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Lazzari verso il terzo forfait, Patric non al meglio

Lazzari ha rimediato una lesione di primo grado al bicipite della coscia destra, difficilmente verrà rischiato al rientro della sosta contro lo Spezia. Dopo due giorni di riposo, ieri a Formello è iniziata la ripresa: Casale è affaticato e Patric non è al meglio. Il Messaggero

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Lotito: “Sarri e mercato, idee di calcio per il futuro della Lazio. Flaminio? Ci siamo mossi ufficialmente…”

La prima sosta della stagione non ferma il presidente della Lazio Claudio Lotito che, candidato alle elezioni politiche di domenica 25 in Molise con Forza Italia, fa la spola tra Roma e la regione che si affaccia sull’Adriatico. Nonostante i tre cellulari con cui convive da anni, risponde alle domane riusciamo su calcio e politica.

Presidente Lotito, andiamo indietro di qualche mese: Sarri e il rinnovo fino al 2025, scelta decisa quella di puntare su un allenatore di grandissimo livello.

«Ci siamo capiti subito. Non lo conoscevo, però mi ha fatto immediatamente una grande impressione: come ho già detto Sarri è una persona che vive per il calcio. Per questo gli ho affidato un progetto ad ampio raggio, che mi sembra stia mostrando tutte le sue potenzialità anche in queste prime giornate di campionato che fanno ben preludere a questa seconda stagione».

Ma come nasce l’idea di portare Sarri alla Lazio dopo la separazione con Inzaghi?

«Dopo l’uscita di scena di Simone Inzaghi, per certi versi improvvisa e inattesa, abbiamo scelto un allenatore in linea con le ambizioni di questo club. Non, dunque, un mister di transizione, ma uno in grado di far partire subito un progetto nuovo, che puntasse sui giovani e al miglioramento della rosa. Ho valutato tanti tecnici validi, più o meno blasonati. Ho scelto di non accontentarmi. Non ho preso un nome: ho scelto un’idea di fare calcio».

Poi è arrivato il mercato: promessa mantenuta, sono stati ben otto gli acquisti fatti per una spesa che supera i 50 milioni di euro…

«È stato uno dei mercati più dispendiosi sotto il profilo economico, ma si è fatto un investimento per gettare le basi del rinnovamento necessario che attendeva il nostro parco giocatori. Avevamo figure e ruoli da coprire nell’immediato, ma anche bisogno di dare alla rosa più ricambi di quanti ce ne fossero lo scorso anno. Senza fare collezioni di figurine, ma comprando chi fosse veramente utile. E, cosa che molti brillanti commentatori trascurano, non abbiamo venduto le nostre pedine migliori, a partire da Sergej Milinkovic-Savic. Altre grandi squadre hanno sacrificato tasselli importanti, noi no».

Romagnoli è stata una trattativa lunga ma alla fine ha accontentato i tifosi, è stato un bel regalo sia al giocatore che è laziale, che ai sostenitori biancocelesti.

«Essere laziali è un plus importante, perché aiuta a entrare da subito in sintonia con questi colori. Da solo però non basta. Prima di tutto viene l’aspetto tecnico: e Romagnoli è davvero quel che ci serviva, per capacità ed esperienza internazionale. Del bianco e celeste ti innamori da bambino, così è stato per Romagnoli, oppure giocandoci: penso che Immobile, Milinkovic, ma anche altri che sono qui da meno tempo di loro, siano diventati ormai tifosi della squadra in cui giocano».

Qual è l’obiettivo che vi siete prefissati per questa stagione ma anche per il futuro da qui ai prossimi anni?

«La crescita. Non possiamo permetterci di andare indietro. Si può raggiungere o meno un trofeo, che dipende da molteplici fattori. Bisogna però sempre arrivare a giocarsi tutto fino in fondo. Ricordo ancora quando arrivai a Formello: era rimasto poco e niente, sia nelle attrezzature che nel patrimonio tecnico, tranne qualche importante giocatore del vecchio ciclo. Presi tanti giocatori, alcuni dei quali sono entrati nella storia della Lazio, come per esempio Tommaso Rocchi. La crescita però è sempre stata tangibile e oggi siamo in alto, nelle posizioni che contano».

