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RASSEGNA STAMPA

Immobile non ha mai segnato così poco: ma l’Italia mancata è un’opportunità di svolta

Immobile non ha mai segnato così poco: ma ora c’è un piano per la svolta

Niente Italia per lui, solo la Lazio, Lazio è basta. Periodo particolare per Ciro Immobile, convocato da Luciano Spalletti e eletto capitano quando le cose in campo faticavano a decollare, lasciato a Formello nelle due sfide decisive contro Macedonia del Nord e Ucraina.

Il rapporto della punta con l’Italia è sempre stato controverso, nel frattempo con o senza di lui, abbiamo mancato due Mondiali consecutivi e per sapere se parteciperemo a Euro 2024, bisognerà almeno pareggiare in casa dell’Ucraina. “Mi sembrava che in questo momento gli altri fossero più in condizione. In Champions ha segnato un gran gol, gliel’ho anche detto e gli ho fatto i complimenti quando l’ho chiamato e ci ho parlato al telefono”, ha rivelato il tecnico di Certaldo, quasi a ribadire un rapporto confidenziale con il capitano della Lazio.

Non lo dirà mai pubblicamente, ma Immobile non è certo soddisfatto della situazione creatasi a Coverciano. Sarri è contento di tenerselo a Formello, così l’erede di Inzaghi ha commentato la scelta di Spalletti. “Tutto sommato, Ciro mi ha detto che è meglio così, visto che ha appena ripreso ad allenarsi e ha bisogno di continuità di lavoro”, ha affermato a fine derby, come ricorda Il Corriere dello Sport.

Immobile vuole ripartire dal sigillo numero 200 con l’Aquila sul petto, su 312 segnate, media di 0,64 per match. L’inizio in stagione dell’ex Siviglia è stato condizionato dalla mancata continuità negli allenamenti, oltre che dal solito stop al flessore. Al momento il tabellino recita 3 reti gol nelle prime 12 giornate di serie A di campionato, record negativo in questo segmento con la Lazio. Nelle altre due peggiori performance, lo scorso anno e nel 2018-2019, nello stesso segmento ci campionato, i timbri erano stati rispettivamente 6 e 8, terminando a quota 12 e 15 reti.

Ciro che non ha mai segnato così poco ha bisogno di riprendersi la Lazio, è pur sempre l’ottavo marcatore di tutti i tempi del campionato italiano con 197 gol. Per farlo deve avere l’assistenza dei compagni, Luis Alberto in primis, oltre ad avere una condizione fisica che lo sostenga. Il lampo col Feyenoord e la buona prestazione al derby sono segnali incoraggianti. Il dogma resta uno però: giocare solo quando il fisico risponde. Le cicatrici sui due flessori testimonino la fatica e i 34 anni che arriveranno a febbraio. Un bomber come Ciro per segnare non ha bisogno di partire sempre titolare.

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NAZIONALI

Uomini contati a centrocampo: Sarri spera, Kamada può rientrare prima

Come riportato dal Corriere dello Sport, Daichi Kamada potrebbe far ritorno anticipato a causa di un fastidio alla schiena accusato durante la partita contro la Birmania. Sarri spera di riaverlo disponibile prima del previsto. Luis Alberto è squalificato, Vecino è alle prese con una lieve lesione al gluteo, quindi il ritorno anticipato del giapponese sarebbe un vantaggio nella preparazione contro la Salernitana. Con le opzioni a centrocampo ridotte a causa di squalifiche e infortuni, il tecnico biancoceleste spera di poter contare su Kamada in anticipo rispetto alle previsioni iniziali. La decisione sulla sua partecipazione alla prossima partita sarà presa dopo la valutazione dello staff medico del Giappone.

