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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Giordano: “Infortunio Immobile? Non puoi presentarti senza un altro centravanti. Ora dimostrare di essere squadra!” (AUDIO)

BRUNO GIORDANO in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Questo turno di campionato ha confermato un Napoli che detta legge ma che ancora non ha preso un vantaggio importante sulle altre. La Lazio ha preso un buon punto visto come si era messa la gara. L’Udinese è una delle migliori del momento e l’hai affrontata senza il tuo miglior giocatore, Immobile. Ora c’è da pedalare. E’ una classifica divisa in due tronconi, squadre come la Fiorentina non hanno la forza di vincere 4-5 gare di fila per rientrare. Udinese ed Atalanta stanno facendo un campionato super, possono giocarsi l’Europa in questo campionato così livellato. Gli orobici hanno mentalità, in questo momento mi sembrano baciati dalla fortuna, tutto quello che fa gli riesce”.

Capitolo Immobile

Una squadra importante come la Lazio non si può presentare ai nastri di partenza senza un altro centravanti per sostituire Immobile. La campagna acquisti è stata buona, ma da questo punto di vista il club è stato un po’ leggero. Certo non avrebbe potuto investire 30 milioni per Raspadori, ma un minimo budget per quel ruolo andava riservato. Se vuoi essere una squadra devi dimostrare di esserci anche senza il tuo leader. Sarebbe troppo brutto sbracare per questo motivo, vorrebbe dire dipendere esclusivamente da un giocatore”.

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RASSEGNA STAMPA

Con o senza Immobile quanto cambia la Lazio…

L’attesa per il responso sull’entità dell’infortunio di Immobile tiene la Lazio con il fiato sospeso. Ciro non è solo il capitano o il bomber più peolifico della squadra, Immobile è il cuore della Lazio stessa. Con lui o senza di lui le cose cambiano totalmente.

I NUMERI CON O SENZA CIRO


A testimoniarlo è il confronto tra la media punti. Dal 2016 ad oggi con Immobile in campo la Lazio ha collezionato 122 vittorie, 50 pareggi e 56 sconfitte con una media di 1,86 punti a partita. Il quadro cambia drasticamente nelle 20 partite in cui il numero 17 non è sceso in campo negli ultimi 7 anni. Appena 6 vittorie, seguite da 7 pareggi e 7 sconfitte con una media punti di 0,8 a partita.

IDEE IN ATTACCO


Diverse le alternative che Maurizio Saarri sarà costretto a prendere in esame per sopperire all’assenza del bomberissimo. Valide le candidature di Pedro e Felipe Anderson, che modificano comunque l’assetto del tridente offensivo. Più audace sarebbe la scelta di consegnare le chiavi dell’attacco al giovane Cancellieri, che studia ancora da centravanti. Assolutamente suggestiva invece l’idea di un Milinkovic boa offensiva con Zaccagni e Felipe ai suoi lati. Tutte opzioni, tutte idee, che nelle prossime ore dovranno trovare le loro applicazioni in campo.

POSSIBILI RIGORISTI

La mancanza di Immobile lascia in dote anche un altro problema, ovvero quello relativo al rigorista. Allo stato attuale a contendersi i tiri dal dischetto sembrano esserci Felipe Anderson e all’occorrenza Luis Alberto. Più defilati Zaccagni e Milinkovic-Savic.

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SOCIAL

Ciro svela il nome del quarto genito…

Il countdown in casa Immobile è scattato da qualche settimana. La famiglia si ingrandisce e l’attesa per il quarto figlio è tanta. “Manca meno di una settimana al parto”, aveva svelato in una storia Instagram qualche giorno fa. La coppia più social della Lazio però, non poteva esimersi dallo svelare il nome del secondo maschietto di casa, in anteprima ai propri followers.

