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SOCIETA'

Lazio, Lotito ripensa a Peruzzi: il contatto e le condizioni dell’ex Club Manager

Claudio Lotito, dopo un’annata ricca di ombre e con tunnel apparentemente senza luce, prova a rimettere i cocci a posto. Forse anche per la scelta di tre allenatori di lasciare la nave – due volte Sarri, in mezzo Tudor e Baroni – il presidente della Lazio sta cercando una figura che abbia due requisiti.

In primis, ridurre la distanza siderale dai tifosi. In secondo luogo, un profilo che sappia legare le scelte del tecnico alla volontà societaria. La scelta sarebbe caduta su Angelo Peruzzi. Il presidente, tramite una persona di sua fiducia, ha chiesto un confronto con l’ex Club Manager. Peruzzi, dal canto sua, avrebbe replicato dicendo di aspettarsi una chiamata direttamente da Lotito.

Si tratta di una prima presa di contatto, niente di più. Ovviamente Peruzzi rientrerebbe solo a due condizioni: un trattamento economico credibile; la libertà nel compiere la propria funzione, senza interferenze come accaduto in passato. Si attendono sviluppi. Laziofamily.it

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Mazza: “Mancata sintonia con i tifosi? Un fallimento della società. Lotito non amava Peruzzi neanche prima…” (AUDIO)

MAURO MAZZA in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Lazio indecifrabile. Quella vista a Como era troppo brutta per essere vera, col Verona la gara si è messa subito bene. A Como più che la sconfitta ha fatto male Sarri, le sue parole, era come se prendesse le distanze. Ora quale atteggiamento prevarrà nel mister e nei giocatori dopo il Verona? Per una squadra che balbetta vincere il derby diventerebbe un trampolino, altrimenti ci sarebbero cose non belle.

A noi quest’estate hanno tolto il giocattolo del calciomercato e questo ferisce; è quello che piace al tifoso, che fa sognare. Ma allo stesso tempo c’è da dire che se una cosa funziona bene da noi sono i tifosi, sono una certezza e lo abbiamo visto anche dopo Como.

Sono 21 anni che c’è questa gestione societaria, è possibile che non si sia potuta o voluta creare una sintonia con il popolo laziale? Questo è un problema. Dopo quest’estate e dopo Como, i tifosi hanno dimostrato che sono l’unica certezza e la base da cui ripartire. Se non si è creata la sintonia con loro è un fallimento. Si finisce per dividere un ambiente che dovrebbe essere unito e compatto.

Il presidente non amava Peruzzi neanche prima di ingaggiarlo perché troppo dell’ambiente, troppo romano, troppo laziale. E le persone così non sono gradite. Angelo è una persona sincera, di mediazione, non cerca i riflettori ma evidentemente il suo peso specifico era notevole”.

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ESCLUSIVE

Lazio, la visita di Peruzzi a Sarri fa sognare i tifosi ma l’ex club manager…

A Castiglion della Pescaia Angelo Peruzzi ha fatto visita al tecnico della Lazio Maurizio Sarri.

Quella di Angelo Peruzzi è una figura che i tifosi della Lazio non dimenticano: prima portiere poi club manager; ha ormai salutato la Lazio ma i sostenitori biancocelesti non hanno mai smesso di sognare il suo ritorno.

Si parla spesso di un volto di spicco, con competenza ed esperienza, da reinserire nello spogliatoio laziale e la visita che ieri Peruzzi ha fatto a Sarri in occasione della due giorni organizzata dal tecnico toscano a Castiglione della Pescaia con lezioni teoriche sul Sarrismo e allenamenti in campo, ha riacceso le speranze dei tifosi.

Peruzzi si è presentato a pranzo dal tecnico, è sembrata più una sorpresa che un appuntamento: fatto sta che i due hanno parlato qualche minuto, toni distesi e sorrisi tra loro; un’ulteriore conferma della stima che li lega.

