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Lazio, non solo Felipe Anderson: quanti giocatori via a zero

Felipe Anderson è solo l’ultimo dei giocatori a lasciare la Lazio a parametro zero. Dal 2018 in poi (quindi in 7 sessioni di mercato, compresi gli estremi) sono 7 i giocatori che erano titolari (o quasi) e che si sono liberati a parametro zero: Felipe Anderson, Luiz Felipe, Strakosha, Leiva, Reina, Pedro, Wallace. A questi andrebbero aggiunti calciatori quali Romero, Kishna o altri che se ne sono andati a parametro zero ma che non erano titolari. Per non parlare dei “ritirati” Lulic, Radu, Klose. E la Lazio non riesce a incassare… Resta aggiornato sulla Lazio seguendo il sito Radiosei.

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Lazio nella nuova Europa League: le squadre qualificate e la formula

Alla Lazio di Igor Tudor, per accedere alla fase a gironi della prossima edizione dell’Europa League (EL), domani basterà fare un punto nella sfida interna al Sassuolo in programma all’Olimpico alle 20.45.

Per muoverci meglio nei meandri nelle novità presenti nella prossima edizione della seconda competizione continentale, ci facciamo aiutare dal focus pubblicato dal Corriere dello Sport. In primis, ricordiamo che su 36 squadre, solo 13 sono qualificate di diritto alla fase a girone. Parliamo della vincitrice della Conference League, ovvero una tra Fiorentina e Olympiacos. Passando alla Premier, oltre al Tottenham, alla prossima Europa League potrebbe partecipare il Manchester United, se vincerà la FA Cup stasera battendo il City. Diversamente toccherebbe al  Chelsea.

La Liga ha qualificato Real Sociedad e Athletic Bilbao, la Ligue1 Lione e Nizza. Già nella competizione anche Porto e Az Alkmaar. Per quanto riguarda la serie A, se l’Atalanta non vincesse una delle due restanti gare di campionato, entrambe in case contro Torino e Fiorentina, la Roma andrebbe in Champions, diversamente parteciperebbe all’EL. Come detto, la Fiorentina, già qualificata per la Conference, se battesse l’Olympiacos nella finale di Conference, approderebbe anch’essa in EL.  

Muovendosi in Germania, l’Eintracht sarà in Champions se il Borussia Dortmund (già quinto in campionato) vincesse la finale di Wembley contro il Real Madrid. Inoltre, se il Bayer Leverkusen alzasse la Coppa di Germania (oggi), avremmo Hoffenheim in EL e Heidenheim in Conference. Se a sorpresa vincesse invece il Kaiserslautern, il club oggi in B giocherebbe in Europa League e l’Hoffenheim in Conference. 

Europa League: ecco come è cambiata

Nella prossima Europa League, cambiata come Conference e Champions, alla fase a girone accederanno 36 squadre. Il gruppo sarà ripartito nel sorteggio in 4 fasce. Ogni squadra  affronterà 8 diverse avversarie, due per fascia.

Inoltre, per ogni fascia, una rivale sarà affrontata in casa e l’altra fuori. In totale, quindi, il numero minimo di partite passa da 6 a 8. In questo segmento della competizione non sono possibili le sfide fra club della stessa federazione. Inoltre, salvo novità regolamentari durante l’estrazione, ogni squadra non può affrontare più di due squadre provenienti della stessa federazione. 

Ad esito della fase a girone, le prime 8 della classifica accederanno direttamente agli ottavi di finale, come teste di serie. Le altre 16 disputeranno un playoff intermedio, come nel precedente format: in particolare le squadre dal 9° al 16 ° posto saranno teste di serie e sfideranno una avversaria piazzata dal 17° al 24° posto. Il sorteggio è tuttavia “blindato”: per esempio, la 9ª e la 10ª affronteranno la 23ª o la 24ª; 11ª e 12ª la 21ª o la 22ª e così via.  Al termine della fase a girone, le ultime 12 saranno eliminate. 

