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Zaccagni: “Voglio rinnovare, ultimamente pochi contatti ma Lotito si muove così… Derby? Si è vista la differenza”

In una lunga intervista al Corriere della Sera, Mattia Zaccagni ha aperto al rinnovo con la Lazio e non solo:

TIFOSI – «Ho bisogno di capire che cosa significa la maglia per i tifosi per rendere di più. Ci sono differenze fra le tifoserie, senza dubbio. Quella fra laziali e romanisti si è vista dalla scenografia dell’ultimo derby».

INIZI – «A 5 anni mio padre mi iscrisse alla scuola calcio. Lui e mamma erano disperati perchè a furia di pallonate in casa rompevo tutto: lampade, foto, tutto. Mi ricordo un mobiletto che consideravo a forma di porta e quindi perfetto per giocare. Mi svegliavo a ogni ora per vedere partite di campionati improbabili. All’epoca non lo vedevo come un lavoro».

STIPENDI – «In Arabia offrono stipendi decuplicati. Finché non si riceve un’offerta del genere non si può giudicare. Io ho avuto stipendi graduali. Ho giocato in Serie C, in B e poi in A. La crescita è stata gestibile. Altri vanno da zero a cento. Per loro sarebbe giusto che le società mettessero a disposizione un tutor che aiuti a dare il giusto valore ai soldi».

OBIETTIVI – «Vincere un trofeo con la Lazio. Ci stiamo riprendendo dopo un inizio negativo, ma siamo forti. Purtroppo, rispetto al passato, il calcio è cambiato. Per le società è importante arrivare in Champions per ricevere soldi. Per me invece contano i titoli. Si gioca per vincere e i tifosi sognano quello. Un compromesso sarebbe fare in modo che attraverso la Coppa Italia si arrivi in Champions. Altrimenti si rischia che società, giocatori e tifosi abbiano priorità diverse. E questo crea distanza».

PAROLE GIUFFREDI E RINNOVO – «A 28 anni non posso farmi destabilizzare da quel che dicono gli altri. Lui ha espresso il suo parere che credo sia stato mal interpretato. Voglio rinnovare? Certo, e la società lo sa. Ultimamente non ci sono stati molti contatti ma Lotito si muove così: mette da parte il discorso e poi lo riaffronta. Ha i suoi tempi ma credo sia giusto affrontare prima la questione relativa al rinnovo di Felipe Anderson che scade tra pochi mesi. Il mio contratto invece scadrà nel 2025».

STERILITA’ OFFENSIVA – «Solo un momento, siamo anche stati sfortunati con tanti pali. L’anno scorso ho reso tutta la stagione, ma sono arrivato un pò stanco e meni lucido. Devo ritrovare quella condizione. Una volta rientrato dall’infortunio, che non è serio, spero di dare un contributo maggiore. Con Sarri sono cresciuto, mi ha insegnato ad attaccare l’area e ad essere più concreto. Niente gol dalla 30esima alla 38esima giornata? Non lo sapevo, mi fa strano. Quest’anno però giuro che segnerò».

TERZINO DI PIEDE SINISTRO IN SUO AIUTO – «C’è Luca Pellegrini. Ma con Lazzari a destra è difficile farlo giocare per gli equilibri. Mi aiuterebbe, ma Marusic e Hysaj rendono».

SOCIAL – «I social sono pericolosi: ci sono persone fragili che in seguito a questo tipo di messaggi che ricevono compiono gesti estremi. Recentemente un ragazzo si è suicidato in diretta su TikTok, e non è il primo. La politica dovrebbe prendere a cuore la situazione. Bannare chi si dimostra violento verbalmente potrebbe essere una soluzione».

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Lotito, il Flaminio a fari spenti. Nervi: “Non può diventare lo stadio della Lazio”

Lotito si sta convincendo sullo stadio Flaminio. Ne parla Repubblica che, oltre a riportare  le dichiarazioni all’Auditorium del presidente della Lazio, sostiene che il patron si è convinto a presentare un progetto al Comune per rilevare l’impianto abbandonato dal 2011. “Con i suoi tempi, lunghi. Con i suoi modi, imprevedibili. Tra paletti, dubbi e timori, Claudio Lotito si sta avvicinando allo stadio Flaminio. Al Campidoglio più di qualcuno sa che qualcosa potrebbe succedere, anche se rimane lo scetticismo di molti. Adesso – si legge sul quotidiano – altri passi in avanti nell’ombra, tra discorsi informali e incontri privati. Senza però giocare a carte scoperte, anche se ora sembra essere arrivato il momento”.

Repubblica, però, ha intervistato anche Elisabetta Margiotta Nervi, segretaria generale della Pierluigi Nervi Project Foundation. La sua posizione sul Flaminio alla Lazio è netta: “Vogliamo che il Flaminio torni a vivere, ma non può e deve diventare lo stadio della Lazio: verrebbe snaturato. Se il Comune lo darà a Lotito, noi con l’appoggio delle associazioni daremo battaglia e valutiamo il ricorso”.

