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Sarri a 360: “La Lazio mi ha preso, spero mi torni indietro amore. Il secondo posto un miracolo, in Arabia potevo guadagnare…”

Ritorna sulla panchina della Lazio, con una nuova avventura carica d’entusiasmo. L’ha fatto per amore, perché Maurizio Sarri mette sempre l’aspetto emotivo in prima posizione. Per lui le sensazioni e l’amore antico per il calcio sovrastano molto spesso i tasselli razionali. Dai cambiamenti nel mondo del calcio alla difficoltà della Nazionale, passando per i percorsi di Juventus, Milan, Inter, Atalanta e non solo. Alfredo Pedullà l’ha intervistato in esclusiva per SportItalua

La metodologia di Maurizio Sarri com’è cambiata?
“Uno parte da alcune idee, le sviluppa, poi fa alcuni passi indietro su altri aspetti. Nell’evoluzione di una persona è normale sviluppare delle idee e procedere in quel modo. Nel calcio attuale pensare di poter avere 25 giocatori adatti al proprio calcio sta diventando impossibile. Cambiare le rose sta diventando sempre più dispendioso, quindi bisogna aumentare la capacità di adattamento ai giocatori che si hanno a disposizione. Mi scappa da sorridere quando mi dicono: ‘Certe squadre che hai allenato dopo non giocano come il tuo Napoli’. Sarebbe controproducente, perché non ci sono più squadre con quelle caratteristiche di gioco. Mi sarebbe piaciuto ri-avere un altro Napoli, è il calcio che mi dà più soddisfazione e gusto. Ma se alleno Immobile non posso farlo giocare come Mertens, sono profili diversi. La mia esperienza alla Lazio non posso racchiuderla negli ultimi tre mesi che non sono andati bene. Ho fatto un secondo posto che è il risultato più importante degli ultimi 25 anni della storia del club”.

Se fosse entrato quel colpo di testa di Immobile, la partita contro il Bayern sarebbe cambiata?
“Il Bayern dopo quell’episodio si è rinfrancato. Ci avrebbe dato più speranze, loro erano un po’ nervosi e giocavano sotto un contesto polemico. Sicuramente avrebbe creato un presupposto, ma il Bayern era più forte di noi”.

De Ligt, che tu conosci molto bene, cosa ti ha detto?
“Mi disse che secondo lui, se fossimo andati in vantaggio, avremmo potuto portarla fino in fondo. Lo spirito della squadra bavarese era veramente basso”.

Di solito non si torna. Ma questa è l’estate dei ritorni. Perché hai deciso di tornare alla Lazio?
“Principalmente per amore, perché da un punto di vista razionale forse non è la scelta più logica. La Lazio mi ha preso, ho amore verso società e tifosi. La scelta è stata d’amore. Se ci ho pensato molto? Quest’anno ho avuto diversi interessamenti e diverse trattative, questo è motivo di soddisfazione. Ma ci ho pensato un giorno o due, non di più”.

Qual è stata la molla?
“Mi aspetto un adeguamento della rosa per renderla più idonea alle mie caratteristiche, ma conosco la situazione e so benissimo che ci sarà qualche innesto, ma senza stravolgimenti”.

E’ stata fatta molta filosofia sul tuo addio dalla Lazio.
“Quando hai dei problemi familiari e di salute, non sei nelle condizioni mentali di sopportare normali problemi di lavoro. Che in quel momento non avevo basi di sopportare. Si trattava di normali problemi di lavoro, nulla di eclatante”.

In quell’estate hai avuto proposte non dall’Italia. Pausa di riflessione voluta e meditata?
“A livello familiare ho avuto delle cose che mi hanno un po’ segnato, dunque era meglio ritornare in una lucidità totale per riuscire ad assorbire certi lutti. Anche quest’anno avevo una trattativa con una squadra saudita, nella quale avrei guadagnato in un mese quanto alla Lazio in un anno. Fin dall’anno scorso dissi che sarei andato dove mi avrebbe condotto il cuore, non i soldi”.

Quindi cifre altissime…
“Non m’interessa. Ho sempre fatto il calcio per passione, non vorrei iniziare ora a farlo per soldi”.

