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DICHIARAZIONI

Lazio, Dia pre match: “Massima motivazione, pensiamo a fare bene con i nostri tifosi poi vedremo cosa accadrà”

L’attaccante della Lazio Boulaye Dia, a Dazn, ha presentato la sfida caslinga contro il Lecce:

“Noi crediamo tanto in questa possibilità. Dobbiamo vincere in casa, davanti al nostro meraviglioso pubblico: abbiamo solo questa opzione, dopodiché alla fine vedremo cosa accadrà sugli altri campi, ma noi pensiamo alla nostra partita.

Quando lo stadio è pieno, come stasera, i tifosi ci danno una forza in più ed è fondamentale per il nostro percorso. La nostra motivazione è al livello massimo, speriamo di regalare una grande soddisfazione al nostro appassionato pubblico”.

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DICHIARAZIONI

Lazio, Fabiani: “Lavoro straordinario di Baroni e del gruppo. Oggi gara importante”

Il direttore sportivo della Lazio Angelo Fabiani, a Dazn, ha presentato l’ultima sfida di campionato contro il Lecce:

“Tutte le partite sono importanti, in particolare quella di questa sera ha un sapore speciale per noi e per il Lecce che deve ancora centrare l’obiettivo matematico della salvezza. Per la Lazio significherebbe fare un ulteriore passo in avanti, sperando magari in qualche altro passo falso delle dirette rivali per un posto in Europa

È stato un lavoro straordinario quello di Marco Baroni, un lavoro di squadra. Alla vigilia nessuno poteva prevederlo, mentre oggi abbiamo dieci undicesimi che fanno parte delle rispettive nazionali. Significa che c’è stata una crescita a 360 gradi e per noi è motivo di grande orgoglio, significa che si è fatto qualcosa di molto positivo”.

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SERIE A

Lazio-Lecce, le formazioni ufficiali: Tavares dal 1’, Pedro parte dalla panchina

Manca poco ormai all’ultima di campionato. La Lazio alle 20.45 affronterà il Lecce all’Olimpico con la speranza di ottenere un posto in Europa. Queste le formazioni ufficiali del match:

LAZIO (4-2-3-1): Mandas; Marusic, Gila, Romagnoli, Nuno Tavares; Guendouzi, Rovella; Isaksen, Dia, Zaccagni; Castellanos.

LECCE (4-2-3-1): Falcone; Guilbert, Baschirotto, Gaspar, Gallo; Coulibaly, Ramadani; Pierotti, Berisha, Karlsson; Krstovic.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Mattei: “Gila è l’ultimo da ‘sacrificare’. Mercato? Il problema non è chi parte, ma…” (AUDIO)

STAFANO MATTEI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Qualcuno ci deve spiegare perché la Lazio deve vendere un ‘gioiello’ se non due. Inoltre, il problema alla Lazio non è stato mai chi partiva, ma chi arrivava. Terzo: il 50% dei soldi di Gila andranno al Real, quindi l’ultimo dei gioielli da sacrificare è lui.

Scudetto? Credo sia stato assegnato nell’ultimo turno. Domenica invece dovremo avere le radioline accese, un risultato può cambiare tutti gli scenari.

Tranne Dia e Gigot, il mercato di quest’anno ha aiutato poco. Se qualcuno vuole mettere in discussione Baroni lo faccia pure, nessuno è perfetto, ma con la squadra che ha e con il materiale tecnico a disposizione ha fatto bene”.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, la sfida contro il Lecce potrebbe essere l’ultima in biancoceleste per diversi calciatori: il quadro completo

L’ultima gara casalinga della Lazio potrebbe essere anche l’ultima partita in biancoceleste per diversi protagonisti della rosa di Baroni.