I temi cruciali sono la copertura e la capienza: “Lotito giustamente ha bisogno di 45 mila posti. Per realizzarli verrebbe meno l’aspetto estetico del Flaminio, che è perfettamente inserito nel quadrante. Le tribune – dice Elisabetta Nervi – formano un’onda che sembra adagiarsi accanto alla collina dei Parioli e ne riprende il movimento. Se il numero di seggiolini da 20 mila diventasse 40 mila, non sarebbe un altro stadio? E poi pensate alla copertura: l’impianto di Nervi verrebbe imprigionato e imbavagliato da una struttura esterna. Che poi mi chiedo dove sorgerebbe, c’è poco spazio per i piloni. Il Flaminio non può essere utilizzato come una sorta di zoccolo per metterci sopra un’altra arena. Non va distrutto, che non vuol dire non fare nulla: è un falso mito”.

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Felipe papà: “Helena, la Lazio, sono grato alla vita. Rinnovo? Presto l’incontro decisivo con Lotito”

Ha dormito poco in questi giorni. Prendere sonno nell’ultima settimana non sarà stato semplice in casa Anderson, tra l’ansia da derby e l’arrivo della piccola Helena. Attraversa le porte dello Stadio Fersini subito dopo pranzo, Felipe ci concede mezz’ora del suo tempo prima di tuffarsi in palestra. A 31 anni ancora da compiere, la sua vita è cambiata completamente: «Diventare padre è sempre stato uno dei miei sogni, anche quando ero più giovane. I bambini mi sono sempre piaciuti. È un’emozione che non si può spiegare».

Com’è andata la prima notte?

«Grazie a Dio sta andando tutto bene. Dorme, anche se c’è qualche momento in cui piange. La madre da mezzanotte alle otto non mi sveglia, vuole che mi riposi, poi durante il giorno ci sono di più».

Le mancano nove presenze per tagliare il traguardo delle 300 partite: che cosa rappresenta la Lazio per Felipe Anderson?

«Da quando sono tornato mi sono sposato, ho avuto la bambina, è l’ottavo anno qui. La Lazio come ho sempre detto non è più una squadra o un club, è molto di più. Soprattutto adesso che è arrivata questa fantastica novità nella nostra vita, sono sempre grato di essere qui. Non so ancora spiegare a parole quanto sia importante la Lazio per me».

Ci sono speranze che sua figlia Helena farà l’asilo nido qui a Roma?

«Con il presidente abbiamo un rapporto ottimo, stiamo parlando. Secondo me siamo sulla buona strada, per me e per la Lazio. Presto ci saranno delle novità, avremo un incontro i prossimi giorni e vediamo gli ultimi dettagli. Credo che manchi poco per prendere una decisione. Ho sempre detto a tutti di voler dare priorità alla Lazio e trovare un accordo che faccia felici tutti quanti. Anche il presidente ci ha dimostrato la voglia di voler continuare insieme. Vediamo nei prossimi giorni quello che succederà».

Cosa è successo in estate con le offerte che le sono arrivate dall’Arabia Saudita e non solo?

«A fine giugno ci hanno chiamato per capire come fosse la situazione, se avevo voglia di andare via dalla Lazio. Sapendo che ero in scadenza, tante squadre mi hanno contattato, ma si è trattato di sondaggi, mai di trattative vere e proprie».

Ci racconta qualcosa sul suo ritorno alla Lazio?

«Dopo l’esperienza al Porto, dove ho giocato poco, sono tornato a Londra e ho chiesto a mia sorella, che era già la mia agente, di capire se ci fosse la possibilità di tornare alla Lazio, magari anche solo in prestito. Appena ho capito che si poteva fare, ho preso la palla al balzo. Ho parlato sia col presidente che con il mister, ma quando ormai era tutto definito».

Quando pensa a casa tua, le viene in mente il Brasile o Roma?

«Quando vado in Brasile è perché vado da mia madre, lì non ho ancora casa mia. Io penso di restare ancora tanto tempo in Europa, casa mia è qui a Roma».

Sulla dichiarazione d’amore di Sarri per lei e sul vostro rapporto…

«Quando lo sento che dice cose così belle su di me, mi viene ancora più voglia di ripagarlo sul campo per questa fiducia. Non è facile trovare un allenatore che punti su di te, che dice queste cose. Io con lui devo solo dare tutto sul campo e migliorare. Lui ci sta chiedendo più movimenti, più giocate veloci e più gol».

Felipe Anderson come sta vivendo questo inizio di stagione difficile con la Lazio?