A Spalletti hanno fatto una proposta di 18 milioni a stagione, precisamente dall’Al Nassr. Cosa faresti al posto suo?
“Quello che ho fatto. Non andrei”.

Perché? Non è calcio?
“Non lo so, è un qualcosa che, se ci penso, non mi provoca reazioni emotive e non mi dà stimoli. Mi riuscirebbe difficile allenare là”.

Però stanno riuscendo a convincere tanti campioni in Arabia Saudita…
“Se portano i campioni là, io allenerò gli scarsi qui”.

Ti sei fatto un’idea della situazione del movimento calcistico italiano?
“Qui stiamo parlando di Nazionale, che può essere un riflesso del movimento, perché al livello di club anche in campo internazionale abbiamo fatto bene. L’anno scorso secondi nel ranking europeo, quest’anno terzi. A livello di club il movimento sembra in crescita, poi in Nazionale ci sono altre problematiche. Sarebbe inaudito non andare al Mondiale, non è possibile mancare il terzo di fila. Sono tre gli allenatori andati in difficoltà nelle qualificazioni ai Mondiali, è difficile pensare che le colpe siano solo dei tecnici. C’è qualcosa, probabilmente, di più grande dell’allenatore. Tutte le componenti hanno le loro responsabilità, dagli allenatori delle giovanili sino a noi”.

Un consiglio a Gattuso?
“Di continuare a essere Rino Gattuso, sempre e comunque. Penso che un allenatore debba essere se stesso. Se sei te stesso e sei coerente, alla fine qualcosa trasmetti. Conosciamo il carattere di Rino, che a me piace e sta molto simpatico, spero continui a essere lo stesso, sia nei risultati positivi sia in quelli negativi. Spero faccia il Ringhio”.

Cosa resta, in eterno, nella metodologia dell’allenatore?
“Penso che le mie squadre, a livello di ordine, organizzazione e compattezza, siano abbastanza inquadrabili. Se si vede la mia squadra in campo, è facile identificarla in una mia squadra. La capacità di caratterizzazione penso sia una mia caratteristica. Poi si può discutere sul livello di spettacolarità, ma quello dipende dai tratti identitari di certi giocatori, soprattutto gli attaccanti, che vanno messi nelle condizioni di fare la cosa in cui sono più bravi. Ordine, compattezza e squadra corta sono i segni distintivi”.

Ci eravamo lasciati l’altra volta con una valutazione generale del nuovo ciclo Juventus con Giuntoli e Motta. Non è andato bene, hai una spiegazione? L’ultimo Scudetto alla Juve l’hai vinto tu.
“Vorresti dire che gli ho fatto una maledizione (ride, ndr). Me n’ero accorto quando l’abbiamo vinto che era stata una vittoria importante. Al direttore dissi che secondo me quella era una squadra a fine ciclo, quindi c’era la necessità di intervenire. Su quest’anno: è strano che non siano riusciti a fare bene. Il Giuntoli che ho conosciuto io è un direttore sportivo d’altissimo livello. Motta l’anno scorso ha allenato un Bologna difficile da affrontare e che giocava anche con qualità. L’ambiente Juve è difficile, non so dire da fuori quello che può essere successo. Ma un po’, questo rendimento negativo, mi ha sorpreso”.

Quanto tempo può servire, a una squadra come la Juve, per tornare a essere protagonista?
“Non lo so, la potenzialità per tornare protagonisti c’è. Non significa necessariamente vincere uno scudetto o una coppa, ma per essere competitivi ci sono già le carte”.

C’è un continuo rimescolamento nelle panchine. Ormai non si dura più di un anno. Ti sorprende questo andamento?
“Klopp un paio d’anni fa disse che chi giudica un allenatore dopo una sola stagione non capisce nulla di calcio. Penso che una bella fetta di ragione ce l’aveva”.

