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GIUDICE SPORTIVO

Lazio-Bologna, occhio ai diffidati: in due rischiano la squalifica

Lazio-Bologna alle porte. Baroni lavora a Formello per completare la formazione del 13esimo turno di Serie A. Out Tavares e Castrovilli, mentre Dele-Bashiru verrà valutato nelle prossime ore. Attenzione, soprattutto, ai due diffidati: Rovella e Isaksen. Entrambi dovrebbero partire titolari. La Lazio, dopo il Bologna, avrà prima il Ludogorets in Europa League e poi il Parma, al Tardini. Inizierà a quel punto un ciclo di ferro, con la doppia sfida al Napoli (Coppa Italia e Serie A) fino al passaggio Inter e l’Atalanta, nell’ultima gara del 2024.

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ESCLUSIVE

‘NMM’ – Liverani: “Assenza Tavares pesa, ma Pellegrini convince. Col Bologna sarà partita a scacchi…” (AUDIO)

Fabio Liverani in collegamento a ‘NMM’

“La sosta porta sempre dei punti interrogativi, bisogna avere un pizzico di fortuna per non avere giocatori infortunati alla ripresa delle operazioni. Fino ad ora, la Lazio non ha avuto grandi grattacapi. Le assenze contro il Bologna possono essere pesanti però (Pedro e Tavares, ndr), anche perché si prospetta una gara molto impegnativa. Di solito i campionati si vincono vincendo contro le squadre alla tua portata. Da ora in poi non ci sarà riposo, sarà tutta una tirata fino a marzo. Vedremo chi avrà forza mentale e non solo, per rimanere in alto in classifica”.

“Tavares a livello difensivo è una perdita. Forse Pellegrini conosce meglio Orsolini, ma certamente sotto il profilo offensivo la Lazio perde davvero tanto. Bisogna essere bravi ad arginare, Pellegrini ha fatto benissimo contro il Cagliari e ha le qualità per essere una minaccia. E’ una partita a scacchi col Bologna, molto tattica. Entrambe giocano a viso aperto, mi aspetto tanti gol”.

“Vedremo cosa sceglierà Baroni. Tatticamente bisogna studiare l’avversario, ma questo non significa adattarsi a lui. Vanno date delle indicazioni tecnico tattiche, questo sì. Marusic a sinistra? Non credo, anche perché significa cambiare il messaggio che ha dato alla squadra fin dal primo giorno. Questo è un gruppo dove ognuno si sente partecipe, mi sembrerebbe un controsenso”.

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ARBITRI

Lazio-Bologna, designazione arbitrale e precedenti

Lazio-Bologna, la designazione arbitrale: sarà Antonio Rapuano da Rimini a dirigere il match. In 5 precedenti con il fischietto, i biancocelesti non hanno mai pareggiato: 4 vittorie e una sconfitta (Milan-Lazio 2-0 del 6 maggio 2023). L’ultima gara della Lazio arbitrata da Rapuano è la prima (e unica) di Giovanni Martusciello. Frosinone-Lazio 2-3 dello scorso marzo, con doppietta di Castellanos.

Arbitro: Rapuano (Rimini)
Assistenti: Bindoni – Tegoni
IV Uomo: Cosso
VAR: Pezzuto
AVAR: Maresca

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INFERMERIA

Lazio, stop Pedro: le sue condizioni

Lazio, stop Pedro. La brutta notizia sveglia la Lazio stamattina, il canario è alle prese con una gastroenterite ed è a forte rischio per la gara di domenica contro il Bologna. Il giocatore è debilitato ed è ancora alle prese con forti sintomi. Saranno valutate le condizioni giorno per giorno, ma il forfait per il posticipo dell’Olimpico è molto probabile. Baroni dovrà rinunciare a Tavares, per il quale si prospetta un ritorno in campo fra una decina di giorni. Sosta indigesta per il tecnico, che ha dubbi di formazione importanti per la ripresa delle operazioni.

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ESCLUSIVE

‘9 GENNAIO’ – Marchetti: “Il 26 Maggio è stato straordinario. La traversa al 73′ è stato un segnale di vittoria. Provedel portiere completo” (AUDIO)

Federico Marchetti a ‘9 GENNAIO 1900’

“Ci sono molti aneddoti che mi fanno vedere similitudini tra questa Lazio e quella di Pioli. Due allenatori che non avevano grande esperienza in grandi squadre e che hanno creato una importate alchimia con la squadra e il tifo. Questo aspetto è fondamentale perché tutti si sacrifichino per il bene della squadra.”

