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Zaccagni, l’agente: “Non pensiamo al rinnovo, ma a ritrovare il gol. Su Casale…”

Mario Giuffredi, procuratore, è stato intervistato da TuttoMercatoWeb.com dopo la presentazione del suo nuovo libro. In particolare ha rilasciato alcune dichiarazioni sui suoi assistiti, tra cui Nicolò Casale e Mattia Zaccagni. Ecco le sue parole sulla situazione e sul futuro di entrambi: “Casale ha sempre sofferto gli inizi di campionato, speriamo che riprenda quanto fatto vedere l’anno scorso. Dimostrerà ancora di essere uno dei difensori più importanti della Serie A. Zaccagni ha dimostrato di essere forte, manca qualcosa sul piano realizzativo ma sono convinto che a fine anno avrà fatto un gol in più dell’anno scorso. Rinnovo di Zaccagni? Pensiamo solo a fare bene. Oggi l’obiettivo è fare un gol in più della scorsa stagione. Non pensiamo al mercato”.

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DICHIARAZIONI

Lotito: “Lo stadio è fondamentale. Flaminio? Serve commissario ad acta”

Lotito dal DLA Piper Sport Forum

Tiene banco la questione stadio. Il presidente Claudio Lotito è intervenuto direttamente dall’aula del Senato al DLA Piper Sport Forum, parlando della situazione generale del Flaminio. “Lo stadio è fondamentale: è una delle principali fonti di ricavi. In Germania, per esempio, è la principale. Solo con la birra le squadre tedesche guadagnano cifre spaventose. Il vincolo idrogeologico? Mi fa sorridere, si basa sull’eventualità che ogni cent’anni possa esservi un’inondazione. In Italia siamo indietro, abbiamo necessità di incrementare infrastrutture. Flaminio? Evitiamo personalizzazioni. Io ho ipotizzato di creare una cabina di regia con un commissario ad acta. Se il tutto è demandato a una struttura terza è tutto più rapido, sulla base di norme e di un piano che preveda meno cavilli. Credo ci siano le premesse per creare questo canale preferenziale, che non è davvero tale perché sono quarant’anni che non riusciamo a fare lo stadio. Non si tratta di essere soddisfatti. I fondi, che oggi hanno grande liquidità e capacità di investire, vedono il calcio come una grande opportunità. Ci sono grandi margini di miglioramento, sia nei ricavi che negli utili. Il problema è che noi, per come la vedo modestamente io, abbiamo una visione legata a una persona, a un’individualità, e non a un gruppo che non ha simili riferimenti, se non la persona che gestisce. Il calcio ha contenuti e tradizioni che vengono tramandati, i fondi determinano che perde questo aspetto romantico. Oggi questo viene meno perché si parla solo di denaro: noi abbiamo fatto un’opera di salvataggio del sistema, in due tempi partendo dall’anno scorso con una norma che ha consentito, nel post Covid, di dilazionare il pagamento delle imposte. Era dovuto, il cinema ha avuto 1,1 miliardi di fondi a soldo perduto e il calcio nulla. Questo ha consentito la possibilità di avere una visione prospettica di cinque anni, con potenziali incrementali legati alla lotta alla pirateria: lo Stato perde 4 milioni al giorno di tasse e noi perdiamo fra i 200 e 300 milioni all’anno”.

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La ricetta di Luis Alberto: “Dobbiamo guardarci dentro, c’è bisogno dei gol di tutti. Questa può essere la soluzione…”

“A inizio campionato non eravamo al massimo e con i tanti acquisti abbiamo avuto bisogno di tempo. Arriva un calendario tosto, nessuna sosta fino a marzo. Stiamo andando male dal punto di vista dei gol segnati, ma tornando a farlo torneremo in zona Europa. Dobbiamo guardarci dentro: c’è bisogno di più gol da parte di tutti, dagli attaccanti alle mezzali”. Così il giocatore biancoceleste Luis Alberto in una intervista a Lazio Style Radio, dove ha toccato vari argomenti tra i quali la mancanza di talento nel calcio. Quando gli chiedono se il talento si può allenare, l’andaluso risponde di no: “Si può allenare il controllo, ma chi nasce con talento è diverso dagli altri. Adesso serve che i ragazzi tornino a giocare in strada, perché tanti giocatori sembrano robot. È più difficile oggi vedere un Del Piero, un Iniesta, uno Zidane. Non solo i tifosi, ma anche noi giocatori ci stiamo un po’ annoiando del calcio attuale”. La mente, invece, si può allenare eccome: “I club dovrebbero mettere due-tre persone a lavorare subito sull’aspetto mentale con i più piccoli. A vent’anni pensavo di essere un fenomeno ma non era così, al Liverpool non giocavo mai”, conclude. 

“Sono qua da tanti anni, so come vanno le cose. A inizio stagione non eravamo al top, ho ritenuto dovessimo essere noi più esperti a parlare. Ogni anno è una stagione diversa, noi quest’anno abbiamo avuto tanti acquisti dall’estero e abbiamo avuto bisogno di tempo”. Luis Alberto fa il bilancio di fine anno in anticipo. “La squadra è cresciuta tanto, ci sono state gare in cui non ci siamo stati. Ora si vede una squadra diversa, che ha iniziato a difendere come chiede il mister. Dobbiamo guardarci però un po’ dentro: è chiaro che ci sia bisogno di più gol da parte di tutti, dagli attaccanti alle mezzali. Le partite devono essere vinte”.