Ti incuriosisce più Allegri che torna al Milan o il Napoli che fa fuoco e fiamme sul mercato, confermando di essere padrone del campo?
“Dopo la mia esperienza al Napoli, i partenopei hanno iniziato a capire che gli investimenti erano importanti e che potevano fruttare anche con ritorni economici importanti. Quando allenavo il Napoli, sembrava un problema insormontabile anche acquistare un giocatore per 18 milioni, adesso le cose sono cambiate. La società è forte, la squadra è fortissima. Penso che sarà nettamente la squadra favorita per lo Scudetto. Era forte già prima, il decimo posto è un’assurdità. L’anomalia è stata quella stagione: la sensazione, vedendoli dall’esterno, è che il dominio continuerà per due o tre anni. E possono far bene anche in Champions. Hanno le caratteristiche e la forza per essere protagonisti”.

Tu hai sempre considerato il Milan una squadra forte con un organico di livello.
“Giudicare da fuori è sempre difficile. La sensazione che hanno dato quest’anno era quella di giocatori forti, ma senza una squadra forte. Se li guardi uno per uno, sono forti. Ma la squadra lasciava a desiderare”.

Contrario o favorevole a chi dice che giocatori a fine corsa come Modric non vanno mai presi?
“Penso che il PSG quest’anno abbia dato una lezione a tutti. Ha smesso di fare la squadra con le figurine, inserendo giovani di grande motivazione e talento. E, con una formazione che sembrava ridimensionata, sono andati a vincere dove avevano sempre fallito”.

Luis Enrique il miglior allenatore al mondo?
“In questo momento sì. Se la gioca con Guardiola, che non ha fatto un anno eccezionale. Il PSG gioca molto bene e ho ammirato con grande piacere le scelte che ha fatto”.

Sulla finale di Champions…
“Quando arrivi corto mentalmente, contro quelle squadre, se non sei mentalmente in partita, la puoi pagare caramente”.

Si è parlato molto di Fabregas come ‘nuovo che avanza’. E’ un allenatore manager.
“Ha un’intelligenza di grandissimo livello, ha avuto tanti allenatori nella scuola calcio. L’ho trovato a Coverciano quando era terzultimo in classifica. Gli dissi di non preoccuparsi perché si sarebbe salvato senza problemi. Secondo me diventerà un allenatore di grande livello, da top club. Ha un background che glielo consentirà. Deve ancora finire un percorso: ha margini di miglioramento nella fase difensiva. Non ho dubbi che nel giro di due-tre anni lo vedremo allenare un top club europeo”.

Nella tua filosofia partirai sempre a giocare nei primi trenta metri della manovra?
“In Italia in questo momento si sta sventolando la bandiera del calcio diretto come calcio vincente. Poi vai a vedere i top d’Europa a livello di nazionali, e noti che le migliori sono Portogallo, Spagna, il PSG. Sono tutte squadre di palleggio. Cosa guardano i commentatori?”.

L’indirizzo, quindi, è un altro?
“Se ci guardiamo intorno mi sembra di sì”.

Spesso ci si dimentica della tua cura nei dettagli difensivi.
“A Napoli mi sono diverito, anche se non abbiamo vinto. Anche giocatori e pubblico si sono divertiti. I due miracoli della mia carriera sono stati: la vittoria dello Scudetto con la Juve, con una squadra a fine corsa, e il secondo posto con la Lazio. Europa League con il Chelsea? Era una squadra forte e poteva vincere quel trofeo. Il secondo posto al Napoli? Era una squadra forte. Arrivare secondi a 91 punti non era mai successo nella storia della Serie A. Ogni tanto ci penso (ride, ndr), il tricolore sarebbe stato il giusto coronamento di un percorso triennale. Dunque questo senso d’insoddisfazione per il risultato mi rimarrà per tutta la vita”.

Anche se di solito si dice: “Se non vinci, non si ricorderanno del tuo calcio”.
“Non è così. Se ti parlo di anni 70 chi ti viene in mente? L’Olanda, che non ha vinto niente. Quando ero al Napoli si parlava di Maradona, ma soprattutto del Napoli di Vinicio”.

