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ESCLUSIVE

‘SVB’ – Signori: “Quello che i tifosi della Lazio hanno fatto per me vale 10 scudetti. Gli auguro di tornare competitivi, lo meritano” (AUDIO)

GIUSEPPE SIGNORI in collegamento a ‘SVB’

“La Lazio è dei tifosi, è giusto condividere insieme alla squadra le difficoltà come le vittorie. Il laziale vorrebbe lottare per qualche traguardo, al momento non possibile, ma il mio augurio è che la Lazio possa tornare a grandi livelli, che possa fare sempre meglio e dare grandi soddisfazioni ai tifosi che lo meritano.

Io ho sempre detto quando qualcuno dice ‘peccato che sei andato via quando la Lazio cresceva e iniziava a vincere’ che sono arrivato con Cragnotti nel ’92 e c’era una squadra che non era ancora competitiva per grandi traguardi, poi con il passare degli anni diventava sempre più forte. Non ho nessun rammarico di essere andato via, non c’erano le condizioni per rimanere e quel gesto fatto per me vale 10 scudetti perché è un attestato di stima personale che va oltre, è prima alla persona e poi al giocatore. Questo è stato il più grande segno d’affetto che la gente mi poteva dare quindi io ho vinto 10 scudetti, anche se non li ho vinti.

Academy? Riprenderà a giugno, l’8 sarò a Nettuno. Riparte la stagione da qui, poi ci saranno molte tappe, Bologna, Pavia e tante altre. Cercherò di portare la mia esperienza. Non è vero che non si sono più talenti italiani, è vero invece che ci si lavora troppo poco. Non manca la qualità ma gli istruttori. Dobbiamo essere bravi noi addetti ai lavori a capire dove stiamo sbagliando, anche se ormai se ne parla da troppi anni.

Ho imparato che il bambino ha bisogno di empatia, vuole vedere; è una spugna e assorbe tutto ciò che gli mostri. Ora parlano sempre di fisico ma se guardo indietro noto che i migliori 5 non sono più alti di 1.76, quindi non credo conti solo quello. Tra un ragazzo messo bene fisicamente che fa 10 palleggi e un altro ne fa 150, io prendo il secondo”.

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ESCLUSIVE NEWS

Lazialità 40 – Signori: “La manifestazione per me emblema generazionale. Lazio di oggi limitata”

Giuseppe Signori è intervenuto alla festa dei 40 anni di Lazialità, raccontando le sue emozioni sia da calciatore sia da tifoso.

“Il mio alla Lazio fu il giusto percorso. la manifestazione contro la mia cessione fu l’emblema di quella generazione cresciuta con me. Con Cragnotti realizzammo il primo passo di una Lazio che avrebbe vinto tutto”.

“Io credo che ogni giocatore sia attaccatto alla maglia che indossa. E’ cambiato il clima, si andava allo stadio con i panini. Si leggeva entusiasmo negli occhi della gente,. E noi lo vedevamo”.

“La Lazio di oggi è limitata e spero che a gennaio venga fatto qualche correttivo. Problemi in attacco? I calciatori sono gli stessi dello scorso anno. Siamo solo all’inzio, magari certi meccanismi vanno rodati. La qualità della Lazio resta medio alta e credo che con qualche innesto si possa lottare per il quarto posto. Io a Formello? Diciamo che col club al momento il rapporto non è neanche di fidanzamento. Tra un mese, dopo 14 anni, tornerò all’Olimpico. Ora con la mia Academy cerco di insegnare ai bambini quello che oggi manca nei settori giovanili. Insegnare i valori che avevamo per strada o negli oratori”.

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STATISTICHE

Da Signori ad Isaksen, Lazio corsara in nove dopo oltre 30 anni

Da Signori a Isaksen, la Lazio in nove uomini sa vincere. I biancocelesti vincono l’andata degli ottavi di finale di Europa League contro il Viktoria Plzeň alla Doosan Aréna, al termine di una partita folle, con due espulsioni e il gol vittoria di Isaksen arrivato al 98′ minuto. Tuttavia, non è la prima volta in cui a Roma si è vista un’impresa simile. Infatti già in un’altra occasione i Capitolini sono stati capaci di portare a casa una vittoria sotto di due uomini. Il precedente risale al 1993, con la Lazio allora allenata da Dino Zoff che ospitava il Piacenza, in un clima di aperta contestazione per i risultati altalenanti raccolti fino a quel momento. In quell’occasione gli aquilotti persero per espulsione Cravero e Luzardi, entrambi per falli di reazione. Un rigore di Signori al 90′ diede l’insperata vittoria e i due punti. Lazialità.it

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NEWS

Scommesse, la nuova vita di Signori: il 23 Febbraio 2021 l’assoluzione definitiva

Giuseppe Signori è stata e resta un’icon assoluta nella storia della Lazio. Domani, per il bomber biancoceleste, ricorreranno quattro anni dall’assoluzione definitiva. L’ex attaccante era accusato di aver truccato la gara tra Piacenza e Padova.