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Zaccagni: “Voglio rinnovare, ultimamente pochi contatti ma Lotito si muove così… Derby? Si è vista la differenza”

In una lunga intervista al Corriere della Sera, Mattia Zaccagni ha aperto al rinnovo con la Lazio e non solo:

TIFOSI – «Ho bisogno di capire che cosa significa la maglia per i tifosi per rendere di più. Ci sono differenze fra le tifoserie, senza dubbio. Quella fra laziali e romanisti si è vista dalla scenografia dell’ultimo derby».

INIZI – «A 5 anni mio padre mi iscrisse alla scuola calcio. Lui e mamma erano disperati perchè a furia di pallonate in casa rompevo tutto: lampade, foto, tutto. Mi ricordo un mobiletto che consideravo a forma di porta e quindi perfetto per giocare. Mi svegliavo a ogni ora per vedere partite di campionati improbabili. All’epoca non lo vedevo come un lavoro».

STIPENDI – «In Arabia offrono stipendi decuplicati. Finché non si riceve un’offerta del genere non si può giudicare. Io ho avuto stipendi graduali. Ho giocato in Serie C, in B e poi in A. La crescita è stata gestibile. Altri vanno da zero a cento. Per loro sarebbe giusto che le società mettessero a disposizione un tutor che aiuti a dare il giusto valore ai soldi».

OBIETTIVI – «Vincere un trofeo con la Lazio. Ci stiamo riprendendo dopo un inizio negativo, ma siamo forti. Purtroppo, rispetto al passato, il calcio è cambiato. Per le società è importante arrivare in Champions per ricevere soldi. Per me invece contano i titoli. Si gioca per vincere e i tifosi sognano quello. Un compromesso sarebbe fare in modo che attraverso la Coppa Italia si arrivi in Champions. Altrimenti si rischia che società, giocatori e tifosi abbiano priorità diverse. E questo crea distanza».

PAROLE GIUFFREDI E RINNOVO – «A 28 anni non posso farmi destabilizzare da quel che dicono gli altri. Lui ha espresso il suo parere che credo sia stato mal interpretato. Voglio rinnovare? Certo, e la società lo sa. Ultimamente non ci sono stati molti contatti ma Lotito si muove così: mette da parte il discorso e poi lo riaffronta. Ha i suoi tempi ma credo sia giusto affrontare prima la questione relativa al rinnovo di Felipe Anderson che scade tra pochi mesi. Il mio contratto invece scadrà nel 2025».

STERILITA’ OFFENSIVA – «Solo un momento, siamo anche stati sfortunati con tanti pali. L’anno scorso ho reso tutta la stagione, ma sono arrivato un pò stanco e meni lucido. Devo ritrovare quella condizione. Una volta rientrato dall’infortunio, che non è serio, spero di dare un contributo maggiore. Con Sarri sono cresciuto, mi ha insegnato ad attaccare l’area e ad essere più concreto. Niente gol dalla 30esima alla 38esima giornata? Non lo sapevo, mi fa strano. Quest’anno però giuro che segnerò».

TERZINO DI PIEDE SINISTRO IN SUO AIUTO – «C’è Luca Pellegrini. Ma con Lazzari a destra è difficile farlo giocare per gli equilibri. Mi aiuterebbe, ma Marusic e Hysaj rendono».

SOCIAL – «I social sono pericolosi: ci sono persone fragili che in seguito a questo tipo di messaggi che ricevono compiono gesti estremi. Recentemente un ragazzo si è suicidato in diretta su TikTok, e non è il primo. La politica dovrebbe prendere a cuore la situazione. Bannare chi si dimostra violento verbalmente potrebbe essere una soluzione».

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Sanà Fernandes punta in alto: “Sogno lo scudetto con la Lazio”

La stella della Primavera biancoceleste si racconta a 360 gradi. Parola a Sana Fernandes. L’attaccante portoghese classe 2006 ha svelato tutto su di lui, dagli type=’text/javascript’ idoli agli obiettivi futuri, ai canali ufficiali del club capitolino nel format intitolato “Il primo pallone non si scorda mai”. Di seguito tutte le sue dichiarazioni. “La prima volta che ho toccato un pallone avevo più o meno sette anni e giocavo con i miei amici in Guinea, ed è lì che ho convinciamo. Sono nato in Guinea Bissau. Mi ricordo che quando ero bambino ho iniziato a giocare a calcio con i miei compagni di quartiere e mi piaceva molto. Bissau è un paese dell’Africa in cui ci sono molti talenti. Ricordo che alcuni miei compagni erano molto forti, inoltre il posto è decisamente molto bello”.