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ESCLUSIVE

ESCLUSIVA – Radiosei incontra Cataldi: “L’odio del derby finisce al 90′. Sarri unico e ci siamo chiariti”. Poi su Immobile ed i nuovi: “Guendo matto, Rovella promette, Kamada di ghiaccio…” (AUDIO)

Mister 300 presenze Cataldi ai microfoni di Radiosei

Mister 300 presenze (superate) con l’Aquila sul petto ai microfoni di Radiosei. Porte aperte a Formello alla radio dei tifosi della Lazio e chi se non Danilo Cataldi poteva essere il prescelto per ribadire il proprio amore per questi colori, riflettere su quello che è stato, analizzare il presente, svelare retroscena e proiettarsi ad un futuro ancora tutto da scrivere. Ecco nel dettaglio il botta e risposta andato in scena con il nostro Alessio Buzzanca tre giorni dopo il derby pareggiato con la Roma: “Siamo entrati in campo per vincere la partita. Loro sono partiti forti i primi dieci minuti, ci aspettavamo una Roma aggressiva visto che comunque veniva da una sconfitta e da due due derby persi in un solo anno. Poi, piano piano, abbiamo preso in mano la partita, il rammarico è stato quello di aver finito il primo tempo 0-0. Nel secondo tempo abbiamo iniziato così così, sbagliando qualche pallone di troppo. La gara era indirizzata verso il pari, non ci andava bene, ma a volte in campo capita che ti senti di poter fare qualcosa di più ma non riesci. Non credo che ci siamo accontentati, ma siamo stati intelligenti a gestire la partita ed il momento. Se avessimo sfruttato anche una sola occasione nel momento buono la gara sarebbe cambiata. Poi è anche giusto ragionare e non allungarti inutilmente se capisci di non farcela“.

Da centrocampista, ti senti di dire che Sarri è un tecnico che bada soprattutto alla fase difensiva?
“Non credo si possa etichettare la sua filosofia, le due fasi di gioco richieste sono veramente connesse. Chiede una pressione alta, quindi in automatico se riesci a rubare palla nelle zone di campo pericolose sei già in area avversaria. Lui richiede molto in fase difensiva, con questo pressing alto devi cercare di di coprire palla il più possibile per i difensori che lavorano in una certa maniera. Forse esagero però credo sia l’unico al mondo che lavora con i quattro difensori in totale simbiosi. Anche lavorare con lui a livello offensivo è difficile. E’ un tecnico che vuole sempre la giocata a due tocchi, la palla deve viaggiare veloce e devi sempre sempre stare messo bene per chiudere le linee di passaggio. C’è tutta una lettura sulla palla che è complicata, ma non lo definirei un allenatore difensivista”.

Vi siete chiesti il perché dal punto di vista offensivo le cose non girano come la scorsa stagione?
“Ogni stagione ha la sua storia, ma penso che dipenda anche un po’ da quello che dicevo prima. Forse abbiamo anche un po’ di difficoltà a cercare di recuperare palla in zone del campo dove puoi fare subito male. L’anno scorso tanti gol sono arrivati da questo, da una pressione alta e con due passaggi eravamo già dentro la porta. Magari i giocatori che potenzialmente possono saltare l’uomo stanno avendo delle difficoltà, ma la realtà è che ci sono tanti fattori che influiscono”

Il calendario con sei big-match nelle prime dodici ha pesato…
“E’ fuori discussione che magari possa avere un peso, ma non so quanto ci abbia potuto destabilizzare. Un minimo peso ce l’ha avuto, quando inizi male con due squadre più abbordabili e poi devi recuperare contro Napoli, Milan e Juventus non è semplice. Oggi in Italia ed in Europa, fai fatica con tutte le squadre. Tutte sono organizzate, tutte ti studiano, non c’è nulla di scontato neanche contro l’ultima in classifica”.

Passiamo a te, perché Sarri ha detto che hai trovato meno spazio a causa del fatto che hai reso meno in allenamento ed in partita?

“Per quanto riguarda l’allenamento, ne ho parlato anche con lui, sono sicuro di poter dire che non esista questo problema. Anche il mister mi ha confermato che il suo riferimento era solo alle partite, a a quelle che ho giocato. Ci tengo a sottolinearlo perché è un aspetto che riguarda la mia etica. Magari in quelle cinque, sei gare che ho giocato all’inizio certamente non sono stato brillante come nella scorsa stagione. I risultati non positivi hanno fatto il resto, ci sta provare a cambiare qualcosa. Nell’ultimo mese, Rotterdam a parte, la Lazio è cresciuta per atteggiamento e rendimento. Così i risultati arriveranno”.