Parliamo dello stadio di proprietà, ieri Calenda ha detto che il Flaminio non si presta ad essere lo stadio della Lazio ma i laziali lo sognano, è una strada percorribile?

«Ci siamo mossi ufficialmente, come sapete. Fare uno stadio di proprietà non è come andare a prendere un caffè al bar. Ci sono procedure, condizioni mutevoli, variabili a non finire che possono incidere sul risultato finale. Per questo parlerò a tempo debito e non ha senso fare annunci di qualsiasi tipo su questo tema. Di certo la Lazio vuole un suo stadio di proprietà».

Non so se ha letto in una recente intervista Sergio Cragnotti le ha fatto i complimenti ed ha parlato di un presidente ambizioso che non bada più ai conti.

«Mi fanno piacere le sue parole. Noi cerchiamo di conciliare i risultati sportivi con quelli economici».

Presidente, Immobile ha fatto la storia della Lazio ma anche del calcio italiano. Però non sembra essere considerato come merita.

«Trovo incredibile che un giocatore così non sia celebrato come merita. La Lazio non vuole trattamenti di favore da nessuno. E lo stesso vale per i suoi calciatori. Vorrebbe soltanto che fosse guardata la realtà. Un giocatore che segna moltissimi gol da anni, che è sempre decisivo, con colpi da grande giocatore, va sui giornali per vicende che nulla hanno a che vedere con le sue qualità umane e sportive. Ha vinto la sua Scarpa d’Oro ma forse a qualcuno dà fastidio che stia alla Lazio. Lo conosco e so che ama i tifosi laziali e questa società proprio perché lo fanno sentire ogni giorno importante».

Girano tante voci attorno alla Lazio, ci dobbiamo aspettare delle novità a livello dirigenziale?

«Girano sempre tante voci attorno alla Lazio. Bisogna guardare ai fatti e non alle indiscrezioni. Nella società sono in corso alcuni cambiamenti, come sapete ho affidato un ruolo per tutto il settore giovanile e la Primavera, oltre che Lazio Woman, a mio figlio Enrico, che porterà sicuramente energia giovane e grande attaccamento ai colori biancocelesti. È arrivato il Direttore Fabiani, persona di grande esperienza che gode della mia considerazione e stima personale. Ho apportato alcuni cambi nella comunicazione, per essere sempre più pronti e propositivi, visto che non abbiamo, a differenza di altri, trattamenti con i guanti bianchi».

Qual è il sogno oggi di Claudio Lotito?

«Portare la Lazio ai vertici del Campionato italiano e d’Europa. È un sogno sportivo, professionale, personale».

Lasciamo il calcio, parliamo di politica: perché si è candidato in Molise?

«Mi piacerebbe entrare in Senato e dare il mio contributo. Sarebbe la prima volta, ma l’esperienza di imprenditore conta. Non sarei, insomma, un Carneade come tanti altri che pensano si possano ricoprire questi ruoli senza alcuna competenza. Sto girando il Molise in campagna elettorale e scopro ogni giorno un’Italia piena di valori e dignità, che ha bisogno di essere ascoltata e di potersi esprimere. Incrocio le dita e intanto mi rimbocco le maniche».

La sua è stata una campagna elettorale sui generis. Sono diventati virali i sui video in cui balla e canta con i molisani…

«È una campagna elettorale che mi sta entusiasmando oltre le aspettative. Ho trovato i molisani un popolo accogliente e generoso. Sono persone vere e io ho voluto comportarmi con la loro stessa semplicità che è poi il mio modo di essere anche se nel mio ruolo di imprenditore e presidente della Lazio non posso sempre esprimere: ho giocato a carte, a calcio balilla, che mi piace tantissimo, sono stato in tante discoteche e in diversi centri anziani. Quando mi hanno chiesto di ballare con loro, potevo rifiutare? (sorride, ndr)».  Leggo

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Sarri vede e Provedel: dall’innamoramento alla scelta (giusta)

