Ancora qualche giorno, la settimana prossima, e Lega Serie A con le quattro squadre coinvolte nella Supercoppa Italiana (Napoli, Inter, Lazio e Fiorentina) voleranno a Gedda, in Arabia Saudita, per un sopralluogo nella zona che dovrebbe ospitare l’evento (le semifinali saranno il 24 e 25 gennaio, la finalissima il 28) per capire se ci sono le condizioni per poter svolgere lì le varie partite previste. Dirigenti dei club e del massimo organismo regolatore del campionato italiano di Serie A si recheranno dunque sul suolo arabo e troveranno un punto finale. Intanto è già noto il ricco montepremi: sono in tutto 23 milioni di euro da spartirsi, di cui 7 per la squadra vincitrice.
Daichi Kamada in gol con il Giappone. Messaggio a Maurizio Sarri e a tutta la Lazio. Bel sinistro, dal limite dell’area, nel 5-0 rifilato alla Birmania. Sono i match in preparazione per la Coppa d’Asia in scena dal 10 gennaio al 12 febbraio 2024. Il samurai biancoceleste ha ancora un mese e mezzo per convincere tutto l’ambiente laziale che il suo acquisto è stato azzeccato. Fin qui, oltre il gol (decisivo), contro il Napoli, non ha mai brillato. Ma la Lazio se lo coccola: “Kamada in gol con la Nazionale. Bravo Daichi!”, recita il post social del club capitolino. I tifosi aspettano che si prenda la squadra per mano. Il contratto, firmato la scorsa estate, è valido solo un anno. Deve ancora conquistare tutti. I segnali lanciati con la maglia del Giappone sono più che positivi.
A Roma è sempre derby, prima, durante e dopo la partita. A distanza di giorni dallo 0-0 di domenica scorsa proseguono gli sfottò tra le due tifoserie. L’ultimo arriva dalla Lazio attraverso il profilo TikTok ufficiale del club biancoceleste, con un video che è diventato presto virale. La Curva Sud aveva esposto durante il derby uno striscione che recitava: “Discendenti di Marte, padroni della storia”. La coreografia, nei primi minuti della partita, però ha fatto fatica a srotolarsi diventando oggetto degli sfottò laziali. Su TikTok la Lazio ha pubblicato un video in cui prima si vede la coreografia della Curva Nord, l’enorme aquila che dalla Monte Mario alla Tevere, passando per la curva appunto, ha occupato tutta la parte biancoceleste dell’Olimpico, poi mostra quella non riuscita della Sud. A completare l’ironia la didascalia “Magari non da Marte… certamente di un altro pianeta!”. Neanche a dirlo, è arrivata una valanga di commenti social, accendendo la polemica.
Foto Spada/LaPresse 23 ottobre 2022 - Bergamo , Italia - sport, calcio - Atalanta vs Lazio - Campionato italiano di calcio Serie A TIM 2022/2023 - Stadio Gewiss. Nella foto: esultanza dopo il gol 0-2 Felipe Anderson (SS Lazio);
October 23 , 2022 Bergamo , Italy - sport, calcio - Atalanta vs Lazio - Serie A Football Championship 2022/2023 - Gewiss Stadium . In the pic: celebrates after scoring 0-2 Felipe Anderson (SS Lazio);
Anderson, si è spenta la luce
Si è spenta la luce. Ma paradossalmente la lampadina così serve anche di più. Felipe Anderson non è più quello della sua prima esperienza alla Lazio (dal 2013 al 2018): non lo è per spunti e iniziative, decisamente diminuite, ma non lo è soprattutto per l’atteggiamento. Tatticamente è molto più attento, gioca più di squadra. Difende, corre, copre. Proprio per questo il tecnico Maurizio Sarri non ha mai rinunciato a lui. Da quando il brasiliano è tornato non ha saltato una partita: 114 presenze su 114. Eppure entusiasma meno. Il calcio per i tifosi è l’emozione che genera una giocata, un dribbling, un gol. Il brasiliano nel 2014-15, la sua stagione migliore nella prima esperienza laziale, ha chiuso il campionato avendo perso più palloni di qualsiasi altro giocatore. Eppure i laziali erano innamorati di lui. Illuminò l’Olimpico nella gara, serale, giocata con la Sampdoria: dribbling secco e assist per Parolo per l’1-0, siluro dai 30 metri per il 2-0, scatto bruciante e altri dribbling prima di servire a Djordjevic la palla per il 3-0. Con Pioli, il tecnico di allora, svariava per tutto