Lasciando la sede del pranzo Peruzzi, tra un sorriso e l’altro, a domanda sul suo possibile ritorno nella Capitale ha smorzato un po’ l’entusiasmo dei laziali: “Non penso di tornare“, ha spiegato a RadioSei. Frase di circostanza o verità? I tifosi comunque ci sperano.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, Mandas: “Essere qui è un sogno. Pedro, Peruzzi, futuro e Ioannidis: vi dico tutto”

Da secondo a titolare inamovibile: Chrīstos Mandas si gode il momento e punta a finire bene la stagione con la sua Lazio. Il portiere greco si è raccontato a Il Tempo.


Iniziamo subito rispondendo a chi sostiene che lei sia troppo basso per essere un portiere di grande livello: ci dice la sua altezza reale?
«Sono alto tra 187 e 188, però la cosa importante sono le braccia. Sono quelle che fanno la differenza».
In che senso?
«Quando allungo le braccia raggiungo l’estensione di chi è parecchio più alto di me. L’ho fatto con un compagno di squadra che era alto 194 cm e alla fine eravamo uguali».
E poi l’altezza l’aiuta per essere più reattivo e agile…
«Il mio lavoro è proprio questo, cercare di sopperire a un limite fisico con la velocità e il fatto di essere più scattante. L’unico aspetto è relativo alle uscite, devo sempre prendere bene le misure».
Su cosa si sente di dover migliorare ancora?
«Sicuramente nel giocare con i piedi. Prima di venire alla Lazio non era così richiesto, mentre qui è fondamentale».
Che cosa differenzia Sarri da Baroni?
«Sarri voleva sempre un gioco corto, anche quando la squadra avversaria veniva molto alta. Con Baroni magari proviamo di più la palla lunga sull’attaccante, ma per entrambi la costruzione del portiere è molto importante».
In questo anche Provedel l’ha aiutata?
«Con lui ho un bellissimo rapporto ma la mia crescita è merito dei preparatori e di Baroni».
Molte persone paragonano il suo stile a quello di una leggenda come Peruzzi. C’è qualche similitudine?
«Sono giovane quindi ho visto poco di Peruzzi, ma so perfettamente quanto sia stato importante per la Lazio. Anche lui come me non era altissimo, ma aveva una cattiveria e una concentrazione incredibili. È sicuramente un modello».
A proposito di modelli, qual è il suo prototipo di portiere?
«Non ce n’è uno nello specifico. Cerco di rubare un po’ da tutti: ho studiato molto Buffon e Casillas, mentre per quanto riguarda le uscite mi piaceva molto Handanovic. Però il mio idolo non è un portiere».
Si spieghi meglio.
«Il mio idolo è Pedro. Vederlo giocare è uno spettacolo, soprattutto in allenamento. Io cerco sempre di infilarmi nella squadra dove c’è lui perché alla fine vince sempre. È veramente un fenomeno».
Che cosa vuol dire per lei essere il portiere della Lazio?
«È un sogno. Quando giocavo in Grecia avevo un preparatore dei portieri italiano e gli dicevo sempre: “io vorrei giocare in Serie A”. Quindi quando è arrivata la Lazio non ci credevo, ero troppo felice».
E da poco ha anche rinnovato il contratto fino al 2029…
«Naturalmente sono anche contento di questo, così posso essere anche più tranquillo. Io, ma anche la mia famiglia, che ogni volta che può mi viene a trovare a Roma. Sento la fiducia della società».
Pochi giorni fa Rovella, che è 2001 come lei, ha detto di voler rimanere per sempre alla Lazio. A sentirla parlare sembra che sia lo stesso per lei.
«Io qui sono molto felice, anche per me vale lo stesso discorso di Rove. Penso che sia per tutti i ragazzi che sono qui. Il centro sportivo è bello, lo stadio è bello, i tifosi sono belli, la pensiamo tutti così. Perché dovremmo voler andare via? Siamo in un grande club».
Però in estate era arrivata una chiamata dal Manchester City…
«Quello fa piacere, è normale. Se arriva l’occasione della vita è giusto fare le proprie valutazioni, ma io non sono più in una società piccola, quindi anche se dovesse arrivare la chiamata di un top club, il mio primo pensiero non sarebbe quello di andare via. La valuterei sapendo che qui sto benissimo, che la società ha un progetto per me e che mi ha fatto rinnovare il contratto».
Scopriamo qualcosa di più su di lei, torniamo a quando era bambino. Ha sempre fatto il portiere?
«In realtà fino ai 12/13 anni giocavo un tempo in attacco e un tempo in porta. Sin da piccolo avevo le gambe grosse quindi tiravo più forte dei miei coetanei, per questo mi mettevano in attacco, ma a 14 anni sono tornato tra i pali e non mi sono più mosso da lì».