Gasperini alla Roma dopo nove anni irripetibili. Lascia un macigno o pensi si possa continuare?
“La sensazione da fuori è che l’Atalanta sia una società strutturata e solida. La mancanza sarà pesante, ma penso che ci possa stare un cambiamento dopo nove anni, un periodo temporale incredibile in Italia. La sensazione era la fine di un percorso con un’esperienza diversa”.

Ti chiederanno di mantenere il rendimento top nei derby, visto che ne hai perso solo uno…
“Sì, speriamo di poterlo fare. Ho giocato partite di grande importanza, ma il senso di spossatezza che si prova dopo un derby non l’avevo mai provato. Pesa tutta la settimana, ma il vero peso (la botta) ti arriva quando l’arbitro fischia la fine. Solamente lì ti rendi conto della settimana appena trascorsa”.

Il derby più bello vissuto a Roma?
“Ne ho vinti 4, poi un pari e una sconfitta. Il primo fu bellissimo per l’evoluzione. Fu combattutissimo, poi l’emozione che ti lascia il primo derby vinto è stata tanta. Il derby perso per 0-3 fu pesante, mi vergognavo andare a Formello. Fu una settimana durissima: due gol di Abraham e uno di Pellegrini”.

Ancelotti ha fatto bene? Il Brasile può essere il compendio della sua carriera?
“Dipende da quello che sente lui. Se avesse aspettato dieci giorni, per me sarebbe diventato il ct dell’Italia. Non so se prevarrà il rammarico per questa situazione”.

Quest’anno ripristini la settimana tipo senza coppe.
“Ora tutti parlano del calendario. Perché mi attaccavano? Non so, l’hanno detto Klopp e Guardiola che si stava esagerando. La settimana tipo aiuta molto, ma la competizione europea ti manca. Far mancare una coppa europea a una squadra della capitale non mi piace tanto. Si può seminare per tornare, ma non sarà facile”.

Cosa ti verrà in mente la prima volta che tornerai all’Olimpico, rimettendoci piede?
“A Formello mi mancherà Olympia, era nel giardino davanti alla mia stanza. Olimpico? Spero di essere accettato bene da tutti, dunque spero che quest’amore mi torni”.

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Lazio, con Tchaouna in uscita interesse per Man: la situazione

La Lazio è all’opera sul mercato. Come già annunciato da Fabiani, in questa fase le priorità sono due: blindare i gioielli e sfoltire la rosa con gli esuberi. Pedro ha firmato il rinnovo, Tchaouna è vicino all’addio. Ma intanto si ragiona sui nomi da regalare a Sarri. E il primo non è per nulla banale.

Come riferito in serata da Sky Sport, la Lazio ha messo nel mirino Dennis Man. L’esterno destro rumeno classe 1998 potrebbe lasciare il Parma in estate e proprio i biancocelesti sono pronti a farsi avanti per intavolare una trattativa coi ducali. Da capire ancora quali sarebbero le cifre e la volontà del diretto interessato, ma l’interesse c’è ed è concreto.

Di piede mancino, il laterale sarebbe l’alternativa di Isaksen su quella corsia, fermo restando che il futuro di quest’ultimo è ancor da definire con chiarezza. Man nell’ultima stagione ha collezionato 4 gol e 4 assist in 32 gare a voto, per una fanta-media finale del 6.45 in picchiata nel girone di ritorno.

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Lazio, priorità alle cessioni: l’elenco dei calciatori da salutare

La Lazio deve liberarsi degli esuberi: dalle cessioni poi dipenderà il mercato in entrata.

Il club biancoceleste ha diversi calciatori da sistemare. Come evidenzia La Repubblica, sono già entrati 6,8 milioni dal Bologna per il riscatto di Casale e altri 4,2 dal San Paolo per Marcos Antonio. Soldi che coprono parte dei riscatti obbligatori per alcuni dei giocatori acquistati negli anni scorsi.

Il resto, si legge, dovrà essere racimolato dagli addii di chi è già da tempo fuori dal progetto tecnico, come Basic, e i rientranti dai prestiti. Undici uomini in totale, tra i quali Cataldi, per il quale però la Fiorentina avrà un’altra settimana di tempo per decidere se riscattarlo o meno (quattro milioni la cifra pattuita: se i viola non la verseranno entro il 24 giugno, il regista resterà in biancoceleste).