l’attacco, era libero di inventare e di emozionare. C’erano anche partite negative (quell’anno a Napoli, nell’ultima di campionato, venne sostituito mentre piangeva perché, perdendo palla, aveva causato il gol del momentaneo 2-2 di Higuain mettendo a rischio il terzo posto finale della squadra), ma il più delle volte entusiasmava. Proprio perché rischiava, accettando il pericolo di perdere qualche pallone in più. Nell’attuale edizione della Serie A Felipe è l’undicesimo giocatore per dribbling tentati: il giovane Soulé (classe 2003) del Frosinone, ha puntato l’avversario più del doppio delle volte rispetto a lui (80 a 34). Non solo: Felipe è infatti riuscito solo in 13 occasioni a saltare chi gli stava di fronte. Cancellieri e Jovane Cabral, solo per fare nomi di giocatori passati per Roma e bocciati da Sarri, hanno scartato gli avversari con maggiore frequenza, ma entrambi hanno perso più palloni. Quando il tecnico biancoceleste si lamenta del fatto che i suoi giocatori puntano meno l’uomo rispetto al passato, bisogna anche sottolineare che hanno maggiori compiti tattici. E se è vero che garantiscono maggiore equilibrio, lo è anche il fatto che Anderson oggi è meno entusiasmante. E in fase offensiva (non considerare i gol dell’anno scorso, molti arrivati da punta centrale) si vede. Una minore freschezza fisica, a 30 anni, è naturale. La tattica estrema invece lo snatura.
Un papà con il contratto a tempo determinato. Ma è un discorso che oggi lo tocca fino a un certo punto. Gli occhi e i pensieri sono solo per la piccola Helena. Sarebbe strano se fosse il contrario. È diventato da poco padre, Felipe Anderson, si sta godendo la bambina che la moglie Lohanne Nascimento ha dato alla luce lunedì. Prima o poi, però, dovrà prendere una decisione riguardo il suo rinnovo (o non rinnovo) di contratto con la Lazio.
È in scadenza a giugno e, rimanendo in questa condizione, tra poche settimane sarà libero di accordarsi con altri club per la prossima stagione. Un’eventualità che vorrebbe scongiurare il presidente Lotito, che proprio pochi giorni fa ha assicurato di continuare a puntare su “Pipe”, il figliol prodigo tornato a Roma dopo le esperienze al West Ham e al Porto per diventare un punto fermo del progetto tattico di Sarri, tanto da non aver saltato una sola partita con il tecnico (114 su 114): «Lui è un ragazzo d’oro, con il quale ho un’affinità elettiva, c’è un bel rapporto e da parte mia e della società c’è totale disponibilità nel rinnovare il contratto al ragazzo». Dando seguito a queste parole, il patron biancoceleste ha messo sul piatto un’offerta da 3 milioni di euro più bonus (circa 3,5), superiore alla precedente di 2,8 complessivi. Ma l’agente del brasiliano, sua sorella Juliana Gomes, ha preso ancora tempo per capire quale possa essere la soluzione migliore per il fratello.
Sirene saudite e brasiliane per Felipe Anderson che prende tempo
D’altronde, non mancano le società che sarebbero interessate a un Felipe Anderson a parametro zero. Su tutte, c’è l’opzione Arabia Saudita, che consentirebbe al 30enne di appesantire il proprio portafoglio in questo momento di carriera. Subito dietro, poi, ci sono le possibilità (meno probabili) di un rientro in Brasile: il Santos lo riaccoglierebbe a braccia aperte, non lo ha mai nascosto negli ultimi mesi. E adesso si è aggiunto il Palmeiras, come confermato da vari esperti di mercato sudamericani nelle ultime ore. Tante opzioni tra le quali poter scegliere, anche se per ora non è arrivata una vera e propria offerta (tecnicamente solo da gennaio potranno essere firmati eventuali precontratti per la stagione 2024-2025): «Sono arrivati molti sondaggi, devo prendere la decisione giusta. Mia sorella è in contatto con i club. Io ora penso alla Lazio», aveva detto intorno alla metà di ottobre il brasiliano. La situazione non è ancora cambiata e il conto alla rovescia si è ridotto, il tempo scorre. Da parte della società c’è sempre l’intenzione di proseguire insieme, ma se non arriverà un passo avanti anche da parte del brasiliano, allora le strade si dovranno inevitabilmente dividere. Felipe prende tempo. Corriere dello Sport
