Boulaye Dia si presenta in conferenza stampa, nel centro sportivo di Formello
L’introduzione del DS Fabiani
“Conosciamo le sue qualità, lo seguivamo da tempo. La Lazio, contrariamente a quanto si è detto, è stata sempre la sua priorità”.
Parola a Dia
“Chiedo scusa se parlo in francese, il mio italiano non è perfetto. Sono contento di essere alla Lazio, grazie al DS, ci abbiamo messo un po’ di tempo ma alla fine sono contento di com’è andata a finire la trattativa”.
Come hai trovato la squadra? Giocare in tandem?
“La squadra è molto forte, ci sono tanti giocatori di qualità. Posso muovermi io dietro al Taty o il contrario, mi muovo tra le linee e do una mano nella ricerca della profondità”.
Tanti grandi attaccanti nella storia della Lazio, cosa significa questo nuovo capitolo della tua carriera?
“Si conosce la grandezza della Lazio, per tutti è uno step importante per migliorare. Qui si gioca contro le squadre migliori. Conta fare tanti gol, un attaccante si giudica da questo, dobbiamo fare del nostro meglio senza pensare a chi è stato qui prima di noi”.
A quanti gol puoi arrivare? E quanto è stato difficile l’ultimo anno a Salerno?
“Mettere un obiettivo alla stagione significa porre un limite, a Salerno non avevo detto ‘quest’anno ne segno 16“, ma ho pensato a farne il più possibile. Segnare all’Olimpico è stata una grande emozione, ma non sento pressioni. Tutti devono caricarsi le proprie responsabilità. Qui si pensa a vincere, ho notato l’intensità degli allenamenti. La concorrenza farà bene. Non sento il peso di essere un giocatore importante, lo siamo tutti, abbiamo tutti delle responsabilità. Il gol alla Roma è stato bello, ma è stato spiacevole perché in quell’occasione mi sono anche infortunato. La Salernitana è stata una tappa nuova nella mia carriera, poi un momento duro, non sento di dovermi rimproverare niente”.
L’esordio dal 1′ col Milan
“Mi aspettavo di essere decisivo, sì. Mi preparo per questo, perché quindi aspettare? Meglio farlo subito. Ero lì in attesa, impaziente, ma sapevo che qualcosa stesse succedendo”.
Baroni ha parlato di equilibrio per potersi permettere le due punte
“Giocare con due attaccanti significa avere una soluzione in più per segnare, è importante. Non conta chi segna, posso segnare io, il Taty o i centrocampisti. Naturalmente come ha detto Baroni devo impegnarmi anche nella fase difensiva per dare una mano”.
Vigilia di Spagna-Italia, Spalletti in conferenza stampa presenta la seconda partita degli Azzurri a Euro 2024: “La chiave è giocare bene a calcio e tenere di più la palla. Con la Spagna ci vorrà qualche verticalizzazione in più, loro non ti aspettano al limite dell’area. Lo sanno tutti. Con l’Albania non potevamo verticalizzare, vedremo domani come affrontare la gara. Loro ti fanno la partita addosso, pressano sempre anche il portiere. Morata ci va 20 volte su 20 retropassaggi. Questo comporta l’avanzamento della loro linea difensiva e qualche pallata da dietro ci starà da parte nostra. Dovremo avere i tempi giuste nelle giocate”.
” Dove possiamo arrivare? Ci sono due strade per vincere e fare calcio. Quella del gioco di squadra e quella dei grandi campioni che hanno grandi strappi che non puoi sostenere perché hanno più roba nei muscoli per andare in campo aperto. Ci manca qualcuno che abbia quel livello top che vince le partite da solo“
Igor Tudor in conferenza stampa alla vigilia dell’ultimo match di Serie A, Lazio-Sassuolo: “Vogliamo finire nel miglior modo possibile, facendo una bella gara e mi aspetto una grande Lazio contro una squadra già retrocessa. Questo potrebbe far sembrare la partita in un certo modo ma non mi fido. Dobbiamo dare il massimo”.