La passione. “Il calcio appartiene già alla mia famiglia: mio padre è stato calciatore in Portogallo e giocava nello Sporting. Non a caso sono nato in una famiglia di sportivi. Vedendo mio padre giocare gli dicevo che anche io avrei voluto essere un calciatore: l’ho voluto da sempre, la mia è una famiglia di sportivi con dei fratelli più grandi che sono a loro volta calciatori. Quando ero allo Sporting ho imparato molte cose: sono arrivato giovanissimo e sono andato via a più o meno diciassette anni. Mi hanno aiutato molto dal primo giorno, mi hanno accolto molto bene”.

L’arrivo alla Lazio: “Fernando Couto, un grande giocatore qui, ha avuto un ruolo molto importate. Mi ha sempre parlato molto bene del club. Una società con una grande storia in Italia, e questo ha fortemente influenzato la scelta”.

L’ambientamento. “Con l’aiuto di Pastorello, che ha sempre avuto un ottimo rapporto con la Lazio, siamo venuti con mio papà a Roma. Erano tutti convinti che la Lazio sarebbe stata la scelta migliore per me e per la mia crescita, e che il mio calcio si sposava bene con quello italiano. Per questo hanno scelto la Lazio, ne sono molto felice. Ho imparato molte cose da quando sono arrivato in Italia, principalmente la lingua. È difficile, è una cosa in cui i miei compagni e lo staff mi hanno aiutato. Oggi mi sento più tranquillo da questo punto di vista. Siamo un buon gruppo, mi hanno aiutato da quando sono arrivato come in una famiglia. E quando c’è un gruppo così è tutto molto più semplice. Felipe Anderson, Marcos Antonio che è andato in prestito e Maximiano che è stato ceduto mi hanno aiutato tanto perché parlavano anche loro portoghese. Felipe è una persona molto buona, dal primo giorno in cui sono arrivato mi ha sempre aiutato chiedendomi se avessi bisogno di qualsiasi cosa, anche di parlare. È stata una persona molto importante, anche in prima squadra mi dava sempre consigli su quello che dovevo fare e sulla mia posizione in campo. Nelle prime partite, da piccolo, giocavo con spensieratezza e col tempo le mie qualità sono emerse”.

Il modello: “Ho visto e ammirato Neymar, ma il mio type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idolo è e resta Vinicius. Mi avvicino molto alle sue caratteristiche, anche io amo l’uno contro l’uno. La prima volta che lo vidi giocare era nel Flamengo, mi è piaciuto subito. Abbiamo caratteristiche simili: velocità, uno contro uno e nessuna paura di fare la giocata, come piace a me”

Paragoni. “Un giorno ho letto la notizia in cui venivo considerato il nuovo Leao, ne ero fiero. Mi piace molto Leao. È un giocatore anche lui con caratteristiche molto simili alle mie, la notizia mi rese molto felice e mi fece capire che sto lavorando bene. Quando ero piccolo ho giocato tanto, senza un ruolo ben definito. Ero diverso dai compagni e gli allenatori apprezzavano la mia velocità nell’uno contro uno. Pensavano che avrei dovuto giocare esterno e col tempo questo ruolo mi è iniziato a piacere. Era lo stesso dei miei type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idoli, quindi ho iniziato a giocarci”.

I colori biancocelesti. “Vestire la maglia della Lazio è molto importante qui in Italia e per me è un onore indossarla. Il mio sogno è arrivare in prima squadra e un giorno, perché no, vincere il campionato con la Lazio. Sì, sono qui per realizzare il mio sogno. Per questo sono qui, a disposizione del club, sempre a lavorare e a dare il massimo sempre e comunque”.

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Mister Europa Pedro: “Messi il migliore, la Lazio mi ha fatto rinascere, Mou fa ridere…”

Mister Europa collezionista di trofei. Ne ha vinti tanti Pedro, per la precisione 25 in bacheca. La sua carriera è la mappa del giocatore vincente: 3 Champions League, una Europa League, 3 Supercoppe Uefa e un viaggio infinito tra fantasia e serpentine che sono la carta d’identità di una delle pedine più medagliate in attività. Un giocatore di lusso, punto chiave da utilizzare sulla trequarti per scardinare le difese avversarie. Alfredo Pedullà l’ha intervistato in esclusiva, partendo da ‘Pedro’, il brano di Raffaella Carrà, diventato una sorta di tratto distintivo della sua esperienza alla Lazio: “È una canzone molto speciale per me, mi piace tantissimo e con la quale ho vissuto tanti momenti felici. Un ricordo per il mio percorso in Italia che rimarrà per tutta la vita”, esordisce lo spagnolo.

Ti abbiamo visto tante volte inquadrato dopo i gol e dopo l’esultanza. Eri partecipe, insomma è una sorta di amuleto, una spinta adrenalinica, una carica che hai e trasmetti.

“Sì, penso sia stato un amuleto qui in Italia. Dopo le partite, quando andiamo sotto la Curva Nord, c’è questa canzone. Ripeto, per me è speciale. Un’esperienza che mi terrò per tutta la vita”.

Per tenere tutti i tuoi numeri non basterebbe un blocknote intero perché hai dei record e dei primati che dal mio punto di vista, a parte i 25 titoli, sono difficilmente eguagliabili. Balza all’occhio la famosa storia del 2009 quando sei stato il signore ad aver segnato in sei manifestazioni europee. Un record che Messi ha eguagliato due anni dopo.

