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Febbre Provedel, Sepe in pre-allarme. E Lotito congela i rinnovi

Provedel è a letto con la febbre. E’ in dubbio, ieri non si è allenato per una tonsillite e la sera la temperatura era di 39 gradi. Se non dovesse farcela, ci sarà Sepe. Mandas non è in lista Uefa, Magro sarà il terzo. Ivan vuole scendere in campo debilitato pur di riscattarsi dopo Salerno. Il Manchester United sta seriamente pensando di ingaggiarlo per sostituire Onana l’anno prossimo: Lotito chiederà 35 milioni a giugno, ma gli aveva promesso il rinnovo. Rinnovo, però, congelato insieme agli altri (Romagnoli, Casale, Immobile, Zaccagni e Felipe), a maggior ragione dopo la prestazione di sabato. Il Messaggero

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Sprofondo Lazio, Lotito: “Svolta subito o saltano teste”. Fabiani alla squadra: “Sbaglia chi pensa che Sarri venga esonerato. La melma è per tutti”

Sprofondo Lazio

Sprofondo all’undicesimo posto. Anzi, forse al dodicesimo se, dopo il sorpasso di Monza e Frosinone, stasera a Bologna vincerà persino il Torino. Dopo 13 giornate e miseri 17 punti (come nel 2013/14 ovvero 13 lunghezze in meno dell’anno scorso a un terzo del cammino) il campionato della Lazio è compromesso e, com’è ovvio che sia, il capitombolo di Salerno sta provocando un terremoto in classifica e dentro Formello: «Abbiamo perso una partita undici contro uno (l’ex Candreva, ndr) – tuona Lotito, ancora furioso il giorno dopo – e non si può continuare così. Serve una svolta subito o salteranno delle teste molto presto. Io sto in Molise per un convegno, ma ho dato le indicazioni a Fabiani, che sa cosa fare e ha carta bianca su tutto». E infatti il ds ieri mattina alle 11 ha rinchiuso solo la squadra e Sarri per mezz’ora dentro lo spogliatoio ed è stato molto duro: «Abbiamo perso contro l’ultima in classifica. Ora basta. Se qualcuno pensa che l’allenatore venga sollevato dall’incarico si sbaglia, la melma la mangiamo tutti insieme adesso. Me compreso». La società è furiosa con tutti, non vuole più alibi per nessuno, né per i giocatori né per il tecnico.

APPARENTI CONTRADDIZIONI
In appena tre settimane Sarri è passato dal «voglio chiudere la carriera qui» al «se il problema sono io, parlo con Lotito e me ne vado». Ovviamente sono entrambi messaggi forzati – o provocazioni disperate, fate voi – di Mau per provare a scuotere l’ambiente e tutta la Lazio. La realtà è ché il club non ha intenzione di esonerarlo (con oltre dieci milioni lordi a bilancio) e l’allenatore non vuole dimettersi e mollare la barca adesso. Si spera ancora di poter rivalutare, di comune accordo, il matrimonio fino al 2025 a giugno, a meno che la situazione non precipiti del tutto, con Tudor e la suggestione Scaloni sempre sullo sfondo. I prossimi risultati ora rappresentano ancora di più uno spartiacque decisivo. Non solo contro il Celtic Glasgow, perché paradossalmente il volto sinora positivo nella vetrina Champions fa ancora più arrabbiare Lotito, ma soprattutto contro il Cagliari sabato alle 18. Ripristinati oggi e venerdì il ritiro della vigilia obbligatorio.

