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TIFOSI

Lazio, più abbonati ma meno tifosi allo stadio: il caro prezzi incide

Un controsenso. Benché abbia fatto registrare il record di abbonamenti dell’era Lotito (andando oltre le 30mila tessere vendute), la Lazio fa più fatica a riempire lo stadio. Sovrapponendo le cinque partite casalinghe disputate in questa edizione della serie A alle stesse della scorsa, c’è un calo. Sia contro il Torino che contro la Fiorentina si sono radunate all’Olimpico oltre 10mila tifosi in meno rispetto a un anno fa. Stabili le presenze con il Monza, leggermente di più nella stagione in corso contro l’Atalanta. Poi c’è la gara col Genoa, che nel 2022-23 era in B: contro due delle tre retrocesse nell’ultimo torneo la Lazio aveva portato più persone allo stadio (meno solo con la Sampdoria). Da inizio stagione la società ha fissato a 40 euro il costo dei biglietti per i settori popolari in campionato, arrivando a chiederne 45 per la sfida con il Feyenoord e 50 per quella con l’Atletico. Ecco spiegato perché, nonostante il maggior numero di abbonati, c’è meno partecipazione allo stadio. I tifosi protestano per il carobiglietti. La società prende tempo, promettendo alla gente di prendere provvedimenti. Ma i tifosi aspettano….

Elmar Bergonzini

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Lazio, ecco l’occasione per annullare le distanze con la zona Champions: Lotito a Formello…

La Lazio si prepara allo scontro con la Fiorentina, particolarmente importante ai fini della classifica. Sarri, a -4 da Italiano, ha infatti questa sera la possibilità di annullare o quasi le distanze, riavvicinandosi all’Europa che conta dopo l’avvio in salita di inizio campionato. Il tecnico biancoceleste ieri è rimasto in silenzio, ma la delicatezza del momento ha spinto anche il presidente Claudio Lotito a fare tappa a Formello: il numero uno del club ha voluto parlare alla squadra prima dell’allenamento richiamandola alle proprie responsabilità, ma senza appesantire il clima. Lo riferisce il Corriere dello Sport.

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Gimenez, bestia nera della Lazio e rimpianto di mercato

Curioso episodio riguardante Claudio Lotito svelato dalle pagine odierne de Il Messaggero. Come riporta il quotidiano romano, dopo la sconfitta della Lazio a Rotterdam, il presidente biancoceleste avrebbe urlato furioso al telefono: “Perché in estate non lo abbiamo preso?”. L’interessato della frase era Santiago Gimenez, attaccante messicano del Feyenoord che proprio ieri ha bucato due volte la squadra di Sarri. Il motivo, forse, è di natura economica: come si legge sul giornale, costava più del doppio di Castellanos, su cui poi ha virato la Lazio.

 Santiago Gimenez vede la Lazio e diventa un cecchino letale. Media gol impressionante se si calcolano anche i precedenti in Europa League della scora stagione: cinque reti in tre presenze. Bottino pesante per uno degli attaccanti più promettenti nel panorama europeo. Che alla società biancoceleste piaceva eccome. Nella scorsa sessione di mercato era finito nella lista acquisti reparto attaccanti. Nella marea di nomi alla fine l’ha spuntata Castellanos. Gimenez è rimasto al Feyenoord e continua a segnare con una continuità incredibile.

Gimenez in questa stagione ha totalizzato 11 presenze e segnato 15 gol (anche 3 assist). Numeri incredibili in linea con quelli dello scorso anno (50 apparizioni, 28 reti). Doppio passaporto messicano e italiano, ecco perché era entrato nei radar della Lazio. In Messico addirittura parlavano di un’offerta da parte di Lotito di poco inferiore ai 20 milioni di euro. L’agente non l’ha mai smentita, anzi. In una recente intervista ha confermato l’interesse dei biancocelesti. Ma la cifra, quei 20 milioni, ritenuti troppo bassi per il Feyenoord. Che ora si coccola Santiago e lo valuta una sessantina di milioni. Bestia nera della Lazio, goleador in Olanda e in Champions. I top club europei lo mettono in lista. Lo riporta il Corriere dello Sport

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DICHIARAZIONI

Lotito, vittoria diritti Tv e Lazio: “Ora evitiamo che si ripetano certi episodi. Immobile non deve preoccuparsi delle critiche”