Da Atene a Roma, le piace andare in giro per la città?
«Ho visto quello che c’era da vedere, diciamo da turista, ma non sono uno che esce la sera, preferisco rimanere a casa con la mia fidanzata. Se capita vado al ristornate una sera a settimana, sempre che il giorno dopo sia libero».
Si dice sempre che i portieri siano un po’ matti, lei però ci sembra molto tranquillo. È un’anomalia?
«In Grecia sono arrivato in prima squadra che ero ancora un ragazzino e c’erano i compagni più grandi che magari uscivano e mi portavano con loro. In quel momento ho capito che per fare strada dovevo rimanere lontano da locali e distrazioni varie».
L’unica libertà che si concede a questo punto sono i tatuaggi. A quale è più legato?
«Questi (mostra il braccio, ndr.) mi ricordano la Grecia. Ma il più importante è questo con mio padre. Lui è sempre presente, gli devo tutto».
A proposito di Grecia, alla Lazio piace tanto il suo compagno di Nazionale, Fotis Ioannidis, lo sapeva?
«Sì, certo. Con lui ne ho parlato anche la scorsa estate. Ovviamente anche per Fotis sarebbe un sogno venire in Serie A, ma non so se il Panathinaikos lo farà partire, è anche il capitano».
Che tipo di attaccante è?
«È un killer in area di rigore. Quest’anno ha segnato meno per colpa di un infortunio, ma vi assicuro che è molto forte. È bravo anche ad aiutare la squadra, a venire incontro e aprire gli spazi per i compagni».
E il suo rapporto con la Nazionale? Vuole diventare titolare anche lì?
«Siamo un gruppo molto giovane, abbiamo fatto tutto il percorso nelle giovanili insieme. Siamo amici, quindi per me è difficile sentire la rivalità con i miei compagni»..
La Grecia, appunto. Lei sa che i colori della Lazio sono ispirati proprio alla bandiera greca?
«Me lo ha detto un ragazzo appena sono arrivato a Formello, mi ha raccontato questa storia. Ho sentito subito dentro di me un legame speciale, come se qui stessi ancora a casa mia e potessi rimanere a vita».
A inizio stagione ha giocato solo in Europa, quando ha capito che stava per diventare il titolare? Cosa le ha detto Baroni?
«Non mi ha detto niente, ho capito che serviva il mio aiuto e ho cercato di farmi trovare pronto».
Però a Bergamo nessuno si aspettava il suo impiego…
«Cinque minuti prima della riunione tecnica mi ha chiamato per dirmi che avrei giocato, ma non mi ha detto qualcosa di particolare, solo di replicare in partita quello che faccio in allenamento».
Torniamo al suo esordio con la Lazio, il derby del 10 gennaio 2024. Che emozione è stata?
«È il momento in cui la mia carriera è cambiata. Però sono contento che fosse il derby, non l’ho vissuto con troppa pressione».
Tra le serate più difficili c’è senza dubbio quella con il Bodo?
«Arrivavamo dal 2-0 in trasferta ma credevamo fortemente nella rimonta. Quando abbiamo segnato il 3-0 eravamo convinti di avercela fatta, poi il gol a fine tempo supplementare c’ha distrutto. Lì sono finite tutte le energie».
Dal suo punto di vista cosa ricorda dei rigori?
«Avevo studiato gli avversari e la cosa incredibile è che gli unici due rigoristi hanno sbagliato entrambi. Gli altri non avevano mai tirato un rigore in carriera… il calcio è davvero inspiegabile».
Che voto sente di dare alla stagione della Lazio?
«È stata una stagione difficile, lunga e con tanti giocatori nuovi. Però penso che in campionato di 37 partite ne abbiamo fatte 28-30 molto buone e le altre invece no. Non sempre siamo riusciti a fare quello che ci chiede il mister».
E se alla fine dovesse essere Conference League?
«Preferisco non rispondere a questa domanda perché tutti nello spogliatoio pensiamo che la Champions sia ancora possibile, quindi ci proveremo fino alla fine».
Stagione quasi terminata, poi ci saranno gli impegni con le Nazionali, ma come trascorrerà le sue vacanze?
«Passerò del tempo tra qualche isoletta in Grecia, una piccola vacanza prima di tornare ad allenarmi in modo un po’ più serio quando tornerà ad Atene».
E invece un messaggio per i tifosi?
«Per me sono stati meravigliosi, ci hanno sempre supportato, specialmente nei momenti di difficoltà. Invece di fischiarci ci hanno sempre applaudito. Alcuni sono venuti persino in Norvegia anche se non avevano il biglietto per entrare allo stadio. Non li ringrazieremo mai abbastanza per quanto ci sono stati vicino».