L’Atalanta può essere un modello per la Lazio?
“Il calcio di Gasperini lo conosciamo tutti, fa bene da tanti anni. Lui come la società ed è un modella da seguire. La crescita ha permesso loro di avere una grande squadra, con programmazione, idee e con l’allenatore al centro del progetto. Questo è il modello da seguire non solo in Italia, anche nel resto d’Europa”.
La rosa va rivoluzionata?
“C’è gente perfetta che può rimanere, altri invece che fanno più fatica. Devo comunque fare i complimenti alla squadra, mi hanno dato tutti disponibilità e siamo andati bene. Domani ci siederemo e programmeremo il futuro e la prossima stagione”.
Kamada è in bilico. Sta cercando di capire se resterà alla Lazio?
“La sua volontà di rimanere c’è. Dovrà vedersi con la società per andare avanti. Ripeto, la volontà del giocatore c’è, speriamo di arrivare al dunque molto presto.”
Cosa c’è da migliorare in vista della prossima stagione?
“Credo non ci sia mancato nulla, anzi abbiamo fatto tante buone cose facendo bene dalla prima all’ultima gara, poi non si possono vincere tutte, non ci riescono neanche Manchester City e Real Madrid. Sono contento del lavoro fatto e fiducioso per il futuro, c’è una buona base per fare bene. Il bilancio è positivo”.
Si ripartirà dai giovani o si cambierà per avere giocatori diversi?
“Ne discuteremo, tutti i club vogliono giocatori forti e giovani. Tutti vogliono giovani fenomeni che ti portano subito a fare risultato. Bisogna vedere ed essere bravi nel creare la squadra, come in ogni settore del lavoro la qualità serve e bisogna essere bravi a scegliere bene, a quel punto si farà una bella stagione, sennò non si fa bene. La bravura è ciò che fa la differenza. Vedremo se saremo in grado di fare il lavoro sul mercato in modo giusto e far contenti tutti quanti”.
Ha detto che il modello Atalanta è da seguire anche perché mette l’allenatore al centro del progetto. Si sente così alla Lazio? “Mi sento importante sotto tutti i punti di vista. Quando ci siamo parlati all’inizio gli accordi erano questi, altrimenti non avrei accettato. La Lazio ha sempre dato importanza all’allenatore e lo ha protetto. Questo mi è piaciuto ed è una delle ragioni che mi ha fatto decidere di venire qui. Abbiamo fatto due mesi buoni con il direttore, ora dobbiamo fare un grande lavoro di programmazione per la prossima stagione, perché se sbagliamo poi soffriremo. Devo essere importante nelle scelte, dopo la partita ci metteremo a lavoro”.
Sarà l’ultima partita di Felipe Anderson. Fosse stato per lei lo avrebbe blindato? “Lo conoscete meglio di me. Quello che ho visto io è un ragazzo che tutti vorrebbero avere, eccezionale e anche troppo buono dal punto di vista umano. Sorride sempre, non fa casini e ha valori umani che nello spogliatoio servono sempre. Poi c’è il giocatore, completo, che può giocare ovunque. Ho detto tutto con le mie parole e ho risposto in questo modo alla domanda”.
Ha un rimpianto per non essere arrivato a fine campionato in lotta per la Champions?
“Dal punto di vista mentale siamo cresciuti abbastanza. L’ultima gara contro l’Inter ne è la dimostrazione. Avevano già vinto ma hanno messo in campo la formazione migliore. Noi abbiamo messo la giura cattiveria in campo, ho visto tutte la partite della Lazio quest’anno e ho avuto buone risposto, visto che l’Inter è una squadra dell’altro mondo. Abbiamo fatto anche alcuni sbagli ma è normale. Dobbiamo imparare in fretta e in questi mesi ho scoperto qualcosa dei miei giocatori”.