Dei nuovi che ci dici?

“Castellanos mi piace, è affamato, farà molto bene. Tecnicamente sa giocare con la squadra, può darci una grande mano. Nico (Rovella, ndr) è un ragazzo promettente che farà tanta strada, è uno che si impegna nel quotidiano, ha già una testa salda. Guendouzi è un ragazzo incredibile in senso positivo, è un personaggio che ti fa stare bene, è divertente ed un ottimo giocatore. E’ mezzo matto, ma è una persona positiva. Isaksen ha grosse qualità, nella scorsa stagione ci ha rovinato. Farà bene, deve solo abituarsi ad un mondo diverso, ha solo bisogno di tempo. Kamada a livello culturale è di un altro mondo. E’ particolare, molto intelligente, capisce ogni cosa subito. Averlo nello spogliatoio, è quasi un ragazzo di ghiaccio. Sembra non si faccia prendere dalle emozioni. Prima del derby aveva una calma incredibile, credo sia anche un bene in questo tipo di ambiente“.

Immobile in poche parole

“E’ intoccabile. Sento tante cose, tanti pareri soggettivi, ma i numeri dicono tanto. Quando un giocatore ha questi numeri non può essere attaccato. Poi anche come persone e capitano non è discutibile. Ciro è Ciro”.

Nello spogliatoio parlate anche di argomenti che possono colpirvi come essere umani? Penso all’invasione dell’Ucraina o a quanto sta accadendo in Israele

“Sicuramente, se ne è parlato. Poi io personalmente non sono attento ai particolari, ma ci aggiorniamo. Sono argomenti delicati, siamo una squadra, magari all’interno ci sono persone che hanno fedi diverse, culture diverse. Noi siamo privilegiati, ma non viviamo in una bolla, ma non siamo estranei dal contesto. Finisce il derby e torno a casa dove c’è mio figlio, mia moglie. Il calcio è stupendo, la Lazio è la mia vita, ma c’è tanto altro. In campo durante il derby ci odiano con gli avversari per 90′, poi però basta, finisce lì, affrontiamo anche noi i problemi di tutti i giorni”

Il più simpatico ed il più introverso nello spogliatoio?

“Ce ne sono tre o quattro, faccio il nome di un insospettabile, Lazzari. Sembra serioso, ma dentro lo spogliatoio si fa sentire positivamente. Per quanto riguarda la seconda, per ora dico Daichi (Kamada, ndr). Lo conosciamo ancora poco, ma piano piano lo porterò a cambiare (ride, ndr)”.

Sarri che tipo è?

“Si vede poco nel nostro spogliatoio. Arriva, fuma (ride, ndr), parla poco ma quello che dice fa cassazione. Malgrado sia di poche parole arriva, è simpatico ed incisivo”.

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(Pubblicato alle 08,30 del giorno Venerdì 17 Novembre)


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CALCIOMERCATO

Fascia sinistra: la Lazio insiste per Savinho. Ma serve il passaporto per gennaio

Il mercato estivo è terminato, quello invernale si avvicina e la Lazio pensa a come rendere la rosa più competitiva. Maurizio Sarri non ha fatto richieste particolari, ma se dovesse presentarsi una buona occasione, il ds Angelo Fabiani non si tirerebbe indietro.

Al momento, l’unico calciatore che potrebbe lasciare Formello sembra essere Mario Gila. Per il centrale spagnolo zero minuti in tutte le competizioni, se la situazione non cambiasse, l’ex Castilla (società di terza divisione afferente al Real Madrid che detiene il cartellino del centrale) a gennaio potrebbe chiedere la cessione. Al suo posto, potrebbe arrivare dall’Empoli il 19-enne Gabriele Guarino, anche lui mai a referto ma con il gradimento di Sarri.

Cambiando reparto, secondo la Gazzetta dello Sport, la Lazio ha mantenuto viva l’attenzione su Savio Moreira de Oliveira, per tutti Savinho. L’esterno brasiliano col Girona sta esplodendo, 4 gol e 4 assist in 13 match di Liga. Il mancino brasiliano – 6 presenze con l’Under 20 verdeoro – è di proprietà del Troyes, contratto fino al 2027, società della stesso gruppo che gestisce il New York City, club che in estata per 19 milioni ha ceduto Castellanos alla Lazio.

