Guendouzi la mette in mezzo, Marusic incorna e la sblocca all’ultimo respiro, in una partita che avrebbe meritato forse anche un risultato più largo per quello che si è visto in campo. E’ proprio Adam Marusic ad andare ai microfoni, queste le sue parole nel post partita a DAZN: “E’ una vittoria importante, con Tudor abbiamo lavorato bene. Sono tornato tre giorni fa e anche i ragazzi hanno lavorato bene. Questo è il gol più bello della mia carriera, torno al gol dopo due anni e l’ho fatto davanti ai nostri tifosi. Li ringrazio, perchè sono sempre stati con noi. Fin dal primo minuto siamo entrati con voglia e abbiamo portato a casa la vittoria. Questa settimana ci giochiamo tutto: c’è la Coppa Italia poi il Derby…”
Successivamente il match-winner dell’Olimpico ha parlato anche ai microfoni ufficiali del club. Le sue parole: “Avevamo tanta voglia di vincere, ho segnato io ma il merito è della squadra. Lavoro con Tudor da tre giorni, abbiamo parlato tanto e mi ha detto cosa vuole. Desidera vederci più aggressivi sulla palla, ora dobbiamo solo giocare e fare quello che vuole lui. Dedico il gol alla mia famiglia, è per loro”.
Lazio-Juventus, le parole di Tudor nel pre partita ai microfoni di DAZN: “Oggi voglio vedere tante cose sapendo che ci saranno piccoli e grandi difetti, ma è normale. Abbiamo lavorato poco con due ragazzi che oggi hanno giocato poco, Isaksen e Marusic. Non è solo un cambiamento di sistema o stile, si pensa ad un cambiamento totale. Dopo tre anni ci sono tanti dettagli che sono cambiati, ci vorrà tempo, ma sono fiducioso. Speriamo di vedere più cose possibili di quelle che abbiamo fatto in settimana. Formazione? La mia idea era quella di non far giocare i nazionali, era giusto che giocassero quelli che si sono allenati. Lazzari ha avuto un piccolo problemino in allenamento, anche Luis Alberto, quindi giocheranno Zaccagni e Marusic. Oggi c’è una gara, tra tre giorni ce ne sarà un’altra, quindi ci sarà spazio e bisogno di tutti. La rosa ha qualità, non solo nell’undici. Chi gioca dipende dagli stessi giocatori. Perché non gioca Immobile? Castellanos col Frosinone ha fatto due gol, è giusto che giochi lui”.
Nicolò Casale ai microfoni di DAZN: “Sapevo cosa aspettarmi da Tudor. L’ho avuto a Verona e avevo parlato coi ragazzi. Ci ha portato carica, entusiasmo e quel qualcosa che ci mancava nell’ultimo periodo, un pressing importante nella metà campo avversaria. L’ho trovato uguale identico, ha sempre quella carica addosso. Una persona che ci è venuta molto incontro, abbiamo stravolto il modo di giocare, ci siamo parlati tanto e ci ha dato una grossa mano”.
Il tecnico della Lazio, Igor Tudor, presenta in conferenza stampa a Formello la gara di domani contro la Juventus:
Che segnali ha avuto dalla squadra? Come sono tornati i nazionali? “Sono tornati tutti senza acciacchi e questo è importanti. Il problema è che sono arrivati tardi e abbiamo lavorato poco. Con gli altri abbiamo lavorato bene in 6-7 allenamenti. I ragazzi hanno avuto la giusta applicazione e voglia. La squadra deve essere lo specchio dell’allenatore, ci vuole però tempo e pazienza per trasformare questa Lazio. Sono qui da poco. Ci provo a farlo in fretta, ma non sarà perfetta la squadra, ma lavoreremo”.
Emozionato e teso per il suo debutto? “Sono sempre positive le sensazioni, nello sport si pensa sempre alla sfida, di poter vincere. Lo sport è gioia. Lo stadio pieno? Sarà bello, ci saranno molte motivazioni, ma va preparata nel modo giusto sotto ogni punto di vista. Penso a preparare la squadra e non alle emozioni”.