SALSBURG, AUSTRIA - JULY 30: Mario Gila of SS Lazio during the international friendly match SS Lazio v Qatar on July at the SAK 1914 stadium 30, 2022 in Salsburg, Austria. (Photo by Marco Rosi - SS Lazio/Getty Images)
Si spera di aver trovato la quadra almeno dietro. Sarri in estate aveva detto no a Bonucci, per lui Gila era un quarto perfetto. Eppure Mario non ha giocato nemmeno un minuto e ha già chiesto di poter giocare con più continuità, ovvero esserece duto. Lo stesso destino sta toccando ad Empoli al 19enne Guarino, che accetterebbe forse più volentieri di fare il rincalzo e crescere alla Lazio. Bisognerà capire se puntare su un altro investimento giovane o portare un jolly esperto, magari in grado di fare sia il centrale che il terzino sinistro più difensivo, come tanto pia-cea Mau. Nella talent room da mesi si visionano nuovi giocatori in ogni ruolo in attesa diun cenno. Il Messaggero
Foto Claudio Grassi/LaPresse 26 Agosto 2023 - Monza, Italia - sport, calcio - Monza vs Empoli - Campionato italiano di calcio Serie A TIM 2023/2024 - U-Power Stadium. Nella foto: esultanza dopo il gol del 2-0 di Andrea Colpani (AC Monza)
August 26, 2023 - Monza, Italy - sport, soccer - AC Monza vs Empoli FC - Italian Serie A TIM Football Championship 2023/2024 - U-Power Stadium. In the pic: Andrea Colpani (AC Monza) celebrates after scoring 2-0 goal
La Lazio segna poco e a gennaio la società vuole intervenire sul mercato. Come riporta oggi Il Messaggero, il club biancoceleste sta lavorando silenziosamente per Andrea Colpani, fantasista del Monza che ha appena conquistato la nazionale. La concorrenza è agguerrita, lo segue anche l’Inter, poi Milan e Roma.
Il quotidiano romano aggiunge che tra Lotito e Galliani c’è buon feeling che deriva dal rapporto che il patron biancoceleste aveva con Berlusconi, ma serviranno comunque 20-25 milioni per strappare il giocatore. Nell’affare potrebbe finire Basic per abbassare il conguaglio – si legge -, ma in ogni caso in casa Lazio è previsto un vertice di mercato che potrebbe avvenire già nel weekend, per fare un punto su ciò che serve in vista del mercato di gennaio.
L’ex centrocampista della Lazio, Marco Parolo, ospite in studio a Radiosei con il giornalista Marco Cattaneo di Dazn. L’occasione è quella di presentare il proprio libro “Quando giochi” e di analizzare passato, aneddoti e presente del mondo biancoceleste. Seguono video ed audio della diretta della mattinata evento:
GERARCHIE NELLO SPOGLIATOIO – “Sono arrivato quando il capitano era Stefano Mauri e da lui ho capito la gestione di certe dinamiche. L’importante nello spogliatoio è far stare bene tutti. Magari negli ultimi anni Lulic era il capitano in campo, mentre magari io gestivo altre situazioni”.
COME GESTIRE TENSIONE E PAURA? – “Quando in Germania-Italia nell’Europeo del 2016 eravamo ai rigori e dovevo calciare dal dischetto avevo paura. Allo stadio c’era un gruppo di amici che erano venuti a vedermi e ho immaginato: “Pensa le risate che ci facciamo se sbaglio’. Poi ho pensato ai consigli che mi ha dato Buffon su Neuer. Se dovessi fare un altro esempio, ricordo un Lazio Sampdoria di inizio 2015 che ha un po’ sbloccato la mia avventura alla Lazio. Inizialmente mi trovavo in difficoltà perché non ero ancora riuscito a ripetere quello che avevo fatto a Parma, poi mi dissi: “Marco, stai giocando con i tuoi amici al parchetto. In quel momento mi sono calmato ed ero più naturale, perché quando giochi con i tuoi amici sei te stesso e non hai ansie”.
IL BULLISMO – “Tema sul bullismo nel libro? Una volta scoppiai a piangere davanti ai miei genitori perché venivo preso in giro a scuola calcio, avevo 13-14 anni. In quel momento mi sono detto che avrei dovuto far vedere chi ero con il pallone tra i piedi. Poi hanno cominciato a rispettarmi, perché vedevano che avevo una grande passione in quello che facevo, che magari loro non avevano”.