Savinho agisce sulla sinistra, il suo approdo a gennaio sarebbe legato ad una condizione: acquisire il passaporto comunitario. Nella Lazio i due slot sono occupati da Kamada e Catellanos appunto. Diversamente, si tenterà l’assalto a giugno, soprattutto se a sinistra Zaccagni non trovasse l’accordo per il rinnovo del contratto in scadenza 2025.

Foto: profilo Instagram savinho

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ESCLUSIVE

‘SVB’ – Pino Capua: “In Italia Gomez sarebbe stato subito sospeso” (AUDIO)

Pino Capua è intervenuto stamattina nella trasmissione “Sei Volte Buongiorno”. Il chirurgo ha parlato del momento vissuto dall’Italia, soffermandosi poi sulle vicende relative a Paul Pogba e Papu Gomez, entrambi squalificati a causa del doping.

“La vittoria di ieri sera con l’Italia è stata bellissima e importante, Spalletti ha fatto un ottimo lavoro. Mi sono emozionato nell’assistere ad un match con uno stadio Olimpico quasi sold-out che ha aiutato la squadra”, ha detto il presidente della Commissione Antidoping della Figc.

Capua ha fatto il punto sulla situazione del centrocampista della Juventus, positivo al testosterone il 20 agosto dopo il match di Udine, risultato confermato il 5 ottobre dalle controanalisi. “Noi abbiamo finito il nostro lavoro, ora spetta al Tribunale fissare la pena. Io ai ragazzi dico sempre di dire la verità, senza inventarsi storie strane tipo shampoo adulterati o altro. Non serve a niente. Noi pensiamo soprattutto alla salute dei giocatori – spiega ancora – anche per questo stiamo facendo un grosso lavoro sulla prevenzione e sull’informazione”.

Lo specialista ha spiegato cosa sarebbe accaduto in Italia circa il caso Papu Gomez, il giocatore dell’Atalanta che lo scorso 20 ottobre è stato squalificato per due anni dall’Agenzia antidoping federale spagnola. Il Campione del Mondo era stato trovato positivo a inizio novembre, senza essere sospeso ha potuto giocare. L’ex Atalanta ha vinto Mondiale ed Europa League col Siviglia.

“La prima cosa che voglio dire che in Italia il giocatore sarebbe stato sospeso immediatamente, così agiamo se un calciatore risulta positivo ad uno dei farmaci vietati presenti nel codice della Wada – sottolinea ancora – Fatico a comprendere cosa sia accaduto in Spagna. Noi siamo stati avvisati dal Monza, ma né la Figc né il club spagnolo erano a conoscenza del controllo che Gomez aveva subìto in Spagna a novembre scorso”

Foto: Instagram papugomez_official

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APPROFONDIMENTI NEWS

Zaccagni, Provedel e Guendouzi: gli ultimi acquisti diventano primi

Gli ultimi, ma si son trasformati nei primi. O poco ci manca. Nelle ultime sessioni di mercato la Lazio spesso, in maniera più o meno consapevole, ha piazzato i colpi migliori sul gong: nel 2021 arrivò, nelle ultime ore di mercato, Zaccagni, diventato titolare inamovibile. Un anno fa, a ridosso della prima di A, arrivò Provedel: doveva fare il secondo a Maximiano, si prese subito il posto. Simile la storia di Guendouzi, che ha già conquistato i tifosi. Sono gli ultimi arrivati, ma fra i primi nelle gerarchie. Ieri intanto la squadra è tornata in campo: assenti i nazionali e gli infortunati Marusic, Vecino e Zaccagni.