Cosa ha rappresentato per lei la Juventus? “Non credo al destino che affronto subito la Juventus. Ho trascorso lì 7-8 anni, nel periodo in cui si costruisce la persona. Sono grato alla Juventus. Ho avuto compagni e dirigenti che mi hanno fatto diventare quello che sono ora, soprattutto per la cultura del lavoro”.
La profonda differenza con Sarri è il modo di difendere. Prima era la palla il riferimento, con lei diventa l’uomo. Lo fa subito questo passaggio? “Ci sono due cose che penalizzano questo cambio. Sono tre anni che la Lazio lavora in questa maniera e poi c’è stato Sarri che è un allenatore forte. Bisogna essere intelligenti. Il modulo è importante ma non come molti pensano. Magari parti con un modulo, ma poi diventa un altro schema. La difesa a tre? Lo vedrete tra poco, vedremo domani”.
Ha già in mente una squadra tipo o cambierà molti giocatori nelle prossime partite ravvicinati? “È una situazione particolare, dovranno giocare per forza tutti. È la prima partita, dopo le nazionali, e poi ci sono due partite in 4 giorni. I 5 cambi sono importanti. Io anche devo capire la squadra, una cosa sono gli allenamenti, un’altra le partite. Devo valutare i giocatori che possono migliorare e che possono seguire il tuo calcio. Poi bisogna vincere, c’è da fare bene da subito, serve essere tosti e con la qualità giusta”.
Possono servire dirigenti per fare da raccordo tra squadra e proprietà? Una figura alla Peruzzi… “Non è per me questa domanda. Non abbiamo parlato con la squadra del passato, ci siamo messi subito a lavorare”.
Sui social si è discusso molto su Immobile in Nazionale. Ne ha parlato con Ciro? “Non leggo i social e i giornali, sarebbe un suicidio. Io penso a lavorare, sia quando vanno bene le cose che quando vanno male. Ciro ci ho parlato due volte anche su questo argomento, l’ho visto molto motivato. Penso che lui ci tenga alla Nazionale, dipende solo da lui in questi due mesi. Ha sempre segnato, penso che li farà ancora. Ci conto tanto, è un ragazzo con qualità non solo calcistiche ma anche umane. Lo conosco, sono convinto che saranno due mesi importanti”.
Si affiderà allo zoccolo duro? “C’è sempre rispetto per passato, ma non si vive di passato. Il calcio è crudele. Noi dobbiamo vincere, conta la squadra”.
La posizione di Kamada? “Lui in Germania giocava sia davanti che dietro, è un giocatore completo, ha corsa e qualità di gioco. Penso che, se devo essere sincero, è più adatto a questo calcio rispetto a quello precedente. Non è pulitissimo tecnicamente, ma ha altre doti che a me piacciono tanto. Ha la mentalità giusta e poi ha gol, una dote che fa la differenza. L’ho visto anche bello allegro e voglioso, vedremo in campo”.
Come sta Lazzari? Può giocare con Pellegrini o Felipe Anderson? “Lo vediamo oggi, ha avuto un problemino piccolo. L’equilibrio è sia offensivo che difensivo. Servono sempre giocatori con gol, ma anche che facciano la fase difensiva. Poi si sceglie in base all’avversario e alla partita. A me piace attaccare, ma non prendere gol. Felipe Anderson a tutta fascia? Ah c’è già un sistema di gioco? Non lo ho provato, non so questa domanda. Ma lui è molto disponibile, ha gamba e qualità. Lei è convinto che giocheremo con la difesa a 3, magari non è quella”.
Dal punto di vista umano, che spogliatoio ha trovato? “Sono vogliosi e molto orgogliosi. Non sono giocatori da nono posto, vogliono riscattarsi. In 10 giorni sono tutti perfetti perché c’è il nuovo allenatore, con il tempo però capiremo meglio. La gente vera si vede più avanti, nelle battaglia, quando non gioca o deve subentrare”.
