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RASSEGNA STAMPA

Da Immobile a Felipe, la rivoluzione deve ripartire dall’attacco: ma quante questioni in bilico!

A caccia del gol perduto. La rivoluzione, in campo e sul mercato, deve ripartire dall’attacco. Sarri lo ha urlato per un anno, a Tudor è bastata una settimana per capirlo. Ora forse pure la società lo ha compreso, nonostante gennaio sia volato senza un accenno di rimedio. È cambiato il modulo e l’idea di calcio, ma il problema della Lazio è sempre lo stesso. In tre partite, cinque tiri nello specchio, quattro all’esordio vincente contro la Juventus (e la rete di Marusic al 93′), zero nella semifinale di andata in Coppa Italia, appena uno (il tentativo sterile di Castellanos da lontano) nel derby di sabato. Ovvio che così diventa pura utopia rimontare da una situazione di svantaggio anche quando, come dice Lotito, i biancocelesti «avrebbero meritato il pareggio». Immobile sembra al tramonto, da 10 gare a digiuno, come non gli era mai successo dal suo sbarco nel 2016 a Formello. Al momento il Taty non garantisce sotto porta il suo vecchio fiuto. Che Ciro resti o meno, a giugno andrà trovato un bomber vero (Ioannidis piace, ma è affidabile il campionato greco?), cogliendo magari occasioni importanti (vedi Simeone e Dia) a costo contenuto. Non va però sostituito solo il centravanti, servono comunque i rifornimenti alle spalle e altri gol.

INTRIGO BIANCONERO

Non c’è più il 4-3-3, avanti col 3-4-2-1. Dopo i primi esperimenti, tutti gli esterni e i trequartisti sono in bilico. Bisognerà trovare un accordo per l’uscita di Pedro, dal momento che alla 25esima presenza è scattata l’opzione per un altro anno. Non è un caso che la società continui a tergiversare sul rinnovo di Felipe Anderson: l’incontro è slittato per la terza volta a questa settimana, ma il brasiliano potrà restare solo se accetterà tre milioni (bonus compresi, al massimo) e rinuncerà alla Juventus a parametro zero. Ieri si erano diffuse voci di un accordo definitivo con i bianconeri (di massima, c’è da novembre, quando nessuno sapeva nulla e lo avevamo svelato), ma la sorella-manager Juliana smentisce di averlo trovato anche nell’ultima trasferta a Torino e comunque la vera novità sarebbe un contratto preliminare (che non c’è) depositato. Giuntoli segue anche Zaccagni, da un anno in attesa di un robusto adeguamento: è in scadenza nel 2025 e, senza gli introiti di una qualificazione europea, sarebbe uno dei pochi sacrificabili da cui la Lazio potrebbe trarre un gruzzoletto per fare un mercato serio. Sabato Tudor ha sostituito Isaksen dopo un tempo, ma è difficile che la società bocci il giovane prospetto dopo un anno, a meno che non arrivino offerte al rialzo. Da Empoli rientrerà Cancellieri dal prestito: Igor lo ha avuto a Verona, lo stimava e potrebbe rilanciarlo.

OPERAZIONE SVECCHIAMENTO

Il duplice obiettivo biancoceleste sarà svecchiare la rosa e garantire al nuovo tecnico rinforzi più adatti al suo gioco. Si è già capito che Luis Alberto non può essere trequartista nemmeno nel nuovo corso. Tudor ha rilanciato Kamada in quel ruolo, ma lo preferisce a centrocampo ed è comunque difficile che il giapponese eserciti l’opzione biennale (a suo favore) a campionato finito. Igor riabbraccerebbe volentieri Barak, in uscita dalla Fiorentina per 10 milioni già dallo scorso inverno. I 29 anni non pendono a favore del ceco, ma il costo dei baby talenti è lievitato. Sarri aveva chiesto Ferguson, Colpani e Gudmundsson. Profili che potrebbero piacere pure a Tudor, ma la Lazio ha già sondato il terreno (anche per Carboni col Monza) e ha capito di dover rivolgere le mire all’estero. A gennaio il ds Fabiani si era visto respingere le proposte da 16 e 12 milioni dalla Championship per Clarke del Sunderland e Whittaker del Plymouth. L’estate deve riportare i gol. Il Messaggero

