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Lazio-Bologna, Castellanos pre match: “Partita difficile, ma non dobbiamo fermarci”

Lazio-Bologna, Castellanos nel pre match ai microfoni di Lazio Style: “Sappiamo che sarà una partita difficile contro una squadra forte. Dobbiamo lavorare come tutta la settimana abbiamo fatto, la squadra sta bene, in fiducia. Stiamo vincendo partite difficili, dobbiamo continuare così. Dobbiamo finire l’anno vincendo sempre. Abbiamo tante partite fino a fine anno, dobbiamo fare belle prestazioni per i tifosi”.

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Lazio-Bologna, Baroni pre match: “Gara difficile, ci affronteremo giocando. Pellegrini? Ho piena…”

Lazio-Bologna, Baroni nel pre match ai microfoni di DAZN: “Assenza Tavares? Pellegrini sta facendo benissimo, ha lavorato molto bene queste settimane. Ho piena fiducia in lui, è un giocatore forte, anche se ci dispiace ovviamente per l’infortunio di Nuno. Noi dobbiamo pensare a questa sera, la squadra lo sa. Affrontiamo un avversario difficile, sarà una partita complicata per noi e per loro. Ci affronteremo giocando. Io ai miei chiedo di buttarsi dentro con attenzione, determinazione e compattezza, contro il Bologna servirà questo. Italiano è un top come uomo, anche un ottimo allenatore. Sono contento per lui, sta facendo un lavoro straordinario. Il percorso parla per lui”.

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Lazzari predica umiltà: “Non abbiamo fatto ancora niente, seguiamo Baroni e non guardiamo la classifica” (AUDIO)

MANUEL LAZZARI ai microfoni di Cittaceleste in onda su Radiosei nella trasmissione ‘QUELLI DELLA LIBERTA’:

“Ho avuto un infortunio che mi ha visto rientrare prima del previsto. Sono entrato a Como e ho giocato con il Cagliari. Nelle ultime due non sono entrato, ma sono state scelte del mister. Io sto benissimo, prenderò questa sosta per lavorare ancora più forte e presentarmi al meglio per l’inizio della prossima settimana”.

“Sicuramente è troppo presto per dare giudizi sulla stagione. Abbiamo fatto un grande inizio di campionato, non solo in Italia ma anche in Europa. Dobbiamo rimanere molto umili, continuare a lavorare e seguire il mister. Tra due o tre mesi vedremo a che punto saremo e tireremo le somme, a oggi è difficile fare tabelle o fissato obiettivi: è troppo presto. Siamo partiti molto bene, ma ci sono tante squadre lì con noi: è troppo presto, sono passate poche partite, è difficile dare giudizi. Restiamo umili e continuiamo su questa strada”.

“Il mister Baroni è una persona molto umile, un gran lavoratore. Noi ci siamo subito adeguati al suo modo di lavorare sin dal primo giorno del ritiro. Questo ha dato i suoi frutti, ma dobbiamo continuare a seguirlo perché la stagione sarà molto lunga”.

“Sinceramente io non guardo la classifica. È veramente troppo presto, l’anno è lungo e può succedere qualsiasi cosa. Sicuramente essere partiti col piede giusto ed essere davanti in Italia e in Europa dà qualcosa in più, sia in campo che fuori. Siamo sulla strada giusta, ma dobbiamo essere consapevoli che ancora non abbiamo fatto niente. Dobbiamo lavorare e metterci la testa fino alla fine”.

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Lazio, Lotito: “Con Baroni rapporto familiare, non servono contratti. Non parlo di scudetto. Flaminio? Entro fine mese…”

Claudio Lotito, presidente della Lazio, è intervenuto a margine del Gran Galà del Calcio Italiano. Queste le sue parole raccolte da TMW

“Speriamo di continuare su questo percorso, con un clima favorevole sia tra i tifosi che nello spogliatoio. L’importante è mantenere un profilo umile, uno spirito di gruppo e determinazione. Questo atteggiamento è fondamentale per raggiungere i nostri obiettivi.”

