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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Abbate: “Esami per Zaccagni, va verso il forfait. Isaksen se la gioca con Pedro. Insigne, solo se parte lo spagnolo” (AUDIO)

ALBERTO ABBATE (Il Messaggero) in collegamento a ‘NMM’!

“Le indicazioni che arrivano dal punto di vista dell’infermeria in ottica Salernitana sono negative per quanto riguarda Vecino e positive, invece, su Kamada. C’è ottimismo per il problema alla schiena, non dovrebbe precludergli Salerno. Vedremo nelle prossime ore. Con Zaccagni probabilmente out e che in questi minuti sta svolgendo degli esami importanti in Paideia, non credo sia scontato che Sarri scelga nuovamente dal primo minuto Pedro. Isaksen è in crescita e lo spagnolo ha ampiamente dimostrato di dare il proprio meglio subentrando dalla panchina. Sarà un ballottaggio, mentre credo non ci siano dubbi sul fatto che Rovella riprenderà una maglia da titolare. Mercato gennaio? Siamo fermi al discorso uscite, Basic e Gila vanno piazzati, per il resto in attacco non arriverà nessuno se non dovesse partire Pedro. Se lo spagnolo dovesse anticipare l’addio all’inverno si potrà fare un discorso più ampio su alcuni giocatori che piacciono. Magari potrebbe arrivare un’offerta dalla Spagna che possa convincere le parti. Insigne, come già detto, è legato a questo scenario”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Verso Salerno, Cardone: “Marusic e Kamada si, Vecino no” (AUDIO)

GIULIO CARDONE (La Repubblica) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!

“Oggi pomeriggio la Lazio torna ad allenarsi e si farà la conta della situazione. Marusic rientrerà già a Salerno, poi ci sono delle situazioni a limite come quelle di Zaccagni e Vecino che vanno monitorate. Non credo riusciranno ad esserci alla ripresa, anche se ci sono ancora dei giorni a disposizione. Non penso, poi, che il problema alla schiena di cui ha parlato Kamada possa essere tanto importante da fargli saltare la gara di sabato all’Arechi. Oggi proveremo ad approfondire ulteriormente questa ed altre situazioni. L’uruguaiano potrebbe tornare direttamente con il Cagliari visto che sarà squalificato in Champions con il Celtic.

Flaminio? Un ginepraio. Continuo a pensare che qualcosa davvero si sta muovendo, al netto dei tanti ostacoli che ci sono e vanno superati. Mi hanno colpito molto le parole perentorie di Alessandro Onorato. Bisogna andare avanti nel progetto e da quello che risulta è proprio dal Campidoglio che c’è la percezione di una volontà diversa da parte di Lotito”.

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RASSEGNA STAMPA

Non solo per Ciro, la sosta per recuperare il miglior Casale

Al termine della pausa nazionali la Lazio scenderà in campo contro la Salernitana. Un match fondamentale per la risalita dei biancocelesti in classifica. Maurizio Sarri vorrebbe tornare ad attuare alcune rotazioni in difesa ma, per farlo, deve ritrovare il miglior Casale. Come riporta il Corriere dello Sport, Sarri vuole ritrovare il miglior Casale, nonostante le ottime prestazioni di Patric al fianco di Romagnoli. Durante questa sosta l’ex Verona sta cercando di recuperare la forma migliore, per tornare al rendimento offerto lo scorso anno. Alla ripresa i biancocelesti saranno sottoposti a un nuovo tour de force, dunque poter applicare qualche rotazione può risultare fondamentale. In vista del match contro la Salernitana dunque lo spagnolo parte favorito, ma il ballottaggio è aperto.

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DICHIARAZIONI

Zaccagni: “Voglio rinnovare, ultimamente pochi contatti ma Lotito si muove così… Derby? Si è vista la differenza”

In una lunga intervista al Corriere della Sera, Mattia Zaccagni ha aperto al rinnovo con la Lazio e non solo:

TIFOSI – «Ho bisogno di capire che cosa significa la maglia per i tifosi per rendere di più. Ci sono differenze fra le tifoserie, senza dubbio. Quella fra laziali e romanisti si è vista dalla scenografia dell’ultimo derby».

INIZI – «A 5 anni mio padre mi iscrisse alla scuola calcio. Lui e mamma erano disperati perchè a furia di pallonate in casa rompevo tutto: lampade, foto, tutto. Mi ricordo un mobiletto che consideravo a forma di porta e quindi perfetto per giocare. Mi svegliavo a ogni ora per vedere partite di campionati improbabili. All’epoca non lo vedevo come un lavoro».