Domani ci sarà il saluto a Eriksson, ha mai parlato con Boksic di lui?
“Sarà un momento emozionante, Alen mi parlava tanto delle sue dote come persona e allenatore. Sicuramente sarà un piacere vedersi, sentire le sue parole sarà emozionante. Magari ci darà le motivazioni per fare una bella gara”.
Come può mettervi in difficoltà il Sassuolo?
“Sotto tutti i punti di vista. Il Sassuolo per rosa non merita la retrocessione. Io non mi fido di niente e di nessuno, ne ho già parlato con i ragazzi. Ci sono migliaia di esempi di partite che sembravano già vinte e non lo sono state. Io l’ho preparata come una finale”.
Lazio-Sassuolo, Igor Tudor prenderà parola in conferenza stampa alla vigilia (sabato 25 maggio) alle ore 14.00 presso il centro sportivo di Formello. Ultima tappa del campionato e della stagione della Lazio, il tecnico croato punta ad assicurarsi la prossima Europa League. Ai biancocelesti manca un punto per la bandiera a scacchi.
Igor Tudor in conferenza stampa alla vigilia di Inter-Lazio:
“Serve una Lazio perfetta, giochiamo in casa dei più forti d’Italia, stanno giocando un calcio bello e concreto, anche efficace. La migliore squadra in assoluto dell’ultimo periodo, stanno facendo un grande lavoro nella programmazione e nella crescita. Complimenti a loro. Noi proviamo a fare del nostro meglio, ci sono ancora 2 gare e 6 punti, dobbiamo capire dove arriveremo in classifica, che Europa giocheremo”.
Un parere su Simone Inzaghi? Che lavoro sta facendo su attacco e difesa?
“Le percentuali cambiano sempre, non c’è una “quota” fissa. Magari ti accorgi che la squadra non è piaciuta su qualche aspetto e si lavora di più su quello. Su Simone ho già risposto, ha gestito la crescita che hanno avuto anche con la scelta dei giocatori, ma c’è tanto merito dell’allenatore. Un tecnico bravo. C’è la moda di dire “è un calcio europeo” o no, si parla di linea a tre o quattro, che la difesa a quattro sia più europea. Lui è la dimostrazione che non c’entra niente tutto ciò, gioca con un 3-5-2 che non è mai un modulo fisso. Più “europeo” di quello non lo so… Non capisco neanche che significa la parola “europeo”, sembra che l’Italia non faccia parte dell’Europa. Conta come ci si organizza con o senza palla. Poi bisogna scegliere i calciatori, loro a centrocampo hanno tre numeri 10: corrono, difendono e fanno assist. La scelta è importante, hanno preso quelli giusti in quell’ottica. Oggi non si possono scegliere giocatori non completi”.
Obiettivi
“Il top non c’è mai, un tecnico vuole sempre migliorare. Ci sono le preparazioni che sono importanti, come la scelta dei giocatori e le loro caratteristiche. L’importante è che siano giocatori forti, il calcio che si è fatto negli ultimi 3 anni è abbastanza diverso da quello nella mia testa e di come vedo io il calcio. A me piace anche tenere palla, la differenza però sono le distanze. Era un calcio bello quello dell’allenatore differente, lo reputo bello e giusto. Le distanze nel mio calcio sono diverse, per questo alcuni giocatori vanno meglio. La diversità c’è, che non vuol dire che tanti giocatori non possano fare entrambe le cose. Lo hanno dimostrato. Ora finiamo bene queste due gare, sono importanti, ci possono dare qualcosina di più. Poi, quando finisce, ci mettiamo a programmare la prossima stagione con calma e lucidità, facendo le cose giuste”.
Quanto pesa il derby perso?
“Lei non ha fatto una domanda positiva… bellissima questa sua caratteristica. Ci sono 38 partite in un anno, 1 punto o 0 cambia poco, si tirano le somme alla fine e si vede dove si arriva”.
