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Fiorentina-Lazio, Baroni pre match: “Serve sacrifico ed equilibrio, sto dando tutto me stesso per…”

Fiorentina-Lazio, Baroni nel pre match ai microfoni di DAZN: “Ogni gara è un test importante, una partita complicata. Stiamo cercando l’identità che è un punto di partenza, la squadra si sta allenando bene e vedremo sul campo come risponderà. Dovremo essere compatti e aver e le distanze. Abbiamo molti uomini offensivi e a me piace molto, l’importante è che ci sia il sacrificio e l’equilibrio. Bello tornare a Firenze, ma nella vita non si conosce il percorso, ma la bellezza è la capacità di perseverare e la determinazione. Per me la Lazio è il massimo e sto dando tutto me stesso per essere all’altezza di questa grande opportunità”.

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Felipe Anderson e la Lazio: “Era giunto il momento di lasciarsi, nonostante l’offerta allettante”

Felipe Anderson e la Lazio, una storia terminata la scorsa estate. Il brasiliano è tornato in patria, al Palmeiras, una volta terminato il vincolo contrattuale con i biancocelesti. In un’intervista a TNTSports, Felipe ha ripercorso le tappe della sua avventura laziale: “Non avrei mai immaginato mai immaginato che la mia avventura in biancoceleste sarebbe potuta terminare. Pensavano che sarei rimasto ancora per molto tempo. Nonostante avessi ricevuto l’offerta dal presidente di rimanere anche dopo la mia carriera, nello stesso momento quando si è presentata l’opportunità di tornare a casa l’ho presa subito in considerazione perché era ormai diverso tempo che ero fuori dal Brasile. Era giunto il momento di lasciare il club che mi ha visto crescere. Mia sorella ha lasciato tutto per potersi dedicare alla mia carriera realizzando i miei desideri, uno tra questi la volontà di giocare in Italia. Juliana ha deciso di raggiungere l’Italia e proprio così ha scoperto la Lazio che le è subito piaciuta e ha iniziato la trattative. Sarei dovuto arrivare in biancoceleste a gennaio del 2013 e invece tutto è slittato a Giugno 2013. Juliana già mi vedeva con la maglia della Lazio addosso e devo dire che tutto ha funzionato perfettamente”.

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Lazio, Fabiani a Luis Alberto: “Stupidaggini e nefandezze”

Il direttore sportivo Angelo Fabiani ha rilasciato una intervista ai microfoni dei canali ufficiali della Lazio innanzitutto per fare le condoglianze ai famigliari di Alicicco, Schillaci e Argurio: “Volevo fare intanto le condoglianze alle famiglie del professor Alicicco, di Totò Schillaci e di Christian Argurio. La notizia già la avevo da ieri e mi ha veramente sconvolto, ho avuto il piacere di lavorare con Christian ai tempi del Messina, lo portai a lavorare con me. Tanta gavetta poi, una preparazione straordinaria, ma mi ha lasciato sconvolto perché a prescindere dal calcio è una scomparsa prematura. Mi raccontava la signora Argurio che questo malore all’improvviso lo ha preso mentre era in bagno e canticchiava allegramente una canzone fischiettando. All’improvviso si è sentito male e veramente mi ha sconvolto, così come mi ha sconvolto la scomparsa di Totò Schillaci. Anche lui ha giocato al Messina, tutte le morti che deve commentare su persone che conosce o anche che non conosce sono sempre cose tristi che ti colpiscono, ancor più se hai avuto modo di conoscere e lavorare con tre persone di questo calibro. Un grosso abbraccio alle famiglie, questi sono momenti dove bisogna stare vicino alle stesse famiglie”. 

Fabiani ha poi commentato la lettera scritta nella giornata di ieri da Luis Alberto: “C’è poco da commentare, finiremo per essere uguali a talune persone che affermano stupidaggini e nefandezze. In taluni di questi soggetti vige la sindrome rancorosa del beneficiato o del bonificato, per cui la chiuderei qui. Mi dispiace soltanto che oggi non sono in vena per via di queste brutte notizie che mi hanno sconvolto e non posso prolungarmi più del dovuto. La cosa che mi fa incazzare tremendamente è che alcuni soggetti possano prendere in giro in qualche maniera i tifosi, a queste cose non ci sto e mi ci avveleno anche. Chiudiamola qua, facciamo finta che abbiamo fatto passare l’ennesima bizza allo stalliere del Re. Rinnovo per l’ennesima volta le più sentite condoglianze a questi tre personaggi che ho avuto il piacere e l’onore di conoscere perché sono persone e personaggi straordinari”.