«Secondo me tutto il gruppo pensa al bene della squadra, i singoli però devono migliorare. Stiamo iniziando ad avere solidità, questo ovviamente sul lungo periodo ci porterà i punti che ci mancano. Serve ancora qualcosa in più dal punto di vista degli spunti individuali. Soprattutto quando non arrivano le prestazioni e non posso incidere come vorrei mi resta un po’ di amaro in bocca perché non siamo nella posizione di classifica dove dovremmo essere. Nelle ultime partite però abbiamo visto che la squadra sta tornando».

Si sente così al di sotto rispetto all’anno scorso?

«Noi mettiamo sempre al primo posto la squadra e se la squadra non è nella posizione che noi vorremmo ognuno si guarda dentro per cercare di fare meglio. Ci dispiace non riuscire a fare il massimo per la Lazio».

L’ultima partita era stanchissimo…

«Siamo calati un po’ fisicamente, anche su questo lavoreremo in vista delle prossime partite».

Lo scorso anno ha giocato tanto da falso nove, ma qual è il suo ruolo preferito?

«Il mio posto preferito in campo è dove posso giocare più palloni. In quel momento da attaccante mi sono divertito tanto perché ero al centro del gioco. Sull’esterno ho giocato la maggior parte della mia carriera e devo crescere ancora con il movimento senza palla».

Cosa successe quella sera contro il Genoa? Non le andava di giocare esterno del centrocampo a cinque e lo ha detto a Inzaghi…

«Mi dispiaceva perché non potevo fare ancora bene quel ruolo. In quella posizione stavo tanto tempo senza giocare la palla. Sarà stato per l’età, mancanza di maturità, sicuramente non ripeterei certi atteggiamenti. Però mi ha fatto crescere giocare in quella posizione: non è che non volessi farlo, provavo a dare tutto. Quel periodo però è stato quello che mi ha fatto crescere di più perché ho imparato a fare la fase difensiva».

Quanto pesa a Felipe Anderson l’assenza di Milinkovic?

«È una questione di sintonia tra i giocatori che giocano da quella parte. Dobbiamo parlare di più, conoscerci maggiormente. Anche perché nel calcio di oggi non c’è tempo, bisogna fare tutto in modo automatico. Ma nelle ultime partite siamo cresciuti molto, anche per le cose che ci chiede il mister».

Rimpianti per quanto riguarda il derby?

«Se avessimo avuto una posizione migliore di classifica avremmo rischiato un po’ di più, anche se eravamo un po’ calati fisicamente perché avevamo speso tanto. Se avessimo avuto più punti sarebbe stato più facile anche a livello mentale. Ora la Lazio ha solo bisogno di punti, è questa la priorità».

Arrivare agli ottavi di Champions è uno dei vostri obiettivi?

«Se vogliamo cambiare mentalità, non solo noi ma tutto l’ambiente, dobbiamo puntare a passare il turno. Ma non solo in Champions, lo stesso discorso va fatto in Coppa Italia e in campionato. Sempre alzare l’asticella. Tutti devono capire che la Lazio vuole lottare sempre per tutti gli obiettivi. Non sarà facile perché ci sono tante squadre che al di là della qualità hanno anche l’esperienza di giocare questo tipo di partite, lo abbiamo visto molto bene in Champions».

Parla con Isaksen, gli dà dei consigli? Pensa che sia un calciatore forte?

«Secondo me in Italia serve sempre un po’ di tempo, anche io ne ho avuto bisogno. Per me lui farà cose grandiose perché ha tanta voglia, lo dimostra in ogni allenamento, è umile. Io ho una bellissima amicizia con lui. Gli dico sempre: “quando entri devi segnare, hai un dribbling incredibile”. Ha tantissima voglia di lavorare e di prendersi il posto».

Sulla possibilità del suo amico Neymar di vincere ancora il Pallone d’Oro…

«Ci dispiace per gli infortuni degli ultimi anni che lo hanno allontanato dai vertici e dall’élite del calcio mondiale. Però lui ha tanta voglia, c’è gente che lo cura ogni ora del giorno per farlo tornare al top anche per il Brasile. E penso che il suo obiettivo è il prossimo Mondiale: se lo vince può ancora pensare di conquistare il Pallone d’Oro perché uno come lui se lo merita». Il Tempo

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Lotito: “Con Felipe troveremo l’accordo e Sarri resta”. Poi la replica a Mourinho

La vittoria con il Feyenoord una svolta?

La vittoria con il Feyenoord il 7 novembre e il pareggio nell’ultimo derby, hanno dato un nuovo volto all’annata della Lazio. In piena corsa per accedere agli ottavi di Champions League, il 28 novembre bisogna battere il Celtic all’Olimpico, Immobile&Co dopo 12 turni di campionato si trovano a soli quattro punti dalla zona Champions, occupata dal Napoli a 21 punti.