Il 23 febbraio 2021 il Tribunale di Piacenza assolse con formula piena l’ex capitano di Lazio e Bologna. Per l’accusa aveva manipolato il risultato del suddetto match rossoblù dell’ottobre 2010. Un calvario durato 11 anni. Un lasso tempo nel quale Signori non ha potuto svolgere alcuna professione in ambito calcistico.

Giova ricordare che Signori, contrariamente a quanto avviene in questi casi, non si è avvalso della prescrizione, preferendo l’essere giudicato invece di chiudere il processo senza danni certi.

Assistito dall’avvocato Patrizia Brandi, l’ex calciatore all’epoca dei fatti commentò così la pronuncia del Tribunale: «Assolto con piena formula perché il fatto non sussiste, non per insufficienza di prove. Una vittoria nettissima senza se e senza ma”.

Dopo l’assoluzione la grazia della FIGC

In seguito alla conclusione dell’iter di giustizia ordinaria, il 10 giugno 2021 la FIGC, per decisione del presidente Gabriele Gravina, graziò Beppe Signori. Atto “quasi” dovuto dopo la piena assoluzione.

“A conclusione dell’iter processuale della giustizia ordinaria – si legge nella nota di Via Allegri – il presidente della Figc Gabriele Gravina ha concesso la grazia a Giuseppe Signori in relazione alla sanzione della preclusione definitiva irrogata dagli Organi di Giustizia Sportiva.

L’ex calciatore della Nazionale, vice campione del mondo nel 1994, nel 2011 era stato sanzionato con cinque anni di squalifica con preclusione da qualsiasi categoria o rango della Federazione nell’ambito di un’inchiesta legata al Calcio Scommesse”.

GLP

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‘SVB’ – Signori: “Io nel settore giovanile della Lazio? I matrimoni si fanno in due. Baroni alla Zeman” – (AUDIO)

“E segna sempre lui…”, in arte Beppe Signori, è intervenuto stamattina ai microfoni di Radiosei, nella trasmissione “Sei Volte Buongiorno” per parlare della sua quotidianeità e di un suo possibile ritorno alla Lazio.

“La mia giornata tipo è da nonno pensionato. Porto il bimbo all’asilo, non vado a vedere i cantieri. Poi ora programmo l’estate della mia academy. Sono una persona normale”.

“Sono orgoglioso di quanto accaduto, i tifosi che scendono in piazza per te vale più di 10 scudetti vinti. Rambaudi mister? Mi fa impressione, con lui ho condiviso tanto”.

“Attualmente in serie A la squadra che mi piace vedere di più è la Lazio, insieme con il Bologna. I felsinei con Italiano hanno una mentalità offensiva. I biancocelesti hanno cambiato atteggiamento, siamo passati dal possesso palla al “mi difendo attaccando” di Baroni. Noi siamo cresciuti con Zeman che era massima espressione di questo tipo di calcio”.  

“I giocatori hanno vissuto determinate situazioni, nessuno di quelli che escono da Coverciano, senza essere stati giocatori di livello, può portare queste conoscenze nel proprio bagaglio tecnico”.

“Signori nel settore giovanile della Lazio? Io non ambisco a cose fantascientifiche, tutti i matrimoni si fanno in due. Dal 2010 ho il patentino da allenatore, nel 2021 sono stato riabilitato dalla giustizia sportiva ma non sono arrivate molte chiamate. Normale che per una società investire su un ex giocatore piuttosto che su un ragazzo diplomato a Coverciano ha un peso diverso”.

“Un mio erede? C’è una carenza di mancini. L’ultimo che io ricordi era Pepito Rossi alla Fiorentina. Poi mi vengono in mente Conceicao e Berardi, grande mancini ma meno realizzatori del sottoscritto”.  

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘SVB’ – Rambaudi: “Alla Lazio ho trasformato i fischi in applausi, io e Signori ci completavamo. Marusic o Lazzari? Ecco chi scelgo…

Roberto Rambaudi è intervenuto ai microfoni di Radiosei nella trasmissione ‘Sei Volte Buongiorno’. Le parole dell’ex calciatore biancoceleste sul momento della Lazio:

L’eventuale assenza di Pedro sarebbe pesante, ma c’è tempo per lui per recuperare. Poi invece di fare due gol, essendo magari un po’ debilitato, ne farà solo uno (sorride, ndr).