CONFRONTO DI SQUADRA
Sei sconfitte in 13 gare sono un oltraggio. È la peggior partenza nella carriera di Sarri, che non riesce più a dare una scossa e a cambiar spartito. Appena 2 tiri nello specchio all’Arechi e 2 gol (entrambi su rigore di Immobile) nelle ultime 4 gare, la porta ormai è un miraggio. Ieri c’è stato un confronto tecnico anche fra i giocatori, che si dichiarano al fianco di Maurizio e si sono ripromessi di cementarsi con le vecchie cene di gruppo. Gli esterni (da Felipe a Zaccagni, passando per Pedro, sotto processo) sostengono che la manovra è prevedibile e, di conseguenza, su di loro c’è sempre un raddoppio e un muro in attacco. Tutto lo spogliatoio ora ritiene che in estate sia stata sottovalutata la partenza di Milinkovic, sia sulle palle alte che a livello fisico. Eppure l’addio di un solo top player non può giustificare questo crollo psicologico, già avvenuto periodicamente nell’ultimo decennio: la Lazio ha subito l’ennesima rimonta (8 punti persi da situazioni di vantaggio) e, quando va sotto, non si rialza in nessun modo. È come se molti abbiano considerato il secondo posto dell’anno scorso uno scudetto, se lo siano cuciti al petto e, senza rinforzi per fare meglio, abbiano appeso gli scarpini al chiodo dentro un’oasi serena di lavoro a tempo indeterminato. Forse un ciclo è finito, la rivoluzione non è stata fatta in estate, andrà fatta a giugno. Con un mercato più deciso e non più ostaggio del passato, sia pure glorioso. Altrimenti non si supererà mai un problema di mentalità atavico. Il Messaggero

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Lazio, proteggere Sarri per responsabilizzare la squadra: ma Celtic e Cagliari…

Il Corriere dello Sport oggi in edicola si è soffermato anche sulla situazione in casa Lazio, ferita dalla sconfitta rimediata sabato pomeriggio in casa della Salernitana. Il club biancoceleste guidato da Claudio Lotito considera inaccettabile la prestazione dell’Arechi, ma ha intenzione di proseguire con Maurizio Sarri in panchina. Il tecnico più volte ha minacciato di lasciare la Capitale ma non ha dato riferimenti per delle immediate dimissioni. Del resto la Lazio considera prima di tutto responsabili i giocatori di queste prestazioni negative.

Adesso la Lazio avrà due partite per riscattarsi. La prima di tutte sarà quella di Champions League prevista domani all’Olimpico con il Celtic, che potrebbe anche essere decisiva in chiave ottavi di finale. Subito dopo i biancocelesti, undicesimi in campionato, torneranno a giocare in Serie A contro il Cagliari. Ma in caso di nuovi crolli la posizione di Maurizio Sarri, che ha un contratto da 4 milioni fino al 2025, potrebbe diventare critica

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Lazio, la spinta di Lotito: ora vuole l’accelerata Champions

Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, Claudio Lotito ha presenziato durante la rifinitura che porta al match contro la Salernitana, in programma oggi alle ore 15:00. Il patron biancoceleste ha voluto caricare la squadra in vista di questo importante incontro, che per lui ha una valenza particolare. Fu lui a prelevare la Salernitana nel 2011 dopo il fallimento, portandola addirittura alla promozione in Serie A, dopo la quale è stato costretto vendere. Lotito, dopo gli investimenti fatti in estate, vuole un’accelerata. In campionato il quarto posto dista quattro punti, ma dopo aver avuto un calendario praticamente proibitivo, la Lazio ora potrà affrontare squadre più abbordabili, con l’opportunità di recuperare sulle dirette concorrenti

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Ipotesi Insigne, Lotito: “A me non risulta, poi non so se Fabiani ha pensato a qualcosa…”

Claudio Lotito, patron della Lazio, allontana l’ipotesi Lorenzo Insigne per la squadra di Sarri. Intervistato da Tag24, il numero uno biancoceleste spiega com’è la situazione sul giocatore ex Napoli che da qualche settimana viene accostato al club laziale: “Lorenzo Insigne che viene da noi? Non c’è niente di vero, che io sappia…se devo essere sincero a me non risulta, che le devo dire, questo è”, risponde subito il patron laziale che, incalzato sull’argomento.