 C’è Claudio Lotito tra i presidenti della Serie A più soddisfatti per l’accordo raggiunto dai club con Dazn e Sky sui diritti tv del campionato. “È una vittoria della Lega e del calcio italiano e non esclusivamente mia – spiega il numero uno della Lazio -. Non si riesce quasi mai ad avere una unanimità essendo 20 presidenti in Lega. De Laurentiis? Oggi ha deciso di non partecipare al voto e abbiamo preso atto. Come è strutturata l’offerta credo che si possa avere un incremento dei ricavi e questa è una cosa importante. Si tratta di un’offerta dinamica e non statica che garantisce una base rassicurante per l’intero sistema, alla quale si potranno aggiungere ulteriori entrate. Non si è mai pensato a una legge di sistema sui diritti tv con le parti in causa che spesso hanno lavorato una contro l’altra e non in sinergia fra di loro – ha aggiunto Lotito -. Penso che sia importante per il calcio italiano, e per la sua rinascita a livello internazionale, un’unione di intenti e soprattutto una visione generale proiettata al futuro”. 

Lotito e il Decreto Crescita

Così invece il presidente laziale, che è anche senatore, sul tema del Decreto Crescita e dei vantaggi fiscali per i calciatori impatriati: “C’è una posizione nota da parte del Governo. Pensiamo che si possa trovare un accordo che vada a tutelare non solo il calcio italiano ma lo spirito di questa norma. Ci sono state tante persone che hanno preso degli impegni importanti anche per via di questa norma, che ha portato ad avere delle eccellenze nel nostro Paese che chiaramente non sarebbe stato possibile portare qui senza questa norma e che ora – ha ricordato Lotito – sarebbero a forte rischio se questa fosse tolta o comunque rimodulata su valori molto più bassi. L’equilibrio credo sia sempre la cosa migliore trovando un punto di incontro fra le necessità delle varie parti in causa. Una norma presa solo da un lato crea solamente danni”.

‘Carezze’ a Immobile e il punto sulla Lazio

Infine un punto sulla sua Lazio e sul momento difficile vissuto da Immobile, bomber dei biancocelesti: “Immobile sta bene, è il capitano e punto di riferimento. Ognuno di noi è sottoposto a critiche, non si deve preoccupare, quello che conta sono i rapporti con la società, la squadra e i tifosi. Brutto periodo alle spalle per la Lazio? Abbiamo avuto problemi all’inizio, dobbiamo fare tesoro delle ultime partite per evitare che si ripetano certi episodi. Siamo una buona squadra – ha concluso il presidente Lotito – che può giocarsela con tutti. Ora si è creato un buono spirito di gruppo. Vogliamo dare soddisfazioni ai tifosi”.

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Lotito ed il week end perfetto: “Spirito unico. Ora nessun rimpianto per Berardi…”

Il presidente della Lazio Claudio Lotito, tramite le pagine de Il Messaggero, ha parlato del buon momento della sua squadra dopo il successo in campionato contro il Sassuolo.

“Abbiamo completato una tripletta con il 5 a 1 della Women nel derby con la Roma. Sabato la Primavera era stata devastante a Firenze, e la sera ho visto una grandissima Lazio, che ha battuto il Sassuolo con uno spirito di gruppo unico. I nuovi acquisti si stanno integrando alla perfezione e sono contento che anche i tifosi ora stiano apprezzando il mercato. E, come ho sentito, non abbiano rimpianto Berardi, come Zielinski a Napoli o Ricci contro il Torino”, le parole di Lotito. Che poi prosegue: “Expo 2023? Sono in contatto col Comitato, vorrei farlo esordire con la Fiorentina, è più giusto farlo in casa e rappresentare la Capitale all’Olimpico”.