In cerca di sistemazione ci sono Cancellieri, Fares, Kamenovic, Artistico e gli ex primavera Floriani Mussolini, Crespi, Fernandes, Ruggeri e Gonzalez.

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CALCIOMERCATO DICHIARAZIONI

Lazio, Fabiani: “Migliori incedibili, per noi Rovella resta ma c’è una clausola. Tchaouna ha richieste…”

Ospite ai microfoni di Rai 2 il direttore sportivo della Lazio Angelo Fabiani si è espresso su molti temi tra cui anche quello relativo al mercato con il passaggio di Tchaouna al Burnley: “Tchaouna al Burnely? C’è qualche richiesta per il ragazzo ma noi stiamo facendo valutazioni a 360°. Vogliamo ripartire con i migliori, non vogliamo smantellare. Valuteremo le diverse proposte”.

Rovella-Inter: “Noi non ci priveremo di nessun calciatore sul quale stiamo costruendo un percorso triennale. Nessuno dei “big” che quest’anno hanno fatto ottime cose è sul mercato. Rovella ha una clausola rescissoria di tot milioni e lì non ci posiamo fare nulla. Dipendesse dalla Lazio Rovella non andrebbe via mai, così come altri giocatori”.

Sarri: “Ci si era lasciati non per questioni attinenti al calcio giocato ma perché in quel periodo Maurizio stava vivendo un periodo molto particolare a livello familiare e ci chiese di fare un passo indietro. Quando sono andato, siamo sempre rimasti in contatto, devo dire che lui per amore della Lazio e dell’ambiente mi ha dato una stretta di mano e mi ha detto ‘Vengo alla Lazio’. Vuole finire un percorso che aveva iniziato e che aveva dovuto bruscamete interrompere. Questo significa che quando andò via non c’erano screzi con la società, nulla di quello che si è detto”.po

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CALCIOMERCATO

Lazio, Sarri fa la lista: Fabbian nome condiviso, prima le cessioni per il terzino. Intanto torna Cataldi

Sfida all’ultimo nome di mercato. Sarri tirerà fuori i suoi, Fabiani farà altrettanto. Si rivedranno in 48 ore e i nomi li metteranno tutti sul tavolo. Il diesse è atteso a Castelfranco di Sopra, fortino del Comandante. Sarà il primo banco di prova del rapporto di fiducia su cui si fonda la ripartenza. Sarri è consapevole delle difficoltà, la Lazio è senza incassi europei dopo otto anni, ha accettato di valutare Tavares e Dele-Bashiru (su tutti), aprirebbe ad una cessione pur di finanziare acquisti adeguati al suo calcio. Lotito e Fabiani puntano tutto sulla conferma dei big, sul rilancio dei giovani acquistati un anno fa, devono prima cedere gli esuberi, sanno di non poter deludere il tecnico disattendendo i patti concordati a inizio giugno. Gli hanno concesso l’ultima parola sulle scelte. «Torno con lo spirito di prima e sul mercato si litigherà sicuramente. Non vengo per accontentarmi. Prenderò le stesse incazzarture di prima», il pungolo di Mau domenica a Castiglione della Pescaia, nel giorno conclusivo del clinic che l’ha visto protagonista.