The last dance. La sfida col Lecce, riporta Il Messaggero, può essere l’ultimo ballo per tanti protagonisti, vecchi e nuovi, di questa Lazio. Mandas ormai si è preso la porta e Provedel vuole giocare, ma saluterà solo per destinazioni di suo gradimento. Tavares è stato riscattato per 5 milioni dall’Arsenal (che vanta ancora il 40%), ma è sul mercato come Luca Pellegrini e Hysaj (pesano rispettivamente 2,4 e 2,8 milioni d’ingaggio). Marusic ha un’opzione sino al 2026, ma la Fiorentina lo sta corteggiando. Romagnoli è in trattativa per il rinnovo, ma andrà via se non sarà accontentato, anche perché in Arabia sono pronti a ricoprirlo d’oro: Lotito può al massimo spalmargli l’adeguamento per un altro triennio.

Gila, si legge ancora sul quotidiano, vuole fare il salto: ci sono Inter, Juventus e City, ma non il Real che detiene il 50%. Rovella non vuole muoversi, ma restano le pressioni di Aston Villa e Liverpool. Guendouzi piace invece al Newcastle e ha messo in dubbio la sua permanenza con la Conference (guadagna già 2,5 milioni, c’entra poco il contratto). Vecino è in scadenza, corteggiato da Betis, Benfica e Como: la sua conferma biancoceleste resta in bilico.

La prossima settimana, infine, verrà offerto invece a Pedro il rinnovo per un altro anno. Zaccagni ha fatto una scelta di vita, difficile possa cedere alla corte del Nottinham Forest, che metterebbe però 30-35 milioni sul tavolo. Il club inglese è anche sulle tracce del Taty Castellanos, insieme a West Ham, Everton e Wolverhampton.

Impossibile cedere Noslin, senza fare una clamorosa minusvalenza a bilancio. Tchaouna può invece finire al Psv per 15 milioni. Ibrahimovic non verrà riscatto per 8 milioni dal Bayern Monaco. Belahyane è stato un investimento d’inverno e andrà valorizzato.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, Mandas: “Essere qui è un sogno. Pedro, Peruzzi, futuro e Ioannidis: vi dico tutto”

Da secondo a titolare inamovibile: Chrīstos Mandas si gode il momento e punta a finire bene la stagione con la sua Lazio. Il portiere greco si è raccontato a Il Tempo.