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Lazio-Flaminio, la mossa di Lotito: incontro con i Nervi per il sì al progetto

Lunghi silenzi, smentite di rito e cautela. A dispetto di quanto potrebbe sembrare, Lotito non ha mai abbandonato l’idea di rendere lo Stadio Flaminio la nuova casa della Lazio. Si sta muovendo sotto traccia, il presidente biancoceleste. E proprio per questo, nell’ufficio della soprintendente Daniela Porro, poche settimane fa si è tenuto un segreto incontro con chi detiene i diritti patrimoniali e morali per discutere della questione. Presenti anche l’associazione Nervi, dei rappresentanti della Lazio e della Lega di Serie A. Non c’era invece nessuno del Comune di Roma (i “proprietari” dell’impianto) o del Governo, proprio perché il meeting è stato informale ed esplorativo, con l’obiettivo principale di provare a convincere l’Associazione Nervi, mostrando un progetto preliminare del nuovo Stadio Flaminio: capienza allargata a 40.000 spettatori, copertura, nuove strutture commerciali e l’utilizzo di altri manufatti in zona. In estrema sintesi, quel polo sempre aperto che consentirebbe alla Lazio di avere un impianto nel cuore della Capitale e capace di attrarre gente (e generare entrate economiche) a prescindere dalle partite di calcio.  

Un progetto affascinante dal punto di vista sportivo, un po’ meno per quanto riguarda la famiglia Nervi (che non vorrebbe alterare la struttura) e per una parte degli abitanti del quartiere Flaminio, che invece preferirebbero l’altra opzione che si è palesata ultimamente (senza però una proposta presentata ufficialmente al Comune). È quella portata avanti da Cassa depositi e prestiti e Istituto del Credito sportivo, con un investimento di 80 milioni per riqualificare il Flaminio e creare una cittadella dello sport che si estenda fino all’ex galoppattoio di Villa Glori. Lotito vorrebbe sorpassare questa opzione, per questo sta cercando di trovare uno spiraglio tra i vari limiti (l’allestimento di un numero adeguato di parcheggi è uno di questi) e nel muro alzato fino a oggi dalla famiglia Nervi circa le possibilità di modifica dello storico impianto. Al momento non ha ancora raggiunto questo obiettivo, motivo per il quale non è salito in Campidoglio con un progetto vero e proprio (con tanto di plastico, ecc.). Incontro con i Nervi per sbloccare la situazione. Corriere dello Sport

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Scommesse, Lotito: “No a criminalizzazioni. Mi auguro che i miei giocatori siano fuori dal meccanismo”

 Il caso scommesse tiene banco nel mondo del calcio italiano. E Claudio Lotito, presidente della Lazio, a margine del congresso di Medicina del calcio tenutosi oggi allo stadio Olimpico e organizzato dallo stesso club biancoceleste, ha parlato della situazione: “Nessun caos, dobbiamo rimanere con mente fredda e piedi ben saldi. Vediamo quali sono gli elementi veri, attuali, formali e sostanziali che emergono dalla carte e dall’autorità giudiziaria, e sulla base di questi faremo le nostre considerazioni. Si parla di 40 giocatori coinvolti? I latini distinguevano tra ‘dicunt’, dicono, e ‘dicitur’, si dice, si parla. Andare a criminalizzare preventivamente una situazione per me è sbagliato, vediamo di cosa stiamo parlando. Se prendiamo un giocatore che gioca al videopoker è una cosa, se gioca altro, è un’altra”.

“I giocatori dovrebbero essere più seguiti dalle società o di procuratori? La Lazio cura non solo l’atleta ma l’essere umano a 360 gradi, per far sì che sia un portavoce di aspetti valoriali, non solo di risultati sportivi materiali. Poi purtroppo dipende dalle persone: in una famiglia con quattro figli, magari tre si comportano in una certa maniera e uno purtroppo no. Io mi auguro che per quanto ci riguarda i miei giocatori siano fuori dal meccanismo di deviazione dell’utilizzo della propria professione per questo tipo di attività. Punto, poi se uno va giocare alla roulette a Montecarlo…”.

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Kamada, Lotito non vuole correre rischi: pronto il rinnovo

Come riportato dal Corriere dello Sport, uno dei temi caldi dei prossimi mesi del calciomercato Lazio sarà ovviamente quello del rinnovo di Daichi Kamada.

Il giapponese, arrivato la scorsa estate a parametro zero, ha firmato un contratto di un solo anno da 3 milioni di euro netti con opzione di rinnovo biennale (quindi fino al 2026) esercitabile tra maggio e giugno. Lotito però, per non correre rischi, è pronto a proporgli il rinnovo a tra dicembre e gennaio per blindarlo definitivamente prima della partenza per la Coppa d’Asia (12 gennaio-10 febbraio). Filtra ottimismo.