“Luis Alberto è convocato, ha fatto una settimana normale”.
Ora arriva una big come avversaria, c’è l’etichetta che la sua squadra abbia vinto tante gare perché ha affrontato tante piccole.
“Etichetta è la parola sbagliata dopo 10 partite, non si parla in questo modo. Ho fatto Juventus e Roma, poi Genoa e Monza, poi abbiamo incontrato tre squadre di livello inferiore. L’analisi della difficoltà delle partite fatte è sbagliata. Abbiamo affrontato squadre importanti: quattro partite totali contro Juventus e Roma. Anche il Genoa e il Monza fuori casa sono super difficili, hanno fatto un grande campionato. Si prepara la partita allo stesso modo, Empoli e Verona in casa o Inter in trasferta. Si cerca di fare il meglio possibile, senza pensare o mettere etichette, senza calcoli o tabelle. Questo è il calcio allenato e vissuto. Le domande che si fanno sono relative a un calcio di opinioni e chiacchiere, di etichette. Voi parlate solo di sensazioni”
Isaksen
“Isaksen ha avuto quel minutaggio, dopo il derby ha giocato poco, è vero. Lo stimo tanto, ha doti interessanti, fisiche e mentali. Ha voglia di crescere e imparare, è da poco in Italia e non è facile. Possono giocate in 11 più 5 cambi, scelgo per il meglio della squadra e del club. Ci sono anche gli altri. Tutti hanno la possibilità di dimostrare. Il futuro lo vedremo insieme, nel calcio cambia tutto in una gara, qualcuno scende o sale, il bello e il brutto del calcio”.
Provedel o Mandas? I due verranno alternati?
“Provedel è un primo portiere e domani torna in porta. Mandas ha fatto molto bene, siamo contenti di questo. Provedel è il primo, è stato fuori per infortunio, stava tornando da più settimane e domani giocherà”.
Cosa chiede a Kamada?
“Con lui parlo poco, non per colpa della lingua. Con lui parlo poco perché fa sempre le cose giuste. Come i bambini a casa: qualcuno è sempre bravo e buono e quindi ci si dedica più agli altri… È un ragazzo che è come una macchina, in senso positivo. Non sbaglia niente, ha un cervello pazzesco collegato al talento calcistico. Può giocare dietro, avanti, mezzala, trequartista, ruba palla. Lo stimo, è una bella scoperta per me”.
Quanto è importante per la sua idea di calcio migliorare la Lazio nell’aspetto della fisicità?
“Non si tratta solo di centimetri, ma di gamba. Di motore, di potenza e accelerazione, di velocità e duelli. Non sono i centimetri. Una cosa naturale, se andiamo a vedere la Premier, la lega ora più avanti di tutti: lì sono più veloci e potenti nell’accelerazione, non sono più alti. Il calcio va in questa direzione. Quelli che sono veloci e bravi costano tanto, per questo vanno tutti in Premier. Non è un segreto, ma un dato di fatto. Le percentuali sono pazzesche, la via è quella, si vede ogni domenica. Non è facile trovare quei giocatori, li vogliono tutti, nessuno vuole quelli che vanno a 2 all’ora. Bisogna essere bravi a sceglierli, il calcio andrà sempre di più in quella direzione”.
Gila e Guendouzi come stanno?
“Sono tornato, Matteo è diventato papà, si è allenato poco questa settimana, vediamo oggi di scegliere bene, quelli giusti. Tutti si sono allenati bene, sarà una gara difficile, di corsa e sacrificio, abbiamo bisogno di 16 calciatori che lasciano l’anima per conquistare qualcosa”.
Gestito bene il calendario? La Lazio finirà il campionato senza sapere la “sua” Europa?
“Non è una cosa normale il calendario, noi finiamo e dobbiamo aspettare gli altri, per essere più “regolari” bisognerebbe pensarle prima queste cose”.