STIPENDI – «In Arabia offrono stipendi decuplicati. Finché non si riceve un’offerta del genere non si può giudicare. Io ho avuto stipendi graduali. Ho giocato in Serie C, in B e poi in A. La crescita è stata gestibile. Altri vanno da zero a cento. Per loro sarebbe giusto che le società mettessero a disposizione un tutor che aiuti a dare il giusto valore ai soldi».

OBIETTIVI – «Vincere un trofeo con la Lazio. Ci stiamo riprendendo dopo un inizio negativo, ma siamo forti. Purtroppo, rispetto al passato, il calcio è cambiato. Per le società è importante arrivare in Champions per ricevere soldi. Per me invece contano i titoli. Si gioca per vincere e i tifosi sognano quello. Un compromesso sarebbe fare in modo che attraverso la Coppa Italia si arrivi in Champions. Altrimenti si rischia che società, giocatori e tifosi abbiano priorità diverse. E questo crea distanza».

PAROLE GIUFFREDI E RINNOVO – «A 28 anni non posso farmi destabilizzare da quel che dicono gli altri. Lui ha espresso il suo parere che credo sia stato mal interpretato. Voglio rinnovare? Certo, e la società lo sa. Ultimamente non ci sono stati molti contatti ma Lotito si muove così: mette da parte il discorso e poi lo riaffronta. Ha i suoi tempi ma credo sia giusto affrontare prima la questione relativa al rinnovo di Felipe Anderson che scade tra pochi mesi. Il mio contratto invece scadrà nel 2025».

STERILITA’ OFFENSIVA – «Solo un momento, siamo anche stati sfortunati con tanti pali. L’anno scorso ho reso tutta la stagione, ma sono arrivato un pò stanco e meni lucido. Devo ritrovare quella condizione. Una volta rientrato dall’infortunio, che non è serio, spero di dare un contributo maggiore. Con Sarri sono cresciuto, mi ha insegnato ad attaccare l’area e ad essere più concreto. Niente gol dalla 30esima alla 38esima giornata? Non lo sapevo, mi fa strano. Quest’anno però giuro che segnerò».

TERZINO DI PIEDE SINISTRO IN SUO AIUTO – «C’è Luca Pellegrini. Ma con Lazzari a destra è difficile farlo giocare per gli equilibri. Mi aiuterebbe, ma Marusic e Hysaj rendono».

SOCIAL – «I social sono pericolosi: ci sono persone fragili che in seguito a questo tipo di messaggi che ricevono compiono gesti estremi. Recentemente un ragazzo si è suicidato in diretta su TikTok, e non è il primo. La politica dovrebbe prendere a cuore la situazione. Bannare chi si dimostra violento verbalmente potrebbe essere una soluzione».

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RASSEGNA STAMPA

Lotito, il Flaminio a fari spenti. Nervi: “Non può diventare lo stadio della Lazio”

Lotito si sta convincendo sullo stadio Flaminio. Ne parla Repubblica che, oltre a riportare  le dichiarazioni all’Auditorium del presidente della Lazio, sostiene che il patron si è convinto a presentare un progetto al Comune per rilevare l’impianto abbandonato dal 2011. “Con i suoi tempi, lunghi. Con i suoi modi, imprevedibili. Tra paletti, dubbi e timori, Claudio Lotito si sta avvicinando allo stadio Flaminio. Al Campidoglio più di qualcuno sa che qualcosa potrebbe succedere, anche se rimane lo scetticismo di molti. Adesso – si legge sul quotidiano – altri passi in avanti nell’ombra, tra discorsi informali e incontri privati. Senza però giocare a carte scoperte, anche se ora sembra essere arrivato il momento”.

Repubblica, però, ha intervistato anche Elisabetta Margiotta Nervi, segretaria generale della Pierluigi Nervi Project Foundation. La sua posizione sul Flaminio alla Lazio è netta: “Vogliamo che il Flaminio torni a vivere, ma non può e deve diventare lo stadio della Lazio: verrebbe snaturato. Se il Comune lo darà a Lotito, noi con l’appoggio delle associazioni daremo battaglia e valutiamo il ricorso”.

