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DICHIARAZIONI

Baroni in conferenza: “Gara interpretata benissimo, Tchaouna e Isaksen si sottostimano. Maestrelli? Imparagonabile…” (AUDIO)

Baroni in conferenza stampa al temrine di Como-Lazio 1-5: “Volevo fare i complimenti alla squadra e dedicare la vittoria lla famiglia di Flavio, ragazzo sfortunato nella vita ma vicino alla squadra e quindi mi sento di dedicarla a lui e alla sua famiglia”.

“Partita inerpretata benissimo. Sapevamo fosse difficile, dall’anno scorso vedevo giocare il Como. Una squadra con allenatore bravo, che fa un calcio di dominio e sappiamo che hanno qualità. Ho detto che occorreva la miglior Lazio, aggressiva, di pressione alta. la squadra l’ha fatto bene e oggi mi è piaciuta soprattutto nella gestione della palla. Io mi sono seduto il primo giorno e ho detto che siamo forti. Ci sono cose che funzionano e altre no. Abbiamo condiviso con la società il lavoro, la mia richiesta è stata chiara. La squadra ha partecipato fin da subito. La nostra ambizione deve essere più dentro il campo”.

“Espulsione Tavares? Non voglio fare polemica. Si doveva stare più attenti. Non è facile. Mi sono già espresso. Abbiamo una classe arbitrale brava, come abbiamo degli assistenti e guardalinee bravi. Con queste nuove regole anche per loro è una corsa ad ostacoli. Io mi metto dalla loro parte. Ho già parlato di questo. Io sono attento alla partita ma questi episodi non li commento. Oggi la squadra è venuta con personalità in un campo non facile. Se la squadra l’ha fatto con personalità, capacità di creare occasioni, invadere l’area e creare c’è da fare i complimenti ai ragazzi. Maestrelli? Si sta parlando di un allenatore stratosferico. Un paragone imparagonabile per ogni allenatore. Parlerò con Massimo della questione della giacca, so che devo lavorare tanto coi ragazzi per fare qualcosa di importante”.

“La squadra deve non deve mai perdere la sua identità. Di fare un calcio propositivo, fare gol, correre in avanti. La squadra non deve mai mancare nell’aspetto prestativo. La mia esultanza al gol di Tchaouna? Ci sono ragazzi con tanta qualità. Isaksen si sottostima, Tchauna anche. Erano abituati ad essere i più bravi, ma la stessa cosa va anche a Castrovilli. Lui sta lavorando, non gli sto dando l’opportunità ma non voglio perderlo, sarà importante. lo stesso Noslin. Ho esultato perchè aveva bisogno del gol”.

“Io lavoro, sono figlio di me stesso. Penso solo a lavorare, non m isposto di un millimetro di questa cosa qui. Strefezza l’ho già avuto, li abbiamo studiati. Loro portano questi quattro giocatori nel campo che se lasciavamo a loro il palleggio ci mettevano in difficoltà. Credo che il Como possa raggiungere il suo obiettivo col lavoro. Oggi sbagliando poco o niente gli abbiamo reso la gara difficile”.

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ESCLUSIVE

‘QUELLI CHE…’ – ‘Maestro’, Manni e Cordio: “Una storia vincente, gentile ed a colori. Diventò eroe quando…” (AUDIO)

ALBERTO MANNI, regista del docufilm ‘Maestro, il calcio a colori di Tommaso Maestrelli’, in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Per noi Tommaso Maestrelli è un’icona che andava raccontata. Era una persona per bene, sapeva vincere con gentilezza. Ha lasciato dietro solamente riconoscenza ed affetto. Una cosa sorprendente il ricordo che tutti hanno di lui, non solo i laziali. Era una storia che doveva essere raccontata al di là della Lazio. Abbiamo un po’ adottato il suo ‘metodo’ durante le riprese. Quella squadra era un blocco unico e la stessa cosa siamo stati noi nella realizzazione. Nel film di saranno una serie di contributi inediti, tra i quali le riprese a colori del famoso derby di Giorgio Chinaglia. Ciò che trasforma Maestrelli in un eroe è la scelta di tornare, malgrado la malattia, con il solo intento di salvare i suoi ragazzi con il quale vinse lo scudetto”