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Luis Alberto: “Sarei rimasto a vita nella Lazio. Società speciale, ma non per chi ci sta dentro”

Lettera di Luis Alberto a Cronache di Spogliatoio: “Non sarei mai andato via dalla Lazio. Sarei rimasto a vita. E ci ripenso spesso: chissà se nel 2020 avremmo potuto vincere lo Scudetto. Eravamo lì. Poi è arrivato il Covid, è arrivato il lockdown. Senza, ce la saremmo giocata fino all’ultima giornata. Eravamo lì per vincere, sicuramente. Perché non so cosa sia successo. Appena il campionato è ripreso, abbiamo perso Leiva e Cataldi per infortunio, ma anche Marusic e Patric. Siamo rimasti in pochi, dopo due mesi fermi, e il nostro ritmo non era più lo stesso. Fino a febbraio, le partite in casa le vincevamo al 20’. Eravamo in testa con la Juventus, con 17 vittorie su 22 partite, e avevamo alzato la Supercoppa Italiana. Era normale che ne parlassimo in spogliatoio.

Siamo arrivati ad affrontare il Milan senza Ciro e Caicedo. Nella prima partita dopo il lockdown, vincevamo 0-2 contro l’Atalanta.Abbiamo fallito lo 0-3 e alla fine abbiamo perso 3-2. Ne abbiamo parlato tante volte nello spogliatoio. E anche dopo, di come sarebbe potuta andare. Alla fine siamo arrivati in Champions League, che era importante per i tifosi e la società.

Sono stato contento che, almeno mister Inzaghi, alla fine sia riuscito a vincere lo Scudetto. Per noi non era soltanto un allenatore, era come un padre calcistico. Con lui anche chi non giocava era contento. Fa la differenza sotto l’aspetto umano.

Vi racconto questa.

Inzaghi era alla Lazio da 21 anni. Quando non vincevamo una partita, la mattina successiva era distrutto. Lo vedevi, il calciatore ne rimaneva colpito. Dentro di te, dicevi: «La prossima partita dobbiamo vincere per lui». Ti dava tutto e con lui, facevamo ciò che volevamo: «Mister, per favore, possiamo cambiare orario di allenamento che domani abbiamo una cena?», oppure «Mister, domani devo portare mio figlio in un posto, posso arrivare leggermente dopo?». Lui è stato giocatore e ha figli, ti rispondeva: «Nessun problema, vai. Il calcio è una cosa, la vita un’altra». E alla fine quello ti rimane dentro.

Perdeva sempre la voce dopo la partita! La mattina dopo, in allenamento, praticamente non lo sentivi. Cataldi era il più bravo a imitarlo, veramente identico, lo fa perfetto.

Perché sono andato via? Ditemi uno che è uscito bene dalla Lazio. Fanno così: guardate ora proprio Cataldi… era lì fin da piccolo. È un peccato perché poi vedi altre squadre che si comportano diversamente: almeno ti fanno fare un saluto o una conferenza stampa. Radu, ma anche con Lulic e Milinkovic-Savic, a nessuno di loro è stato concesso. Tutti escono male perché non parlano in faccia, è un peccato. La Lazio è una società speciale, però non per le persone che ci sono dentro, ma per quello che c’è fuori, che è una roba pazzesca. Ho tanti amici tifosi, quando parli con loro è tutto. C’è gente che lo mette davanti alla famiglia. Noi eravamo felici dentro perché c’erano Inzaghi e Tare. Con Igli ho litigato mille volte, ma sapevamo che eravamo due persone giuste e trovavamo la ragione. Dopo quel periodo è finito tutto. Quella è stata la differenza, anche quando è andato via Sarri, era finito il ciclo. Avevo appena rinnovato, per me l’idea era restare a vita. Non mi andava però di rimanere in un posto in cui non vedevo niente di pulito. Non sono mai stato zitto. Era il momento di andarmene e stare più tranquillo calcisticamente.

Quando sono andato via dalla Lazio, ho detto che non sarei andato in un’altra squadra italiana. Non volevo. 