I temi cruciali sono la copertura e la capienza: “Lotito giustamente ha bisogno di 45 mila posti. Per realizzarli verrebbe meno l’aspetto estetico del Flaminio, che è perfettamente inserito nel quadrante. Le tribune – dice Elisabetta Nervi – formano un’onda che sembra adagiarsi accanto alla collina dei Parioli e ne riprende il movimento. Se il numero di seggiolini da 20 mila diventasse 40 mila, non sarebbe un altro stadio? E poi pensate alla copertura: l’impianto di Nervi verrebbe imprigionato e imbavagliato da una struttura esterna. Che poi mi chiedo dove sorgerebbe, c’è poco spazio per i piloni. Il Flaminio non può essere utilizzato come una sorta di zoccolo per metterci sopra un’altra arena. Non va distrutto, che non vuol dire non fare nulla: è un falso mito”.

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RASSEGNA STAMPA

Legato a Sarri, agenti di Luis e voglia d’Italia: Insigne si fa avanti con la Lazio

La Lazio cerca un’ala offensiva sul mercato e una delle ultime suggestioni porta a Lorenzo Insigne, ora al Toronto ma secondo il Corriere dello Sport tentato da un ritorno in Italia. Il club capitolino sta valutando pro e contro dell’operazione, dato che l’ex Napoli guadagna 7,5 milioni all’anno e, lasciando il Canada prima di due anni (l’arrivo è datato 2022) e cambiando residenza, sarebbe costretto a riconoscere qualcosa anche al fisco statunitense. 

Le suggestioni di vedere Insigne alla Lazio aumentano per la presenza di Sarri in panchina e dello storico amico Immobile: l’idea dell’attaccante sarebbe di provare a svincolarsi trovando un accordo di risoluzione che interrompa il contratto fino al 2026. L’altra opzione porta a Wilfired Gnonto, valutato circa 20 milioni dal Leeds, oltre a Artur del Palmeiras e di Savinho del Troyes.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, Salernitana nel mirino: Kamada (rientrato) a tutti i costi

Dopo due giorni liberi, nel weekend della sosta per le nazionali, la Lazio oggi torna al lavoro a Formello. Inizia da oggi la settimana che porta alla trasferta dell’Arechi contro la Salernitana di Pippo Inzaghi, in programma sabato alle 15. In attesa che tornino i nazionali (Provedel, Lazzari e Hysaj), Sarri nelle prossime ore scoprirà chi potrà avere a disposizione a centrocampo contro i granata. Intanto tornerà Kamada, rientrato anzitempo dalla nazionale giapponese, con cui ha segnato anche un gol in settimana. Il centrocampista ha accusato un leggero fastidio alla schiena, verrà valutato dallo staff biancoceleste. La sua presenza è fondamentale sabato, perché Sarri dovrà rinunciare allo squalificato Luis Alberto. Stesso discorso per Vecino, che ha saltato la convocazione con l’Uruguay per uno stiramento di primo grato al gluteo accusato nel derby. Difficile che ci sia sabato, ma non impossibile: i controlli delle prossime ore chiariranno la situazione.

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DICHIARAZIONI PRIMAVERA

Sanà Fernandes punta in alto: “Sogno lo scudetto con la Lazio”

La stella della Primavera biancoceleste si racconta a 360 gradi. Parola a Sana Fernandes. L’attaccante portoghese classe 2006 ha svelato tutto su di lui, dagli type=’text/javascript’ idoli agli obiettivi futuri, ai canali ufficiali del club capitolino nel format intitolato “Il primo pallone non si scorda mai”. Di seguito tutte le sue dichiarazioni. “La prima volta che ho toccato un pallone avevo più o meno sette anni e giocavo con i miei amici in Guinea, ed è lì che ho convinciamo. Sono nato in Guinea Bissau. Mi ricordo che quando ero bambino ho iniziato a giocare a calcio con i miei compagni di quartiere e mi piaceva molto. Bissau è un paese dell’Africa in cui ci sono molti talenti. Ricordo che alcuni miei compagni erano molto forti, inoltre il posto è decisamente molto bello”.

La passione. “Il calcio appartiene già alla mia famiglia: mio padre è stato calciatore in Portogallo e giocava nello Sporting. Non a caso sono nato in una famiglia di sportivi. Vedendo mio padre giocare gli dicevo che anche io avrei voluto essere un calciatore: l’ho voluto da sempre, la mia è una famiglia di sportivi con dei fratelli più grandi che sono a loro volta calciatori. Quando ero allo Sporting ho imparato molte cose: sono arrivato giovanissimo e sono andato via a più o meno diciassette anni. Mi hanno aiutato molto dal primo giorno, mi hanno accolto molto bene”.