Come ha trovato la Lazio dal punto di vista fisico? “Vedremo domani se sarà in grato di esaudire le mie richieste. Nei dati fisici, la Lazio è sempre stata in alto. Abbiamo parlato tanto di questo, è un argomento importante, sono le distanze che saranno diverse. Dovranno fare corse diverse, ma anche delle similitudini perché Sarri voleva andare a prendere la palla su, la stessa cosa che voglio io”.
Marusic o Hysaj possono giocare nel terzetto difensivo? “Tutto è ipotetico. Se non voglio dirti una cosa, posso non rispondere (ride, ndr). Patric è tornato, mi è sempre piaciuto da fuori, può essere un giocatore per me. Mi piace come difende anche a campo aperto”.
La Lazio segna poco di testa, al contrario delle sue squadre del passato… “Sì, ogni squadra ha caratteristiche diverse. Serve però la cattiveria per fare gol, questo fa la differenza”.
È riuscito a trasferire la sua mentalità vincente? “Se un allenatore ci riesce in 5 allenamenti è un mago (ride, ndr)”.
Sono tre partite decisive, si gioca tutto la Lazio… “Non esistono partite della vita, è tutta un’esagerazione, è tutto fumo. Sono partite. A me interessa la squadra, prepararla bene, oggi voglio caricarla. Questo appartiene a me. Il resto è tutto fumo”.
Lazio-Juventus, Castellanos presenta l’anticipo della trentesima di Serie A nel match program biancoceleste:
Qual è il primo bilancio del lavoro di Tudor e del suo staff?
“Nell’ultima settimana abbiamo lavorato bene su ogni aspetto, il mister punta molto sull’intensità e questo è importante per tutta la squadra”.
Inizia un periodo decisivo per la Lazio, tra campionato e Coppa Italia: come si affronta un ciclo di partite cosi difficili?
“Ci aspettano tante partite complicate, a partire dalle prossime due contro la Juventus: conosciamo il valore dei bianconeri, dovremo pensare a fare il nostro gioco per cercare di vincere”.
Affrontare due volte in pochi giorni la Juventus rende questa sfida ancora più insidiosa?
“Sicuramente si, però abbiamo preparato bene questa partita. Sappiamo quanto siano importanti i tre punti per noi e per i nostri tifosi”.
Quanta fiducia ti lascia per il finale di stagione la doppietta di Frosinone?
“I due gol nell’ultimo turno di campionato sono stati fondamentali per me e per la squadra. Segnare con questa maglia aiuta sempre, ancora di più dare una mano alla Lazio in ogni minuto che gioco”.
Un campionato come la Serie A può regalarti anche la Nazionale argentina, dove la concorrenza davanti è sempre alta?
“Mi può aiutare tanto, fare gol contro le difese italiane non è mai facile. La Selección è campione del mondo in carica e ha una rosa piena di campioni. Entrare a farne parte è difficile, può accadere solo lavorando ogni giorno al massimo”.
Gianfranco Zola, ‘The Magic Box’ ha rilasciato un’intervista alla ‘Gazzetta dello Sport’ nell’edizione odierna. Zola, vice di Maurizio Sarri ai tempi del Chelsea, ha detto la sua riguardo l’addio del tecnico toscano al club biancoceleste: “Sono abbastanza deluso dalla Lazio. Mi aspettavo di più dopo l’exploit dell’anno scorso. Il problema è che se vendi uno come Milinkovic-Savic e non lo rimpiazzi è inevitabile andare incontro a qualche delusione. Il serbo garantiva gioco e gol. Adesso vediamo con Tudor in panchina: ci vorrà tempo e i tifosi dovranno avere pazienza, sarà un cambio radicale”. Tudor intanto, oggi ha presentato la sfida contro la Juventus in conferenza stampa.