La Toscana di Sarri resta teatro delle operazioni. Il tecnico chiede di adeguare la rosa, non si aspetta rivoluzioni, chiede qualche innesto, punterebbe sui giovani «ma quelli di 18-20 anni forti hanno cifre esorbitanti», ha ammesso. «Se deve arrivare un difensore meglio che arrivi subito», l’avvertimento. La Lazio ha cinque centrali e cinque terzini, i posti sono occupati. Solo una cessione aprirebbe ad un innesto. Al di là del ruolo da migliorare, il pensiero di Sarri si conosce: coi difensori vuole lavorare dal primo giorno. Vuole provare a specializzare Tavares: «Se riusciamo ad inquadrarlo diventerà fortissimo». In caso contrario aggiungerebbe un terzino: nella sua lista possono esserci Parisi della Fiorentina, Emerson Palmieri del West Ham, Ben Chilwell del Crystal Palace. La mezzala sinistra non ha mai smesso di chiederla, ancora di più oggi che nel ruolo ci sono Dele-Bashiru (altro da inquadrare) e Vecino (34 anni ad agosto). In Italia piacciono Fabbian del Bologna (su cui c’è anche la Fiorentina), Fazzini (richiesto da Bologna e Torino). Loftus-Cheek del Milan è uno dei suoi preferiti da sempre, ma i costi sono alti. Su Fabbian ci può essere convergenza con i nomi della Lazio. Sarri ha studiato il calcio europeo nell’ultimo anno, ha visto giocatori in Olanda, Belgio e in Premier, campionato che non ha mai dimenticato. Ci sono profili che tiene top secret e che svelerà a Fabiani. Lo stesso vale per il diesse. Terzino sinistro e mezzala sinistra sono le priorità del tecnico.

Prima le cessioni, poi gli acquisti. Questa la parola chiave in casa Lazio. Fabiani e Sarri stanno progettando la squadra insieme ma prima di eventuali arrivi vanno piazzati, come riportato da La Repubblica, tutti gli esuberi. Danilo Cataldi tornerà a Roma: il centrocampista non verrà riscattato dalla Fiorentina.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, Sarri oltre le etichette: non solo palleggio, suo un record…

Carico e pronto a tornare: così appare Maurizio Sarri in questi giorni mentre parla del suo rientro nella Capitale.

Si è intrattenuto con i cronisti in più di un’occasione in questi giorni e il messaggio che arriva forte, in maniera chiara, è che Maurizio Sarri voleva chiudere bene alla Lazio e, spinto dall’amore verso tutto l’ambiente, non poteva lasciare il suo capitolo a metà.

In attesa di capire quali saranno le mosse di mercato del club, il toscano intanto si prepara a ripartire dai calciatore che già conosce e proporrà sicuramente i suoi dettami, che nel tempo ha saputo anche in parte modificare.

Proprio in questi giorni ha parlato di verticalizzazioni: “Nell’immaginario collettivo le squadre di Sarri sono squadre di palleggio”, ha evidenziato il tecnico smentendo poi in parte il concetto.

A tal proposito, riporta il Corriere dello Sport, dal 2021 al 2024 è stato della Lazio di Sarri il record di verticalizzazioni in A: da agosto del ’21 a marzo del ’24, in 104 gare totali, la Lazio ha totalizzato 18.167 verticalizzazioni, con una media di 175 a partita.

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SETTORE GIOVANILE

UFFICIALE – Promozione per Punzi: è il nuovo tecnico della Primavera della Lazio

“La S.S. Lazio comunica che Francesco Punzi è stato nominato nuovo allenatore della squadra Primavera per la stagione sportiva 2025/2026.

Dopo l’esperienza alla guida dell’Under 18 biancoceleste, con cui ha ottenuto risultati significativi sotto il profilo della crescita individuale e collettiva, Punzi rappresenta una scelta all’insegna della continuità, della valorizzazione del lavoro svolto nel settore giovanile e della fiducia nelle competenze interne alla struttura tecnica del Club.

Il suo percorso si è distinto per l’attenzione allo sviluppo dei giovani, la capacità di leadership e la profonda conoscenza dell’ambiente biancoceleste: caratteristiche in linea con la visione della Società, impegnata a costruire un settore giovanile solido, integrato e sempre più orientato al futuro.

A mister Punzi e al suo staff, la S.S. Lazio rivolge i migliori auguri di buon lavoro, con l’obiettivo condiviso di consolidare il ruolo della Primavera come tappa fondamentale nel percorso di crescita dei futuri calciatori biancocelesti”. Sslazio.it

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CALCIOMERCATO

Rovella-Inter, i dettagli della clausola che fa ‘tremare’ la Lazio

Nicolò Rovella al centro dei rumors di calciomercato, malgrado le intenzioni della Lazio si fare di lui il fulcro della squadra che verrà. Nella serata di ieri il direttore sprotivo biancoceleste Angelo Fabiani ha confermato l’esistenza di una clausola nel contratto che lega il calciatore classe 2001 al club capitolino: “Rovella purtroppo ha una clausola di tot milioni e purtroppo non possiamo farci nulla. Dipendesse dalla Lazio, Rovella non andrebbe via a nessuna cifra”. La clausola però c’è ed è fissata a 50 milioni di euro. Una cifra alta, importantissima. Ma non impossibile per uno dei migliori registi della nostra Serie A, un calciatore che grazie all’ultima stagione s’è guadagnato stabilmente un posto in Nazionale.