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Giordano: “Non era una questione di modulo, il derby l’ha confermato. Squadra scombussolata dal cambio? Calciatori, basta alibi!” (AUDIO)

BRUNO GIORDANO in collegamento a ‘NMM’!

Il derby ha confermato che non è mai stato un problema di moduli ma di forma dei calciatori. Rare eccezioni le abbiamo viste in Champions in cui l’ambiente era talmente trainante da esser in grado di sopperire. Ora bisogna essere calmi, finire nel modo migliore questa stagione per programmare al meglio la prossima. Inutile, adesso, dare sentenze affrettate su Tudor che ora deve solo fare in modo che con gli ultimi risultati si possa ritrovare serenità ed i presupposti giusti. Poi un tecnico può sbagliare, come ha fatto Inzaghi prima e Sarri poi, ma è necessario che nei momenti di difficoltà si resti lucidi ed equilibrati. Se i migliori calciatori della rosa avessero ripetuto il rendimento della scorsa stagione ora la Lazio non sarebbe in questa situazione. La non forma del calciatore ti porta a pensare che l’aspetto negativo è dettato dai tecnici, ma non è così.

Squadra scombussolata dall’addio di Sarri? E allora cosa dovrebbero dire i giocatori del Verona o della Roma? Siamo anche noi che non dobbiamo continuare a fornire alibi. Il giocatore se ha questo possibilità ci sguazza. E’ giusto che il tifoso si aspetti sempre grandi prestazione, anche in questo finale di stagione. Se non riusciranno a fornirle, sarà un loro problema. Tudor ora sta cercando di trasmettere le proprie type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idee, spetta a loro in campo recepirle. Non ci sono riusciti con Sarri e forse ancora non ci stanno riuscendo con il nuovo tecnico. Tre partite sono nulla e purtroppo gli sono capitate tre partite toste.

Io non credo che il calcio di Tudor sia rischioso. Magari posso non essere d’accordo sull’esclusione all’intervallo di Isaksen che a me è sembrato il più ispirato nel primo tempo. Oppure posso avere dei dubbi sulla posizione in cui viene impiegato Anderson. Mi sembra un po’ emarginato in quella zona di campo. Detto questo non ho particolari dubbi sul sistema. Certo che i calciatori devono essere messi nelle loro zone di competenza per potersi esprime al massimo. Gli esperimenti non devi farli nei momenti di difficoltà, forse da questo punto di vista un minimo di forzatura da parte sua c’è stata. Magari la vittoria in campionato con la Juventus gli ha dato quelle certezze che lo hanno portato ad entrare un po’ a gamba tesa”.

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Lotito paga il conto delle sue scelte: quale futuro per la Lazio?

Un collasso inevitabile

Pagamento anticipato, per Lotito. Paga il conto di scelte sciagurate e della disfatta stagionale, un collasso inevitabile, probabilisticamente scontato dopo ogni vittoria. Deve anche iniziare a pensare al mercato che s’aspetta Tudor, smaniava dopo il derby pensando ai giocatori adatti al suo calcio «Cambieremo». Ha poco da dire e molto da fare, il presidente della Lazio. L’ultimo mese e mezzo è diventato un precampionato fuori stagione, utile al tecnico per fare la conta di promossi e bocciati […].