E ancora: “Guardi, a me non hanno detto nulla riguardo a questa cosa, a me sembra una mezza stupidaggine, se non qualcosa di più. Faccia una cosa, parli con il direttore sportivo (Fabiani ndr), non so se nelle loro previsioni abbiano pensato a qualcosa, al momento non sono al corrente di questi fatti. Sarri che vuole Insigne? Le ripeto, a me non risulta, mi sembra una stupidaggine…“.

Operazione molto difficile, si può fare in prestito o con una rescissione, visto che guadagna 11.5 milioni di euro
Insigne ha il contratto in scadenza nel 2026, la MLS usa pubblicare gli stipendi dei giocatori. A maggio era stato indicato in 7,5 milioni il suo ingaggio, ma era al netto degli accordi interni di marketing. La cifra totale è 11,5 milioni, da fantacalcio. Insigne a Toronto ha vissuto e guadagnato per un anno e qualche mese, per tornare in Italia sa che deve abbattere il suo stipendio. Non basta, serve che il Toronto lo ceda in prestito a meno che non si arrivi ad un accordo di risoluzione consensuale.

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Sarri: “Vorrei chiudere qui. Il derby ti rovina e il calcio va salvato. Lotito crede al Flaminio. Mercato? Si poteva alzare l’asticella…”

“Salviamo il calcio, non c’è futuro se si pensa solo highlights. Si gioca troppo, ne parlo da cinque anni, eppure mi accusano di cercare alibi e basta (….). Ora in Spagna sta venendo giù tutto dopo l’infortunio di Gavi con la Nazionale (…). In privato tutti i colleghi mi dicono che faccio bene a denunciare, ma nessuno mi viene dietro”. Maurizio Sarri è una furia contro chi gestisce e organizza il calcio mondiale. Dai calendari ai diritti tv, il tecnico nella lunga intervista a Repubblica ne ha per tutti: “Al massimo un giocatore dovrebbe giocare 50 partite all’anno. Si potrebbe almeno cominciare dalle piccole cose, tipo rinunciare alle tournée estive e riportare la Coppa Italia ad agosto anche per le grandi, facendole giocare sui campi delle squadre di Serie C, che così farebbero incassi per campare tutto l’anno. Il calcio moderno garantisce 50-70 stipendi d’elite, tra cui il mio, non ricchezza al movimento: 20 anni fa un giocatore di C era benestante, ora fatica ad arrivare a fine mese. Si cerca di aumentare fatturato diminuendo qualità del prodotto: ma quale azienda ragiona così?”.

Sul futuro alla Lazio: 
“Mi piacerebbe finire la carriera qui. Non metto limiti temporali, ma non dipende solo da me. Qui ti fanno sentire fondamentale. L’Arabia? Lì si può fumare? Sì, allora è un punto a favore. Se penso al futuro, mi piacerebbe essere l’allenatore della Lazio al Flaminio. È un progetto a cui la Lazio crede, anche se ovviamente vuole delle garanzie: non si può fermare tutto se scavando si trova un’anfora. Contrasti sul mercato? Ho indicato dei nomi, poteva essere l’occasione per alzare l’asticella, ma poi ci sono le questioni economiche…”

Il derby di Roma:
”Mi trita. Da fuori sembra un’esagerazione, poi quando lo vivi è micidiale: tutto quello che respiri diventa derby. Ti rovina la vita, ma è bellissimo”.

Immobile:
“Deve attaccare la profondità e non giocare contro le sue qualità migliori. L’altro giorno mi ha chiesto: “Mister, cosa posso fare per tornare come prima?”. Gli ho risposto: fai quello che hai sempre fatto, non venire incontro alla palla, continua a scavare le difese”.

“Il Napoli di Sarri sarà ricordato per 30 anni – continua – Alla Juve tutto era dovuto e dovevamo vincere solo la Champions, ma era un messaggio inquinato. Ho vinto lo scudetto con un gruppo a fine ciclo e una società che aveva voglia ma non la convinzione di cambiare stile. Ho sbagliato a voler venire via dalla Premier. Tornare in Italia è stato un errore. Il mio erede? Può essere De Zerbi. Tra i miei ex giocatori punto su Maccarone”.