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Immobile, i confronti a Formello dopo lo sfogo

Non saranno giorni facili i prossimi a Formello per Ciro Immobile. L’attaccante nei giorni scorsi ha aperto all’addio nel calciomercato Lazio di gennaio o giugno e per questo sono in programma confronti con Sarri e con lo stesso Lotito per capire da cosa derivi il suo malessere.

Come riferito dal Corriere dello Sport, risulta difficile credere che a far nascere i malumori di Ciro siano state solo le critiche di una parte minoritaria dei tifosi. Alla base potrebbero esserci piccole incomprensioni con Sarri, un adeguamento economico mai arrivato dopo la ricca offerta araba rifiutata oppure il dualismo con Castellanos. Gennaio si avvicina: la Lazio non vuole farsi trovare impreparata.

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Immobile “ferito da pochi”: “Lazio ti amo, ma non posso più dire che sarà per sempre. Arabia? Ora vacillo, vedremo a gennaio”

Il battito dei suoi pensieri segue quello dei suoi gol. Ora è un momento no. Immobile è un leone ferito: «Sì, un po’ lo sono», ammette a denti stretti, gli occhi lucidi e un sorriso amaro. Lo incontriamo a Formello di prima mattina, in pantaloncini, pronto per le cure, con lo sguardo all’ingiù, ma ancora con tanti lampi di gioia e d’orgoglio. Ciro è tutt’altro che finito, ha gli anni di Cristo e non esclude mai il ritorno al futuro: «Le reti, le ritroverò. Il problema non è quello. Forse molti si dimenticano che, quando sono arrivato qui, nel 2016, non era come adesso. Non si sapeva nemmeno chi sarebbe stato l’allenatore. Adesso che facciamo la Champions mi vogliono parcheggiare fuori? Non mi sembra il massimo come riconoscimento. Ma io vado avanti, come ho sempre fatto».

Appunto. Come sta il flessore destro? Quando c’è di mezzo Ciro, cala sempre un velo di mistero.
«È un infortunio particolare, già avevo sentito tirare la coscia nella partita con il Celtic. Ultimamente sono diventato esperto con gli infortuni (ride, ndr), mi sono reso conto subito che qualcosa che non andava. Per fortuna non è niente di grave, lunedì avrò un’altra risonanza, il muscolo andrà valutato di giorno in giorno».

Duecento reti con questa maglia a un passo. Ogni volta che si avvicina una cifra tonda, c’è un ingorgo.
«Forse anche quella pressione mi condiziona, è un numero veramente importante. Mi era già successo con quota 100. Per prima cosa però devo tornare in campo, altrimenti non posso gonfiare la rete».

Possono bastare dieci partite a far dimenticare chi ha fatto la storia della Lazio?
«A quanto pare sì. Ma solo per alcuni, perché poi anche domenica gli striscioni della Nord e della Maestrelli mi hanno emozionato, mostrandomi il loro sostegno in un momento delicato».

È il più difficile di sempre?
«No. Il primo anno forse è stato il più complicato perché il mio popolo doveva imparare a conoscermi e diceva di tutto. Ora c’è solo una piccola parte della gente, che non so nemmeno se definire veri tifosi della Lazio, che mi contesta. Non credo che il vero laziale possa dirmi qualcosa, non ci credo. È solo una questione di tempo e farò ricredere anche il più scettico».

Gli effetti della scorsa stagione maledetta, anche con l’incidente in auto, si fanno sentire?
«Sicuramente non mi hanno aiutato. Prima i tanti infortuni, poi l’incidente in macchina con le mie bimbe. Un po’ il corpo e la testa ne hanno risentito, ma non penso di portarmeli ancora dietro. Forse ho un altro tipo di blocco, dovrei giocare con la testa più libera e con il corpo meno contratto».

Da dove si riparte?
«Quando vedi che le cose vanno bene cerchi di allenarti come hai sempre fatto, quando invece vanno male torni a fare le cose più semplici per ritrovarti. Se capisci che è un momento un po’ così, cerchi di non strafare perché poi fai peggio. A parte la mia situazione personale, anche la squadra ha sofferto un inizio di campionato infelice e io ho bisogno che tutto giri al meglio per segnare. Andate a vedere quante palle-gol ho avuto…».