La prima convocazione, dopo la tempesta: «La chiamata di Mancini è stata inaspettata, perché arrivata dopo la brutta sconfitta in Europa». Il viso di Provedel si illumina nella prima conferenza con l’Italia. Venerdì mattina era in ritiro a Piacenza, con il morale stritolato fra i guantoni dopo la cinquina incassata in Danimarca. Ora è già acqua passata, non è successo nulla. Niente scalfisce Ivan, uno abituato a lottare con ben altro nella sua carriera. Sembrava non arrivare mai la grande chance, la rottura della tibia a Empoli aveva frenato la sua esplosione definitiva. Quindi lo splendido rilancio allo Spezia: Sarri già a gennaio scorso lo aveva inserito nella lista insieme a Kepa, Carnesecchi e Vicario per il dopo Strakosha. In 7 giornate Provedel ha già mantenuto tre volte la porta inviolata, vanta un terzo dei clean sheet (9) dell’intera scorsa annata. È anche e soprattutto merito di Ivan se la Lazio ha subito addirittura sette gol in meno (5 contro 12) a questo punto rispetto alla stagione passata e vanta la miglior crescita in difesa dell’intera Serie A davanti ad Atalanta (-6), Juve (-5), Udinese (-4) e (-1) Roma. Pazzesca l’ultima parata da terra a Cremona su Sernicola. 

L’INNAMORAMENTO

La resa è meglio dell’aspettativa. «Un finimondo per un portiere biondo», è il nuovo coro della Curva. Ne è valsa la pena battersi per un mese con lo Spezia in quella trattativa estiva infinita: «La più difficile della mia presidenza – ha confessato Lotito – ma volevo accontentare Sarri sulla sua scelta». Alla fine, un affare da appena 2 milioni, complice il contratto quasi in scadenza. Incredibile comunque la cifra per un portiere diventato già primo indiscusso, dopo appena 6’ della prima giornata. L’espulsione di Maximiano (costato invece 10,5 milioni) ha spianato un’ascesa comunque già scontata e programmata. Sarri lo ha detto a Lotito, sul portoghese va fatto un lavoro specifico in ogni seduta: Grigioni ha sbagliato l’indicazione, non è pronto ancora per la Serie A. Dunque niente alternanza, Provedel non esce più dai pali nemmeno in Coppa. Perché il tecnico si è invaghito del portiere friulano, dei suoi piedi e della sua personalità. Maurizio è squalificato, non sarà in panchina al rientro dalla sosta contro lo Spezia, ma dalla porta avrà un altro allenatore a guidare la squadra. 

LA REGIA DA DIETRO

Contro l’Inter è scoccato il colpo di fulmine. Provedel decisivo in ogni momento saliente. Quindi, esce al centro dell’area con le braccia alzate a prendersi addirittura un fallo laterale: Maurizio si gira verso la panchina e lo applaude. Non solo, Ivan è diventato fondamentale come estremo difensore playmaker. Ha una media di oltre 40 passaggi a gara, l’85% di precisione, da dietro è fondamentale la sua impostazione. Per non parlare dei lanci in profondità per Immobile: «Che bello non doverci giocare più contro, ma insieme. È il bomber più forte». Provedel se ne intende: «Sino a 15 anni ho fatto l’attaccante. Poi ho visto Toldo, il mio idolo, e dopo la semifinale di Euro 2000 mi sono detto voglio essere come lui e ho desiderato fare solo il portiere». A 28 anni vuole dimostrare tutto il suo valore. Meglio tardi che mai, anche in Nazionale: «Si respira entusiasmo e per me è una grande emozione». È un premio al sacrificio e alla dedizione. Non solo Sarri, Mancini vede e Provedel. Il Messaggero

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La cura di Sarri: “Superate i vostri limiti o avrete rimorsi”