“È stato incredibile fare quel record. Credo che all’epoca fossi il primo ad averlo fatto nella storia, poi è vero che Messi l’ha eguagliato. Eppure posso dire di averlo fatto prima di lui, immaginando quello che significa Messi nel mondo del calcio. È stato straordinario, incredibile, un’emozione molto grande. Sempre con la mano di Guardiola al Barcellona, resta speciale”.

Per te non c’è mai stata partita. Quando ti hanno chiesto chi fosse il migliore al mondo, hai risposto: “Messi. Non c’è un paragone con Maradona. Per te resta il numero uno della storia? 

“Per me sì, però sicuramente perché l’ho visto. I suoi numeri sono incredibili, in tutte le epoche del calcio ci sono stati tanti giocatori incredibili, come Pelé, Maradona, Cruijff, e tanti giocatori che possiamo nominare e sicuramente hanno fatto la storia di un’epoca. Come Messi ha fatto la storia di questa e come altri giocatori la faranno nel futuro. Però, per me, se devo sceglierne uno, è sicuramente Messi. Per altri saranno altri giocatori, è sempre difficile trovare opinioni univoche sul migliore perché la storia del calcio conta di tanti giocatori”.

Ti sei trattato molto bene (in riferimento ai compagni avuti al Barcellona, ndr): Henry, Ronaldinho. Si può fare una classifica? Hai un ricordo particolare? Ronaldinho è sempre stato visto come un giocoliere, quello che trasmetteva allegria. Praticamente il meglio di Santa Fé. L’allegria che trasmetteva Ronaldinho e quella che trasmetti tu a quasi 37 anni.

“Paragonarsi a Ronaldinho è difficile nel mondo del calcio”.

Ma hai vinto più trofei tu. Forse è più difficile per Ronaldinho paragonarsi a te.

“Ho avuto la fortuna d’aver vinto tantissimi trofei giocando in una grandissima squadra. Però penso che lui sia stato un giocatore spettacolare in ogni sfaccettatura. Ha cambiato la storia del Barcellona quando è arrivato. Era molto difficile: da spettatore era il giocatore che volevo osservare. Ho avuto la fortuna d’aver giocato con questi grandissimi giocatori, del calibro di Ronaldinho, Henry, Ibra, Xavi e Iniesta”.

Xavi e Iniesta li ho lasciati fuori perché fanno parte di un’altra categoria, avendo un altro ruolo. Mi è venuto in mente Ronaldinho ed Henry perché appartengono al catalogo rappresentato da Pedro. Campione del mondo nel 2010, campione d’Europa nel 2012. Possiamo dire che sono le tue medaglie indimenticabili?

“Sicuramente sì, ho sempre detto che vincere il Mondiale è il massimo per la carriera di un calciatore, è l’aspetto più elevato. È difficile e la Spagna ne ha vinto solo uno, speriamo di poterne vincere di più. Sicuramente quel trofeo è valso tantissimo”.

Quando pensi a Pedro pensi al Barcellona a quell’epoca incredibile, quella squadra imbattibile con il timbro e il marchio di Pep Guardiola. Cosa ha rappresentato Guardiola per te?

“Per me è come un padre nel calcio, ha fatto tutto per me. Mi ha fatto crescere come giocatore, dandomi l’opportunità di arrivare in prima squadra al Barcellona permettendomi di fare quello che faccio oggi. Ho imparato tantissimo a livello tecnico e tattico. L’ho sempre detto: un maestro come lui lo incontri una volta nella vita. Ha avuto questa fiducia in me quando il Barcellona si trovava in un momento delicato e difficile. Ha fatto questa scommessa con me, con Busquets e con altri giocatori della Cantera. Era difficile fare questa carriera senza di lui”.

Nel 2015 fai un gol straordinario contro la Real Sociedad e, nel 2023, recentemente, il Barcellona lo utilizza sul suo sito per presentare una partita contro il club basco. Ti ricordi quel gol com’è stato? 

“Sì, lo ricordo molto bene perché è uno dei più belli che abbia fatto nella mia carriera. Mi è arrivata la palla con una traiettoria veloce, la palla si è alzata e ho potuto fare questa sforbiciata che è entrata in porta”.

Per come la racconti sembra sia stato un colpo semplicissimo.

“No no (ride, ndr), non è mai semplice fare un gol così. Ma è stato molto speciale e lo ricordo molto bene perché è l’unico che ho fatto così nella mia carriera”.

In una recente intervista hai detto: “Se mi chiamasse il Barcellona prenderei il primo aereo. Sarebbe un grande sogno da realizzare”. È soltanto un sogno?

“Sì, è vero. Alla fine è una squadra che ho a cuore, ma è difficile tornare. Ho cercato di farlo tante volte in passato, ma in questo momento è complicato. Io sto bene qua, non è una cosa che mi preme. Qui alla Lazio sto molto bene con i compagni, i tifosi e tutti quelli che mi hanno accolto nel miglior modo possibile. Sono molto tranquillo”.