C’è chi dice che nel 3-5-2 si sentiva più libero.
«Non c’entra nulla il modulo, ho fatto 27 reti anche con il 4-3-3 e 12 l’anno scorso, avendo saltato la metà delle partite, forse qualcuno non se n’è accorto».

Servono più assist da Zaccagni e Felipe Anderson?
«Credo che tutti avessero bisogno di sbloccarsi e la vittoria con l’Atalanta può aver segnato una svolta in un campionato in cui non siamo arrivati abbastanza pronti all’impatto e in cui abbiamo subito un calendario tostissimo».

C’è nostalgia anche delle verticalizzazioni di Milinkovic
«Manca a tutti. Ma quante volte l’addio di un grande campione fa emergere la forza del gruppo? I rinforzi hanno sofferto l’inizio, come successe a noi i primi tempi con Sarri, ma ora già sono dentro gli schemi e il suo calcio. Nuovi e veterani insieme, dobbiamo essere bravi a sopperire all’assenza di Sergio sia a livello tecnico che nello spogliatoio. Lui ha fatto la sua scelta in estate».

Opposta a quella di Ciro, ma dall’Arabia continuano a bussare per gennaio.
«È una soluzione che avevo preso in considerazione quest’estate quando era arrivata qualche offerta, poi però ho deciso di rifiutarla per la Nazionale e la Champions. Dopo un inizio di campionato così, qualche domanda me la sono fatta, specialmente dopo le critiche di alcuni, fortunatamente non tutti, che non hanno visto e apprezzato il gesto ma hanno subito presentato il conto. Questo mi fa male, anzi mi fa vacillare. E ora il mio pensiero non è più lo stesso di luglio. Alcuni giorni, quando ero più giù di morale, ho pensato “era meglio se me ne andavo”».

Sente ancora la fiducia di Sarri e Lotito?
«Del mister sempre, ci parlo tutti i giorni e sono tranquillo. Per il presidente io sono un figlio, ci siamo sempre detti le cose in faccia. Quindi, quando arriverà il momento in cui io non riesco più a dargli quello che si aspetta, le nostre strade si divideranno».

Smentiamo un falso mito: Immobile non ha mai voluto un vice che potesse sostituirlo.
«Da un lato mi fa piacere che si pensi che io abbia così tanto potere qui da decidere chi acquistare e in quali ruoli, ma il mio unico “potere”, in quanto capitano, sta nello spogliatoio. Fuori, può al massimo esserci stata qualche chiacchierata su qualche rinforzo».

Ma come, due anni fa firmò una carta privata con Sarri e Lotito per gli acquisti da fare sul mercato…
«È stata più una cosa simpatica, non dal valore reale, il mio sigillo. Diciamo che ho fatto da garante e testimone su un patto per gli acquisti che erano già stati decisi dal mister e dal patron».

In quel foglio c’era il nome di Caputo.
«Sì, è vero, poi si fece male e cambiarono i programmi. Non è vero invece che io non ho mai voluto un sostituto perché con il calcio che giochiamo, a ritmi altissimi, serve un altro bomber pronto, che ci possa dare una mano. Se una società vuole crescere in termini di obiettivi e poi di risultati, è fondamentale avere due giocatori per ogni ruolo».
Un giorno Castellanos sarà il suo erede?
«Non voglio mettere pressione al Taty. Ha un peso essere il mio successore e io non lo auguro a nessuno. Mi è capitato a Dortmund con Lewandovski e a Siviglia con Bacca, non è il massimo».

Il ricordo più bello e il rammarico più grande.
«Il rimorso è sicuramente il finale di stagione del 2020. Eravamo davvero in un periodo forte, ci sentivamo un rullo compressore, un treno che andava a mille all’ora e non poteva fermarci nessuno. Invece ci ha stoppato il Covid, è finito tutto, anche il sogno scudetto. Sia con Inzaghi che con Sarri ho vissuto tanti bei momenti. Ho amato i derby in cui non ho giocato e me li sono goduti, senza ansia, grazie al successo».

Come vive le stracittadine dopo tanti anni?
«Ancora in maniera particolare. Qui è una partita unica, non esiste nulla di simile in giro per il mondo. Nella capitale può spostare gli equilibri mentali per mesi, anche nella tua vita quotidiana. La rivalità va oltre ogni pensiero».