Il tecnico Marco Baroni è una delle sorprese del campionato. Si aspettava questi risultati?
“Quando l’ho scelto sapevo che tipo di persona fosse e cosa potesse dare al gruppo. Abbiamo costruito la squadra insieme, ci sono margini di miglioramento. Se restiamo umili, determinati e combattivi, possiamo dare grandi soddisfazioni ai tifosi. Però dobbiamo giocare partita dopo partita, perché il calcio è imprevedibile. È essenziale mantenere equilibrio, coscienza dei propri mezzi e voglia di divertirsi, facendo divertire anche i tifosi.”

Si parla di rinnovo per Baroni. A che punto siamo?
“La cosa negativa di questo mondo è parlare di denaro. Il denaro è l’ultima cosa. Con Baroni c’è un rapporto familiare, non servono contratti: ci siamo stretti la mano. L’empatia tra noi e con il direttore sportivo è forte. Valutiamo i meriti al momento giusto e saranno sempre riconosciuti.”

Rovella e Guendouzi si sono sfidati in Italia-Francia. Che impressione le hanno fatto?
“Mi ha fatto sorridere. Se avete visto, c’è stato un confronto serrato sul campo, segno del loro agonismo. Sono un valore aggiunto per la Lazio, punti di riferimento per dimostrare che ci siamo e lo dimostreremo sul campo.”

La Lazio è in vetta insieme ad altre squadre. Chi vede favorito per lo scudetto?
“Non parliamo di scudetto, è troppo presto. Non faccio pronostici. Viviamo questa esperienza giorno per giorno. Con questo atteggiamento possiamo dare grandi soddisfazioni, dimostrando che la Lazio è tornata a essere un club di riferimento. Non è più un punto di partenza, ma di arrivo.”

La Salernitana è già in vendita, che effetto le fa?
“Non voglio entrare nelle proprietà altrui, ma i numeri parlano chiaro. Quella società aveva un valore commerciale superiore rispetto a quanto è stato pagato. È stata venduta il 31 dicembre, a un prezzo che considero ridicolo e la proprietà era all’estero. La Salernitana aveva 26 milioni di liquidità sui conti, aveva un affidamento bancario di 50 milioni non utilizzato, aveva 37 milioni di patrimonio giocatori, aveva tutto il valore delle infrastrutture ed era stata fatta una stima da 80 a 100 milioni, poi è stava venduta a 10 milioni. Fate voi le vostre considerazioni.

Parlando del VAR, come giudica il suo utilizzo attuale?
“Quando io e Carlo Tavecchio abbiamo introdotto il VAR, l’obiettivo era renderlo uno strumento di supporto agli arbitri, non un sostituto. Oggi è necessario valutare meglio le esigenze tecniche per utilizzarlo in modo efficace. Il calcio è dinamico e veloce: in Italia si gioca meno rispetto ad altri campionati, come quello inglese, dove il tempo effettivo è maggiore. Introdurre un VAR “a chiamata” potrebbe frammentare ulteriormente il gioco, rendendolo meno avvincente. È una questione di equilibrio: bisogna bilanciare l’imparzialità del giudizio arbitrale con la fluidità della partita”.

Come si può migliorare l’attrattività del calcio?
“Dobbiamo rendere il calcio più credibile e coinvolgente. Prendete esempio dal tennis: grazie a campioni come Sinner, ha recuperato attenzione e seguito. Nel calcio dobbiamo fare lo stesso, puntando sui fatti e non sui proclami. Solo così il calcio potrà tornare al centro dello sport internazionale”.

I tifosi hanno due sogni: uno stadio nuovo e il mercato di gennaio. Cosa può dirci a riguardo?
“Lo stadio non ha una scadenza, non è uno yogurt. Abbiamo detto che entro fine mese presenteremo un progetto di prefattibilità, e siamo nei tempi previsti. Vogliamo realizzare una struttura funzionale, rispettosa delle norme sportive e fruibile per i tifosi. Collaboriamo con esperti internazionali e abbiamo coinvolto figure legate alla storia architettonica dello stadio Flaminio, come la famiglia Nervi. Sarà uno stadio avveniristico, che rispetterà il territorio e valorizzerà la sua storia”.