L’arrivo alla Lazio: “Fernando Couto, un grande giocatore qui, ha avuto un ruolo molto importate. Mi ha sempre parlato molto bene del club. Una società con una grande storia in Italia, e questo ha fortemente influenzato la scelta”.

L’ambientamento. “Con l’aiuto di Pastorello, che ha sempre avuto un ottimo rapporto con la Lazio, siamo venuti con mio papà a Roma. Erano tutti convinti che la Lazio sarebbe stata la scelta migliore per me e per la mia crescita, e che il mio calcio si sposava bene con quello italiano. Per questo hanno scelto la Lazio, ne sono molto felice. Ho imparato molte cose da quando sono arrivato in Italia, principalmente la lingua. È difficile, è una cosa in cui i miei compagni e lo staff mi hanno aiutato. Oggi mi sento più tranquillo da questo punto di vista. Siamo un buon gruppo, mi hanno aiutato da quando sono arrivato come in una famiglia. E quando c’è un gruppo così è tutto molto più semplice. Felipe Anderson, Marcos Antonio che è andato in prestito e Maximiano che è stato ceduto mi hanno aiutato tanto perché parlavano anche loro portoghese. Felipe è una persona molto buona, dal primo giorno in cui sono arrivato mi ha sempre aiutato chiedendomi se avessi bisogno di qualsiasi cosa, anche di parlare. È stata una persona molto importante, anche in prima squadra mi dava sempre consigli su quello che dovevo fare e sulla mia posizione in campo. Nelle prime partite, da piccolo, giocavo con spensieratezza e col tempo le mie qualità sono emerse”.

Il modello: “Ho visto e ammirato Neymar, ma il mio type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idolo è e resta Vinicius. Mi avvicino molto alle sue caratteristiche, anche io amo l’uno contro l’uno. La prima volta che lo vidi giocare era nel Flamengo, mi è piaciuto subito. Abbiamo caratteristiche simili: velocità, uno contro uno e nessuna paura di fare la giocata, come piace a me”

Paragoni. “Un giorno ho letto la notizia in cui venivo considerato il nuovo Leao, ne ero fiero. Mi piace molto Leao. È un giocatore anche lui con caratteristiche molto simili alle mie, la notizia mi rese molto felice e mi fece capire che sto lavorando bene. Quando ero piccolo ho giocato tanto, senza un ruolo ben definito. Ero diverso dai compagni e gli allenatori apprezzavano la mia velocità nell’uno contro uno. Pensavano che avrei dovuto giocare esterno e col tempo questo ruolo mi è iniziato a piacere. Era lo stesso dei miei type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idoli, quindi ho iniziato a giocarci”.

I colori biancocelesti. “Vestire la maglia della Lazio è molto importante qui in Italia e per me è un onore indossarla. Il mio sogno è arrivare in prima squadra e un giorno, perché no, vincere il campionato con la Lazio. Sì, sono qui per realizzare il mio sogno. Per questo sono qui, a disposizione del club, sempre a lavorare e a dare il massimo sempre e comunque”.

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APPROFONDIMENTI

Patric-Sarri: amore a seconda vista. E Casale rischia…

Amore a seconda vista. Fra Maurizio Sarri e Patric è improvvisamente scoccata la scintilla. Lo spagnolo, nel gennaio del 2022, era a un passo dal Valencia ma il tecnico biancoceleste si oppose alla sua cessione. In difesa c’erano ancora Acerbi e Luiz Felipe che, per motivi diversi, erano destinati a lasciare la Lazio da lì a poco. Patric accettò di restare e da quel momento qualcosa è improvvisamente cambiato. Rinnovo fino al 2027, poi l’esplosione definitiva. “Se Patric avesse qualche centimetro in più e fosse alto 190 centimetri, potrebbe giocare da difensore centrale in qualunque club europeo di altissimo livello – ha detto Sarri -. Da quando sono arrivato è maturato tantissimo. Avere un difensore che imposta come fa lui non è scontato”. Al punto che al derby, pur avendo recuperato Casale, il tecnico ha deciso di puntare sullo spagnolo anche contro Lukaku, fisicamente molto più possente di lui. Ed è andata bene. Patric non gli ha concesso occasioni, gli è rimasto sempre addosso, con le buone e con le cattive. Ormai si è trasformato in centrale, è riuscito a guadagnarsi la fiducia di società, compagni, allenatore e tifosi. Si contenderà stabilmente il posto con Casale. Giocò da titolare il derby perso nel 2016 per 4-1 (quello che costò la panchina a Pioli), per poi non essere più schierato dal primo minuto contro i giallorossi fino a domenica scorsa. Nel 2018 Inzaghi lo escluse perfino dalla lista Uefa. Non sembrava essere all’altezza. Ma si è rimboccato le maniche ed ha gradualmente scalato le gerarchie. “Sono arrivato che ero un bambino e ora sono un uomo – ha detto ieri Patric intervenuto in una trasmissione radiofonica romana -. Con Sarri non è stato semplice, ma credo di aver faticato meno rispetto ad altri ad adattarmi al suo gioco. Ora sta crescendo tutta la squadra dopo un inizio difficile, i risultati arriveranno”. Lui si fida del tecnico e Sarri ora si fida di lui. Fra i due è esploso l’amore, anche se non a prima vista. Non arrivano intanto buone notizie dal ritiro del Giappone: Kamada (in gol contro la Birmania) ha un fastidio alla schiena, tornerà a Formello prima del previsto. Ancora terapie per Marusic e Zaccagni, recuperato Luis Alberto che però alla ripresa sarà squalificato.