Nel 2015 Pedro lascia il Barcellona per andare al Chelsea, noi siamo un po’ malati di mercato. 27 milioni più 3 di bonus. Forse pochi, considerando quello che avevi fatto in blaugrana

“Secondo me sì (sorride, ndr)”.

Per me era una cessione da 40-45 milioni in su, con i prezzi e le tariffe che girano oggi.

“Per questo dico, con i prezzi che girano oggi sembrava un po’ poco, non che in realtà lo fosse perché alla fine sono cifre sempre alte. Ma per le cifre che vediamo oggi, forse, mi sono reso conto che per il Chelsea è stato un buon affare”.

Buon prezzo per il Chelsea, condivido. Viaggeremmo dai 45 milioni in su, ma sono passati un po’ di anni. In una recente intervista Sarri mi dice che alla vigilia di Chelsea-Arsenal, finale di Europa League a Baku, che avete vinto 4-1, Zola gli chiese: “Che formazione facciamo”. Io (Sarri, ndr) gli rispondo: “Giroud, Pedro e gli altri nove li scegli tu”.

“Sì, l’ha riportato in un’intervista che ho visto. Mi ha fatto ridere perché è stata una cosa interessante e bella da dire. Io ero molto contento”.

Come nasce il rapporto con lui? 

“È sempre stato bello, una persona sincera che dice sempre le cose in faccia. Questa è la caratteristica che mi piace tanto di lui. Poi ha molto carattere e punta sempre a vincere e migliorare la sua squadra, facendola progredire con passi avanti. Anche la sua type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idea di gioco, con il fine di mantenere il possesso e creando occasioni da gol, mi è sempre piaciuta”.

Tipica del Barcellona…

“Diciamo che è molto simile, per questo ho sempre avuto un bel rapporto con Maurizio. Mi ha sorpreso quella frase che ha detto prima della finale”.

Eh beh, mica potevi restare fuori. Ha detto anche una cosa abbastanza scontata.

“Per me è stato incredibile, dandomi un’altra possibilità di giocare un’altra finale e di vincere un altro trofeo molto importante. L’Europa League è una competizione europea molto bella da giocare, ovviamente la Champions è un’altra cosa, però penso sia un trofeo bello e quando lo vinci ti senti molto bene”.

L’editoriale che Sarri ha fatto di Pedro è il seguente: “Tecnico, rapido, disponibile. Ho un debole per questo tipo di giocatore. Ha vinto tutto, è stato sottovalutato nella sua carriera”. Che significa sottovalutato? Hai vinto 25 trofei…

“Sottovalutato no, magari sul piano mediatico non si parla tanto di me come di altri giocatori. Ma non sottovalutato, penso che la mia carriera sia stata bella. A livello mediatico, magari, si parla di più di giocatori che hanno vinto meno. Credo intendesse questo il mister”.

Al Chelsea incontri Mourinho. Come ti sei trovato con lui? 

“Bene, bene. Un allenatore che ho sempre rispettato. È un tecnico forte che ha vinto tantissimi trofei in carriera. Poi l’ho trovato al Chelsea, mi ha dato l’opportunità di giocare in una bellissima squadra, pure di vincere tanti trofei al Chelsea e per questo lo ringrazio”.

Dopo il derby, finito 0-0, Mourinho dice: “Un grande giocatore, però potrebbe anche fare il nuotatore”. È la tua prossima carriera? 

“Sì, sì. Quello mi fa ridere. Perché sappiamo tutti com’è Mou, l’ha fatto anche in passato. Dice una cosa, ne dice un’altra. Mi ricordo quando abbiamo vinto contro il suo Real Madrid disse altre cose, quando abbiamo battuto il suo United 4-0 (ero al Chelsea), ne ha dette altre ancora. L’anno scorso, nei derby di Roma, ne ha dette altre ancora. È sempre così, quando non parla dell’arbitro parla del calendario, di un giocatore che si butta a terra. Lo conosco molto bene, è un uomo molto divertente. L’ho presa con molto fair play perché so che utilizza le parole per stemperare la grande tensione del derby. Lo conosco molto bene, avendolo avuto da allenatore”.

Nel 2020 lasci il Chelsea per trasferirti alla Roma a parametro zero. Cosa non funziona in quell’anno? Pedro fa gol in un derby tra virgolette inutile, hai avuto qualche contrattempo fisico, non ti sei ambientato benissimo. Perché non funziona la storia d’amore tra Pedro e la Roma?

“Eh non lo so, è una sensazione strana che non avevo mai avuto in carriera. E’ chiaro che quando vai a giocare in un nuovo Paese e in un nuovo campionato, può succedere che inizialmente l’adattamento a spogliatoio, compagni, città e squadra sia difficile. L’allenatore voleva giocare con il 4-3-3, invece giocavamo con il 5-3-2 o con il 5-2-3 con Fonseca. Mi chiedeva tante cose non nelle mie caratteristiche, come arretrare il raggio d’azione per prendere il pallone. Non era nelle mie corde, ma non è una scusa perché, lo dico sempre, i giocatori importanti devono fare tutto. Sicuramente non è andata bene, ma non so per quale motivo poi sono stato mandato via. Sono cose che succedono”.