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Baroni: “Lazio, manteniamo passione e bellezza. Sogno l’Europa League. Rinnovo? Ci saranno tempi e modi giusti…”

Intervenuto ai microfoni di Rai Radio 1, durante la trasmissione “Radio Anch’io Sport”, Marco Baroni ha commentato il momento positivo alla guida della Lazio, oltre a soffermarsi su alcuni singoli della rosa biancoceleste prima di una chiosa sul possibile rinnovo.

Italia-Francia? Rovella e Guendouzi hanno fatto una bella partita. Nicolò è entrato molto acceso, mi fa piacere aver aiutato alla causa con giocatori pronti anche se Guendo stava dall’altra parte. Sono contento del loro contributo. Futuro azzurro? Devo dare merito al lavoro di Spalletti, non è agevolato dal fatto che il nostro campionato i due terzi sono stranieri. Questa è una difficoltà da tenere presente. Credo che l’Italia negli ultimi trent’anni abbia perso una quota importante, questo rendo un po’ più difficile la fascia dei giocatori convocabili. Io credo che c’è una squadra che esprime un ottimo calcio e che ha fatto bene. Spalletti sta facendo un ottimo lavoro.

I primi mesi alla Lazio? Devo partire da cosa ho trovato: una società strutturata, competenze di primo livello. Questo è stato un aspetto di grande crescita mia, che agevola tantissimo il nostro lavoro. Importante è aver trovato anche dei giocatori con grande cultura del lavoro, la loro disponibilità è stata fondamentale, l’aver subito condiviso il nostro obiettivo e i nostri principi, tra i cambiamenti che volevamo portare e ciò che volevamo tenere. Loro sono i protagonisti principali, noi cerchiamo di mettere passione, offrire il meglio di noi e quando avviene è bello da vedere, ma è una cosa che vogliamo mantenere.

Rovella e il gol? I miei piani gli consentono di attaccare, lui ci sta provando perché lo può fare avendo mobilità, copertura di spazi e di campo. Sono convinto che presto arriveranno i suoi gol, come quelli di Guendo. Vecino per caratteristiche ha più capacità penetrativa, mi piace tanto perché è un mediano che entra in area, in questo momento portare giocatori in area è importante. Sono convinto che è uno dei giocatori che pur far gol.  Anche Dele è un bel giocatore. Stiamo aspettando anche Castrovilli, che ha avuto qualche problema ma son convinto possa far bene.

I giovani? Dobbiamo rompere questo retaggio. Se guardiamo al calcio intorno a noi, a livello europeo, si trovano giocatori giovanissimi. Al giovane va creato un percorso, alla Lazio si è cambiato molto salutando giocatori che hanno fatto la storia, giocatori importanti per quello che hanno dato. C’è stato un ricambio generazionale, abbiamo puntato su dei giovani con talento ed è compito mio dargli fiducia e posso farlo solo andando in campo, perché le parole non bastano. Loro dovranno essere veloci perché nel calcio non c’è tempo, ma con l’aiuto della squadra possono fare questa crescita esponenziale, perché hanno anche la fiducia del tecnico, della società e dei tifosi.

Zaccagni e Pedro? Zaccagni sta facendo benissimo, sono molto contento, è un’ala vera, molto bravo nel saltare l’uomo Un giocatore che oltre alla fascia di capitano sta impersonificando molto bene questo ruolo. Lui anche da un punto di vista contrattuale ha sposato il progetto, ecco perché ho scelto di dargli la fascia, penso potesse portare questa grande rappresentatività esterna di chi è capitano nello spogliatoio e ho la fortuna di avere giocatori importanti per il lavoro e la passionalità. Per Pedro non ci sono più aggettivi, le qualità tecniche sono evidenti, me lo sto godendo internamente anche nelle qualità umane e professionistiche, dà un grande messaggio ai giovani, vederlo allenarsi come un ragazzino, con passione e dedizione. Un grandissimo professionista, ci sta ripagando della fiducia che ha con grandi prestazioni.

Gigot è un giocatore forte, è stato capitano dell’OM, ha grande personalità, aveva dei problemini. Sta bene e troverà spazio in campo, per presenza e personalità può dare un grande contributo. Alternare i portieri in ogni partita è impossibile. Per me è un ruolo delicato. Ci sono delle gerarchie che ho detto a inizio stagione, con Provedel titolare, Mandas  è giovane, ha potenzialità importanti. Quando ritengo che ci siano i presupposti per mantenere alto il livello di fiducia e prestativo di entrambi possono dare spazio a Mandas in campo europeo.