Una serenità ostentata anche da Claudio Lotito, intervistato dal Corriere della Sera. «Noi facciamo investimenti, i frutti del nostro lavoro si sarebbero potuti valutare solo con il tempo. Per questo forse, a caldo, in molti spesso sbagliano il pronostico su di noi”, afferma il presidente biancoceleste. I capitolini infatti non sempre vengono indicati tra i team più attrezzati, ma la Lazio lo scorso anno è arrivata seconda, mantenendo un bilancio equilibrato.

Come ricorda Via Solferino, la Lazio negli ultimi 10 derby ne ha persi solo due, cinque i successi. «La squadra contro la Roma è entrata in campo in maniera molto determinata, abbiamo anche preso quel palo con Luis Alberto, è davvero un peccato… Alcuni episodi l’arbitro li avrebbe potuti interpretare anche in modo diverso, a nostro favore”, spiega il consigliere della Lega calcio.

Lotito rimarca la volontà del mondo Lazio di essere più vicina ai propri sostenitori. “Abbiamo creato una App con la quale il tifoso può interagire con il nostro mondo a 360 gradi. Stiamo ristrutturando i due studi televisivi con le migliori tecnologie, questo vale anche per la radio. Ci piace sia tutto di dominio pubblico, che sia tutto trasparente”, afferma il presidente più longevo nella storia del club fondato a Piazza della Libertà.

Lotito su Sarri: “Voci d’addio solo per disgregare”

Gli ultimi due pensieri sono rivolti ad Anderson e all’inquilino di Formello. “La nostra ferma intenzione è trattenerlo. Felipe, del resto, non ha espresso il desiderio di andare via dalla Lazio. Troveremo sicuramente un punto di incontro”, afferma Lotito. Anche sul Comandante nessun dubbio. “Maurizio Sarri ha detto chiaramente di voler restare, smentendo voci che sono state messe in giro solo per disgregare. Ma alla Lazio c’è grande orgoglio di appartenenza”, conclude.

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RITIRO ESTIVO

La Roma sonda Auronzo, ma la Lazio ha la priorità

Auronzo di Cadore è finito nel mirino della Roma.

Come riporta Il Messaggero, alcuni dirigenti avrebbero effettuato un sondaggio per verificare l’eventuale disponibilità del comune veneto ad ospitare il prossimo ritiro estivo giallorosso. Lo scorso aprile tuttavia, la Media Sport Event di Gianni Lacché ha stipulato un accordo con il paese, che dà alla Lazio la priorità fino a marzo per firmare un contratto biennale da 500mila euro all’anno. Lotito aspetta l’ok di Sarri per procedere per la diciassettesima stagione consecutiva ad Auronzo, scongiurando l’approdo dei rivali di sempre.

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Felipe papà, ma a tempo determinato: c’è la proposta della Lazio sul rinnovo, lui prende tempo

Un papà con il contratto a tempo determinato. Ma è un discorso che oggi lo tocca fino a un certo punto. Gli occhi e i pensieri sono solo per la piccola Helena. Sarebbe strano se fosse il contrario. È diventato da poco padre, Felipe Anderson, si sta godendo la bambina che la moglie Lohanne Nascimento ha dato alla luce lunedì. Prima o poi, però, dovrà prendere una decisione riguardo il suo rinnovo (o non rinnovo) di contratto con la Lazio.

È in scadenza a giugno e, rimanendo in questa condizione, tra poche settimane sarà libero di accordarsi con altri club per la prossima stagione. Un’eventualità che vorrebbe scongiurare il presidente Lotito, che proprio pochi giorni fa ha assicurato di continuare a puntare su “Pipe”, il figliol prodigo tornato a Roma dopo le esperienze al West Ham e al Porto per diventare un punto fermo del progetto tattico di Sarri, tanto da non aver saltato una sola partita con il tecnico (114 su 114): «Lui è un ragazzo d’oro, con il quale ho un’affinità elettiva, c’è un bel rapporto e da parte mia e della società c’è totale disponibilità nel rinnovare il contratto al ragazzo». Dando seguito a queste parole, il patron biancoceleste ha messo sul piatto un’offerta da 3 milioni di euro più bonus (circa 3,5), superiore alla precedente di 2,8 complessivi. Ma l’agente del brasiliano, sua sorella Juliana Gomes, ha preso ancora tempo per capire quale possa essere la soluzione migliore per il fratello.