Sul 26 Maggio: “E’ un trofeo che porto nel cuore, il più bello della mia carriera è stata una giornata incredibile. La traversa colpita al 73′ dopo il gol di Senad? Un segnale di vittoria, non mi sono tuffato, sono rimasto in piedi e toccando quella palla abbiamo probabilmente decretato la nostra vittoria. Che tensione!”

“L’amore dei tifosi nei miei confronti lo sento ogni volta che torno a Roma. Mi spiace che la mia storia con la Lazio si sia conclusa con un anno da fuori rosa. Quello è il mio unico rimpianto, ci sono stati problemi anche personali che non mi hanno permesso di chiudere come avrei voluto ma questo forse è un segnale per un mio ritorno.

E’ importante in ogni società avere dei personaggi che conoscono la storia e hanno vissuto la società. Ad esempio Maldini nel Milan scudettato”

Su Provedel: “E’ un portiere completo, mi piace molto, bravo con i piedi, segue l’azione sempre e esce dalla porta dando molta sicurezza al reparto, in questo mi somiglia molto. In generale questa Lazio mi piace davvero tanto, va forte tutti lottano con mentalità e con sacrifico fino al 90′, mi piace molto vederla giocare”.

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ESCLUSIVE

‘NMM’ – Liverani: “Rovella promosso, è all’altezza della maglia Azzurra. Isaksen? Dipende spesso dalla panchina…” (AUDIO)

Fabio Liverani in collegamento a ‘NMM’

“Io e Pirlo molto diversi da Rovella. Niccolò come primo pensiero cerca di ‘mettere in sicurezza’, il nostro no. Avevamo mento interdizione e contrasto, ma la nostra prima idea era andare in verticale, rischiare la giocata. Si tratta di avere o meno la naturalezza in questo tipo di giocata, si riduce tutto alle caratteristiche. Ieri ha fatto un’ottima partita, ha confermato il suo momento di forma. Partita non semplicissima, ha dimostrato di poterci stare tranquillamente con la maglia azzurra. Il primo anno alla Lazio è andato così così, adesso invece tutto è cambiato. Un giocatore completo, completato ancor di più dalla Nazionale e dalle gare europee. Il difficile sta nel mantenere questi standard. Subentrano pressioni mentali che ti mettono a dura prova. Ha raggiunto un livello in cui ora gli si chiede continuità.

“Analogie Lazio-Nazionale? Qualcosa c’è. Credo che il punto sia attaccare la profondità e riempire l’area di rigore. Qui c’è un terreno comune. Ancora non riesco ad esprimermi al 100% sulla Nazionale, perché due Mondiali non fatti e l’ultima figura all’Europeo, fanno riflettere. Inoltre, ho l’impressione che non tutte le Nazionali approccino allo stesso modo alla Nations League. La base di Spalletti è ottima. Il nostro centrocampo è fra i migliori a livello europeo. Bisogna attendere i test importanti per maturare un giudizio completo”.

Isaksen? Ci sono giocatori che hanno bisogno del costante supporto del tecnico. Soprattutto quelli che giocano sugli esterni, fanno prestazioni diverse in base alla vicinanza alla panchina. Possono cambiare drasticamente la prestazione”.

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DICHIARAZIONI

Il metodo Baroni: “Questi i cardini del mio lavoro. Il mare insegna a…”

Il metodo di Marco Baroni a Lazio Style. Il tecnico biancoceleste, in mattinata, ha svolto una sorta di ‘clinic’ riguardo i punti cardini del suo lavoro, anche a livello comunicativo: “Quando si lavora con una squadra c’è da fare una distinzione: gruppo o squadra. C’è una differenza fondamentale, il gruppo ha responsabilità individuali mentre la squadra ha una responsabilità collettiva in cui si vince e si soffre insieme. Per me è importante questo, nella squadra ci sono obiettivi individuali ma principalmente di squadra. Si realizzano così sia i sogni individuali sia del collettivo. L’obiettivo dell’allenatore è quello di non allontanare l’obiettivo individuale da quello di squadra. Io cerco di fare in modo che ogni individuo si esalti in un modello di squadra, non li porto mai dentro il mio modello. Cerco di esaltare l’individualità a servizio della squadra. L’uomo ha la brama di sentirsi apprezzato, un allenatore commette l’errore più grande quando porta fuori problemi. I giocatori hanno bisogno di soluzioni non di problemi, quelli li devi tenere per te”.