Pellegrini?
“Domani gioca, e vi dico anche Rovella. Vi do due nomi, gli altri no…”.
Seconda conferenza stampa di fila per Giovanni Martusciello sulla panchina della Lazio, nel post della sfida contro il Frosinone. Nella sala stampa del Benito Stirpe il tecnico, ex vice di Maurizio Sarri, ha risposto alle domande dei presenti commentando la prestazione di serata:
“Questa settimana di sicuro non è stata vissuta con serenità: complicazioni su complicazioni, non è stata bella. Dopo tanto tempo passato in questo ambiente non è stata sicuramente bella, però le risposte avute stasera sono figlie anche di questo senso di appartenenza. Stasera il gruppo ha fatto vedere cuore e senso di appartenenza, ma non deve essere una settimana del genere a sprigionare questi atteggiamenti. La vittoria ha un significato importante per i ragazzi, per come è maturata.”
C’è stato un tradimento? “Sul discorso del traditore bisogna fare attenzione a quello che si dice, non c’è tradimento. Questa Lazio è composta da ragazzi per bene, poi possono perdere o vincere le partite. Non vivete Formello, io sono da tanti anni del calcio e avvertire questo senso sconfortante nell’apostrofare i giocatori di tradimento ho la certezza che non è così, sono tre anni che li guardo negli occhi. Questa squadra è figlia di Sarri, io sono un suo collaboratore, non potevo assolutamente modificare nulla. La squadra ha vissuto tre giorni uno peggio dell’altro, se fanno tesoro di quello che hanno tirato fuori negli ultimi 10 minuti con continuità, questa Lazio può arrivare molto lontano a prescindere da chi l’allena. L’aspetto emotivo supera la condizione tecnico tattica, e lo dimostra la prima mezz’ora dove potevamo prendere tre gol. “
Perchè si è arrivati alle dimissioni? “La mia risposta sul tema è determinata dal fatto che Sarri, da persona capace, ha realizzato che non poteva più incidere sul gruppo. Ha preferito fare un passo indietro per portarli a una reazione, ma non è che Lotito lo voleva mandare via o che ci sia stata qualche opera di persuasione. Ha preso questa decisione per amore della Lazio, il direttore ci è rimasto veramente male. Vuol dire che ha cercato in ogni modo a fare andare le cose in altro modo. Ora trovare la causa, è tutti insieme.”
Parole di Lotito? “Si usano dei termini per rabbia, delusione, amarezza. Magari si dicono delle cose che andrebbero dette dentro una stanza. Non è che ha sbagliato il presidente. Questa settimana tutto ho fatto tranne che andare dietro a questa roba, è da martedì che non chiudo occhio. Andare dietro a tutto questo diventava complicata, perchè avevo da gestire da solo una situazione borderline. Non sono andato a scavare sul tema.”
Futuro in società? “La società aveva intenzione di trattenermi. Ma io ho un’etica, la mia disponibilità era fino a quando non si prendeva l’allenatore nuovo. Fin quando non raggiungono una nuova direzione ho dato disponibilità, fino a oggi o lunedì. E’ da dieci anni che sono con Maurizio, non avrei mai fatto una scelta così forte. Ho dovuto anche combattere con qualcuno che ha spinto per creare ancora più confusione, ne abbiamo già fin troppo”.
Tudor può essere la persona giusta? “Con Tudor non c’entro nulla, la società non mi ha mai chiesto di rimanere con un altro allenatore. Di Tudor se ne dice bene, è un bravissimo allenatore, ma non è mia intenzione rimanere con un altro allenatore. C’è il direttore che fa questo per mestiere, ogni gruppo ha la sua soggettività. Io ho dato la mia disponibilità a Lotito in un momento di difficoltà, si è dimesso il Mister e si sono trovati senza staff tecnico: io ho dato la disponibilità fino a oggi. Mi mancherà l’Olimpico, la stampa, mi mancherà l’ambiente, ho passato tre anni qui. Lo dico con convinzione, mi mancherà un po’ tutto, vivo a Roma.”