MAURI, PAROLO IN STUDIO ED IL DERBY DELLA CAPITALE – “Stefano Mauri è stato l’iniziatore del mio primo derby: prima della stracittadina andai ad una cena dove c’erano dei tifosi e ci raccontarono cosa significava il derby. All’inizio non capivo, poi nel primo derby facemmo il riscaldamento sotto la Nord, vedendo le facce dei tifosi capimmo che non potevamo assolutamente sbagliare”.
CAICEDO, PAROLO ASCOLTA IN STUDIO – “La sua storia è molto bella. Nel 2018 sbagliò due gol a Crotone e si diceva che dovesse andare via. Noi ci esponemmo per tenerlo perché sapevamo che si allenava bene ed era meglio lui che un altro. Volevamo che rimanesse. Alla cena di natale dell’anno 19/20 eravamo in un grande momento. Tutti volevamo dirlo, ma lui alla fine disse che avremmo lottato per lo scudetto”.
LUCAS LEIVA, PAROLO ASCOLTA IN STUDIO – “Lui era un grande anche a livello umano e come persona. Quando è arrivato doveva sostituire Biglia. I carichi quando cominciò il rirtiro erano pesanti e un po’ li soffriva, Inzaghi su questo brontolava. Poi nella sua prima partita in Supercoppa ebbe un contrasto con Cuadrado e lo ribaltò, ed era forse solo al 50-60% della sua forma fisica. Era una certezza. Tante volte giocavamo io e lui insieme. Ha portato, dopo Klose, nel gruppo l’esperienza internazionale che serviva. Sapeva portare la mentalità vincente, e non è facile”.
KLOSE – “Klose era di un altro livello mentalmente parlando. Lo vedevi in allenamento. Sapeva aprirci gli spazi con le sue giocate, infatti quell’anno in molti andammo in doppia cifra. Era intelligentissimo tatticamente, sapeva fare gol e far giocare bene la squadra. La giusta via di mezzo”.
AURONZO E TIFOSI – “ Quando ero ad Auronzo mi piaceva andare al campo a piedi, un po’ per sentire l’aria di montagna ma anche per stare vicino ai tifosi. ”.
INZAGHI – “Inzaghi rompiscatole in allenamento? Certamente pretendeva, ma era uno che aveva la capacità di far star bene il gruppo. Quando uscivamo insieme in ritiro, lui capiva l’importanza di quel momento che ci permetteva di fare gruppo. Poteva dirtene di tutti i colori, ma alla fine tutti stavano bene”.
PERUZZI – “Peruzzi era una figura importantissima. Partivamo in tre o quattro da Formello e andavamo a casa sua, non potrò mai dimenticare quelle cene a base di cinghiale”.
LULIC CON PAROLO IN STUDIO – “Lui rappresenta la tibia più famosa di Roma per quel 26 maggio. Senad mi ha fatto conoscere tanti bei vini, a inizio anno andavamo sempre tutti in un’enoteca. Non sapevi mai se crossava di destro o di sinistro, Senad mi ha fatto fare il quarto gol a Pescara, se ho fatto poker la colpa è sua (ride, ndr)”.
RUOLO DA DIRIGENTE – “Non me lo hanno mai proposto. Non mi è mai interessato perché avevo troppo legame con i miei compagni e non volevo passare dall’altra parte. Ho sempre pensato che dovessero passare almeno dieci anni, in modo tale che possano cambiare tutte le figure”.
IMMOBILE – “Nel 2016 dissi a Igli che dovevamo assolutamente prenderlo, è l’unico che fa gol sempre anche in allenamento”.
PAROLO IN STUDIO SUGLI SCHEMI DI SARRI – “Negli schemi di Sarri penso che mi sarei trovato bene. Ha un gioco particolare ma una volta che lo conosci riesci ad esprimerti al massimo. Il Parolo di 28-29 anni ci sarebbe calzato a pennello”.
L’ARRIVO DI PAROLO ALLA LAZIO – “Inizialmente ero restio a venire, perché avrei voluto giocare l’Europa League con il Parma, anche se poi non si iscrissero. Parlando con Pioli e gli altri ero un po’ titubante. Poi accettai e pensai di aver fatto la scelta giusta. Ero a Villa San Sebastiano per firmare, ho dovuto attendere il presidente per qualche minuto”.
LOTITO – “ll Lotito che conosco io non è quello che appare in pubblico. Molte volte a Formello parlava con noi e ci raccontava aneddoti interessanti. Poi quando gli chiedevamo ‘pres ma i premi?’ lui cambiava completamente. Prima di trattare con lui mi dovevo preparare, perché era sempre più preparato di me”.