Tante domande incalzano il presente e il presidente. Cosa c’è nel futuro della Lazio? Cosa ha in mente per rilanciare il suo piano al traguardo dei vent’anni di presidenza? Perché questo indietreggiare costante dopo le stagioni vincenti? Quanto dei soldi incassati tra Champions, Supercoppa e botteghini saranno investiti in estate per trasformare la Lazio da sarriana a tudoriana? Si può ricompattare lo spogliatoio? Si può limitare l’inquietudine di Immobile il cui smarrimento è l’immagine stessa della Lazio? Si rinnoveranno i contratti di Felipe e Zaccagni? Quali dei big sfiduciati saranno sacrificati per la rifondazione azzeratutto? Perché diventa sempre difficile pensare al domani?

In poco tempo, neppure un anno, s’è rovinata una bellissima storia Champions, ora c’è il rischio di disperdere anche il capitale di passione che aveva generato. Archiviata la rivoluzione (a metà) di Sarri, sta a Lotito riuscire a garantire a Tudor una Lazio su misura. Nel contempo dovrà garantire alla società nuova sostenibilità. Il rapporto tra costo del personale e ricavi dovrà scendere dal 90% dell’anno in corso al 70% per il 2025-26. Scelte che, in base all’Europa raggiunta, inizieranno a pesare in estate. Ma il presidente ripete che «da quando ho preso la squadra ad ora siamo nella situazione di poter solo crescere. Prima era una società di partenza, ora è una società di arrivo». Il punto è di domanda. Corriere dello Sport

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Lazio, Tudor ed il sottile limite tra coraggio e presunzione. Già sotto processo anche per le dichiarazioni

Storia di un ko annunciato. Non solo per la legge delle statistiche e dei grandi numeri, che difficilmente avrebbero potuto regalare la quinta vittoria negli ultimi sette derby, ma anche e soprattutto per il doppio cambio tecnico a Trigoria e a Formello. Dopo una sconfitta nel 2021, Sarri aveva eguagliato il record di Eriksson senza sbagliare mai la strategia né un colpo contro Mourinho. Sabato Mau si è lasciato scappare solo un commento sul divano, davanti alla tv a Castelfranco: «Purtroppo stavolta la Roma ha fatto la Lazio». Tudor non ha ancora capito la stracittadina, non è uscito dal centro sportivo, è passato troppo poco tempo. Preoccupa invece il presente ormai andato e il futurok in arrivo. Sia pure senza il suo curriculum, Igor si sta mostrando ben più integralista del suo predecessore toscano, che si era invece adattato alle caratteristiche dei giocatori della Lazio. Lo dimostra l’immediata intransigenza sul 3-4-2-1, ma anche la formazione ardita schierata sabato, senza Zaccagni, con Luis Alberto in panchina, e Casale, Vecino e Immobile in campo. Il calcio di Tudor è intenso, verticale, veloce e atletico, ancora più incompatibile di quello di Sarri con questo organico. È chiaro, bisognerà attendere il prossimo mercato per esprimere un giudizio definitivo, ma il tecnico croato non ha aspettato: è sbarcato e ha deciso di fare subito gli esperimenti, gettando così al vento le prime due partite su tre (manca la semifinale di ritorno in Coppa Italia contro la Juve) che avrebbero potuto ancora dare un senso alla stagione in corso e mantenere più viva la speranza di una qualificazione in Europa, fondamentale per avere un tesoretto in più e la certezza di una vera rivoluzione della rosa a giugno.