Caso Acerbi, Lotito: “Ognuno deve fare i conti con la propria coscienza. Io non conosco la vicenda se non a livello mediatico, come voi quindi non voglio esprimere giudizi. Di sicuro le azioni razziste vanno debellate perché significa minare il rispetto dell’essere umano”. Così il presidente della Lazio, ai microfoni di Canale 21.
“Sul tema del razzismo io non voglio aggiungere nulla perché quello che conterà sempre di più saranno i fatti. Non vorrei – prosegue Lotito – solo rincorrere la cronaca, ma vorrei anticiparla. E dire che siamo contro il razzismo lo ritengo a questo punto non scontato. Mi auguro che chi ha giudicato abbia avuto tutte le informazioni utili per farlo e che Acerbi sia in pace con la sua coscienza”.
“Il Napoli non sarà nella campagna contro il razzismo in Serie A? Comprendo l’amarezza, partendo dal rispetto nei confronti di Juan Jesus, però ritengo che bisogna fare uno sforzo per rimanere tutti insieme a contrastare un fenomeno che non si può contrastare disarticolati”.
Intervistato dal bisettimanale tedesco Kicker, Igli Tare, ex direttore sportivo della Lazio, ha parlato del proprio periodo in biancoceleste: “L’obietto era acquistare a prezzi bassi e rivendere poi facendo plusvalenza. Questa la grande forza e la base del nostro continuo sviluppo alla Lazio nel corso degli anni. Inoltre, nel mio periodo a Formello, ben 49 giocatori sono passati dalle giovanili alla prima squadra. Avevo comunicato a Lotito il mio addio con un anno di anticipo. Per me è stato estremamente importante lasciare la Lazio da seconda in classifica. Quando ho iniziato, le cose erano completamente diverse. È vero che alla Lazio non avevamo lo scouting. Io però viaggiavo molto e passava tutto attraverso i miei contatti che sono sparsi in tutto il mondo. I risultati di questo lavoro sono stati buoni, quindi non abbiamo mai cambiato nulla. Ma so benissimo che il mondo è in continua evoluzione e che il data scouting sta diventando sempre più importante”.
Lotito su Tudor, ancora. Dopo aver commentato la vittoria della sezione femminile, il presidente biancoceleste ha parlato della posizione in classifica della prima squadra, attualmente 9ª: “Io sono fiducioso, lo dico con tutta onestà. L’ho detto ieri introducendo il mister e ho fatto alcune considerazioni. La scelta che ho fatto è stata una scelta chiaramente non programmata, ma nel momento in cui si è verificata la situazione di emergenza, atteso che l’allenatore se n’era andato dando le dimissioni, ho fatto una scelta ponderata. Ne sono convinto, poi lo vedremo col percorso in campionato e soprattutto anche l’anno prossimo, perché ho preso un allenatore, come ho detto prima, determinato, volitivo, che vuole vincere, con bastone e carota, che serve nel calcio. Lo dico per esperienza, in 20 anni penso che qualcosa nel calcio abbiamo fatto. Io la Lazio l’ho presa nel 2004 e vantava debiti per 550 milioni, ne fatturava 84 e ne perdeva 86,5. Oggi è una realtà sotto gli occhi di tutti dal punto di vista infrastrutturale, abbiamo fatto grandi investimenti. Adesso partiamo coi lavori dell’Academy e diventerà una cosa particolare, perché verrà edificata anche una chiesa, una scuola, parte lo studentato… Insomma, tutta una serie di situazioni. Questo perchè voglio creare una catena organizzativa che parte dalla scuola calcio alla prima squadra. Tutti devono avere le stesse potenzialità organizzative e infrastrutturali. Poi dopo sta a loro valersi e poter esprimere tutte le loro potenzialità“.