Superate le correnti gravitazionali, non dev’essere una parentesi. Via sbalzi d’umore e altri fallimenti. Solo così stavolta avrà effetto, la nuova cura Sarri. La Lazio torna a vincere e a convincere allo Zini, sale al quarto posto a 14 punti, ottiene il secondo successo consecutivo a ridosso degli impegni europei (novità rispetto agli anni passati), ma Maurizio non si fida della guarigione completa dei suoi uomini: «Non mi basta il riscatto con la Cremonese, voglio la consapevolezza degli errori commessi. Altrimenti verranno ripetuti». Subito dopo il tracollo contro il Midtjylland, il tecnico aveva pronunciato questo discorso all’interno degli spogliatoi: «Sono deluso perché dopo 14 mesi di lavoro, e dopo questo buon inizio, mi aspettavo di avervi fatto capire che, soltanto con l’applicazione e senza superficialità, si possono raggiungere grandi traguardi. Scopritelo adesso quanto siete forti: potete fare il salto di qualità superando i vostri limiti. Se darete sempre il 100%, non ci saranno più questi cali. Altrimenti vi rimarranno grandi rimorsi». Giovedì scorso lui stesso era talmente amareggiato da aver addirittura pensato alle dimissioni per non dare più alla squadra nessun alibi. Nei due giorni successivi, in ritiro a Piacenza, nessun confronto con i giocatori. Sarri gelido, muto, come un padre offeso coi propri figli. La nuova strategia stavolta ha toccato altri canali emotivi. Nessuna strigliata, l’allenatore ha lasciato che i giocatori si guardassero fra loro negli occhi e riguardassero loro stessi da spettatori: emblematica la visione intera dello scempio di Herning. Tutti si sono vergognati, in allenamento erano furiosi, soprattutto i leader Immobile e Milinkovic davanti ai tifosi. 

IL TURNOVER

Come quella di Battiato, la nuova cura di Sarri prevede il silenzio e la pazienza per eliminare i turbamenti che da oggi si incontreranno ancora nella via. Dal Molise Lotito ha già sposato la sua linea: «Questo problema di testa va risolto una volta per tutte, e Sarri resta, non va via». Bella la risposta di Cremona. Una Lazio sempre sul pezzo, concentrata in tutti i momenti cruciali della sfida. I 18 tiri della Cremonese non sortiscono nessun effetto perché i biancocelesti fanno i movimenti giusti e poi sfoggiano tutta la loro qualità. Tutti sono coinvolti in questa vittoria. Perché il nuovo metodo Sarri prevede molto più turnover con la panchina allargata: dopo 9 gare ufficiali, tutti sono partiti titolari almeno una volta. Solo i baby Cancellieri e Romero aspettano ancora una vera chance. 

I COMPLIMENTI

Specie quando gioca ogni tre giorni, è difficile reggere i ritmi forsennati di questo credo. Ma quando il calcio di Sarri è applicato in campo, dal fischio d’inizio sino al 90’, regala un secco 0-4. A fine incontro il giovane attaccante Zanimacchia (cantera Juve) si avvicina a Maurizio e gli sussurra all’orecchio: «Mister, che spettacolo le tue squadre. Se ti avessero dato tempo a Torino…». Chissà se oggi sotto la Mole rimpiangono l’allenatore dell’ultimo scudetto. Guai a commettere lo stesso errore alla Lazio. Sarri è la soluzione, bisogna dargli tempo e non dubitare della sua sinergia con questo gruppo. Pian piano farà entrare a tutti lo slogan «non mollare mai» nel cervello. E il germe rimarrà isolato. Il Messaggero

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Immobile, che fatica negli ultimi 15′. La società non lo ha aiutato, ora spetta a Sarri

Un campanello d’allarme. Una richiesta d’aiuto. Da parte di chi per la Lazio ha fatto tanto. Ciro Immobile è l’idolo dei tifosi anche per questo. Non c’è partita nella quale non si danni l’anima, non c’è gara nella quale non dia tutto se stesso. E a dimostrarlo sono le statistiche. Non parole, fatti. Supportate dai numeri. Già, perché Immobile, che è il miglior marcatore della storia della Lazio (con 187 gol totali), è il giocatore che ha realizzato più volte di tutti il gol dell’1-0 (56, compresa la trasferta di Cremona), è anche in calo evidente negli ultimi 15 minuti (più recupero). Sono infatti tre anni che dal 76′ in poi segna meno. Sempre meno. Nulla di anormale: arriva stanco a fine partita, come da lui ammesso. “A volte, soprattutto negli ultimi 20 minuti, mi piacerebbe avere un’alternativa – ha spiegato -. Anche con la Cremonese avrei potuto fare più gol, ma negli ultimi 20 minuti la porta era piccola e le gambe pesanti”. Inevitabile sia così, visto quanto corre. Inevitabile sia così visto quanto lotta. Inevitabile sia così, visto quanto gioca.