LA DIPLOMAZIA

Sabato pomeriggio c’era Martusciello (ancora sotto contratto sino al 2025) all’Olimpico. Forse si poteva puntare sull’ex vice-Sarri o su un traghettatore votato al 4-3-3 rodato quasi un triennio, invece di ritrovarsi in corsa con un ibrido. Forse si sarebbe dovuto scegliere con calma a fine maggio, quando sarebbero tornati in ballo anche Palladino e Italiano. A marzo era disponibile solo Tudor. E ora determinate sue scelte non convincono nemmeno la società, contrariata anche dal cambio Isaksen-Pedro all’intervallo. Nessuno adesso può pubblicamente ammetterlo, farlo sarebbe deleterio. Lotito non può certo tornare indietro, anzi è pronto a tornare a Formello per stargli più vicino: «Sono le prime partite, il nuovo allenatore sta studiando per capire qual è l’assetto giusto della squadra, che è nelle condizioni di poter fare bene ha commentato ieri il patron alla presentazione della nuova segreteria di Forza Italia nella Capitale ma, dal punto di vista del gioco nel derby, avremmo meritato un pareggio». Impossibile senza tirare in porta, anzi beccando una sola volta lo specchio con un tiro sterile da lontano di Castellanos. In tre partite, la nuova Lazio di Tudor ha trovato una sola rete al 93′. Quella rondine al debutto non ha cambiato questa Primavera, né l’antico mal di gol. Anzi, col cambio tecnico, alla sterilità offensiva si è aggiunta pura un’ulteriore fragilità dietro, legata al caos tattico, alla marcatura a uomo (vedi Romagnoli su Mancini sul calcio d’angolo) e ai giocatori fuori ruolo (vedi Felipe Anderson terzino).

IL PROCESSO

È sottile il limite fra presunzione e coraggio. E infatti i tifosi già mettono Tudor sotto processo: «All’esordio ha detto che doveva arrivare lui per capire che Marusic era un’ala, una frase già da fenomeno. Deve fare le cose semplici, perché chi lo ha preceduto non era una stupido. Pure Inzaghi aveva sempre fatto il 4-3-3 con la Primavera e, appena subentrato a Pioli, ha capito di avere i giocatori da 3-5-2 ed è passato a quello», si legge fra i commenti social del giorno dopo. Ecco perché la stracittadina non è «una partita come un’altra» e può cambiare subito un destino. Non sono piaciute nemmeno alcune dichiarazioni di Igor: «Dire che la Roma era troppo per la Lazio non è una frase di uno che ha una mentalità vincente, specie dopo aver regalato il primo tempo». È cambiato l’allenatore, mica la squadra di Sarri o il vento dopo un derby perso. Il Messaggero

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Corino: “Il derby è lo specchio della stagione. I giocatori non credono in ciò che fanno” (AUDIO)

Il derby è lo specchio della stagione… LUIGI CORINO in collegamento a ‘QUELLI CHE…’

“Sabato abbiamo avuto l’evidenza che il derby è lo specchio della stagione. Puoi cambiare anche 10 allenatori, ma non è quello il problema. Sono solo le conseguenze della stagione della Lazio che è partita male e sta finendo peggio. Siamo inconcludenti. Avevamo una grande occasione per fare il salto di qualità, ma come è già accaduto in passato, abbiamo fatto un passo indietro. Purtroppo per me la stagione è finita.

Gli unici a crederci nel prosieguo della stagione, sono i tifosi che riempiono lo stadio. Chi mi sembra invece non crederci sono i giocatori. Siamo sicuri che loro credano in quello che fanno? Non mi danno la sensazione di reagire a questo brutto periodo che abbiamo passato. A parte la Champions, la squadra anche con Tudor sta continuando a fare prestazioni mediocri. La Roma non ha fatto molto per vincere il derby, ma noi ancora di meno.

Non so cosa si sia creato all’interno della squadra. Non pensavo di confermare il secondo posto, ma nemmeno vedere una squadra senza rabbia e cattiveria agonistica. E questo al di là dell’organizzazione di Tudor e di Sarri.

Non sono convinto che Lotito abbia messo tutto in mano a Fabiani, bisognerà vedere questa estate sul mercato”.

Alessio Buzzanca

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Cardone e le responsabilità di Tudor nel derby: “Almeno tre errori di formazione evidenti ed eccesso di aggressività a tutto campo” (AUDIO)

GIULIO CARDONE (La Repubblica) in collegamento a ‘QUELLI CHE…’!