Ecco il nome

Pochi minuti fa, il capitano biancoceleste ha svelato nella maniera più innocua il nome del futuro bebé. Si chiamerà… Andrea! Infatti, Immobile e Jessica si sono resi protagonisti di un simpatico siparietto sui social. Il bomber ha filmato sua moglie mentre stava russando nel corso delle prime ore della mattina. Così, su Instagram, il capitano della Lazio immortala il momento scrivendo in un video: “Era talmente forte che pure Andrea nella pancia non è riuscito a dormire“. Jessica però non ci sta e replica nel proprio profilo con un: “Ma è proprio lui che mi fa russare così”. Insomma, manca sempre meno, Andrea è prossimo a conoscere la famiglia Immobile con Giorgia, Mattia e Michela che non attendono altro che abbracciare il loro nuovo fratellino.

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DICHIARAZIONI

Buffon su Provedel: “Sta trovando la sua dimensione”

Gigi Buffon, nel corso di ‘Supertele‘, trasmissione firmata Dazn, ha fatto il punto sugli estremi difensori emergenti che stanno facendo bene in Serie A: “Devo dire che in questi ultimi due anni il serbatoio dei portieri ha cominciato a riempirsi e ci sono degli individui veramente di grande qualità. Vedi Provedel che stata trovando una propria dimensione alla Lazio. Quello che sta facendo in assoluto meglio, e che in prospettiva può diventare un portiere da Nazionale, è Vicario“.

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RASSEGNA STAMPA

Immobile, si doveva stare più attenti. Negli anni la Lazio non ha mai fatto nulla per prevenire

Si doveva stare più attenti. Si doveva evitare il ponderabile. Ciro Immobile resterà fermo per settimane. Si attende l’esito degli esami, ma rischia di tornare a disposizione nel 2023. La cosa che sorprende è che quello relativo a Immobile è un problema che la società ha da tempo, ma non lo ha mai risolto. Nella stagione 2018-19, per esempio, al termine della 31esima giornata, la squadra, all’epoca allenata da Inzaghi, era a -3 dal quarto posto in quel momento occupato dal Milan, avendo però disputato una partita in meno. Arrivò così allo scontro diretto di San Siro coi rossoneri con la possibilità di agganciarli e perfino di scavalcarli col recupero. In quella stagione la Lazio (tolto il giovane Pedro Neto), aveva in rosa Immobile, Correa e Caicedo. Appena tre attaccanti benché si giocasse con il 3-5-2. Bastava l’indisponibilità di un giocatore per impedire al tecnico di avere cambi. Quel giorno si infortunò Correa, entrò Caicedo, e quando il Milan segnò l’1-0 con Kessie (su rigore), il calciatore più offensivo a disposizione di Inzaghi era Parolo (che infatti entrò immediatamente). La Lazio non pareggiò e fallì la rincorsa al quarto posto. Quell’estate in attacco arrivò solo Adekanye. Nel 2020 si decise di investire su Muriqi, nel 2021 e nel 2022 non sono invece arrivate vere alternative a Immobile (benché nel 2021 sia stato venduto Caicedo). Eppure il campo dice che senza Immobile la Lazio soffre. Da quando nel 2016 è arrivato a Roma, ha saltato 33 partite: 14 sconfitte, 10 pareggi e 9 vittorie. La media punti è bassissima (1,12 in totale e 1,25 in A). La scarsa lungimiranza della società è aggravata dal fatto che, fino all’improvvisa solidità difensiva ora trovata, il reparto arretrato faceva acqua. Nelle 33 partite saltate da Immobile (il club gli ha dedicato un video sui social al quale ha risposto “così però mi fate piangere”) solo in 4 occasioni la squadra ha mantenuto la porta inviolata, l’ultima volta nel 2019. Considerando la fatica che, in assenza di una sua alternativa, si fa a segnare e avendo subito in 29 occasioni almeno una rete, la media punti bassa è solo una conseguenza. Avrebbe però probabilmente dovuto gestire meglio la situazione pure Sarri: già dopo 7 giornate di campionato solo Immobile e Nzola dello Spezia (che però non ha le coppe…) avevano giocato tutti e 630 i minuti. Tutti gli altri calciatori offensivi del torneo (compresi esterni o seconde punte) avevano potuto riposare. Cancellieri o Romero (l’argentino mai utilizzato in questo campionato), spostando Felipe Anderson o Pedro al centro avrebbero aiutato a non appesantire i muscoli del capitano. Lo scarso minutaggio concesso ai due descrive però una evidente mancanza di fiducia da parte del tecnico, almeno per il momento. La Lazio in questa stagione potrebbe arrivare a giocare un totale di 58 partite (comprese le coppe): affrontarle senza un’alternativa a Immobile era un rischio. Per questo si doveva stare più attenti.