FRANCESCO CORDIO, regista del docufilm ‘Maestro, il calcio a colori di Tommaso Maestrelli’, in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Se fosse stata una nostra scelta l’avremmo dovuta raccontare dieci anni fa questa storia. Va ringraziato Massimo Maestrelli che ha deciso che era arrivato il momento di raccontarlo in modo più approfondito, per come davvero meritava. Nel titolo c’è il riferimento al calcio a colori per due motivi. Il primo significato è metaforico, riguarda il calcio innovativo che lui è riuscito a portare in Italia. Fuor di metafora, poi, in quell’epoca si iniziavano a vedere delle immagini non più in bianco e nero”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘9 GENNAIO’ – Oddi: “Lazio, con l’Empoli un segnale importante”. Poi su Pedro e le convocazioni di Spalletti… (AUDIO)

GIANCARLO ODDI in collegamento a ‘9 GENNAIO 1900’

“Ho sempre detto che la Lazio sta facendo grandi partite. Ieri ha giocato meno bene, ma ha vinto una gara che si era messa male da subito. E’ un segnale importante, è la dimostrazione che la squadra c’è. Vincere una gara come quella di ieri significa che stiamo parlando di una stagione particolarmente felice.

Le esclusioni dei laziali da parte di Spalletti? I giocatori che stanno giocando hanno dimostrato di essere elementi importanti. Poi ogni tecnico ha i propri gusti, evidentemente ci sono giocatori più forti. Io mi accontento di quelli che stiamo vedendo nella Lazio. Certo, che non sia stato convocato nessuno mi sembra un po’ sbagliato, ma è Spalletti che deve decidere.

Le reti di Pedro? Non stiamo parlando di un giocatore come un altro. E’ un professionista con i fiocchi. Quando è entrato al posto di Isaksen ho pensato che l’avrebbe decisa. E’ in un momento d’oro e può ancora dare altre soddisfazioni”.

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ESCLUSIVE

‘LS’ – Maestrelli: “Baroni affamato come papà. Ho incontrato un Sarri ancora ferito. Vi racconto tutto…” (AUDIO)

MASSIMO MAESTRELLI in collegamento a ‘LAZIO SEMPRE’

Io sono abbastanza ottimista sulla Lazio, c’era la necessità di ripartire da zero. Chi per età, chi per caprici o atteggiamenti non lineari, chi è andato via doveva farlo. Certo, va detto che c’è stato un cambiamento radicale, tutto insieme. Mi piacciono i giocatori che la Lazio ha preso perché hanno forza. Lotito dice delle cose che non piacciono, anche se devo dire che dal punto degli allenatori difficilmente ha sbagliato. Se bisogna partire da zero bisogna farlo con un tecnico che ha fame, un po’ come avvenne con mio padre. Anzi, verrebbe da dire che rispetto a papà, Baroni arriva dopo una stagione migliore (Maestrelli retrocesse con il Foggia, ndr).

Dieci giorni fa sono andato a trovare Sarri nella propria abitazione. Ho visto ancora un uomo ferito, dispiaciuto, che aveva in testa un progetto a lunga scadenza. Il suo sogno era quello di finire la carriera alla Lazio, era molto dispiaciuto di non aver partecipato alla festa dell’Olimpico per i 50 anni dello scudetto. Poi è consapevole anche lui, che le responsabilità dell’ultima stagione vanno distribuite. Ci sono stati 4-5 giocatori che hanno fatto di tutto per convincerlo a trattenerlo, così come c’è stato chi non ha fatto nulla. Non mi ha detto di essersi pentito, parlando ho capito che c’era una nave in tempesta. Forse doveva aspettare che si placasse la situazione per poi guidare un nuovo progetto che per lui potesse essere giusto. La sua volontà era decisa, aveva capito di aver fatto il suo tempo e di non riuscire ad incidere sui calciatori. Inoltre aveva anche grandi problemi famigliari. Questo lo ha indotto a privilegiare l’attenzione verso i suoi cari…”

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ESCLUSIVE

‘QUELLI CHE…’ – Montesano e la sua Lazio: “Vi racconto le emozioni più grandi…” – AUDIO

Enrico Montesano è intervenuto stamattina ai microfoni di “Quelli che hanno portato il calcio a Roma” per raccontare la sua Lazio e mezzo secolo di cinema e teatro. 