“Il derby è stata una partita orrenda sotto ogni punto di vista, in particolare dal punto di vista tecnico-tattico. La formazione non l’ho capita, già nel giorno della vigilia quando si erano palesate le intenzioni di Tudor avevo delle perplessità. Per quanto mi riguarda ci sono stati 3-4 errori evidenti nelle scelte. Penso a Cataldi che la stracittadina l’ha sempre interpretata bene, ma anche alla panchina di Luis Alberto e quella di Patric. Mi riferisco anche all’utilizzo di Immobile dall’inizio. Viste le sue condizioni non ottimali, poteva essere una scelta giusta questa di concedergli l’ultima parte di gara con un contesto tattico più agevole. Mi auguravo, tra l’altro, che ci fosse un piano partita più furbo, minori spazzi concessi alla Roma, limitando l’eccesso di aggressività a tutto campo. Poi va detto che la rete che ha deciso il derby è arrivato su un calcio piazzato.

Complessivamente, sono stati fatti degli errori a tutti i livelli per stare nove punti dietro una Roma che non ritengo assolutamente superiore alla Lazio per valori tecnici. I loro giocatori più forti, Dybala e Lukaku, di fatto nel derby non hanno inciso. C’è da aggiungere che c’è stata una sottovalutazione clamorosa che la vecchia guardia della Lazio fosse arrivata al punto di arrivo. Sto contestando molto di sostiene che la stagione è finita. C’è delusione anche per il derby, ma metterla su questo piano vuol dire che non c’è aderenza con la realtà. L’Atalanta è a quattro punti con una partita in meno e c’è la possibilità di provarci con la Juventus che resta ovviamente favoritissima in Coppa. E’ dura, ma non finita. La premessa che andare in Europa League è importantissimo per la Lazio“.

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Luis Alberto, 98′ con Tudor: il Mago sta scivolando via dal progetto

Appena 98 minuti complessivi in 3 partite. Solo 26 considerando esclusivamente il campionato. È questo il magro bottino che descrive alla perfezione l’attuale dimensione di Luis Alberto. Il Mago, di fatto, è diventato una delle ultime scelte a centrocampo nella nuova gestione Tudor. Nel 3-4-2-1 del tecnico croato, in linea teorica lo spagnolo potrebbe occupare sia il ruolo di interno che, soprattutto, di trequartista. Nonostante questo sta faticando parecchio a ritagliarsi il suo spazio.

Tudor, la scelta su Luis Alberto 

Era riuscito a mettersi in mostra nei primi giorni di insediamento del nuovo allenatore, che ne aveva messo in evidenza la disponibilità e lo spirito giusto. Poi, però, qualcosa deve essere andato storto, o semplicemente il croato ha ritenuto gli altri giocatori a disposizione più funzionali per il suo progetto, capaci di garantire più rapidità e cambio di passo, movimenti anche spalle alla porta. Quello che offre Kamada, ad esempio, che al contrario «ha le doti giuste, è un giocatore forte», come spiegato dal mister. E infatti ha messo insieme 188 minuti nelle stesse partite, di cui 170 nelle sfide in Serie A con Juventus e Roma. Già, il derby, probabilmente la partita in cui più delle altre Luis Alberto avrebbe voluto lasciare il segno. Nel corso del secondo tempo, mentre si scaldava, ha cercato più volte di far incrociare il suo sguardo con quello di Tudor, sperando di ottenere un cenno, un invito a togliersi la tuta per entrare in campo. Ha dovuto attendere fino al 70′, però, per riceverlo. A disposizione ha avuto solo i 20 minuti finali, non abbastanza per entrare in gara e inventarsi qualche magia.