Sei diplomatico come quando giochi. Una serpentina e un dribbling e mi hai spiegato perché non è andata bene. Nell’estate 2021 tirammo fuori la notizia incredibile: “Pedro dalla Roma alla Lazio”. Quanto tempo prima l’hai saputo?

“La storia è nata in conferenza stampa, perché ha detto che io ero fuori rosa. Così tante squadre hanno iniziato a chiamare, una di queste era la Lazio. Sarri in persona mi chiese: “Che succede? Ho visto che stai fuori rosa e che hai un problema con il club”. Io gli risposi che non sapevo il motivo di questa decisione del club e che mi stavo allenando con la Primavera. Mai ne avevamo parlato. Voleva capire cosa fosse successo perché, conoscendomi molto bene, sa che mi alleno sempre al massimo. Sono un professionista in questo. Per me è stato difficile affrontarlo. Quando ho visto la realtà ho iniziato a pensare a come comportarmi, parlando diverse volte con il club. Con Mourinho non ho parlato. Volevo parlare con la società, ma mi hanno detto che non era possibile”.

Quando ti chiama la Lazio decidi in 10 minuti.

“Dopo tre settimane, il mercato stava chiudendo, parlai con Sarri che mi disse: ‘Vieni qua che c’è posto per te’. Io avevo già lavorato con lui e ho colto l’opportunità di giocare in una squadra storica”.

Dopo 4 giorni giochi subito titolare a Empoli. Un nastro che riparte con una nuova storia.

“Sì, lui mi conosce molto bene e sapeva che fossi pronto per giocare e per dare una dimostrazione nella nuova avventura della mia carriera. Per questo sapeva che ero pronto a iniziare. Appena arrivato giocai titolare a Empoli, non era facile perché non avevo ancora giocato nella pre-season. Ma ho messo tanta voglia”.

Che ambiente hai trovato alla Lazio? Qual è il tuo rapporto con Lotito? 

“Ho trovato una squadra che mi ha fatto rinascere, prendere molta energia e forza come giocatore. Mi sono sentito subito a casa in tutto e per tutto sin dall’accoglienza dei giocatori al primo allenamento. Anche i tifosi e lo staff mi hanno accolto molto bene. Per me è stato speciale e mi ha dato la giusta energia per dare il massimo. È andato tutto benissimo, non posso dire il contrario. Questa squadra è una famiglia, mi fa stare bene. Sono rinato, l’ho sempre detto, come giocatore e anche come persona. Nella storia della mia carriera mi ha fatto essere più forte”.

Che type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ type=’text/javascript’ idea ti sei fatto di questo momento? Partite male, perdete due partite che sulla carta non avreste dovuto perdere. Poi la tendenza è: “Cerchiamo di recuperare questo gap facendo un filotto”. Ora siamo nella sosta e ripartirete con un calendario, sulla carta, più morbido. Siete ancora in tempo per recuperare questo campionato? 

“Penso di sì, noi vogliamo recuperare in classifica, essere attaccati alle prime. E’ vero che abbiamo iniziato male, poi quelle due partite che sulla carta avremmo dovuto vincere, ma ogni gara è complicata e ogni partita a una storia a sé. Non conta il nome delle squadre. Vogliamo continuare su questa strada intrapresa nelle ultime partite complicate, cercando di trovare la continuità che penso stia mancando in questo momento. Abbiamo tutto per farlo, con i nuovi che sono molto forti e si stanno adattando molto bene alle richieste di Sarri. Manca questa continuità di gioco e risultati per essere lì in classifica”.

Compirai 37 anni il prossimo luglio. A Tenerife ci sono manifesti ogni giorno: “Vogliamo Pedro”. Sembra una petizione popolare, manca soltanto un dibattito no-stop ogni giorno. Hai deciso il tuo futuro?

“No, non ancora, è difficile. L’età è molto importante, è l’ora di prendere una decisione per il mio futuro, ma per ora penso alla Lazio. Mancano ancora tante partite in questa stagione, dopo vedrò cosa potrò fare. Al termine di questa stagione sicuramente parlerò con il presidente, voglio parlare anche con Sarri, che spero possa continuare qui; poi vediamo cosa possiamo fare”.

Pedro a 40 anni cosa farà?

“Non lo so. Ho già parlato con tanti giocatori che si sono ritirati e mi dicono che alla fine vogliono tornare nel mondo del calcio. Sicuramente immagino che questa sarà la mia strada. Non è una questione a cui penso al momento, ma sicuramente credo di continuare in questo ambiente”. SportItalia

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Romagnoli: “Sarri il mio miglior tecnico, ora sogno una Lazio grande tra le grandi”

Un pilastro per Sarri, un esempio per tutti: ad Alessio Romagnoli è bastato essere se stesso per prendersi la Lazio. E, in un’intervista concessa a Cittaceleste (la ascolterete anche su Radiosei nella trasmissione ‘Quelli della Libertà), ha raccontato tutto: passato, presente e futuro tra sogni, speranze e traguardi.

Che vuol dire indossare la maglia della Lazio?

“Per me indossare la maglia della Lazio significa coronare il sogno che avevo da bambino, è un orgoglio e un’emozione, qualcosa anche difficile da spiegare”.