Alla vigilia di un Frosinone-Lazio dal sapore decisivo da un lato e dall’altro della barricata, seppur per motivi diversi, arrivano le parole in conferenza stampa di Eusebio Di Francesco. Il tecnico del Frosinone ha presentato la gara, parlando anche della Lazio che si aspetta di trovare sul terreno di gioco del Benito Stirpe. Queste le sue parole:
“Credo ci sia pressione da entrambe le parti, per situazioni diverse. Le gare sono sempre meno, così come diventano sempre più importanti i punti da raccogliere. Abbiamo una classifica sorprendente in negativo per quello che è stato il percorso, l’approccio alla gara sarà fondamentale. Non è la prima gara che ci capita con un avversario che ci affronta con voglia di rivalsa. La Lazio ritrova dei calciatori squalificati, è una squadra da prendere con le molle perchè hanno dei giocatori che possono decidere la gara in ogni momento. Non credo che cambieranno molto rispetto a prima, ma davanti troveranno una squadra determinata a fare risultato”.
Nella conferenza pre Frosinone-Lazio Di Francesco ha anche avuto modo di rispondere ad una domanda sul dato degli esoneri: in questo anno in Italia sono stati 12, contro i 2 della Premier League: “Se gli esoneri dessero certezza di un risultato finale sono sicuro che si farebbero tutti da parte. Io ho sempre pensato che in generale qualcosa può cambiare. Do il massimo per fare bene.”
Lazio-Udinese, Cioffi presenta la sfida in conferenza stampa a due giorni dalla gara: “Siamo concentrati, siamo motivati, vogliosi, ricerchiamo il coraggio ma la squadra ha sempre avuto coraggio. Non voglio difendere niente, ma la squadra toppa un tempo a Genova, giocando poi una ripresa di carattere con un uomo in meno. La gara con la Salernitana è condizionata da un’ingenuità, ma la squadra ha dimostrato di essere presente e lo dimostreremo lunedì. Gli episodi dei singoli non sono stati sottovalutati”.
“Pereyra si è allenato tutta la settimana, parlerò con lui e capirò come si sente. È il momento più complicato da quando sono qui ma troveremo la soluzione. L’assenza di Walace è pesante ma sono convinto che chi lo sostituirà farà una grande partita”.
“La Lazio è una squadra che gioca da tre anni assieme, con tanti ragazzi importanti come Cataldi, Kamada, hanno assenze che però per l’organico a disposizione sono relative. Le partite vanno vinte tutte, la mentalità che io voglio trasmettere è relativa al fatto che bisogna togliersi da una situazione di classifica che non ci appartiene, ma che sicuramente pesa. Andiamo in uno stadio difficile e forse questo in questo momento ci agevola, la voglia di stupire e di farci trovare pronti è diversa dal dover vincere per forza e questo forse ci agevola”.
Il presidente biancoceleste commenta la prestazione dell’Olimpico dopo un tribolato finale di gara con i biancocelesti che chiudono la gara in otto:
Necessario cambiamento al VAR? “Le type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idee si impongono con le gambe degli uomini, se le gambe sono fallaci… quando un sistema non è più affidabile, uno si affida ad altre sedi. Se sei in una società e ti senti defraudato prima cerchi di correggere, poi ti rivolgi a una struttura terza. Ho detto chiaramente che oggi tutto l’impianto del sistema non è più in grado di garantire i bisogni della Lega Serie A, tanto che è uscita una delibera dove la Lega ha dichiarato di voler uscire dal sistema. Se queste situazioni avvengono in maniera reiterata, viene meno il merito sportivo. E’ chiaro che poi viene meno il cardine del sistema stesso. Se non riesce a correggerlo, uno deve rivolgersi a istituzioni terze”
Terzietà mancante? “La partita l’hanno vista tutti, e si possono fare le valutazioni. Una partita per essere ritenuta tale deve mettere al primo posto il merito. Quando c’è una situazione di morte annunciata, cambia il quadro. Non è la prima volta! Non parlo della Lazio, ma del sistema in generale: c’è un problema, non può garantire la consistenza e affidabilità dello stesso. Quando manca allora ti affidi a una struttura terza. Non voglio fare dietrologie politiche, ci sono organismi preposti su questo.