“Viviamo un momento particolare (riferito al Covid e alle guerre in corso, ndr), ora ci siamo sbloccati ma dovremmo uscirne con più consapevolezza. Grazie ai cellulari fortunatamente hai in mano una cineteca per rivivere tutto, penso anche a chi studia. Noi dovevamo muoverci tra enciclopedie e altro. Penso alla mitica lettera di Totò e del grande Walter Chiari”.

“Quando la gente mi incontra mi chiede “ma sei tu, quanti anni hai?” e io puntualmente me ne levo una decina. Mi chiedono di “Febbre da Cavallo”, un capolavoro di Steno, figlio dell’amalgama di un grande gruppo di lavoro, penso ad Adolfo Celi e Mario Carotenuto. Giravamo a Tor di Valle ma Steno si era un po’ stancato e ci diceva ‘oggi andiamo a Tor di Palle”.

Montesano: “Febbre da Cavallo? Steno era il nostro Maestrelli”

“Steno era il nostro Maestrelli e tutto il cast era la Lazio. Cochi e Renato mi fanno venire in mente Chinaglia e Re Cecconi. I 50 anni dallo scudetto del 1974? Parliamo di personaggi leggendari, ognuno con un carattere forte e un’adolescenza difficile. Si formarono in un mondo diversissimo da oggi. Oggi il mercato mi fa ridere, noi li comprammo dal Foggia e dall’Internapoli”.

“Quando mi fecero allenare al Maestrelli fu un’emozione fortissima. Io laziale dal 1954, prendevamo le botte e ci facevano il funerale. Io mi allenavo con gli arbitri e facevo capolino sull’altro campo dove giocava la Lazio. Entrai nei mitici spogliatoi, la sora Gina e gli scarpini lucidati col cuoio. Ho ereditato una maglietta di D’Amico col numero 11 in plastica cucito. Penso anche alla gara a Napoli, mister Eugenio Fascetti mi volle con loro prima del match col Campobasso negli spareggi per non retrocedere in serie C. Maestrelli scherzava e mi diceva che mi avrebbe schierato a destra al posto di Garlaschelli”.

  

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ESCLUSIVE

‘SVB’ – Maestrelli: “Io alla Lazio? Forse non ci sono le premesse. Diamo tempo a Baroni: papà venne da retrocesso in B” (AUDIO)

MASSIMO MAESTRELLI IN COLLEGAMENTO A ‘SVB’

“Sembrano siano passati 20 anni dal secondo posto dello scorso anno e questo sarà l’anno zero. O si precipita o si risorge: o sarà l’anno più difficile degli ultimi 20 o si ricomincia a salire. Quest’anno è andata male, ma c’è stata anche molta sfortuna come il gol non fatto da Immobile contro il Bayern o le partite buttate contro il Monza o l’Inter.

Non ricordo nella storia una società in cui due allenatori si sono dimessi nonostante avessero contratti importanti e nonostante nessuno dei due avesse un piano B. Questa cosa mi fa un po’ paura.

Faccio l’esempio di Roberto Rao di cui ho molta stima e anche lui alla fine è scappato dalla Lazio. Non c’è quell’appeal che abbiamo sempre avuto e troppa gente – calciatori inclusi – se ne va dalla Lazio. Questo mi preoccupa e mi dispiace al tempo stesso.

Tra l’altro secondo me l’ultima campagna acquisti è stata positiva, quindi ci sarebbe anche modo di fare bene. Basterebbe volerlo.

La Lazio è un punto di arrivo e non un punto di partenza. Chiunque vada via, sbaglia. A Milano o a Torino sicuramente vinci, ma dopo un giorno nessuno si ricorda di te. Alla Lazio si diventa immortali.

Mi sono emozionato quando ho sentito il ministro Abodi in una occasione pubblica importante fare il mio nome e chiedere che possa essere inserito nella Lazio. Non ci sono stati contatti e non so cosa pensi il presidente Lotito. Ma se in 20 anni non c’è stato nulla vuol dire che non ci sono le premesse. A me piace il contatto con la gente e sono grato di questo.