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DICHIARAZIONI

Mister Europa Pedro: “Messi il migliore, la Lazio mi ha fatto rinascere, Mou fa ridere…”

Mister Europa collezionista di trofei. Ne ha vinti tanti Pedro, per la precisione 25 in bacheca. La sua carriera è la mappa del giocatore vincente: 3 Champions League, una Europa League, 3 Supercoppe Uefa e un viaggio infinito tra fantasia e serpentine che sono la carta d’identità di una delle pedine più medagliate in attività. Un giocatore di lusso, punto chiave da utilizzare sulla trequarti per scardinare le difese avversarie. Alfredo Pedullà l’ha intervistato in esclusiva, partendo da ‘Pedro’, il brano di Raffaella Carrà, diventato una sorta di tratto distintivo della sua esperienza alla Lazio: “È una canzone molto speciale per me, mi piace tantissimo e con la quale ho vissuto tanti momenti felici. Un ricordo per il mio percorso in Italia che rimarrà per tutta la vita”, esordisce lo spagnolo.

Ti abbiamo visto tante volte inquadrato dopo i gol e dopo l’esultanza. Eri partecipe, insomma è una sorta di amuleto, una spinta adrenalinica, una carica che hai e trasmetti.

“Sì, penso sia stato un amuleto qui in Italia. Dopo le partite, quando andiamo sotto la Curva Nord, c’è questa canzone. Ripeto, per me è speciale. Un’esperienza che mi terrò per tutta la vita”.

Per tenere tutti i tuoi numeri non basterebbe un blocknote intero perché hai dei record e dei primati che dal mio punto di vista, a parte i 25 titoli, sono difficilmente eguagliabili. Balza all’occhio la famosa storia del 2009 quando sei stato il signore ad aver segnato in sei manifestazioni europee. Un record che Messi ha eguagliato due anni dopo.

“È stato incredibile fare quel record. Credo che all’epoca fossi il primo ad averlo fatto nella storia, poi è vero che Messi l’ha eguagliato. Eppure posso dire di averlo fatto prima di lui, immaginando quello che significa Messi nel mondo del calcio. È stato straordinario, incredibile, un’emozione molto grande. Sempre con la mano di Guardiola al Barcellona, resta speciale”.

Per te non c’è mai stata partita. Quando ti hanno chiesto chi fosse il migliore al mondo, hai risposto: “Messi. Non c’è un paragone con Maradona. Per te resta il numero uno della storia? 

“Per me sì, però sicuramente perché l’ho visto. I suoi numeri sono incredibili, in tutte le epoche del calcio ci sono stati tanti giocatori incredibili, come Pelé, Maradona, Cruijff, e tanti giocatori che possiamo nominare e sicuramente hanno fatto la storia di un’epoca. Come Messi ha fatto la storia di questa e come altri giocatori la faranno nel futuro. Però, per me, se devo sceglierne uno, è sicuramente Messi. Per altri saranno altri giocatori, è sempre difficile trovare opinioni univoche sul migliore perché la storia del calcio conta di tanti giocatori”.