Cosa vuole dire ai tifosi? “Io se sono qui lo faccio per tutelare la squadra, se fossero venuti gli addetti ai lavori avrebbero avuto una dialettica diversa. In quanto capo della struttura ho l’obbligo di portare avanti un comportamento in linea con il rispetto delle regole mettendo in evidenza le lacune che si ripetono in maniera reiterato. Dico che il sistema avrebbe dovuto correggere a monte questa situazione, se non è in grado non può garantire la terzietà e chi subisce queste violenze deve rivolgersi in altre sedi.
Cosa può pensare l’UEFA della gara? “Non lo so, dovete chiederlo a loro. Noi veniamo visti come una situazione particolare a livello europeo”
Chi sono gli organi terzi? “Se lei subisce una violenza, a chi si rivolge? Assumiamo il comportamento che assume ogni cittadino quando c’è una violazione delle norme. Non devo spiegarle qual è la mossa, se lei si sente violentato, se ha avuto un trauma, ci sono comportamenti che vanno valutati nelle sedi preposte. Ci sono delle istituzioni apposite per fare questo, a cui si rivolgono tutti i singoli cittadini.”
Rapporto con la federcalcio? “La Lega ha ponderato di poter uscire dalla federazione. Poi la Lega è composta da 20 società e ad oggi c’è una posizione unanime, poi come tutte le cose in Italia è da vedere se si farà. Di sicuro non c’è un’atmosfera di contetezza: ha mai visto un sistema dove lei mette i soldi e gli altri decidono al suo posto e contro di lei? Le riforme sono dettati per creare equità di comportamenti per chi partecipa ad un campionato. I ricavi li porta la Lega, il sistema si basa solo sulla Serie A. Prima di parlare delle riforme, abbiamo fatto delle scelte nell’interesse di rendere trasparente il sistema. Per fare le riforme però servono i numeri, se non hai i numeri esci dal sistema. In Premier League sono usciti dal sistema, danno incarichi terzi agli arbitri che così sono costretti a offrire il miglior servizio.
Sospetto tempistica dei fatti con la delibera della Lega? “Rappresento un’istituzione calcistica e politica, io mi metto nella posizione politica e dico che quando un sistema non funziona devi sistemarlo nell’interesse di tutti. Noi abbiamo l’obbligo di fare in modo che i problemi vengano risolti attraverso i sistemi istituzionali e giuridici preposti. Oggi non è stato un bello spettacolo sportivo. Lo sport è il bene supremo. Questo insieme di situazioni determinano un vulnus sul sistema stesso. Sono presidente della Lazio da vent’anni, perchè ho messo i soldi. Se qualcuno nel sistema calcio vuole decidere con i soldi degli altri significa che qualcosa non funziona.
Cosa ha detto alla squadra? “Ho detto di pensare a martedì, un incidente di percorso. Non posso rimproverare nulla alla squadra oggi. Sono usciti frustrati e mortificati, defraudati e violentati, che è il termine esatto. In questo contesto qualcuno brinda perchè ha vinto, auguri ai vincitori.”