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RASSEGNA STAMPA

Peruzzi: “Bello fare il team manager ma dalla Lazio sono andato via in pace. Gioco da basso? Ma siamo matti…”

Angelo Peruzzi è stato intervistato dal Corriere della Sera. Al centro del colloquio ovviamente il suo futuro nel calcio, soprattutto in merito ad un suo ritorno alla Lazio.

«Adesso? A casa ci sto poco. Curo i miei interessi immobiliari e soprattutto sto all’aria aperta: il mio terreno, i miei boschi, i funghi, la caccia al cinghiale. La famiglia, gli amici, le cose semplici che mi fanno star bene. Il calcio è diventato un cinema, non fa per me».

«La Lazio la chiama nel 2001? Cragnotti, lo scudetto ch avevano appena vinto, trenta chilometri da Blera: come potevo dire di no. Sono stato benissimo, anche se poi il club fallì e Lotito ci spalmò i contratti. Ma ero sereno. Stavo bene. Anche se i romanisti dicevano che ero diventato laziale e i laziali che ero romanista».

“Meglio team manager alla Lazio? Era bello fare da unione tra la squadra e la società e vogli sfatare una leggenda sul mio addio per contrasti con Lotito. Sono andato via in pace. Lui ha il suo carattere, ma pure io: permaloso, tanto. E capoccione, testardo. È finita. Giusto così».

“E oggi? Chi para meglio? Sono tanti. Sono bravi. Ma sto gioco dal basso mi fa ridere. Dice: serve per fare gol. Se non sbagli però. Se qualcosa va male, hai il nemico in casa. Ma siamo matti?»

“Il futuro di Peruzzi? Faccio tante cose, vedo poche partite, mi annoiano a volte, meglio i boschi, i funghi la caccia. Lo so, lo so: vivo a Blera, un paesino in provincia di Viterbo. Ma io qui sto bene, sono felice. E per me il posto più bello del mondo. Com’è che si dice? Contento io, contenti tutti”.

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ESCLUSIVE

‘NMM’ – D. Rossi: “Lazio, il ritmo non cala mai, ora guai a fare calcoli. Guendouzi capitano senza fascia”. Poi il confronto con Baroni… (AUDIO)

DELIO ROSSI in collegamento a ‘NMM’

La fascia da Peruzzi a Oddo? In genere si sceglie il calciatore più anziano e di movimento, ma se c’era qualcuno che ci teneva gliela davo anche se poi io magari mi rapportavo con un altro. La fascia era più per l’esterno che per l’interno dello spogliatoio. Inoltre il portiere è troppo lontano dall’arbitro e la visione che ha delle azione è anche è diversa.

A chi darei la fascia ora? Forse a Guendouzi. Non lo conosco, ma a vederlo mi sembra un leader. Chi fa il capitano deve essere un leader positivo, io non la darei mai a chi gesticola contro i compagni. Per me il capitano è colui che ha la cultura dell’esempio.