PAROLO CENTRALE DI DIFESA – “Bisognava mettersi dove c’era possibilità di giocare. Nella gara di ritorno a Milano contro l’Inter tutti mi hanno detto che Lukaku mi ha trascinato, ma alla fine non ha segnato lui”.
MILINKOVIC – “Sergej è un giocatore forte. L’unica pecca era che secondo me non aveva la voglia di diventare un giocatore grande a livello internazionale. Poteva avere molto di più per il giocatore che era. Alla Lazio attuale manca proprio un giocatore come lui. Viene meno quella capacità di aprire spazi vincenti per gli altri. Guendouzi e Kamada messi insieme fanno un Milinkovic. Questa Lazio va meno di transizione. Forse Kamada sarebbe stato più adatto per Inzaghi”.
I TIFOSI DELLA LAZIO – “L’amore che ho per il calcio da quando avevo quattro mesi l’ho ritrovato nei tifosi della Lazio, mi danno sempre grande affetto”.
COREOGRAFIE DELLA CURVA NORD – “Sono bellissime, me le sto godendo adesso perché magari quando giocavo ero sotto negli spogliatoi e non potevo”.
Una grossa pecca. Romagnoli nel derby è andato vicinissimo al gol di testa (parata di Rui Patricio) e per la Lazio sarebbe stata una prima assoluta in questo campionato: i biancocelesti non hanno infatti mai segnato di testa (ci sono invece riusciti in champions sia con Atletico che con Celtic) e sono gli unici insieme a Salernitana (prossimo avversario curiosamente) e Udinese. In tal senso alla Lazio stanno mancando in generale i gol dei difensori: Marusic, Hysaj, Romagnoli, Casale, Patric, Lazzari: nessuno sta dando un contributo in tal senso.
Famiglia e sport. I gemelli Stefano e Lorenzo D’Agostini, arrivati in estate per rinforzare la Primavera della Lazio, sono cresciuti così. La storia che li lega ai biancocelesti però è particolare: per oltre un mese hanno aspettato il transfer per passare dall’Inter Miami alla Lazio. La burocrazia è stata risolta quando, lo scorso 21 settembre, sono diventati maggiorenni. Per questo hanno cominciato a giocare tardi, ma Lorenzo ha cominciato subito a segnare: 3 gol in 5 partite. Lui fa la punta, il fratello Stefano il difensore centrale. Hanno cominciato a giocare in America, dove sono nati (hanno il doppio passaporto), in una scuola calcio affiliata alla Juventus. Hanno avuto a che fare con Zidane, con Vieri, e con altri campioni del passato. Il destino però li doveva portare a Formello: è stato papà Americo a trasferire in loro la passione per il calcio. I nonni erano di Latina e di Frosinone, e tifosi della Lazio.
Papà Americo, sposata mamma Giovanna, ha aperto un’agenzia immobiliare a Miami. I due hanno sempre sognato di costruire una famiglia. Nell’ottobre del 2001 è nata la primogenita, Anastacia, quattro anni dopo anche i due gemelli. I D’Agostini sono da sempre molto uniti. Tutti credenti praticanti, condividono i propri valori e la fede. Anastacia accompagna spesso mamma Giovanna nei pellegrinaggi (recentemente sono state insieme a Lourdes), e si impegna molto nel sociale, Stefano e Lorenzo, accompagnati da papà Americo, nello sport. Già a 11 anni i gemellini, che facevano parte dell’accademia della Juventus, hanno vinto il South Florida U11. Insieme viaggiano molto: hanno visitato insieme cinque delle sette meraviglie del mondo moderno (compreso il Colosseo a Roma) e restano legati alle proprie radici. I D’Agostini, infatti, parlano inglese, italiano e spagnolo, nel rispetto degli antenati paterni e materni. Ai gemelli piace molto mangiare la pasta (a Formello, dove vivono, si stanno facendo insegnare le ricette romane) e fin da piccoli si sono sempre distinti nello sport: per due anni di fila hanno vinto il campionato di Miami. Lorenzo, in particolare, si è fatto notare perché estremamente freddo sotto porta. Forte fisicamente, sa giocare il pallone sia di destro che di sinistro. Alla Lazio, tornata nella prima divisione di categoria, deve sostituire Crespi, finito in prestito al Cosenza.
In estate Ivan Zamorano voleva portarli all’Inter. Loro però hanno scelto la Lazio, anche per avvicinarsi alla terra dei loro nonni. Sognando la Lazio, unendo famiglia e sport.