Proprio in ragione di queste strutture, deve però aumentare la responsabilità: “La scelta di Tudor non è stata a caso, né dettata dell’emergenza. È stata una scelta da parte mia ponderata, perché ritengo che lui sia la persona giusta dal punto di vista caratteriale, professionale, tecnico e tattico. Secondo me può mettere in condizione la squadra di riacquisire quella certezza nei propri mezzi e soprattutto nelle proprie potenzialità. Perché in alcune partite la squadra si è smarrita, magari con le squadre fortissime abbiamo ottenuto dei grandi risultati e con le squadre meno forti abbiamo perso. Quindi c’è qualcosa che va corretto all’interno e soprattutto vanno responsabilizzati i singoli giocatori, perché la Lazio è un punto d’arrivo, non di partenza, e sicuramente oggi è riconosciuto da tutti. Lo stesso allenatore lo ha detto: non si può rinunciare a una squadra come la Lazio e soprattutto, dopo che ha visto tutta la struttura, ha detto: ‘Io non credevo una cosa di questo genere, nessuno lo sapeva’. Voglio dire, c’è qui una mentalità che vuole che venga trasmessa, partendo dall’organizzazione, e che deve arrivare poi ai risultati sportivi. Purtroppo in campo non ci vado io. Mentre io sto qui e controllo tutti i lavori e anzi sono un po’ l’ideatore di certe cose, sul campo poi ci vanno loro, quindi io l’unica cosa che posso fare è mettere a disposizione dei giocatori che, convintamente, vogliono svolgere questo ruolo all’interno di questo club. Poi purtroppo le partite sono una storia a sé e allora io penso che un allenatore come Tudor possa riportare quella voglia e quell’orgoglio di appartenenza ai giocatori“.
Lotito: “Tudor come me”
“Ho intravisto il mio carattere.È una persona innanzitutto vera, cosa molto difficile, perché sono tutti sovrastrutturati, cercano di nascondersi e crearsi gli alibi. Tutti quanti, a partire dai giocatori e anche gli allenatori. Se voi vedete fanno giocare magari le persone che hanno il nome, così possono dire di avere la coscienza a posto anche se in quel momento magari le persone non stanno in condizione di poterlo fare. Questo è un errore, perché è un segnale sbagliato che viene mandato alla squadra. Io l’ho sempre detto a loro: deve giocare chi è più in forma. In relazione all’avversario, perché poi la squadra va modellata pure in rapporto all’avversario. Infatti ieri Tudor l’ha detto in modo chiaro: giocare bene, sì, ma a me interessa vincere. Perché se tu giochi bene e perdi che senso ha? Questo è un gioco dove conta chi vince, sennò dove si va? E io penso che adesso ci sono le condizioni, se la squadra si mette a disposizione, come la femminile e come l’allenatore. Hanno creato un tutt’uno e c’è un clima bellissimo. E infatti un paio di giorni fa ho detto alla squadra di prendere esempio dalla femminile, dal loro atteggiamento”, chiude Lotito su Tudor.
Occhi puntati sulla presentazione del neo-tecnico biancoceleste, sala stampa gremita per assistere alle dichiarazioni di presentazione di Igor Tudor. Tanti i temi trattati dall’allenatore ex Hellas, Udinese e OM. Queste le sue parole.
“Ho trovato una squadra fatta di bravi ragazzi, disposti a lavorare, c’è una cultura già fatta quindi onore all’allenatore precedente. E’ bello arrivare e trovare già una buona cultura del lavoro. I ragazzi sanno che si può fare meglio, ma vedere che c’è voglia di fare è un buon inizio. Poi ogni allenatore porta qualcosa di suo, devo essere bravo a portare il cambiamento giusto inserendo le mie cose piano piano.”
Che Lazio sarà tatticamente? “La Lazio è importante, pochi al mondo rifiuterebbero questo incarico. Qui l’allenatore è importante, qua si può davvero parlare di progetto: ci sono tutte le cose giuste per fare un ottimo lavoro. Sulla tattica devo ancora fare valutazioni, un allenatore prende sempre giocatori utili al suo modo di giocare, c’è gente che fa tante cose e chi invece fatica. Saremo attenti a fare valutazioni nei prossimi mesi e aggiustare in estate, ma prima bisogna fare bene questi due mesi: ci sono tanti punti e la coppa. Si gioca sempre per il risultato.”
