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Lazio, per Sarri già le prime accuse: ma ne è valsa la pena?

Sono passati 90 minuti dall’inizio della stagione, ma in casa Lazio è come se fossero passati 90 giorni dalla prima partita ufficiale e tutto sia da buttare. La solita, incomprensibile caccia alle streghe è già partita e la domanda che verrebbe da porre a Sarri è una: ma ne vale veramente la pena? Domanda che si potrà porre domani in conferenza stampa alle ore 15 in quel di Formello, con il tecnico toscano che parlerà alla vigilia di Lazio-Verona. Una sfida che in condizioni normali avrebbe un peso relativo, trattandosi comunque della seconda giornata di una lunga stagione. Nell’ambiente Lazio alla continua ricerca di una polemica per far vedere che “io sono più bravo degli altri”, la sfida di domenica è già cruciale. La caccia alle streghe è già partita per motivazioni poco comprensibili. 

“A Baroni veniva contestato di giocare il 4-2-3-1 e serviva un centrocampista in più, ora arrivo io e mi si chiede di togliere un centrocampista”. Conoscere il proprio interlocutore, spiegato alla perfezione da Maurizio Sarri. Era il 24 luglio e tra un monologo del presidente Lotito e l’altro, il tecnico toscano aveva già fiutato l’aria pesante. Ed eccoci qui, poco più di un mese dopo a sentire già di un Sarri che deve cambiare modulo, abbandonare il 4-3-3 e passare al 4-2-3-1, quel 4-3-3 che doveva invece accogliere Baroni con la stessa rosa perché il 4-2-3-1 non funzionava. Un Sarri che, a sentire qualcuno, avrebbe fatto meglio a dimettersi piuttosto che presentare la squadra come fatto a Como dopo oltre un mese di lavoro con la rosa al completo. Poco importa se la rosa non sia al completo perché a Como mancavano 4 titolari tra squalifiche, assenze e parti notturni. Poco importa se quella rosa è stata costruita per un calcio che non appartiene a Sarri, come detto dalla società un anno fa. Questo sarebbe parlare di calcio, ma in casa Lazio va di moda la caccia alle streghe. E allora a chi viene descritto come un insegnante di calcio verrebbe da porre una sola domanda: mister Sarri, ma ne vale veramente la pena? Tuttomercatoweb.com

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Lazio, l’esordio a Como è una mattanza. Ed una prima risposta a chi racconta favole ai tifosi…

Non poter far mercato un vantaggio certo, ma se sei già forte. Non se hai già limiti evidenti di qualità, non se sei reduce da due settimi posti. La prima risposta vera del campo è glaciale nel suo significato; profonda nella differenza tra una piccola che a suon di investimenti e talento lavora per diventare grande ed una ex grande che nel tempo per i paletti del proprio club sembra sempre più una provinciale con pochissimi slanci di tecnica e carisma. E pensare che un anno fa a Como la Lazio fece manita. In pochi mesi è cambiato il mondo, logico e non troppo sorprendente perché nella vita e nel calcio c’è chi ha visione, ambizione e mezzi per crescere ed alzare il livello e chi che per proprie responsabilità, inadempienze e mancanza di risorse ha dovuto arrestare il proprio sviluppo. Dalla cinquina ad una mattanza, l’esordio sul lago di Como è stato un monologo comasco. Una lezione di intensità, coraggio, qualità. Quella di Nico Paz che ha squarciato una partita comunque dominata dall’inizio alla fine dai padroni di casa con due perle superiori. Assist in apertura secondo tempo con balletto annesso su Tavares ed un mancino da predestinato su punizione. Colpi, genio, visione, risolutezza, tutto quello che manca tremendamente a Sarri. La Lazio non propone, non pressa, non palleggia, riparte con pochi uomini perché difende bassa. Fa solo fase di non possesso, copertura delle linee di passaggio e la speranza di affondi a sorpresa. Contropiedi, si diceva una volta. Ma anche per quelli serve delicatezza nell’ultimo passaggio. Serve imprevedibilità e quelle giocate che a sprazzi arrivano solo dalla sinistra. Tavares finché c’è tenuta, Zaccagni a piccole dosi. Non certo da Dele-Bashiru, quasi un ectoplasma, ovviamente non da una mediana di corsa e confusione tecnica. Lo si nota nella proposta, ma anche quando c’è da costruire dal basso sotto la pressione avversaria. 