Sirene saudite e brasiliane per Felipe Anderson che prende tempo

D’altronde, non mancano le società che sarebbero interessate a un Felipe Anderson a parametro zero. Su tutte, c’è l’opzione Arabia Saudita, che consentirebbe al 30enne di appesantire il proprio portafoglio in questo momento di carriera. Subito dietro, poi, ci sono le possibilità (meno probabili) di un rientro in Brasile: il Santos lo riaccoglierebbe a braccia aperte, non lo ha mai nascosto negli ultimi mesi. E adesso si è aggiunto il Palmeiras, come confermato da vari esperti di mercato sudamericani nelle ultime ore. Tante opzioni tra le quali poter scegliere, anche se per ora non è arrivata una vera e propria offerta (tecnicamente solo da gennaio potranno essere firmati eventuali precontratti per la stagione 2024-2025): «Sono arrivati molti sondaggi, devo prendere la decisione giusta. Mia sorella è in contatto con i club. Io ora penso alla Lazio», aveva detto intorno alla metà di ottobre il brasiliano. La situazione non è ancora cambiata e il conto alla rovescia si è ridotto, il tempo scorre. Da parte della società c’è sempre l’intenzione di proseguire insieme, ma se non arriverà un passo avanti anche da parte del brasiliano, allora le strade si dovranno inevitabilmente dividere. Felipe prende tempo. Corriere dello Sport

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Lazio, piace Colpani. Ma c’è tanta concorrenza

La Lazio segna poco e a gennaio la società vuole intervenire sul mercato. Come riporta oggi Il Messaggero, il club biancoceleste sta lavorando silenziosamente per Andrea Colpani, fantasista del Monza che ha appena conquistato la nazionale. La concorrenza è agguerrita, lo segue anche l’Inter, poi Milan e Roma.  

Il quotidiano romano aggiunge che tra Lotito e Galliani c’è buon feeling che deriva dal rapporto che il patron biancoceleste aveva con Berlusconi, ma serviranno comunque 20-25 milioni per strappare il giocatore. Nell’affare potrebbe finire Basic per abbassare il conguaglio – si legge -, ma in ogni caso in casa Lazio è previsto un vertice di mercato che potrebbe avvenire già nel weekend, per fare un punto su ciò che serve in vista del mercato di gennaio.

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Zaccagni, è pericoloso stallo per il rinnovo

Come riporta Il Messaggero, alla luce del momento no di Mattia Zaccagni, peraltro in questo momento infortunato, pesa anche la questione del rinnovo di contratto in scadenza nel 2025, tema caldo del calciomercato Lazio. Ci sarebbe, soprattutto da parte dell’agente del calciatore, Giuffredi, molto nervosismo per lo stallo venutosi a creare con Lotito. Senza prolungamento infatti in estate l’esterno entrerebbe nel suo ultimo anno di contratto e sarebbe dunque a rischio cessione. Ft t

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Le urla di Sarri e lo sguardo di Lotito: così la Lazio ha preparato il derby

Una iena, Sarri. Era assatanato nella rifinitura di ieri. L’allenamento: una torchiatura tecnica, tattica. La psicanalisi applicata al calcio per ricaricare la Lazio freudiana dopo la vittoria Champions, per tenere lontani certi fantasmi, per evitare lo scacco psicologico. Mau ha urlato per tutto il pomeriggio vissuto in campo sotto gli occhi di Lotito e del diesse Fabiani. Anche la squadra sembrava sbalordita. Tutti hanno dovuto garantire un ritmo ruggente e dovranno replicarlo oggi. Sarri s’avvicina al derby vulcanicamente. Il pathos ha preso il posto del distacco. A marzo, dopo la doppietta, svelò la sua notte insonne: «Inizio a sentirlo sempre di più, per la prima volta ho faticato a dormire. Ho giocato negli stadi più caldi. La storia che sto vivendo qui è sempre più coinvolgente».
Ansia da formazione e da superstizione, stavolta. I tormenti li ha pensando alla caviglia destra di Marusic, al flessore destro di Luis Alberto, al centrocampo da indovinare, all’autonomia di Pedro. La superstizione sta nei numeri. I due derby, l’anno scorso, li ha vinti senza subire gol. Struggente l’eco della storia, era successo solo a Maestrelli nel 1972-73, nella stagione che precedette lo scudetto. Mai si sono registrati tre clean sheet di fila, Sarri ha l’occasione di entrare nella leggenda anche se a lui interessa restare «nel cuore dei laziali». La cabala stuzzica ancora, spingendo ad atti apotropaici: la Lazio ha vinto le ultime tre sfide da ospitante contro la Roma in A, mai ha centrato il poker di successi casalinghi. Ci risiamo. Sarri conosce le trappole, non vuole sfottere la fortuna. Ma l’idea di dominare Mourinho di certo non gli dispiace. L’ha battuto tre volte, solo Simone Inzaghi ci è riuscito di più (quattro successi contro il portoghese). «Lasciatelo fare, a me è simpatico», disse Sarri di Mou dopo il derby di aprile in risposta alle solite frecciate. Lo riporta il Corriere dello Sport

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Lotito: “Sono laziale da quando avevo 5 anni. Derby del 26 maggio indimenticbile. In futuro toccherà a mio figlio”

Alciato intervista Lotito per la Serie A

Ai microfoni di Radio Serie A, il presidente della Lazio, Claudio Lotito, ha rilasciato una lunga intervista al giornalista Alessandro Alciato.