“Io credo che ci sia una differenza sostanziale tra istinto e ragione. Ogni giocatore porta dentro di sé un bagaglio esperienziale e questa conoscenza di qualcosa che tu hai già fatto ti porta a rifarla senza pensarci. Ma tutto dipende dall’esperienza. Un giocatore magari viene da un calcio diverso dove c’è meno pensiero e più istinto, a quel punto l’allenatore deve portargli il pensiero senza togliergli l’istinto ma non deve essere un lavoro indotto. Il giocatore lo deve trovare senza avere troppo pensiero. Io durante la partita posso correggere all’interno di un sostegno individuale, noi diamo indicazioni ma in un contesto di cinquantamila persone i giocatori è difficile che possano apprendere ciò che arriva dall’esterno. Bisogna dargli indicazioni piccole che già conoscono, quando parlo di piano partita noi diamo già ai giocatori le indicazioni sulle variabili così in partita loro già sanno. Negli spogliatoi do loro 5-6 minuti per rilassarsi e recuperare energie poi intervengo, ma il mio intervento dura non più di 4 minuti e lo faccio con un video per far vedere loro cosa migliorare. Non c’è tempo, devi intervenire chirurgicamente perché la squadra ha già dentro le emozioni e devi dargli quello che serve, non di più. Le parole devono essere spese bene senza essere eccessive”.

“Il linguaggio del corpo è fondamentale, nel senso che ci deve essere un codice univoco. Io e il mio staff dobbiamo parlare la stessa lingua sia nel proporre sia nel correggere dobbiamo usare la stessa terminologia. L’allenatore può essere utile anche con le braccia. Nell’ultima gara col Porto sentivo che la squadra poteva vincere negli ultimi minuti e col linguaggio del corpo ho provato a spingere questo concetto, non era facile comunicare in quel momento a parole e quindi ho usato il corpo. La prima crepa che può trovare una squadra in un allenatore è la mancanza di coerenza. Poi c’è la postura, il tono della voce sono cose che non devi studiare ma che hai dentro di te”.

“L’ascolto ti dà un vantaggio di conoscere e capire l’interlocutore, io come strategia quando entro prima preferisco guardare e capire le persone con cui mi trovo. A volte dico voglio sbagliare per secondo perché prima cerco di capire cosa funziona e cosa no, è inutile che io arrivo e dico cosa fare se alcune cose sono state fatte già bene. Abbiamo poco tempo noi per fare questo e non dobbiamo perdere mai niente sia nell’ascolto sia nel capire e nel vedere. Chi urla è segno che non ha qualcosa da spiegare. Spesso l’aggressione è un modo per smazzare le carte, gli urli puoi farli una volta ma devono esser efficaci. Se lo fai sempre non ti scolta più nessuno. Noi ce la giochiamo nei primi secondi e le prime parole che spendi devono cogliere l’interesse della persona che hai di fronte. Cerco di essere più autorevole che autoritario, è un mio modo di vivere ci credo e lo porto avanti. La prima cosa che cercano di capire i giocatori è se conosci la cosa che tratti, vogliono sapere se puoi farli performare bene. Se non sai di che parli è meglio tacere altrimenti ti giochi lo spogliatoio”.

Odiavo dei miei allenatori la presa in giro e l’incoerenza. Per questo cerco di avere un rapporto schietto e leale, i calciatori devono capire di essere nella direzione della loro crescita personale e poi anche per mantenere le regole della squadra. Noi vediamo questi ragazzi e li pensiamo forti perché li vediamo in un certo modo anche sui social, ma sono uomini che hanno bisogno di protezione e affetto. È una necessità anche della persona e del calciatore che fa attività ad altissimo livello dove c’è tanta pressione. L’aspetto familiare è quello che ti accoglie nei momenti belli, ma anche difficili. Cerchiamo di avere questo effetto e calore anche nello spogliatoio, ma poi il calciatore ha sempre la necessità di rientrare nella bolla della sua famiglia”.

Hobby e passioni

“Adoro il mare, ho la patente nautica e per anni ho avuto la barca a vela. In mare devi prevenire e quindi la tua attenzione deve essere sempre avanti, poi quando avviene qualcosa è spesso tardi per affrontarlo. Questa cosa è stata molto allenante per me, mi ha aiutato nella gestione di una squadra”.