Alla fine per il Como, oltre alle tante occasioni costruite, il 69% di possesso, 19 tiri verso la porta contro 6, di cui uno solo in porta (a parte la rete annullata al Taty per una spalla in fuorigioco), quello sporco di Guendouzi al 35’. Ma soprattutto l’evidenza di una superiorità cristallina, per fluidità, coralità, mentalità, coraggio e cifra tecnica. Non solo Paz, gente come Da Cunha, Perrone, Jesus, per non parlare degli assenti Diao e Addai, nella Capitale non sarebbero comprimari. Ma punti forza. Ha vinto la squadra più forte, nessuna sorpresa. E questa è la cosa che fa più male. Crediamo anche a coloro che hanno trascorso una delle estati più indecorose della storia recente a raccontare che la stessa poteva trasformarsi in un vantaggio, un’occasione da cogliere. Gli stessi che adesso sposteranno il mirino su Sarri. Questo non è fare il bene della Lazio, guardare in faccia la realtà e non scadere nella mera propaganda di corte potrebbe essere un inizio. DB Radiosei

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Lazio, il gap tecnico con il Como lo specchio di tante contraddizioni: Sarri è avvisato

“Troppo brutti per essere veri”. Si può riassumere così il commento della prima Lazio stagionale, con Maurizio Sarri che non si dice preoccupato ma sottolinea quanto la prova di ieri non possa essere la cartina di tornasole del valore della rosa biancoceleste. Al Sinigaglia è emerso un gap tecnico preoccupante tra le due squadre, ma chi si sorprende sbaglia perché basta vedere le caratteristiche delle due rose per capirne la diversa struttura. La Lazio un anno fa ha scelto di costruire un gruppo capace di giocare un calcio dinamico, fisico e di uno contro uno sulle indicazioni di Marco Baroni. L’aver affidato questo gruppo a un valorizzatore del possesso palla e della tecnica come Maurizio Sarri non può non portare a certe difficoltà. Fabregas si è costruito la rosa a sua immagine e somiglianza e quanto visto ieri certifica la candidatura del Como a seria pretendente per un posto in Europa.

“La Lazio deve puntare alla Champions” oppure “la Lazio non può non centrare l’Europa”. In un anno zero come questo la Lazio non può e non deve fare nulla. La Lazio dovrà capire che stagione vivrà, un’annata complicata per mille motivi. Il cambio dell’allenatore che però non è stato assecondato da un mercato che lo potesse accompagnare. Un progetto giovani che vede la Lazio come rosa più vecchia di tutta la Serie A. Una rivoluzione con gli stessi uomini dello scorso anno. Una serie di contraddizioni che non possono portare a nulla di buono. Ecco perché tutto il mondo Lazio, dalla società all’ambiente, deve capire che questa stagione servirà a gettare le basi per il futuro. Dovrà essere bravo Sarri a trovare il giusto equilibrio tra risultati e proposta di gioco, idee e concretezza, così da non buttare all’aria una stagione. Servirà fare punti e farlo con l’idea di gioco che accompagnerà la Lazio nel futuro. Un futuro che non potrà essere come quello disegnato dall’esordio del Sinigaglia. Tuttomercatoweb.com

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Lazio con applicazione, sterilità e carenze: non solo Dele, il centrocampo non crea e fatica sotto pressione. La qualità solo da Tavares e Zac