Iniziamo subito rispondendo a chi sostiene che lei sia troppo basso per essere un portiere di grande livello: ci dice la sua altezza reale?
«Sono alto tra 187 e 188, però la cosa importante sono le braccia. Sono quelle che fanno la differenza».
In che senso?
«Quando allungo le braccia raggiungo l’estensione di chi è parecchio più alto di me. L’ho fatto con un compagno di squadra che era alto 194 cm e alla fine eravamo uguali».
E poi l’altezza l’aiuta per essere più reattivo e agile…
«Il mio lavoro è proprio questo, cercare di sopperire a un limite fisico con la velocità e il fatto di essere più scattante. L’unico aspetto è relativo alle uscite, devo sempre prendere bene le misure».
Su cosa si sente di dover migliorare ancora?
«Sicuramente nel giocare con i piedi. Prima di venire alla Lazio non era così richiesto, mentre qui è fondamentale».
Che cosa differenzia Sarri da Baroni?
«Sarri voleva sempre un gioco corto, anche quando la squadra avversaria veniva molto alta. Con Baroni magari proviamo di più la palla lunga sull’attaccante, ma per entrambi la costruzione del portiere è molto importante».
In questo anche Provedel l’ha aiutata?
«Con lui ho un bellissimo rapporto ma la mia crescita è merito dei preparatori e di Baroni».
Molte persone paragonano il suo stile a quello di una leggenda come Peruzzi. C’è qualche similitudine?
«Sono giovane quindi ho visto poco di Peruzzi, ma so perfettamente quanto sia stato importante per la Lazio. Anche lui come me non era altissimo, ma aveva una cattiveria e una concentrazione incredibili. È sicuramente un modello».
A proposito di modelli, qual è il suo prototipo di portiere?
«Non ce n’è uno nello specifico. Cerco di rubare un po’ da tutti: ho studiato molto Buffon e Casillas, mentre per quanto riguarda le uscite mi piaceva molto Handanovic. Però il mio idolo non è un portiere».
Si spieghi meglio.
«Il mio idolo è Pedro. Vederlo giocare è uno spettacolo, soprattutto in allenamento. Io cerco sempre di infilarmi nella squadra dove c’è lui perché alla fine vince sempre. È veramente un fenomeno».
Che cosa vuol dire per lei essere il portiere della Lazio?
«È un sogno. Quando giocavo in Grecia avevo un preparatore dei portieri italiano e gli dicevo sempre: “io vorrei giocare in Serie A”. Quindi quando è arrivata la Lazio non ci credevo, ero troppo felice».
E da poco ha anche rinnovato il contratto fino al 2029…
«Naturalmente sono anche contento di questo, così posso essere anche più tranquillo. Io, ma anche la mia famiglia, che ogni volta che può mi viene a trovare a Roma. Sento la fiducia della società».
Pochi giorni fa Rovella, che è 2001 come lei, ha detto di voler rimanere per sempre alla Lazio. A sentirla parlare sembra che sia lo stesso per lei.
«Io qui sono molto felice, anche per me vale lo stesso discorso di Rove. Penso che sia per tutti i ragazzi che sono qui. Il centro sportivo è bello, lo stadio è bello, i tifosi sono belli, la pensiamo tutti così. Perché dovremmo voler andare via? Siamo in un grande club».
Però in estate era arrivata una chiamata dal Manchester City…
«Quello fa piacere, è normale. Se arriva l’occasione della vita è giusto fare le proprie valutazioni, ma io non sono più in una società piccola, quindi anche se dovesse arrivare la chiamata di un top club, il mio primo pensiero non sarebbe quello di andare via. La valuterei sapendo che qui sto benissimo, che la società ha un progetto per me e che mi ha fatto rinnovare il contratto».
Scopriamo qualcosa di più su di lei, torniamo a quando era bambino. Ha sempre fatto il portiere?
«In realtà fino ai 12/13 anni giocavo un tempo in attacco e un tempo in porta. Sin da piccolo avevo le gambe grosse quindi tiravo più forte dei miei coetanei, per questo mi mettevano in attacco, ma a 14 anni sono tornato tra i pali e non mi sono più mosso da lì».
Da Atene a Roma, le piace andare in giro per la città?
«Ho visto quello che c’era da vedere, diciamo da turista, ma non sono uno che esce la sera, preferisco rimanere a casa con la mia fidanzata. Se capita vado al ristornate una sera a settimana, sempre che il giorno dopo sia libero».
Si dice sempre che i portieri siano un po’ matti, lei però ci sembra molto tranquillo. È un’anomalia?
«In Grecia sono arrivato in prima squadra che ero ancora un ragazzino e c’erano i compagni più grandi che magari uscivano e mi portavano con loro. In quel momento ho capito che per fare strada dovevo rimanere lontano da locali e distrazioni varie».
L’unica libertà che si concede a questo punto sono i tatuaggi. A quale è più legato?
«Questi (mostra il braccio, ndr.) mi ricordano la Grecia. Ma il più importante è questo con mio padre. Lui è sempre presente, gli devo tutto».
A proposito di Grecia, alla Lazio piace tanto il suo compagno di Nazionale, Fotis Ioannidis, lo sapeva?
«Sì, certo. Con lui ne ho parlato anche la scorsa estate. Ovviamente anche per Fotis sarebbe un sogno venire in Serie A, ma non so se il Panathinaikos lo farà partire, è anche il capitano».
Che tipo di attaccante è?
«È un killer in area di rigore. Quest’anno ha segnato meno per colpa di un infortunio, ma vi assicuro che è molto forte. È bravo anche ad aiutare la squadra, a venire incontro e aprire gli spazi per i compagni».
E il suo rapporto con la Nazionale? Vuole diventare titolare anche lì?
«Siamo un gruppo molto giovane, abbiamo fatto tutto il percorso nelle giovanili insieme. Siamo amici, quindi per me è difficile sentire la rivalità con i miei compagni»..
La Grecia, appunto. Lei sa che i colori della Lazio sono ispirati proprio alla bandiera greca?
«Me lo ha detto un ragazzo appena sono arrivato a Formello, mi ha raccontato questa storia. Ho sentito subito dentro di me un legame speciale, come se qui stessi ancora a casa mia e potessi rimanere a vita».
A inizio stagione ha giocato solo in Europa, quando ha capito che stava per diventare il titolare? Cosa le ha detto Baroni?
«Non mi ha detto niente, ho capito che serviva il mio aiuto e ho cercato di farmi trovare pronto».
Però a Bergamo nessuno si aspettava il suo impiego…
«Cinque minuti prima della riunione tecnica mi ha chiamato per dirmi che avrei giocato, ma non mi ha detto qualcosa di particolare, solo di replicare in partita quello che faccio in allenamento».
Torniamo al suo esordio con la Lazio, il derby del 10 gennaio 2024. Che emozione è stata?
«È il momento in cui la mia carriera è cambiata. Però sono contento che fosse il derby, non l’ho vissuto con troppa pressione».
Tra le serate più difficili c’è senza dubbio quella con il Bodo?
«Arrivavamo dal 2-0 in trasferta ma credevamo fortemente nella rimonta. Quando abbiamo segnato il 3-0 eravamo convinti di avercela fatta, poi il gol a fine tempo supplementare c’ha distrutto. Lì sono finite tutte le energie».
Dal suo punto di vista cosa ricorda dei rigori?
«Avevo studiato gli avversari e la cosa incredibile è che gli unici due rigoristi hanno sbagliato entrambi. Gli altri non avevano mai tirato un rigore in carriera… il calcio è davvero inspiegabile».
Che voto sente di dare alla stagione della Lazio?
«È stata una stagione difficile, lunga e con tanti giocatori nuovi. Però penso che in campionato di 37 partite ne abbiamo fatte 28-30 molto buone e le altre invece no. Non sempre siamo riusciti a fare quello che ci chiede il mister».
E se alla fine dovesse essere Conference League?
«Preferisco non rispondere a questa domanda perché tutti nello spogliatoio pensiamo che la Champions sia ancora possibile, quindi ci proveremo fino alla fine».
Stagione quasi terminata, poi ci saranno gli impegni con le Nazionali, ma come trascorrerà le sue vacanze?
«Passerò del tempo tra qualche isoletta in Grecia, una piccola vacanza prima di tornare ad allenarmi in modo un po’ più serio quando tornerà ad Atene».
E invece un messaggio per i tifosi?
«Per me sono stati meravigliosi, ci hanno sempre supportato, specialmente nei momenti di difficoltà. Invece di fischiarci ci hanno sempre applaudito. Alcuni sono venuti persino in Norvegia anche se non avevano il biglietto per entrare allo stadio. Non li ringrazieremo mai abbastanza per quanto ci sono stati vicino».