Come è arrivata l’opportunità?

“È una cosa durata diverso tempo. È sempre stato un mio pensiero e una mia volontà quella di venire qui. Con la mia situazione all’epoca, senza contratto, c’è stata questa opportunità e ho pensato fosse il momento giusto per venire qui. Un grazie devo dirlo sicuramente alla società, al presidente che ha fatto uno sforzo, ad Igli (Tare, ndr) che è stato fondamentale. Con lui ho parlato molto tempo di questa situazione, ma anche ai ragazzi, allo staff tecnico e al mister: hanno tutti fatto sì che potessi venire qui”.

Che tipo è Sarri? Con noi brontola spesso: per il campo, per le partite ravvicinate…

“Quello è vero. Il campo che non va bene è un punto che bisogna mettere a posto, perché per fare il nostro gioco o qualsiasi gioco almeno in Serie A bisogna avere un campo in condizioni buone. L’Olimpico non lo è nella maggior parte delle volte e non lo è nemmeno ora. Penso che si veda, non so se lo notate anche voi. Però penso che soprattutto per il nostro gioco il campo deve essere in perfetta condizione, come in Inghilterra dove ci sono leggi in merito. È sbagliato avere campi brutti, che non permettono di dare un bello spettacolo alla gente”.

E Sarri?

“Penso sia il migliore allenatore che ho avuto fino a oggi, ero curioso di vedere come lavorasse con la linea. Non dimentico gli altri allenatori che ho avuto: per me tutti sono ottimi mister. Ognuno ha le proprie caratteristiche, ma nel complesso per quello che piace a me Sarri lo metto come primo, perché cura in modo maniacale la linea difensiva, perché ha dei concetti con la palla che a me piacciono molto. È veramente un mister molto molto forte”.

Noi abbiamo vissuto anche l’era Zeman a Roma, lui faceva il fuorigioco a centrocampo mentre il gioco di Sarri sembra meno spregiudicato.

“L’ho avuto anche io Zeman, so di cosa parliamo (ride, ndr). Con Sarri lavoriamo in base alla palla, vediamo se è scoperta o coperta e in base a quello reagiamo di conseguenza”.

Come mai il Milan ti ha lasciato andar via a parametro zero? Ti sei sentito un po’ abbandonato?

“Non lo so, ma è una domanda che va fatta ai direttori dell’epoca e non a me. Non mi sono sentito abbandonato, ma avevo un accordo con loro e poi non si è deciso di continuare. Loro hanno fatto altre scelte, io ho fatto le mie ed è finita così, in modo molto sereno e pacifico. Con il Milan ho passato sette anni, l’ho sempre detto: è un periodo della mia vita molto bello e che porterò sempre nel mio cuore. Potrò solo parlare bene del Milan”.

Da dove arriva la scelta del numero 13?

“Anche questa è una domanda a cui faccio fatica a rispondere (ride, ndr). È il numero di Nesta, piace a ogni difensore italiano. Ma ho anche altri numeri a cui sono molto legato, che al Milan non potevo prendere. Uno era ritirato, il 6 di Baresi. E da lì il 13 è diventato il mio numero. L’ho preso su consiglio di Galliani, da lì diventò il mio numero. Ma non è un 13 solo milanista, è anche laziale perché era il13 di Nesta”.

Perché in classifica davanti si trovano sempre le stesse tre squadre salvo rari casi?

“Perché credo che Milan, Inter e Juventus abbiano una cultura nel ricominciare da zero molto migliore rispetto magari alla nostra. Sono abituati a competere da anni nelle alte posizioni di classifica e gli va dato merito. Lottano ogni anno per vincere o per la Champions, secondo me è la mentalità che è un po’ diversa. Spero che anche noi riusciremo ad ambire ogni anno alle prime quattro posizioni. Sarà sempre fondamentale ogni anno entrare in Champions”.

Nell’addormentarti dopo il derby quante volte hai ripensato a quel colpo di testa?

“Eh, parecchie. Perché potevo magari far meglio io, magari l’ho presa troppo bene. Si può sempre far meglio, questa è una cosa in cui credo fortemente. Ma spero che ci sarà tempo per vincere un derby con un mio gol”.

Che ti aspetti di raccogliere dalla tua esperienza alla Lazio, visto che la Champions difficilmente potrete vincerla?

“Mai dire mai, è tutto complicato. Ma io spero che la Lazio continui a crescere anno dopo anno, diventando una realtà importante del calcio italiano e non solo. Credo che questa qua sia la prima cosa. Quando uno pensa alla Lazio deve pensare a una squadra di livello europeo, è la cosa primaria. E poi sicuramente vincere qualche titolo, perché è bello e sarai sempre ricordato come un vincente per quella maglia. Io ho vinto pochi titoli, al Milan abbiamo passato anni difficili, non eravamo una squadra pronta. Ma speriamo di mettere a paro adesso”.

Parliamo un po’ di più di Sarri.

“Il mister è una persona molto diretta, come è giusto che sia. Preferisco questo tipo di persone, siamo tutti grandi e non siamo più bambini. Se c’è qualcosa da dire meglio farlo faccia a faccia. Ci troviamo bene con lui sia in campo che fuori, stiamo bene. È un bel gruppo, sano, che può fare bene”.