La Lazio voleva il costo del cartellino e per la Spagna era una cifra troppo alta, così come lo stipendio. Avevo parlato con alcuni giocatori che sono qui a Doha e tutti me ne avevano parlato benissimo, e ne ho guadagnato in vita, posso uscire di casa tranquillamente e fare le cose con i bambini. Hanno detto che me ne son andato per soldi: non è vero. Guadagno di più ma i soldi li avevo anche prima.

La fine definitiva è stata la partenza di Sarri.

Aveva un carattere particolare. Io pure. Io volevo andare al Cadice in prestito perché non ero contento. Torno dopo 10 giorni in Spagna, era durante la sosta per il Mondiale. Volevo andare al Cadice, mi allenavo come un matto. Lui lo nota e io gli dico: ‘Voglio andare al Cadice’, al mio paese. Mi risponde: ‘No, non vai da nessuna parte. Se ti alleni così, giochi ovunque con me. Ho capito il tuo carattere’. Mi dice così e io gli ho dato fiducia. Ho iniziato a giocare. Gli ho detto dell’offerta dal Qatar, mi ha detto che avrei dovuto rinnovare. Parlavamo tutti i giorni. Mi dicevano che parlavo tanto dentro al campo, ma cercavo di aiutare il mister dentro al campo. Quando è andato via, mi è dispiaciuto. Le sue sedute video erano durante la siestaper noi spagnoli con tanti video c’era il rischio di addormentarsi! Tatticamente il migliore che ho avuto.

Eppure ne ho visti di spogliatoi. L’unico anno in cui mi sono divertito in carriera, però, è stato un altro. Tanti anni fa, a Barcellona. Mi sono allenato alcune volte con i grandi. Il più forte era senza dubbio Messi, ma mi impressionava Busquets, come si allenava, oppure Iniesta. Xavi era già allenatore in campo. Era bello allenarsi con loro perché capisci tante cose. È stato l’unico anno divertente della mia carriera.

Anche a Liverpool lo spogliatoio era bellissimo. Avrei potuto fare di più: sarei potuto rimanere lì, ma ero giovane e volevo giocare, quindi sono andato. Suarez per me è stato come un padre lì, è una bellissima persona. Un fenomeno. Ero sempre con lui. Non ho giocato tanto ma ho imparato, ho visto che la Premier League è fantastica in tutto, hanno un’organizzazione che è la migliore. Eravamo sempre a casa l’uno dell’altro. Fuori di casa con lui era impossibile uscire.

Adesso gioco tanto a golf. Pepe Reina mi ha contagiato. All’Olgiata, fuori Roma, ho iniziato ad allenarmi: i primi tempi non prendevo neanche la pallina. Mi sono fatto qualche amico. Mi serviva per stare 3-4 ore senza telefono, non sentivo nessuno.

Voglio chiudere salutando la mia squadra. Quella dei miei amici di ProClub, su FIFA. Non gioco per rilassarmi… perché dipende a che gioco giochi ahah!

Per me è un modo di sentire gli amici che non vedi. Ne ho tanti che sto più di un anno senza vederli, ridiamo e ci insultiamo. È un modo per stare connessi. Dimentichi il resto, e che non li vedi da tanto tempo.

Facevo Pro Club con alcuni ragazzi che non conoscevo, invece. Avevo fatto una live su Twitch, non li avevo mai visti. Quella live è stata una specie di selezione. È nato tutto così, a caso. Ogni tanto ci sentiamo, chi da Napoli e chi da Torino. Non li conoscevo, erano tifosi: loro sapevano che ero Luis Alberto, ma lì eravamo tutti uguali.

Li ho invitati alle partite e loro mi portavano regali. Il mio giocatore si chiamava “Gigi” perché un mio amico mi chiamava così, Alberto Moreno del Como.

Tutti mi avete chiamato “Mago”. Per me, la volta in cui sono stato davvero mago, è stata una partita contro la Fiorentina. Una situazione in cui il 95% dei calciatori spara la palla: io invece l’ho controllata di testa in mezzo a due, li ho superati, ho fatto una finta e ho servito Ciro. Peccato che era in fuorigioco. Lì sì, che giocavo con la mente libera”.