Luis Alberto più lontano del progetto Lazio

Una situazione che difficilmente, dentro di sé, lo spagnolo starà vivendo serenamente. È un calciatore abituato a essere al centro della Lazio, l’uomo più talentuoso della squadra e capace di fare la differenza con le sue giocate, con i suoi assist, con i suoi gol. Quando il suo status viene messo in discussione, ne risente sia a livello tecnico che mentale. Un segnale, forse, analizzando i fatti con un po’ di malizia, si era già visto alla vigilia del debutto del nuovo allenatore sulla panchina della Lazio, quando Luis Alberto (dopo aver saputo della sua esclusione dalla formazione titolare) aveva saltato l’allenamento per un affaticamento. Un problema che comunque non gli aveva impedito di finire nella lista dei convocati il giorno successivo e addirittura entrare nei 6 minuti finali del match di campionato vinto contro la Juventus. Nella gara successiva (quella di Coppa Italia sempre con i bianconeri) era stato scelto per la prima volta (e al momento unica) tra i titolari, per poi tornare a sedersi in panchina nel derby. La sensazione è che stia scivolando gradualmente sempre più fuori dal progetto. Servirebbe una magia delle sue, un veloce adattamento alle nuove richieste di Tudor, per cambiare l’inerzia e non essere più considerato tra le ultime scelte. Una dimensione in cui uno come lui fatica a restare. Corriere dello Sport

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DICHIARAZIONI

Derby, Lotito: “Sono le prime gare di Tudor, sta studiando per capire…”

Il presidente della Lazio Claudio Lotitotorna sul derby, vinto dalla Roma per 1-0 grazie alla rete di Mancini. Secondo il patron biancoceleste, “dal punto di vista del gioco forse la Lazio avrebbe meritato un pareggio”. Lotito, intervenuto alla presentazione della nuova segreteria di Forza Italia Roma, ha poi parlato del tecnico Igor Tudor. “Sono le prime partite, sta studiando per capire qual è l’assetto giusto della squadra che è nelle condizioni di poter fare bene”.

Il patron della Lazio è poi tornato sugliscontri registrati prima della partita: ” Siamo contro la violenza. La combattiamo e mi sembra di essere l’emblema di questo. Ho messo in atto azioni per reprimere e prevenire questi episodi”.

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ESCLUSIVE

PAGELLE – Tudor, una formazione che non convince. Guendouzi fino all’ultimo, Gila è il migliore

Le pagelle di Roma-Lazio .La Lazio  perde il derby con la Roma e un solo gol decide una gara ,che i biancocelesti hanno giocato con scelte tecniche da rivedere ,poco carattere e tanta confusione.Pagella insufficiente.

Mandas – 5 ,5 Prestazione deludente, poteva fare di più sul colpo di testa di Mancini ,lasciato libero di colpire da Romagnoli.

Gila – 6 Ha dimostrato carattere ,impegnandosi al meglio.E’ stato lui ,con Guendouzi l’ultimo ad arrendersi.

Casale – 5 Solita prestazione ,ha fatto del suo meglio per marcare Lukaku,ma in fase di uscita ha dimostrato poca personalità.

Romagnoli – 4 Assolutamente non in giornata ,disattento e deleterio nell’azione del gol della Roma.

Marusic – 4,5 Al solito ,assolutamente inesistente ,nessuno spunto rilevante.

Anderson – 5 Anche oggi delude le aspettative, nessuna azione di rilievo.

Vecino – 5,5 A sprazzi prova ad impensierire la retroguardia della Roma; ma le poche conclusioni non vanno mai a buon fine

Guendouzi – 6 Combattente ,non si è mai arreso fino alla termine della gara, a volte ignorato dai compagni, ha dimostrato comunque di non mollare tenacemente fino alla fine.

Isaksen – 5 ,5 Qualche spunto interessante ,poco il tempo concessogli per valutare le sue reali potenzialità.

Kamada – 4,5 Giocatore misterioso,in campo non riesce a dimostrare di “che pasta è fatto”

Immobile – 4 Irriconoscibile ,unica occasione che gli concedono la spreca ,banalmente ,a dimostrazione delle sue attuali condizioni.