Dia? Domani riprendiamo gli allenamenti devo parlare con i dottori. Ha fatto i test ed è apposto, contiamo di inserirlo subito nel gruppo. Per il resto è un giocatore forte, con mobilità e interpretazione del ruolo, se sarà a disposizione giocherà contro il Bologna.

Vincere l’Europa League è un sogno. Vogliamo far bene, siamo davanti a squadre incredibili e ci vorremmo rimanere. Abbiamo delle partite importanti, la squadra ci crede. Io più che guardare l’obiettivo, dobbiamo guardare il percorso e lo stiamo facendo, non dobbiamo pensare di aver conquistare qualora. ora inizia il momento più difficile, dobbiamo affrontarlo con forza.

Rinnovo? Sono arrivato in una grande società, un pubblico meraviglioso, non voglio neanche commentare quello che è stato scritto. L’unica cosa che faccio è pensare a dare tutto, per il resto ci saranno tempi e modalità per valutarle”.

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Il metodo Baroni: “Questi i cardini del mio lavoro. Il mare insegna a…”

Il metodo di Marco Baroni a Lazio Style. Il tecnico biancoceleste, in mattinata, ha svolto una sorta di ‘clinic’ riguardo i punti cardini del suo lavoro, anche a livello comunicativo: “Quando si lavora con una squadra c’è da fare una distinzione: gruppo o squadra. C’è una differenza fondamentale, il gruppo ha responsabilità individuali mentre la squadra ha una responsabilità collettiva in cui si vince e si soffre insieme. Per me è importante questo, nella squadra ci sono obiettivi individuali ma principalmente di squadra. Si realizzano così sia i sogni individuali sia del collettivo. L’obiettivo dell’allenatore è quello di non allontanare l’obiettivo individuale da quello di squadra. Io cerco di fare in modo che ogni individuo si esalti in un modello di squadra, non li porto mai dentro il mio modello. Cerco di esaltare l’individualità a servizio della squadra. L’uomo ha la brama di sentirsi apprezzato, un allenatore commette l’errore più grande quando porta fuori problemi. I giocatori hanno bisogno di soluzioni non di problemi, quelli li devi tenere per te”.

“Io credo che ci sia una differenza sostanziale tra istinto e ragione. Ogni giocatore porta dentro di sé un bagaglio esperienziale e questa conoscenza di qualcosa che tu hai già fatto ti porta a rifarla senza pensarci. Ma tutto dipende dall’esperienza. Un giocatore magari viene da un calcio diverso dove c’è meno pensiero e più istinto, a quel punto l’allenatore deve portargli il pensiero senza togliergli l’istinto ma non deve essere un lavoro indotto. Il giocatore lo deve trovare senza avere troppo pensiero. Io durante la partita posso correggere all’interno di un sostegno individuale, noi diamo indicazioni ma in un contesto di cinquantamila persone i giocatori è difficile che possano apprendere ciò che arriva dall’esterno. Bisogna dargli indicazioni piccole che già conoscono, quando parlo di piano partita noi diamo già ai giocatori le indicazioni sulle variabili così in partita loro già sanno. Negli spogliatoi do loro 5-6 minuti per rilassarsi e recuperare energie poi intervengo, ma il mio intervento dura non più di 4 minuti e lo faccio con un video per far vedere loro cosa migliorare. Non c’è tempo, devi intervenire chirurgicamente perché la squadra ha già dentro le emozioni e devi dargli quello che serve, non di più. Le parole devono essere spese bene senza essere eccessive”.

“Il linguaggio del corpo è fondamentale, nel senso che ci deve essere un codice univoco. Io e il mio staff dobbiamo parlare la stessa lingua sia nel proporre sia nel correggere dobbiamo usare la stessa terminologia. L’allenatore può essere utile anche con le braccia. Nell’ultima gara col Porto sentivo che la squadra poteva vincere negli ultimi minuti e col linguaggio del corpo ho provato a spingere questo concetto, non era facile comunicare in quel momento a parole e quindi ho usato il corpo. La prima crepa che può trovare una squadra in un allenatore è la mancanza di coerenza. Poi c’è la postura, il tono della voce sono cose che non devi studiare ma che hai dentro di te”.