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Immobile a 360°, dagli inizi ai 200 gol passando per la fascia da capitano: “Voglio raggiungere altri traguardi con la Lazio”

Immobile a 360°. Ciro Immobile ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni del canale ufficiale della Lazio. L’occasione, è quella dei 200 gol con la maglia della Lazio: “Sono un traguardo molto importante. I miei gol sono stati tutti belli e importanti. L’ultimo ancor di più perché era il duecentesimo. Mi ha fatto piacere festeggiarlo insieme al mister e a tutto lo staff. Sono davvero orgoglioso di questo traguardo. Esteticamente il gol più bello è stato quello di Cagliari. Di brutti ce ne sono stati tanti, forse tra i più brutti qualche palla che mi è rimbalzata addosso”.

“Come la Lazio, io non mi arrendo mai e voglio raggiungere gli obiettivi anche nei momenti difficili. La Lazio ha avuto tanti top player nella sua storia. Mi sarebbe piaciuto giocare con Signori o con Salas. Dico Signori perché gli piaceva fare gol ma anche passare la palla al compagno”.

“L’Immobile del migliore è quello del 2017-18 insieme a quello della Scarpa d’Oro. Riuscivo a sfruttare al meglio le occasioni nell’area avversaria. Ero una macchina infallibile. Mi è piaciuta anche la prima stagione con Sarri, quella dei 27 gol in campionato. Sono riuscito a dare il massimo sia con Sarri che con Inzaghi”.

“Sarri, Zeman e Inzaghi sono molto diversi. Quello più indecifrabile è Zeman. Quando tutto sembrava andare bene, per lui era tutto sbagliato. Era anche divertente come cosa. Ognuno di loro mi ha insegnato tante cose, ho cercato di prendere il meglio. Chi fuma di più tra Zeman e Sarri? È una bella lotta. Il difensore peggiore? Chiellini oltre alle qualità da difensore è uno che non molla mai. Molte volte noi attaccanti aspettiamo momenti di defaillance del difensore, con Chiellini questo era veramente complicato”.

“Il mio ruolo di capitano? Con Romagnoli ho fatto un bel lavoro. Abbiamo parlato molto per convincerlo a venire alla Lazio. Anche con la società spesso ci siamo confrontati sugli aspetti comportamentali. Loro potevano scegliere 4-5 prospetti da comprare. La differenza la faceva se noi gruppo squadro esprimevamo un giudizio favorevole o contrario. Io ho molti amici nel calcio, ho sempre cercato di avere buoni rapporti con tutti. La prima amicizia è stata con Maniero, un bravissimo ragazzo di Napoli. Poi con Lorenzo Insigne, Pellegrini della Roma, Mattia Zaccagni”.

“Nani era fortissimo, mi ha subito colpito. Luis Alberto è stato eccezionale nel lavoro che ha fatto per riprendere se stesso e la Lazio. All’inizio ha fatto tanta fatica ad ambientarsi. Poi, con il lavoro e il sacrificio è venuto fuori il calciatore che conosciamo ora. In allenamento subito si capiva che fosse gran calciatore”.

“Il sacrificio più grande dei miei genitori è stato lasciarmi andare da piccolo. Per la mentalità di mia madre era inconcepibile. Per lei era una cosa inaccettabile. I primi tempi sono stati duri, ma avevo così tanta voglia di emergere che poi tutto è stato semplice”.

“Il numero 17 nasce a Pescara, mi ha sempre attirato. Gli sono particolarmente legato perché in quell’annata è partito tutto. Poi ho conosciuto mia moglie, che tra l’altro è nata il 17. Jessica è molto ansiosa, vive malissimo la partita. È la prima tifosa, ma da quello che mi racconta chi vive la partita con lei non riesce nemmeno a vedere quando tiro un rigore. Un dramma totale. È bello poter far vedere ai miei figli quello che ho fatto. Questa è storia. Loro non so cosa vorranno fare da grandi. Cerco sempre di essere fonte d’ispirazione per loro. Io e mia moglie stiamo dando loro a essere delle brave persone. A loro fa piacere che noi li seguiamo. Sono contento che abbiano delle passioni da coltivare. Mio figlio sta anche facendo calcio, ma non l’ho spinto io. E vuole farlo, lo fa. I trofei non si possono tenere ad altezza bambino. I miei figli rompono tutto. L’albero Natale non arriva mai a Natale. Rompono sempre tutte le palline. A volte neanche su vanno bene, Mattia gioca con la palla in casa…”