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ESCLUSIVE

‘SVB’ – Oddi: “Con il Lecce contano solo i tre punti. Castellanos dà una grossa mano. E su Pedro…” (AUDIO)

GIANCARLO ODDI in collegamento a ‘SVB’

“Castellanos non sarà mai un goleador ma è giocatore che dà una grossa mano alla Lazio.

Domenica non conteranno le assenze, chi parte titolare o chi subentra: questa partita si deve vincere e basta.

I giocatori dovranno entrare convinti in campo. Non li voglio vedere come contro il Parma. Immaginiamo come staremmo se avessimo due punti in più. Meglio non ripensarci.

Pedro? Il tecnico vede che Pedro quando subentra risolve sempre le pratiche, quindi io fossi il lui lo metterei sempre nel secondo tempo. Entra sempre al 200%. Se però Baroni vede in allenamento che Isaksen, che a me non dispiace, non è pronto in questo momento in cui serve grinta e determinazione, meglio optare per Pedro. Queste cose le può decidere solo il tecnico in base a come li vede allenarsi.

Queste sono gare che vanno vinte subito, mi dispiace per il Lecce ma la Lazio deve pensare a vincere. A noi servono questi tre punti e basta. L’allenatore ha fatto un buon lavoro magari ha anche commesso degli errori, ma chi è che non li commette?”.