Sei sposato, fidanzato? Raccontaci qualcosa di te.

“Sono fidanzato, ma non mi piace parlare della mia vita privata. Preferisco separare le due cose, tra vita privata e professionale. È una cosa che ho sempre pensato, non credo sia opportuno render pubblica la mia vita privata. Si tratta semplicemente di cercare un po’ di protezione e serenità”.

C’è qualcosa che ti auguri possa accadere?

“L’augurio è di poter diventare grandi tra i grandi, di ritornare a esserlo come siamo lo stati tra fine anni ’90 e inizio 2000. Anche perché i nostri tifosi se lo meritano e per noi sono fondamentali. Lo dobbiamo a noi stessi, ma lo dobbiamo anche a loro”.

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Pedro: “Mi piacerebbe chiudere la carriera al Barcellona”

In un’intervista rilasciata a ‘Beteve’, un canale televisivo catalano, Pedro ha parlato del proprio futuro rivelando quale sarebbe la sua reazione qualora il Barcellona dovesse chiamarlo per concedergli l’opportunità di finire lì la sua carriera. “Se Xavi mi chiamasse, prenderei un volo veloce e prima che possa riattaccare io sarei qui. Ma è difficile, negli ultimi anni ho parlato con molte persone, con Xavi, con Laporta… Ho cercato di tornare in un modo o nell’altro, ma è molto complicato. Ci sono molti fattori, soprattutto per l’età, ma mi piacerebbe molto: sarebbe la fine perfetta della mia carriera. Potermi ritirare qui sarebbe spettacolare, ma siccome lo vedo molto lontano, non ci penso nemmeno”.

Articolo di E.B.

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Sport e Salute risponde a Sarri: “Olimpico in ottime condizioni”

Ancora una volta critiche al terreno di gioco dell’Olimpico da parte di Maurizio Sarri, che come già fatto altre volte in passato si è lamentato delle condizioni del campo dopo il derby pareggiato dalla sua Lazio contro la Roma di José Mourinho. “Due squadre tra le più forti d’Italia hanno giocato su un campo nemmeno da dilettanti, ma amatoriale – ha detto il tecnico biancoceleste -. Se un giorno andrò via dalla Lazio sarà per questo motivo. Uno stadio bello per i concerti, brutto per giocarci a calcio”. Alle parole di Sarri ha replicato Sport e Salute, secondo cui “il terreno di gioco dellì’Olimpico è in ottime condizioni e rispetta in pieno i requisiti della Uefa, su tutti planarità e densità. Pertanto, non costituisce un tema nella società”.

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Sarri: “Nostre le migliori palle gol, Lazio in ripresa ma dobbiamo risolvere i problemi offensivi. Mou? Quando fa il personaggio…” (AUDIO)

Il tecnico biancoceleste analizza la gara ai microfoni di DAZN: “

Soddisfatto?
“Sì, perché la squadra mi sembra in crescita sul piano tattico e caratteriale. Dobbiamo ritrovare la pericolosità offensiva dell’anno scorso. Questa è una partita particolare, quando non la puoi vincere non la devi perdere. Le migliori palle gol sono state nostre, mi dispiace per il terreno non all’altezza di queste due squadre. Soprattutto per noi che vogliamo giocare palla a terra. Per la prestazione, ci teniamo il punto”.

Cosa vi siete detti con Mourinho?
“C’eravamo già visti prima della partita, ci vogliamo bene. C’è il Mourinho persona che a me piace, mentre molto meno quando fa il personaggio”.

Ottima prova di Guendouzi.
“Aveva il compito di andare a chiudere sul terzo difensore quando era dentro al campo e sul centrocampista di riferimento. Ha grandi doti caratteriali, se si ripulisce sul piano tecnico può diventare un centrocampista importantissimo”.

Cosa vi serve per essere più pericolosi in avanti?
“Di attaccare l’area con più quantità e continuità. Non ce l’abbiamo molto per caratteristiche, in questo siamo un po’ indietro. Abbiamo perso la facilità di creare superiorità numerica, speriamo di ritrovare certe cose e siamo contenti di esserci ritrovati sul piano caratteriale e della solidità difensiva”.

Come sta Immobile?
“Sta bene, è in crescita e si vede anche in partita. Speriamo che in queste due settimane si possa allenare con continuità, dopo il gol in Champions è anche più sereno”.

Come ha preso la mancata convocazione in Nazionale?
“Parlando con me ieri ha detto che tutto sommato è meglio così, perché si può allenare con più continuità”.

Kamada più alto può essere una soluzione?
“L’ho messo lì per disperazione, mi hanno chiesto il cambio in 3 ad un certo punto. L’idea all’inizio era di mettere Castellanos, perché Ciro aveva speso tanto. Purtroppo Marusic, Vecino e Felipe Anderson hanno chiesto il cambio nel giro di 2 minuti”.

Zona Champions nel mirino?
“Noi dobbiamo pensare a stabilizzarci su questo livello di prestazione, poi i risultati saranno una conseguenza. Se il carattere è questo, siamo destinati a salire”.

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