Ti sei trattato molto bene (in riferimento ai compagni avuti al Barcellona, ndr): Henry, Ronaldinho. Si può fare una classifica? Hai un ricordo particolare? Ronaldinho è sempre stato visto come un giocoliere, quello che trasmetteva allegria. Praticamente il meglio di Santa Fé. L’allegria che trasmetteva Ronaldinho e quella che trasmetti tu a quasi 37 anni.

“Paragonarsi a Ronaldinho è difficile nel mondo del calcio”.

Ma hai vinto più trofei tu. Forse è più difficile per Ronaldinho paragonarsi a te.

“Ho avuto la fortuna d’aver vinto tantissimi trofei giocando in una grandissima squadra. Però penso che lui sia stato un giocatore spettacolare in ogni sfaccettatura. Ha cambiato la storia del Barcellona quando è arrivato. Era molto difficile: da spettatore era il giocatore che volevo osservare. Ho avuto la fortuna d’aver giocato con questi grandissimi giocatori, del calibro di Ronaldinho, Henry, Ibra, Xavi e Iniesta”.

Xavi e Iniesta li ho lasciati fuori perché fanno parte di un’altra categoria, avendo un altro ruolo. Mi è venuto in mente Ronaldinho ed Henry perché appartengono al catalogo rappresentato da Pedro. Campione del mondo nel 2010, campione d’Europa nel 2012. Possiamo dire che sono le tue medaglie indimenticabili?

“Sicuramente sì, ho sempre detto che vincere il Mondiale è il massimo per la carriera di un calciatore, è l’aspetto più elevato. È difficile e la Spagna ne ha vinto solo uno, speriamo di poterne vincere di più. Sicuramente quel trofeo è valso tantissimo”.

Quando pensi a Pedro pensi al Barcellona a quell’epoca incredibile, quella squadra imbattibile con il timbro e il marchio di Pep Guardiola. Cosa ha rappresentato Guardiola per te?

“Per me è come un padre nel calcio, ha fatto tutto per me. Mi ha fatto crescere come giocatore, dandomi l’opportunità di arrivare in prima squadra al Barcellona permettendomi di fare quello che faccio oggi. Ho imparato tantissimo a livello tecnico e tattico. L’ho sempre detto: un maestro come lui lo incontri una volta nella vita. Ha avuto questa fiducia in me quando il Barcellona si trovava in un momento delicato e difficile. Ha fatto questa scommessa con me, con Busquets e con altri giocatori della Cantera. Era difficile fare questa carriera senza di lui”.

Nel 2015 fai un gol straordinario contro la Real Sociedad e, nel 2023, recentemente, il Barcellona lo utilizza sul suo sito per presentare una partita contro il club basco. Ti ricordi quel gol com’è stato? 

“Sì, lo ricordo molto bene perché è uno dei più belli che abbia fatto nella mia carriera. Mi è arrivata la palla con una traiettoria veloce, la palla si è alzata e ho potuto fare questa sforbiciata che è entrata in porta”.

Per come la racconti sembra sia stato un colpo semplicissimo.

“No no (ride, ndr), non è mai semplice fare un gol così. Ma è stato molto speciale e lo ricordo molto bene perché è l’unico che ho fatto così nella mia carriera”.

In una recente intervista hai detto: “Se mi chiamasse il Barcellona prenderei il primo aereo. Sarebbe un grande sogno da realizzare”. È soltanto un sogno?

“Sì, è vero. Alla fine è una squadra che ho a cuore, ma è difficile tornare. Ho cercato di farlo tante volte in passato, ma in questo momento è complicato. Io sto bene qua, non è una cosa che mi preme. Qui alla Lazio sto molto bene con i compagni, i tifosi e tutti quelli che mi hanno accolto nel miglior modo possibile. Sono molto tranquillo”.

Nel 2015 Pedro lascia il Barcellona per andare al Chelsea, noi siamo un po’ malati di mercato. 27 milioni più 3 di bonus. Forse pochi, considerando quello che avevi fatto in blaugrana

“Secondo me sì (sorride, ndr)”.

Per me era una cessione da 40-45 milioni in su, con i prezzi e le tariffe che girano oggi.

“Per questo dico, con i prezzi che girano oggi sembrava un po’ poco, non che in realtà lo fosse perché alla fine sono cifre sempre alte. Ma per le cifre che vediamo oggi, forse, mi sono reso conto che per il Chelsea è stato un buon affare”.