Rivalutazione di Kamada? “Non confondiamo stile di gioco e moduli. Un allenatore porta un tipo diverso di gioco, non posso ancora parlare dei singoli. Sono molto attento e scelto sulla base di quello che vedo nell’allenamento. C’è una bella scritta nella palestra, che mi rappresenta. Decido sulla base di quello che vedo in allenamento”
Si considera un Sergente di Ferro? “Si deve essere tutto, Sergente di Ferro non mi piace. Un po’ di carota e un po’ di bastone. In quattro giorni qui abbiamo fatto 7 allenamenti e non ho dovuto mai alzare la voce, i ragazzi hanno voglia di fare. Qui fare l’allenatore è più facile, poi chiaro che a volte bisogna stimolare e stare sul pezzo con i giocatori. Ho detto ai giocatori che possono chiedermi tutto, tranne soldi”
Importanza del fine stagione? “Penso che tutto sia importante, oggi, domani, le gare. Credo nel presente e nel lavoro, non sarà facile trasmettere tanto in poco tempo ma non significa che non si debba vedere anche poco. Ci sono gare forti, belle, come piacciono a me. Credo nel progresso, nel sacrificio, poi però bisogna insistere su queste cose. Poi sono i giocatori che decidono, loro fanno vincere le gare: è una squadra che ha un po’ di tutto, si può fare bene”
Contratto? “Tre anni, cinque, uno solo: per me non importa. Se si lavora bene e c’è fiducia va bene. Io vivo di presente e lavoro, se faccio bene continuiamo sennò vado avanti”
Rapporto con Guendouzi? “Con Mattèo ho un buon rapporto, è uno che vuole giocare e vincere sempre. Se ci sono 100 gare vuole farle tutte e 100. Ma non si possono giocare tutte. Ci sono cose di spogliatoio, ma sono contento di ritrovarlo, faremo bene insieme”
Prima grande esperienza in Serie A? “Bisogna prepararsi al meglio e fare bene le prossime due gare. In tutte le gare sono sempre al 100%, poi i ragazzi in questi casi sono sempre motivati. Ma in questi casi io provo a spronarli di più con le squadre piccole. Ora vediamo di partire come si deve, sono molto felice”
Importanza di recuperare Immobile? “Di Ciro non devo parlare io, ha fatto la storia qui. Poi magari succede qualcosa e sembra male. C’è un grande amore dei Laziali verso Ciro, se esce qualcosa si fa subito notizia. E’ un ragazzo buono, di cuore, ci tiene tanto. Ci ho parlato e lo vedo voglioso di dare il contributo, ci tiene tanto essendo il capitano di questo gruppo”
Partecipazione in attacco? “Questo è un dettaglio tattico, ora ha poca importanza. Di solito mi piace il calcio offensivo, ma serve equilibrio. Vedendo il tipo di giocatori che abbiamo dobbiamo vedere cosa ci possiamo permettere, non abbiamo fatto tata preparazione quindi bisogna vedere tante cose. Generalmente intendevo che quando andiamo in attacco, bisogna andare davvero. E’ un lavoro da fare nel tempo”
Caratteristiche dei centrocampisti? “Deve avere tutto, andare avanti, indietro, giocare, intercettare, intelligenza tattica e fare entrambe le fasi”
Lazio fatica a ribaltare il risultato? “Ci sono sempre tanti fattori, del passato non mi permetto di commentare. Maurizio è un allenatore che stimo tanto e volevo anche mandargli un saluto, è uno che ha fatto la storia con quel calcio a Napoli. Non mi permetto di commentarlo”
Giocare con due attaccanti? “Sì, può succedere”
Parlato di obiettivi con il presidente? “L’obiettivo è di fare il massimo, nelle altre cose c’è un rapporto di collaborazione interno al club”
Stile di gioco fino a fine stagione? “Ho già risposto, non voglio parlare di come giocherò. E’ una cosa che va discussa sul campo e nello spogliatoio.”