“L’ascolto ti dà un vantaggio di conoscere e capire l’interlocutore, io come strategia quando entro prima preferisco guardare e capire le persone con cui mi trovo. A volte dico voglio sbagliare per secondo perché prima cerco di capire cosa funziona e cosa no, è inutile che io arrivo e dico cosa fare se alcune cose sono state fatte già bene. Abbiamo poco tempo noi per fare questo e non dobbiamo perdere mai niente sia nell’ascolto sia nel capire e nel vedere. Chi urla è segno che non ha qualcosa da spiegare. Spesso l’aggressione è un modo per smazzare le carte, gli urli puoi farli una volta ma devono esser efficaci. Se lo fai sempre non ti scolta più nessuno. Noi ce la giochiamo nei primi secondi e le prime parole che spendi devono cogliere l’interesse della persona che hai di fronte. Cerco di essere più autorevole che autoritario, è un mio modo di vivere ci credo e lo porto avanti. La prima cosa che cercano di capire i giocatori è se conosci la cosa che tratti, vogliono sapere se puoi farli performare bene. Se non sai di che parli è meglio tacere altrimenti ti giochi lo spogliatoio”.

Odiavo dei miei allenatori la presa in giro e l’incoerenza. Per questo cerco di avere un rapporto schietto e leale, i calciatori devono capire di essere nella direzione della loro crescita personale e poi anche per mantenere le regole della squadra. Noi vediamo questi ragazzi e li pensiamo forti perché li vediamo in un certo modo anche sui social, ma sono uomini che hanno bisogno di protezione e affetto. È una necessità anche della persona e del calciatore che fa attività ad altissimo livello dove c’è tanta pressione. L’aspetto familiare è quello che ti accoglie nei momenti belli, ma anche difficili. Cerchiamo di avere questo effetto e calore anche nello spogliatoio, ma poi il calciatore ha sempre la necessità di rientrare nella bolla della sua famiglia”.

Hobby e passioni

“Adoro il mare, ho la patente nautica e per anni ho avuto la barca a vela. In mare devi prevenire e quindi la tua attenzione deve essere sempre avanti, poi quando avviene qualcosa è spesso tardi per affrontarlo. Questa cosa è stata molto allenante per me, mi ha aiutato nella gestione di una squadra”.

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Lazio, Tchaouna torna sugli ululati di Enschede: “Ecco cosa è successo…”

Tchaouna, dal ritiro della Nazionale under 21 della Francia, ha rilasciato un’intervista a SooFoot. Dopo aver fatto un excursus sul suo passato ha parlato della sua esperienza presente con la maglia della Lazio e dell’episodio di razzismo che lo ha visto coinvolto in Europa League contro il Twente.

RAZZISMO AD ENSCHEDE – «Dopo che abbiamo segnato il secondo gol ho sentito i tifosi iniziare a gridare come se fossero delle scimmie. Non capisco, giro e vedo gente che mi saluta così. Mi sono avvicinato all’arbitro e gli ho detto “Hai sentito quello che hanno detto”, la sua risposta “Sì, ma andiamo”. Io allora gli ho detto “Cosa vuol dire andiamo? La palla è uscita e non fai niente”. Così mi inizio a scaldare, i miei compagni mi dicono di calmarmi ma perché non hanno capito non hanno sentito le urla razziste».

L’APPELLO DI TCHAOUNA – «L’arbitro poteva intervenire, parlare con il quarto uomo con il delegato Uefa e invece nulla. Per questo l’allenatore mi ha sostituito. Questa è la prima volta che mi succede, non c’è posto per il razzismo nel calcio. Se i giocatori sbattono i pugni sul tavolo un po’ di più, se siamo uniti possiamo fare qualcosa».

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Lazio, Provedel: “Avanti senza pensare alle aspettative. Abbiamo ancora margini di miglioramento…”

Il portiere della Lazio Ivan Provedel, ha rilasciato una lunga intervista al canal ufficiale biancoceleste Lazio Style.