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DICHIARAZIONI

Lazio, Provedel: “Avanti senza pensare alle aspettative. Abbiamo ancora margini di miglioramento…”

Il portiere della Lazio Ivan Provedel, ha rilasciato una lunga intervista al canal ufficiale biancoceleste Lazio Style.

Il clima generale

“E’ quello che cerchiamo di creare da diverso tempo, sono arrivati dei risultati positivi nell’ultimo tour de force. Ora stiamo ricaricando le pile e mettendo benzina nelle gambe, sta andando molto bene. È cambiato tanto l’organico rispetto alla scorsa stagione, sono arrivati giovani di prospettiva, che però devono ambientarsi con la squadra, la piazza e il campionato, l’unica cosa da fare ora e subito è seguire al massimo il mister, senza pensare alle aspettative. Non ci interessa, vogliamo fare del nostro meglio, poi i risultati sono una conseguenza. Per me è il terzo anno, alcuni sono qui da più tempo, hanno aiutato anche me quando sono arrivato. Noi dobbiamo spingere al massimo, di farlo nell’ottica di squadra, teoricamente facendo così ne traggono tutti vantaggio”.

Vivere Roma

“Qui sto molto bene, mi sto abituando ora al clima. Ero abituato più al freddo. Trovarsi bene in città ti aiuta a vivere meglio il lavoro e viceversa. Roma è tutta bellissima, mi dispiace un po’ non viverla in modo profondo, i ritmi sono serrati, quando abbiamo la mezza giornata libera mi riposo. Mi piacerebbe scoprirla meglio. Ogni tanto l’eccezione culinaria ci sta, l’amatriciana è la mia pasta preferita. Se me la immaginavo così? Quando sono arrivato ho fatto un salto grande rispetto allo Spezia, inizialmente pensavo solo a dimostrare di poterci stare. Credo di essermi portato avanti questa cosa qui, nel calcio in una piazza così conta solo quello che andrai a fare, il passato non conta. Anche ora penso solo a farmi trovare pronto in campo. Mi accorgo dell’affetto del pubblico, so che abbiamo tifosi che notano anche le piccole cose. I portieri qui hanno fatto la storia della Lazio e del calcio in generale. Il pubblico capisce lo spirito dei calciatori, questa cosa mi fa piacere, sono contento che in parte arrivi l’impegno che metto per la mia squadra”.

Un nuovo ciclo targato Baroni

“Adesso difendiamo diversamente perché è differente la richiesta. L’approccio non è lo stesso, due anni fa comunque abbiamo fatto il record di clean-sheet. Abbiamo avuto un periodo di adattamento e subìto qualche gol di troppo. Abbiamo preso le misure e ci stiamo muovendo meglio. Contro la Juve è stata una partita importante, ci ha fatto capire che ogni gara può prendere una piega diversa, dobbiamo rimanere svegli e capire come adattarci alle situazioni. Dobbiamo migliorare ancora tanto, ma la direzione è quella giusta. Siamo una squadra giovane, dove non ci sono tanti giocatori con esperienza, ci sono buoni margini di miglioramento da parte di tutti. Però non dobbiamo pensarci, non poniamoci limiti ma proviamo a fare il massimo giorno dopo giorno”.

Lazio-Bologna e l’Europa

“Contro il Bologna l’anno scorso è stata una gara amara, abbiamo subito un gol per un mio errore, ci poteva rimettere in un certo tipo di corsa e non è successo. Questa è un’altra partita, le due squadre sono cambiate molto, ci sono allenatori nuovi, il Bologna sta facendo bene da settimane anche se non sempre hanno ottenuto risultati. Per noi sarà tosta, ma di certo sarà tosta anche per loro. C’è una nuova formula in Europa, non si può affrontare il girone facendo i calcoli tra andata e ritorno, è un campionato a sé. Ci teniamo tanto, il mister ha il merito di far sentire tutti coinvolti e motivati. Fare bene in tutte le competizioni ci sprona a fare sempre meglio. Che effetto fa la classifica del girone? È gratificante, anche perché se lavori duro e poi non ottieni risultati può nascere un po’ di delusione. Ma se perdiamo una partita in più non dobbiamo deprimerci o al contrario esaltarci dopo una singola vittoria. Facciamo una gara alla volta, le abbiamo vinte tutte finora. Non pensiamo ora ai punti che servono per qualificarci. Spero che non servano le mie incursioni nell’area avversaria”.

