comandante però non vuole corerre rischi, dopo la squadra di Pippo Inzaghi il 28 novembre all’Olimpico arriva il Celtic. Battere gli scozzesi vorrebbe dire avere mezzo piede negli ottavi di Champions.

Formello. In programma oggi una doppia seduta, alle 11 e alle 15. Sarri ha quindi concesso il weekend di riposo, si torna in campo lunedì.

Foto: sslazio.it

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RITIRO ESTIVO

La Roma sonda Auronzo, ma la Lazio ha la priorità

Auronzo di Cadore è finito nel mirino della Roma.

Come riporta Il Messaggero, alcuni dirigenti avrebbero effettuato un sondaggio per verificare l’eventuale disponibilità del comune veneto ad ospitare il prossimo ritiro estivo giallorosso. Lo scorso aprile tuttavia, la Media Sport Event di Gianni Lacché ha stipulato un accordo con il paese, che dà alla Lazio la priorità fino a marzo per firmare un contratto biennale da 500mila euro all’anno. Lotito aspetta l’ok di Sarri per procedere per la diciassettesima stagione consecutiva ad Auronzo, scongiurando l’approdo dei rivali di sempre.

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CALCIOMERCATO

Una rivale per la Lazio: Barcellona su Wieffer

Il calciomercato non finisce mai

Il calciomercato non finisce mai. Si avvicina la finestra di trattative invernali e i profili già sondati in estate tornano di moda. Per la Lazio, uno dei nomi accostati alla squadra che verrà resta quello di Matts Wieffer. Il centrocampista, 24 anni compiuti il 16 nove,bre, è vincolato al Feyenoord fino al 2027.

Il riccio interno, formatosi nel settore giovanile del Twtente, nel 2020 è approdato da svincolato all’Excelsior, club che nel 2022 l’ha ceduto alla compagine di Rotterdam per soli 575.000 euro. Prospetto in crescita, già 6 i gettoni con l’Olanda per lui, il nostro in questa Eredivisie ha segnato 2 gol in 11 match; 1 assist nelle 4 recite di Champions. In due di queste Wieffer ha incontrato la Lazio, i biancocelesti già lo scorso anno erano stati colpiti dalle qualità del ragazzo. Tanta corsa e molti inserimenti nelle corde del ragazzo che già l’anno scorso, in Europa League, aveva fatto male ai capitolini.

Wieffer fino alla scorsa estate aveva un costo di circa 15 milioni, ma ora il cartellino vale ancora di più. Aumentano le concorrenti, come scrive Il Corriere dello Sport, citando a sua volta Sport, il ds del barca, il portoghese Deco, insieme con il tecnico blaugrana Xavi, avrebbero messo gli occhi sul gioiello di Arne Slot. Pretendente ostica per la Laziom, considerando come dai tempi di Cruyff, il Barcellona per gli oranje rappresenti uno dei lidi di mercato più desiderati.

Foto: profilo Instagram mattswieffer

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Ferrari: “Non d’accordo con chi disprezza la stagione della Lazio. Il problema è Anderson, perché…” (AUDIO)

Non la vedo così nera, FABRIZIO FERRARI in diretta a ‘QUELLI CHE…’

“Io non la vedo così nera per la Lazio. In questo momento è in lotta per un posto in Champions e nel girone ha ottime chance di passaggio del turno. Cosa che non era certo richiesta. L’obiettivo è di fare come ha fatto l’Atalanta, cioè una serie di piazzamenti importanti in campionato. Poi se si fa di più, ancora meglio.

Se la Lazio sta andando male, cosa dovrebbero dire quelli del Napoli che vengono da uno scudetto vinto in carrozza?

Diciamo che in attacco la Lazio ha più di qualche problema, ma quello principale è la resa di Felipe Anderson che non è all’altezza dello scorso anno.

Non dimentichiamoci che la scorsa stagione il brasiliano giocava sia da ala che da centravanti con numeri di assist e gol importanti. Quest’anno non solo non rende, ma sia Immobile che Castellanos numericamente non stanno garantendo grande apporto. L’argentino mi sembra un ottimo giocatore, ma non un grande realizzatore.