Volevo spendere due parole su Baroni: dobbiamo dargli il tempo di lavorare anche perché papà quando venne alla Lazio era appena retrocesso col Foggia, mentre lui arriva un pezzo avanti. Aspettiamo due o tre mesi e vediamo come lavora, non prendiamocela con lui”.

Alessio Buzzanca

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DICHIARAZIONI

“Diario di un sogno”, Lotito: “Vorrei emulare lo scudetto di Lenzini. Il sindaco ha visto il progetto Flaminio…”

Nel corso dell’evento ‘Diario di un sogno’, per celebrare il trentennale dello Scudetto vinto dalla Lazio nel 1974, ha parlato dal palco della sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica il presidente biancoceleste Claudio Lotito

“Oggi quando ho visto la squadra che dava il cinque a ognuno di loro, ho detto oggi vinciamo. La squadra aveva una maggior responsabilità, non potevano perdere per il pubblico ma anche per questi giocatori che dimostrano ancora grande attaccamento, cosa che magari manca in questo momento. Lenzini è morto con la luce staccata a casa per la Lazio, qualcuno questo lo dimentica. Lenzini era un buono, ho fatto venire i nipoti apposta perché il calcio lo fanno i giocatori, gli allenatori e la società. Senza la società non ci sono giocatori o allenatori. Nel calcio italiano non mancano giocatori o allenatori, mancano presidenti che si dedicano con passione a coltivare e tramandare questi valori. A prescindere dalla proprietà della società, io sono un custode di questi valori che devono essere mantenuti e tramandati. Oggi siamo qui per questo, dobbiamo trasmettere questi valori che fanno parte della storia della Lazio. Sento questa responsabilità, un mio precursore in periodo di guerra donò il campo per fare gli orti di guerra.

La Lazio è spirito di sacrifico verso il prossimo, il calcio con questo potere mediatico che ha deve essere un esempio. Bisogna essere al servizio di gente meno fortunata, pensate quante persone hanno potuto superare le difficoltà grazie a questa grande squadra. Capisco che questi sono valori di un calcio romantico, ma questo sono i vostri valori. Oggi lo dico senza timore di essere smentito, nel settore giovanile siamo in quasi tutte le fasi finali, la femminile ha vinto il campionato e stiamo costruendo un grande futuro. Ho preso la Lazio che era in macerie con 550 milioni di debiti, la Lazio adesso conta e ha un peso nelle istituzioni e questo non va mai dimenticato. Se rimaniamo uniti, si vince. Senza unità non si va da nessuna parte. Il dodicesimo uomo in campo non è una teoria, è un valore aggiunto. I giocatori devono sentire la responsabilità e l’orgoglio dell’appartenenza. Poi si può vincere, ma quello che conta è l’atteggiamento. Tutti devono fare in modo di dare il loro contributo. Il calcio è passione e noi dobbiamo usarla per aiutare le persone. Se noi siamo qui è perche questa società c’è ancora, nel 2004 questa società non c’era praticamente più. Voglio parlare di questa squadra perché la squadra del ‘74 e il presidente Lenzini mi hanno insegnato molto, loro credono nei valori della Lazio e si sono battuti per la Lazio. 

Sento la responsabilità della storia della Lazio, spero anche di poter lottare per lo scudetto come fece questa Lazio del ‘74. Io la storia la continuo e la metto in pratica, fatti e non parole. Il tema è presentare il progetto del Flaminio che è stato visto, spero che possa ricevere l’approvazione. Chi l’ha visto ha parlato di un capolavoro, lo adegueremo alle esigenze dei nostri tifosi sperando di fare una cosa fatta bene. Stiamo facendo i lavori dell’academy dove a Formello faremo altri 7 campi con scuola e foresteria”, ha concluso.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Bezzi: “Non è ancora tempo di promossi e bocciati, sarebbe pericoloso…” (AUDIO)

GIANNI BEZZI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!

Questo 12 maggio è una data particolare, è l’occasione per ricordare la Lazio più bella di sempre. Non solo lo scudetto, ma mille motivi e significati. Quella formazione è una filastrocca, resterà negli annali, ha avuto un grandissimo maestro come Tommaso Maestrelli. Un uomo capace di gestire un gruppo di pazzi che in campo erano una sola anima. Poi c’è l’obiettivo della Lazio di oggi, arrivare in Europa League con tutti i rimpianti derivati dalla trasferta di Monza. Credo che la partita contro l’Empoli non sarà semplice, ma è a portata di mano. L’avversario giocherà con grande voglia e necessità, voglio credere che la squadra di Tudor potrà fare lo stesso.