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ESCLUSIVE

‘9 GENNAIO’ – Zauri: “Vi spiego perché la Lazio sembra abbia meno punti deboli delle altre. Tavares uomo copertina, ma Guendo-Rovella…” (AUDIO)

Luciano Zauri, ex capitano della Lazio e attuale allenatore del Foggia, in collegamento a ‘9 GENNAIO 1900’

Foggia è una piazza stupenda che sa cosa significa fare calcio, è iniziata bene con la prima vittoria, speriamo che anche domani possa arrivare una conferma.

Non mi aspettavo una posizione in classifica così alta da parte della Lazio, ma credevo in mister Baroni. Persona per bene ed allenatore molto bravo. La squadra sta facendo molto bene, ci sono giocatori che hanno voglia di mettersi in mostra che stanno dimostrando che non serve il nome per fare bene.

Il fatto di fare bene anche in Europa dimostra che la rosa è allestita in una certa maniera. Baroni ha ruotato e coinvolto tutti, questo porta ad un umore positivo ed i risultati stanno facendo il resto. Un’organico di questo tipo, penso si possa posizionare a ridosso delle prime. Poi se qualcuno steccherà, avrà la possibilità di approfittarne.

E’ equilibrata e compatta, tutti lavorano in fase di non possesso, sembra avere meno punti deboli degli avversari proprio per questo motivo. C’è gente con fame, veloce, che attacca bene gli spazi. In questo momento funziona un po’ tutto, arriva anche il gol al 90′. E’ una squadra che si vuole affermare ed in particolare credo che sia Tavares l’uomo copertina. E’ strepitoso sta facendo la differenza, così come Guendouzi e Rovella che stanno facendo reparto da soli. In particolare, il portoghese è un giocatore come ce ne sono pochi. Trasforma da solo la fase difensiva in offensiva. L’inerzia delle giocate spesso la determina un giocatore offensivo, lui è un terzino (sorride, ndr)”.

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‘NMM’ – Delio Rossi: “Lazio, meno frenesia per migliorare la fase offensiva. A Noslin serve un ruolo. Rovella non è Pirlo, ma…” (AUDIO)

DELIO ROSSI in collegamento a ‘NMM’

Rovella

Chiaro che non sarà mai un Pirlo, è un giocatore migliore in fase di non possesso. Sostituirà Ricci, giocatore che a me piace molto. Nella fase di possesso sta migliorando, però forse gli mancano gli ultimi 20 metri. Gol e filtrante, il passaggio finale. Ora sta bene fisicamente e credo si trovi meglio in un centrocampo a due. Per chiudere l’azione è importante l’abitudine, il conoscere i movimenti dei compagni in area di rigore. Quando hai situazioni codificate, è più facile trovare l’ultimo passaggio”.

Margini di miglioramento della Lazio

“Ce ne sono tanti. Basti pensare ai piccoli dettagli sui calci piazzati, piuttosto che nella fase di rifinitura. La Lazio, per la mole di gioco che crea, penso che sia addirittura meno pericolosa di come potrebbe essere. A volte un pizzico di frenesia può far saltare una buona azione. Più che per Baroni, questo capitolo riguarda le scelte dei singoli in determinate situazioni. Romagnoli preferisce più rinculare, ma adesso sta accettando l’uno contro uno e cerca sempre l’anticipo. E’ un giocatore intelligente e lo sta dimostrando. Quando la squadra va bene, il singolo vuole restare all’altezza e non essere il ‘problema’. Il calciatore cerca sempre la sua zona di confort, se lo togli da lì subentra la titubanza. I due allenatori precedenti hanno arricchito i calciatori della Lazio, perché hanno proposto due modi diversi di giocare”.

Tchaouna, Dele e Noslin

“Secondo me è ancora un ‘cavallo selvaggio’. Ha qualità, ma è ancora troppo istintivo. E’ giovane, come lo stesso Dele-Bashiru. Noslin? Bisogna fare una ‘scelta’. Bisogna selezionare un ruolo, che sia esterno destro o sinistro. Preferisco uno che fa una cosa da 7 che uno che ne fa tante da 6. Trovargli una collocazione potrebbe anche rassicurare il ragazzo stesso. Meglio questo, altrimenti potrebbe anche perdersi”.