Buon prezzo per il Chelsea, condivido. Viaggeremmo dai 45 milioni in su, ma sono passati un po’ di anni. In una recente intervista Sarri mi dice che alla vigilia di Chelsea-Arsenal, finale di Europa League a Baku, che avete vinto 4-1, Zola gli chiese: “Che formazione facciamo”. Io (Sarri, ndr) gli rispondo: “Giroud, Pedro e gli altri nove li scegli tu”.

“Sì, l’ha riportato in un’intervista che ho visto. Mi ha fatto ridere perché è stata una cosa interessante e bella da dire. Io ero molto contento”.

Come nasce il rapporto con lui? 

“È sempre stato bello, una persona sincera che dice sempre le cose in faccia. Questa è la caratteristica che mi piace tanto di lui. Poi ha molto carattere e punta sempre a vincere e migliorare la sua squadra, facendola progredire con passi avanti. Anche la sua type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idea di gioco, con il fine di mantenere il possesso e creando occasioni da gol, mi è sempre piaciuta”.

Tipica del Barcellona…

“Diciamo che è molto simile, per questo ho sempre avuto un bel rapporto con Maurizio. Mi ha sorpreso quella frase che ha detto prima della finale”.

Eh beh, mica potevi restare fuori. Ha detto anche una cosa abbastanza scontata.

“Per me è stato incredibile, dandomi un’altra possibilità di giocare un’altra finale e di vincere un altro trofeo molto importante. L’Europa League è una competizione europea molto bella da giocare, ovviamente la Champions è un’altra cosa, però penso sia un trofeo bello e quando lo vinci ti senti molto bene”.

L’editoriale che Sarri ha fatto di Pedro è il seguente: “Tecnico, rapido, disponibile. Ho un debole per questo tipo di giocatore. Ha vinto tutto, è stato sottovalutato nella sua carriera”. Che significa sottovalutato? Hai vinto 25 trofei…

“Sottovalutato no, magari sul piano mediatico non si parla tanto di me come di altri giocatori. Ma non sottovalutato, penso che la mia carriera sia stata bella. A livello mediatico, magari, si parla di più di giocatori che hanno vinto meno. Credo intendesse questo il mister”.

Al Chelsea incontri Mourinho. Come ti sei trovato con lui? 

“Bene, bene. Un allenatore che ho sempre rispettato. È un tecnico forte che ha vinto tantissimi trofei in carriera. Poi l’ho trovato al Chelsea, mi ha dato l’opportunità di giocare in una bellissima squadra, pure di vincere tanti trofei al Chelsea e per questo lo ringrazio”.

Dopo il derby, finito 0-0, Mourinho dice: “Un grande giocatore, però potrebbe anche fare il nuotatore”. È la tua prossima carriera? 

“Sì, sì. Quello mi fa ridere. Perché sappiamo tutti com’è Mou, l’ha fatto anche in passato. Dice una cosa, ne dice un’altra. Mi ricordo quando abbiamo vinto contro il suo Real Madrid disse altre cose, quando abbiamo battuto il suo United 4-0 (ero al Chelsea), ne ha dette altre ancora. L’anno scorso, nei derby di Roma, ne ha dette altre ancora. È sempre così, quando non parla dell’arbitro parla del calendario, di un giocatore che si butta a terra. Lo conosco molto bene, è un uomo molto divertente. L’ho presa con molto fair play perché so che utilizza le parole per stemperare la grande tensione del derby. Lo conosco molto bene, avendolo avuto da allenatore”.

Nel 2020 lasci il Chelsea per trasferirti alla Roma a parametro zero. Cosa non funziona in quell’anno? Pedro fa gol in un derby tra virgolette inutile, hai avuto qualche contrattempo fisico, non ti sei ambientato benissimo. Perché non funziona la storia d’amore tra Pedro e la Roma?

“Eh non lo so, è una sensazione strana che non avevo mai avuto in carriera. E’ chiaro che quando vai a giocare in un nuovo Paese e in un nuovo campionato, può succedere che inizialmente l’adattamento a spogliatoio, compagni, città e squadra sia difficile. L’allenatore voleva giocare con il 4-3-3, invece giocavamo con il 5-3-2 o con il 5-2-3 con Fonseca. Mi chiedeva tante cose non nelle mie caratteristiche, come arretrare il raggio d’azione per prendere il pallone. Non era nelle mie corde, ma non è una scusa perché, lo dico sempre, i giocatori importanti devono fare tutto. Sicuramente non è andata bene, ma non so per quale motivo poi sono stato mandato via. Sono cose che succedono”.