Gianluca La Penna

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Lazio, il rendimento dei tuoi top cala. Ma lo stipendio aumenta…

I migliori giocatori della Lazio sono in calo. Nella stagione in corso i tre più pagati sono Immobile, Luis Alberto e Kamada. Insieme sono costati alla società 19,5 milioni lordi. Considerando sia le coppe che il campionato hanno segnato complessivamente 18 gol: il capitano è a quota 11 (di cui 5 su rigore), il Mago ne ha segnati 5, il giapponese due. Poco. La società ha speso circa 1,1 milioni per ogni gol realizzato da quelli che dovrebbero essere i tre calciatori più rappresentativi. Quasi il quadruplo di quanto pagava nel 2019-20. Durante quella stagione la squadra ha vinto l’ultimo trofeo (la Supercoppa Italiana conquistata con la Juve nel 2019). Eppure gli stipendi da quel momento in poi sono lievitati. Nel 2020, infatti, i tre giocatori offensivi più pagati nella rosa erano Immobile, Luis Alberto (quindi come ora…) e Milinkovic, per un totale di 12,6 milioni lordi. Insieme avevano realizzato 58 gol complessivi. Il rendimento era nettamente superiore (40 gol in più), la spesa molto più contenuta (circa 7 milioni in meno). Questo perché la Lazio è abituata a rinnovare, con contratti lunghi, anche a over 30, non solo tenendoli fino a fine carriera, quando quindi sono inevitabilmente in calo, ma anche alzando loro lo stipendio. La società in pratica paga per quel che i giocatori hanno dato, non per quel che renderanno. Piazzare i calciatori poi diventa difficile (lo dimostrano proprio i casi Immobile e Luis Alberto: il primo l’anno scorso rifletteva su un possibile trasferimento in Arabia, ma non ha mai ricevuto offerte, lo spagnolo ha invece recapitato al club una proposta di appena 5 milioni, ritenuta troppo bassa da Lotito). E la Lazio, che si autofinanzia e ha quindi possibilità economiche limitate, fatica a ringiovanire la rosa e a investire su calciatori che possano garantire un rendimento superiore rispetto agli interpreti attuali. I numeri di Immobile, Luis Alberto e Kamada, in questa stagione, non valgono i quasi 20 milioni spesi d’ingaggio per loro. E al termine del 2024-25, quando i primi due avranno 35 e 32 anni, è difficile immaginare che i conti tornino.

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Luis Alberto, 15 mesi senza gol all’Olimpico: non segna da febbraio 2023

Quasi 15 mesi senza gol per Luis Alberto. Almeno all’Olimpico. E per Luis Alberto quella di domenica con il Sassuolo (si gioca alle 20.45) potrebbe essere l’ultima occasione per tornare a colpire in casa. Non ci riesce dal febbraio del 2023, contro la Sampdoria. Ci riuscì con un tiro dalla distanza. Da quel momento niente di niente. Né in campionato, né nelle coppe. La bacchetta magica, all’Olimpico, non gli funziona da 28 partite. Da quando ha firmato il rinnovo che lo ha reso, con Immobile, il giocatore più pagato della rosa ha segnato esclusivamente in trasferta. Lo spagnolo ha detto di voler lasciare la squadra in estate, ma per farlo dovrà trovare una squadra disposto a pagarlo circa 10 milioni. Il presidente Lotito, infatti, non ha intenzione di lasciarlo andare a meno.

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Lazio, di anno in anno segna sempre meno: il dato è inquietante

Il reparto offensivo della Lazio, negli ultimi anni, ha fatto registrare un calo sensibile. In questa stagione i biancocelesti solo in 13 partite su 37, in campionato, sono riusciti a segnare più di un gol. E solo contro l’Atalanta, nella gara disputata a inizio ottobre all’Olimpico, sono state totalizzate tre reti contro una delle prime otto della classe. Un caso, un’eccezione. Molto lontana da quella che è la regola. In questa edizione della serie A la Lazio solo in cinque occasioni ha segnato più di due gol. Nel 2022-23 aveva chiuso il campionato segnando agli avversari almeno due volte in una singola partita in 18 gare (+5 rispetto all’annata in corso). Nel 2021-22 ci era riuscita 21 volte. Nel 2019-20 erano addirittura 25. Insomma, il calo è costante. Era dal 2009-10, con Ballardini in panchina (poi esonerato per far spazio a Reja) che la Lazio non faticava così tanto a segnare più di un gol a incontro. Quella squadra si ritrovò a lottare per la salvezza: altri tempi, altri obiettivi. In quel periodo i biancocelesti venivano infatti da un dodicesimo (2007-08) e un decimo posto (2008-09). I singoli sono in difficoltà, di conseguenza lo è la squadra. Immobile e Luis Alberto, entrambi over 30, non stanno rendendo come in passato (e, vista l’età, non è detto che tornino a farlo…), Pedro è inevitabilmente in calo, Kamada, con Sarri, ha deluso. Castellanos e Isaksen hanno bisogno di tempo per inserirsi e crescere. Felipe Anderson lascerà il club in estate e porterà con sé un bottino da 5 gol e 6 assist. Il giocatore più vicino al trasferimento a Formello, al momento, è il classe 2003 Loum Tchaouna della Salernitana. Un profilo interessante, che però non può garantire l’inversione di tendenza. Perché ormai da anni la Lazio, di stagione in stagione, segna sempre meno. E con i giocatori più pagati della rosa che sono in evidente difficoltà, il trend è preoccupante.