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Gila: “Oggi dovevo trovare il ritmo, ci serviva la vittoria. E su Gigot…”

La Lazio chiude con una vittoria la quarta giornata di Serie A: i biancocelesti superano 2-1 il Verona. Al triplice fischio Mario Gila, tornato in campo dal 1′, ha analizzato la vittoria in conferenza stampa:

E’ stato difficile per me dopo due infortuni. Stare fuori tantissimo tempo e non è facile. Sono contento per la vittoria, il mister si è preso la responsabilità del gol e me la prendo anche io, abbiamo fatto un errore difensivo. Stiamo facendo degli sbagli che non dobbiamo commettere perché ci complicano le partite, dobbiamo lavorare su questo e sulla concentrazione per non subire gol.

Lazzari e Tavares? È vero, quando giochi con due terzini che vanno avanti e che cercano sempre di attaccare l’equilibrio un po’ manca. Noi difensori centrali insieme ai centrocampisti sappiamo che dobbiamo essere più concentrati, questa è l’idea del mister e cercheremo di avere più equilibrio nelle prossime partite. Vogliamo però sempre attaccare e questo ci dà fiducia.

Obiettivo della stagione? Cerco stabilità e di stare bene, voglio far durare il periodo positivo per tanto tempo; devo stare concentrato sulla partita per trovare il livello dello scorso anno.

Mi sento bene con tutti i sistemi di gioco, mi piace difendere in avanti. Sono stato fuori tanto tempo, sapevo che oggi dovevo trovare il ritmo e servivano i tre punti. Sono contento della vittoria, ma è vero che oggi non ho giocato a un livello top.

Gigot? Non so come lo utilizzerà il mister, ma è un giocatore bravo e serio con tantissima maturità e ci darà grandissima grinta in fase difensiva. È molto aggressivo, sono contento che sia qui. Deve abituarsi alla Serie A ma è un giocatore di ottimo livello“.

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Baroni: “Lazio con personalità, speso tutto. Ora troviamo anche equilibrio. Bene i mediani. E su Dia e Castellanos…”

Importante successo casalingo per la Lazio che supera 2-1 il Verona nella quarta giornata di campionato. Al termine della sfida il tecnico biancoceleste Marco Baroni ha analizzato ai microfoni di Sky la sfida dell’Olimpico:

Sono partite che vanno chiuse, abbiamo avuto occasioni importanti. Quando non chiudi la partite rischi sempre ma la squadra ha giocato con personalità, cercando di pressare alto e con aggressività. Siamo contenti della prestazione.

Catellanos? Domani faremo esami strumentali. Purtroppo i voli intercontinentali fanno sfuggire le cose dalle mani, spero non sia niente di importante

Doppio centravanti? Stiamo lavorando, chiedo mobilità agli attaccanti, non voglio dare punti di riferimento. Dia e Castellanos si muovono sempre e hanno ritmo. Voglio che la gente veda una squadra che ha voglia e che lavora come collettivo. Il gol preso è una mia responsabilità: eravamo sulla palla e ci hanno trovato aperti. Sono il responsabile della squadra, potevamo fare meglio su una palla centrale. A fine primo tempo abbiamo corretto l’errore.

Gli equilibri li troveremo con un lavoro di collettivo e di squadra. Oggi avevamo i terzini alti perché è una cosa che richiedo e i mediani devono lavorare a copertura. Preferisco che la squadra si prenda dei rischi e questo i giocatori lo sanno.

Mediani? Sono due giocatori, ma c’è anche Vecino che sa ricoprire il ruolo, che giocano molti palloni e questo è quello che chiedo. Vogliamo andare in verticale, la copertura del campo non possono farla Guendouzi e Rovella, serve l’aiuto anche degli altri. Abbiamo fatto bene, ma abbiamo perso qualche pallone di troppo. Abbiamo comunque gestito la palla con personalità“.

Marco Baroni, allenatore della Lazio, ha rilasciato un’intervista a DAZN dopo la vittoria ottenuta all’Olimpico contro il Verona:

Quante volte avete provato quel corner in allenamento?

“Cerchiamo di lavorare sulle traiettorie, specialmente in queste settimane. Zaccagni ha fatto un grandissimo cross, è quello che ci serve e la squadra oggi al di là di aver fatto gol su palla inattiva. Lavorando così sugli esterni troveremo queste situazioni e le dobbiamo sfruttare”.