Il clima generale

“E’ quello che cerchiamo di creare da diverso tempo, sono arrivati dei risultati positivi nell’ultimo tour de force. Ora stiamo ricaricando le pile e mettendo benzina nelle gambe, sta andando molto bene. È cambiato tanto l’organico rispetto alla scorsa stagione, sono arrivati giovani di prospettiva, che però devono ambientarsi con la squadra, la piazza e il campionato, l’unica cosa da fare ora e subito è seguire al massimo il mister, senza pensare alle aspettative. Non ci interessa, vogliamo fare del nostro meglio, poi i risultati sono una conseguenza. Per me è il terzo anno, alcuni sono qui da più tempo, hanno aiutato anche me quando sono arrivato. Noi dobbiamo spingere al massimo, di farlo nell’ottica di squadra, teoricamente facendo così ne traggono tutti vantaggio”.

Vivere Roma

“Qui sto molto bene, mi sto abituando ora al clima. Ero abituato più al freddo. Trovarsi bene in città ti aiuta a vivere meglio il lavoro e viceversa. Roma è tutta bellissima, mi dispiace un po’ non viverla in modo profondo, i ritmi sono serrati, quando abbiamo la mezza giornata libera mi riposo. Mi piacerebbe scoprirla meglio. Ogni tanto l’eccezione culinaria ci sta, l’amatriciana è la mia pasta preferita. Se me la immaginavo così? Quando sono arrivato ho fatto un salto grande rispetto allo Spezia, inizialmente pensavo solo a dimostrare di poterci stare. Credo di essermi portato avanti questa cosa qui, nel calcio in una piazza così conta solo quello che andrai a fare, il passato non conta. Anche ora penso solo a farmi trovare pronto in campo. Mi accorgo dell’affetto del pubblico, so che abbiamo tifosi che notano anche le piccole cose. I portieri qui hanno fatto la storia della Lazio e del calcio in generale. Il pubblico capisce lo spirito dei calciatori, questa cosa mi fa piacere, sono contento che in parte arrivi l’impegno che metto per la mia squadra”.

Un nuovo ciclo targato Baroni

“Adesso difendiamo diversamente perché è differente la richiesta. L’approccio non è lo stesso, due anni fa comunque abbiamo fatto il record di clean-sheet. Abbiamo avuto un periodo di adattamento e subìto qualche gol di troppo. Abbiamo preso le misure e ci stiamo muovendo meglio. Contro la Juve è stata una partita importante, ci ha fatto capire che ogni gara può prendere una piega diversa, dobbiamo rimanere svegli e capire come adattarci alle situazioni. Dobbiamo migliorare ancora tanto, ma la direzione è quella giusta. Siamo una squadra giovane, dove non ci sono tanti giocatori con esperienza, ci sono buoni margini di miglioramento da parte di tutti. Però non dobbiamo pensarci, non poniamoci limiti ma proviamo a fare il massimo giorno dopo giorno”.

Lazio-Bologna e l’Europa

“Contro il Bologna l’anno scorso è stata una gara amara, abbiamo subito un gol per un mio errore, ci poteva rimettere in un certo tipo di corsa e non è successo. Questa è un’altra partita, le due squadre sono cambiate molto, ci sono allenatori nuovi, il Bologna sta facendo bene da settimane anche se non sempre hanno ottenuto risultati. Per noi sarà tosta, ma di certo sarà tosta anche per loro. C’è una nuova formula in Europa, non si può affrontare il girone facendo i calcoli tra andata e ritorno, è un campionato a sé. Ci teniamo tanto, il mister ha il merito di far sentire tutti coinvolti e motivati. Fare bene in tutte le competizioni ci sprona a fare sempre meglio. Che effetto fa la classifica del girone? È gratificante, anche perché se lavori duro e poi non ottieni risultati può nascere un po’ di delusione. Ma se perdiamo una partita in più non dobbiamo deprimerci o al contrario esaltarci dopo una singola vittoria. Facciamo una gara alla volta, le abbiamo vinte tutte finora. Non pensiamo ora ai punti che servono per qualificarci. Spero che non servano le mie incursioni nell’area avversaria”.