Per quanto riguarda la Nazionale, Spalletti è un grande allenatore. Ha fatto bene praticamente in tutte le squadre che ha allenato. O vincendo o facendo record di punti. Tra l’altro è uno che valorizza molto i giocatori”.

https://podcasters.spotify.com/pod/show/radiosei98100/embed/episodes/Fabrizio-Ferrari-17112023-e2c2agm

Alessio Buzzanca

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Il ritorno di Tare: “Ho lasciato io la Lazio. Giroud era nostro”

Parla Tare, lo scudiero di Lotito

Se Claudio Lotito è il presidente più longevo della Lazio, Igli Tare, almeno fino all’estate scorsa, è stato certamente il suo scudiero più fidato. La rottura è stata graduale, le strade si sono separate. L’ex ds biancoceleste si racconta così al Corriere dello Sport.

“Lotito è una grande mente, ha una determinazione e una forza di volontà pazzesche. Sono il suo pregio, ma anche il maggior difetto. Io gli sono grato per tutte le cose che ho imparato. Questa lunga storia è il mio orgoglio. Alla Lazio ho dato tutto me stesso, per lei ho addirittura rischiato la vita”, spiega Tare. Il dirigfente si rifersice a quanto avvenuto nel 2016, quando i medici gli hanno consigliato di lasciare la Lazio che gli procurava troppo stress. Tutto fortunatamente si è risolto per il meglio.  

Rispetto al suo addio alla Lazio, dice: “Io ho preso la decisione e Lotito l’ha condivisa, gli andava bene di cambiare percorso”, svela. L’annuncio della fine del rapporto anticipata a giugno. Arrivano poi le secche smentite dei dissapori con Sarri.

Sarri: “Mai un problema. Mi ha dato tanti meriti”

“Niente di più falso. Sarri non è mai stato un problema, ma una soluzione. Il suo carattere non era una novità. Mi ero informato tanto e volevo che fosse lui ad allenare la Lazio. Prima della penultima partita dello scorso campionato, a Empoli, volle parlarmi. Siamo stati insieme tre, quattro ore. Ha usato parole di miele, di cuore, spero, mi ha riconosciuto un sacco di meriti”, precisa con orgoglio l’ex punta di Brescia e Bologna.

Sul Comandante che finisca la carriera alla Lazio, come auspicato dal diretto interessato, ha qualche dubbio: “Conoscendolo, dico di no. Tuttavia lo auguro alla Lazio e a Maurizio. Soprattutto alla Lazio». 
 

 Tare parla anche degli allenatori avuti a Roma. Petkovic definito “Persona onesta intellettualmente”, le parole affettuose sono per Pioli. «Grande uomo e grande tecnico. Stefano è sincero. Mi dispiacque l’esonero il secondo anno, lui stesso ha ammesso che è stato il dolore professionale più forte. Per sua stessa ammissione, soffrì di meno quando fu costretto a lasciare la Fiorentina e l’Inter»
 
Immancabile il passaggio su Simone Inzaghi, da Tare stesso definito un predestinato. “Mio fratello. Diciotto, o forse vent’anni insieme. Lo trovai nel 2009 al campo, allenava i Giovanissimi nazionali, pensai che avrebbe fatto una splendida carriera”. 

Nella Lazio gli acquisti li condivideva con Lotito. Così, ad esempio, tutela gli acquisti di Muriqi e Vavro, rivelatisi in Italia un flop.”Hanno subìto il calcio di Sarri, ma prima di andare via l’hanno voluto salutare e abbracciare. Ricordo che Maurizio mi disse: “Sono stato a Napoli, ad alcuni ho dato la vita, mai nessuno mi ha rispettato come questi due ragazzi”.  
 
Aggiunge poi che Caicedo all’inzio non piaceva ad Inzaghi, mentre il rimpianto su Giroud è fortissimo: «Era nostro, solo che all’ultimo il Chelsea si mise di traverso e non lo lasciò partire. Le tentai tutte”
 Tare sul suo futuro non si sbilancia. “Io sono cittadino del mondo, la mia famiglia in ogni caso vivrà a Roma”. 