Queste le sue parole: “Ho solo tre cellulari, sono legati alle varie attività: calcio, aziende e vita privata. I rompiscatole invece chiamano a tutte le ore del giorno e della notte. Ormai sono abituato, anche se ricevo minacce di morte e altre cose sgradevoli. Sono 20 anni… A una persona normale incutono timore, io sono abituato. Più fanno così e più io divento una persona che vuole far valere il rispetto delle norme e dell’istituzione. Io sono un combattente, quando sono entrato in questo mondo ho visto situazioni assurde vissute come se fossero normali. Il tifoso può criticare, ma a mio parere mai infamare. Questo denota una pochezza della qualità delle persone. Noi dobbiamo recuperare la vera cultura sportiva”.

Continua Lotito: “La scorta? Ci si abitua. Ti comporta delle limitazioni alla privacy, ma fa parte del mio ruolo. Mi sono abituato. Mi adatto sempre alle varie situazioni. Come usare un linguaggio diverso rispetto a chi hai davanti. Bisognerebbe fare prevenzione ed educare i giovani alla legalità, come sto facendo io con la squadra. Lo sport ai tempi dei greci era un bene supremo. Si fermavano le guerre durante le Olimpiadi. Questi valori si sono persi nel nostro mondo. Quando uno conosce la propria qualità della persona e sa misurare i propri limiti sa anche avere un comportamento razionale. Ultimamente sono venute meno le norme etiche. È un problema che parte dalla famiglia e passa dalla scuola. Ai miei tempi, le famiglie si rivolgevano con rispetto al maestro, autorizzato anche a bacchettare il proprio figlio. Oggi è tutto al contrario. Tutto questo ha determinato un bagaglio per i miei coetanei. I giovani di oggi non hanno la capacità di relazionarsi a causa dei cellulari, non sanno più emozionarsi. I telefoni sono freddi. I ragazzi di oggi non sanno più dialogare, sono poco empatici. È tutto un fatto squisitamente asettico che ha determinato la scomparsa del fattore emozionale. Il tifoso di una volta era legato al colore di una maglia, sposava una posizione a vita. Oggi è tutto un apparire e basta”.

Poi Prosegue: “Io non ho internet né WhatsApp. Ho un telefono vecchio, io non sono tecnologico. Il telefono è solo un mezzo di comunicazione, non può sostituire al rapporto umano. La cultura è una serie di nozioni che uno acquisisce che fanno si che tu sia in una maniera e non in un altro. Io potente? Sono conoscente di persone che mi consentono di avere considerazione in certi ambienti. Io provo grande affetto per queste persone. Penso di essere apprezzato per questo. Ho la capacità di convincere le persone ad approdare a un fatto obiettivo e razionale. Il comportamento di una persona deve essere coerente con il proprio atteggiamento. Le type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idee che porta avanti devono rispettare l’interesse della collettività”.

“Innanzitutto, io sono sempre stato tifoso della Lazio, da quando avevo cinque anni. In quel periodo la Lazio non navigava in acque tranquille. Questo è stato un elemento trainante quando mi fu proposta questa sfida dal presidente Berlusconi, per il quale ho sempre provato affetto e stima. È stato un genio, dove è intervenuto ha portato risultati. In quel periodo, lui era Premier e noi eravamo molto amici. Lui mi chiamò e mi disse che ero l’unico che poteva risolvere i problemi della Lazio. Nel 2004, il club aveva una fotografia contabile spaventosa. Aveva 550 milioni di debiti. Per tutti era considerata una sfida impossibile. Per me era una sfida al limite, che mi intrigava. Alla fine l’ho accettata”. Lui si è interessato alla Lazio per un problema di ordine pubblico, ci furono diverse situazioni pesanti. La tifoseria biancoceleste si faceva sentire con metodi non conformi al vivere civile. Questo mi ha permesso di entrare in un mondo particolare. C’erano persone che perdevano milioni, io da imprenditore ero abituato a circondarmi di persone in grado di produrre reddito. Per me sarebbe stato più facile prenderla dal fallimento, io mi sono caricato di tutti i debiti invece. Anche quello con l’Agenzia delle Entrate. Feci applicare una legge dello Stato, che non fu ad hoc fatta per me, ma esisteva dal 2002 e non era mai stata applicata. Se un’azienda fallisce è meglio prendere quello che si può prendere che non prendere nulla. Chi ha fatto fallire la società ha fatto gravare sullo Stato tutto quello che non ha pagato. A me hanno dato una dilazione. La possibilità di pagare il debito in 23 anni. Io ho sempre pagato 6 milioni l’anno circa. Adesso mancano solamente quattro anni. E devo dire che io pago sempre in anticipo. Scade ad aprile e io pago spesso a ottobre-novembre. È giusto perché sono soldi della collettività. Nessuno mi ha regalato nulla, c’era una legge dello Stato che ho fatto applicare. Quei milioni il Fisco li avrebbe persi e invece li ha guadagnati con gli interessi. Quei debiti non li ha accumulati il sottoscritto, nel 2027 conto di chiudere definitivamente questa pratica. Credo di aver fatto un favore alla società”.