Dia ok, mentre l’assenza di Tavares è pesante. A livello tattico mi aspetto una gara a grandi ritmi, giocata sulle transizioni, sul rubare palla e ripartire. Credo che la partita si deciderà sull’attenzione, soprattutto quando si perderà palla.

Marusic o Lazzari? Dico il montenegrino, per fisicità e per l’equilibrio che può dare alla squadra. Per questa sfida, molto delicata, sceglierei quindi lui. Questa partita ti indirizza, è fondamentale per il momento, considerando la sosta e l’infortunio di Tavares. Voglio vedere un atteggiamento famelico, con voglia di giocare e vincere. Entrambe giocheranno verticalizzando. Dovremo stare attenti alla loro trequarti che può metterci in difficoltà; sarà importante chiudergli la linea di passaggio.

Chi prenderei del Bologna? Ndoye, in una rosa che fa la Champions, ci sta; Freuler anche mi piace, così come Posch.

Io a Roma ho trasformato i fischi in applausi. Ad un certo punto ho pensato di smettere, si era creata una situazione brutta ma poi ne sono uscito fuori col carattere. Nella gara col Vincenza in casa avevo la febbre alta, giocai lo stesso; a tre minuti dalla fine del primo tempo il tecnico mi tolse, mentre perdevamo, e passai per il capro espiatorio. Arrivavano tanti fischi e il risultato sembrava colpa mia; dopo questa partita continuavano i fischi rivolti a me e per me era difficile giocare fino a quando è arrivato Zoff che mi ha messo nel finale di una partita vinta con la Fiorentina: feci fare gol e ottenemmo il successo, da quel momento ho trasformato i fischi in applausi. Questo è stato il traguardo più bello, in una piazza così importante.

Per me Zeman, che in questa occasione è stato poco psicologo, rimane il numero 1, per come insegna calcio, per mentalità. Non conosce la parola recupero, ma ha più pregi che difetti.

Io e Signori? La fortuna nostra, e di Zeman, è stata conoscerci bene, anche con Baiano. Eravamo forti lì davanti e ci completavamo. La mia qualità era dribblare e creare superiorità numerica, quella di Beppe è di segnare e Ciccio era un centravanti anche di manovra“.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘SVB’ – Rambaudi: “Gigot-Romagnoli? Mi fido di Baroni. Curioso di vedere Dele-Bashiru in mezzo. E su Signori…” – (AUDIO)

Roberto Rambaudi è intervenuto ai microfoni di Radiosei nella trasmissione ‘Sei Volte Buongiorno’. Le parole dell’ex calciatore biancoceleste alla vigilia della gara della Lazio contro il Twente:

Il Milan ieri sera nei primi minuti ha rischiato tanto. Nonostante il risultato finale è una squadra in difficoltà, soprattutto nello spogliatoio. Le situazioni di Hernandez e Leao lo dimostrano. Questo mi ricollega al discorso di ieri su Cataldi: se il calciatore non è completamente felice, si vede. Con Sarri non era dei più gioiosi, anche Milinkovic sembrava triste. Ma ci sta, magari le idee di alcuni calciatori non combaciavano con quelle del tecnico.

Gigot insieme a Romagnoli domani? Mi fido dell’allenatore, se lo fa giocare in una gara così importante significa che gli dà garanzie. Magari non farà tutta la partita. Sono curioso di vederlo.

Dele-Bashiru in mezzo al campo? Sono curioso di vedere anche lui, soprattutto in quella posizione. Sicuramente l’allenatore ci ha lavorato. Se il giocatore ha studiato bene il ruolo, con la fisicità e lo strappo che ha, può essere molto utile.

Non vanno fatti esperimenti contro il Twente. Isaksen? Mi fa arrabbiare perché ha a fatto vedere qualcosa ma deve continuare, non basta. Così non serve. Deve dimostrare, non deve essere timido e timoroso. Forse tra chi si divide il posto con lui, Tchaouna è quello più ‘scaltro’. Da allenatore cercherei di migliorare i giocatori anche dal punto di vista caratteriale. Isaksen mi sembra che quando è un po’ in disparte e entra dalla panchina ha un ritmo diverso, tenta l’1 contro 1 e il tiro in porta; significa che chiaramente gli brucia stare fuori.

I calciatori non son o robot, sono ragazzi. Non è che l’emozione non viene fuori se guadagni tanto.

Beppe Signori? Non giocava gara ad altissimo livello e questo lo faceva di proposito. Ora c’è più aggressività. Ma lui la porta la vedeva come pochi, era un fenomeno in. questo. Come la vedeva segnava. A Beppe arrivava una palla e la buttava dentro

Difensori più ostici incontrati? Uno è Maldini, aveva tutto: corsa, fisico. L’altro che pativo era Carboni; Mazzone gli diceva di seguirmi ovunque.