Dopo la strisciata che ha dato Tudor, deve arrivare una risposta in campo. Tempo che ci sia il rischio che le scelte del tecnico, i famosi promossi e bocciati, possano incidere ulteriormente sul gruppo. Ora conta essere tutti sullo stesso piano, in caso contrario sarebbe molto pericoloso. Il rendimento così rischierebbe di non essere ottimale”.

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ESCLUSIVE

‘NMM’ – 50 anni dal primo scudetto, Maestrelli: “Domenica il battesimo di una nuova generazione di laziali!” (AUDIO)

Massimo Maestrelli, figlio di Tommaso Maestrelli che con la Lazio vinse il primo Scudetto, a Radiosei.

Massimo Maestrelli sarà presente al grande evento di domenica, per commemorare la grande Lazio del ’74 nel cinquantennale dallo Scudetto.

Massimo, possiamo immaginare i tuoi brividi…

“Ho provato grandi emozioni anche la scorsa stagione, quel ‘tranello’ di Roberto Rao che mi ha portato sotto la Curva Sud per tagliare il nastro, fui messo in mezzo (ride, ndr.) Fu un bagno d’amore, culminato con la bandiera di babbo in curva. Pensate che all’inizio Tommaso Maestrelli era preoccupato del suo arrivo a Roma. Penso che neanche il più ottimista dei tifosi poteva pensare ad un epilogo del genere. Sarri si è emozionato a stringere la mano di Gigi Martini, questo la dice lunga sull’impatto che ha avuto quella Lazio anche su chi viveva fuori dal nostro ambiente. Sarri manca, credo che anche a lui dispiaccia non esserci il 12 maggio. Penso che sia ferito, che questa vicenda delle dimissioni lo abbia toccato profondamente”.

I significati profondi, un passaggio generazionale

“Domenica rappresenta una nuova generazione di laziali. Tutti i genitori che porteranno i figli, a cui permetteranno di conoscere una storia incredibile e meravigliosa. Ancora non conosco i dettagli su quello che succederà, il programma. Sono sicuro che sarà un evento indimenticabile grazie a tute le iniziative. Lenzini fu forte ad imporsi, perché quando papà arrivò alla Lazio c’erano molti dubbi, anche da parte di Chinaglia. Tommaso aveva un profilo basso, mentre mister Lorenzo era di alto profilo. Lenzini si impuntò ed ebbe ragione. Era un uomo coraggioso. Quel giro di campo rimane inciso nella nostra storia. Spero di vedere tana gente domenica, persone che possano mettere da parte per qualche ora tutti i fastidi di questa stagione. Poi, sul campo, ancora confido in un finale diverso”.

Dario Cadeddu

08/05/2024

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, celebrazioni 12 Maggio: si apre con il lancio a Tor di Quinto

Come rivela il Corriere dello Sport questa mattina, si attendono solo le ultime autorizzazioni dei carabinieri, ma domenica mattina la festa per la celebrazione dei cinquant’anni del primo Scudetto dovrebbe iniziare con la Società Sportiva Lazio Paracadutismo. 

Nel 2014 per la festa “Di Padre in Figlio” Lino della Corte e le aquile della Lazio Paracadutismo si lanciarono all’Olimpico, mentre domenica atterreranno a Tor di Quinto. Gli ingressi sono limitati e sotto invito, potrebbe esserci anche il Presidente del Coni Malagò. Si prospetta, però, un grande numero di tifosi lungo viale Tor di Quinto per ammirare l’evento da lontano. L’orario dovrebbe essere tra le 9.15 e e 9.30, con il piano che verrà ufficializzato oggi. 

I paracadutisti scenderanno portando a terra tre fumoni bianchi e celesti e anche una bandiera tricolore di 220 metri quadrati, più un’altra di sessanta metri con scritto “grazie ai ragazzi del’74”, come nel 2014. E’ previsto anche un minuto di raccoglimento accanto al busto di Tommaso Maestrelli e verrà svelata una nuova targa dedicata al primo Scudetto.