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Lazio, per il Flaminio c’è anche un’altra proposta: ecco di chi è

Non c’è solo la proposta della Lazio calcio per lo stadio Flaminio. Come riporta il sito laziofamily.it, per la riqualificazione dell’impianto ci sarebbe anche un altro programma, vale a dire quello della Roma Nuoto. Viene invece smentito che ci sia una proposta da parte di Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e Istituto per il Credito Sportivo (ICS), come era invece stato affermato da alcuni organi di informazione negli ultimi giorni. Per quanto riguarda la Lazio, il presidente Lotito ha annunciato che a breve verrà consegnato il progetto preliminare in Campidoglio per dare una seconda vita alla struttura.

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Lazio e Roma, gli ultimi 5 minuti delle partite fanno la differenza

Una storia già vista, ma che in città Lazio e Roma leggono in senso opposto. All’ultima giornata di campionato le due squadre arrivano divise da tre punti (con i giallorossi che hanno però il vantaggio dello scontro diretto e hanno la certezza di finire davanti). A incidere sulla classifica sono gli ultimi cinque minuti più recupero delle partite. Con i due punti persi a Milano per il gol di Dumfries all’87’, i biancocelesti, dall’85’ in poi, hanno peggiorato il passivo. Alla prima giornata la Lazio era infatti stata ribaltata dal Lecce perdendone tre, ai quali vanno aggiunti non solo i due di domenica ma anche i due di Monza: totale di -7. Con le reti allo scadere con Fiorentina e Juventus (in entrambi i casi si è passati dallo 0-0 all’1-0) Immobile e compagni ne hanno però recuperati 4. In tutto sono quindi 3 i punti persi dall’85’ in poi. La Roma, al contrario, nei minuti finali in questo campionato si è spesso esaltata: i giallorossi ne hanno infatti persi solo due con il Torino (a settembre), guadagnandone però ben 9 contro Monza (2), Lecce (3), Fiorentina (1), Udinese (2) e Napoli (1). In tutto quindi sono in attivo di sette. E così sui 3 punti che dividono Lazio e Roma incidono, in maniera sensibile, gli ultimi 5 minuti. Possono sembrare un dettaglio, potrebbero invece valere decine di milioni. La squadra di Tudor però deve migliorare anche in un altro particolare: il tecnico croato ha oggettivamente risistemato la fase difensiva. Sono infatti solo cinque i gol incassati nelle otto partite di campionato affrontate con lui in panchina (prima di lui erano 33 in 29 giornate). Ben quattro delle cinque reti subite sono però arrivate di testa. Prima Mancini nel derby, poi Tchaouna (Salernitana), Djuric (la rete del 2-2 a Monza) e appunto Dumfries nella gara pareggiata con l’Inter domenica scorsa. Anche il quinto gol, quello con il quale Djuric aveva realizzato l’1-1 in Monza-Lazio, nasce da un colpo di testa concesso ma parato da Mandas. Sulla respinta si è fiondato l’attaccante bosniaco battendo il portiere greco. Con Tudor insomma i biancocelesti le palle alte nella propria area di rigore le stanno soffrendo terribilmente. Senza riuscire a trovare un rimedio.

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Tudor abbiamo un problema, i colpi di testa: Lazio avvisata per il mercato…

Un problema da risolvere al più presto. La Lazio di Igor Tudor è stata vicina all’en-plein in queste otto giornate. Cinque vittorie, due pareggi e una sconfitta, con i tre risultati “negativi” che sono accomunati da un fattore, le palle alte e i gol subiti di testa. Il derby con la Roma è stato deciso da un colpo di testa di Gianluca Mancini, mentre nei due pareggi con Monza e Inter a decidere sono state le capocciate di Djuric e Dumfries. Due gol subiti di testa nei minuti finali che sono costati quattro punti alla Lazio, quattro punti che adesso porterebbero i biancocelesti a un passo dalla Champions. 