Corriere della Sera

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RASSEGNA STAMPA

Felipe, Pedro e l’idea Milinkovic: senza Ciro è partito il tormentone “falso nueve”

[…] Forse il pensiero fisso sul brasiliano va rivisto, lì non è un sostituto meravigliao. Sarri sinora si è basato sui numeri delle tre gare di campionato (Genoa, Venezia, Udinese) e una di Europa League ( Porto) dello scorso anno, con un totale di 8 gol segnati dalla Lazio. In realtà, Maurizio preferisce schierare Felipe Anderson centravanti anche per un discorso tattico, ma Pedro conosce meglio quel ruolo, in carriera lo ha già fatto. Ecco perché lo spagnolo torna la prima alternativa per la trasferta di Bergamo, dove almeno ci sarà la spinta di 700 laziali al seguito. Qui però le valutazioni si proiettano più ad ampio raggio. Immobile rischia di saltare 7 gare (comprese le due di Europa League contro Midtjylland e Feyenoord, con la qualificazione ancora in bilico) e Pedrito deve essere gestito: ha 35 anni, non può giocare tutti questi match di seguito, da inizio anno le caviglie gli danno il tormento. La gioventù ha un altro respiro. Peccato che l’opzione Cancellieri, coltivata nel precampionato e in allenamento, non stia proprio decollando. Anzi, Sarri sembra già pentito delle parole pronunciate ad Auronzo insieme al vice Martuscello: «Può fare anche la prima punta, ma il percorso è lungo». Si è rallentato, così l’altro baby Luka Romero fiuta il sorpasso: la formica atomica ha preso sei chili di muscoli rispetto al ritiro di luglio, può sostituire Ciro sul primo scatto, ma non ha certo la stessa gamba in allungo, e oltretutto c’è di mezzo un rinnovo complicato. Con tutti questi “piccoletti” davanti, Sarri punterebbe a ricreare una sorta di “Mertens-bis”, il piano partenopeo riuscito ai tempi di Higuain ko. È il modo di non dare nessun punto di riferimento all’avversario. 

UNA BOA PER I “PICCOLETTI”

C’è già chi se la prende con l’ultimo mercato e con Tare, che ha ricevuto una proposta dalla Premier e attende l’offerta di rinnovo da Lotito. C’è chi invoca subito un vice-Immobile a gennaio, ma prima bisogna arrivare al 13 novembre, facendo di necessità-virtù per restare lì in alto. Una pazza idea sta balenando nella testa di Sarri, ci penserà ancora nella giornata odierna di riposo: a Bergamo o nel derby oppure in qualunque altra gara in corso, lanciare Milinkovic al centro dell’attacco e inserire uno fra Basic e Luis Alberto, con Vecino e Cataldi a centrocampo. Il Sergente farebbe da boa per gli inserimenti degli esterni, pronti poi a convergere e a fare centro. Sergej oltretutto può sfruttare una tecnica di un altro livello, sotto porta ha il senso del gol. Insomma, tanti ci sperano: aspettando Ciro, lancio di Provedel, palla a Milinkovic e c’abbracciamo. Il Messaggero

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RASSEGNA STAMPA

Terreno Olimpico, no di Sarri al sintetico. Milinkovic: “Abbiamo rinunciato alla costruzione dal basso”