Le ultime battute sono sia sulle telefonate alle 2 di notte di Lotito,
“Parlava solo lui”, spiega il ds albanese, sia sui famosi affari extra-calcio che avrebbe realizzato con il presidente della Lazio. “So anche chi metteva in giro queste porcherie. Io e Lotito non abbiamo mai avuto società, mai affari insieme, nessun business. L’unico suo rapporto con l’Albania ha a che fare con il compleanno dei miei quarant’anni. Organizzai una festa a Tirana e lo invitai. Lui non poté venire perché aveva un impegno di lavoro, ma per rispetto si presentò il giorno dopo”.  

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DICHIARAZIONI

Romagnoli: “Sarri il mio miglior tecnico, ora sogno una Lazio grande tra le grandi”

Un pilastro per Sarri, un esempio per tutti: ad Alessio Romagnoli è bastato essere se stesso per prendersi la Lazio. E, in un’intervista concessa a Cittaceleste (la ascolterete anche su Radiosei nella trasmissione ‘Quelli della Libertà), ha raccontato tutto: passato, presente e futuro tra sogni, speranze e traguardi.

Che vuol dire indossare la maglia della Lazio?

“Per me indossare la maglia della Lazio significa coronare il sogno che avevo da bambino, è un orgoglio e un’emozione, qualcosa anche difficile da spiegare”.

Come è arrivata l’opportunità?

“È una cosa durata diverso tempo. È sempre stato un mio pensiero e una mia volontà quella di venire qui. Con la mia situazione all’epoca, senza contratto, c’è stata questa opportunità e ho pensato fosse il momento giusto per venire qui. Un grazie devo dirlo sicuramente alla società, al presidente che ha fatto uno sforzo, ad Igli (Tare, ndr) che è stato fondamentale. Con lui ho parlato molto tempo di questa situazione, ma anche ai ragazzi, allo staff tecnico e al mister: hanno tutti fatto sì che potessi venire qui”.

Che tipo è Sarri? Con noi brontola spesso: per il campo, per le partite ravvicinate…

“Quello è vero. Il campo che non va bene è un punto che bisogna mettere a posto, perché per fare il nostro gioco o qualsiasi gioco almeno in Serie A bisogna avere un campo in condizioni buone. L’Olimpico non lo è nella maggior parte delle volte e non lo è nemmeno ora. Penso che si veda, non so se lo notate anche voi. Però penso che soprattutto per il nostro gioco il campo deve essere in perfetta condizione, come in Inghilterra dove ci sono leggi in merito. È sbagliato avere campi brutti, che non permettono di dare un bello spettacolo alla gente”.

E Sarri?

“Penso sia il migliore allenatore che ho avuto fino a oggi, ero curioso di vedere come lavorasse con la linea. Non dimentico gli altri allenatori che ho avuto: per me tutti sono ottimi mister. Ognuno ha le proprie caratteristiche, ma nel complesso per quello che piace a me Sarri lo metto come primo, perché cura in modo maniacale la linea difensiva, perché ha dei concetti con la palla che a me piacciono molto. È veramente un mister molto molto forte”.

Noi abbiamo vissuto anche l’era Zeman a Roma, lui faceva il fuorigioco a centrocampo mentre il gioco di Sarri sembra meno spregiudicato.

“L’ho avuto anche io Zeman, so di cosa parliamo (ride, ndr). Con Sarri lavoriamo in base alla palla, vediamo se è scoperta o coperta e in base a quello reagiamo di conseguenza”.

Come mai il Milan ti ha lasciato andar via a parametro zero? Ti sei sentito un po’ abbandonato?

“Non lo so, ma è una domanda che va fatta ai direttori dell’epoca e non a me. Non mi sono sentito abbandonato, ma avevo un accordo con loro e poi non si è deciso di continuare. Loro hanno fatto altre scelte, io ho fatto le mie ed è finita così, in modo molto sereno e pacifico. Con il Milan ho passato sette anni, l’ho sempre detto: è un periodo della mia vita molto bello e che porterò sempre nel mio cuore. Potrò solo parlare bene del Milan”.