“Hobby? I primi anni che si giocava meno andavo spesso a pescare. Mi rilassa molto. C’è poca gente, è questo per me significa relax. È un hobby che coltivo anche qui a Roma, insieme a membri dello staff e magazzinieri. Le carriere dei piloti di Formula 1 è molto dura. Avere un posto in F1 è complicatissimo. Ci sono piloti che mi attirano molto, come Leclerc e Hamilton. Leclerc per il talento che ha. Hamilton oltre al talento anche la grinta, la voglia di emergere”.

“L’attaccante perfetto? Piede destro Batistuta, sinistro Adriano, colpo di testa Trezeguet, opportunismo Inzaghi. Tecnica? Ronaldo il fenomeno, R9”.

“Ho sempre detto che non è tanto nelle caratteristiche, quello che conta in questo sport è la continuità. È la continuità che ti permette di migliorarti e raggiungere altri record. Tutti possono fare 20 gol in un campionato. Ma farne in cinque campionati è complicato. A livello di caratteristiche fisiche ce ne sono tanti bravi. Quello che serve è la continuità. Tra 20 anni, se una volta chiuso col calcio avrò raggiunto i miei obiettivi, sarò felice. Se dovessi parlare col Ciro bambino gli direi di continuare a fare quello che sta facendo. Alla Lazio augurerei di continuare a crescere, in questi anni ho visto dei miglioramenti pazzeschi. È una squadra che può raggiungere obiettivi importanti nel breve periodo e affermarsi come una squadra di livello mondiale”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Cardone: “Zaccagni verso la panchina, centrocampo già fatto per Salerno. Immobile? Che errore Spalletti” (AUDIO)

Sconcertato per Immobile, GIULIO CARDONE (La Repubblica) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’! “Centrocampo già fatto…”

“Sono abbastanza sconcertato che ad Immobile sia stato impedito di giocare una gara come quella di ieri contro l’Ucraina. Secondo me Spalletti ha fatto un errore. Lo dico per la sua esperienza, per la sua qualità, per tutto quello che ha rappresentato e rappresenta il capitano della Lazio. Lo dico ancor di più dopo la prestazione di Scamacca nel secondo tempo. Per quanto riguarda Raspadori, forse, per la sua qualità ieri Spalletti doveva tenerlo dentro.

Su Zaccagni ieri sono arrivate notizie positive. Ha avuto l’ok per tornare ad allenarsi dopo aver svolta gli accertamenti, credo che a Salerno andrà in panchina. Vediamo ora come evolve la settimana dal punto di vista degli allenamenti. Vecino sarà out nelle prossime due partite, Marusic è tornato in gruppo, mentre Kamada supererà il problema alla schiena. Di fatto, quindi, non saranno molti gli indisponibili. Il centrocampo è già designato, giocheranno Guendouzi, Rovella e Kamada. Ieri è stato gestito Patric, credo che in difesa al fianco di Romagnoli sarà confermato al netto del ritorno di Casale. Pippo Inzaghi punta tutto sulla motivazione, se la Lazio non ripeterà l’approccio delle ultime due partite rischia di fare delle figuracce. Credo che a Formello tutti sono consapevoli dell’importanza di questa partita”.