Designazioni negative verso la Lazio? “Non è la prima volta, ma non faccio dietrologie nè sono un mago, dovete chiederlo a chi fa le designazioni. Non sta a me se le situazioni sono volontarie o meno, legate al caso o no. Faccio lo spettatore e prendo atto, ma se questo succede in modo reiterato ci si pone l’interrogativo e bisognerà chiedersi se può essere risolto o meno. E’ anche un danno economico, ma oltre al danno economico c’è di mezzo la credibilità del sistema. Dalle istituzioni preposte verranno fuori tante cose: io lavoro per il sistema, qualcuno lavora fuori dal sistema.”
Cosa ne pensa del sistema arbitri? “Io non penso nulla, tu che pensi? Non voglio entrare in questi temi sennò poi parlano. Io parlo del sistema complessivo: se ci sono dei problemi devi porre rimedio. Se non poni rimedio le cose non vanno bene. Se uno non si sente tutelato si rivolge esternamente a chi è preposto. Non mi lamento di niente, ho preso atto di certe situazioni. Dal punto di vista istituzionale, in quanto Senatore, c’è da porre in atto tutto un percorso.
Il tecnico biancoceleste davanti ai giornalisti in Sala Stampa commenta Fiorentina-Lazio 1-2.
Quanta responsabilità sul mercato estivo nella situazione attuale? “Ognuno si prende le sue responsabilità. A luglio la società è stata chiara, se chiedo un giocatore A e tu mi fai scegliere fra C e D non è che io ho fatto il mercato. Stasera abbiamo delle attenuanti, non alibi. La prestazione è stata brutta e la piattezza mentale evidente. Non ci ha scosso nulla, una prestazione pesante ma se si parla di attenuante al momento ce ne sono. Ma abbiamo le nostre responsabilità, la mia paura era arrivare ad una partita di questo tipo con tutti i problemi che avevamo.
Siamo andati in campo con 2-3 giocatori influenzati e altri che sono entrati senza allenarsi da tanto tempo. Brutto non aver saputo approfittare della fortuna di essere andati in vantaggio, stasera la squadra era mentalmente devastata. Saper fare quattro competizioni ci vuole una struttura materiale forte, ma anche gente mentalmente abituata a giocare ogni tre giorni e questo non si crea con un anno di Champions”
Era possibile spezzare il ritmo della Fiorentina con più palleggio? “Ho visto una squadra stanca sotto tutti gli aspetti, che voleva tenere una linea difensiva alta senza coprire la palla. Quando volevamo palleggiare si sbagliava molto, basti pensare al gol del pareggio. Eravamo a metà strada in tutte le cose che facevamo, così diventa complicato. Provedel, Casale, Romagnoli, Cataldi, tutti ragazzi che in condizioni normali non dovevano giocare”
Atteggiamento rinunciatario? “Questa è la stessa domanda che mi fai da quattro mesi, vorrà dire che ti scriverò una lettera. Questa non è una domanda di calcio, ma di gestione. Stasera la squadra non ha fatto il tipo di calcio che piace a me, ma invece di essere malizioso si può pensare che non si è riusciti. Negli ultimi 20 anni la Lazio è sfuggita molto di mano, non è successo spesso che a fine febbraio la Lazio fosse in corsa per tre competizioni”
Rischio di essere a fine ciclo? “I cicli finiscono in maniera inevitabile, questa è una squadra con l’età media alta e piano piano andrà rifondata come è normale che sia. Però c’è anche una buona base da cui ripartire”
Attenuanti? “Questa è una squadra che ha alti e bassi, anche lo scorso anno ci sono state partite a livello di questa sera. E’ una squadra che a livello di forza mentale, oltre la volontà, ha sempre fatto un po’ di fatica. Il gruppo squadra vive in un certo ambiente, quindi sicuramente prende anche da lì. Io non posso cambiare l’ambiente, posso cercare la squadra: se diventa mentalmente forte dell’ambiente se ne sbatte”
Dichiarazioni post partita di Luis Alberto? “Non so se si riferiva a qualche compagno di squadra, con me non ha parlato. Lui è molto collaborativo, quindi si riferisce a qualche discussione fra giocatori in campo o fuori.”