Un problema sottovalutato, perché non affrontato. Eppure c’è dal 2 settembre scorso, ed emerge sistematicamente. Nelle ultime cinque occasioni in cui ha preso gol in campionato, la Lazio non ha reagito. Mai. Non importa che gli avversari segnino nel primo o nel secondo tempo, non importa che lo facciano con i biancocelesti in vantaggio di uno o due gol, o sul risultato di parità, se la squadra di Sarri incassa, va in grande difficoltà mentale. Dal 2 settembre (Lazio-Napoli), mai Immobile e compagni sono riusciti a segnare agli avversari dopo la rete presa: con i partenopei la squadra di Sarri era in vantaggio 1-0 al momento del gol di Kim (38′), e non è più riuscita a fare gol, prendendone però un altro e perdendo 2-1. La rete successiva subita in campionato è quella realizzata da Candreva in Lazio-Salernitana il 30 ottobre. Incassato il pareggio (al 58′, con tutto il tempo per reagire), i biancocelesti sono evaporati, senza riuscire a segnare, ma subendo anche gli acuti di Fazio e Dia. E poi ancora con la Juventus (subito l’1-0 al 43′, gara persa 3-0), col Lecce e con l’Empoli. “Mentalmente è un periodo difficile, soffriamo nelle difficoltà”, ha ammesso Romagnoli al termine della partita di domenica con l’Empoli. Ed è proprio così: nel momento in cui la Lazio si sente in difficoltà, che sia effettiva o solo apparente, sparisce dal campo. Non segna più, ma subisce ancora e ancora. “Non riusciamo a tenere alta l’attenzione – ha ammesso Sarri -. Si può allenare con l’attenzione per i particolari”. Giusto. Platone ripeteva che “al potere ci deve essere il sapere”. Che ognuno sia responsabile delle proprie competenze. “La testa si allena – spiega il mental coach Roberto Civitarrese, che lavora con diversi giocatori della Serie A -. Dire che la squadra ha un problema psicologico deresponsabilizza i singoli. In momenti del genere devono emergere i leader”. La Lazio è entrata in un circuito nel quale fino a quando le cose vanno bene, vola (significativi i tre 4-0 di fila con Cremonese, Spezia e Fiorentina), ma se si trova di fronte a un evento negativo si arrende. “Il problema va affrontato alla radice – continua Civitarrese -. Bisogna capire come evolvere, non fossilizzarsi sul problema in sé. Altrimenti il timore si insinua nella testa dei giocatori e si ripete. Concentrandosi sui motivi del blackout e cercando la luce in fondo al tunnel. La Lazio spesso ha preso gol da una situazione di vantaggio, quindi invece di agitarsi e preoccuparsi, invece di percepire la situazione come un problema, ci si concentri su quanto di buono fatto fino a quel momento”. Per evitare che le partite della Lazio finiscano quando segnano gli avversari. Come è sempre accaduto dal 2 settembre fino alla gara con l’Empoli.
Corriere della Sera