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ESCLUSIVE

‘QUELLI CHE…’ – Ass. Onorato: “Se la Lazio vuole il Flaminio a decidere non sarà la famiglia Nervi. La copertura si può fare. Priorità a Lotito, ma…” (AUDIO)

ALESSANDRO ONORATO (Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’ “A decidere non sarà…”

“Sono contro le polemiche, sono dell’idea che gli stadi vanno fatti e non devono esserci ingerenze di polemiche varie. Il Flaminio oggi, al contrario di quanto dice Elisabetta Nervi che parla di un monumento nazionale, penso invece sia una vergogna nazionale. Ogni volta che si prova a fare qualcosa c’è qualcuno che si arroga il diritto di sostenere che l’interesse pubblico viene meno. Se la Lazio vorrà fare lo stadio al Flaminio a decidere non sarà la famiglia Nervi, ma il Comune di Roma che conferma la totale disponibilità. E’ un anno e mezzo che lo diciamo, se il presidente della Lazio fa sul serio le porte sono aperte. I ricorsi eventuali li può fare chiunque, siamo in un paese democratico. Poi se qualcuno ritiene che un progetto al Flaminio possa far venir meno dei diritti va bene, proceda, ma se c’è un sano equilibrio nell’interesse pubblico e privato poi i progetti e la città vanno avanti. I romani, al netto delle fedi calcistiche, non ne possono più. Non è normale che abbiamo un’impiantistica sportiva ancorata agli anni ’60. Io mi vergogno di questa cosa. Se la Lazio vuole fare un investimento lì e sviluppare una cittadella dello sport, noi siamo pronti ad ascoltare, così stiamo dando il massimo sostegno alla Roma per il progetto a Pietralata. Gli investimenti creano lavoro. Per questo a decidere non potranno essere singoli.

Cambio di marcia da parte di Lotito? Con lui ci parlo, come è normale che sia. L’abbiamo detto in tutte le salse, ci piace parlare poco e fare i fatti. Non è che noi possiamo aspettare in eterno che questo impianto diventi nel mondo l’immagine del decadimento. Nei prossimi mesi, nei prossimi giorni, si deve arrivare ad un punto. La priorità è della Lazio, ci sono delle aspettative popolari importanti, ma questo non significa che non ci siano alternative. Al netto delle interlocuzioni servono i fatti. Gli interrogativi si superano con i progetti, con gli studi di fattibilità, con delle analisi urbanistiche.

Chi lo dice che non si possa fare la copertura al Flaminio? E’ chiaro a tutti che uno stadio con la copertura ha un valore maggiore. Tra l’altro l’impatto acustico sarebbe inferiore. Quando si entrerà nel vivo, è chiaro che questo aspetto abbia un interesse pubblico importante. Si ragiona con ingegneri, assessori e vigili del fuoco. Qualora fosse utili chiarire, l’approccio non deve essere più quello delle rendite di posizione”.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Abbate: “Esami per Zaccagni, va verso il forfait. Isaksen se la gioca con Pedro. Insigne, solo se parte lo spagnolo” (AUDIO)

ALBERTO ABBATE (Il Messaggero) in collegamento a ‘NMM’!

“Le indicazioni che arrivano dal punto di vista dell’infermeria in ottica Salernitana sono negative per quanto riguarda Vecino e positive, invece, su Kamada. C’è ottimismo per il problema alla schiena, non dovrebbe precludergli Salerno. Vedremo nelle prossime ore. Con Zaccagni probabilmente out e che in questi minuti sta svolgendo degli esami importanti in Paideia, non credo sia scontato che Sarri scelga nuovamente dal primo minuto Pedro. Isaksen è in crescita e lo spagnolo ha ampiamente dimostrato di dare il proprio meglio subentrando dalla panchina. Sarà un ballottaggio, mentre credo non ci siano dubbi sul fatto che Rovella riprenderà una maglia da titolare. Mercato gennaio? Siamo fermi al discorso uscite, Basic e Gila vanno piazzati, per il resto in attacco non arriverà nessuno se non dovesse partire Pedro. Se lo spagnolo dovesse anticipare l’addio all’inverno si potrà fare un discorso più ampio su alcuni giocatori che piacciono. Magari potrebbe arrivare un’offerta dalla Spagna che possa convincere le parti. Insigne, come già detto, è legato a questo scenario”.

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