L’erba di Formello è sempre più verde. Quella dell’Olimpico può e deve migliorare. Purché ci si continui a confrontare e a lavorare insieme in un clima disteso e di massima collaborazione. È questo l’esito della riunione di quasi un’ora, tenutasi ieri mattina con i vertici di Sport e Salute. Basta toni accesi e minacce di spostarsi altrove. Anzi, immediate prove di pace. Particolarmente apprezzato dalla Lazio (che si doveva allenare ieri alle 11) il gesto tempestivo e la disponibilità del dg Diego Nepi di presentarsi nel centro sportivo biancoceleste, subito dopo le dure parole di Sarri sul terreno dell’Olimpico al termine del match contro l’Udinese. Incontro costruttivo, anche alla presenza di Milinkovic e del ds Tare. Cambia idea, l’allenatore: «Non andremo a giocare da nessun’altra parte. Risolveremo insieme questo problema capitale». Al vertice di ieri alle 10.15 c’erano anche l’agronomo della Lazio e Valeriano Bernardini di Sport e Salute, insieme ad Andrea Santini, responsabile dello stadio e del Parco del Foro Italico. Un vero tavolo tecnico: approfondimenti sulla lunghezza dell’erba, sull’umidità, su come e quanto scorre il pallone sul terreno, ovvero sui requisiti del “Pitch Quality Program” della Uefa, sui quali è già in piena regola l’Olimpico. È chiaro però che esistono ampi margini per migliorare il terreno, già dal prossimo incontro. Si provvederà a un’irrigazione diversa, durante la sosta mondiale verrà realizzata un’operazione accurata sul manto, ma bisognerà fare i conti con l’inverno. È stata tracciata una road map di step e interventi, iniziati già ieri per sfruttare questa settimana di riposo; proseguiranno a novembre e guardano anche al prossimo anno. Ci si scontra tuttavia sempre con un campo che ospita concerti, il rugby e due squadre – Roma e Lazio – che lo calcano di continuo perché impegnate nelle competizioni europee, oltre che in campionato: «Infatti il problema è anche il doppio impegno – ha sottolineato Sarri nella riunione – perché a Verona, guarda caso oggi che non gioca più il Chievo, il terreno è incredibilmente migliorato»


IL CONFRONTO


Il discorso per Inter e Milan non vale? Anche l’erba di San Siro sembra sempre più verde. L’altra proposta di Sport e Salute su quella linea semi-artificiale: un 60% sintetico potrebbe essere una soluzione, ma Sarri dice no, sarebbe folle rinunciare a un prato naturale con il clima mite della capitale. Ma serve comunque un campo più duro e veloce per far scorrere il pallone: «Altrimenti non riusciamo a proporre le nostre soluzioni tattiche. Domenica, alla fine del primo tempo negli spogliatoi ci siamo detti basta, rinunciamo alla costruzione dal basso perché, dopo un paio di tentativi palla a terra, rischiavamo di fare il patatrac contro l’Udinese», ha raccontato il vice-capitano Milinkovic, presente alla riunione al posto di Immobile. Nessuna connessione fra il campo e la sua lesione al flessore: «Ma come vedete, anche con un manto più morbido come quello attuale, gli infortuni ci sono comunque – la chiosa di Sarri – e quindi l’importante è provare a metterci il massimo impegno sempre. In Premier danno un premio di un milione di sterline al campo inglese giudicato il migliore». La prossima settimana Sport e Salute dovrà passare anche da Mourinho, non certo più british nelle sue critiche. Il Messaggero

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DICHIARAZIONI

Sarri a nudo: a RSI racconta la sua vita, il calcio, il ciclismo e… Bukowski

Maurizio Sarri senza veli. In un’intervista a tutto tondo resa alla radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI), l’allenatore della Lazio si racconta e racconta dalla sua infanzia all’attualità.

Ecco il testo:

Per me quello con il calcio è un innamoramento avuto fin da piccolo. Penso che derivi dal fatto che è uno sport di squadra, anche se negli ultimi anni a livello mediatico viene dato più peso all’individualità. Solo il rugby penso abbia le stesse caratteristiche di organizzazione del calcio, perché si gioca in un campo con delle dimensioni estremamente ampie e con tanti giocatori. Razionalizzare i movimenti dei giocatori è una grandissima passione, ma mi sono divertito anche a giocare. Il calcio è un gioco apparentemente semplice, soprattutto per i singoli, anche se coordinare 11 giocatori su un terreno non è proprio semplicissimo. La vittoria è sicuramente importante per dare vigore alle idee. Ritengo però che se si ha il piacere di giocare in un modo bello da vedersi questo sia più appagante e porta di conseguenza, alla lunga, anche migliori risultati“.