Sulle otto gare giocate in Serie A con Tudor in panchina, la Lazio ha subito solamente cinque gol e sono tutti nati da colpi di testa. Quattro di questi cinque sono diretti ,oltre a quelli di Mancini, Djuric e Dumfries anche la rete di Tchaouna nel 4-1 alla Salernitana. Il quinto lo ha segnato Djuric (il primo dei due a Monza), ma è un tap-in su una respinta di Mandas dopo un colpo di testa ravvicinato di Pessina. Il punto debole della Lazio di Tudor è chiaro, ora spetterà al tecnico croato risolvere il problema difensivo per aggredire un posto in Champions il prossimo anno. Tuttomercatoweb.com

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Lazio, consolazione Europa League. Nove italiane in UEFA, le combinazione necessarie…

Tutto può ancora accadere, in Serie A, a novanta minuti dalla fine del campionato. In attesa delle due gare del lunedì, manca appena una giornata al triplice fischio. Potrebbero essere addirittura nove le squadre qualificate alle prossime coppe europee e sei potrebbero giocare la Champions League. 

Rincorsa Champions League: che può accadere?

In questo momento sono già certe le cinque squadre che andranno in Champions: Inter, Milan, Juventus, Bologna e Atalanta. C’è ancora speranza per la Roma. Se l’Atalanta dovesse vincere l’Europa League (mercoledì la finale a Dublino contro il Bayer Leverkusen) e concludere il proprio campionato al quinto posto, allora la squadra di De Rossi, sesta, conquisterebbe il pass per l’Europa dei grandi.

Viceversa, qualora l’Atalanta dovesse perdere la finale o dovesse vincerla ma arrivare tra le prime quattro in campionato, la Roma sesta andrebbe a giocare l’Europa League. E la Lazio? Ha tre punti in meno della Roma, ha perso il duello nei due derby e dunque non ha più chance per la Champions: comunque vada, il prossimo anno giocherà in Europa League (manca un punto per la matematica). 

Lotta all’Europa e alla Conference: che succede?

In coda al treno Europa, la Fiorentina è ottava e aspetta la finale di Conference League in programma contro l’Olympiakos il 29 maggio. In caso di vittoria, per i viola si aprirebbero le porte dell’Europa League e il nono posto, ora occupato dal Torino di Juric, varrebbe la qualificazione in Conference League.

In caso di sconfitta per la Fiorentina, invece, in Conference andrebbe l’ottava in classifica che al momento è sempre la Fiorentina (54) che a fine campionato dovrà anche recuperare la gara con la Fiorentina. Torino (53) e Napoli (52) però inseguono e dunque per la Conference tutto può ancora accadere. 

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Pioli, Sarri ed ora Inzaghi, tre campioni d’Italia: Lotito mediti

Pioli, Sarri e ora Inzaghi. Tre campioni d’Italia. Lotito mediti sul punto d’arrivo. Per adesso, o negli ultimi vent’anni, da Formello sono partiti. Lo scudetto si vince altrove, non alla Lazio, prigioniera del solito dilemma. Un passo avanti e uno indietro, sinceramente, come canta Annalisa. Mau incarna l’occasione persa, era un tecnico oltre i confini e i limiti del club. Simone, guarda il destino, alzerà la Coppa della seconda stella davanti alla Lazio. Succederà domenica dentro un groviglio di emozioni, il passato e il presente, la carriera e gli amori, il gemellaggio tra i 75 mila di San Siro e i suoi vecchi amici, su tutti Immobile, il precursore di Lautaro Martinez. Una festa vera, a distanza di tre anni da un trasferimento epocale, consumato nella notte pazzesca tra il 26 e il 27 maggio 2021.

Inzaghi se ne andava, lasciando Roma e il club del suo cuore dopo una vita. Era arrivato nel 1999. Scelta professionale, maturata in fondo a un quinquennio di successi e provocata dall’attesa estenuante di un rinnovo mai proposto (a certe cifre) sino all’ultimo giorno. Lotito gridò al tradimento, eppure commise con i suoi collaboratori un errore imperdonabile: presentarsi quella sera al ristorante senza i moduli federali, altrimenti Inzaghi avrebbe forse firmato il rinnovo a 2,7 e bonus. L’appuntamento venne rinviato alla mattina successiva e l’inserimento di Marotta, che nei giorni precedenti aveva tessuto la tela con l’agente Tinti, lo dirottò verso l’Inter (a cui Allegri nelle stesse ore disse no) dopo una notte con gli occhi aperti a guardare il soffitto e confrontarsi con la famiglia. Alle 9 di mattina, invece di andare a Formello a firmare dal segretario in attesa, Simone richiamò Lotito per comunicare la sua decisione, oggi impossibile non definire lungimirante. Corriere dello Sport