Nel 2019-20 Immobile ha segnato 10 gol dal 76′ in poi, nella stagione successiva ha segnato la metà (5), e l’anno scorso appena tre volte. Quest’anno è zero. Inevitabile che superati i 30 anni, e giocando spesso, si arrivi a fine partita con “le gambe pesanti” e con la sensazione che “la porta era piccola”. Sono gli effetti della stanchezza. Fra tutti i giocatori offensivi della Serie A (compresi i trequartisti o le ali, quindi passando da Zaccagni a Leao, da Dzeko a Dybala, da Muriel a Lookman o Di Maria) solo Immobile e Nzola (dello Spezia) hanno giocato tutti i 630 minuti (più recupero) delle 7 partite di campionato fin qui disputate. L’attaccante della Lazio accumula però minutaggio e quindi stanchezza anche nelle competizioni europee. In estate Sarri aveva chiesto un attaccante centrale per far rifiatare Immobile (che a Cremona ha segnato il 45esimo rigore della carriera in A su 55 calciati, staccando Signori a quota 44 e mettendo nel mirino Del Piero che è il terzo in questa speciale classifica all time con 50 gol dietro a Baggio e Totti rispettivamente a 68 e 71), che non è arrivato. Nei giorni scorsi il tecnico ha precisato che “la crescita di Cancellieri è rallentata dal fatto che a volte deve studiare da esterno e a volte da centrale”. Visto il mancato intervento della società (che in estate ha investito tanto, coprendo altre lacune), sta a Sarri dare respiro a Immobile. Facendo giocare di più Luka Romero per esempio e spostando così Cancellieri al centro. Una soluzione però va trovata. Perché Immobile chiede aiuto. Attraverso le statistiche oltre che a parole.

Corriere della Sera

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Immobile, con Sarri migliorata la media gol che aveva con Inzaghi

Gol di destro, di sinistro, di testa e in acrobazia. Gol di tacco e su rigore. Immobile segna in ogni modo. Da sempre. Con l’addio di Inzaghi e l’arrivo di Sarri (e il conseguente passaggio al 4-3-3), c’era chi temeva che potesse abbassare la propria media gol. In realtà con Sarri sta segnando anche più di prima. Con Inzaghi l’attuale capitano della Lazio aveva segnato 150 gol in 219 partite per una media di 0,68 a incontro. Con Sarri è arrivato a 37 in 49 gare (media di 0,75). Nelle prime due stagioni con Inzaghi aveva una media di 0,76 (quindi in linea con quella attuale), ma aveva 26 e 27 anni. A 32, mantiene una media gol invidiabile.

Corriere della Sera

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Immobile, nel 2022 meglio solo Mbappe, Lewa e Haaland

Più lo mandi giù, più ti tira su. Immobile è l’antivirus, Immobile è come il vino. Più invecchia, più diventa buono. A 32 anni, con 187 gol, non è solo a un passo da Signori, Gilardino e Del Piero nella storia dei bomber del nostro campionato. Immobile non è solo laziale doc, è stato Scarpa d’oro. L’Italia dovrebbe sfoggiarlo in tutto il mondo: «I miei figli guarderanno i miei numeri e capiranno cosa ho fatto». Altro che Kane e Neymar, nell’ultimo anno solare ha fatto meglio Ciro: altre due reti a Cremona, 5 (a -1 da Arnautovic al primo posto) in queste prime 7 giornate, in totale sono 19 da gennaio scorso. Ogni 109’ un gol, solo Mbappè (26), Lewandowski (24 reti) e Haaland (20) han fatto meglio del quattro volte capocannoniere italiano. Re assoluto nella capitale, mai principe azzurro. Eppure Immobile torna in Nazionale dopo aver meditato più volte sull’addio: «Si, è vero, volevo lasciare. Ero deluso, ma poi a mente lucida ho parlato con Mancini – svela a Radiorai – e mi ha detto che aveva ancora bisogno di me, adesso e per il futuro». Coverciano diventa Formello: tutti alla fine si rivolgono a Immobile e lui ingoia tutto il veleno. Non è vendicativo, è un italiano vero. Il Messaggero 

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Difesa e media punti, Lazio in progressiva crescita