Da dove arriva la scelta del numero 13?

“Anche questa è una domanda a cui faccio fatica a rispondere (ride, ndr). È il numero di Nesta, piace a ogni difensore italiano. Ma ho anche altri numeri a cui sono molto legato, che al Milan non potevo prendere. Uno era ritirato, il 6 di Baresi. E da lì il 13 è diventato il mio numero. L’ho preso su consiglio di Galliani, da lì diventò il mio numero. Ma non è un 13 solo milanista, è anche laziale perché era il13 di Nesta”.

Perché in classifica davanti si trovano sempre le stesse tre squadre salvo rari casi?

“Perché credo che Milan, Inter e Juventus abbiano una cultura nel ricominciare da zero molto migliore rispetto magari alla nostra. Sono abituati a competere da anni nelle alte posizioni di classifica e gli va dato merito. Lottano ogni anno per vincere o per la Champions, secondo me è la mentalità che è un po’ diversa. Spero che anche noi riusciremo ad ambire ogni anno alle prime quattro posizioni. Sarà sempre fondamentale ogni anno entrare in Champions”.

Nell’addormentarti dopo il derby quante volte hai ripensato a quel colpo di testa?

“Eh, parecchie. Perché potevo magari far meglio io, magari l’ho presa troppo bene. Si può sempre far meglio, questa è una cosa in cui credo fortemente. Ma spero che ci sarà tempo per vincere un derby con un mio gol”.

Che ti aspetti di raccogliere dalla tua esperienza alla Lazio, visto che la Champions difficilmente potrete vincerla?

“Mai dire mai, è tutto complicato. Ma io spero che la Lazio continui a crescere anno dopo anno, diventando una realtà importante del calcio italiano e non solo. Credo che questa qua sia la prima cosa. Quando uno pensa alla Lazio deve pensare a una squadra di livello europeo, è la cosa primaria. E poi sicuramente vincere qualche titolo, perché è bello e sarai sempre ricordato come un vincente per quella maglia. Io ho vinto pochi titoli, al Milan abbiamo passato anni difficili, non eravamo una squadra pronta. Ma speriamo di mettere a paro adesso”.

Parliamo un po’ di più di Sarri.

“Il mister è una persona molto diretta, come è giusto che sia. Preferisco questo tipo di persone, siamo tutti grandi e non siamo più bambini. Se c’è qualcosa da dire meglio farlo faccia a faccia. Ci troviamo bene con lui sia in campo che fuori, stiamo bene. È un bel gruppo, sano, che può fare bene”.

Sei sposato, fidanzato? Raccontaci qualcosa di te.

“Sono fidanzato, ma non mi piace parlare della mia vita privata. Preferisco separare le due cose, tra vita privata e professionale. È una cosa che ho sempre pensato, non credo sia opportuno render pubblica la mia vita privata. Si tratta semplicemente di cercare un po’ di protezione e serenità”.

C’è qualcosa che ti auguri possa accadere?

“L’augurio è di poter diventare grandi tra i grandi, di ritornare a esserlo come siamo lo stati tra fine anni ’90 e inizio 2000. Anche perché i nostri tifosi se lo meritano e per noi sono fondamentali. Lo dobbiamo a noi stessi, ma lo dobbiamo anche a loro”.

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FORMELLO

FORMELLO – Si torna in campo: la situazione sugli infortunati

Si attende. La Lazio è tornata ad allenarsi a Formello dopo i due giorni di riposo concessi da Sarri alla squadra. Non ci sono però novità circa i tre infortunati: Marusic, Vecino e Zaccagni. Il terzino è quello che preoccupa meno (sta venendo gestito). Gli altri due rischiano di saltare la partita con la Salernitana alla ripresa. Oggi aggiunti al gruppo 6 baby di Sanderra: Renzetti, Bedini, Ruggeri, Di Tommaso, Saná Fernandes e Gonzalez. Per domani è prevista una doppia seduta (ore 11 e 15), poi Sarri concederà sabato e domenica liberi alla squadra. Assenti ovviamente ancora i nazionali Hysaj, Kamada, Provedel e Lazzari.