Nel week-end anche Maurizio Sarri ha speso parole al miele per Rovella: “Avevo detto che dopo 50 partite da vertice basso, sarebbe diventato un top. Gli manca un po’ di palleggio ma è molto forte”. Tornato alla Lazio dopo quasi quindici mesi, il tecnico classe ’59 è pronto a schierare Rovella come perno basso nel suo 4-3-3. Ma chi davvero può portarglielo via?

Al momento il pericolo numero uno è l’Inter. La società vice campione d’Europa alle prese con una profonda rivoluzione dopo la cocente delusione di Monaco di Baviera sa che in questa estate di viavai potrebbe perdere Hakan Calhanoglu. Il Galatasaray è in forte pressing per acquistare il capitano della nazionale turca, ha già parlato col suo procuratore e c’è una disponibilità a trattare anche perché il Gala non è una società qualsiasi. E’ la squadra del cuore della famiglia Calhanoglu. La valutazione dell’Inter è di quelle importanti per un calciatore di 31 anni: 40 milioni di euro. Soldi che in caso di addio di Calha verrebbero tutti reinvestiti su un altro regista più giovane del turco. E Rovella è tra i primi nomi sul taccuino di Marotta e Ausilio, insieme a Ricci del Torino. La Lazio in questo scenario può solo sperare che non arrivi un’offerta da 50 milioni di euro perché, a quel punto, la decisione di restare o andare via sarebbe solo ed esclusivamente di Rovella. Tuttomercatowe.com

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Napoli-Zaccagni: “Piace ma resta alla Lazio”

Il Napoli è alla ricerca di un esterno offensivo e tra i nomi che piacciono agli azzurri c’è sicuramente Mattia Zaccagni. La conferma arriva direttamente dal direttore sportivo della Lazio, Angelo Fabiani, che interpellato sul tema nel corso della trasmissione ‘#nonsolomercato’ ha risposto così: “So che piace molto a Conte e a Manna, ma noi non abbiamo nessuna intenzione di privarci di Zaccagni. Io l’ho detto mesi fa. Abbiamo iniziato un percorso di ringiovanimento e programmazione e andremmo in contraddizione se vendessimo i nostri pezzi pregiati. Resta quello.

Poi mi diverte molto sentire questa girandola di nomi, ma credo che sia più una questione di calcio mediatico. Ogni mattina di leggono una valanga di nomi, ma sono nomi fatti girare ad arte. Poi c’è chi ci cade e chi no”, le parole del d.s. biancoceleste a Rai Due.

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Lazio, Sarri sul mercato: “Conosco la situazione, mi aspetto innesti senza stravolgimenti” (VD)

Ancora Maurizio Sarri. Dopo il punto fatto nella giornata di domenica a Castiglione della Pescaia sul proprio ritorno alla Lazio e non solo, il tecnico biancoceleste ha incontrato in un’intervista esclusiva i microfoni di Sport Italia. Di seguito i temi trattatati:

Posted @withregram • @sportitalia_official 𝐄𝐒𝐂𝐋𝐔𝐒𝐈𝐕𝐀 – 𝐒𝐚𝐫𝐫𝐢: “𝐈𝐥 𝐜𝐮𝐨𝐫𝐞 𝐦𝐢 𝐡𝐚 𝐝𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐭𝐨𝐫𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐋𝐚𝐳𝐢𝐨‼️” “Mi aspetto un adeguamento della rosa per renderla più idonea alle mie caratteristiche, ma conosco la situazione e so benissimo che ci sarà qualche innesto, ma senza stravolgimenti”