Nesta o Maldini? Ale è cresciuto con noi. Non posso scegliere, sono diversi. Sono entrambi forti. Forse Maldini di testa era più forte, ma non saprei. Nesta era un difensore moderno, palla al piede, letture, anticipi“.

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Signori si racconta a Radiosei: dalla genesi del bomber, alla vittoria processuale, alla riabilitazione (VIDEO)

“Io Beppe Signori… sarò Franco”: negli studi di Radiosei, lo storico bomber biancoceleste si racconta!

L’arresto, i processi e la vittoria finale:

“Ho saputo di essere stato arrestato praticamente per caso. Dopo 12 giorni di domiciliari, finalmente parlo col magistrato che dopo due minuti si è alzato dicendo che per lui l’interrogatorio non era utile perché non avevo fatto ammissioni. Da lì non ho più avuto modo di essere interrogato o sentito e mi hanno solo proposto patteggiamenti. Ho rinunciato alla prescrizione ed è stata una cosa talmente unica che il mio avvocato non l’aveva mai fatto in tutta la carriera. A me le zone grigie non sono mai piaciute e quindi ho preferito fare così ed uscirne completamente pulito. La Procura sportiva invece mi ha radiato sulla base del processo di Cremona, che si è concluso per prescrizione poiché non abbiamo fatto a tempo in quella sede a ricorrere. Ecco perché ho dovuto accettare la grazia da parte della giustizia sportiva. Grazia che è stata data a una persona che è stata due volte assolta. E’ paradossale. Ho dovuto acquistare circa 90.000 intercettazioni per scoprire che non c’ero. Il Pm si stupì che ero l’unico a non aver mai cambiato numero di telefono. Gli dissi: “Si faccia una domanda e si dia una risposta: sono il capo dei capi e ho un solo numero di telefono da anni”. Devo ringraziare anche i tifosi perché non hanno mai perso la fiducia nei miei confronti. Io sono stato perseguitato perché al momento dell’indagine non ero tesserato, ero uno famoso e amavo scommettere, quindi la persona giusta da arrestare per fare carriera…”.

Le origini del Bomber

“Nasco trequartista e dopo un periodo nelle giovanili dell’Inter, vengo etichettato come un loro “scarto”. Dopo tante vicende e cambi di casacca, arrivò il Foggia di Zeman. Era un gruppo che partiva da un livello apparentemente basso. Il solo Baiano aveva una carriera, il resto veniva da serie inferiori. Eppure da quella fucina, oltre a me arrivarono tantissimi grandi calciatori…

Sono diventato rigorista per caso: dalla Lazio se ne andò via Ruben Sosa e Zoff chiese chi se la sentisse di raccogliere la sua eredità e io alzai la mano e mi proposi. Con Zoff mi trovai benissimo perché mi tenne nella bambagia. Lui fu bravissimo a tenere a bada tutto il gruppo e a gestirlo… senza parlare del mito Gascoigne. La sua allegria ci ha portati a crescere e a lavorare senza sentire la fatica. Lui si allenava in maniera fantastica…”.

Purtroppo durante l’intervista a Beppe Signori, giunge la notizia terribile della morte di Sinisa Mihajlovic. Dopo un breve ricordo dell’ex difensore laziale, Capodaglio e Signori decidono di interrompere la diretta e di darsi appuntamento a tempi migliori per il seguito dell’incontro.

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‘QUELLI CHE…’ – Signori: “Fantastico essere il portabandiera di una generazione. A vita alla Lazio se non ci fosse stato il problema con Eriksson…” (AUDIO)

GIUSEPPE SIGNORI in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!

“Ieri sera c’è la stata la prima a Bologna del mio docu-film. C’è stata tanta emozione, anche negativa nel ripercorrere quanto avvenuto in questi dieci anni. Ora devo trasformare le lacrime in gioia, l’obiettivo adesso è quello di ripartire alla grande recuperando il tempo perso. Il fatto non sussiste è la mia più grande vittoria. Il segnale d’amore che mi ha sempre legato alla Lazio nasce con quella manifestazione collettiva dei tifosi che hanno imposto la mia permanenza. Il resto credo di averlo fatto in campo, con poche polemiche e tanti gol. Alla fine è quello che contava.

Quando giocavo, quando sono passato al Bologna, non ho percepito che una generazione di persone è cresciuta con la mia Lazio. Essere un portabandiera di una generazione è una cosa fantastica. Se non ci fosse stato quel problema con Eriksson sarei rimasto a vita alla Lazio. Stavo talmente bene che non pensavo all’addio. Futuro? Il mio sogno resta quello di riprendere il discorso per diventare tecnico. Le difficoltà ci sono, ma credo di poter essere un importante insegnante per giovani calciatori. Se così non fosse aprirò una mia accademia, dei progetti ce ne sono”.