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Ancora Isaksen dalla Danimarca: “Con Baroni migliorata la comunicazione. Possiamo giocarci un trofeo e…”

Ancora Isaksen, nell’oramai consueta intervista direttamente dal ritiro della propria Nazionale. L’esterno ha rilasciato delle dichiarazioni riguardanti la sua avventura laziale: “Con l’italiano sta andando benissimo, ho già fatto molte interviste. Al club è tutto in quella lingua, quindi ho dovuto impararla. Mi ha aiutato molto perché diverse sessioni di allenamento sono tattiche ed erano più difficili quando non capivo cosa veniva detto. Ora è bello partecipare di più in campo e sono riuscito anche ad avvicinarmi di più ai miei compagni italiani. Certo, vivere in Italia non è facile come vivere qui, dove hai amici e famiglia vicini. Alcuni giorni sono più duri e ovviamente mi mancano tutte le persone care che ho in Danimarca. Ma per questa è una grande esperienza e sento che sto imparando qualcosa di nuovo ogni giorno. Ora mi sento bene e mi diverto, è più bello stare lontano da casa quando si vince e si gioca. Io ho  una famiglia incredibilmente unita con tre fratelli, che sono anche i miei migliori amici. Sono stati con me durante tutto questo viaggio e sarebbe stato molto difficile senza di loro”.

La Lazio

“Ho bisogno di un allenatore che mi parli e mi dica cosa fare come Baroni. I primi due tecnici che ho avuto non comunicavano tanto. Ora con Baroni parlo molto, viene da me dopo ogni partita e mi dice cosa ho fatto male e cosa ho fatto bene. Credo di aver bisogno di questo tipo di rapporto, mi dà un senso di sicurezza e mi permette di crescere in modo diverso rispetto a quanto avevano fatto i miei due allenatori precedenti. È strano quanto possa cambiare. Ora alla Lazio ci si chiede se si possa davvero vincere un trofeo. Io sento che possiamo giocarcela e dare fastidio a tutte le squadre del campionato”.

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Veron esalta la Lazio: “E’ chiara, limpida, veloce, trasmette entusiasmo”. Su Rovella e Guendo…

Lex centrocampista della Lazio Juan Sebastian Veron ha parlato ai taccuini dell’edizione odierna della Gazzetta dello Sport della Lazio di Baroni: “Seguo con attenzione le vicende del campionato e noto che quest’anno c’è un grande equilibrio. Tante squadre in pochissimi punti nella parte alta della classifica. Tra queste, la Lazio. Non vedo per quale motivo non dovrebbe pensare di poter arrivare al titolo. Le avversarie sembrano più attrezzate? D’accordo, ma ricordiamoci che non sempre vincono i più forti. Inter , Napoli, Milan, Juve e Atalanta hanno forse qualcosa di più dal punto di visto tecnico, però questa Lazio si diverte a giocare a pallone, e non trascurerei questo dettaglio.

Voglio dire che i ragazzi di Baroni mi trasmettono entusiasmo. E, considerando che l’allenatore è alla sua prima stagione di lavoro, la cosa non era affatto scontata. La Lazio è una squadra che ama tenere il possesso del pallone, le piace dominare l’avversario, attacca anche quando è già in vantaggio. Mi sembra che ci sia leggerezza, nell’ambiente. E la leggerezza, al contrario della pressione, è un’alleata quando si tratta di lottare per grandi obiettivi.

Cosa le piace, della Lazio? Non ci sono grandissimi campioni, ma c’è un gioco. Chiaro, limpido, veloce, talvolta essenziale. E poi mi pare che il gruppo sia unito. Insomma, percepisco un’idea di positività che, magari, in altre piazze non si riscontra”.

“Ho sempre un occhio particolare per i centrocampisti, forse perché conosco il mestiere. A me piace Rovella: giovane, dinamico, con un’ottima visione di gioco. E apprezzo Guendouzi, uno che ha la forza per portare il pallone vicino all’area avversaria e poi per duettare con gli attaccanti. Mi pare proprio che lì in mezzo la Lazio sia messa piuttosto bene”.