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PRIMAVERA

Primavera, finalmente tanti talenti: c’è fiducia nel futuro

Fiducia nel futuro. Dopo anni di difficoltà, con la Primavera sorprendentemente costretta per più stagioni a disputare il campionato di seconda divisione, la Lazio sta vedendo fiorire la squadra Primavera. Nella Youth League i ragazzi allenati da Sanderra sono stati eliminati, ma se la sono sempre giocata alla pari con Atletico Madrid, Celtic e Feyenoord, società che sono solite tirare fuori ragazzi interessanti. In campionato i biancocelesti, benché siano neopromossi, si ritrovano al terzo posto, a -3 dall’Inter capolista. Una buona stagione, con qualche giocatore che sta lasciando intravedere qualità interessanti.

In porta non stanno sfigurando né Federico Magro (classe 2005, impegnato in campionato) né Davide Renzetti (nato nel 2006, utilizzato nelle coppe). Davanti a loro convince il capitano Fabio Ruggeri, ma stanno facendo bene anche Bordon e Dutu. Sono però soprattutto gli attaccanti che a Formello si stanno facendo notare: Diego Gonzalez, Sanà Fernandes e Lorenzo D’Agostini. Il primo è un classe 2003 paraguaiano. Ha giocato dieci partite con la nazionale sudamericana U20: è un sinistro naturale, sa giocare su entrambe le fasce. La Lazio lo ha preso a gennaio, lui si è fatto tutto il ritiro con la prima squadra in attesa di avere l’occasione di dare un contributo anche a Sarri. In Paraguay parlano benissimo di lui. Tecnico e veloce (è alto 177 centimetri), punta spesso gli avversari per provare a creare superiorità numerica. In questa stagione ha segnato due gol e servito un assist. Non tantissimo per le sue qualità. Chi invece impressiona sistematicamente è Saná Fernandes. Nato nel 2006, compirà 18 anni a marzo. La Lazio lo ha preso nel 2022 quando si è svincolato dallo Sporting Lisbona. In possesso di un doppio passaporto (bissau-guineano e portoghese), gioca prevalentemente come esterno sinistro d’attacco pur essendo destro. Gli piace accentrarsi e calciare, ma anche cercare le imbucate per i compagni. Particolarmente mingherlino (alto 165 centimetri), quando accelera è difficile stargli dietro. Vanta già 4 gol e 5 assist fra campionato e Youth League. Il suo procuratore, Federico Pastorello, si è detto sicuro che avrà una grande carriera, ma a Formello in realtà ne sono convinti in molti.

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FORMELLO NEWS

FORMELLO – Solo terapie per Marusic e Zaccagni. Recuperato Luis Alberto

Due allenamenti, poche buone notizie. Nemmeno alla ripresa dei lavori il tecnico Maurizio Sarri ha potuto fare affidamento su Marusic e Zaccagni, alle prese con le terapie per recuperare dai rispettivi problemi. Si è rivisto in campo Luis Alberto, che però alla ripresa del campionato, contro la Salernitana, sarà squalificato. Non arrivano buone notizie dal Giappone: Kamada, in gol contro la Birmania, sente dolore alla schiena e dovrebbe rientrare in anticipo.

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Felipe papà: “Helena, la Lazio, sono grato alla vita. Rinnovo? Presto l’incontro decisivo con Lotito”

Ha dormito poco in questi giorni. Prendere sonno nell’ultima settimana non sarà stato semplice in casa Anderson, tra l’ansia da derby e l’arrivo della piccola Helena. Attraversa le porte dello Stadio Fersini subito dopo pranzo, Felipe ci concede mezz’ora del suo tempo prima di tuffarsi in palestra. A 31 anni ancora da compiere, la sua vita è cambiata completamente: «Diventare padre è sempre stato uno dei miei sogni, anche quando ero più giovane. I bambini mi sono sempre piaciuti. È un’emozione che non si può spiegare».

Com’è andata la prima notte?

«Grazie a Dio sta andando tutto bene. Dorme, anche se c’è qualche momento in cui piange. La madre da mezzanotte alle otto non mi sveglia, vuole che mi riposi, poi durante il giorno ci sono di più».

Le mancano nove presenze per tagliare il traguardo delle 300 partite: che cosa rappresenta la Lazio per Felipe Anderson?