In totale sono otto i biancocelesti impegnati con le rispettive Nazionali: ci sono anche Vecino, Gila, Hysaj e Marusic. Sarri ha concesso due giorni di relax a tutti gli altri. E intanto a Castelfranco torna a godersi i numeri. Rispetto al 2021-22, la Lazio nelle prime 7 giornate ha portato a casa 3 punti in più e ha subito in meno 7 reti: un anno fa i punti erano 11, i gol subiti 12 e i gol fatti 15, oggi i punti sono 14, i centri subiti 5 e quelli fatti 13. Il confronto più interessante è quello con la seconda parte dello scorso campionato (dalla fine del girone di Europa League in poi), quando la Lazio riuscì a tenere un ritmo da Champions League e scalò la classifica fino alla quinta posizione con 1,86 di media punti. Il ruolino, in questo avvio, sale a 2 punti esatti. Non solo, dimenticatevi l’imbarcata di Herning, in difesa sono i miglioramenti più significativi: tre clean sheet, i gol incassati sono diminuiti quasi del 60%, frutto di un intenso lavoro sul campo e del rafforzamento nella campagna acquisti. Ecco perché sui social i laziali sono furiosi: con l’Italia ci sono gli ex scaricati Luiz Felipe e Acerbi, ma manca un certo Romagnoli. Il Messaggero

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La risposta dei tifosi: in 2.500 a Cremona

Sold out il settore ospiti dello Zini, con 2500 tifosi pronti a sostenere i biancocelesti. La caduta contro il Midtjylland ha fatto rumore, ma la gente rimane fiduciosa: tre giorni dopo la riapertura della campagna abbonamenti si contano più di 700 tessere vendute. Due i ballottaggi in formazione: Basic-Vecino e Pedro-Zaccagni, con quest’ultimo che ha raggiunto la squadra ieri mattina. Torna alla vittoria la Primavera: 5-0al MonopoliLa Repubblica

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Cremona per il riscatto: la Lazio riparte da leader Ciro

È il momento di ripartire dalle certezze o presunte tali, visto che nel giovedì da incubo della Lazio sono venute meno pure queste ultime. Da un timoroso Felipe Anderson a un Milinkovic sottotono nonostante autore del primo gol stagionale. Persino un highlander come Immobile sta dando segni di cedimento. Il capitano è sempre l’ultimo a mollare, ma i 685 minuti giocati in questo inizio di stagione la dicono lunga sulla poca brillantezza sotto porta, imponendo pure una riflessione sull’importanza di avere una punta di ruolo come vice anziché un prospetto interessante come Cancellieri, ala naturale. Ciro resta comunque il miglior realizzatore della rosa con tre gol assieme a Luis Alberto, ma pesa il ritmo dimezzato rispetto alla passata stagione, quando dopo 8 gare giocate era già a quota 6.

SEMPRE LUI

La figuraccia col Midtjylland ha oscurato una partenza comunque positiva e il numero 17 ha battuto proprio su questo tasto con i suoi compagni in ritiro a Piacenza. Nel momento di maggiore difficoltà della propria gestione, Sarri si affida al bomber, che torna a suonare la carica nel silenzio generale dello spogliatoio interrotto da qualche raro sorriso. Ciro è un leader fuori e dentro al campo, per questo ci ha messo la faccia pure col presidente Lotito promettendo di ripartire già da oggi. La sfida con la Cremonese decreterà se il crollo di giovedì è stato solo un imprevisto o qualcosa di più radicato. Per superare l’ostacolo la Lazio non potrà che affidarsi al suo capitano, vero e proprio killer con le neopromosse. Da ormai due stagioni il capocannoniere in carica non lascia scampo a chi arriva dalla B e dal 21 aprile 2021 è pure inarrestabile. Colpite in fila BeneventoEmpoliSalernitana e Venezia e nel mirino ecco spuntare la Cremonese. Occasione ghiotta per Ciro, pronto a segnare al 33esimo avversario differente in Serie Aagguantando Ibra. Solamente Zapata (34) e Quagliarella (37) tra gli attaccanti in attività hanno fatto meglio. Nell’ora più buia Immobile può risollevare sé e la Lazio con quello che gli piace più fare: i gol. Segnare per scacciare la crisi e tornare col sorriso in Nazionale dove lo seguiranno anche Cancellieri e Provedel, quest’ultimo alla prima convocazione. Il Messaggero