Sei diplomatico come quando giochi. Una serpentina e un dribbling e mi hai spiegato perché non è andata bene. Nell’estate 2021 tirammo fuori la notizia incredibile: “Pedro dalla Roma alla Lazio”. Quanto tempo prima l’hai saputo?

“La storia è nata in conferenza stampa, perché ha detto che io ero fuori rosa. Così tante squadre hanno iniziato a chiamare, una di queste era la Lazio. Sarri in persona mi chiese: “Che succede? Ho visto che stai fuori rosa e che hai un problema con il club”. Io gli risposi che non sapevo il motivo di questa decisione del club e che mi stavo allenando con la Primavera. Mai ne avevamo parlato. Voleva capire cosa fosse successo perché, conoscendomi molto bene, sa che mi alleno sempre al massimo. Sono un professionista in questo. Per me è stato difficile affrontarlo. Quando ho visto la realtà ho iniziato a pensare a come comportarmi, parlando diverse volte con il club. Con Mourinho non ho parlato. Volevo parlare con la società, ma mi hanno detto che non era possibile”.

Quando ti chiama la Lazio decidi in 10 minuti.

“Dopo tre settimane, il mercato stava chiudendo, parlai con Sarri che mi disse: ‘Vieni qua che c’è posto per te’. Io avevo già lavorato con lui e ho colto l’opportunità di giocare in una squadra storica”.

Dopo 4 giorni giochi subito titolare a Empoli. Un nastro che riparte con una nuova storia.

“Sì, lui mi conosce molto bene e sapeva che fossi pronto per giocare e per dare una dimostrazione nella nuova avventura della mia carriera. Per questo sapeva che ero pronto a iniziare. Appena arrivato giocai titolare a Empoli, non era facile perché non avevo ancora giocato nella pre-season. Ma ho messo tanta voglia”.

Che ambiente hai trovato alla Lazio? Qual è il tuo rapporto con Lotito? 

“Ho trovato una squadra che mi ha fatto rinascere, prendere molta energia e forza come giocatore. Mi sono sentito subito a casa in tutto e per tutto sin dall’accoglienza dei giocatori al primo allenamento. Anche i tifosi e lo staff mi hanno accolto molto bene. Per me è stato speciale e mi ha dato la giusta energia per dare il massimo. È andato tutto benissimo, non posso dire il contrario. Questa squadra è una famiglia, mi fa stare bene. Sono rinato, l’ho sempre detto, come giocatore e anche come persona. Nella storia della mia carriera mi ha fatto essere più forte”.

Che type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idea ti sei fatto di questo momento? Partite male, perdete due partite che sulla carta non avreste dovuto perdere. Poi la tendenza è: “Cerchiamo di recuperare questo gap facendo un filotto”. Ora siamo nella sosta e ripartirete con un calendario, sulla carta, più morbido. Siete ancora in tempo per recuperare questo campionato? 

“Penso di sì, noi vogliamo recuperare in classifica, essere attaccati alle prime. E’ vero che abbiamo iniziato male, poi quelle due partite che sulla carta avremmo dovuto vincere, ma ogni gara è complicata e ogni partita a una storia a sé. Non conta il nome delle squadre. Vogliamo continuare su questa strada intrapresa nelle ultime partite complicate, cercando di trovare la continuità che penso stia mancando in questo momento. Abbiamo tutto per farlo, con i nuovi che sono molto forti e si stanno adattando molto bene alle richieste di Sarri. Manca questa continuità di gioco e risultati per essere lì in classifica”.

Compirai 37 anni il prossimo luglio. A Tenerife ci sono manifesti ogni giorno: “Vogliamo Pedro”. Sembra una petizione popolare, manca soltanto un dibattito no-stop ogni giorno. Hai deciso il tuo futuro?

“No, non ancora, è difficile. L’età è molto importante, è l’ora di prendere una decisione per il mio futuro, ma per ora penso alla Lazio. Mancano ancora tante partite in questa stagione, dopo vedrò cosa potrò fare. Al termine di questa stagione sicuramente parlerò con il presidente, voglio parlare anche con Sarri, che spero possa continuare qui; poi vediamo cosa possiamo fare”.

Pedro a 40 anni cosa farà?

“Non lo so. Ho già parlato con tanti giocatori che si sono ritirati e mi dicono che alla fine vogliono tornare nel mondo del calcio. Sicuramente immagino che questa sarà la mia strada. Non è una questione a cui penso al momento, ma sicuramente credo di continuare in questo ambiente”. SportItalia