Guendouzi è un tuttocampista?

“Mi piace questo termine tuttocampista, perché anche io lo definisco così. Ha tanto volume e può mettere corsa in avanti. Chiedo questo alla mia squadra. Non è che non sia una mezzala, vuole essere sempre al centro del gioco e tocca tanti palloni. Questo mi piace e con Rovella ha fatto molto bene. Ci sono da trovare gli equilibri ma lo faremo. La squadra ha interpreato bene questa partita, che non era facile dal punto di vista difensivo”.

La squadra ha dato tutto stasera?

“Il pubblico vuole vedere una squadra che si spende e ha voglia. Mi piace che la squadra sappia incarnare un transfer emotivo. Quando fai queste partite ti avvicini al risultato che vuoi raggiungere. La squadra aveva le tasche veramente vuote stasera, ha speso tutto. Ci sono tante situazioni che in questo momento. Siamo appena partiti, usciamo da momenti in cui non era facile lavorare. È importante l’atteggiamento mentale, che è quello che poi fa la differenza. La squadra si allena forte e quando lo fai spesso vai forte anche in campo”.

Come si spiega il gol subito?

“Mi assumo io la responsabilità del gol, ci siamo trovati aperti ma poi è un qualcosa che abbiamo un po’ sistemato. Quando hai due centrocampisti che lavorano molto vicino non è facile fare la fase difensiva”.

Come sta Castellanos?

“Arriva dagli impegni con l’Argentina. Domani farà delle valutazioni strumentali, ha avvertito qualcosa ma spero che non sia nulla di importante”

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Zac a tutto assist: “Con questa voglia avremo tante soddisfazioni. Ma dobbiamo imparare a gestire”

La Lazio batte 2-1 il Verona all’Olimpico nel match valido per la quarta giornata di Serie A. Al termine della gara il capitano biancoceleste Mattia Zaccagni a Dazn ha così commentato il successo:

La fascia la braccio, l’ho detto anche altre volte, è un onore indossarla. Fare assist è sempre importante. Stasera abbiamo giocato una bella partita, di carattere e siamo contenti“.

Skysport: “Siamo partiti beni, e importante giocare le gare con questa voglia come stasera. Se continuiamo cosi ci prenderemo grandi soddisfazioni. Bisogna essere bravi anche a gestire la partita e capire i momenti in cui spingere o meno. // mister ci da idee chiare e dobbiamo solo seguirle. Il gol su azione? Manca, ma arriverà presto”.

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Dia: “Io e Taty ci troviamo bene. Con questa squadra mi diverto”

Termina la quarta giornata di Serie A con il successo della Lazio sul Verona. Finisce 2-1 ll’Olimpico, grazie alle reti di Dia e Castellanos (di Tengstedt il momentaneo pari). L’autore della prima rete laziale ha così commentato la vittoria ai microfoni di Dazn:

Tutti siamo contenti se io e Castellanos segniamo, tra noi due sta andando tutto molto bene. Sono contento di giocare a pallone, l’ultima stagione è stata difficile per me. Tutto, però, resta nel passato. Ora mi diverto con la squadra“.

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Lazio-Hellas Verona, Baroni pre match: “Taty e Dia devono lavorare per la squadra, Guendouzi può diventare un mediano”

Lazio-Hellas Verona, Baroni nel pre match ai microfoni di DAZN: “A Verona ricordi bellissimi, c’è emozione. Ho dato tutto quello che avevo. Ci siamo preparati bene, sappiamo che sarà una gara difficile. Abbiamo giovani di energia e qualità, li voglio lanciare. Taty e Dia hanno qualità e mobilità, i mediano non li voglio bloccati. Guendouzi ha caratteristiche da mediano, abbiamo lavorato sulle distanze, secondo me sarà il suo ruolo”.

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Lazio-Hellas Verona, Romagnoli pre match: “Dobbiamo partire forte, sarà una gara difficile”

Lazio-Hellas Verona, Romagnoli nel pre match ai microfoni di Sky Sport: “Sarà una gara difficile, loro sono partiti forte con il 3-0 al Napoli. Sappiamo di dover partire forte, perché recuperare il risultato è sempre difficile. Abbiamo lavorato tanto sulla fase difensiva, vogliamo fare una grande gara”