Premessa doverosa, il Fenerbahçe sta per giocarsi il suo destino Champions con il Feyenoord. È nettamente avanti nelle certezze e nella condizione. Si nota bene lo scarto durante il monologo dei primi 20’ dei turchi: la Lazio è passiva, pressa poco e male, la difesa resta bassa, c’è più attenzione alle mansioni piuttosto che a reagire, a scuotersi. Lavora tanto in fase di non possesso, ma il vero problema è la difficoltà a trovare uscite pulite dalla pressione collettiva dei padroni di casa. Questione di smarcamento dei centrocampisti, ma anche di qualitá nella gestione del pallone. È il punto debole di una mediana che corre tanto ma non brilla per tecnica. La stessa che servirebbe per sfruttare meglio il tentativo di riscatto della seconda parte di prima frazione. Ci sono più spazi, la manovra migliora, ma negli ultimi 30 metri si fa piatta. Scolastica. Pochi spunti, invenzioni, combinazioni orizzontali. Se non fosse per l’asse di sinistra Tavares-Zaccagni che accelera, duetta, crea presupposti, sarebbe notte fonda. Non basta: Cancellieri dall’altra parte è macchinoso (non salta mai l’uomo) Lazzari impreciso. Taty nervoso, non è mai in condizione di guardare la porta. Svaria, aiuta il centrocampo a trovare l’appoggio, poi peró Dele-Bashiru non arriva mai con i tempi giusti a riempire l’area. Spaesato il nigeriano, raramente nella posizione giusta. Evanescente lui, già determinanti nei recuperi, invece, Gila e Guendouzi. Aiuta anche a reggere l’urto la ritrovata serenità tra i pali di Provedel. Alla fine è più lui che imposta che Rovella. Si va diretti in avanti per aggirare il pressing di chi fa la gara. 

Le note positive: la squadra di Sarri nel complesso tiene botta, è già nel tessuto agonistico delle gare che contano, è applicata ma anche frenata. Un po’ dalle carenze tecniche, ma anche da uno spartito che ancora non va a memoria. La conseguenza: produzione offensiva sterile, poche occasioni da gol costruite, evanescenti tentativi verso la porta avversaria e poca convinzione nel dare intensità e costanza al pressing sui portatori. Un vorrei ancora poco sincronizzato, un ibrido che mantiene la posizione senza ancora una propria inclinazione. 

Non è un caso se in apertura di ripresa, Sarri cambia subito anche due/terzi di centrocampo. Fuori Dele e Rovella, dentro Cataldi e Vecino. C’è più ritmo, maggiore gestione, più recuperi e di conseguenza maggiore controllo della gara. Fino all’errore grave di Guendouzi che gestisce male sotto pressione e regala con un retro passaggio sciagurato l’1-0 ai gialloblu. Capitola nel suo miglior momento e la modalità ci riporta al difetto di inizio focus: la gestione del pallone dei centrocampisti – e non solo – quando l’avversario decide di togliere spazio e tempo di giocata. Tema che si ripropone anche quando c’è da inventare. Non si sfonda mai centralmente, alla fine non resta che girare a largo affidandosi alle corsie esterne. Presenti ma non ispirate. Un tiro in porta in 90’ e diverse possibilità potenziali non finalizzate per mancanze nell’ultimo passaggio sono la logica conseguenza. Ora si resta in Turchia, la prossima contro il Gala di Osimhen sarà ancora più complicata. C’è da lavorare, magari anche di valutare alternative tattiche. Ma alla fine sono i valori in gioco a rendere a concretizzare idee e possibili soluzioni. E neanche a dirlo, mercato e società in tal senso non possono essere d’aiuto.

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Lazio, prima l’identità poi le alternative al 4-3-3: i moduli pensati da Sarri e l’incastro con Insigne

Una tentazione da rimandare, ma neanche tra così tanto tempo. Il 4-3-3 resta la strada tracciata da perseguire per riportare la Lazio ad alti livelli, ma col mercato bloccato Sarri non nasconde che ci sarà da aspettarsi qualche novità tattica nel corso della stagione, in barba alle voci che lo considerano un integralista. Un’idea solo abbozzata durante i primi 11 giorni di ritiro, ma che si rivedrà più avanti come svelato dal tecnico: «Questa settimana dovevamo lavorare su qualche modulo alternativo, ma abbiamo deciso di posticipare per non mandare in difficoltà qualche giocatore. Lo faremo quando ci saranno più certezze sul lavoro iniziale».