IL CALCIO DI OGGI – “Nel calcio degli ultimi anni, per vincere bisogna andare in determinate squadre. I giocatori di livello possono ancora fare, e fanno, la differenza. Prima le disponibilità economiche delle squadre erano di qualche miliardo di lire, oggi di qualche centinaia di milione di euro, questa differenza porta a vincere sempre le stesse squadre. Si vede un po’ in tutti i campionati europei. La cultura italiana è particolare, si fa più tifo contro che a favore, cosa che in Inghilterra non ho visto, lì puoi andare in trasferta con tifosi di altre squadre. Qui a livello culturale-sportivo non siamo messi benissimo. Parlare di allenatore come educate in questo mondo non è il caso, se ne parliamo a livelli giovanili posso essere d’accordo. Ai nostri livelli hai a che fare con aziende individuali, quasi tutte di fatturato milionario, quindi è difficile essere un educatore. Si cerca di far passaggi messaggi e dei valori, fondamentali nello sport di squadra, continuamente I soldi? nel calcio e nella vita aiutano, ma la felicità è un’altra cosa. Certe cifre nel calcio sono immorali? Come lo è il mondo. Se un attore guadagna 30 milioni di euro per un film è immorale, ma probabilmente c’è un ritorno economico che lo giustifica. Io lo ritengo ingiusto, però anche questo fa parte del mondo di oggi”.

LA LETTURA – “I novanta minuti che passi in campo sono una parodia della vita. Ci sono momenti esaltanti o difficili, in cui si può vincere o perdere, come nell’arco della vita, quindi conoscerla ti aiuta anche nel calcio. Cosa cerco nella lettura? Prima di tutto il piacere personale. Io devo ringraziare gli insegnanti che ho avuto, mi hanno permesso di fare percorsi diversi da quelli classici della scuola. In classe mi annoiavo, loro mi hanno spinto verso letture che mi appassionavano. Leggere è un momento di svago, ma anche di forte arricchimento. Mi serve anche per il mio lavoro: la facilità di linguaggio che ti può dare leggere molto, penso possa essere incidente anche nella professione. Il calcio va salvato dalla bellezza? Il calcio deve essere salvato da se stesso, si sta andando su una strada nella quale è impossibile mostrare la bellezza. Dover giocare 60 o 70 partite all’anno porta i giocatori ad allenarsi di meno e a produrre uno spettacolo meno bello. Siamo in una fase in cui lo sport è diventato un business”

LA TUTA – “Bukowski diceva di non fidarsi di chi va in giro in tuta? Dalle sue poche foto che ho visto, ho notato che era messo peggio (ride, ndr). Io ho un’ammirazione talmente grande per questo scrittore che gli perdono tutto. Spesso vedo partite della Primavera giocate in campi improponibili con gli allenatori in divisa sociale e mi vien da ridere. Noi facciamo un lavoro da campo, non vedo che ci sia di male nel lavorarci in tuta. Quando lavoravo nella Finanza andavo in giacca e cravatta. Il mondo è andato verso una direzione in cui conta più l’apparenza ed è ridicolo. Io dico sempre che i manager che guardano il calcio in un altro mondo lavorativo sarebbero licenziati. Il mio lavoro precedente mi ha aiutato: il doverti scannare per aprirti una strada è utile”.

CALCIO E SARRISMO – “Cerco sempre di innescare un modo di giocare a calcio che permetta il contatto con la palla molto spesso, perché questo è il motivo per cui abbiamo iniziato. Il rapporto palla-uomo è eterno, è quello che ci dà questo senso di divertimento, quindi cerco di trovare un modo di giocare che non spenga nel calciatore questo entusiasmo. Cosa ho pensato quanto ‘Sarrismo’ è entrato nella Treccani? Che abbiamo tutti perso la testa (ride, ndr). Io non mi accontento mai. Noi abbiamo vinto 4-0 in trasferta e sono andato a letto inferocito, ma penso sia giusto così. Se ci diamo obiettivi troppo facili ci si accontenta facilmente, l’obiettivo dev’essere impossibile, un’utopia. Solo se è così vai a letto con un lieve giramento e quindi cerchi di migliorarti tutti i giorni. Non c’è un episodio che mi ha dato più soddisfazione in carriera. L’errore che fa la gente, solitamente, è quello di abbinare la mediaticità dell’evento a quello che realmente l’evento rappresenta per te. Io sono uno che cerca di migliorarsi tutti i giorni e cerco di adattare le mie idee in base ai giocatori che dispongo in quel momento, mi ritengo più un trasformista che un’integralista, avendo utilizzato tutti i moduli nella mia carriera”. 