E come ha coltivato allora l’amicizia con Pellegrini, capitano dell’altra sponda?
«Prima con Lorenzo ci vedevamo di più, a casa o in qualche ristorante. Sopratutto quando sono nati i nostri figli, a pochi giorni di distanza, nella stessa clinica».

Martedì la Nazionale torna a Wembley dov’è arrivato il trionfo dell’Europeo.
«Un’emozione pazzesca. Vincere con l’Italia in casa degli avversari è qualcosa di unico. È stata una cavalcata bellissima, mi porto dentro tutto il viaggio: dal ritiro in Sardegna alla finale. Eravamo un gruppo con fame di vittoria e saremo legati per sempre».

Eppure il suo rapporto con l’Italia sembra sempre così problematico.
«Mai avuto un problema con nessun ct, è stato creato tutto dall’esterno. Ormai, anche chi non vede le partite mi critica, va di moda. Quando ti mettono un marchio addosso, è difficile toglierselo».

Non le dà fastidio sentire che non esistono centravanti nel nostro Paese?
«Ho vinto la Scarpa d’Oro, ma magari si aspettavano più gol da me. Invece di 200, dovevo farne 400».

Com’è il nuovo rapporto con Spalletti?
«Ottimo, mi ha fatto molto piacere che mi abbia dato la fascia da capitano, è stato un gesto importante che non mi aspettavo. Ho chiamato subito la mia famiglia, ero emozionato. Farà un bel percorso perché parla molto con i giocatori, le motivazioni sono fondamentali e lui riesce sempre a darle a ognuno».

Su quale attaccante scommetterebbe per il futuro azzurro?
«Quelli a disposizione sono tutti bravi, ma gli manca la continuità. Fare una stagione da 20 reti è facile, farne 4-5 allo stesso ritmo è più complicato. Se fai la punta, devi metterti almeno 2-3 annate consecutive con certi numeri nel curriculum. A me piace molto Raspadori. È umile e ha il veleno, tecnicamente bravo, ha personalità e sa fare tutto. È entrato nell’Europeo ed è continuo pur avendo davanti Osimhen e non giocando spesso».

E di Berardi che dice: non lo ha convinto a venire alla Lazio?
«No (ride, ndr), l’ho visto in Nazionale ma non ne abbiamo parlato perché è andato via subito».

Pensa ancora di chiudere la carriera alla Lazio?
«In questo momento dico sì e no. Non vorrei rispondere al volo, ci sto pensando da un po’ con la mia famiglia. Intanto devo tornare in forma e in campo al meglio. Una volta che ci sarò riuscito, potrò decidere davvero. Ora direi di no perché sono in un periodo negativo e sono infortunato, ma se avessi fatto 20 gol direi sì. Quindi la mia decisione non deve essere dettata dal momento. Sicuramente se prima ero convintissimo di rimanere a vita, ora lo sono un po’ meno. Sono un po’ ferito».

E come vede il suo futuro?
«Sicuramente alla Lazio, ma non so in quale ruolo. Deciderà il presidente, mi troverà qualcosa, lui non metterà mai in dubbio tutto ciò che ho fatto. Io amo la Lazio. E si dice che più ami qualcosa e più ci rimani male ed è quello che sta capitando a me. Quello che ho sempre detto, e che mi dispiace, è che prima di valutare quello che viene fatto in campo, mi piacerebbe che la gente mi valutasse anche per quello che sono fuori, come uomo. Non ho mai detto una parola fuori posto, i tifosi della Roma quando mi incontrano per strada mi dicono “Non ti abbiamo mai visto fare una provocazione verso di noi” e per questo mi rispettano. I veri laziali mi hanno sempre riconosciuto prima come persona e poi come calciatore, e lo abbiamo visto anche domenica pomeriggio. Anche qui in società hanno deciso di farmi capitano, non perché avessi più presenze, ma per il ruolo e le responsabilità che mi assumevo. Ci sono tante componenti che mi hanno spinto a dare tutto per la maglia che indosso».

In conclusione, per quello che ci ha raccontato, immaginiamo che il titolo di questa intervista non potrà essere “Lazio per sempre”, vero?
«No, perché poi la gente si fermerebbe solo al titolo, mentre io non so cosa succederà a gennaio o giugno. Non ho mai avuto paura di mettermi in discussione, né quando sono andato all’estero né quando sono tornato qui. Vedremo».
Il Messaggero