«Da quando sono tornato mi sono sposato, ho avuto la bambina, è l’ottavo anno qui. La Lazio come ho sempre detto non è più una squadra o un club, è molto di più. Soprattutto adesso che è arrivata questa fantastica novità nella nostra vita, sono sempre grato di essere qui. Non so ancora spiegare a parole quanto sia importante la Lazio per me».

Ci sono speranze che sua figlia Helena farà l’asilo nido qui a Roma?

«Con il presidente abbiamo un rapporto ottimo, stiamo parlando. Secondo me siamo sulla buona strada, per me e per la Lazio. Presto ci saranno delle novità, avremo un incontro i prossimi giorni e vediamo gli ultimi dettagli. Credo che manchi poco per prendere una decisione. Ho sempre detto a tutti di voler dare priorità alla Lazio e trovare un accordo che faccia felici tutti quanti. Anche il presidente ci ha dimostrato la voglia di voler continuare insieme. Vediamo nei prossimi giorni quello che succederà».

Cosa è successo in estate con le offerte che le sono arrivate dall’Arabia Saudita e non solo?

«A fine giugno ci hanno chiamato per capire come fosse la situazione, se avevo voglia di andare via dalla Lazio. Sapendo che ero in scadenza, tante squadre mi hanno contattato, ma si è trattato di sondaggi, mai di trattative vere e proprie».

Ci racconta qualcosa sul suo ritorno alla Lazio?

«Dopo l’esperienza al Porto, dove ho giocato poco, sono tornato a Londra e ho chiesto a mia sorella, che era già la mia agente, di capire se ci fosse la possibilità di tornare alla Lazio, magari anche solo in prestito. Appena ho capito che si poteva fare, ho preso la palla al balzo. Ho parlato sia col presidente che con il mister, ma quando ormai era tutto definito».

Quando pensa a casa tua, le viene in mente il Brasile o Roma?

«Quando vado in Brasile è perché vado da mia madre, lì non ho ancora casa mia. Io penso di restare ancora tanto tempo in Europa, casa mia è qui a Roma».

Sulla dichiarazione d’amore di Sarri per lei e sul vostro rapporto…

«Quando lo sento che dice cose così belle su di me, mi viene ancora più voglia di ripagarlo sul campo per questa fiducia. Non è facile trovare un allenatore che punti su di te, che dice queste cose. Io con lui devo solo dare tutto sul campo e migliorare. Lui ci sta chiedendo più movimenti, più giocate veloci e più gol».

Felipe Anderson come sta vivendo questo inizio di stagione difficile con la Lazio?

«Secondo me tutto il gruppo pensa al bene della squadra, i singoli però devono migliorare. Stiamo iniziando ad avere solidità, questo ovviamente sul lungo periodo ci porterà i punti che ci mancano. Serve ancora qualcosa in più dal punto di vista degli spunti individuali. Soprattutto quando non arrivano le prestazioni e non posso incidere come vorrei mi resta un po’ di amaro in bocca perché non siamo nella posizione di classifica dove dovremmo essere. Nelle ultime partite però abbiamo visto che la squadra sta tornando».

Si sente così al di sotto rispetto all’anno scorso?

«Noi mettiamo sempre al primo posto la squadra e se la squadra non è nella posizione che noi vorremmo ognuno si guarda dentro per cercare di fare meglio. Ci dispiace non riuscire a fare il massimo per la Lazio».

L’ultima partita era stanchissimo…

«Siamo calati un po’ fisicamente, anche su questo lavoreremo in vista delle prossime partite».

Lo scorso anno ha giocato tanto da falso nove, ma qual è il suo ruolo preferito?

«Il mio posto preferito in campo è dove posso giocare più palloni. In quel momento da attaccante mi sono divertito tanto perché ero al centro del gioco. Sull’esterno ho giocato la maggior parte della mia carriera e devo crescere ancora con il movimento senza palla».

Cosa successe quella sera contro il Genoa? Non le andava di giocare esterno del centrocampo a cinque e lo ha detto a Inzaghi…

«Mi dispiaceva perché non potevo fare ancora bene quel ruolo. In quella posizione stavo tanto tempo senza giocare la palla. Sarà stato per l’età, mancanza di maturità, sicuramente non ripeterei certi atteggiamenti. Però mi ha fatto crescere giocare in quella posizione: non è che non volessi farlo, provavo a dare tutto. Quel periodo però è stato quello che mi ha fatto crescere di più perché ho imparato a fare la fase difensiva».