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ESCLUSIVE

‘SVB’ – Rambaudi: “Lazio, serve un calciatore alla Müller. Ecco da chi ripartirei il prossimo anno…” – (AUDIO)

ROBERTO RAMBAUDI in collegamento a ‘SVB’

“Tare uomo ideale per il Milan, sia perché ha scovato anche dei talenti, sia perché nella presunzione che si annusa in casa rossonera serve chi non ama apparire e pensa solo a lavorare.

Quanti ne terrei di questa Lazio? Partirei da Mandas e andrei a prendere un altro portiere, perché dubito che Provedel voglia rimanere; terrei Marusic come alternativa, Gila, Romagnoli, Tavares se è quello dei primi 5 mesi, Rovella e Guendouzi, Pedro, Zaccagni, Isaksen e Castellanos. Poi vediamo, magari Dia come alternativa.

La squadra titolare me la tengo, perché da lì devo ripartire, ma la devono migliorare. Occorrono un terzino destro, un difensore centrale, due centrocampisti centrali se ci sono le coppe e una punta centrale. Vado a prendere altri titolari. Poi vado a prendermi anche il Muller della situazione, il Pedro, il Klose; un calciatore dalla carriera importante che può ancora dare molto. Questo sarebbe un colpo importante anche per i tifosi. Al di là di quale Coppa si farà, questa squadra andrà migliorata”.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, Tavares è stato riscattato dall’Arsenal ma è in vendita: la situazione

Senza dubbio è stato uno dei colpi di mercato estivi più riusciti, nonostante i continui stop: Nuno Tavares ha conquistato tutti ma il suo futuro non è detto che sarà a Roma.

Nove assist per lui tra campionato ed Europa League, un avvio di stagione straordinario e poi sette infortuni che lo hanno costretto a stare ai box: Nuno Tavares contro il Lecce cercherà di raggiungere la doppia cifra.

Nel frattempo la società valuta quale sarà il futuro del portoghese: come riporta Il Messaggero, il terzino è stato già riscattato; c’è stata un’accelerazione dei tempi dovuta al Mondiale per Club, visto che le squadre partecipanti potranno usufruire di una mini finestra di mercato dal 1 al 10 giugno. Poiché Tavares resta in cima alla lista dei calciatori con cui poter cercare una plusvalenza, la Lazio ha versato i 5 milioni del riscatto nella casse dell’Arsenal (che detiene il 40% della futura rivendita) per non ritrovarsi costretta ad attendere il 1 luglio in caso di interessamenti da parte di club impegnati nel nuovo torneo FIFA. Difficilmente Lotito potrà chiedere 35-40 milioni come qualche mese fa, ma le prossime prestazioni tra club e Nazionale potrebbero essere d’aiuto in tal senso.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, serve un’inversione del trend casalingo: i numeri

Il successo all’Olimpico manca da troppo tempo e la Lazio domenica contro il Lecce non potrà permettersi passi falsi.

Nella Capitale arriverà un Lecce con grandi motivazioni, impegnato in una delicata lotta-salvezza. La Lazio, dal canto suo, dovrà ottenere il successo e contemporaneamente sperare nel passo falso delle competitors.

Importante sarà anche cambiare i numeri e andare oltre il sortilegio che avvolge l’Olimpico. Come sottolinea il Corriere dello Sport, serve però un’inversione del trend casalingo: è troppo tempo che la Lazio non vince davanti ai propri tifosi, addirittura da tre mesi e mezzo. Una sola volta in campionato in tutto il 2025. Una maledizione che va avanti da troppo, dopo il successo con il Monza (ultimo in classifica) del 9 febbraio sono arrivati 6 pareggi consecutivi contro Napoli, Udinese, Torino, Roma, Parma e Juventus.

Un filotto che, pur senza sconfitte, ha compromesso la corsa al quarto posto della squadra di Baroni. La Lazio, si legge, ha pareggiato la metà delle 18 partite interne disputate finora in Serie A: 9, a fronte di 7 vittorie e 2 sconfitte. Considerando soltanto le gare in casa, è nona in classifica con 30 punti conquistati: meno di Milan (31), Atalanta (32), Bologna (37), Fiorentina (40), Juventus (40), Roma (41), Napoli (42) e Inter (43).