Eredità? “C’è un buon lavoro, voglio lasciare qualcosa di quel calcio e lasciare altro di mio. Ma ci vorrà tempo e va discusso nello spogliatorio”
Caratteristiche in attacco? “L’allenatore si adatta al materiale che ha, poi capita che giocatori diversi lo stesso esercizio lo fanno diversamente. Puoi provare le stesse cose, ma non sono mai uguali. E’ fondamentale adattarsi, poi senza mai rinunciare al suo. Quanto fare di uno e quanto dell’altro sta all’allenatore”
Punto sulla difesa? “Ci sono difensori bravi, poi non mi piace parlare tanto di come metterli. L’importante è che siano forti, a qualcuno può servire più tempo, ma se sono giocatori forti si può fare tutto. Ho un gruppo interessante, ora sta tornando Patric, ma c’è Gila, Casale, Romagnoli, Lazzari, Marusic…”
Immagine all’estero della Lazio? “Non mi permetto di commentare il calcio che faceva la Lazio prima del mio arrivo. Il calcio italiano è sempre visto come molto tattico, siamo sempre visti come più furbi. All’estero c’è più ritmo, quello inglese è un campionato a parte, ma vedo sempre il calcio che va in direzione di fisicità, velocità, ritmo. Senza mai rinunciare alla struttura della squadra. Il calcio inglese in 5 secondi vai da una parte all’altra, in Italia magari è più basso, ma sono tutti preparati bene e non è facile fare punti”
Impatto con l’ambiente in vista derby? “Bello, sono in centro. Ho lavorato tanto e non sono uscito, ma mi sento molto bene. La società mi ha dato tutto a disposizione e non vedo l’ora inizino le partite”
Lazio nel destino? “Quando ero giocatore potevo venire in prestito, poi si è fermata. E’ una squadra che ho sempre visto come un avversario tosto, ma non me lo aspettavo di venire ad allenare”
Filosofia di gioco? “Nel calcio vedremo, poi un allenatore provate sempre ad etichettarlo sulle cose più interessanti. Oggi non bisogna trascurare nulla, va dato tutto ad una squadra. Quando parlo di divertimento… a me piace vincere non che si divertano. Quando guardo una partita in TV se non mi piace cambio canale, chi segue il calcio vuole vedere vincere ma se non gli piace è un problema. Io ci credo che non bisogna rinunciare, non si vince per caso. Poi se sei inferiore qualitativamente e ti serve fare catenaccio per vincere, lo fai”
Cosa ha acquisito nell’esperienza all’estero? “Ho smesso di giocare presto, mi sono messo subito ad allenare. Ho un bagagliaio fondamentale, se hai esperienza diventa tutto più facile. Poi qui in Italia la cultura del lavoro è il massimo, qui so come si lavora e so cosa va bene e cosa no”
Clima derby? “Le partite per me sono tutte uguali, poi chiaro che quelle come il Derby pesano. Sono felice di assaporarlo, ma prima ci sono altre gare da giocare”
Luis Alberto come trequartista? “L’importante è che siano forti. Luis è un giocatore forte, penso che può giocare in qualsiasi ruolo, anche davanti alla difesa se vogliamo essere super offensivi. E’ un giocatore forte, sta qua da tanti anni quindi significa che è forte. Ha fatto un bell’allenamento, ha voglia. ‘Fine ciclo’ è un termine che non esiste, esistono giocatori forti e giocatori meno forti. Non mi appartiene questo termine”
Lazio squadra più ‘vecchia’? “Più dell’età sono importanti le caratteristiche. Uno a 30 anni può essere una bestia e uno di 23 può non correre. Sono le caratteristiche a fare le differenza. Bisogna vedere chi è e chi non è, come succede ovunque. Poi è normale che ci siano giocatori più adatti e altri meno”