Vietato appesantire i primi apprendimenti tattici, soprattutto per chi lo ha appena conosciuto come Nuno Tavares e Dele-Bashiru, molto attenti e partecipativi finora. Si riparte quindi da un 4-3-3 modificabile in corsa, soprattutto se dovesse arrivare un pupillo come Insigne: «Lorenzo mi ha dato tantissimo, ma da quello che mi dice il presidente ora certe possibilità non ci sono». I contatti proseguono con l’ex Napoli. Sarri prenderebbe in considerazione anche il 4-2-3-1, il 4-3-1-2 o il 4-3-2-1 per inserirlo, ma al contempo non può distrarsi da quello che ha a disposizione, che verrà valutato da qui a gennaio per capire come muoversi nel mercato di gennaio. I reparti considerati sguarniti, come rivelato da Mau a Castiglione della Pescaia, erano difesa (i terzini) e centrocampo, ma il campo potrebbe cambiare le opinioni del tecnico. Il Messaggero

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Lazio, la fascia da capitano resta a Zaccagni? Sarri lascia la decisione al gruppo

Dopo Immobile è stato Zaccagni ad ereditare la fascia da capitano, ora c’è da capire chi la indosserà.

Baroni aveva dato la fascia a Zaccagni dopo i saluti di Immobile, Sarri nella prima amichevole stagionale, in assenza di Zac, l’ha data a Cataldi.

A fare chiarezza su chi sarà il nuovo capitano biancoceleste è stato lo stesso Sarri in conferenza stampa: “Nella prima amichevole Cataldi aveva la fascia per una questione legata al numero di presenze, Marusic ci tiene leggermente meno, Danilo ha un passato in biancoceleste. Ora sarà il gruppo a decidere se verrà confermato capitano Zaccagni”.

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Lazio, tabù sponsor: “Ecco come abbiamo lavorato per offerte migliori”

Il tema legato al mancato sponsor tiene ormai banco da diverso tempo in casa Lazio: il presidente ha spiegato la situazione.

Durante la conferenza di presentazione di mister Sarri il presidente biancoceleste Claudio Lotito ha approfondito il tema del mancato sponsor, che potrebbe costituire una crescita per la società:

“Stiamo lavorando in questo senso, abbiamo dato priorità ad allestire certe strutture per la pubblicità e per gli sponsor. Abbiamo creato radio, tv, app che possono consentire a noi sul mercato di avere nuovi sponsor. In passato abbiamo avuto Binance che ha pagato, puntuale, cifre importanti. Non metto un marchio sulla maglia per 1 o 2 milioni, svilisco il valore del mercato”.

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Lazio, “l’indice di stupidità” ed introiti ridotti al minimo

Claudio Lotito ieri ha fatto fuoco e fiamme. Ha criticato aspramente l’indice di liquidità, perché considera solamente il breve termine, bloccandogli il mercato. Ha tirato delle frecciatine all’attuale management – che non ha scelto lui ma che stima, bontà sua – ma anche a diverse altre società che hanno debiti per centinaia di milioni. Non ha torto del tutto, perché ci sono club, anche nella stessa città, che sopravvivono grazie al fatto che ci sia qualcuno che li mette di tasca sua e che ripiana i debiti. Oppure – in altre città – non lo fa, accendendo un bond e mettendo come pegno la società, perdendola. Oppure ancora che ripiana anno dopo anno più per una storia di famiglia.

Lotito ha votato l’attuale legge, a fine 2023. La FIGC ne utilizzerà un’altra dall’inizio di questa stagione, 1 luglio, ma la fotografia che fa fede era al 30 marzo. Dice anche che c’è stato uno sbaglio, un errore, una svista. Che essenzialmente non è giusto. Effettivamente sembra qualcosa di esagerato, considerando i conti della Lazio nei confronti degli altri. Però c’è una legge – votata da lui stesso peraltro – che ora vorrebbe cambiare quasi ad personam, dicendo che gli altri fanno peggio di lui. Non l’esempio migliore in questi casi.