CICLISMO – “Se dovessi scegliere tra la finale di Champions League e la Parigi-Roubaix, guarderei sicuramente il ciclismoE’ uno sport vero. Anche lì, seppur resti uno sport individuale, noto che la squadra sta contando molto di più dei singoli. Quelli forti sono sette o otto e più di questi è importante la squadra. E’ uno sport di grande fatica che richiede una passione veramente feroce. A differenza del calcio, poi, i grandi stipendi sono riservati ai pochi veramente forti, gli altri gareggiano per uno stipendio normale. Ho veramente un grande rispetto per chi pratica questo sport, vederlo mi dà grande soddisfazione. Io, tra l’altro, vengo da una famiglia di ciclisti”

Alessio Buzzanca

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RICONOSCIMENTI

Pallone d’oro: è la sera di Benzema

Questa sera verrà assegnato il Pallone d’oro 2022 e l’esito sembra scontato: sarà Benzema a fregiarsene e a lui dovrebbero accodarsi, in ordine per ora sparso, il serial bomber Lewandowski, l’altro madridista Vinicius, con i Reds Mané e Salah, puniti dal Real Madrid in finale di Champions League.

Non saranno probabilmente presenti alla cerimonia Messi e Neymar (fuori dai 30) e Mbappè (fuori dai primi 5). La stessa cosa dovrebbe fare il presidente Nasser Al Khelaifi, per non dare soddisfazione all’odiato rivale Florentino Perez. A sorpresa delle lista dei 30 farà ancora parte Cristiano Ronaldo.

Questa la suddivisione per nazione della lista dei 30: (FRA, 4) Benzema, Mbappé, Nkunku e Maignan; (POR, 4) Cristiano Ronaldo, Bernardo Silva, Joao Cancelo e Rafa Leao. Seguono a 3 Inghilterra (Alexander-Arnold, Kane e Foden) e Brasile (Vinicius, Casemiro e Fabinho), quindi Belgio (De Bruyne e Courtois) e Germania (Kimmich e Rudiger) con 2. Con un solo rappresentante invece Croazia (Modric), Algeria (Mahrez), Norvegia (Haaland), Costa d’Avorio (Haller), Senegal (Mané), Colombia (Luis Dias), Polonia (Lewandowski), Uruguay (Darwin Nunez), Egitto (Salah), Olanda (Van Dijk), Serbia (Vlahovic) e Corea del Sud (Son).

Nessun italiano in lista, mentre sono tre i rappresentanti che giocano nel nostro campionato: Maignan, Leao e Vlahovic.

Alessio Buzzanca

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Giordano: “Non si poteva pensare non ci sarebbe mai stato uno stop per Immobile. Ora escono le magagne…”

BRUNO GIORDANO in collegamento a ‘NMM’

Brutto colpo l’infortunio di Immobile. Con o senza di lui cambia il campionato della Lazio. Peccato, perché la chiusura di questo ciclo di gare era vicino, ma non si poteva pensare che non ci fosse mai un infortunio per Immobile in una stagione così complessa. Ora viene fuori la magagna che già era nota in estate quando non è stato presa un’alternativa. Il danno è psicologico, tecnico e tattico. Meccanismi ed automatismi dipendono dalla sua presenza. Mancherà un punto di riferimento, abbiamo tutte ali molto brave ma con caratteristiche specifiche. Pedro secondo me è quello con qualità e peculiarità più adatte, ma non è facile. Per la tipologia del gioco di Sarri serve una punta che sa venire incontro, cucire il gioco per poi riversarsi in area”.