In questi anni il mondo del calcio è cambiato. Io ho cercato di coniugare una sana gestione economica a quella sportiva. La Lazio ha un patrimonio di diversi milioni, una rosa di diversi milioni. La Lazio, dal punto di vista dei trofei, ha vinto più di tutti. La società dal punto di vista civilistico da riferimento alla mia persona, ma essendo quotata c’è un azionariato diffuso. Io questo ruolo lo esprimo tenendo conto di una cosa. Io coltivo sentimenti e passioni di un’intera comunità: ho l’obbligo di mantenere e preservare questa passione. Quando sono entrato io, ho imposto l’obbligo dei pagamenti di stipendi con un bonifico bancario per tutte le squadre. Incluse imposte e tasse. Senza questi requisiti non ti iscrivi al campionato

Affari è un termine improprio, io dalla Lazio non ho tratto alcun vantaggio. Quando sono subentrato alla guida della società, pagavo il leasing di un fabbricato che oggi è nostro. Per riscattarlo serviva un milione e mezzo. Lo potevo riscattare io, risparmiando diversi milioni. Io dissi no, perché era un bene della Lazio e spettava alla Lazio. Per la Lazio ci ho rimesso molto. 50 miliardi di lire è quello che ho messo nella società quando sono entrato. 550 milioni di debiti per prendermi la Lazio. Io ci metto tanto sentimento. Faccio calcio puntando sull’aspetto umano e valoriale. Io non utilizzo il metodo della cicala, perché ho visto tante società scomparire a causa di questo metodo di gestione. Io gli investimenti li ho fatti a livello infrastrutturale. Io ho patrimonializzato la società perché voglio tramandarla a mio figlio, che è un laziale appassionato. Oggi Enrico è entrato nel sistema, si occupa del settore giovanile. E’ un ragazzo appassionato con tanta voglia. Si è laureato in Giurisprudenza, fra poco diventerà avvocato, anche se non eserciterà. Non dobbiamo legare lo sport all’interesse materiale.

In questi 19 anni ho speso tanto. Alcuni comportamenti di persone, che hanno valutato in modo superficiale i principi di iscrizione, mi riferisco all’indice di liquidità, mi hanno costretto a mettere diversi milioni ogni anno che ho preso dal mio conto personale. Sono soldi che non mi hanno prodotto nulla e che non posso neanche recuperare. L’indice di liquidità testa nell’arco dell’anno quali sono ricavi e uscite. Quell’indice, se è frutto di investimenti, rileva la salute di una società. Io su Formello ho investito tanto. Quando è venuto Infantino è rimasto stupito dal centro. Dal punto di vista sanitario è qualcosa di strepitoso. Abbiamo una serie di situazioni funzionali al quotidiano. Ora abbiamo ultimato l’arredo della parte femminile. Mio figlio oggi segue sia la Primavera che la parte femminile. Da quando abbiamo ristrutturato tutto, le cose sembra che inizino ad andare meglio. Se avessero rispettato tutti i parametri, la Lazio Femminile ora sarebbe in Serie A. Purtroppo nel campionato c’erano diverse squadre che non rispettavano i criteri d’iscrizione. Vedasi la questione Pomigliano. A causa di questo è stata falsata la Serie A e la Serie B. Nello sport servono innanzitutto le risorse, altrimenti non puoi fare nulla.

“La fede? Ho un rapporto importante, ho una visione escatologica della vita. io penso che al di sopra di noi c’è sempre stato un qualcuno che ha tracciato un perocrso per ognuno di noi, dedico una parte anche se limitata del mio tempo alla preghiera. non ho mai saltato una messa in 66 anni, anche in posti dove non ci sono chiese cattoliche. a riyadh ho organizzato una messa nell’ambasciata con un prete francese, era pericoloso, c’era la carcerazione a quei tempi. ma l’ho fatto. cerco di professare i valori dle vangelo nella vita quotidiana. vivo con i piedi per terra ma cerco di coniugare questi valori”.

“Immobile dovrebbe parlare del suo futuro, la società confida molto su Ciro. Ho un rapporto famigliare con lui, non c’è nessuna intenzione di mandarlo via. Rimango sorpreso che possa andare in Arabia, ho un contratto con lui, si dovrebbe conciliare anche la volontà del club. Ciro è una persona di famiglia, ho un grande affetto nei suoi confronti, poi nel calcio capitano i momenti non positivi. sono convinto che tornerà ad essere fondamentale”.