Perché il ruolo del portiere è cambiato? Sono mutate le regole e poi il fatto di creare superiorità numerica a partire da dietro porta l’estremo difensore a utilizzare più i piedi. Come tutti gli estremismi però non vanno bene a mio avviso.

Lazio-Bologna? Ero curioso di vedere questa gara perché la sosta è sempre un punto interrogativo. Dopo 5′ ho visto che la Lazio era la solita Lazio, quella che aveva vinto prima della pausa per la Nazionale. La Lazio avrebbe vinto anche senza la loro espulsione, ma il Bologna è una squadra forte.Onore e merito alla Lazio che gioca bene e quello che mi sorprende è il ritmo che non cala neanche nel secondo tempo.

La Lazio non deve fare calcoli; nessuno si aspettava che la Lazio si giocasse queste posizioni, soprattutto in questo modo. Anzi forse ha anche qualche punto in meno di quello che merita. Adesso si deve ragionare partita dopo partita e questo penso lo stiano facendo; i campionati si decidono a fine aprile.

Baroni come Delio Rossi? Lui è più bravo di me. Peruzzi mi ha fatto un complimento: io venivo nella Capitale, ero il signor nessuno, e ho allenato la squadra che due anni prima aveva avuto un certo tipo di calciatori.

Rovella diffidato deve saltare il Parma per poi esserci con il Napoli? La mia esperienza mi dice che se fai troppi ragionamenti è peggio“.

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ESCLUSIVE

Peruzzi a Lazialitá: “Ritorno alla Lazio, perché no?!”. Poi su Baroni…(AUDIO)

Ai microfoni di Lazialità in Tv, in onda anche su Radiosei, ha parlato l’ex portiere e dirigente della Lazio Peruzzi, il quale si esprime sui temi relativi alla squadra biancoceleste e un suo eventuale ritorno

BARONI – “Abbiamo giocato insieme per un anno alla Roma, quando avevo 18 anni. Non servono scienziati per il calcio, le persone fanno vincere. Ci vogliono i valori, oggi c’è molto cinema. Se sai fare calcio pian piano vieni fuori. La Lazio ora sta facendo bene perché c’è voglia, se hai giocatori forti ma poi non si sentono coinvolti e non pensano al gruppo poi non riesci a fare bene coralmente. Il calciatore è egoista per antonomasia, ma deve avere passione e se ti diverti le cose vengono da sole. Oggi i calciatori sono come aziende. Prima le società comandavano, ora è il contrario. Vanno gestiti bene, non basta più il metodo bastone e carota. Non conta più avere il contratto quinquennale, se il giocatore vuole andare via, andrà via”.

PORTIERI MODERNI – La costruzione dal basso non mi convince. Non mi è mai piaciuta, ero scarso con i piedi (ride ndr). Racconto un aneddoto. Ero allenatore di portieri per la nazionale quando c’era Sacchi, voleva un vademecum per il portiere, per insegnargli a giocare con i piedi. Gli dissi che lo avrei fatto, ma anche che il portiere deve saper parare, se è bravo con i piedi tanto meglio. Provedel giocatore di movimento? Ai tempi Liedholm mi costringeva a rimanere fuori dall’area quando attaccavamo, bisognava tenere una certa distanza dall’ultimo difensore in modo da poter intervenire. Essere fuori dall’area per interagire con gli altri giocatori era importante già all’epoca ed era l’86’. In pochi però son forti con i piedi, oggi c’è Ederson del Manchester City, ai miei tempi lo era Van Der Sar

RITORNO ALLA LAZIO – Perché no, ne parlerei, ci mancherebbe. I quattro anni passati alla Lazio da dirigente mi sono piaciuti tantissimo, poi ci son state incomprensioni. Altrove? Lo prenderei in considerazione, ma ci penserei un po’ di più

MANCATO SCUDETTO 2020 – Tutti ci credevamo. Facemmo undici risultati utili consecutivi. È stato un dramma dopo perché quando si è ricominciato a giocare si sono infortunati 4 o 5 giocatori. Milinkovic, Immobile e Luis Alberto? Avrebbero potuto giocare quando giocavo io. Grandi giocatori. Milinkovic la partita la sente anche se non sembrava. Ciro non la sente, di più. Luis bravissimo ragazzo, ma devi saperlo prendere“.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Caprai: “Provedel incolpevole contro l’Empoli. Peruzzi il migliore della storia recente della Lazio” (AUDIO)