Tudor – 4 Prova ad inventare qualcosa di nuovo ,probabilmente ha fretta di applicare le sue type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idee, sbagliando oltretutto qualche scelta tecnica ,per una partita come il derby ,che va affrontata con un’attenzione e uno spirito diverso.

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DICHIARAZIONI

Tudor in conferenza: “Capire chi può fare questo calcio e poi scegliere gente che ha la giusta qualità e carattere”. Poi sulle scelte ed i cambi…

La conferenza stampa di Igor Tudor dopo la sconfitta con la Roma

Problemi della fase offensiva…

“Sensazioni sono sempre brutte quando si perde, soprattutto al derby. Poi nell’analisi della squadra è molto più profonda, quello dell’attacco è uno dei problemi. Davanti facciamo abbastanza fatica, c’è da crescere lavorando. Dobbiamo capire chi può farlo e chi non può farlo, soprattutto quando si cambia l’allenatore. Si cambiano anche la tipologia dei giocatori, ma quello si fa l’estate. Per ora possiamo fare solo il meglio possibile, abbiamo sentito la terza gara in sette giorni. Per me è stata una partita abbastanza equilibrata, hanno fatto gol da calcio d’angolo”.

Quali sono state le valutazioni per la formazione?

“Serve troppo tempo per spiegare queste valutazioni, sono scelte tecniche. Poi dopo la partita è più facile commentare. Isaksen è uscito perché forse la sentiva un po’ troppo questa gara. Ciro e Romagnoli invece si sono fatti male”.

Le scelte in mezzo?

“Mi baso su tutti i dettagli, non penso che i mediani abbiano fatto una brutta gara. Poi quando si perde si mette tutto in bilico. La Roma è una squadra che è difficile fare un pressing buono, questo sapevamo che avremmo trovato delle difficoltà. Dietro non si saliva, non si pressava, volevamo essere aggressivi e compatti. Abbiamo sofferto le secondo palle perché loro hanno giocatori con più gamba di noi e poi come ho detto il secondo tempo in avanti c’era da essere più pericolosi nell’interpretare i vari ruoli”.

Tanti giocatori con la testa da un’altra parte?

“Non sono d’accordo. La sua analisi è sua, ma io non sono d’accordo”.

Il paragone tra i due allenatori…

“È chiaro che lui è qui da più tempo, sono tanti allenamenti, qualcuno da me ha più partite che allenamenti con me. Non sto trovando alibi, ma quando si fa analisi si deve pensare a tutto, compresa la sosta per le nazionali. Bisogna migliorare in fretta già per venerdì in certe cose. Quando incontri Roma e Juve tutto diventa più difficile. Poi non c’è Zaccagni che è un giocatore importante per noi, va messo tutto insieme e analizzato. Non serve trovare scuse, già da lunedì dobbiamo tornare a lavorare”.

Si sente di poter dare una spinta a questa squadra?

“Io sono a mille, non esiste nient’altro. L’entusiasmo è sempre a 100 tutti i giorni, che c’entra la vittoria o la non vittoria? La mentalità deve essere quella, scegliamo la gente che ha la giusta qualità. Servono almeno due mesi di allenamento fisico serio per reggere certi ritmi, quella è analisi. L’idea è andare forte in avanti e essere compatti anche dietro. Con questa Roma oggi non è bastata”.

Può essere stata la troppa voglia il problema di oggi?

“Nella collettività c’è sempre il lavoro individuale. Sono i giocatori a decidere cosa fare”.

Squadra troppo morbida e senza carattere?

“È una caratteristica importante per un giocatore. Non conta solo la tecnica, ma anche cervello e cuore. La morbidezza può essere che non sei coraggioso, ma può essere anche dal punto di vista fisico. Quando si scelgono i giocatori devi pensare a tutto. È evidente che oggi la Roma avesse più fisicità, è il resto che devo ancora capire cosa è mancato”.