C’è un solo modo per sbloccare la situazione: mettere i soldi di tasca propria. Non è dato sapere quanto abbia guadagnato Lotito – e le sue aziende – in questi 21 anni grazie alla Lazio. E nessuno vuole contargli i soldi, almeno non qui. Però in una società, alle volte, serve un’iniezione di denaro fresco. La Lazio ha una sola competizione, introiti ridotti al minimo e, in caso di cessioni, non potrebbe nemmeno sostituire chi ha venduto. A questo punto meglio lasciare la rosa così e, a gennaio, si vedrà. Sperando nelle capacità di Sarri che con un solo obiettivo (due con la Coppa Italia) può concentrarsi al meglio. Tuttomercatoweb.com

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Lazio, Cataldi un anno dopo: come il blocco e Sarri hanno riscritto la sceneggiatura

Un ritorno che non può passare inosservato. Danilo Cataldi rientra a Formello e lo a un anno circa da quell’addio decisamente rumoroso che aveva fatto discutere in casa biancoceleste. La società aveva deciso di rompere col passato e pur di cedere Cataldi accettò un prestito gratuito dalla Fiorentina decidendo di non sostituire il regista classe ’94. Il sostituto arrivò sei mesi dopo con l’acquisto di Belahyane nelle ultime ore del mercato invernale, il regista romano avrebbe dato un contributo importante e sarebbe servito anche per le liste, sia in Serie A che in Europa League. Dodici mesi dopo sono cambiate diverse dinamiche, a cominciare dal ritorno di Maurizio Sarri in quel di Formello con il tecnico toscano che ha dato il via libera per la permanenza di Cataldi. Il mercato bloccato ha fatto il resto, alla Lazio serviva un centrocampista in più e il rientro dal prestito del regista rappresentava l’unica opzione percorribile per aumentare il numero di centrocampisti in rosa. Tuttomercatoweb.com

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Lazio, i 26 anni di Noslin tra voglia di riscatto e il rischio cessione

Tijjani Noslin è stato l’acquisto più caro della scorsa stagione della Lazio. Ben 18 milioni di euro per l’acquisto più importante del nuovo progetto avviato dodici mesi fa, un progetto giovani che stenta a decollare e che vede nell’olandese l’emblema delle difficoltà vissute lo scorso anno. Poche luci, molte ombre per un calciatore che entra nella seconda fase della sua carriera e che deve riscattarsi. L’emblema del progetto giovani è un 26enne, specchio perfetto del calcio italiano dove si spacciano per giovani calciatori nel pieno della loro carriera. Noslin ha vissuto una stagione complicata, nonostante la fiducia di Marco Baroni che dopo averlo valorizzato a Verona ha provato in tutti i modi a coinvolgerlo in biancoceleste. Partito come titolare a destra, diventato l’alternativa a Castellanos prima e Zaccagni poi, finendo per essere relegato all’ultimo elemento delle rotazioni offensive.

Il ritiro di Formello che inizierà tra una settimana sarà fondamentale per Noslin, che dovrà giocarsi con Matteo Cancellieri un posto nella rosa biancoceleste. Zaccagni e Isaksen sono i titolari sulle corsie, Pedro il dodicesimo uomo che proverà a spaccare le partite come un anno fa. Manca il quarto esterno e molto dipenderà da quello che metteranno in mostra Noslin e Cancellieri a Formello nelle prime settimane di lavoro agli ordini di Maurizio Sarri. L’esterno ex Parma ha già lavorato con il tecnico biancoceleste, ma non ha mai avuto la sua fiducia. L’olandese invece può diventare l’alternativa a Zaccagni a sinistra, anche se non è da escludere una doppia cessione. Se dovesse diventare realtà la suggestione Insigne da novembre, la Lazio potrebbe anche decidere di sacrificare entrambi gli esterni. Molto dipenderà dalle decisioni di Sarri, dovrà essere bravo Noslin a conquistare il tecnico toscano. Un compleanno da festeggiare con un obiettivo ben chiaro, conquistarsi la Lazio dopo un’annata difficile. Tuttomercatoweb.com