Riccardo Caprai (IG: goalkeepermania) ai microfoni di Radiosei

Peruzzi fra i più grandi portieri dell’era moderna della Lazio, anzi, il migliore degli ultimi anni in generale. Unica pecca, forse ha avuto troppi infortuni. Va detto che, rispetto ai portieri di oggi, è cambiato tanto il lavoro di preparazione degli estremi difensori. E’ sempre difficile fare paragoni, ad esempio mettere a confronto Provedel o Marcheggiani. E’ cambiata anche la richiesta, al giorno d’oggi un portiere tecnicamente sopraffino come Antonioli, farebbe fatica”.

“Lazio-Empoli, responsabilità di Provedel azzerate da in infortunio, in quel caso c’è poco da dire. E’ inciampato in una zolla, purtroppo può capitare e certamente non possiamo considerarlo un errore tecnico da parte dell’estremo bianoceleste”.

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Lazialità e continuità, Lotito pronto ad un’offerta a Radu

“Io ho sempre detto che nella mia vita non riesco a immaginarmi lontano dalla Lazio” – le parole condivise da Stefan Radu sui propri profili social dopo l’addio al calcio sono la testimonianza di un amore infinito. “Il prossimo anno sarò qui, 60.000 più Radu” aveva concluso nel messaggio ai tifosi. Radu ci sarà sempre per la sua Lazio, ora ragiona sul proprio futuro. Per lui era pronto un posto all’interno del settore giovanile, ma Lotito starebbe pensando ad offrirgli un ruolo diverso. Lo vede come club managerci sarà un incontro prima che la squadra partirà per il ritiro ad Auronzo.

Stefan prende tempo ma ereditare il posto che era stato di Peruzzi è un occasione sulla quale mediterà. Sarri ha sempre spinto per un ritorno in società dell’ex portiere, possibile dopo l’addio di Tare, ma ha sempre riconosciuto le grandi doti di Radu, anche senza mai puntarci come calciatore in campo. “Mi sarebbe piaciuto allenarlo qualche anno fa. Caratterialmente è un ragazzo straordinario, forse troppo per fare l’allenatore, lo vedrei bene all’interno di una dirigenza o in uno spazio tra dirigenza e squadra perché sa curare i rapporti” – aveva dichiarato il tecnico biancoceleste. Come riporta il Corriere dello Sport, l’inserimento di Radu nella dirigenza rappresenterebbe un segno di continuità e di lazialità. Il tempo chiarirà il tutto, ma il patron è pronto a proporre al recordman di presenze della storia della Lazio un ruolo importante in dirigenza.

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RASSEGNA STAMPA

Peruzzi può tornare: lo scenario e il ruolo previsto nella Lazio

Una Lazio formato Champions in campo e fuori. Si va verso una mini rivoluzione anche a livello dirigenziale. In ballo c’è il futuro del ds Igli Tare, in scadenza di contratto a fine giugno e ancora senza conferma. Futuro incerto, ma soprattutto indecifrabile. A Formello niente è scontato. La Lazio ha comunque bisogno di uomini importante da inserire, ecco perché da settimane girano voci sul possibile ritorno di Angelo Peruzzi.

Lazio-Peruzzi, il possibile ritorno

L’ex portiere ha per cinque anni ricoperto il ruolo di club manager. Uomo chiave per Simone Inzaghi, poi nell’estate del 2021 l’addio per divergenze con la società. Ha avuto un colloquio in tempi recenti con Sarri, che lo vorrebbe di nuovo alla Lazio. Serve una figura che faccia da raccordo tra società e squadra. Peruzzi non sarebbe comunque l’unico candidato. Dopo Empoli, a campionato chiuso, Lotito alzerà il sipario sulle prossime manovre: futuro Tare, mercato, club manager. Tre questione fondamentali sul tavolo.