Quanto pesa a Felipe Anderson l’assenza di Milinkovic?

«È una questione di sintonia tra i giocatori che giocano da quella parte. Dobbiamo parlare di più, conoscerci maggiormente. Anche perché nel calcio di oggi non c’è tempo, bisogna fare tutto in modo automatico. Ma nelle ultime partite siamo cresciuti molto, anche per le cose che ci chiede il mister».

Rimpianti per quanto riguarda il derby?

«Se avessimo avuto una posizione migliore di classifica avremmo rischiato un po’ di più, anche se eravamo un po’ calati fisicamente perché avevamo speso tanto. Se avessimo avuto più punti sarebbe stato più facile anche a livello mentale. Ora la Lazio ha solo bisogno di punti, è questa la priorità».

Arrivare agli ottavi di Champions è uno dei vostri obiettivi?

«Se vogliamo cambiare mentalità, non solo noi ma tutto l’ambiente, dobbiamo puntare a passare il turno. Ma non solo in Champions, lo stesso discorso va fatto in Coppa Italia e in campionato. Sempre alzare l’asticella. Tutti devono capire che la Lazio vuole lottare sempre per tutti gli obiettivi. Non sarà facile perché ci sono tante squadre che al di là della qualità hanno anche l’esperienza di giocare questo tipo di partite, lo abbiamo visto molto bene in Champions».

Parla con Isaksen, gli dà dei consigli? Pensa che sia un calciatore forte?

«Secondo me in Italia serve sempre un po’ di tempo, anche io ne ho avuto bisogno. Per me lui farà cose grandiose perché ha tanta voglia, lo dimostra in ogni allenamento, è umile. Io ho una bellissima amicizia con lui. Gli dico sempre: “quando entri devi segnare, hai un dribbling incredibile”. Ha tantissima voglia di lavorare e di prendersi il posto».

Sulla possibilità del suo amico Neymar di vincere ancora il Pallone d’Oro…

«Ci dispiace per gli infortuni degli ultimi anni che lo hanno allontanato dai vertici e dall’élite del calcio mondiale. Però lui ha tanta voglia, c’è gente che lo cura ogni ora del giorno per farlo tornare al top anche per il Brasile. E penso che il suo obiettivo è il prossimo Mondiale: se lo vince può ancora pensare di conquistare il Pallone d’Oro perché uno come lui se lo merita». Il Tempo

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Cardone: “Kamada, problema alla schiena da monitorare. Vecino forse col Celtic” (AUDIO)

Scenografie nei derby e Kamada, GIULIO CARDONE in diretta a ‘QUELLI CHE…’

“Le scenografie della curva nord dei derby mi rimangono tutte nel cuore. Difficile dire quale sia la più bella. Sono tante e tutte di livello.

Il Giudizio universale e l’aquila stilizzata sono quelle che mi rimangono più impresse, ma difficile fare classifiche.

Vanno valutate le dichiarazioni di Kamada fatte dopo il match contro la Birmania. Lui ha lamentato un problema alla schiena dicendo che non sa se rimarrà o no in ritiro con la Nazionale giapponese. E’ una situazione che va monitorata.

Vecino ha un problema muscolare al gluteo. Nulla di particolarmente grave, ma difficilmente lo vedremo in campo contro la Salernitana. Più probabile contro il Celtic. A questo si aggiunge Zaccagni che è out per la distorsione al ginocchio, oltre a Luis Alberto che è stato squalificato.

Felipe Anderson non ha problemi particolari, il suo cambio al derby era solo per stanchezza.

Tra l’altro a Salerno troveremo sempre il solito clima ostile legato alle diatribe contro il presidente Lotito. Diatribe he continuo a non capire: Lotito prese la Salernitana praticamente al fallimento e dalla serie C l’ha portata in serie A. Fatico a comprendere le ragioni delle contestazioni a Lotito rispetto a ciò che ha dato alla Salernitana”.

Alessio Buzzanca