“Luis Alberto è una persona particolarissima dal punto di vista caratteriale. Ha una posizione collaborativa ora come ora. Quando è andato via Milinkovic, lui aveva un’offerta dall’Arabia, ho ritenuto che potesse incarnare lo spirito dello spogliatoio. Mandando via Milinkovic è salito di un gradino. Poi ultimamente ci mette determinazione, passione, spirito di sacrificio”.

“Felipe Anderson è un ragazzo d’oro a cui sono legato, abbiamo un’affinità, lui è molto religioso. È una persona con la quale abbiamo un bel rapporto, non c’è rottura, c’è disponibilità al rinnovo. ora dobbiamo trovare un punto d’incontro”.

“Cataldi è cresciuto nel settore giovanile, poiché aveva un fisico poco sviluppato, allora l’abbiamo mandato a giocare in una squadra satellite nostra, ha fatto bene e l’abbiamo ripreso. poi ha fatto il percorso che meritava di fare. romagnoli anche è laziale, è voluto venire alla Lazio perché ci teneva. è un ragazzo di Nettuno che ha quei valori sani della provincia, ha fatto una scelta di cuore con noi, di appartenenza e di lazialità. con noi si è creato un bell’equilibrio, ha un bel profilo e un ruolo. io ho il concetto dell’ecclesia, assemblea. la Lazio è un gruppo, una grande famiglia dove tutti svolgono il proprio ruolo senza sminuire gli altri. il calcio è uno sport di gruppo, se stecca uno poi diventa un problema per tutti. sta a loro dimostrare il loro valore e il ruolo che vogliono ricoprire all’interno della famiglia. l’importante è creare un’armonia tra tutti e creare una linea comune. le scelte dei giocatori ultimi li ho fatti sulla base della qualità anche e soprattutto morale”.

“Io il tumulto durante le partite ce l’ho interiore. Per noi il derby è un campionato nel campionato, è una partita importante, spero che la squadra ritrovi quell’unità d’intenti e lo spirito di compattezza per dare grandi soddisfazioni ai nostri tifosi che meritano un comportamento del genere”.

“La Lazio deve migliorare in tante cose a partire dal suo presidente. Ci dobbiamo adoperare tutti per migliorare, bisogna avere coscienza dei propri mezzi ed essere in grado di poterli esprimere. essendo cosciente dei mezzi che ha a disposizione. la squadra deve unirsi e combattere per l’obiettivo prefissato. La squadra deve sapere che ha un obiettivo, che è quello di raggiungere i risultati. Contribuiscono tutti nella società, ma loro vanno in campo e devono trovare l’alchimia per poter esprimere al 100% le loro potenzialità. Le partite le vince il gruppo, non il singolo. Le vittorie sono di tutti”.

“Sarri è un grande insegnante di calcio, maestro. È una persona caratterialmente particolare, che con me va d’accordo. Abbiamo dei confronti, non abbiamo mai litigato. Io sono un presidente che fa il presidente, che dopo 20 anni è in grado di capire quali sono le esigenze della squadra. Io ho preso la Salernitana che stava in eccellenza, pagando 350 mila euro a fondo perduto e l’ho fatta ripescare in serie d. L’ho portata fino in serie b e mi sono fermato. Poi l’ho lasciata andare e l’ho portata in serie a, la piazza era insofferente. La Salernitana è stata svenduta, a me mancano ancora dei soldi. una società che valeva 70/80 milioni è stata venduta a 10″.

“Con Sarri ci confrontiamo, anche in modo accesso, lui è integralista, ma credo che abbia stima della mia persona. Lui nel mercato di quest’anno chiedeva Ricci e Berardi. Io ho tentato di raggiungere questi obiettivi, ho ricevuto richieste fuori di qualsiasi logica, sia economica che in relazione all’età. Abbiamo preso Rovella che non credo sia inferiore a Ricci. Non penso che i giocatori che abbiamo preso siano inferiori a Zielinski che è ancora sul mercato e non ha compratori. E’ un lavoro che richiede maggiore impegno da parte sua. Il paradosso è che la squadra ha vinto con le squadre importanti e perso con le piccole. La mentalità la devi dimostrare, quello che conta, oltre le qualità, è la tenuta mentale, il campione è quello che riesce ad esprimere sempre le proprie potenzialità”.

“Questo gli rimprovero, se non ci metti la determinazione e la combattività è inutile. Gli altri non si spostano. Il derby a cui sono più legato è quello del 26 maggio, è stato un evento particolarissimo, in città si vive e si soffre. L’altra fazione enfatizza di più le situazioni, i laziali sembrano meno coinvolti, soffrono in silenzio. Invece l’altra sponda è più caciarona e se non raggiunge l’obiettivo sparisce. Due grandi risultati l’anno scorso, la tifoseria si è legata alla squadra. Il derby rimane sempre la partita nella partita. L’anno scorso siamo stati ampiamente soddisfatti per quello che abbiamo ottenuto”.